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February 27, 2014

Rottura nel M5S, 6 senatori si dimettono e 2 deputati lasciano il gruppo

Rottura nel M5S, 6 senatori si dimettono e 2 deputati lasciano il gruppo

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27 febbraio 2014

Il capogruppo M5S alla Camera Roberta Lombardi sostiene che siano stati gli attivisti e non Beppe Grillo a presentare la votazione online

Continuano le tensioni nel Movimento 5 Stelle dopo la votazione online di ieri per l’espulsione dei 4 senatori “dissidenti”.

Questa mattina i senatori Maurizio Romani e Maria Mussini hanno presentato le dimissioni al Presidente del Senato Pietro Grasso, portando a 6 il numero di senatori dimissionari dalla carica. In precedenza si erano dimessi: Luis Alberto Orellana, Monica Casaletto, Alessandra Bencini e Laura Bignami.

Alla Camera, Alessio Tacconi e Ivan Catalano annunciano le dimissioni dal solo gruppo parlamentare. Catalano dichiara che altri deputati sono pronti a seguirlo.


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January 31, 2014

Movimento 5 Stelle richiede impeachment per Napolitano

Movimento 5 Stelle richiede impeachment per Napolitano

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venerdi 31 gennaio 2014

Il Movimento 5 Stelle ha presentato ieri mattina, in entrambi i rami del Parlamento, la richiesta per la messa in stato d’accusa per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’annuncio è arrivato dal capogruppo dei 5Stelle al Senato Vincenzo Santangelo che ha trasmesso l’atto ai presidenti del Senato Pietro Grasso e della Camera Laura Boldrini.

Nel testo dell’impeachment per “Attentato alla Costituzione”, il M5S rivolge sei accuse principali al Presidente Napolitano:

  1. Espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d’urgenza
  2. Riforma della Costituzione e del sistema elettorale
  3. Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale
  4. Seconda elezione del presidente della Repubblica
  5. Improprio esercizio del potere di grazia
  6. Rapporto con la magistratura: processo Stato-mafia

In seguito alla richiesta di impeachment, una decina di parlamentari pentastellati, tra cui Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista, si sono dissociati.

Reazioni politiche di solidarietà bipartisan a Giorgio Napolitano. Il PD, per bocca del proprio capogruppo alla Camera, definisce “atto scellerato” la messa in stato d’accusa e “si adopererà in ogni modo per difendere lo stato democratico”. Parole di solidarietà al presidente della Repubblica sono arrivate anche da SEL, NCD e FI. Anche i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, hanno espresso la propria vicinanza a Napolitano.


Articoli correlati[]

  • «Archiviato impeachment contro Napolitano» – Wikinotizie, 11 febbraio 2014

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November 28, 2013

Berlusconi decaduto dalla carica di senatore

Berlusconi decaduto dalla carica di senatore

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giovedì 28 novembre 2013

Silvio Berlusconi in una foto del 2008.

Ieri, alle ore 17:43 l’aula del Senato ha votato sì alla decadenza di Silvio Berlusconi dal ruolo di parlamentare, secondo quanto stabilito dalla legge Severino. Infatti la legge indica la perdita da qualsiasi carica elettiva a seguito di condanne particolarmente gravi, in questo caso quella del “processo Mediaset” avvenuta 4 mesi fa.

Il tutto era cominciato ad agosto con la suddetta condanna; era stata poi bocciata nella Giunta delle Elezioni la relazione del senatore del PdL Andrea Augello, che basava il suo intervento a difesa di Berlusconi sulla presunta retroattività della legge Severino – opinione che PD e M5S non condividono – che secondo il centrodestra si potrebbe applicare solo in casi avvenuti posteriormente all’emanazione della legge (il 2012) e quindi non a Berlusconi, il cui processo cominciò nel 2006. Inoltre ieri in Senato, prima della decadenza, sono stati respinti nove ordini del giorno che intendevano posticipare la delibera.

Sono stati favorevoli alla decadenza PD, M5S e SC con almeno 191 voti, mentre Nuovo Centrodestra, Lega Nord e soprattutto Forza Italia si sono fermamente opposti raccogliendo 112 voti. Inoltre il centrodestra ha duramente criticato il Presidente del Senato Piero Grasso che ha permesso di utilizzare il “voto palese” (ogni senatore dichiarava esplicitamente se era a favore o contro la decadenza, invece che farlo in segreto nelle urne) che secondo il regolamento del Senato non si dovrebbe usare per le votazioni concernenti persone.

Silvio Berlusconi, prima del voto, ha svolto a Roma una manifestazione a suo sostegno, in cui ha attaccato il Comunismo, Magistratura democratica e la politica d’austerità europea. Ha detto poi che sarà presente in politica pur senza stare in Parlamento ed ha indicato la sua decadenza come un Colpo di Stato.

Intanto in Senato, dopo il voto, le donne di FI, vestite tutte di nero, hanno detto, così come Angelino Alfano, che è stato «un brutto giorno per la democrazia» italiana. Al contrario il segretario del PD Guglielmo Epifani ha detto che il Senato «ha fatto solo il suo dovere». Per il fondatore del M5S Beppe Grillo è solo l’inizio: «Fuori uno. Ora dobbiamo mandare tutti gli altri a casa».


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March 20, 2013

Grillo contro i dissidenti per Grasso, ma sul blog è polemica

Grillo contro i dissidenti per Grasso, ma sul blog è polemica

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mercoledì 20 marzo 2013

Dopo l’elezione di Pietro Grasso al Senato, nella quale sembra che quattro senatori del Movimento 5 Stelle lo abbiano votato nonostante il gruppo parlamentare avesse deciso diversamente, c’è stato un duro scontro sul blog di Beppe Grillo, il quale ha attaccato i dissidenti.

Beppe Grillo sul suo blog ha scritto:

« Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l’eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il MoVimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più. Per questo vorrei che i senatori del M5S dichiarino il loro voto.

Nel “Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento” sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato: Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S.

Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze. »

Sul blog, nel quale chiunque può scrivere un commento, iscritti al movimento o semplici lettori, le opinioni sono le più disparate.

Chi è pro scrive: «NOMI E COGNOMI, bravissimo Beppe. Basta coi furbini» oppure: «20 dissidenti M5S al senato??? tutte le nostre speranze per allontanare i mercanti dal tempio siete voi del movimento 5 stelle. non ci deludete, e non fate il gioco di queste vecchie volpi della politica…».

Altri invece contro scrivono: «Mafiosi! Volete “eliminare” chi non obbedisce al padrino!». Aggiungono: «Chiunque abbia votato per Grasso ha fatto BENE! Ma ci mancherebbe…»


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August 15, 2012

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

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mercoledì 15 agosto 2012

La sede della regione Emilia-Romagna, a Bologna.

Lo scandalo ha fatto irruzione a ferragosto 2012, nel pieno di un’estate calda, non solo per ragioni climatiche, quando è emerso che, nella regione Emilia-Romagna, politici locali di vari orientamenti coltivano l’usanza di fare a gara per “retribuire” i giornalisti che li intervistano: i politici, con tanto di stipula contrattuale, sogliono tenere a libro paga le loro controparti, quelli che, secondo la visione anglosassone del ruolo dell’informazione, dovrebbero essere i “cani da guardia” dell’agire politico.

È successo a Bologna, in seno al consiglio regionale, dove si è scoperto che, in cambio della promessa di un'”attenzione” mediatica, alcuni giornalistici passano alla cassa della politica e si fanno pagare in base al numero di interviste garantite al personaggio politico. Questa devianza nel ruolo della classe professionale dei giornalistici non sarebbe un caso isolato, ma un fenomeno piuttosto diffuso, che coinvolge vari schieramenti politici (anche se non tutti), compresi quelli che, come il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, coinvolto con la persona del consigliere Giovanni Favia, fondano la loro forza politica e la loro capacità di attrazione del consenso, sulla proposizione di se stessi come movimento di denuncia anti-casta e sulla rinuncia ostentata alla ricerca di una martellante esposizione mediatica che accomunerebbe, invece, i partiti tradizionali.

La percezione di questa stortura sarebbe tuttavia piuttosto affievolita: alcuni dei politici scoperti hanno infatti dichiarato trattarsi di una prassi diffusa e, a loro dire, del tutto legale. A riprova di questo, fanno notare come le “prestazioni giornalistiche” siano addebitate tramite regolare fatturazione IVA. È stato Galeazzo Bignami, esponente del Popolo delle Libertà, che candidamente esibito una fattura di addebito delle prestazioni giornalistiche, per un ammontare di 1500 euro a fronte di cinque interviste concesse a una rete televisiva. Si tratta della syndication 7 Gold, ma si avanzano voci sul coinvolgimento di altre testate televisive, come è TV, che fa riferimento alla Curia vescovile dell’Arcidiocesi di Bologna. Si tratta, a quanto sembra, di un corrispettivo in linea con quello che potrebbe essere definito come una sorta di “tariffario” ufficioso, in cui ciascuna intervista o comparsa televisiva viene ricompensata dai politici con una somma dai 200 ai 500 euro.

La variabilità del prezzo da pagare dipenderebbe anche dalla quantità, vista la previsione di veri e propri sconti nel caso di acquisto di pacchetti più nutriti di interventi video. Gianguido Naldi, di Sel, ad esempio, si sarebbe proposto a èTV per comparire in una rubrica politica sul lavoro, con la presenza di un moderatore e di un esponente del PdL: in questo caso, la tariffa richiesta dalla televisione della Curia diocesana bolognese era di 2400 per 4 uscite in video (600 euro a puntata), con la previsione di uno sconto considerevole per 8 puntate, per cui la tariffa era di 3600 euro (450 euro a puntata).

C’è anche chi, una volta scoperto, ricorre a un’abusata tecnica di neutralizzazione, tipica della devianza dai compiti istituzionali, quella del “così fan tutti“, già ripetutamente invocata, come un mantra, ai tempi di Tangentopoli: è questo il caso di Silvia Noé, dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, secondo cui quella delle interviste a pagamento non sarebbe un’eccezione, ma un costume diffuso e consolidato.

Tra gli schieramenti politici coinvolti nello scandalo, oltre ai già citati PdL e UDC, vi sono la Lega Nord di Roberto Maroni, con il consigliere Manes Bernardini, Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola, con Gian Guido Naldi, e la Federazione della Sinistra, con Roberto Sconciaforni.

Tra i pochi che non avrebbero aderito a questo costume, vi sarebbe il Partito Democratico, che, anzi, si dichiara esplicitamente estraneo alla vicenda e invoca l’intervento dell’Ordine nazionale dei giornalisti al fine di fare chiarezza su episodi che appaiono trasgressivi degli obblighi codificati dal Codice deontologico dei giornalisti. A tale proposito, la Federazione Nazionale Stampa Italiana dell’Emilia-Romagna starebbe per aprire un’inchiesta e lo stesso si accingerebbe a fare l’Ordine professionale dei giornalisti.

Alla gravità della situazione si aggiungerebbe poi il fatto che, per alimentare questi rapporti anomali tra sottobosco politico e professionisti dell’informazione stampata e televisiva, i politici sarebbero ricorso a denaro pubblico, un uso disinvolto anche del finanziamento ai partiti da cui non sarebbe esente chi, come il grillino Giovanni Favia, appartiene a un movimento politico che fa della denuncia anti-spreco e anti-casta una cifra distintiva, utilizzata come arma quotidiana di dialettica e battaglia politica.


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