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August 9, 2016

L\’economia del Sudafrica potrebbe peggiorare

L’economia del Sudafrica potrebbe peggiorare

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9 agosto 2016

La cattiva gestione economica in Sudafrica da parte dell’ANC, l’ex partito di Nelson Mandela, che ha causato un’altissima disoccupazione e una crescita economica di poco superiore allo 0% è stata la causa principale per cui l’ANC ha ricevuto la percentuale di consensi più bassa dalla sua legalizzazione come partito politico nel 1990.

Gli investitori sperano che alle elezioni generali del 2019 l’ANC di Jacob Zuma possa perdere in favore dell’Alleanza Democratica di Mmusi Maimane. Tuttavia, gli esperti sono convinti che anche se alle prossime elezione dovesse vincere il centro-destra l’economia peggiorerà comunque. Infatti, secondo questi, nei prossimi 10 anni la disoccupazione, altissima, stenterà a migliorare, facendo così rimanere povera la maggior parte della popolazione sudafricana.


Fonti[]

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March 24, 2015

Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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martedì 24 marzo 2015

Genova imbarco ambulanza

Partenza[]

Il giorno 8 febbraio 2015 siamo a Genova all’aeroporto; Lucio, primario cardiochirurgo al Gaslini, Piero ed io dobbiamo andare a Gibuti a sdoganare l’ambulanza donataci dalla Croce Verde di Nizza M.to su cui ho caricato un ecocardiografo, due defibrillatori, diverso materiale monouso per sala operatoria, un centinaio di scarpe nuove per il centro dei bambini di strada dei salesiani di Addis Abeba e le solite bottiglie di vino da omaggiare a tutti quelli che ci hanno aiutato. Guideremo il mezzo da Gibuti all’ospedale di Debrè Birhan in Etiopia come da accordi con le autorità etiopi.

Gibuti[]

Gibuti Città.

Gibuti è una città affascinate dall’aspetto coloniale francese con begli edifici decadenti di fine ottocento, troviamo molti militari europei, l’impronta africana si mescola a quella occidentale, qui anche gli alcoolici nei locali pubblici sono permessi, le ragazze indossano jeans attillati e le donne con il velo sono una rarità.

Prima amara sorpresa: al porto ci dicono che il mezzo non ci verrà consegnato perché le pratiche per ottenere l’esenzione dal dazio iniziate mesi fa non sono ancora ultimate, dovremmo raggiungere Addis Abeba e Khartoum con mezzi propri. Ultimate le pratiche doganali il mezzo verrà portato all’ospedale da personale dello stesso nosocomio. Dobbiamo coprire oltre 2500 km e ci attiviamo a trovare i mezzi pubblici.

Buona permanenza a Gibuti dal vescovo italiano monsignor Bertin che ci ospita in una dependance vicino la cattedrale. Poco fuori città visitiamo l’ex ospedale italiano Balbala gestito da nostri connazionali, è molto funzionale, del chirurgo dr. Carlo che vi lavora da alcuni anni con la moglie psicologa ci hanno detto all’aeroporto che per loro è un mito! Il console onorario dr. Rizzo ci ragguaglia sulle tante difficoltà burocratiche doganali etiopi mentre quelle di Gibuti si risolvono in genere in pochi giorni; ci sembra che l’Etiopia non incoraggi per nulla la donazione di materiale sanitario!

Verso sera partiamo con un mini bus per la frontiera con l’Etiopia ma stranamente, anziché fare la comoda strada asfaltata che tutti gli autocarri percorrono, il pulmino si dirige prima verso la Somalia per poi deviare su una stradina tortuosa che ci porta vicino alla frontiera etiope, raggiunta in piena notte, e da cui in territorio etiope partirà poi una pista di circa 205 km! Stranezze africane.

Etiopia[]

Si dorme all’addiaccio ed alle 5 partenza per la frontiera con entrata in Etiopia. Pensiamo d’ora in poi di viaggiare bene ma il peggio dovrà ancora venire. Se prima il conducente era un ragazzo che masticava continuamente ciat pianta euforizzante e raramente guardava la strada ora l’autista è più tranquillo, ma l’asfalto si trasforma in una infernale pista ciottolosa con saliscendi continui che termina alle cinque della sera nella cittadina di Dire Dawa dopo avere mangiato chili di polvere ed aver goduto uno spettacolo molto interessante e vario con famiglie di scimpanzé lungo la strada.

Il giorno successivo ci rilassiamo, si fa per dire, andando a visitare una bella antica cittadina vicino la Somalia, Harer. In effetti il luogo merita una deviazione perché è suggestivo. In questa città dicono che ci sia il miglior caffè d’Etiopia che gustiamo a casa di una famiglia. Per prepararci il caffè anzi i tre caffè di rito bisogna attendere circa 45 minuti perché la preparazione è molto laboriosa ed è interamente fatta a mano come anche la tostatura, i chicchi vengono lentamente pestati.

Il mattino seguente prima dell’alba nuovo bus per Addis Abeba, questa volta il mezzo è un normale pullman, si attraversa una delle zone più affascinati dell’Etiopia tra cui la stupenda Rift Valley, si incontrano fiumi, montagne sempre oltre 2000 m, laghi, pianure, gole e paesaggi fiabeschi; è stato da poco raccolto il grano e si vedono ancora le piante di mais più piccole delle nostre e con meno file di chicchi che ormai secche sono raccolte in covoni. Le piante di banane si alternano a rari baobab ed eucalipti. Sembra che la gente svolga il lavoro con serenità e pazienza due caratteristiche che incontreremo sempre in questo viaggio.

Verso sera finalmente arriviamo ad Addis Abeba dopo aver percorso per oltre 57 km anche un tratto di nuovissima autostrada a tre corsie. La capitale è come ogni città africana caotica, il pullman si ferma al capolinea a due passi dalla quasi ultimata linea della metropolitana costruita con criteri ultramoderni dai soliti cinesi che anche qui hanno l’appalto di gran parte della rete stradale. A dir la verità la città non mi entusiasma molto, è troppo recente ed è un gigantesco cantiere in costruzione. La parte più bella della città è senz’altro quella collinare sede di numerosi ministeri ed ambasciate.

Nella bellissima Villa Italia in un vasto parco ha sede la nostra ambasciata. Il dr. Melloni capo della Cooperazione italiana avvisato dall’ambasciatore dr. Mistretta, purtroppo fuori sede, ci aggiorna sull’iter burocratico di sdoganamento del mezzo. Rimaniamo ospiti per tre giorni dei salesiani di cui visitiamo le innumerevoli opere sociali come scuole professionali e non, centri per orfani, per bambini di strada, per prostitute e ragazze madri, per adozioni a distanza ecc. Simpatica la visita alla missione di don Mario sul lago Zway e Langano quest’ultimo completamente rosa per la presenza di alghe. Altra visita a Nazret all’ospedale oftalmico St.Francis gestito con maestria dal CUAMM di Padova, è attrezzato bene, pulito, l’igiene regna sovrana, caratteristica tipica delle suore anche qui presenti.

Etiopia: Lago Tana.

La sera il collegamento con radio Veronica di Torino ci permette di sentire un po’ di aria natia. Dobbiamo ripartire con direzione Sudan non prima di aver visitato il suggestivo lago Tana con i suoi bellissimi monasteri ortodossi dei secoli XIII e XIV ricchi di antichi manoscritti custoditi gelosamente e scampati per miracolo alle distruzioni durante il periodo di Menghistu.

Etiopia Gonder un castello

La perla dell’Etiopia cioè Gonder “la Camelot africana” così chiamata per i suoi quattro castelli costruiti nel secolo XVII e che dominano la città dall’alto è indubbiamente una città ricca di fascino per il suo glorioso passato per essere stata anche capitale della nazione. La sera Piero e Lucio insistono per andare a cenare in un bel ristorante frequentato da europei; in effetti si gustano ottimi piatti locali peccato che abusino troppo di incenso, più che in un ristorante mi sembra di essere in una chiesa.

Sudan[]

Sudan: sito di Meroe

Il giorno successivo dobbiamo trovarci alla frontiera col Sudan al mattino presto, partiamo di notte con altro minibus dopo averlo aspettato per quasi un’ora con il dubbio che l’autista non venisse, la sera prima aveva già intascato metà dei soldi pattuiti, invece devo ricredermi, arriva e riempie completamente il mezzo, non c’è più posto per nessuno. Come promesso arriviamo alle 8 alla frontiera con il Sudan dove incontriamo puntualissimo Mortada, ottimo autista dell’agenzia viaggi Levi che abbiamo contattato per evitare problemi nell’attraversamento di questa zona di confine.

Khartoum è come sempre una città interessante, la nostra ambasciata e l’ufficio della Cooperazione italiana ci supportano non poco invitandoci anche a pranzo. Visita di rito all’efficiente centro di cardiochirurgia Salaam di Emergency di Gino Strada dove Lucio ritrova un vecchio amico.

Abbiamo anche l’opportunità di visitare il sito archeologico di Meroe che sembra sbucare fra le dune dopo un’ora di assolata pista. È meraviglioso e suggestivo con le sue piramidi nere risalenti a circa 500 anni prima di Cristo. È una zona archeologica molto ampia e che andrebbe meglio valorizzata.

Incidente[]

La sera della diretta con la radio di Torino nel tratto di strada che ci riporta in hotel il tuc tuc su cui viaggiamo a causa di una grossa buca dell’asfalto sta per ribaltarsi, il ragazzo che lo guida cerca di sterzare ma finisce sulla carreggiata opposta mentre sta per sopraggiungere un’auto a velocità sostenuta, è un attimo, ci buttiamo subito fuori dell’abitacolo e l’ape finisce la sua folle corsa sul marciapiede, siamo incolumi, più tardi in camera stentiamo ad addormentarci.

Sull’aereo che ci riporta a casa ripenso alle esperienze vissute, alla fatica che ho visto fare per tirare su l’acqua da un pozzo, e dire che a noi basta un piccolo gesto della mano per avere subito acqua pulita pronta da bere, invece sovente beviamo quella in bottiglia.

Ringrazio Lucio e Piero con cui ho condiviso le esperienze del viaggio; entro Marzo arriveranno in Italia due bambini di 12 anni per operarsi al cuore Elisabeth dal Senegal e Gueoue bambino dalla Costa d’Avorio; hanno in comune oltre all’età la malattia congenita e la povertà. Questi interventi come gli altri sono pagati interamente dalle onlus Ana Moise di Aosta e CIS di Canelli. Verranno operati al Gaslini di Genova dal dr. Santoro dell’equipe del prof. Lucio Zannini che ha fatto il viaggio con noi. Ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno ancora perché hanno capito che noi siamo più fortunati nascendo anche in un posto bellissimo.


Galleria fotografica[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Etiopia.

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Sudan.

Fonti[]

Resoconto di Pier Luigi Bertola, presidente onlus CIS (Cooperazione italiana solidarietà).

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March 4, 2014

Viaggio umanitario del CIS in Costa d\’Avorio

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Viaggio umanitario del CIS in Costa d’Avorio

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4 marzo 2014

Resoconto del viaggio riportato da Pier Luigi B., presidente onlus CIS.[1]

Strada per Nouakchott, Mauritania

La Partenza

Il 23 gennaio in una fredda giornata invernale dopo la sosta di rito alla Medicina dell’ospedale di Nizza m.to per i saluti ed un breve caffè il CIS (Cooperazione Italiana Solidarietà) riparte da Canelli con imbarco dell’ambulanza sul traghetto a Genova per Tangeri. Siamo in quattro: Bruno, Piergabriele e Luciano più il sottoscritto. Due giorni di ottima navigazione con arrivo nel primo pomeriggio al porto nuovo di Tangeri circa 40 km ad est della città.

Marocco

Appena arrivati in dogana comincia subito l’incubo che durerà per tutto il viaggio: ci faranno passare? Negli anni precedenti non abbiamo incontrato alcun problema pagando le solite cauzioni ma ora ci fermano ed i doganieri dicono che l’ambulanza non può entrare in Marocco anche se solo per transito, oltre ai mille documenti fatti fra cui quello del Ministero della sanità della Costa d’Avorio che dichiara di accettare il mezzo con i materiali, le autorità marocchine pretendono un certificato redatto dall’Ambasciata della Costa d’Avorio in Marocco a (Rabat) che dice di accettare il dono. È sabato e gli uffici sono chiusi, non c’è problema dicono perché con un transiteur lunedì mattina in un attimo ripartiremo; è una pura formalità burocratica. Decidiamo di andare in città ma con autobus perché il mezzo è sequestrato in dogana. La Medina di Tangeri è molto suggestiva come anche il mercato del pesce; lunedì mattina alle 8 come concordato siamo in dogana, il transiteur questa volta dice invece che ci sono problemi e ci affida al capo dogana, arcigno signore sulla cinquantina dallo sguardo glaciale che ci dice senza mezzi termini di tornare indietro perché l’ambasciata a Rabat dovrà ricevere il nulla osta dal Ministero della Costa d’Avorio! Cerco con ogni mezzo di risolvere il problema ma lui è irremovibile. Cerco e trovo una persona già incontrata in precedenza che per un congruo contributo si presta ad aiutarci nelle tante pratiche. La sera dopo un estenuante via vai agli uffici doganali Ciano ed io siamo stanchi, abbiamo il morale a terra, non abbiamo mangiato, fa freddo, piove, insieme raggiungiamo gli amici e comunichiamo loro che possiamo partire il giorno dopo.

Mauritania.strada fra Nouakchott ed Aleg

Altra notte a Tangeri. Martedì mattina partenza con arrivo a Tiznit la sera via Casablanca ed Agadir ; un buon pesce con patatine fritte servitoci alle ore 23 ci rincuora un po’. Due giorni dopo nella famigerata terra di nessuno ci insabbiamo e la spinta per tirarci fuori ci costa € 40.

Mauritania

Siamo in Mauritania dove in dogana si ripete la stessa musica del Marocco, ci dicono che dobbiamo accettare una scorta pagata profumatamente ma che partirà fra qualche giorno, alle mie rimostranze verbali, avevo portato lì e donato ambulanza 3 anni fa accettano di farci passare. La sera siamo a Nouadhibou da padre Jerome già noto per altre 2 visite. Per qualche ora ci rilassiamo in compagnia. Un sacerdote francese a cena ci tranquillizza sulla strada che avevamo scelto per arrivare in Malì e che dalle notizie fornite ci era stata indicata come molto pericolosa per sequestri; visito un bambino di 2 anni affetto da grave malformazione encefalica, purtroppo il caso è inoperabile e spiego la cosa alla povera mamma con il dovuto tatto. Scarichiamo materiale per l’ospedale e per la missione, sono molto poveri! Siamo in ritardo sulla tabella di marcia e decidiamo di tentare la strada più corta evitando quella più sicura del Senegal. Per oltre 450 km non troviamo rifornimento di benzina, in pieno deserto l’ambulanza vola letteralmente sulla strada costellata da paurose buche e plana su una di queste. Risultato 2 cerchioni rotti con gomme afflosciate. Piero alla guida aiutato da Luciano navigatore ma intento a filmare se la prende con chi doveva aggiustare la strada responsabile secondo lui dell’incidente! Abbiamo una sola ruota di scorta, come si fa? Fermiamo due camionisti che si prodigano all’inverosimile per aiutarci, decidiamo di fare aggiustare la ruota di scorta da un meccanico molto più in là. La caotica capitale Nouakchott non suscita particolare interesse e proseguiamo in direzione di Aleg. È l’una, il sole picchia implacabile, da ore non si vede un posto riparato per pranzare, vedo un po’ d’ombra sotto un’acacia cui è legata una capra ma Luciano, l’aristocratico del gruppo, si rifiuta di mangiare in compagnia di quell’animale selvatico! Dopo un po’ appare una tenda di tuareg, chiedo ai proprietari di poter mangiare all’ombra sotto la tenda, i 3 pastori gentilmente accettano e ci scambiamo del cibo, è un’atmosfera simpatica e curiosa, prima di ripartire Bruno regala una confezione di dolci che ci viene prestamente restituita perché scaduta!

Malì, strada Nioro Sikasso

Che figura! Verso sera il paesaggio è molto suggestivo perché le dune illuminate dal sole calante assumono un colore rossiccio a volte roseo, spuntano rari alberi di acacie alternati a più frequenti fichi d’India che dominano il paesaggio. È sera cala lentamente il buio, la prudenza ci consiglia di fare sosta a Boutilimit ridente paese nel cuore della Mauritania ma i cui distributori di benzina riforniscono solamente gasolio cosa che avevamo già in parte capito appena entrati in Mauritania. Poco più in là una coppia di turisti francesi nel 2009 erano stati vittima di un grave attentato. La mattina successiva all’alba si riparte, strada costellata di buche che presto cede il posto ad una pista di oltre 100 km, la cosa strana è che di fianco alla pista corre la nuova strada in via di asfalto ma il traffico per circa 100 km è deviato sulla vecchia pista molto malconcia col risultato che a causa del transito di camion il fondo stradale è sconnesso e la polvere sollevata da questi automezzi ci ricopre di una sabbia rossiccia che arriva anche in bocca, si infila persino negli zaini ed inceppa alcune macchine fotografiche. Stiamo attraversando una delle zone più belle ma più pericolose del paese, verso le nove di sera la gendarmeria stupita della nostra presenza ci ferma affidandoci ad una scorta armata che ci conduce ad una cittadina di confine Ayoùn el Atroùs circa 210 km dopo Kiffa. La polizia ci avverte che da lì in poi la strada sarà molto pericolosa per noi occidentali e la responsabilità di quanto ci potrà accadere sarà solamente nostra!

Mali

Il mattino dopo siamo in Malì ed a Nioro la gendarmeria dice che anche qui non possiamo procedere oltre per gravi motivi di sicurezza e ci porta nella loro sede squallido campo senza bagno dove restiamo fermi per oltre 26 ore insieme ad altri 3 equipaggi di europei ignari della data di partenza. Non possiamo assolutamente uscire da soli se non scortati. Dobbiamo rinunciare a mangiare in città perché la scorta se n’è andata senza avvertirci! Alle nostre rimostranze i militari ci urlano di rimanere in ambulanza. Pazienza ceniamo e dormiamo in ambulanza preparata per l’occorrenza dal solerte ed ingegnoso Bruno. Dopo un giorno di forzato riposo finalmente ripartiamo per raggiungere la frontiera della Costa d’Avorio con sosta per la notte in un hotel della capitale Bamakò grande metropoli di stampo occidentale.

Periferia di Bamakò, Malì

Dobbiamo scaricare materiale sanitario per l’ospedale, come facciamo con quei gendarmi alle calcagna? Chiamo Yacouba l’amico maliano sindaco di Kassarò comune distante circa 100 km, lo aspetto per tutta la notte ma lo incontro solamente alle 7 di mattina fuori dell’albergo; chiediamo ai militari se ci lasciano scaricare il materiale per l’ospedale ma invano ci salutiamo poco dopo, non mi do per vinto rifaccio la stessa domanda con più vigore e questa volta il soldato accetta, tiro un respiro di sollievo e dopo aver scaricato il materiale medico ripartiamo.

Centro di Bamakò, capitale del Malì.

Il Malì contrariamente alla Mauriania è un paesaggio ricco di acqua e quindi di verde,piante dal fusto alto.Forse il tenore di vita sembra migliore a giudicare dal numero impressionante di moto e di venditori di ogni cosa! Breve sosta a Sikasso per pranzare in uno squallido ristorantino dove la nostra USL non oserebbe neppure entrare, riprendiamo il viaggio verso le ore 15; forse se non perdiamo altro tempo possiamo ancora farcela, gli amici sono stanchi, la strada è pessima, decidono senza consultarmi di fare il viaggio con la coppia di belgi che si fermano prima per la perdita di acqua dal radiatore e poi per una foratura con grave danneggiamento del cerchione. Li aiutiamo per la foratura ed aspettiamo pazientemente che il meccanico aggiusti la ruota di scorta. Per esperienza so che in questi casi le persone dopo un viaggio stancante cercano ogni scusa per fermarsi, è comprensibile! Il tempo passa si avvicina la sera, insisto per andare subito in dogana perché penso che chiudano alle 18, gli amici mi dicono invece che è aperta tutta la notte, so che non è vero!

Costa d’Avorio

Arriviamo in dogana alle 20, come prevedevo è chiusa e dobbiamo pernottare lì. Il programma va cambiato, non possiamo più portare il mezzo all’ospedale prescelto ma tirare diritto per la capitale per chiedere il visto all’ambasciata della Guinea. Il capo dogana assente perché ammalato di malaria viene ugualmente a salutarci per ringraziarci per il dono dell’ambulanza attrezzata! In meno di tre ore le pratiche doganali sono concluse; un pignolo impiegato sanitario pretenderebbe anche il certificato contro la meningite che non abbiamo fatto perché non obbligatorio. Alle 11 ripartiamo per Nielle, gli “amici belgi” non ci hanno aspettato, ma Bruno, Ciano e Piero sperano invano di essere da loro contattati per una visita della città come promesso! Avverto suor Rosanna di venirci incontro. Nella nuova capitale Yamoussoukro, di fronte ad una mastodontica chiesa copia di San Pietro a Roma con il colonnato perfettamente identico all’originale del Bernini avviene il tanto desiderato incontro con suor Rosanna della missione delle suore salesiane di Duekouè. Doniamo anche alla suora il gagliardetto della sezione alpini di Asti che ci ha sempre aiutato nei nostri viaggi. Sono emozionato, abbiamo terminato il viaggio umanitario e consegnato l’ambulanza, mi viene un nodo alla gola. Ci siamo persi purtroppo la cerimonia di consegna del mezzo con tanto di festa in mezzo ai bambini e la diretta radiofonica. Pazienza non si può sempre avere tutto! In serata suor Rosanna ci accompagna dai salesiani ad Abidjan, mangiamo in tarda serata stanchi ma contenti. Utilizziamo le ottime razioni di cibo che Bruno ha pazientemente ed intelligentemente portato dall’Italia e che ci sono servite per colazione e pranzo a volte anche per cena durante tutto il viaggio, brindiamo con l’ottima barbera dell’amico Domenico recentemente scomparso. Qui almeno possiamo bere il vino in tranquillità perché non ci vede nessuno! Mattino dopo giovedì in ambasciata per il visto rilasciatoci in 24 ore dopo una mia telefonata in Guinea per contattare un dirigente del Ministero senza il cui aiuto non avremmo di certo ottenuto il visto in così poco tempo perché, tanto per cambiare l’impiegato ci aveva escluso di darci il visto prima dei soliti tre giorni. Alla missione salesiana di Abidjan in Costa d’Avorio efficiente struttura di allegri giovani sacerdoti ho visitato un prete con grave restringimento delle arterie coronariche, diabete, obesità,colesterolo, pressione ed acidi urici alle stelle e che non mostrava alcun sintomo. Ho insistito con i suoi superiori per ulteriori esami, gli ho fatto io stesso un ECG risultato molto alterato! Al rientro mi hanno poi detto che attualmente il sacerdote si trova in Spagna per esami. Sono in contatto via e-mail con questo caso che seguirò personalmente. Abidjan è come ogni città africana caotica e colorita, ha una bella laguna con un lungomare ricco di costruzioni francesi dei primi del secolo e con palmeti a ridosso della spiaggia. Anche qui persone gentili e non invadenti. Ottima cena (con pastasciutta) e serata dalle intraprendenti e simpatiche suore salesiane che danno l’opportunità a Bruno ed a Luciano di parlare finalmente delle proprie impressioni di viaggio.

Yamoussoukro, Costa d’Avorio. Incontro dei partecipanti con suor Rosanna

A parte le visite mediche di rito la cosa che mi ha più colpito è stata la visita al campo salesiano di recupero dei bambini di strada; bambini dai 6-7 ai 12 anni che letteralmente vivono di espedienti sulla strada immaginatevi le bambine !Qui dopo 3 mesi di accoglienza vengono dati in carico ad un altro centro gestito dalle suore che insegnano loro a leggere e scrivere cercando di rintracciare qualche familiare che li possa poi seguire. Il giorno successivo siamo all’aeroporto per andare da Riccardo in Guinea, ma le sorprese non sono finite; il volo è stato cancellato, dobbiamo ripartire il giorno successivo. Al momento della partenza in dogana a Piero e Luciano vengono sequestrate le 2 bottiglie di vino che dovevamo portare a Riccardo. Insisto con un’impiegata, le bottiglie ci vengono restituite! Luciano contento le rispedisce impacchettate in stiva.Viaggio tranquillo con l’ottima compagnia Air Cote d’Ivoire .

Guinea

A Sobanè (Bofanet)vicino Boffa Riccardo e Daniela ci accolgono con la solita simpatia nella loro Maison des enfants eccezionale villaggio da loro creato in mezzo alla foresta ed in riva all’oceano atlantico! Siamo rimasti colpiti da quanto riesce a fare per i 450 bambini orfani questa coppia di bresciani che di certo non è più nel fiore degli anni e comincia ad avere qualche problema di salute. La cosa per loro più importante è dare amore ai piccoli, forse quell’amore che a Lui Riccardo bambino orfano è mancato. La bellissima spiaggia bianca tropicale, le rocce eruttive vulcaniche, il sole caldo ma mitigato dal vento, la moltitudine di festosi bambini mi ripagano da tante fatiche e tensioni, mi mescolo volentieri fra loro, mi vogliono tutti toccare, abbracciare, salutare. Qui visito anche un bambino di 7 anni con grave malformazione cardiaca. Per un eventuale intervento ho chiesto esami di approfondimento. Sarà il prossimo caso dopo la piccola Aminata del Senegal che verrà operata al Gaslini a metà Marzo; sarò presente in sala operatoria;il CIS si è fatto carico di metà della spesa per l’intervento. Purtroppo la diretta prevista con radio Veronica di Torino(che ci segue ormai da anni!) per cui mio fratello Gian Carlo si era attivato non può essere fatta per problemi di connessione, nella foresta non ci sono ripetitori e rimane quella fatta ad Abidjan.

Yamoussoukro,Basilica Nostra Signora della Pace Costa d’Avorio

Il giorno successivo ritorniamo a Conakry, in attesa del volo notturno chiamo il dott. Abbass del Ministero della Salute che ci aveva aiutato lo scorso anno ed anche in questo viaggio. Un’ultima serata in ristorante in terra d’Africa in sua compagnia ci fa chiudere questo viaggio ricco di avventure, imprevisti, sensazioni ed emozioni così diverse ma che credo ci hanno lasciato dentro qualche cosa che ci rimarrà per sempre. Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato al viaggio da Bruno a Piero ed a Luciano che ha portato a termine il suo compito in modo impareggiabile, non potevo scegliere persona migliore, ha deciso con la moglie di adottare a distanza un bambino del villaggio. Mi hanno sopportato per tutti questi 20 giorni, ed io ho sopportato loro! Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato con materiale e con denaro, a mia moglie Ivana che ho stressato per mesi per la preparazione, a suor Rosanna che ci ha accompagnati per 2 giorni ad Abidjan, ai salesiani che ci hanno accolto, a padre Jerome, a Riccardo e Daniela, a mio fratello Gian Carlo, a Silvana di Castino, ai giornalisti che ci hanno seguito con i loro articoli.

I bambini di strada dai salesiani ad Abidjan.Costa d’Avorio


Galleria fotografica

Wikivoyage

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Fonti


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Note

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February 17, 2014

Copilota dirotta volo Ethiopian Airlines

Copilota dirotta volo Ethiopian Airlines

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17 febbraio 2014

Il Boeing 767-300ER di Ethiopian Airlines dirottato

Il volo Ethiopian Airlines 702 era partito dall’Aeroporto di Addis Abeba-Bole, in Etiopia, con arrivo previsto all’Aeroporto di Roma-Fiumicino e successivamente all’Aeroporto di Milano-Malpensa, in Italia, il 17 febbraio 2014. Il volo è stato dirottato dal copilota disarmato, chiudendo fuori dalla cabina il pilota mentre si trovava nei cieli del Sudan sulla rotta tra Addis Abeba e Roma.

Incidente[]

Il volo Ethiopian Airlines 702 programmato con partenza dall’Aeroporto di Addis Abeba-Bole alle ore 00:30 (UTC+3) il 17 febbraio 2014.[1] L’aereo ha iniziato a mettere il primo transponder code 7500 (che significa dirottamento aereo) mentre sorvolava i cieli a nord del Sudan.[2] Mentre il pilota era fuori dalla cabina di pilotaggio per recarsi alla toilette, il copilota ha chiuso e bloccato la cabina di pilotaggio continuando a pilotare l’aereo.[3] Il volo sarebbe dovuto atterrare all’Aeroporto di Roma-Fiumicino alle ore 04:40 (UTC+1), da dove sarebbe dovuto poi ripartire alla volta dell’Aeroporto di Milano-Malpensa, ma il volo è proseguito senza sosta con l’intenzione di raggiungere l’Aeroporto di Ginevra-Cointrin.[4] Scortato dall’ingresso nello spazio aereo italiano dall’Aeronautica Militare, è stato poi preso in consegna dall’Armée de l’air con l’ingresso nello spazio aereo francese. Il copilota ha comunicato alla torre di controllo dell’Aeroporto di Ginevra-Cointrin l’intenzione di avanzare richiesta di asilo politico in Svizzera. Durante la conversazione, l’aereo effettua diverse volte su Ginevra.[5]

Alle 06:02 (UTC+1) l’aereo atterrà presso l’Aeroporto di Ginevra-Cointrin con circa 10 minuti residui di carburate e un motore spento. Il copilota esce dall’aereo calandosi lungo una corda gettata dal finestrino in cabina di pilotaggio, mentre gli altri passeggeri e membri dell’equipaggio sono stati fatti scendere dalla polizia svizzera dall’aereo con le mani dietro la testa per motivi di sicurezza. Durante l’operazione, l’Aeroporto di Ginevra è stato chiuso.[6]

Tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio sono rimasti illesi.[6]

L’attentatore[]

Il copilota dirottatore è un cittadino etiope di 30 anni. Ha chiesto asilo politico in Svizzera dichiarando di non trovarsi bene in Etiopia; le autorità svizzere lo hanno arrestato.[7]


Note[]

  1. «Ethiopian Airlines flight ET-702 of 17 febbraio 2014», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  2. «Hijacked Ethiopian plane probably flown to Switzerland for asylum», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  3. «Ethiopian Airlines hijacker was co-pilot», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  4. Ethiopian Airlines hijack: Co-pilot took control of plane. 17 febbraio 2014, ultimo aggiornamento alle 08:42 UTC. URL consultato il 17 febbraio 2014.
  5. Hijacker arrested after Ethiopian Airlines flight forced to land in Geneva. URL consultato il 17 febbraio 2014.
  6. 6,0 6,1 BREAKING: Hijacked Ethiopian Airlines Flight 702 From Addis Ababa To Rome Lands In Geneva; Airport Shuts Down, Passengers And Crew Safe, Airline Claims
  7. Swiss confirm Ethiopian plane hijack, BBC News, 17 febbraio 2014, ultimo aggiornamento alle 01:44 ET.
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in quanto importato da Wikipedia.
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December 23, 2013

Calcio: il Bayern Monaco vince il mondiale per club

Calcio: il Bayern Monaco vince il mondiale per club

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Marrakech, lunedì 23 dicembre 2013

Alla guida del Barcellona Pep Guardiola aveva già vinto per due volte il mondiale per club

Il Bayern Monaco ha vinto il mondiale per club. I tedeschi, campioni d’Europa in carica e guidati in panchina da Pep Guardiola, hanno sconfitto in finale, con il punteggio di 2-0, i padroni di casa del Raja Casablanca (il torneo è stato ospitato quest’anno dal Marocco), e sono così saliti sul tetto del mondo per la terza volta nella loro storia, dopo i due successi ottenuti in Coppa Intercontinentale nel 1976 e nel 2001.

Resoconto della competizione[]

La competizione, organizzata dalla FIFA, si è svolta nell’arco di undici giorni, tra l’11 e il 21 dicembre, e ha visto la partecipazione di sette squadre, le sei vincitrici dei rispettivi tornei continentali più il team campione nazionale del paese ospitante.

L’11 dicembre, nella gara di apertura, il Raja Casablanca, vincitore del campionato marocchino, ha sconfitto i campioni d’Oceania dell’Auckland City per 2-1, conquistando l’accesso alla fase successiva del torneo. Nella giornata del 14 dicembre i campioni d’Asia, i cinesi del Guangzhou Evergrande allenati da Marcello Lippi, hanno quindi inflitto un 2-0 ai campioni africani dell’Al-Ahly. Il Raja Casablanca ha invece sconfitto il Monterrey campione del Nordamerica per 2-1. Le due squadre hanno così avuto accesso alle semifinali, andando a sfidare rispettivamente i tedeschi del Bayern Monaco e i brasiliani dell’Atlético Mineiro.

Tra il 17 e il 18 dicembre si sono giocate le semifinali: i tedeschi del Bayern Monaco si sono sbarazzati agevolmente del Guangzhou Evergrande con un netto 3-0. Nella giornata seguente i marocchini del Raja Casablanca hanno superato l’Atlético Mineiro di Ronaldinho per 3-1, nonostante i brasiliani fossero la squadra favorita alla vigilia del match in qualità di campioni del Sudamerica in carica. Sempre nella giornata del 18 dicembre si è giocata la finale per il quinto posto tra Al-Ahly e Monterrey: l’incontro, vinto 5-1 dai messicani, ha visto protagonista César Delgado, autore di una doppietta.

Il 21 dicembre, alle 17:30, si è giocata la finale per il terzo posto tra Guangzhou Evergrande e Atlético Mineiro: i brasiliani, passati in vantaggio nei primi minuti, hanno inizialmente subito la rimonta avversaria (2-1), prima di ribaltare il punteggio e imporsi nei minuti finali per 2-3. Alle 20:30 dello stesso giorno è iniziata anche la finalissima tra Bayern Monaco e Raja Casablanca. I tedeschi, passati in vantaggio dopo sette minuti con Dante, hanno raddoppiato al 22′ del primo tempo con una rete di Thiago Alcántara. La partita si è chiusa sul 2-0, e i bavaresi hanno così potuto alzare al cielo la loro prima Coppa del mondo per club, completando una stagione trionfale che li ha visti imporsi anche in Bundesliga, Coppa di Germania, UEFA Champions League e Supercoppa UEFA.

I migliori marcatori della manifestazione sono stati Delgado (Monterrey), Conca (Guangzhou), Ronaldinho (Atlético Mineiro) e Iajour (Raja Casablanca), ognuno con 2 gol. Frank Ribéry del Bayern è stato invece nominato miglior giocatore della competizione.


Fonti[]

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Coppa del mondo per club FIFA 2013.

  • «Riepilogo»Soccerway.com, 21 dicembre 2013

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December 7, 2013

È morto Nelson Mandela

È morto Nelson Mandela – Wikinotizie

È morto Nelson Mandela

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Johannesburg, sabato 7 dicembre 2013

Nelson Mandela, detto amichevolmente Madiba dai sostenitori.

Giovedì 5 dicembre è scomparso Nelson Mandela, primo presidente sudafricano ad essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993. Aveva 95 anni.

Nato nel 1918 a Mvezo da una famiglia di etnia Xhosa, dopo la scuola metodista si iscrisse all’Università di Fort Hare per poi trasferirsi a Johannesburg, dove studiò legge all’Università del Witwatersrand, frequentando militanti e dirigenti del primo partito fondato dai neri in Sudafrica (1912), l’African National Congress (ANC). La vittoria del partito razzista “Fronte nazionale” nelle elezioni del 1948 radicalizza le sue posizioni. Nel 1952 aprì il primo studio legale gestito da neri in Sudafrica insieme a Oliver Tambo nel centro di Johannesburg.

Nel dicembre del 1956 venne arrestato con l’accusa di tradimento in un processo che si concluderà cinque anni dopo, con l’assoluzione. Nello stesso anno fondò il braccio armato dell’ANC, la “Lancia della Nazione”. Nel 1962 venne arrestato e condannato a cinque anni di prigione per attività sovversive ed espatrio illegale al rientro da una lunga missione in Africa e Europa. Nel 1964 fu condannato ai lavori forzati a vita al processo di Rivonia e trasferito nel carcere di Robben Island, al largo di Città del Capo, dove passò diciotto dei suoi ventisette anni di prigione. Si laureò in legge per corrispondenza all’Università di Londra. In prigione la sua fama e la sua popolarità aumentarono tanto da portarlo a diventare il simbolo della lotta al regime razzista.

Nel 1982 venne trasferito nella prigione di Pollsmoor. Tre anni più tardi Mandela rifiutò la proposta del presidente Botha, che gli offrì la libertà in cambio alla rinuncia incondizionata alla violenza. Nel 1988 fu trasferito nella prigione di Victor Verster (Città del Capo), dove le condizioni di detenzione migliorarono. Nel 1989 Botha venne sostituito alla presidenza da Frederik Willem de Klerk, che il 2 febbraio 1990 annunciò la liberazione di Mandela. Eletto presidente dell’ANC, Madiba iniziò un difficile periodo di negoziato col governo di De Klerk, che proseguì per quattro anni. Nel 1993 ricevette il Nobel per la pace insieme allo stesso De Klerk e il 27 aprile 1994 L’ANC vinse col 62% le prime elezioni multirazziali nella storia del Sudafrica: Mandela divenne il primo presidente nero del suo Paese.

Dopo il 1999 l’anziano leader aveva continuato a spendere le sue energie e il suo nome per numerose cause umanitarie. Nel 2004 aveva annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica per dedicarsi alla famiglia. Nel novembre 2009, l’ONU ha proclamato il 18 luglio “Mandela day”.

Intorno alle 20:50 del 5 dicembre 2013, Nelson Mandela si è spento nella sua casa a Johannesburg.


Fonti[]

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Nelson Mandela.

Wikiquote

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October 3, 2013

Tragedia a Lampedusa: centinaia di vittime

Tragedia a Lampedusa: centinaia di vittime

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giovedì 3 ottobre 2013

Un barcone di migranti è naufragato oggi al largo della costa dell’isola dei Conigli, presso Lampedusa. Le prime stime erano di un centinaio di morti, al 18 ottobre risultano 366 morti accertati e si stimano ancora circa 20 dispersi.[1] I superstiti, 155 in totale, sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina.[2] Per questo motivo il Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini hanno subito detto che tutte le nostri attuali leggi sull’immigrazione devono essere cambiate, in primo piano, la legge Bossi-Fini, che crea il reato di immigrazione clandestina.

La dinamica

L’Isola dei Conigli, al largo della quale è avvenuto il naufragio

L’imbarcazione, un peschereccio salpato dal porto libico di Misurata l’1 ottobre 2013, con a bordo migranti provenienti dal Ghana, dall’Eritrea e dalla Somalia,[3] è arrivata a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane, quando qualcuno tra i migranti ha acceso un fuoco per segnalare la presenza del barcone e ricevere soccorso. La presenza di benzina sul ponte dell’imbarcazione ha fatto divampare l’incendio e un eccessivo sbilanciamento della barca, dato dall’elevato numero di persone a bordo in panico per il fuoco, ha causato il ribaltamento della stessa. A segnalare per primi l’accaduto sono stati due pescherecci alle 7:20 locali.

Le reazioni

Papa Francesco ha chiesto, per mezzo di un tweet, di pregare per le vittime, successivamente durante un incontro ha dichiarato la propria indignazione per quanto avvenuto affermando come sia stata una vergogna.[4] Il 4 ottobre, festa di San Francesco, Papa Bergoglio si è recato ad Assisi, dove, oltre ad aver pregato sulla tomba del Patrono d’Italia ed aver incontrato il Premier Enrico Letta, ha nuovamente ricordato il lutto per le vittime.[5]

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato di strage di innocenti, invocando l’interessamento dell’Unione Europea a questi fatti.[6] Messaggi di cordoglio sono giunti anche dalle più alte cariche dello Stato, ed è stata proclamata una giornata di lutto nazionale per il 4 ottobre 2013.[7]

Aggiornamenti


Fonti

Note

  1. Vedi #Aggiornamenti per seguire l’evoluzione della conta delle vittime.
  2. (5 ottobre 2013) La strage di Lampedusa, polemica sui soccorsi. Indagati i migranti nel giorno della commozione. Corriere della Sera.
  3. (3 ottobre 2013) Immigrati: naufragio Lampedusa, su barcone eritrei somali e ghanesi. Adnkronos.
  4. (3 ottobre 2013) Bergoglio: “Bisogna fermare le stragi in mare, una vergogna”. Vatican Insider.
  5. (4 ottobre 2013) Papa Francesco ad Assisi: “Prego sulla tomba di chi si spogliò di sé”. La Repubblica.
  6. (3 ottobre 2013) Lampedusa: Napolitano, servono azioni Ue. ANSA.
  7. (4 ottobre 2013) Lampedusa, ricerche sospese. Napolitano: politiche per asilo. Sky TG 24.
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in quanto importato da Wikipedia.

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Nigeria: 16 morti in incidente aereo

Nigeria: 16 morti in incidente aereo – Wikinotizie

Nigeria: 16 morti in incidente aereo

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giovedì 3 ottobre 2013

Il velivolo rimasto distrutto nell’incidente, fotografato nel 2008.

Lagos, Nigeria: alle 09:32 (CEST) ora locale, il Volo Associated Aviation SCD-361 precipita in fase di decollo con 21 persone a bordo tra passeggeri e membri dell’equipaggio[1], le cause sono ancora in corso di accertamento.

Il volo, operato dalla compagnia aerea Associated Aviation con l’Embraer 120RT Brasilia immatricolato 5N-BJY, era in partenza dall’Aeroporto Internazionale Murtala Muhammed con destinazione l’Aeroporto di Akure. Doveva riportare la salma di Olusegun Agagu, ex ministro dell’aviazione nigeriana e 15º governatore dello stato federato di Ondo, deceduto il precedente 13 settembre.[2]

Nell’impatto a terra, dei ventuno occupanti, tra cui i sette membri dell’equipaggio, solo cinque risultano sopravvissuti allo schianto.[1]


Fonti[]

Note[]

  1. 1,0 1,1 [EN] PHOTONEWS: More Crash Photos And List Of Survivors And Dead in Sahara Reporters. http://saharareporters.com/, 4 ottobre 2013. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  2. [EN] Associated Aviation Embraer 120 plane crash at Lagos in Aviation Safety Network. http://aviation-safety.net/index.php. URL consultato il 4 ottobre 2013.

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August 26, 2013

Viaggio umanitario del CIS in Guinea

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Viaggio umanitario del CIS in Guinea

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lunedì 26 agosto 2013

Resoconto del 3 febbraio 2013 a cura di Pier Luigi B. Presidente del CIS.

Mauritania Deserto

Il CIS (Cooperazione Italiana Solidarietà) riparte. Acquistata l’ambulanza e caricata di materiale sanitario insieme a Bruno, Piero e Marzio ci imbarchiamo al porto di Genova e dopo due giorni di ottima navigazione con tempo splendido anche se freddo (siamo partiti il 12 gennaio!) si arriva a Tangeri, ridente città marocchina sullo stretto di Gibilterra con un nuovissimo e funzionale porto che ci accoglie la sera con una temperatura mite. Stranamente in meno di un’ora sbrighiamo le pratiche doganali ed iniziamo il viaggio via terra che ci porterà attraverso il Marocco, l’ex Sahara Occidentale diventato ora una regione del Marocco, la Mauritania, il Senegal fino in Guinea.

Mauritania strada per Nouakchott

Dopo esserci alternati alla guida per quasi l’intera notte in prima mattinata ci godiamo un buon tè alla menta alla periferia di Agadir al termine dell’autostrada. Pranzo al sacco con le ottime provviste di Bruno incaricato del vettovagliamento, mangiamo anche le sue piccole ma saporite mele del Monferrato, purtroppo il vino che ho portato non lo beviamo per la promessa fatta alla partenza di aprirlo solamente al termine del viaggio, eccetto Marzio che su questo punto si rimangia subito la promessa. Pernottamento e cena in un piccolo albergo a Tarfaya ed all’alba si riparte con arrivo in tarda mattinata alla frontiera con la Mauritania. Breve insabbiamento nella critica terra di nessuno ed in serata arriviamo alla missione di padre Jerome a Nouadhibou.

Il mattino successivo Marzio decide di fermarsi per completare le pratiche per un eventuale intervento di neurochirurgia ad una bimba che abbiamo incontrato nella missione e che soffre di una grave malformazione congenita al cervello. Piero cerca di ammutinarsi dicendo che vuole fermarsi ancora lì, ma dopo la mia ferma decisione di ripartire, a malincuore ci segue ed in serata siamo a Nouakchott, capitale della Mauritania, dopo esserci goduti strada facendo uno stupendo tramonto sul deserto con riflessi dorati a sfumature rosee sulle dune.

Il giorno successivo arriviamo a Rosso, caotica città di confine con il Senegal sul fiume omonimo. Traghettiamo dopo 7-8 ore di attesa ma ormai ci siamo abituati a questi tempi africani. Qualche ora dopo arriviamo a Saint Louis, antica capitale del Senegal di chiaro stampo francese, che conserva un fascino ottocentesco con il ponte in ferro costruito dall’ingegner Eiffel, lo stesso della torre. Ci fermiamo in un albergo dell’epoca coloniale prospiciente il ponte. Ogni oggetto è ricco di storia che ci riporta indietro di 150 anni. Ai muri sono appesi antichi trofei di caccia grossa accanto a quadri che incorniciano ingialliti documenti d’epoca.

Termitaio in Guinea arrivando dal Senegal

Il mattino successivo un buon cappuccino ci rimette subito in sesto per riprendere il viaggio fino a Dakar dove una allegra festa alla missione don Bosco ci rilassa scambiando quattro chiacchiere a tavola con ospiti locali. Non abbiamo neppure il tempo di salutare i numerosi amici senegalesi perché la mattina successiva dobbiamo arrivare alla missione di padre Feliciano a Tambacounda, nell’est del Senegal, pare una delle città più calde del Paese!

Formicai vicino Koundara.Guinea

All’alba del giorno successivo ripartiamo per la Guinea che raggiungiamo nel primo pomeriggio. L’ambulanza viene fermata alla dogana di Koundara in attesa di informazioni dal Ministero. Il mattino successivo ripartiamo con un doganiere a bordo. La strada asfaltata termina dopo pochi chilometri e si entra quindi nella foresta con strada sterrata di color rossiccio. Ci separano circa 1000 km dalla capitale Conakry dove dobbiamo arrivare per consegnare l’ambulanza ed il materiale all’ospedale pubblico. Durante il tragitto incontriamo rarissimi autocarri e dobbiamo aiutare l’autista di un furgone in panne caricandoci le numerose taniche di benzina ed altro materiale. Con quel caldo opprimente nell’ambulanza si avverte solo odore di benzina! Nella notte si arriva a Boké completamente ricoperti da terra rossa, ma contenti per aver potuto tenere un collegamento con una radio di Torino che ci segue nel viaggio grazie all’interessamento di mio fratello Gian Carlo. Nel piccolo albergo l’acqua della doccia scende con il contagocce ma almeno con un po’ di pazienza possiamo toglierci tutta la polvere.

Alla Maison des enfants a Sobanè in Guinea

Il mattino seguente dopo aver attraversato numerosi villaggi, alcuni di mattoni, altri di paglia arriviamo nella capitale Conakry, che ci sommerge con il suo caos e smog. Lasciamo l’ambulanza in dogana, iniziamo le pratiche per lo sdoganamento ed incontriamo un angelo custode ad un ufficio ministeriale che ci prende in consegna e non ci molla per due giorni fino al termine della lunga procedura burocratica che sembra non finire mai.

Rientrati in possesso dell’ambulanza ed opportunamente lavata la consegnamo al principale ospedale della città. Siamo quindi ricevuti dalla moglie del presidente della Repubblica, che ci ringrazia meravigliata per l’ottimo mezzo. Ci dice che è la prima ambulanza che ricevono.

Il giorno dopo andiamo a vedere un sogno realizzato. Nel cuore della foresta in riva al mare, l’oceano Atlantico, sorge un villaggio di 450 orfani che ricevono un pasto caldo, un’educazione con scuole professionali sia per bambini che bambine e soprattutto tanto amore ed affetto. Riccardo ex orfano e sua moglie Daniela da dieci anni si sono trasferiti da Brescia fino qui a Boffa per realizzare il sogno di Riccardo: restituire quanto ricevuto! Siamo stati due giorni a contatto con questa eccezionale coppia ed è impossibile non venirne contagiati. Ho visitato oltre 140 bambini in ottime condizioni di salute. Abbiamo dato loro quanto ci rimaneva del nostro denaro con la promessa, ritornati a casa di concretizzare un aiuto per questi bambini. Il villaggio completamente fatto da volontari italiani ha un ordine ed una pulizia esemplari: utilizza pannelli solari ed è autonomo in tutto, possiede una barca da pesca, un campo di riso (che però non è sufficiente a sfamare tutti questi voraci bambini!) ed acqua corrente. Al mattino c’è persino l’alzabandiera con tanto di inno.

Al ritorno a Dakar visito la bambina che avevo fatto operare al cuore mesi prima. La piccola che ora ha sei anni mi corre incontro felice, non finisce più di parlare, adesso è serena così come i suoi genitori. Visito un’altra bambina con malformazione al cuore e mi impegno a farla operare in Italia. Breve visita in ambasciata per consegnare un ricordo dell’Associazione Nazionale Alpini di Asti e per predisporre le pratiche per l’intervento della piccola. Il segretario ci rimprovera bonariamente perché ci aveva sconsigliato il viaggio via terra per le criticità dell’attraversamento dell’ex Sahara Occidentale, della Mauritania e per l’entrata in Guinea, perché pare che nei pressi della frontiera qualche mese prima turisti italiani siano stati depredati di quanto avevano! Qualche buona bottiglia di moscato di Canelli migliora il clima della conversazione. Questo non è il solito turismo e ti lascia sempre qualche cosa dentro!

Tramonto sul deserto in Mauritania

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Fonti


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June 4, 2013

Viaggio umanitario del CIS in Senegal e Mali

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Viaggio umanitario del CIS in Senegal e Mali

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martedì 4 giugno 2013

Senegal.Isola di Gorè (degli schiavi)

18 Maggio 2012

Il viaggio del CIS (Cooperazione italiana solidarietà) per portare un’ambulanza all’ospedale di Kità in Malì è terminato e siamo rientrati a casa.

Carlo, Piero ed io[1] eravamo partiti a fine Aprile dopo un ennesimo rinvio per il colpo di stato ma avevamo deciso di fermarci alla dogana e di consegnare il mezzo a Yacouba, l’amico maliano che l’avrebbe guidata fino a Kità. Sdoganata l’ambulanza al porto di Dakar in Senegal comincia qui il viaggio via terra attraverso una delle zone più suggestive di questo bellissimo stato africano che pur tra mille problemi sembra non abbia dimenticato la voglia di vivere e divertirsi. In spiaggia tantissimi giovani praticano sport e non ti infastidiscono minimamente, dell’Italia ricordano il nome delle squadre più famose; per le strade è rarissimo incontrare coppie di giovani in atteggiamenti disinvolti come è raro vedere fumatori.

Dakar.Insegnamento del Corano

La capitale Dakar è immersa in un traffico caotico con una miriade di taxi giallo neri quasi tutti con la carrozzeria ricoperta da bolli. I salesiani come sempre sono contenti di ospitarci e partecipiamo alla festa di don Bosco.

Al porto di Dakar

Lungo la strada che attraversa da ovest a est il Paese si incontra una moltitudine di gente a qualsiasi ora che cammina portando con sé qualche piccolo ortaggio o frutta da vendere al mercato. Siamo colpiti dal desolante spettacolo dei “bambini di strada” che i genitori affidano ad un precettore per l’insegnamento dell’Islam ma che in alcuni casi non si interessa neppure di procurar loro vitto ed alloggio.

Dopo un breve pernottamento dai salesiani di Tambacounda ci dirigiamo al confine con il Malì con apprensione perché abbiamo notizie di continui scontri fra i governativi e le truppe di guerriglieri che stanno poco per volta conquistando tutto il nord del Malì seminando terrore fra la popolazione; si parla di distruzioni di scuole, ospedali, chiese e strade.

Arrivati di prima mattina alla dogana ci rendiamo subito conto che nonostante tutto c’è una lunga fila di camion in attesa di essere sdoganati, incontriamo l’amico Yacouba ma dopo le prime ore di attesa ci viene detto che per pagare il dazio per importare il mezzo dobbiamo arrivare alla prima città (Kaies) oltre 100 km dalla frontiera, non c’è molto da scegliere e decidiamo di entrare nel Paese ma senza l’ambulanza che ci viene sequestrata in attesa del pagamento.

Dopo qualche ora di attesa, un rarissimo sgangherato taxi con 9 persone più una sul tetto in compagnia di un caprone ci porta a Kaies; partiamo che è quasi buio, attraversiamo una interminabile foresta di baobab ancora un po’ illuminata da qualche raggio di sole, dopo un rapido controllo ai cheek-point siamo in città che ci appare molto tranquilla, la gente affolla i bar ed i negozi che qui rimangono aperti fino a tardi; a giudicare da come si vive in questi posti pare strano che nella capitale a Bamakò ci sia il coprifuoco! La gente è molto cordiale e raramente parla del recentissimo colpo di stato.

Ci tranquillizza il fatto che la vita scorra regolarmente e ci gustiamo il buon pollo arrosto con patatine che ci viene servito non prima però di esserci lavati le mani in un piccolo catino con brocca d’acqua che ci viene offerto a tavola.

Il mattino successivo paghiamo il dazio pur avendo presentato il certificato di esenzione e ripartiamo con un pullman per Dakar per essere puntuali all’aereoporto per il rientro in Italia. Il viaggio è epico perché prendiamo posto fra bambini che piangono, ragazzi che cantano, mamme che allattano, vecchietti sdentati che mangiano un frutto, bagagli un po’ dappertutto, finestrini sigillati con aria condizionata non funzionante e temperatura di circa 45 gradi! Mi sembra di svenire, sono completamente madido di sudore, un passeggero pensa bene di aprire un finestrotto del tetto ed un getto di aria fastidiosa mi colpisce al petto. Tra le mille voci e pianti cerchiamo di prendere sonno ma invano, abbiamo finito le scorte di acqua ed aspettiamo con ansia di arrivare alla frontiera.

Durante il soggiorno a Dakar presso l’ambulatorio delle suore avevo visitato una bambina di 6 anni affetta da una grave malformazione cardiaca, alla mamma che mi supplicava ho promesso il mio aiuto. Dopo qualche mese e mille problemi burocratici sono riuscito a farla operare al Gaslini di Genova da un’ottima equipe che le ridà la vita; i colleghi temevano per la sopravvivenza della piccola perché normalmente in Italia questi casi vengono operati entro il primo anno di età. La mia Onlus è riuscita a pagare parte delle spese e sono raggiante quando vedo la piccola camminare e sorridere serena!

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  1. Pier Luigi B.

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