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September 12, 2018

L’avvertimento del ministro dell’energia russo: il mercato del petrolio non si è ancora bilanciato

Filed under: Economia e finanza,Europa,Petrolio,Pubblicati,Russia — admin @ 5:00 am

L’avvertimento del ministro dell’energia russo: il mercato del petrolio non si è ancora bilanciato

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12 settembre 2018

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«Oggi la situazione è piuttosto fragile, ed è legata al fatto che non tutti i paesi sono riusciti a ripristinare il loro mercato e la loro produzione» ha detto mercoledì Alexander Novak, ministro russo per l’energia, durante una conferenza economica a Vladivostok. «Osserviamo tale situazione in Messico, dove il calo si è più che dimezzato rispetto alle previsioni del 2018. In Venezuela la produzione sta calando abbastanza forte, di 50.000 barili al giorno. Ciò significa che il mercato non si è ancora bilanciato in una prospettiva a lungo termine.»

Le interruzioni delle forniture non sono le uniche cause legate all’aumento del prezzo del petrolio. Ulteriore incertezza arriva dal capitolo delle sanzioni previste dagli Stati Uniti contro l’Iran.

«Questa è un’enorme incertezza sul mercato – come agiranno i paesi che acquistano quasi 2 milioni di barili al giorno di petrolio iraniano. Quelli sono l’Europa, la regione Asia-Pacifico … C’è molta incertezza. La situazione dovrebbe essere osservata attentamente, le decisioni giuste dovrebbero essere prese.»

Le quotazioni dell’oro nero sono ora vicino agli 80 dollari al barile, in deciso rialzo rispetto ai 60 dollari registrati a Febbraio.

Il ministro ha poi aggiunto che «la Russia ha il potenziale per aumentare la produzione di 300.000 barili (al giorno) nel medio termine, maggiore rispetto al livello di ottobre 2016.»


Fonti[]

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August 28, 2010

Ambiente: scienziati dell\’Università di Berkeley scoprono un microbo \”mangia-petrolio\”

Ambiente: scienziati dell’Università di Berkeley scoprono un microbo “mangia-petrolio”

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sabato 28 agosto 2010

Il logo della Università della California, Berkeley

Un gruppo di ricercatori condotto da Terry Hazen, un ecologo della Lawrence Berkeley National Laboratory, hanno scoperto una nuova specie di microorganismo. Il team di Hazen ha incominciato le ricerche a maggio di quest’anno. I loro ritrovamenti si sono basati su 200 campioni raccolti da 17 siti in acqua profonda del Golfo del Messico raccolti tra il 25 maggio e il 2 giugno. La nuova specie si distingue per la sua attività di smaltimento del petrolio in numerose condizioni, e gioca un ruolo importante nello smaltimento delle perdite di petrolio nell’area.

Gli scienziati erano confusi dalla scomparsa di petrolio dopo il disastro ecologico della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Erano state fatte delle mappe dettagliate delle perdite di petrolio e della sua diffusione sottacqua; tuttavia, del petrolio sembra essere scomparso.

La ricerca è stata finanziata con una borsa di studio della Energy Biosciences Institute, un accordo tra l’Università di Berkeley e l’Università dell’Illinois che ha fruttato 500 milioni di dollari, e una borsa di studio per dieci anni di ricerca dalla BP. La ricerca è stata inoltre supportata dal Dipartimento di Stato per l’Energia statunitense.

Le analisi dei campioni sono state facilitate perché i ricercatori hanno usato un campionatore di DNA tascabile usato nei laboratori di Berkeley, il PhyloChip, che ha consentito ai ricercatori di rilevare la presenza di migliaia di specie di batteri in campioni prelevati da diverse sorgenti ambientali, senza bisogno di creare delle colture di batteri come si fa solitamente nei laboratori. Con il dispositivo, Hazen e i suoi collaboratori hanno scoperto che un microbo dominante, che costituiva il 90% dei batteri, era una nuova specie, molto simile ai membri della famiglia delle Oceanospirillales, più precisamente Oleispirea antarctica e Oceaniserpentilla haliotis.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Oil-eating microbe found in the Gulf of Mexico, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

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June 13, 2010

Golfo del Messico: continua la fuoriuscita di petrolio, ultimatum alla BP

Golfo del Messico: continua la fuoriuscita di petrolio, ultimatum alla BP

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Continua la fuoriuscita di petrolio in mare dalla base della piattaforma Deepwater Horizon

domenica 13 giugno 2010
La United States Coast Guard, Guardia Costiera degli Stati Uniti, ha deciso di mandare un ultimatum alla BP, il colosso petrolifero britannico responsabile del disastro nel Golfo del Messico. L’azienda deve mettere a punto, nelle prossime quarantotto ore, un metodo più efficace nel contenimento della fuoriuscita di greggio dalla base della piattaforma Deepwater Horizon.

La Guardia Costiera, tramite l’ammiraglio James Watson, ha infatti inviato una lettera di risposta al direttore operativo della BP Doug Suttles, nella quale esige che la BP identifichi «un sistema addizionale di contenimento della perdita che possa essere operativo in tempi rapidi per evitare il flusso continuo di petrolio». Watson, si legge nella lettera, è preoccupato dal fatto che la BP non abbia garantito la massima mobilitazione di risorse per porre rimedio al problema, e che non abbia neanche messo a punto un piano di riserva in caso di imprevisti.

La fuoriuscita di petrolio in mare è intanto stimata sui 40mila barili (circa 6 400 metri cubi) al giorno.


Fonti[]

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Disastro ambientale del Golfo del Messico.

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September 11, 2008

Taglio delle esportazioni di petrolio

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Taglio delle esportazioni di petrolio – Wikinotizie

Taglio delle esportazioni di petrolio

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giovedì 11 settembre 2008

L’OPEC, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, durante una riunione tenutasi questa notte a Vienna, ha deciso di ridurre le esportazioni di petrolio dai paesi del Medio Oriente.

Il provvedimento è stato preso in seguito al recente crollo del prezzo del greggio che questa mattina è salito a 105 $ al barile per poi ridiscendere.

Le reazioni della politica internazionale, tra cui anche quelle del premier italiano Berlusconi, sono state critiche verso questo provvedimento.


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April 21, 2008

Petrolio alle stelle, boom per le auto a metano

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Petrolio alle stelle, boom per le auto a metano

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lunedì 21 aprile 2008

Pompa per la distribuzione del metano

Con il petrolio che si avvicina ai 120 dollari i dati del primo trimestre 2008 ci dicono che gli italiani preferiscono risparmiare passando alla trazione con gas naturale.

Infatti, a fronte di un calo delle immatricolazioni del 10,01%, è incrementato del 36,6% l’acquisto di auto nuove omologate a gas, a causa non solo del caro greggio, ma anche degli incentivi governativi ed il maggior rispetto ambientale.

«Siamo dunque in pieno boom e la scelta del metano sta diventando un elemento importante per cercare di contenere l’andamento negativo delle vendite di auto» commenta Federmetano, forte anche del buon andamento delle vetture a metano immatricolate nel 2007, che dall’anno precedente avevano avuto un incremento del 145,4%.

Gli incentivi governativi inoltre hanno una buona consistenza: 2.000 euro se l’auto nuova acquistata ha emissioni di CO2 inferiori a 120 grammi al chilometro, 1.500 euro se le emissioni sono di 120 grammi al chilometro o superiori; a queste cifre, se vi sono le condizioni, vanno aggiunti anche i contributi alla rottamazione.

È comunque interessante paragonare i prezzi alla pompa per vedere come il metano, che a differenza di tutti gli altri carburanti, compreso il GPL, non è di origine petrolifera, si aggira abbondantemente al di sotto dell’euro al kilo.

«Se lo Stato e i cittadini stanno dando una mano al metano a darti una mano – sostiene Paolo Vettori, presidente di Federmetano – case automobilistiche e rete di distribuzione dei carburanti non sono da meno. Le case auto hanno aumentato molto l’offerta di vetture da loro omologate direttamente a metano e quindi con la possibilità di beneficiare dei consistenti incentivi di cui abbiamo detto. La rete di distribuzione si è inoltre fortemente impegnata per assicurare un servizio sempre più diffuso facendo aumentare la sua consistenza di ben due impianti a settimana».

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March 17, 2008

Economia in caduta, oro e petrolio alle stelle

Economia in caduta, oro e petrolio alle stelle

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lunedì 17 marzo 2008

Oggi le notizie provenienti dall’economia sono particolarmente univoche e pesanti. La crisi economica americana, innescata dalla bolla dei subprime, non accenna a fermarsi e a terminare i suoi effetti sul resto del mondo. Wall Street ha segnato un inizio di seduta con una flessione dell’1.49% del Dow Jones e anche peggio con l’indice Nasdaq. Nondimeno il presidente statunitense George W. Bush ha dichiarato la solidità delle ‘istituzioni finanziarie’. Eppure, questa è vista da molti come la peggiore crisi dagli anni ’30.

Sorpresa per l’acquisto della Bear Stearns da parte della JP Morgan al prezzo stracciato di 240 milioni di dollari. La perdita economica è colossale, con un crollo dell’87% fino a miseri 2 dollari per azione (venerdì ne valeva 30).

La seduta a Piazza Affari ha visto il Mibtel a -2.87%, S&P mib 2,64, Midex 3,89%. A Londra si è registrata una perdita del 2.13%, a Parigi il 2.22, mentre Francoforte cede il 3.12, Zurigo quasi 4 punti e Tokyo il 3.7%. Hong Kong è negativa per il 5.2%. A questo punto, nonostante l’assicurazione di Standard & Poor’s che il peggio fosse passato, gli operatori sono invece in trepidazione: sarà invece ancora da vedersi il picco della crisi?

Londra sta presentando un progetto da 25 miliardi di sterline per comprare e nazionalizzare la Northern Rock, travolta da una crisi finanziaria devastante nei mesi scorsi.

L’Alitalia ha vissuto una giornata di passione: nonostante l’accordo con Air France-KLM, il titolo è stato sospeso per eccesso di ribasso, dopo un crollo del 20% a 0,396 euro. Oggi è atteso il parere del Ministero del Tesoro italiano. Air France valuta le azioni appena 0.10 euro (ovvero 160 azioni Air France ogni azione Alitalia). Negative anche le altre bluechip.

Intanto la Federal Reserve ha tagliato ancora una volta i tassi di 25 punti per arginare la crisi, ma i mercati hanno ritenuto tardiva questa mossa, e le vendite sono proseguite.

Le quotazioni sono da record, in maniera inversa, per l’euro a 1,59 sul dollaro statunitense, e addirittura il petrolio è quotato a 111,42 dollari per barile sul mercato dei ‘future’ di aprile, superando qualunque altro record. La sua corse è poi stata invertita, ‘crollando’ a 105 dollari circa a fine seduta, ma nondimeno resta ampiamente sopra quella barriera che appena pochi mesi fa era solo un’inquietante ipotesi, ovvero quota 100 dollari al barile. Anche l’oro ha superato ad un certo punto i 1000 dollari l’oncia.

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March 12, 2008

Il petrolio infrange quota 110 dollari/barile

Il petrolio infrange quota 110 dollari/barile

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mercoledì 12 marzo 2008
Il prezzo del petrolio aggiorna di nuovo il proprio record. Pochi minuti fa, infatti, al New York Mercantile Exchange, le quotazioni dell’oro nero hanno toccato quota 110 dollari al barile, attestandosi a 110,20, per poi ripiegare leggermente fino a 109,90.

A metà giornata, il prezzo del petrolio era calato vistosamente, quasi fino a 107 dollari, ma ha poi ripreso a crescere, fino a infrangere questo nuovo record. Nella giornata di ieri era arrivato a 109 dollari.


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March 6, 2008

Economia: quotazioni record per il petrolio, sfondati i 105 dollari a barile

Economia: quotazioni record per il petrolio, sfondati i 105 dollari a barile

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giovedì 6 marzo 2008

Si fa inarrestabile la corsa del petrolio, che, da quando ha superato i 100 dollari, non sembra voler fermare la corsa al rialzo delle quotazioni. Sul NYMEX, il New York Mercantile Exchange, il greggio con consegna ad aprile 2008 ha toccato i 105,10$, per poi ripiegare subito dopo intorno ai 104,5$.

Si tratta della quotazione più alta di sempre, che si instaura in un clima molto teso per l’economia, le materie prime e i cambi. Questa mattina, infatti, l’euro ha raggiunto quota 1,5348 nei confronti del dollaro, ciò significa che per acquistare un biglietto verde sono sufficienti appena 0,65 €. Ma non solo contro l’euro: la divisa statunitense perde terreno anche nei confronti del franco svizzero, con il cambio, vicino alla parità, a 1,0280.

Probabilmente, a causare l’ennesimo indebolimento del dollaro è stata la notizia dell’esplosione verificatasi stamattina a New York, presso l’edificio dell’Armed Forces Recruiting Station, all’incrocio tra la 43esima e la 44esima strada, e poco distante da Broadway.

Tutto questo ha ovvie ripercussioni sui costi di ogni bene materiale: solo pochi giorni fa l’ISTAT ammise che l’inflazione “sui beni di consumo” era del 4.8%. L’Eurispes invece l’ha valutata all’8%. Si tratta di un problema che non pare affatto destinato ad una soluzione a breve. Un altro dramma è il costo del cibo: la FAO e il PAM hanno lanciato l’allarme sui costi dei loro programmi alimentari: con il grano che ha raggiunto i 12 dollari al bushell, hanno adesso la necessità di maggiori fondi per i loro programmi d’assistenza, oppure saranno costretti a ridurli lasciando senza risorse di sostentamento milioni di persone. I costi del petrolio, e la micidiale concorrenza dei biofuel sono un autentico dramma: il petrolio incide, negli USA, per il 95% nel costo dell’agricoltura, mentre i terreni coltivabili sono sempre di meno, minacciati da desertificazione, allevamento animali (a scopo alimentare, sia con i pascoli che per i mangimi, e infatti sempre maggiore è la produzione di mais piuttosto che grano) e carburanti “verdi”, nonché dall’avanzata degli insediamenti abitativi e produttivi. La Coldiretti, a proposito di costi indotti dal caro petrolio, lamenta un aggravio di costi stimato in 100 milioni di euro. Anche altre materie prime sono in rapida ascesa: rame, dell’alluminio e del ferro tra queste. Sono sempre più diffusi i furti di cavi elettrici e oggetti in rame, mentre il ferro ha battuto già da alcuni giorni la soglia dei 79 dollari alla tonnellata. È il sesto aumento dal 2001 e il prezzo è addirittura quintuplicato. E i produttori di acciaio prevedono aumenti del minerale ferroso in ragione del 65% già dal prossimo aprile, addirittura esultando visto che temevano un aumento anche maggiore: ma nondimeno si prevede che il costo dell’acciaio, nonostante e anzi proprio per la grande domanda, salirà a breve del 20%.

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January 5, 2008

L\’Italia risente del caro petrolio: benzina e gasolio ai massimi

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L’Italia risente del caro petrolio: benzina e gasolio ai massimi

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sabato 5 gennaio 2008

Dopo che ieri il petrolio ha toccato il record di oltre 100 dollari al barile, oggi Api e IP hanno rialzato i prezzi della benzina verde nei distributori, portando il prezzo consigliato a 1,397 euro al litro. Gli aumenti, che riguardano un po’ tutte le compagnie, si susseguono di ora in ora, dopo che stamani l’Agip ha incrementato il prezzo di 2,2 centesimi, portandolo a 1,396 euro al litro per la benzina verde. Allo stesso tempo gasolio è salito a 1,317 euro al litro, con una maggiorazione di 1,8 centesimi. Il gasolio sfiora così i suoi massimi storici, e con un’auto di media cilindrata, fare il pieno costerà circa 9 euro in più. La benzina invece, avrà un’incidenza di 8 euro in più per un pieno.

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January 3, 2008

Petrolio a 100 dollari al barile, preoccupa la crescita economica

Petrolio a 100 dollari al barile, preoccupa la crescita economica

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giovedì 3 gennaio 2008

Per il secondo giorno consecutivo, le quotazioni del petrolio al Nymex di New York hanno raggiunto e superato i 100 dollari al barile, battendo così il record storico e superando per la seconda volta, dopo che nella nottata vi era stato un piccolo ripiegamento, la soglia psicologica attesa da diversi mesi dai mercati. Mentre negli Stati Uniti d’America le quotazioni hanno raggiunto i 100,09 dollari, al Brent di Londra la distanza dalla quotazione a tre cifre è di appena un dollaro e mezzo.

Sempre sul fronte americano, si registra il parere del presidente George W. Bush che non intende mettere mano alle riserve strategiche dell’oro nero USA; facendo questo, i prezzi subirebbero un eventuale ribasso, ma Bush ha preferito non concedere l’autorizzazione all’intaccamento dei depositi, poiché i prezzi del petrolio, molto volatili, potrebbero non volgere al ribasso anche con l’aumento del petrolio disponibile. Bush, che lascerà il suo incarico una volta eletto il suo successore nelle elezioni del 4 novembre prossimo, illustrerà la situazione nell’ultimo discorso al parlamento sullo Stato dell’Unione.

Per l’Unione Europea, ha parlato Amelia Torres, portavoce di Almunia, che ha detto: «Se i prezzi del greggio restassero agli attuali livelli record ci sarà un impatto sull’economia.»

Quotazioni record si sono registrate inoltre oggi anche per l’oro e il platino, i cosiddetti “beni rifugio”.

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