Napoli: donna segregata per 32 anni dal padre per simularne l’invalidità e riscuoterne la pensione

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Napoli, venerdì 15 ottobre 2010

Scorcio di Napoli, teatro dell’episodio di violenza familiare

Viene da Napoli una nuova storia di inaudita violenza consumatasi tra le mura domestiche.

Segregata in casa per 32 anni, legalmente interdetta, una donna napoletana di nome Anna Maria, è stata oggetto della violenza fisica e psicologica perpetrata dal padre aguzzino, che la colpiva regolarmente con calci e pugni, faceva ricadere su di lei un’inesistente colpa della morte di sua madre, e la costringeva a vivere in uno stato forzato di sporcizia e indigenza. Il motivo di tanta violenza? La volontà di simulare un’inesistente malattia mentale, nella prospettiva, effettivamente realizzatasi, di poter riscuotere la pensione accordata all’interdetta.

La storia si è protratta per decenni, senza che la vittima riuscisse a opporsi a tanta violenza, anche a causa del suo stato di interdizione legale. Solo dopo molti anni, la donna ha saputo trovare le forze e i mezzi per reagire: per raccogliere le prove delle violenze subite, si è servita anche di un registratore nascosto in un peluche.

Ha trovato quindi il coraggio di denunciare il suo aguzzino: il giudice tutelare la ha finalmente sottratta alla tutela paterna affidadola a una cooperativa no-profit. Sebbene attualmente ancora formalmente interdetta, la donna ha potuto così riappropriarsi di una sorta di vita autonoma: libera finalmente da violenze familiari, nel nuovo ambiente protetto Anna Maria può ora seguire corsi di formazione e dedicarsi anche alla scrittura di libri che, un giorno, nei suoi sogni, ella vorrebbe veder pubblicare.


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