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October 29, 2010

Berlusconi sulla minorenne Ruby: solo un gesto di buon cuore. Io aiuto i bisognosi

Berlusconi sulla minorenne Ruby: solo un gesto di buon cuore. Io aiuto i bisognosi

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

29 ottobre 2010

A Bruxelles, dove è giunto per impegni istituzionali, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi ostenta sicurezza e si dichiara tranquillo in merito alla vicenda delle presunte pressioni che avrebbe esercitato sulla Questura di Milano, in relazione alla vicenda di Karima Keyek, la minorenne marocchina fermata dalla polizia meneghina. Karima, su cui si appuntava un sospetto di furto, era nota nell’ambiente come Ruby, il nomignolo con cui preferiva farsi conoscere (Ruby Rubacuori nei profili sui social network), lo stesso della groupie dai facili costumi, protagonista della celebre Ruby Tuesday dei Rolling Stones.

La smentita di Berlusconi[]

Emilio Fede nel 2010 all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

Solo una manifestazione di generosità e di buon cuore — nelle parole del premier — un interessamento personale per l’affidamento della ragazza, uno di quei gesti di solidarietà che, a suo dire, egli sarebbe solito riservare a chi versa in stato di bisogno. Da Bruxelles, Berlusconi fa sapere comunque di non aver mai telefonato in Questura né di aver esercitato alcuna pressione indebita tendente a ottenere per il rilascio della ragazza fermata.

Intrattenendosi con i giornalisti a Bruxelles, Berlusconi ha rivendicato anche l’indole gioiosa del suo comportamento e il suo amore per le donne, ingredienti che determinerebbero il suo tenore di vita, e una condotta esistenziale di cui egli si dichiara orgoglioso e dalla quale niente e nessuno al mondo potrebbero mai farlo deflettere.

Le indagini della Procura[]

Ma le cose potrebbero non essere così semplici. Infatti, la Questura di Milano ha invece confermato l’esistenza di quella telefonata, ricevuta nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, mentre proseguono le indagini della magistratura e si ritiene imminente una convocazione dei poliziotti coinvolti nel fermo e nel subitaneo rilascio della ragazza. Da quello che è dato sapere, il premier, nella sua telefonata, avrebbe invocato la ragion di Stato, per sollecitare il rilascio di quella ragazza minorenne, nipote, a suo dire, del capo di stato egiziano Hosni Mubarak.

Da un punto di vista penale, i giornali riportano come, allo stato attuale, nessun rilievo venga fatto sulla condotta del premier: eventuali intercorsi sessuali con la ragazza non avrebbero infatti alcun rilievo penale, dal momento che Ruby ha abbondantemente superato i 14 anni, età minima perché una minorenne possa accondiscendere a rapporti sessuali con adulti.

Coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora[]

Più complesso è invece il profilo giuridico a carico del giornalista Emilio Fede e dell’agente di spettacolo Lela Mora, quest’ultimo già noto per il suo coinvolgimento nello scandalo Vallettopoli, insieme al fotografo Fabrizio Corona. Per entrambi potrebbero profilarsi il favoreggiamento della prostituzione, per l’eventuale ruolo nell’organizzazione di “festini” a luci rosse nella residenza di Arcore.

Il ruolo avuto da Nicole Minetti[]

Tra i personaggi coinvolti, anche Nicole Minetti, la giovane ex-showgirl di Scorie e Colorado Cafè, divenuta poi igienista dentale di Silvio Berlusconi, che la vide all’Ospedale San Raffaele di Don Verzè, dove il premier era ricoverato per i postumi dell’aggressione subita da Massimo Tartaglia. Da quel fatidico incontro, Nicole Minetti avrebbe poi bruciato le tappe della carriera politica: candidata, per ordine di Berlusconi, nel listino blindato di Roberto Formigoni, la Minetti fu eletta al Consiglio Regionale della Lombardia. Sarebbe toccato a lei, quella notte, secondo quanto dichiarato ai giornali, il compito di andare a prelevare la minorenne: per rendere possibile il rilascio, la Minetti, su suggerimento di Berlusconi, avrebbe anche proposto e ottenuto di accollarsi l’affidamento familiare della ragazza.

Quella stessa notte le strade delle due donne si sarebbero immediatamente divise: infatti, a dispetto degli obblighi connessi all’affido familiare della minore, la Minetti ha dichiarato ai giornali di non averle nemmeno garantita ospitalità in casa.

A complicare ulteriormente le cose, vi è la dichiarazione del giudice minorile di turno quella notte, le cui direttive sarebbero state disattese: interpellato dalla Questura, avrebbe infatti sconsigliato quel tipo di soluzione, indicando come da preferire l’affidamento a una residenza protetta.

I “festini“, il bunga bunga di Arcore e i munifici regali del premier[]

A rendere più complicate le cose sono le dichiarazioni che la ragazza avrebbe rilasciato in questura, ma anche quelle che avrebbe disseminato in giro, vantandosi in passato, tra amiche e conoscenti, di sue frequentazioni altolocate, dei festini di cui sarebbe stata ospite nella villa di Arcore, di performance nel bunga bunga (un non meglio precisato rito, a metà tra l’esibizione coreutica e l’iniziazione sessuale), e di munifici doni ricevuti dal premier (7.000 euro, un’autovettura AUDI e una preziosa collana): queste vanterie, che le amiche avevano bollato come esagerate millanterie, hanno invece trovato una forma di inattesa conferma proprio nelle parole di una delle persone coinvolte nel caso, il direttore del TG4 Emilio Fede, che ha ammesso di averla vista ospite, almeno in un’occasione, nelle feste che si tenevano all’interno di Villa San Martino, la residenza sul Lambro, la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Berlusconi.

Il bunga bunga[]

I partecipanti al Dreadnought Hoax, in regalia abissine: Viriginia Wolf, con la barba, è la prima a sinistra

Si scatena intanto la curiosità sul significato del termine bunga bunga, che si candida a diventare il nuovo tormentone dei prossimi mesi: l’improbabile spiegazione riportata da alcuni giornali, rimanderebbe a un rito orgiastico tribale, usato a scopo punitivo in alcune tribù africane in cui la vittima prescelta sarebbe sottoposta a una sodomizzazione di gruppo per aver trasgredito a qualche regola di coesione tribale.

In realtà, il termine ricorre in alcune barzellette incentrate sui supplizi inflitti da tribù amazzoniche ad alcuni “antropologi del New Jersey”. L’episodio è riportato, ad esempio, da Samuel F. Pickering Jr.[1], il professore americano che fornì ispirazione per la figura protagonista del film L’attimo fuggente.

In altre spiegazioni, il bunga bunga sarebbe invece una forma di punizione di gruppo, sempre in chiave sessuale, il cui uso sarebbe diffuso in qualche caserma.

Si cita infine una delle barzellette per cui Berlusconi è famoso e di cui il premier va fiero: la barzelletta sarebbe incentrata sulla punizione per sodomizzazione di alcuni avversari del presidente del consiglio. Nelle versioni riportate dai giornali, la barzelletta sembra essere ispirata al supplizio rituale amazzonico citato nel libro di Samuel F. Pickering.

Visita ufficiale in Italia di Mubarak, la cui diplomazia ha tenuto a smentire ogni parentela con Ruby

Il termine ricorre anche, in un diverso contesto goliardico, nel cosiddetto Dreadnought Hoax, uno scherzo perpetrato ai danni di alcuni ufficiali della Royal Navy. La burla fu messa in atto da un gruppo di persone, tra le quali anche la scrittrice Virginia Wolf, che, addobbati da membri e dignitari della casa reale etiope, riuscirono a farsi accogliere in visita sulla corazzata HMS Dreadnought, già vanto della marina britannica. «Bunga bunga!» era l’esclamazione con la quale accompagnavano le loro vistose manifestazioni di apprezzamento per tutto ciò che veniva loro mostrato a bordo.

La smentita dell’ambasciata egiziana[]

Nella giornata del 29 ottobre si è conosciuta anche la posizione ufficiale del governo egiziano, il cui più alto vertice istituzionale si è trovato a esser chiamato in causa nelle cronache della vicenda.

L’ambasciatore dell’Egitto in Italia ha ritenuto, infatti, di dover diramare una dichiarazione ufficiale. Nella nota diplomatica si smentisce ogni rapporto di parentela tra la minorenne marocchina e il presidente egiziano Mubarak, una familiarità la cui esistenza sarebbe stata invece ventilata dal premier, per motivare la ragion di Stato, nella presunta telefonata di pressione agli organi di Polizia di Stato.

Note[]

  1. Samuel F. Pickering Jr., May Days, University of Iowa Press, 1995 ISBN 9780877455226 (pp. 92-93)


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Fonti[]

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July 27, 2007

Chiesto il rinvio a giudizio per Fabrizio Corona e Lele Mora

Chiesto il rinvio a giudizio per Fabrizio Corona e Lele Mora

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venerdì 27 luglio 2007

Estorsione e tentata estorsione: per questa accusa il pubblico ministero di Milano Frank Di Maio ha chiesto al giudice per l’udienza preliminare il rinvio a giudizio per Fabrizio Corona, per Lele Mora e per Marco Bonato, collaboratore di Corona, coinvolti nell’inchiesta sui presunti ricatti ai personaggi famosi; spaccio di stupefacenti è invece il capo d’accusa per i pierre milanesi Walter Agostoni e Pietro Tavallini.

Dal fascicolo sono state stralciate le posizioni di Aida Yespica, Alessia Fabiani, Ana Laura Ribas e Francesco Arca, indagati per favoreggiamento e false dichiarazioni al pubblico ministero: l’accusa deciderà se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio sulla base dell’esito dell’udienza preliminare, che sarà presieduta dal giudice Enrico Manzi, in calendario per l’ottobre prossimo. La Procura di Milano ha invece chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro Fernanda Lessa ed Alberto Gilardino, indagati per favoreggiamento.

«È una decisione che ci aspettavamo anche se la Procura avrebbe potuto fare uno sforzo ed eliminare dai capi d’imputazione il presunto ricatto relativo alla vicenda Lapo Elkann, che presenta delle somiglianze rispetto a quella di Totti», in relazione alla quale la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro Corona, commenta l’avvocato Manuela Mancassoli, difensore del “re dei fotografi”.

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May 1, 2007

Fabrizio Corona si lamenta per le condizioni di detenzione

Fabrizio Corona si lamenta per le condizioni di detenzione

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martedì 1 maggio 2007

Fabrizio Corona, il 32enne titolare dell’agenzia fotografica Corona’s, arrestato il 13 marzo scorso con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e induzione alla prostituzione nell’ambito dell’inchiesta giornalisticamente denominata “Vallettopoli”, si è lamentato delle condizioni di detenzione nel carcere di San Vittore, a Milano, nel quale si trova recluso dopo 33 giorni trascorsi nel carcere di Potenza.

Dopo essersi lagnato per il rumore provocato dallo sciacquone del bagno e per la rottura dei vetri delle finestre e della televisione, Corona ha chiesto di poter praticare attività fisica quotidiana. La direzione del carcere gli ha accordato due ore al giorno di palestra, giudicate insufficienti dall’uomo, preoccupato per aver perso la sua forma fisica e nove chili di peso.

Il nervosismo di Corona è stato accresciuto dal rifiuto dell’autorizzazione di detenere in cella una macchina fotografica e dal litigio avuto con Giuseppe Aronna, “dentista dei vip” amico dell’uomo, anch’egli recluso a San Vittore per altre vicende giudiziarie.

Corona è stato colpito anche da un rapporto disciplinare per proteste ed invettive rivolte contro il personale penitenziario. Nel corso dell’udienza davanti al Consiglio di disciplina del carcere, l’uomo avrebbe perso le staffe ed ora rischia una sanzione che può arrivare fino a quindici giorni di isolamento.

In un’intervista esclusiva rilasciata al settimanale “Chi”, in edicola da oggi, Corona ha preannunciato due nuovi servizi fotografici: «Quando uscirò dal carcere farò subito due scoop. Il primo: le fotografie dell’incontro tra me e mia moglie Nina Moric. Il secondo: fotografare Woodcock». L’uomo-chiave dell’inchiesta riconosce: «I soldi mi hanno fatto perdere la testa. Per me lavoro e soldi erano come una droga: più ne guadagnavo, più ne volevo. Ora l’ho capito veramente: i soldi non fanno la felicità». Nell’intervista, Corona parla anche del suo rapporto con l’agente dei divi Lele Mora: «Mora è stata un persona molto importante nella mia vita. Lui per me è come un secondo padre e io per lui sono come un figlio. Tutto qui. Non siamo mai stati amanti e mai lo saremo. Io non sono bisex».

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March 13, 2007

Ricatti a luci rosse, arrestato Fabrizio Corona

Ricatti a luci rosse, arrestato Fabrizio Corona

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martedì 13 marzo 2007

L’inchiesta Vallettopoli

Il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, su richiesta del sostituto procuratore potentino, Henry John Woodcock, ha disposto ieri una serie di provvedimenti cautelari nei confronti di diciotto nell’inchiesta giornalisticamente denominata “Vallettopoli”.

Con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e induzione alla prostituzione è stato arrestato, dagli uomini della Polizia di Stato, il fotografo Fabrizio Corona, 32enne ex-marito della modella Nina Moric. In manette sono finiti anche Andrea Carboni e Marcello Silvestri. A quest’ultimo è contestato anche il riciclaggio di danaro proveniente da attività illecite.

Tra i personaggi noti raggiunti dai provvedimenti cautelari della magistratura potentina spiccano anche Riccardo Schicchi, regista e fondatore dell’agenzia porno “Diva futura” e Lele Mora. Il primo si trova agli arresti domiciliari ed al secondo è stato imposto il divieto di espatrio. Il divieto di lasciare il Paese è stato imposto anche a Nicolò Oddi. Il gip Iannuzzi ha anche decretato gli arresti domiciliari per altri otto indagati (Federico Pignatari, Walter Agostoni, Pier Luigi Rognoni, Ettore Fanti, Francesco Chiesa, Marco Bonato, G.L.[1] e Pietro Tavallini), l’obbligo di dimora per tre persone (Marco Carducci, Fabrizio Pensa detto “Bicio” e Ivan Olita) nonché la sospensione dall’esercizio della professione per l’avvocato Marcello D’Onofrio. Le accuse vanno dallo sfruttamento della prostituzione all’estorsione allo spaccio e alla detenzione di stupefacenti.

L’indagine

L’attività inquirente coordinata dal pm Woodcock è iniziata da una conversazione telefonica tra Vittorio Emanuele di Savoia e l’imprenditore veneziano Ugo Bonazza, che aveva messo in luce un principio di “Vallettopoli”. Fondamentali per l’inchiesta anche le dichiarazione rese proprio a Woodcock da Simona Ventura, Michelle Hunziker, Emilio Fede, Aida Yespica, Manuela Arcuri e Ana Laura Ribas.

Tra i ricattati dall’associazione delinquenziale guidata da Corona, secondo l’accusa, andrebbero annoverati numerosi calciatori, tra i quali Francesco Totti, Bobo Vieri, David Trezeguet e Adriano, nonché numerosi personaggi dello spettacolo, come Eros Ramazzotti ed Anna Falchi. Vittime delle estorsioni anche Stefano Ricucci e Barbara Berlusconi, figlia del leader di Forza Italia Silvio.

Corona si avvale della facoltà di non rispondere

Durante l’interrogatorio di garanzia, svoltosi stamani presso il Tribunale di Potenza, Fabrizio Corona si è avvalso della facoltà di non rispondere. «L’ho trovato tranquillo, sta bene, per quanto si possa stare bene in carcere, un ambiente che mi ha descritto e che io giudico accettabile. Domattina presenteremo ricorso al tribunale del riesame. Siamo in attesa di valutare compiutamente l’ordinanza, sotto l’aspetto soprattutto della competenza territoriale perché ovviamente è fondamentale in questo momento», ha dichiarato il suo avvocato, Francesco Strano Tagliareni, che ha aggiunto: «il mio assistito ha sempre detto quello che pensa. Lui ha sempre sostenuto che si tratta di una prassi comune, ordinaria, e come sapete Corona non ha capacità decisionale sulle pubblicazioni delle foto, e anche questo fa parte della nostra linea difensiva. È convinto di aver sempre agito nel lecito e quindi è quello che cercheremo di dimostrare. Il clima dell’interrogatorio è stato molto sereno, molto tranquillo, molto rilassato. Aveva la maglietta bianca con il marchio della sua società ma era ben coperta da un giubbotto. Ha risposto solo alle domande di vita sulle condizioni familiari ed economiche».

Corona già arrestato una settimana fa

Il 7 marzo scorso, Fabrizio Corona era stato arrestato per violenza e minacce a pubblico ufficiale. A bordo della sua Bentley, infatti, aveva omesso di dare la precedenza ad una pattuglia dei carabinieri e, fermato, avrebbe inveito contro gli uomini dell’Arma che gli domandavano i documenti, prima di tentare di divincolarsi per andarsene. Accompagnato in caserma, l’uomo era stato trattenuto per una notte, in attesa dell’udienza di convalida del fermo, disposto l’indomani dal giudice per le indagini preliminari. In assenza di misure cautelari, tuttavia, l’uomo era stato scarcerato, in attesa del processo che dovrebbe celebrarsi a giugno.

Fonti

Note

  1. Nome rimosso su richiesta dell’interessato. Dai documenti ricevuti, la posizione risulta archiviata per infondatezza dell’ipotesi di reato.

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