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August 18, 2016

L\’ONU sospende gli aiuti umanitari per la Siria

L’ONU sospende gli aiuti umanitari per la Siria

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giovedì 18 agosto 2016
I bombardamenti sulla Siria continuano senza sosta, così come i combattimenti a terra, ostacolando enormemente gli aiuti umanitari per i civili. In particolare nella zona di Aleppo non si riesce a mantenere più il contatto con le organizzazioni umanitarie.

L’inviato speciale dell’ONU, De Mistura, dichiara che: «In un mese, non un solo convoglio umanitario ha raggiunto le aree assediate.» e in conseguenza decide di sospendere tutti gli aiuti umanitari. La prossima settimana sarà anche riconvocata a Ginevra l’unità operativa per riorganizzare il piano di aiuti.

La ripresa degli aiuti ha al momento una sola condizione: la dichiarazione di una tregua di due giorni, in particolare ad Aleppo. Tale richiesta è già stata fatta in passato, ma è stata ignorata.

La Russia, secondo le dichiarazioni del ministro della difesa russo Igor Konashenkov, per il momento è favorevole alla tregua di 48 ore e ad impegnarsi per far passare in sicurezza gli aiuti, il tutto però a partire da settimana prossima. L’esercito russo si occuperebbe anche di accordarsi col governo siriano, in modo da coinvolgerlo e limitare al minimo i sospetti su secondi fini delle spedizioni umanitarie.


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November 11, 2010

Haiti: l\’epidemia di colera miete vittime, 643 i morti

Haiti: l’epidemia di colera miete vittime, 643 i morti

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giovedì 11 novembre 2010

Una veduta di Port-au-Prince devastata dal sisma del 12 gennaio

Novantanove morti in due giorni, 643 dall’inizio dell’epidemia. Il bilancio del colera nell’isola di Haiti, profondamente colpita dal terremoto che lo scorso gennaio uccise oltre duecentomila persone, continua a crescere in maniera esponenziale.

L’epidemia, che era iniziata nelle zone di campagna, si è rapidamente estesa a gran parte del territorio nazionale, fino a lambire la capitale Port-au-Prince, che vede già il primo decesso.

Gary Shaye, che coordina le operazioni per la ONG Save the Children ad Haiti, ha dichiarato: «Dallo scorso gennaio stiamo lavorando ininterrottamente per rispondere ai bisogni delle persone colpite dal terremoto e questo è servito fino ad oggi anche come barriera per il colera che aveva finora risparmiato Port-au-Prince. Ora la presenza del colera nella capitale complica gravemente una situazione già molto precaria. Più di un milione di persone nel paese vivono ancora accalcate nei campi e le comunità circostanti sono seriamente impoverite. L’ alta densità abitativa abbinata a condizioni igieniche largamente insufficienti sono un terreno fertile per la malattia».


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August 27, 2010

Il Pakistan in ginocchio per le alluvioni, almeno sette milioni gli sfollati

Il Pakistan in ginocchio per le alluvioni, almeno sette milioni gli sfollati

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venerdì 27 agosto 2010

Un’immagine ripresa da un elicottero dell’esercito statunitense mostra gli effetti delle alluvioni su un ponte in Pakistan (Courtesy of United States Army)

Il Pakistan, duramente colpito dalle alluvioni delle settimane scorse, si trova a fronteggiare una situazione che, già dai numeri forniti dalle numerose agenzie di stampa, appare catastrofica. Milleseicento morti, venti milioni di persone colpite e più di sette milioni di sfollati, questi i dati inquietanti che riassumono gli effetti di inondazioni che ancora continuano ad affliggere il paese.

Il portavoce italiano dell’Organizzazione per le Nazioni Unite, Maurizio Giuliano, ha dichiarato che «la situazione nel Sindh sta volgendo di male in peggio. L’Onu sta consegnando gli aiuti il più velocemente possibile, ma i danni provocati dalle alluvioni superano la nostra capacità di risposta».

Le città più colpite, tra le quali figurano Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro, nonché Thatta e Faqir Jogoth, sono state in gran parte evacuate su precisi ordini del governo di Islamabad, il quale ritiene fondamentale mettere al sicuro le centinaia di migliaia di persone che vivono in zone alluvionate o vicine ad argini la cui stabilità è messa a dura prova dalle incessanti precipitazioni.

Nel frattempo, gli Stati Uniti d’America hanno criticato il comportamento dell’esercito pakistano, tacciato di distribuire aiuti umanitari in sovramisura al fine di ottenere altro materiale dalla comunità internazionale, e di ostacolare il lavoro delle numerose ONG presenti sul territorio.


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February 11, 2009

Zimbabwe: Mugabe apre all’opposizione

mercoledì 11 febbraio 2009

Da oggi lo Zimbabwe ha un nuovo governo, formato dalla coalizione tra i partiti di Zanu-Pf di Robert Mugabe e l’Mdc di Morgan Tsvangirai, ai quali si aggiunge l gruppo Mdc-Mutambara.

Grazie al contributo di Kgalema Motlanthe, presidente del Sudafrica, si è giunti all’accordo che ha ottenuto 16 dei 31 ministeri, tra i quali quello delle Finanze, degli Esteri e dell’Economia e si è assicurato una decisiva presenza all’interno del Consiglio di sicurezza. Mugabe conserverà invece la carica di presidente e guida del Consiglio di sicurezza, mentre Tsvangirai sarà primo ministro.

Tsvangirai, parlando delle violenze: «Tutto questo da oggi deve finire. Non saremo più fratelli contro fratelli, nonostante abbiamo opinioni diverse».

Mugabe: «Tendo la mano dell’amicizia e della cooperazione, una cooperazione calorosa e solidale, al servizio del nostro grande paese, lo Zimbabwe. Se ieri eravamo degli avversari oggi puntiamo all’unità. È una vittoria per il paese. Abbiamo mostrato che siamo capaci di risolvere le nostre differenze con il negoziato e il compromesso. Ci dobbiamo servire di questa unità per trasformare le nostre spade in aratri».


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Zimbabwe: Mugabe apre all\’opposizione

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Zimbabwe: Mugabe apre all’opposizione

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mercoledì 11 febbraio 2009

Zimbabwe

Da oggi lo Zimbabwe ha un nuovo governo, formato dalla coalizione tra i partiti di Zanu-Pf di Robert Mugabe e l’Mdc di Morgan Tsvangirai, ai quali si aggiunge l gruppo Mdc-Mutambara.

Grazie al contributo di Kgalema Motlanthe, presidente del Sudafrica, si è giunti all’accordo che ha ottenuto 16 dei 31 ministeri, tra i quali quello delle Finanze, degli Esteri e dell’Economia e si è assicurato una decisiva presenza all’interno del Consiglio di sicurezza. Mugabe conserverà invece la carica di presidente e guida del Consiglio di sicurezza, mentre Tsvangirai sarà primo ministro.

Tsvangirai, parlando delle violenze: «Tutto questo da oggi deve finire. Non saremo più fratelli contro fratelli, nonostante abbiamo opinioni diverse».

Mugabe: «Tendo la mano dell’amicizia e della cooperazione, una cooperazione calorosa e solidale, al servizio del nostro grande paese, lo Zimbabwe. Se ieri eravamo degli avversari oggi puntiamo all’unità. È una vittoria per il paese. Abbiamo mostrato che siamo capaci di risolvere le nostre differenze con il negoziato e il compromesso. Ci dobbiamo servire di questa unità per trasformare le nostre spade in aratri».


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January 22, 2009

Zimbabwe: oltre 2.700 morti per colera

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Zimbabwe: oltre 2.700 morti per colera

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giovedì 22 gennaio 2009

Zimbabwe

Continua ad aggravarsi il bilancio dell’epidemia di colera che sta colpendo il paese africano dello Zimbabwe.

Nel paese governato dal presidente Robert Mugabe, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stimato la morte di 2.755 persone e il contagio di almeno 48.623.

Il colera è una malattia infettiva del tratto intestinale, caratterizzata dalla presenza di diarrea profusa e vomito, causata da un batterio Gram-negativo a forma di virgola, il Vibrio cholerae (identificato per la prima volta nel 1859 dall’anatomista italiano Filippo Pacini). Il nome deriva dal greco choléra, da cholé (= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo conseguente: la collera.


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December 19, 2008

Zimbabwe: 21 mila contagiati di colera e inflazione alle stelle

Zimbabwe: 21 mila contagiati di colera e inflazione alle stelle

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venerdì 19 dicembre 2008

Zimbabwe

L’epidemia di colera che sta martoriando il paese africano dello Zimbabwe è in continua espansione e minaccia di sconfinare nei paesi vicini.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) si sono registrati fino ad ora 1.123 decessi, mentre il contagio è vicino alla soglia delle 21.000 unità.

I dati peggiori giungono dalla capitale Harare, con 224 morti e 9.072 contagiati.

In contemporanea, per contrastare l’inflazione schizzata al 231.000.000% del PIL, la Banca centrale dello Zimbabwe ha introdotto una banconota da 10 miliardi di dollari zimbabweani, dal controvalore al mercato nero di circa 18 €.

Il presidente Robert Mugabe, invitato dalla comunità internazionale nei giorni scorsi a dimettersi, ha affermato: «Non svenderò mai il mio paese. Non mi arrenderò mai. Lo Zimbabwe è mio».


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December 6, 2008

Zimbabwe: Gordon Brown a Mugabe «Quando è troppo, è troppo»

Filed under: Africa,Cronaca,Emergenze umanitarie,Pubblicati,Zimbabwe — admin @ 5:00 am

sabato 6 dicembre 2008

Wikinotizie di oggi
6 dicembre
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Zimbabwe

Il primo ministro britannico [w:Gordon Brown|Gordon Brown]] ha invitato oggi la comunità internazionale dire a chiare lettere al presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe «Quando è troppo, è troppo».

Brown ha affermato che le la crisi alimentare ed l’epidemia di colera che stanno sconvolgendo lo Zimbabwe sono «un’emergenza internazionale», sulla quali è necessaria una risposta coordinata.

«Il governo nello Zimbabwe è ormai in rotta. Non è stato capace nè intenzionato a proteggere il proprio popolo. Dobbiamo stare insieme per difendere i diritti umani e la democrazia, e per dire con fermezza a Mugabe che quando è troppo, è troppo».

Brown affermato inoltre che «vi sono stati in stretti contatti con i leader africani per avere un’azione più incisiva al fine di dare al popolo dello Zimbabwe il governo che si merita». «Il popolo dello Zimbabwe ha votato per un futuro migliore, è nostro dovere sostenere tale aspirazione».

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Zimbabwe, Gordon Brown a Mugabe: «Quando è troppo, è troppo»

Zimbabwe, Gordon Brown a Mugabe: «Quando è troppo, è troppo»

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sabato 6 dicembre 2008

Zimbabwe

Il primo ministro britannico Gordon Brown ha invitato oggi la comunità internazionale a protestare contro il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Brown ha lapidariamente commentato: «Quando è troppo, è troppo».

Brown ha inoltre affermato che la crisi alimentare e l’epidemia di colera che stanno sconvolgendo lo Zimbabwe sono «un’emergenza internazionale», sulla quale è necessaria una risposta coordinata.

«Il governo nello Zimbabwe è ormai in rotta. Non è stato capace né intenzionato a proteggere il proprio popolo. Dobbiamo stare insieme per difendere i diritti umani e la democrazia, e per dire con fermezza a Mugabe che quando è troppo, è troppo».

Brown ha aggiunto: «Vi sono stati stretti contatti con i leader africani per avere un’azione più incisiva al fine di dare al popolo dello Zimbabwe il governo che si merita». «Il popolo dello Zimbabwe ha votato per un futuro migliore, è nostro dovere sostenere tale aspirazione».

Contemporaneamente oggi, allo scopo di combattere l’inflazione alle stelle, il governo dello Zimbabwe ha messo in circolazione una banconota da 200 milioni di dollari zimbabweani. Essa è la 28ª nuova emissione dall’inizio del 2008, ed ha un controvalore inferiore ai 28 €.

Già giovedì 4 erano state messe in circolo banconote da 100 e 50 milioni, imponendo però un limite di prelievo dalle banche di 100 milioni a settimana. Una pagnotta oggi in Zimbabwe costa 100.000 dollari locali.


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December 4, 2008

Zimbabwe: è allarme colera

Zimbabwe: è allarme colera – Wikinotizie

Zimbabwe: è allarme colera

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giovedì 4 dicembre 2008

Zimbabwe

Il governo dello Zimbabwe ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ha chiesto l’intervento internazionale per fronteggiare l’epidemia di colera attualmente presente nel paese. Il colera, in totale, ha fatto fino ad oggi almeno 565 vittime e i casi di infezione sono circa 12.545 tendenti ad aumentare.

Inizialmente l’epidemia sembrava essere stata messa sotto controllo, ma alla fine sono esplosi nuovi casi e la situazione è divenuta preoccupante. Nel paese mancano acqua e medicine ed anche gli alimenti scarseggiano.

Secondo il governo locale la causa è anche addebitabile alle sanzioni imposte dall’occidente alla nazione africana, mentre secondo altri osservatori la causa è da ricercarsi nel sistema di distribuzione dell’acqua potabile e nel collasso della rete fognaria della capitale Harare.

L’epidemia era già cominciata all’inizio dell’anno, ma solo da settembre si è estesa in nove delle dieci province del Paese ed ora c’è il pericolo che, dalle zone di frontiera, l’infezione si estenda anche verso il Sudafrica.


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