Moore presenta Sicko a Roma e loda la sanità italiana

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

venerdì 24 agosto 2007

Michael Moore

Il registra statunitense Michael Moore, vincitore di un Oscar per il documentario Bowling a Columbine, ha presentato a Roma il suo ultimo film, Sicko, che affronta il tema del sistema sanitario negli Stati Uniti.

Arrivato in ritardo di un ora alla conferenza stampa, presenta il suo nuovo film di denuncia, davanti gli occhi del ministro Livia Turco, che ha visto ed apprezzato la pellicola. Fa i complimenti al sistema sanitario italiano, ammettendo che presenta «delle lacune» ma afferma che «in America muori, se non hai i soldi per pagare». Aggiunge inoltre che nessun cittadino italiano è diventato un senzatetto per colpa delle spese sanitarie, mentre negli USA questo può accadere.

Michael Moore infatti mostra una classifica sulla salute nel mondo in cui l’Italia occupa il secondo posto e la vicina Francia il primo. Gli Stati Uniti si collocano al 36° posto, seguiti dalla Slovenia. La spiegazione secondo Moore è dovuta al fatto che nel suo paese «45 milioni di persone non hanno il diritto umano alla cura» mentre in Italia ci sono «lunghe liste d’attesa» tuttavia il regista evidenzia che «se è questione di vita e di morte» un italiano ha subito accesso alle cure necessarie.

In Italia il film di Moore verrà mostrato in anteprima al Quattro fontane preceduto da una introduzione di Sabina Guzzanti che il regista definisce «una sorella in un altro paese», lodando il suo film Viva Zapatero! e ipotizzando un tour insieme all’attrice.

Michael Moore condivide con la Guzzanti l’antipatia nei confronti dell’ex-premier Silvio Berlusconi che definisce «amico degli Usa» aggiungendo che «ha cercato di ridurre la rete di assistenza e sicurezza sociale, escludendo i meno abbienti” lasciando l’Italia “in una situazione non ottimale». Esorta quindi il governo attuale a prendere provvedimenti e a non seguire le politiche statunitensi.

Non risparmia neanche frecciate a Sarkozy e, sempre parlando della politica francese, afferma che «in America pensare a un candidato che si definisce socialista e ottiene il 46% dei voti è roba da manicomio», parlando della Royal.

Fonti