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May 9, 2012

Medvedev è il nuovo Primo ministro della Federazione Russa

Medvedev è il nuovo Primo ministro della Federazione Russa

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mercoledi 9 maggio 2012

Dmitrij Anatol’evič Medvedev

Dmitrij Anatol’evič Medvedev è il nuovo Primo ministro della Federazione Russa, il decreto di nomina è stato firmato oggi dal neo Presidente russo Vladimir Putin a seguito dell’elezione da parte della camera bassa o Duma (ramo del parlamento russo che ha il potere di eleggere il Primo ministro), Medvedev ha ottenuto 299 si contro 144 no su 450 deputati, il suo nome era stato indicato da Putin proprio come aveva fatto Medvedev quattro anni fa indicando l’attuale Presidente come Capo del governo.


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May 8, 2012

Medvedev candidato a Primo Ministro della Russia

Medvedev candidato a Primo Ministro della Russia

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martedi 8 maggio 2012

Dmitry Medvedev official large photo -5.jpg

Il neo Presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha proposto alla Duma come prossimo Primo Ministro l’ex Presidente Dimitrij Medvedev, che in passato ha anche ricoperto il ruolo di vice Primo Ministro.

Nei prossimi giorni la Duma di Stato o camera bassa (che rappresenta un ramo del parlamento russo) si pronuncerà come prevede l’ordinamento giuridico russo. Per l’elezione del Premier è infatti prevista l’elezione da parte della camera bassa e se il risultato è negativo per tre volte consecutive allora il Presidente della Federazione può porre termine alla legislatura. Attualmente la carica di capo del governo è ricoperta provvisoriamente da Viktor Zubkov.


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April 9, 2010

A Praga Obama e Medvedev firmano lo Start 2 per la riduzione degli armamenti

A Praga Obama e Medvedev firmano lo Start 2 per la riduzione degli armamenti

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venerdì 9 aprile 2010

Obama e Medvedev si stringono la mano dopo aver firmato il nuovo trattato

Stati Uniti d’America e Russia hanno siglato a Praga il nuovo Start, per la riduzione degli armamenti nucleari nell’ambito di un disarmo sempre più efficace.

Gli arsenali dei due Paesi verranno ridotti di circa il 30%. Il nuovo Start è una prosecuzione del trattato scaduto in dicembre e concordato nel 1991. Legalmente sarà in vigore per 10 anni a meno di cambiamenti concordati in anticipo. “Il mondo è oggi più sicuro”, “inizia una nuova epoca”, ecco i due messaggi lanciati da Praga in previsione della conferenza di Washington sulla proliferazione nucleare della prossima settimana.


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August 9, 2008

La Georgia ha decretato lo stato di guerra

La Georgia ha decretato lo stato di guerra

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sabato 9 agosto 2008

Bandiera della Georgia

Continua il conflitto scoppiato ieri tra Russia e Georgia per il controllo dell’Ossezia del Sud, e ora è guerra aperta. La Georgia, attraverso il suo presidente Mikhail Saakashvili, ha infatti dichiarato lo stato di guerra e ottenuto dal Parlamento l’approvazione della legge marziale, in vigore da oggi per quindici giorni. Il presidente georgiano ha subito dopo chiesto alla Russia un cessate il fuoco immediato. Il presidente russo Medvedev ha negato ogni ipotesi di tregua fin quando la Georgia non ritirerà le sue truppe dall’Ossezia.

La richiesta di cessate il fuoco è stata nuovamente battuta dalle agenzie dopo le 18, ma prontamente smentita dal Cremlino, che ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla confinante Georgia.

Nella giornata odierna, il Governo e il Parlamento sono stati evacuati da Tbilisi e lo stesso Saakashvili è in viaggio per una località ignota.

Secondo la CNN, Saakashvili sarà raggiunto già in serata da un rappresentate diplomatico statunitense, nonché da rappresentanti della UE e della NATO, nel tentativo di cercare una difficile mediazione.

L’ex presidente attuale primo ministro russo, Vladimir Putin, è giunto poco dopo le 17.00 a Vladikavkaz, nei pressi del confine tra Russia e Georgia. La sua presenza, riportata dall’agenzia ASCA e dal canale televisivo Russia Today su fonte Interfax, sarebbe motivata dalla gestione del flusso di profughi in fuga dal conflitto. Putin ha difeso l’operato del presidente Medvedev, e ha intimato alla Georgia il ritiro e la cessazione di ogni ostilità, presente e futura, contro la regione contesa. Il capo del Governo di Mosca ha inoltre denunciato il «genocidio» perpetrato dalla Georgia in Ossezia del Sud.

Da fonti vicine all’Ambasciata di Georgia a Roma trapela notizia di un ultimatum russo: ritiro completo dall’Ossezia entro dodici ore, o Mosca bombarderà Tbilisi, da cui sarebbe in corso una progressiva e spontanea evacuazione di gran parte della popolazione civile.

La situazione militare e l’emergenza umanitaria

Nella prima mattinata, l’aviazione russa ha bombardato Gori, città georgiana famosa per essere il luogo natio di Stalin, nonché la città di Poti, sede di infrastrutture portuali, che sarebbe quasi completamente distrutta. Fonti georgiane, smentite però sia da testimoni italiani presenti sul luogo sia dal Ministro della Difesa russo, hanno parlato di bombardamenti ripetuti anche contro la capitale Tbilisi. Il governo della Georgia ha parlato di attacchi non riusciti contro l’oleodotto che collega la Georgia alla Turchia, unico nella regione che non si trova sotto il controllo di Mosca, denunciando la volontà russa di colpire non solo la Georgia ma anche gli interessi economici dell’occidente.

Nel pomeriggio si sono diffuse voci di nuovi attacchi aerei della Russia sul territorio georgiano, in particolare su Gori e su Poti, nonché di una nuova offensiva georgiana contro Tskhinvali, che sarebbe stata bombardata dall’artiglieria di Tbilisi in mattinata.

Secondo l’ambasciatore russo a Tskhinvali, citato dall’agenzia di stampa Interfax, il bilancio provvisorio degli scontri è di 2.000 vittime fra i civili e 30.000 rifugiati, che dall’Ossezia del Sud sono fuggiti in Russia nelle ultime ore, per timore di rimanere vittime dei bombardamenti. La situazione dei rifugiati secondo Sergei Sobyanin, vice-primo ministro della più grande nazione del mondo, costituisce una «emergenza umanitaria».

Anna Nelson, portavoce dell’organizzazione umanitaria della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, ha riferito di alcune comunicazioni inviatele, secondo le quali gli ospedali georgiani sarebbero «al collasso» per il gran numero di persone rimaste ferite negli attacchi.

Il comandante delle truppe georgiane di stanza in Iraq ha annunciato il ritiro dell’intero contingente (composto da 2000 uomini è il terzo per numerosità presente nel paese) entro lunedì 11 agosto e il governo di Saakasvhili ha ordinato la mobilitazione totale e richiamato centomila riservisti.

Alle ore 21.00 circa, le agenzie hanno battuto la notizia di un blocco navale russo in atto. Colpi di avvertimento sarebbero stati sparati contro navi commerciali dirette verso il porto di Poti, e attacchi dal mare verso le coste della Georgia sono stati minacciati se non vi sarà un immediato ritiro dall’Ossezia.

Pochi minuti dopo, l’ANSA ha riferito che il ministro degli esteri della Georgia, Eka Tkeshelashvili ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per respingere l’invasione russa in atto, confermando le notizie giunte nel pomeriggio secondo le quali il presidente sarebbe stato pronto a tentare la carta del soccorso della comunità internazionale, critica verso Mosca, per sostenere la lotta contro la più forte e meglio equipaggiata Armata Russa.

Putin, dopo aver accusato la Georgia di genocidio, ha fatto sapere di aver stanziato 10 miliardi di rubli (circa 280 milioni di euro) per la ricostruzione della capitale osseta Tsinkhivali distrutta dai combattimenti. Ha inoltre dichiarato che difficilmente si potrà immaginare un ritorno dell’Ossezia sotto la sovranità di Tbilisi dopo le vicende degli ultimi giorni. La NATO e gli USA, viceversa, ritengono cruciale il rispetto dell’integrità territoriale della Georgia, di cui ritengono facente parte anche l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia.

L’Abkhazia

Nella provincia dell’Abkhazia, la cui situazione è simile a quella dell’Ossezia, sono giunti da ieri esperti militari russi e vi sarebbe un ammassamento di truppe al confine con la Georgia. La televisione pubblica della Georgia ha inoltre riferito di bombardamenti russi nella regione.

Il governo indipendentista della regione ha annunciato nel primo pomeriggio l’inizio di una offensiva congiunta di esercito e aeronautica volta ad espellere i georgiani dalla zona contesa, ma attualmente controllata da Tbilisi, di Kodori. Voci sul campo hanno affermato che le truppe georgiane sarebbero in ritirata dall’Ossezia e in difficoltà nel contenere la nuova offensiva. L’agenzia ASCA ha battuto poco dopo le 17 una dichiarazione di Saakashvili secondo cui, invece, l’esercito della Georgia avrebbe respinto l’attacco dei ribelli intorno a Kodori.

La guerra mediatica

L’agenzia APA ha battuto alle ore 12.30 circa un comunicato in cui riferisce le seguenti dichiarazioni del presidente georgiano: «La Georgia è sotto attacco russo, non solo in Ossezia ma anche in Abkhazia e anche la flotta del Mar Nero è sotto attacco. La Russia ha pianificato questo attacco, non legato alla situazione in Ossezia, da tempo». In una nuova intervista concessa stamattina alla CNN, Saakasvhili ha ripetuto le sue accuse alla Russia di aver aggredito la Georgia, approfittando dell’estate, delle olimpiadi e della prossimo cambio di governo negli Stati Uniti, per attuare una politica del fatto compiuto.

Si infittisce, nel frattempo, il giallo sul numero di aerei abbattuti. La Georgia parla di 10 aerei abbattuti, e di un pilota catturato, ed è di pochi minuti fa la notizia che una TV privata georgiana ha mostrato il cadavere di un pilota russo e la carta d’identità di un altro, mentre il ministro della sicurezza nazionale ha parlato di un pilota russo ricoverato in un ospedale militare a Tbilisi.

La Russia, da parte sua, per bocca del Ministro degli Esteri Sergej Viktorovič Lavrov ammette l’abbattimento di due soli aerei, mentre la Georgia già da ieri ha parlato di ben cinque velivoli abbattuti e di altri quattro oggi nel corso dei bombardamenti su Gori.

Nella tarda serata di ieri, inoltre, la televisione russa Vesti, avrebbe trasmesso un video in cui si mostra un Su-25 georgiano abbattuto. Secondo la stessa fonte, il pilota sarebbe riuscito a lasciare l’aereo prima dell’impatto, ma sarebbe stato ucciso dai ribelli osseti.

L’ANSA ha reso noto che sarebbe allo studio il ritiro della Georgia dalle Olimpiadi, o comunque una qualche forma di protesta da parte degli atleti. Il presidente ha dichiarato che molti atleti hanno espresso il desiderio di arruolarsi e combattere.

Da oggi, sul territorio della Georgia è impossibile ricevere canali televisivi russi secondo l’emittente Russia Today. Il governo di Tbilisi avrebbe inoltre bloccato tutti i collegamenti con l’estero, ad eccezione di Ucraina e Turchia, in risposta alla sospensione dei voli disposta da Mosca.

La stessa Russia Today denuncia i tentativi del governo georgiano di attuare una guerra mediatica al fine di ottenere il sostegno delle potenze occidentali contro la Russia, e alle 19.30 ha trasmesso un documentario sulla dissidenza politica in Georgia.

La CNN ha mostrato in serata immagini del presidente georgiano in visita presso un ospedale militare e ha riportato nuove dichiarazioni di accusa contro la Russia dello stesso Saakashvili.

Le reazioni internazionali

Si è conclusa in nottata con un nulla di fatto anche la seconda riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre la comunità internazionale si mobilita per chiedere la fine dei combattimenti. Sin da ieri, l’Unione Europea, la NATO e gli USA hanno invitato i due contendenti a sospendere le ostilità.

Sono circolate nella giornata di ieri voci sulle intenzioni del Kazakistan di combattere insieme ai russi e oggi la Russia ha accusato l’Ucraina, e tutti i paesi che hanno venduto armi ai georgiani, di avere un ruolo colpevole nella vicenda e nella pulizia etnica, in corso secondo Mosca, in Ossezia.

Il Ministro degli Esteri di Tbilisi ha per parte sua accusato la Russia di aver violato il cessate-il-fuoco di tre ore concesso ieri dalla Georgia per consentire l’evacuazione dei civili e ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per imporre alla Russia il ritiro, posizione assunta già ieri dal Segretario di Stato USA Condoleezza Rice. Anche oggi, il presidente statunitense George W. Bush ha preso posizione in difesa della Georgia, facendo eco alle accuse formulate dal presidente georgiano alla CNN e parlando di «pericolo di escalation» dovuto agli attacchi russi in «regioni della Georgia lontane dalla zona del conflitto in Ossezia del Sud».

Il Ministro degli esteri della Svezia, Carl Bildt, ha accusato la Russia di riproporre argomentazioni degne di Adolf Hitler per giustificare la sua aggressione alla Georgia e ha dichiarato che la Russia risentirà a lungo delle conseguenze del suo operato nella regione. Bildt, inoltre, su pressioni polacche ha annunciato un probabile vertice dei Ministri degli esteri UE per lunedì 11 agosto.

La stessa Polonia, insieme alle repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, ha condannato l’aggressione russa, chiedendo agli organismi internazionali di «agire conseguentemente alla crisi». Il presidente polacco Lech Kaczynski ha descritto l’intervento russo come «un atto d’aggressione» e ha proseguito dichiarando che «L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sono parte della repubblica della Georgia e niente potrà cambiare questo fatto».

La Santa Sede ha fatto sapere che Papa Benedetto XVI segue «con apprensione» l’evolversi del conflitto.

Le reazioni in Italia

Il Ministero degli Affari Esteri ha sconsigliato i cittadini italiani dal recarsi in Georgia, consigliando quantomeno di contattare l’ambasciata d’Italia a Tbilisi prima di mettersi in viaggio. Lo stesso Ministero degli Esteri ha allo studio un piano di rientro degli italiani che, secondo cittadini italiani presenti a Tbilisi intervistati dal TG1, prevederebbe una tappa intermedia in Armenia.

Il senatore Roberto Di Giovan Paolo (Pd) ha criticato il silenzio del Governo italiano sull’azione russa in Ossezia del Sud e ha denunciato una presunta acquiescenza che il premier Silvio Berlusconi dimostrerebbe nei riguardi di Vladimir Putin e della sua politica, tutt’altro che democratica e federale.

Leoluca Orlando (Italia dei Valori) ha chiesto un forte intervento diplomatico del titolare della Farnesina, Franco Frattini per evitare un pericoloso stallo della diplomazia occidentale.


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June 7, 2008

Medvedev accusa gli Stati Uniti di essere la causa della crisi economica

Medvedev accusa gli Stati Uniti di essere la causa della crisi economica

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7 giugno 2008

Dmitrij Medvedev

Il presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev ha aperto la dodicesima edizione del Forum economico di San Pietroburgo con una vera e propria stoccata agli Stati Uniti d’America ed al loro ruolo eccessivo nell’economia globale.

Medvedev ha detto: «Nel mondo si manifestano sempre più evidentemente le conseguenze del conflitto fra globalizzazione e protezionismo. Alcuni paesi vogliono proteggere la propria sovranità economica, ottenendo il massimo vantaggio per i propri cittadini, senza dividere i vantaggi coi vicini. L’egoismo economico è in crescita».

Ha poi affermato, riguardo agli USA, che «il loro ruolo formale nel sistema economico mondiale non corrisponde alle loro reali possibilità, e questo è una delle cause della crisi globale corrente. Per quanto sia grande il mercato americano e per quando sia sicuro il sistema finanziario, non sono in grado di sostituire i mercati finanziari e commerciali globali».

Medvedev ha poi indicato i due obiettivi che intende realizzare nel prossimo futuro, ovvero la trasformazione di «Mosca in un potente centro finanziario internazionale» e il rublo come «valuta leader» per la regione euroasiatica. L’obbiettivo in sostanza è di assegnare alla Russia un ruolo di primo piano nell’economia globale.

«Non per ambizioni imperialistiche, ma perché abbiamo le risorse e le capacità reali» ha sottolineato l’ex presidente di Gazprom, che ha poi continuato dicendo che «le crisi di oggi la penuria alimentare, la crescita dei prezzi per i beni di prima necessità e le catastrofi naturali che si verificano sempre più spesso dimostrano pienamente che il sistema di istituzioni globali per dirigere l’economia non corrisponde alle sfide.

Si registra un certo vuoto istituzionale. Mancano organismi internazionali per la soluzione dei problemi concreti. L’idea che un paese (gli Usa) possa prendersi il ruolo di governatore globale si è rivelata un’illusione». Ha inoltre dichiarato la disponibilità della Russia, che ha una situazione economica stabile, a lavorare insieme con gli altri Paesi per risolvere la crisi alimentare globale.

Medvedev ha proposto di tenere in Russia entro l’anno una conferenza internazionale con la partecipazione delle maggiori compagnie finanziarie e dei più noti analisti e ricercatori. Ora la Russia attende la replica di Washington.


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March 2, 2008

Russia: si vota per le elezioni presidenziali

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domenica 2 marzo 2008

Il favorito, Dmitrij Medvedev

Oltre 109 milioni di persone sono chiamate quest’oggi alle urne, in Russia, per eleggere il nuovo presidente della nazione, che succederà a Vladimir Putin, eletto nel 2000, che ha ricoperto l’incarico per 2 volte consecutive, e che, esauriti i termini per la ricandidatura, non ha potuto presentarsi all’elettorato.

I sondaggi danno per favorito Dmitrij Medvedev, 42 anni, attuale vice primo-ministro ed ex presidente della Gazprom, la maggiore compagnia di vendita del gas naturale; Medvedev, che si è recato a votare di buon ora in un seggio della capitale Mosca, non dovrebbe risentire minimamente della concorrenza dei suoi tre avversari, il comunista Gennady Zyuganov, il nazionalista Vladimir Zhirinovsky ed Andrey Bodganov, che, in totale, raccoglierebbero massimo il 26% dei voti, lasciando così al vice premier una fetta dell’elettorato tra il 61 e l’80%.

Qualora Medvedev venisse eletto con una percentuale superiore al 71% supererebbe il record di preferenze ottenute da Putin nelle elezioni del 2004, nelle quali venne riconfermato alla carica con appunto una percentuale del 71,31%.

Molto complicato sarà avere dati omogenei sull’affluenza e sui voti espressi: il territorio della Federazione Russa, oltre 17 milioni di chilometri quadrati (circa 56 volte maggiore di quello dell’Italia), copre nove fusi orari differenti: alle 12 chiuderanno i seggi aperti ieri sera alle 21.00 ora italiana nell’Estremo Oriente, mentre gli ultimi a poter votare saranno gli abitanti di Kaliningrad, dove i seggi serreranno gli ingressi alle 19.00 italiane, le 21 di Mosca.

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  • «Russia: Putin sceglie il “suo” candidato per le presidenziali del 2008» – Wikinotizie, 10 dicembre 2007

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December 10, 2007

Russia: Putin sceglie il \”suo\” candidato per le presidenziali del 2008

Russia: Putin sceglie il “suo” candidato per le presidenziali del 2008

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lunedì 10 dicembre 2007

Dmitri Medvedev

Dmitri Medvedev, vice primo ministro russo e presidente della compagnia Gazprom, è stato designato da Vladimir Putin come candidato alle presidenziali del 2 marzo 2008.

Putin, parlando all’assemblea di Russia Unita, il suo partito che pochi giorni fa ha stravinto le elezioni politiche tra le polemiche internazionali, con molti che lo accusavano di brogli elettorali, ha detto di Medvedev: “Lo conosco da più di 17 anni, ho lavorato in stretta collaborazione con lui in tutto questo periodo e sostengo pienamente la proposta.”

Nella corsa per scegliere il “suo” candidato, Putin aveva ammesso quattro persone, due delle quali non esponenti di Russia Unita; in merito, ha aggiunto: “Il fatto che a una tale proposta siano arrivati i rappresentanti di quattro partiti, due dei quali non solo sono entrati in Parlamento, ma hanno anche una maggioranza stabile mentre tutti e quattro si appoggiano su vari strati della popolazione e rappresentano gli interessi della maggioranza, ci dice che abbiamo una possibilità di formare un potere stabile nella federazione russa dopo le elezioni di marzo. Un potere che ha portato risultati in tutti questi ultimi otto anni.”

Il 2008 sarà un anno di grandi rinnovamenti per le presidenze internazionali; oltre al popolo russo, infatti, anche gli Stati Uniti d’America sceglieranno il nuovo presidente, che andrà a succedere George W. Bush, inquilino della Casa Bianca dal 2000.

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