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January 18, 2012

Attacco alla nave Valdarno

Filed under: Africa,Giustizia e criminalità,Pirateria,Pubblicati,Somalia — admin @ 5:00 am

Attacco alla nave Valdarno – Wikinotizie

Attacco alla nave Valdarno

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mercoledì 18 gennaio 2012

Un nuovo attacco da parte di pirati somali si è registrato il 15 gennaio 2012 alla cisterna italiana Valdarno[1], sventato da una squadra della Marina Militare italiana dopo che l’equipaggio aveva dato l’allarme via radio e si era rifugiato nella cittadella (il locale blindato della nave) in attesa dei soccorsi. La fregata Grecale ha inviato immediatamente il suo elicottero di bordo, e raggiunta la nave l’ha abbordata fermando poi un dhow ed arrestando un totale di 21 pirati, 10 yemeniti e 11 somali[2].

Nonostante il grande dispiegamento di forze da parte delle varie marine nazionali interessate, il fenomeno è molto diffuso e nel corso del 2009 si è spostato verso le acque più profonde, minacciando navi a centinaia di km al largo delle coste somale[3]. Fino al 24 marzo 2010, nessun pirata era mai stato ucciso da equipaggi delle navi attaccate, che sempre più spesso imbarcano guardie private ma che fino ad ora avevano sempre usato armi non letali al solo scopo di deterrenza. In tale data, guardie a bordo della MV Almezaan, un cargo con bandiera panamense ma con proprietà negli Emirati Arabi Uniti hanno reagito con successo ad un attacco e successivamente allertato una nave di pattuglia nella zona, il cui elicottero ha trovato l’imbarcazione attaccante con sette uomini a bordo, uno dei quali ucciso dal fuoco di armi leggere[3]. Un portavoce della forza navale dell’UE ha dichiarato una preoccupazione per la possibile recrudescenza degli attacchi, che fino ad ora hanno fatto un solo morto tra gli equipaggi delle centinaia di navi abbordate[3].

L’8 febbraio 2011 la petroliera italiana Savina Ceylin da 105.000 t è stata sequestrata da pirati somali 500 miglia al largo delle coste africane, a metà strada con la costa indiana[4]. La nave è stata rilasciata solo a fine dicembre 2011. Il 27 dicembre è stata sequestrata la nave Enrico Ievoli[5].

Operazione Ocean Shield[]

L’Operazione Ocean Shield è il contributo della NATO agli sforzi internazionali posti in essere per reprimere il fenomeno della pirateria al largo del Corno d’Africa, mediante la presenza dei gruppi navali SNMG1 SNMG2 che si alternano in Oceano Indiano dalla fine del 2008. La Marina Militare Italiana assicura la continua partecipazione di una propria unità navale allo SNMG2.

In seguito alle decisioni assunte dai Ministri della Difesa della NATO il 9 ottobre 2008, lo SNMG2 il 15 ottobre inizia il trasferimento dal Mediterraneo verso l’Oceano Indiano per assicurare il regolare flusso in Somalia degli aiuti umanitari del World Food Programme (WFP), il programma alimentare delle Nazioni Unite, attraverso la scorta dei mercantili interessati e, al contempo, svolgere attività anti-pirateria davanti alle coste somale, dando così inizio all’Operazione “Allied Provider”, che si evolve prima nell’Operazione “Allied Protector” e successivamente nell’Operazione “Ocean Shield”.

L’impegno italiano[]

L’impegno italiano nella lotta alla pirateria è iniziata con la partecipazione dal 20 ottobre al 15 dicembre 2008 del cacciatorpediniere Durand de la Penne, cui ha fatto seguito in ambito SNMG2 la partecipazione della fregata Libeccio che vi ha preso parte nel periodo giugno/dicembre 2009, prima nell’ambito di NATO “Allied Protector” dal 29 giugno al 18 agosto e da questa data in ambito NATO “Ocean Shield” fino al 14 dicembre, che nel corso della missione ha percorso oltre 40000 miglia, sventando tre attacchi di pirati verso navi mercantili e soccorrendo un peschereccio somalo alla deriva con tre persone a bordo. Nell’ambito di NATO “Ocean Shield” hanno fatto seguito le partecipazioni della fregata Scirocco dal 12 marzo 2010 al 17 giugno 2010 in ambito SNMG2 e dai 1º ottobre 2010 del pattugliatore Bersagliere in ambito SNMG1.

L’impegno italiano alla lotta alla pirateria vede anche la partecipazione della Marina Militare alla Operazione Atalanta guidata dell’Unione Europea.

Profilo[]

Pirati somali armati di fucili d’assalto AKM, lanciagranate RPG-7 e pistole semi-automatiche.

La maggior parte dei pirati ha tra i 20 e i 35 anni e proviene dalla regione del Puntland, nel nord-est della Somalia. L’East African Seafarers Association stima che ci siano almeno cinque bande di pirati e un totale di 1.000 uomini armati.[6] Secondo un rapporto della BBC, i pirati possono essere suddivisi in tre categorie principali:

  • pescatori, considerati il cervello delle operazioni dei pirati grazie alla loro abilità e alla profonda conoscenza del mare. Molti di essi pensano che le barche straniere non abbiano diritto di navigazione vicino alla riva.
  • Ex-miliziani che in precedenza hanno combattuto per i signori della guerra dei clan locali, o ex-militari dell’ex governo di Siad Barre.
  • Esperti tecnici, che operano con attrezzature anche sofisticate quali dispositivi GPS.[7]

Molti membri dei gruppi di pirati del Puntland hanno ricevuto una accurata formazione sull’utilizzo delle armi, dei motori delle navi e della navigazione in generale da diverse compagnie di sicurezza occidentali, come la Som Can, che sono state assunte dal governo del Puntland. Esse hanno inizialmente insegnato ai locali come proteggere i pescatori e sono state anche autorizzate dal governo a vendere licenze di pesca per i pescatori stranieri. Tutte le aziende sono andate in bancarotta o sono state costrette ad abbandonare lasciando molti marinai qualificati senza occupazione; molti di questi hanno poi formato il nucleo dei gruppi di pirati. Secondo Globalsecurity.org, ci sono quattro gruppi principali che operano al largo delle coste somale. La National Volunteer Coast Guard, comandata dal Garaad Mohamed, specializzata nell’intercettare piccole imbarcazioni e navi da pesca intorno a Kismayo sulla costa meridionale. Il gruppo di Marka, sotto il comando di Yusuf Mohammed Siad Inda’ade, è costituito da diversi gruppi sparsi e meno organizzati che operano intorno alla città di Marka. Il terzo gruppo significativo è composto da tradizionali pescatori somali che operano in tutto il Puntland e si riferiscono al Gruppo di Puntland. L’ultimo gruppo è costituito dai cosiddetti “marines somali” (Somali Marines), noto per essere il più potente e sofisticato dei gruppi di pirati potendo contare su una struttura militare, un ammiraglio della flotta, un ammiraglio, un vice-ammiraglio e un capo delle operazioni finanziarie.[8]

L’attacco tipico dei pirati somali è stato analizzato[9] e mostra che, anche se gli attacchi possono avvenire in qualsiasi momento, la maggior parte di essi si verifica durante il giorno, spesso nelle prime ore. L’attacco inizia con piccole ed agili barche che possono raggiungere una velocità massima di 25 nodi. Con l’aiuto di imbarcazioni d’appoggio, che includono barche da pesca e imbarcazioni mercantili precedentemente catturate, il raggio di azione dei pirati è aumentato di gran lunga fino ad estendersi all’Oceano Indiano. Una nave attaccata viene affrontata di fianco o da poppa, e sono usate armi di piccolo calibro per intimidire l’operatore di macchina affinché rallenti e consenta l’attracco. Vengono utilizzate scale pieghevoli per salire a bordo, poi i pirati cercano di ottenere il controllo del ponte per prendere il controllo operativo della nave.[9]

Il termine somalo più vicino al significato di “pirata” è burcad badeed, che significa letteralmente “ladro dell’oceano”. Ma i pirati stessi preferiscono essere chiamati badaadinta badah, o “salvatori del mare”,[10] sostenendo che le loro azioni vengono messe in pratica per la difesa delle acque territoriali somale.


Fonti[]

  1. Pirati sparano contro motonave italiana – Attacco sventato al largo dell’Oman. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  2. Fregata italiana salva un mercantile dall’attacco dei pirati – La nave militare “Grecale” ha impedito l’abbordaggio della motonave “Valdarno” nel Mar Arabico. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  3. 3,0 3,1 3,2 “Private Guards Kill Pirate for 1st Time”, Military.com, 24 marzo 2010
  4. Oceano Indiano, sequestro nave italiana, accesso 8 febbraio 2011.
  5. Pirati: Ievoli, nessun contatto da nave a compagnia MARNAVI. 29 dicembre 2011.
  6. [EN] Xan Rice. Glendinning, Lee. «Pirates anchor hijacked supertanker off Somalia coast», Guardian, 18 novembre 2008. URL consultato in data 19 novembre 2008.
  7. [EN] Robyn Hunter. «Somali pirates living the high life», BBC, 28 ottobre 2008. URL consultato in data 20 novembre 2008.
  8. Global Security.org
  9. 9,0 9,1 [EN] Consortium of international organizations, BMP3 Best Management Practice 3.Piracy off the Coast of Somalia and Arabian Sea Area, Witherby Seamanship International, London, June 2010. ISBN 9781856093972 URL consultato il 25 gennaio 2010.
  10. [EN] Jay Bahadur. Somali pirate: ‘We’re not murderers… we just attack ships’. The Guardian (UK), 24 maggio 2011.

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September 10, 2011

Somalia: Elicottero della Marina Militare attaccato da pirati somali

Somalia: Elicottero della Marina Militare attaccato da pirati somali

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sabato 10 settembre 2011

Un EH 101 in fase di appontaggio.

L’area del Corno d’Africa.

Mercoledì 7 settembre un elicottero della Marina Militare Italiana è stato oggetto di un attacco da terra da parte dei pirati somali. L’elicottero, un EH 101 imbarcato sul cacciatorpediniere Andrea Doria, si trovava in perlustrazione nelle acque prospicienti le coste della Somalia nei pressi di Chisimaio a circa 400 km a sud di Mogadiscio, per acquisire informazioni sui movimenti di battelli sospetti di azioni contro il traffico mercantile in transito nella zona. Intorno alle 6.30 è stato colpito da colpi di armi da fuoco da terra, che hanno causato una perdita di carburante costringendo l’aeromobile a rientrare a bordo dell’unità navale per verificare i danni subiti e per le necessarie verifiche tecniche. L’equipaggio dell’aeromobile non ha riportato danni.

Il cacciatorpediniere Andrea Doria è salpato da Taranto il 14 giugno scorso per essere impegnato fino al prossimo dicembre nell’Oceano Indiano nell’ambito dell’operazione NATO “Ocean Shield” per il contrasto al fenomeno della pirateria nel Corno d’Africa, in qualità di nave Comando dello Standing NATO Maritime Group 1, al cui comando è il Contrammiraglio Gualtiero Mattesi.


Fonti[]

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August 9, 2009

Somalia: liberati i marinai italiani sequestrati ad aprile

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Somalia: liberati i marinai italiani sequestrati ad aprile

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domenica 9 agosto 2009

Il ministro degli esteri Franco Frattini ha annunciato la liberazione dei marinai italiani sequestrati l’11 aprile scorso nel golfo di Aden in Somalia, mentre erano a bordo del rimorchiatore d’altura Buccaneer, insieme ad altri cinque marinai romeni ed un croato.

Il ministro Frattini ha espresso “compiacimento per la soluzione positiva della vicenda” ed ha espresso alle famiglie dei marinai la “partecipe vicinanza in questo momento di gioia”. Il ministro ha ringraziato, tra gli altri, le autorità del governo transitorio somalo, le autorità del Puntland, il dispositivo interforze imbarcato sulla San Giorgio, oltre agli organi di informazione italiani per aver rispettato il riserbo richiesto dalla Farnesina.


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April 14, 2009

Somalia: il Buccaneer ostaggio dei pirati

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Somalia: il Buccaneer ostaggio dei pirati

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martedì 14 aprile 2009

Impossibile per ora liberare il “Buccaneer” con un blitz del Comsubin. Lo rende noto la Repubblica, citando una non meglio precisata fonte del governo italiano, per la quale i blitz militari francese e statunitense dei giorni scorsi, che hanno liberato imbarcazioni delle rispettive bandiere sequestrate nella stessa area, avrebbero ormai vanificato l’indispensabile effetto-sorpresa e messo sull’allerta i pirati: «Adesso gli ostaggi del Buccaneer saranno praticamente inavvicinabili, un’azione per liberarli sarebbe ad altissimo rischio». Secondo La Stampa il ministero degli esteri italiano avrebbe invitato al «massimo riserbo» sulla vicenda.

Il mercantile italiano “Buccaneer”, un rimorchiatore d’altura di 75 metri di proprietà della Micoperi Marine Contractors di Ravenna, è stato catturato dai pirati l’11 aprile scorso nelle ormai pericolosissime acque del Corno d’Africa, a circa 60 miglia al largo di Aden, lungo le coste dello Yemen. A bordo dell’imbarcazione si trovavano 16 membri di equipaggio, in maggioranza italiani. Al momento della cattura la nave viaggiava a circa 5 nodi ed aveva a rimorchio due bettoline scariche, che portava da Singapore a Suez; le chiatte sono presumibilmente state lasciate andare alla deriva, mentre il Buccaneer sarebbe stato avvistato dai satelliti alla fonda al largo del villaggio di Lasqorey, sempre nel Puntland.

Il nome della nave, che significa bucaniere, cioè “pirata caraibico”, assume in questo frangente un significato beffardo; la notizia dell’abbordaggio è stata inviata dal personale di bordo via e-mail alle 12:07 di sabato, e riferisce La Stampa che, con un pizzico di amara ironia il testo era semplicemente «Nave attaccata da bucanieri…». Le comunicazioni radio si sono interrotte 6 minuti dopo il mayday, ricevuto dalla nave da guerra portoghese Corte-Real, che però – riferisce Reuters – era troppo distante per intervenire.

Ignota la sorte dell’equipaggio: non si sa infatti se i 10 italiani, 5 romeni ed un croato che erano a bordo, siano ancora sulla nave o se siano stati sbarcati. I pirati che si sono impadroniti del rimorchiatore sarebbero 10, a detta di un personaggio del milieu dei pirati, variamente descritto dalle agenzie di stampa come portavoce o come uno dei capi dell’organizzazione criminale; la nave sarebbe anche scortata da tre battelli veloci.

La fregata Maestrale della Marina Militare italiana, alla ricerca in queste ore del Buccaneer nelle acque somale

La Micoperi ha nel frattempo chiesto il «silenzio-stampa fino a data da destinarsi» sulla vicenda: «Ma anche se non ci fosse avremmo proprio niente da dichiarare», dice a La Stampa una fonte della compagnia dell’armatore Silvio Bartolotti, il quale confida a la Repubblica che fonti di paesi vicini gli avrebbero comunicato che «l’equipaggio sta bene». Anche Andrew Mwangura, per l’East African Seafarers Assistance Program, riferisce dal Kenya che «stanno bene, sono salvi e salvi».

Tutte le fonti giornalistiche suggeriscono che siano attualmente in corso trattative per il pagamento di un riscatto. Repubblica riporta che «Tutti realisticamente hanno scelto la via della trattativa», e del resto lo stesso Bartolotti aveva dichiarato allo stesso giornale che «la sicurezza degli uomini non ha prezzo, mentre i mezzi non hanno assolutamente nessun valore».

Ai comandi del capitano di fregata Angelo Virdis è intanto giunta nelle acque somale la fregata “Maestrale”, con a bordo circa 220 marinai e 2 elicotteri AB-212ASW, forte del suo imponente armamento e con il compito di seguire il rimorchiatore a distanza di sicurezza. La fregata è peraltro assai nota nell’ambiente marinaro per aver partecipato alle operazioni “Golfo Persico 2” (1991), “Sharp Vigilance” (1992), “Sharp Fence” (1993), “Sharp Guard” (1994), all’operazione “Enduring Freedom” (2002) e all’operazione “Active Endeavour Strog Patrol” (2003).

Nel frattempo il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, Francesco Rutelli, ha ribadito la richiesta di una più efficace protezione militare del naviglio italiano; lo scorso dicembre, ricorda Shippingonline.it (il notiziario specialistico de Il Secolo XIX), Rutelli aveva proposto regole di ingaggio «che non si limitino alla difesa passiva del naviglio mercantile in transito nel Golfo di Aden, da assicurare comunque senza distinzioni di bandiera, ma contemplino anche attacchi alle imbarcazioni dei pirati». In pratica, sparare a vista.


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  • «Somalia: liberati i marinai italiani sequestrati ad aprile» – Wikinotizie, 9 agosto 2009

Fonti[]

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April 11, 2009

Somalia, blitz francese contro i pirati

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Somalia, blitz francese contro i pirati – Wikinotizie

Somalia, blitz francese contro i pirati

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sabato 11 aprile 2009

Liberata nel sangue, con un blitz di forze speciali francesi, l’imbarcazione “Tanit”, sequestrata da pirati somali il 4 aprile scorso. Nel blitz ha perso la vita uno dei 5 ostaggi, insieme a due dei sequestratori. Gli altri ostaggi, uno dei quali un bambino di 3 anni, stanno bene, mentre gli altri 3 pirati sono stati catturati.

Il governo francese, per bocca del ministro della difesa Hervé Morin, ha comunicato l’esito del blitz insieme a note di poco velata irritazione nei confronti dei proprietari del veliero, Florent Lemaçon e sua moglie Chloe, che si erano imbarcati insieme al figlio Colin nonostante numerosi fossero stati i tentativi di dissuaderli dall’intraprendere la rotta che da Vannes (in Bretagna), via Gibuti doveva portarli a Zanzibar, in Kenya; ad ogni scalo erano stati scongiurati, ma avevano ugualmente preso il mare per l’ormai pericoloso Corno d’Africa, dove sono stati catturati a circa 400 miglia al largo della costa di Capo Hafun, esattamente un anno dopo il sequestro del mercantile francese “Ponant”.

La posizione della Somalia nel continente africano.

Foto di repertorio: un collage di immagini di pirati somali ripresi a bordo della nave Faina durante il suo dirottamento

Secondo il ministro Morin l’ostaggio ucciso, riferisce Le Figaro, è lo stesso armatore, Florent Lemaçon; il generale Jean-Louis Georgelin, capo di stato maggiore della difesa, ha precisato che è stato colpito sottocoperta da pallottole vaganti, durante il conflitto a fuoco fra pirati e teste di cuoio quando queste ultime irrompevano nel quadrato. Il governo francese aveva anche proposto il pagamento di un riscatto, ma – sempre secondo l’Eliseo – la proposta era stata respinta dai pirati; l’entità del riscatto proposto non è stata rivelata.

La coppia teneva un blog con le loro avventure di viaggio, sul quale l’ultimo post è del 20 marzo; in esso si legge della consapevolezza di essere entrati nella zona infestata dai pirati (nous sommes en plein dans la zone à risque pour le piratage) e viene raccontato il contatto con un elicottero militare francese, che li ha seguiti per qualche tratto della navigazione raccomandando loro di allontanarsi dalle rotte commerciali. Nel blog si racconta anche, peraltro, che il bambino veniva fatto dormire a prua ed in alto, una posizione nella quale il mare si sente in modo particolarmente accentuato. Curiosamente, il nome della dea-madre fenicia Tanit cui l’imbarcazione è intitolata, nella lingua egizia si legge come “Terra di Neith”, il cui culto si celebrava nelle acque egiziane da non molto lasciate dall’imbarcazione, e che è invece la mitologica guardiana dei morti in battaglia.

Allarme pirateria nei mari somali[]

Resta drammaticamente grave la situazione delle acque dell’Africa Orientale, letteralmente infestate dai pirati che solo nell’ultima settimana hanno attaccato e catturato natanti di nazionalità yemenita, tedesca, statunitense, norvegese, ma si sospetta che vi siano stati anche dirottamenti e sequestri non denunciati.

Per contrastare il fenomeno, la cui recrudescenza è attualmente allarmante, gli stati europei hanno attivato il servizio “Atalanta”, una forza navale multinazionale. Il Corno d’Africa, che crea una sorta di strettoia nel passaggio fra l’oceano indiano, il golfo di Aden ed il Mar Rosso (da cui si passa in Mediterraneo), suscita certamente le mire dei pirati sia per quantità che per qualità dei traffici mercantili che vi transitano, corrispondenti quanto a naviglio – secondo Libero Reporter – al 12 per cento della navigazione commerciale mondiale, e quanto al carico al 20 per cento delle risorse energetiche mondiali. Per questo oltre alla flotta europea sono in mare anche forze statunitensi (la CTF 151, “Combined Task Force”, in seno alla V Flotta della US Navy) e navi militari russe, canadesi e di altri paesi.

Tuttavia, malgrado un così imponente spiegamento di forze, è di queste ore la vicenda del mercantile americano “Maersk Alabama”, il cui equipaggio ha sì potuto respingere l’attacco, ma non è riuscito ad impedire che venisse tratto in ostaggio il comandante Richard Phillips. Trasportato su una scialuppa che si ritiene sia ormai a secco di carburante, è riuscito a gettarsi in mare per provare a raggiungere l’incrociatore statunitense Bainbridge che lo sta seguendo, ma è stato riacciuffato a nuoto e riportato a bordo dai pirati, con i quali sono in corso delle trattative.


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November 19, 2008

Somalia: le acque del corno d\’Africa un campo di battaglia

Somalia: le acque del corno d’Africa un campo di battaglia

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mercoledì 19 novembre 2008
Dopo il sequestro della superpetroliera saudita “Sirius Star” i pirati somali hanno sequestrato altre tre navi: un peschereccio, una nave di Hong Kong ed un mercantile greco.

Contemporaneamente la fregata indiana INS Tabar ha affondato un battello pirata che non ha risposto all’alt dei militari e minacciava di far fuoco contro l’unità indiana; secondo le fonti ufficiali indiane i colpi ricevuti hanno fatto deflagrare le muzioni conservate a bordo; due lance si sono allontanate velocemente verso la costa somala.

Nonostante gli sforzi militari della coalizione, della NATO, della guardia costiera yemenita e di altre forze navali presenti nelle acque del corno d’Africa, i pirati non sembrano voler cessare le loro azioni contro mercantili, yacht e pescherecci, anzi appaiono più decisi che mai nel voler continuare questi assalti.


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November 18, 2008

Somalia: i pirati sequestrano la superpetroliera saudita Sirius Star

Somalia: i pirati sequestrano la superpetroliera saudita Sirius Star

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martedì 18 novembre 2008

La superpetroliera “AbQaiq” avente una capacità maggiore della “Sirius Star”

L’ultima nave sequestrata dai pirati somali è stata una superpetroliera assaltata al largo delle coste kenyane.

La “Sirius Star”, questo è il nome della nave sequestrata lo scorso sabato, armata da una società di navigazione saudita, è la più grande nave sequestrata e dirottata fino ad ora dai corsari somali e inoltre il primo gigante del mare sequestrato nella storia della pirateria: 330 metri di lunghezza, 318 mila tonnellate, circa 2 milioni di barili per 100 milioni di dollari (diretti negli USA), oltre ai 150 milioni del costo della stessa petroliera.

Attualmente la nave, col suo carico di petrolio e i 25 marittimi imbarcati, sta dirigendosi verso il porto somalo di Eyl dove i pirati hanno la loro base.

La “Sirius Star” è stata attaccata a circa 450 miglia nautiche dalla costa (l’arrembaggio è avvenuto a 800 km ad Est di Mombasa, Kenya), cosa che, secondo l’IMB (Ufficio Marittimo Internazionale), porterebbe a supporre un’azione altamente organizzata, che ha evitato i controlli della flotta di circa 20 navi in pattugliamento nella zona. Al momento restano 12 navi nelle mani dei pirati, tra cui quella con i 33 carri armati ucraini sequestrata settimane fa, e ora anche una grossa nave da trasporto con 36.000 di tonnellate di farina di Hong Kong.


Fonti[]

  • TG 3 delle 19.00, del 18 novembre 2008

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November 10, 2008

Missione militare UE: sì in Somalia, no in RDC

Missione militare UE: sì in Somalia, no in RDC

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lunedì 10 novembre 2008

Somalia

La presidenza francese dà notizia della prima missione navale nella storia della difesa dell’Unione Europea.

L’operazione prenderà il via in dicembre e avrà lo scopo di pattugliare le acque del golfo di Aden, al largo della Somalia, col fine di stroncare la pirateria locale.

Il comando sarà affidato alla Gran Bretagna, il quartier generale sarà a Northwood, ed a guidarla sarà il vice ammiraglio Philip Jones. Tra i paesi che parteciperanno alla missione si enumerano Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Portogallo, Belgio, Svezia, Lituania, Cipro, Paesi Bassi e l’appoggio esterno della Norvegia. Le truppe navali saranno inoltre supportate da un appoggio aereo.

Per quanto riguarda la Repubblica Democratica del Congo l’Unione Europea non sembra interessata ad intervenire militarmente, preferndo una posizione più diplomatica.

David Miliband, ministro degli esteri del Regno Unito: «In Congo c’è un ruolo molto importante per la Ue, un ruolo politico e umanitario».


Articoli correlati[]

  • «Somalia: pirateria marittima, il difendersi è un problema» – Wikinotizie, 2 novembre 2008
  • «RDC: l’Onu osserva «bambini reclutati a forza, donne stuprate ed esecuzioni sommarie»» – Wikinotizie, 8 novembre 2008

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November 2, 2008

Somalia: pirateria marittima, il difendersi è un problema

Somalia: pirateria marittima, il difendersi è un problema

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domenica 2 novembre 2008
Secondo esperti del settore il chiedere soccorso, nel caso della pirateria somala, serve a ben poco vista la rapidità con cui gli assalti vengono eseguiti. L’utilizzo di armi e la presenza sui mercantili di gente preparata ad usarle sarebbe fondamentale, secondo alcuni, per evitare che l’attacco venga portato a termine. E a questo stanno pensando, attualmente, anche diversi armatori che hanno navi che solcano le acque del corno d’Africa. Il problema maggiore però è quello legale che prevede una risposta proporzionata all’offesa e per questo un semplice errore di mira potrebbe portare un difensore in tribunale.

La Blackwater, compagnia paramilitare statunitense, ha chiesto più volte di partecipare alle operazioni di difesa dei mercantili nel Golfo di Aden, in appoggio alle unità militari, con sue navi dotate di ponte di atterraggio per elicotteri. La marina statunitense sembrerebbe propensa ad appoggiare questa partecipazione, ma la NATO, visto alcune situazioni verificatesi in altre parti del mondo, non ne sembra convinta e teme che questo intervento possa peggiorare la situazione.


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November 1, 2008

Somalia: i pirati non si fermano, nave turca sequestrata

Somalia: i pirati non si fermano, nave turca sequestrata

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sabato 1 novembre 2008
Nonostante la presenza delle forze della coalizione, delle unità navali NATO e della guardia costiera yemenita, i pirati non si fermano ed un’altra nave, questa volta turca, è stata assaltata, sequestrata e dirottata nel Golfo di Aden.

La nave, con a bordo 20 persone di equipaggio ed un carico di ferro, proveniva dal Canada ed era diretta in Cina.

Sembra che Il governo turco abbia chiesto l’intervento delle forze navali NATO presenti in zona.


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