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August 24, 2012

Nuova sparatoria sul litorale laziale. Ucciso un camorrista

Nuova sparatoria sul litorale laziale. Ucciso un camorrista

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venerdì 24 agosto 2012

Veduta di Terracina, nello scenario del Circeo

Un’estate di fuoco, quella che si vive quest’anno nelle località turistiche del litorale laziale, non solo a causa delle ondate di calore che, senza concedere tregua, da mesi avvolgono implacabili l’intera penisola. Si tratta, in questo caso, di un fuoco poco metaforico, quello sprigionato dalle pallottole esplose all’interno di interminabili faide che da anni, ormai, imperversano tra famiglie e fazioni della camorra napoletana e casertana, quelle stesse famiglie che, da tempo, hanno eletto alcune rinomate località turistiche del Lazio a buen retiro delle loro estati e a territorio di conquista per l’espansione tentacolare delle loro attività imprenditoriali. Così, quelle spiagge, in alcuni casi, finiscono inevitabilmente per essere anche teatro delle loro efferatezze omicide.

L’omicidio in spiaggia a Terracina[]

Ieri, 23 agosto, è toccato a Terracina il compito di raccogliere lo scomodo testimone della violenza camorrista estiva inaugurata poco meno di un mese fa nella non lontana Nettuno. Lo ha fatto con un agguato cruento proprio su quel lungomare che i suoi cittadini hanno voluto dedicare a una loro illustre antenata e conterranea, la mitica Circe omerica. Vittima è ancora una volta un camorrista, Gaetano Marino, napoletano, 48 anni, personaggio ben noto agli abitanti e ai frequentatori della località circea, delle cui spiagge era considerato un habitué. Marino è stato abbattuto da cinque dei numerosi colpi di pistola sparatigli contro nei pressi dello stabilimento, dopo essersi appena allontanato da quella spiaggia sulla quale, in vacanza dal suo pericoloso lavoro, si godeva ignaro i piaceri dell’estate in famiglia, tra ombrelloni e lettini dello stabilimento balneare La Sirenella, meta abituale di festose e schiamazzanti famigliole di bagnanti in cerca di relax, costrette, nell’occasione, a un precipitoso e generalizzato fuggi-fuggi. A ucciderlo, secondo le testimonianze oculari raccolte dalla squadra mobile di Latina, intervenuta sul posto, sarebbero stati in due: i killer gli avrebbero teso un tranello, inducendolo con uno stratagemma ad avvicinarsi, e quindi, compiuto il loro servizio, sarebbero fuggiti a bordo di una Fiat Punto bianca. La scena del crimine è stata subito interdetta alla folla di curiosi che si è assiepata sul lungomare, e consegnata alla polizia scientifica per i rilievi di routine.

Il precedente del 24 luglio a Nettuno[]

L’abitato di Nettuno, visto dal lungomare

Un episodio molto simile era già accaduto meno di un mese fa, a Nettuno, amena località balneare, a cui era toccato il poco invidiabile primato di inaugurare la stagione della violenza camorristica dell’estate laziale.

La dinamica e gli obiettivi di quell’episodio criminale, in quel caso, non avevano dato adito a dubbi: una vera e propria esecuzione, in perfetto stile mafioso, che, il 24 luglio 2012, aveva visto morire Modesto Pellino (Modestino), luogotenente del clan camorristico Moccia, freddato anche lui, in un agguato in piazza Garibaldi, in pieno centro cittadino, da cinque colpi di pistola indirizzatigli da suoi colleghi e rivali di un clan antagonista.

L’apparizione televisiva su Rai 2 del «padre più bello del mondo»[]

Anche la vittima di Terracina, Gaetano Marino, era un personaggio ben noto alle cronache, nel suo caso, però, non solo criminali: una vita pericolosa vissuta sempre sul filo della circospezione, della dissimulazione e della fuga, che non gli aveva però impedito, nel 2010, di guadagnarsi la ribalta mediatica, nientemeno che sulla televisione di stato, con un’apparizione da ospite d’onore in una trasmissione televisiva. Si era trattato forse di una debolezza del suo buon cuore di papà premuroso, qualità che sono solite albergare dietro la maschera spietata del buon mafioso: un mix di buoni sentimenti che doveva averlo spinto a percorrere quel sentiero di conoscenze e raccomandazioni, che, attraverso oscuri meandri, alimenta il sottobosco delle comparsate televisive e canore. Tutto questo, sia detto, non per ambizione personale, ma solo per regalare alla dodicenne Mary, figlia adorata, l’ebbrezza di esibirsi sotto le luci del palcoscenico più ambito d’Italia, quello televisivo, in uno dei tanti spettacoli che si occupano di offrire in pasto, a un pubblico vorace e di bocca buona, le incerte e indigeste esibizioni canore di improvvisate starlette in erba e minorenni aspiranti a una carriera di veline. E Mary, a suo modo, aveva saputo sdebitarsi con quel padre affettuoso, intonando per lui, di fronte all’intera Italia televisiva, un vero e proprio inno melodico all’amore filiale e paterno: «Tu sei il padre più bello del mondo che non cambierei…»

La polemica di Roberto Saviano[]

Roberto Saviano

In quell’occasione, com’era prevedibile, l’esposizione sul palcoscenico RAI 2 non era passata inosservata e aveva fornito, allo scrittore Roberto Saviano, il destro per innescare una polemica giornalistica contro la televisione di stato che, a spese dei contribuenti e dei consumatori, si permetterebbe la libertà di offrire la sua vasta ed esclusiva ribalta televisiva a improbabili quadretti pittoreschi, incentrati sull’affetto familiare filiale fiorito in una consorteria camorrista. La denuncia di Saviano andava anche oltre: quell’episodio non era l’effetto del caso o di una distrazione, ma il frutto malato delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel sottobosco degli appalti legati al mondo della televisione e dello spettacolo.

La polemica aveva anche dato, all’autore di Gomorra, l’ occasione per delineare l’alto profilo criminale di Gaetano Marino, camorrista spietato nella vita, padre premuroso e generoso in quello che voleva essere un edificante siparietto televisivo da propinare agli italiani.

L’alto profilo criminale di Gaetano Marino, alias Gaetano McKay[]

Come spiegato in quell’occasione da Saviano, Gaetano Marino non era certo un personaggio di secondo piano, ma un leader agguerritissimo della fazione dei cosiddetti Scissionisti di Secondigliano (detti anche gli Spagnoli, per via della fuga in Spagna di uno dei futuri capibastone durante i mesi che precedettero la cosiddetta guerra camorristica di Scampia), protagonisti di una faida intestina che aveva sconvolto, dall’interno, l’equilibrio del cosiddetto “cartello dei Di Lauro”. Di quella lotta intestina, la famiglia Marino (conosciuta anche, per motivi televisivi di cui si dirà più oltre, con il soprannome di McKay) era stata promotrice e fortunata protagonista. Quella faida, infatti, iniziata da Gennaro, fratello di Gaetano, aveva avuto un esito vittorioso per gli Scissionisti, anche se all’inevitabile prezzo di qualche perdita collaterale. Una di queste aveva colpito proprio Gaetano e Gennaro, rimasti orfani del loro padre Crescenzo, ucciso per ritorsione proprio dal clan Di Lauro. Crescenzo Marino era il patriarca eponimo della famiglia, quello che, per la somiglianza fisica a un personaggio di una vecchia saga televisiva western, si era guadagnato il soprannome americaneggiante di McKay, poi trasmessosi, come succede spesso, all’intera schiatta.

La misteriosa vicenda dell’amputazione delle mani[]

Gaetano Marino era noto anche per una particolare mutilazione fisica, che gli era valsa il soprannome di Moncherino, o Manuzza: dagli anni ’90, infatti, in maniera inspiegabile, era rimasto improvvisamente privo di entrambe le mani. Avvolte dal mistero, infatti, sono ancor oggi le circostanze e le cause di quella mutilazione, sulla quale è fiorita una fitta letteratura di miti e leggende, tra cui anche quella, suggestiva, ma alquanto improbabile, di un loro “discioglimento nell’acido”, che da anni si scambiavano, di bocca in bocca, in un eccitante passaparola, gli avventori abituali del lido “La Sirenella”: tra le storielle che si affollavano, senza conferme né smentite, la più accreditata, tuttavia, era quella del malaugurato imprevisto accadutogli durante la manipolazione di un ordigno. Insomma, si sarebbe trattato di quello che, a prezzo di un certo abuso di linguaggio giuslavoristico, molti cronisti avevano classificato come un “incidente sul lavoro” (un evento, tuttavia, si spera, non coperto né indennizzato dall’ INAIL). Comunque sia, era questo il motivo per cui, da tempo, Gaetano Marino era costretto a muoversi accompagnato da un fedelissimo dioscuro, un maggiordomo personale che lo seguiva ovunque e lo accudiva, facilitandolo nel compimento delle incombenze più spicciole e fisiologiche della vita: mangiare, bere, lavarsi, vestirsi, aprire le porte…

L’epilogo di Manuzza[]

Quel particolare anatomico non poteva passare inosservato sotto lo sguardo della conduttrice televisiva di quel programma galeotto su Rai Due, ignara, chissà, di trovarsi, invece, davanti alle stimmate di una feroce assiduità criminale. Forse colpita dalle circostanze, forse in ottemperanza a una scaletta predisposta da altri, aveva chiamato dal pubblico quel papà, invitandolo ad avvicinarsi al palco, perché, trepidante, porgesse la guancia al bacio dell’adorata figlia che aveva appena intonato a lui, «il padre più bello del mondo», un vero e proprio inno d’amore filiale. La conduttrice, in quell’occasione, aveva espresso i suoi più fervidi auguri, ma non certo lei, e neppure la maggior parte dei telespettatori di quell’evento, avrebbero mai immaginato che il futuro di quella famiglia, immortalata in un idilliaco siparietto televisivo, in capo a due anni sarebbe giunto a un tragico epilogo, quello che si è consumato ieri, 23 agosto 2012, su un altro palcoscenico, non più sotto i riflettori di scena, ma nella luce abbacinante di un sole infuocato, sul lungomare di Terracina, dove «il padre più bello del mondo», ancora in costume da bagno, si è accasciato a terra per sempre, sotto i colpi delle pistole, tra i miasmi della cordite e le urla in dialetto partenopeo dei parenti, sull’asfalto, squallidamente addossato alla fiancata di un’automobile, in una pozza di sangue.


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February 2, 2009

Episodio di razzismo a Nettuno, interviene Napolitano: «Fermare i raccapriccianti episodi xenofobi»

Episodio di razzismo a Nettuno, interviene Napolitano: «Fermare i raccapriccianti episodi xenofobi»

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lunedì 2 febbraio 2009

Veduta del litorale del comune di Nettuno

Sulla vicenda dell’immigrato indiano pestato e dato a fuoco da 3 giovani a Nettuno, in provincia di Roma, è intervenuto il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, che ha detto: «Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati, ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo. Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perché si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza».

Non è, quello di Napolitano, l’unico intervento da parte dei politici; oltre ai già citati (vedi articolo correlato) Gianni Alemanno e Walter Veltroni, rispettivamente sindaco ed ex-sindaco della città di Roma, anche il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, ha usato parole di dura condanna: «È un’aggressione vigliacca e per questo ancora più vergognosa e intollerabile, di barbara violenza, il frutto avvelenato di una demonizzazione del fenomeno immigrazione». «Vigliacchi sono tutti quelli che, da sempre, pensano di risolvere i propri limiti individuando il capro espiatorio più facile. Nella speranza che la vittima dell’aggressione possa riprendersi mi auguro che i responsabili di questo atto vengano immediatamente assicurati alla giustizia».

Per il leghista Piergiorgio Stiffoni, responsabile della sezione laziale del partito fondato da Umberto Bossi, episodi simili «sono atti di estrema disintegrazione che non appartengono al vivere civile del terzo millennio. L’auspicio è che chi ha commesso questo infame atto venga al più presto assicurato alla giustizia. Sono gesti incivili da condannare in maniera totale, non è ammissibile per un colore della pelle diversa prendersela con chicchessia». Il senatore ha espresso poi «piena e convinta solidarietà» all’immigrato barbaramente aggredito.


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  • «Nettuno: branco di giovani picchia e dà fuoco ad un immigrato. Poi la confessione: «Volevamo provare emozioni forti»» – Wikinotizie, 1 febbraio 2009

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February 1, 2009

Nettuno: branco di giovani picchia e dà fuoco ad un immigrato. Poi la confessione: «Volevamo provare emozioni forti»

Nettuno: branco di giovani picchia e dà fuoco ad un immigrato. Poi la confessione: «Volevamo provare emozioni forti»

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domenica 1 febbraio 2009

Veduta del litorale del comune di Nettuno

A Nettuno, in provincia di Roma, tre ragazzi italiani di 29, 19 e 16 anni hanno terminato la notte a suon di alcol e droga raggiungendo alle 4 del mattino la stazione ferroviaria, dove hanno insultato e selvaggiamente picchiato un barbone che dormiva nell’atrio, un sikh di 35 anni. Allontanatisi, hanno avuto l’idea di procurarsi una tanica di benzina dal distributore, con la quale, tornati alla stazione, hanno dato fuoco alla loro vittima, per poi darsi alla fuga.

L’uomo ha tentato di trascinarsi per qualche metro, ma è crollato al suolo; i carabinieri, allertati da una chiamata anonima al 112, lo hanno trovato poco prima che svenisse. Il barbone è stato ricoverato al Centro ustioni del Sant’Eugenio di Roma, dove gli sono state riscontrate ustioni di terzo grado sul 40% del corpo.

I carabinieri hanno catturato i tre aggressori, che hanno confessato, dichiarando di aver agito sotto gli effetti dell’alcol e della droga; intendevano mettere in atto un «gesto eclatante per provare una forte emozione». I tre, risiedenti a Nettuno e ad Ardea, sono ora accusati di tentato omicidio in concorso.

Alla notizia dell’aggressione, l’associazione multiculturale Soweto e altri gruppi locali hanno organizzato una manifestazione diffondendo via sms il testo «Questa notte a Nettuno un indiano è stato picchiato e gli è stato dato fuoco. È in fin di vita. Nettuno antirazzista si concentra alle 17,30 davanti al Comune. Partecipa e passa parola!». Alla partenza del corteo si sono scatenati dei tafferugli causati da un insulto lanciato da un militante di associazioni di destra all’indirizzo dei manifestanti, ma la reazione di questi è stata sedata dai carabinieri e poliziotti presenti. In testa al corteo vi era uno striscione della comunità indiana: «Ma quale carta per la sicurezza, cittadinanza per tutti».

Tra le molte reazioni ai fatti si segnalano quelle del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del segretario del PD ed ex sindaco della città, Walter Veltroni. Nel pomeriggio, Alemanno ha fatto visita al ferito in ospedale, dichiarando: «Dobbiamo intensificare i punti di accoglienza sul territorio». Veltroni ha invece stigmatizzato il fatto come «frutto di predicazioni xenofobe, di un clima, creato ad arte, di odio e paura».


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