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October 19, 2012

Beirut: scoppia autobomba, 8 morti e altri feriti

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venerdì 19 ottobre 2012

Il Libano

Poche ore fa, l’agenzia libanese Nna, ha informato che nel centro di Beirut, nel quartiere cristiano di Al-Ashafryeh, è esplosa un’autobomba che ha causato la morte di 8 persone, e di altrettanti feriti, circa un’ottantina. I testimoni hanno riferito che le vittime sono tutte civili. Questa è una storia di un quartiere andato in fumo, molti gli incendi, due gli edifici residenziali sulla via della distruzione. Lo scenario drammatico dell’esplosione, è stato assistito dalla vista da molti cittadini. L’attentato, è avvenuto nei pressi di piazza Sassin, dove ha sede il partito ultra-nazionalista della Falange. Secondo, il portavoce governativo e ministro dell’informazione Umran al Zobi, si tratta di un ingiustificabile attacco terroristico. Il deputato libanese dell’opposizione, Nihad Mashnuq, pensa che l’attacco sia stato compiuto dai siriani, per terrorizzare i libanesi. Questo avvenimento non ha dato pochi problemi all’intera città, poichè, nella zona orientale della capitale il traffico è letteralmente bloccato.


Fonti

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January 8, 2009

Medio Oriente, razzi provenienti dal Libano non rivendicati colpiscono il Nord di Israele

Medio Oriente, razzi provenienti dal Libano non rivendicati colpiscono il Nord di Israele

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giovedì 8 gennaio 2009

Un lanciarazzi Katyusha

Mentre continua la guerra nella Striscia di Gaza, il nord di Israele è stato colpito da tre razzi katyusha che, fortunatamente, non hanno provocato feriti. Uno dei razzi si era schiantato alle sette e trenta di questa mattina contro una casa per anziani in Galilea, nella cittadina di Dhayra.

Questo ennesimo attacco ha fatto allarmare la comunità internazionale, già in tensione per il conflitto a Gaza, anche se stamani Hezbollah, il “Partito di Dio” libanese, ha riferito in Parlamento annunciando che i razzi non sarebbero stati lanciati dalla loro organizzazione. La responsabilità sarebbe stata invece assegnata al Fronte Nazionale Palestinese che avrebbe lanciato i razzi dai campi profughi in Libano.


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December 26, 2008

Israele riapre i valichi. Razzi uccidono due bambine

Israele riapre i valichi. Razzi uccidono due bambine

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venerdì 26 dicembre 2008

Israele e territori palestinesi

Nella mattinata di oggi Israele, a seguito delle forti pressioni internazionali, ha concesso la riapertura dei valichi per la Striscia di Gaza con il fine di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.

Contemporaneamente il premier Ehud Olmert si è rivolto alla popolazione della Striscia: «Non permetteremo ad Hamas di continuare a sparare sui nostri cittadini. Ve lo posso dire, abbiamo la forza, abbiamo una forza enorme per fare cose devastanti. Continuo a trattenermi, a resistere agli appelli dicendo “aspettiamo, aspettiamo”».

Stamattina altri cinque razzi sono caduti su Israele, che si aggiungono agli oltre 200 piovuti nella scorsa settimana.

Un ordigno lanciato da Gaza verso il territorio israeliano è caduto per errore su una casa palestinese a Bet Lahiya, uccidendo due giovani sorelle di 5 e 13 anni. Un miliziano ferito dallo scoppio accidentale nei giorni scorsi, è stato portato oggi in Israele per cure mediche.

Dal Libano giunge invece la notizia del ritrovamento e smantellamento di una batteria di otto razzi puntata verso lo stato ebraico e scoperta dall’esercito libanese e dai caschi blu dell’Onu.

Secondo la portavoce dell’Unifil, Yasmina Bouziane, «I razzi erano puntati verso Israele e collegati a un timer».


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Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Israele.

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December 22, 2008

Israele: politica richiede una “difesa attiva” per destituire Hamas

lunedì 22 dicembre 2008

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22 dicembre
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La decisione di Hamas di non rinnovare la tregua e una trentina di razzi caduti da venerdì scorso sul Neghev e Sderot, hanno spinto la politica israeliana ad esprimersi duramente, con toni che presegiscono una prossima operazione di “difesa attiva”.

Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

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Israele: politica richiede una “difesa attiva” per destituire Hamas

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La decisione di Hamas di non rinnovare la tregua e una trentina di razzi caduti da venerdì scorso sul Neghev e Sderot, hanno spinto la politica israeliana ad esprimersi duramente, con toni che presegiscono una prossima operazione di “difesa attiva”.

Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Ayman Taha, un esponente di Hamas, ha invece affermato: «Noi non resteremo con le braccia incrociate davanti a un’aggressione israeliana. In quanto popolo sotto occupazione abbiamo il diritto di difenderci e di combattere il nemico con tutti i mezzi possibili, incluse le operazioni suicide».

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

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Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Ayman Taha, un esponente di Hamas, ha invece affermato: «Noi non resteremo con le braccia incrociate davanti a un’aggressione israeliana. In quanto popolo sotto occupazione abbiamo il diritto di difenderci e di combattere il nemico con tutti i mezzi possibili, incluse le operazioni suicide».

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

Nel pomeriggio di oggi è stata resa nota una tregua di 24 ore al lancio di razzi; essa è stata richiesta dall’Egitto ad Hamas e gruppi radicali armati palestinesi in cambio di aiuti. Teoricamente in vigore da ieri sera, è già stata violata in mattinata dal lancio di un qassam nel Neghev occidentale.

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Israele: politica richiede una “difesa attiva” per destituire Hamas

lunedì 22 dicembre 2008

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Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Ayman Taha, un esponente di Hamas, ha invece affermato: «Noi non resteremo con le braccia incrociate davanti a un’aggressione israeliana. In quanto popolo sotto occupazione abbiamo il diritto di difenderci e di combattere il nemico con tutti i mezzi possibili, incluse le operazioni suicide».

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

Nel pomeriggio di oggi è stata resa nota una tregua di 24 ore al lancio di razzi; essa è stata richiesta dall’Egitto ad Hamas e gruppi radicali armati palestinesi in cambio di aiuti. Teoricamente in vigore da ieri sera, è già stata violata in mattinata dal lancio di un qassam nel Neghev occidentale.

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Israele: politica richiede una \”difesa attiva\” per destituire Hamas

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Striscia di Gaza

La decisione di Hamas di non rinnovare la tregua e una trentina di razzi caduti da venerdì scorso sul Neghev e Sderot, hanno spinto la politica israeliana ad esprimersi duramente, con toni che presagiscono una prossima operazione di “difesa attiva”.

Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Ayman Taha, un esponente di Hamas, ha invece affermato: «Noi non resteremo con le braccia incrociate davanti a un’aggressione israeliana. In quanto popolo sotto occupazione abbiamo il diritto di difenderci e di combattere il nemico con tutti i mezzi possibili, incluse le operazioni suicide».

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

Nel pomeriggio di oggi è stata resa nota una tregua di 24 ore al lancio di razzi; essa è stata richiesta dall’Egitto ad Hamas e gruppi radicali armati palestinesi in cambio di aiuti. Teoricamente in vigore da ieri sera, è già stata violata in mattinata dal lancio di un qassam nel Neghev occidentale.


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Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

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Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

Nel pomeriggio di oggi è stata resa nota una tregua di 24 ore al lancio di razzi; essa è stata richiesta dall’Egitto ad Hamas e gruppi radicali armati palestinesi in cambio di aiuti. Teoricamente in vigore da ieri sera, è già stata violata in mattinata dal lancio di un qassam nel Neghev occidentale.

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Ieri il premier Ehud Olmert ha affermato: «Un governo responsabile non è mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie. Ho discusso la situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando».

Tzipi Livni, attualmente il Primo Ministro Designato: «Lo stato di Israele e l’esecutivo da me condotto avranno come obiettivo strategico il rovesciamento del governo di Gaza. I mezzi per arrivare a ciò devono essere militari, economici e diplomatici».

Anche Benjamin Netanyahu, del partito Likud, sostiene: «Dobbiamo passare dall’accettazione passiva del lancio di razzi sulle nostre città alla difesa attiva. Ormai è necessario. A termine non tollereremo più Hamas, una base iraniana vicina alle nostre città».

Le affermazioni di un attacco imminente sono rese più robuste dall’avvertimento fatto da Israele al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che tramite la sua ambasciatrice all’Onu, Gabriella Shalev, ha sostenuto che reagirà duramente ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza.

Questa mossa, congiuntamente a quella di convocare gli ambasciatori accreditati in Israele per informarli della situazione, ha come scopo la preparazione dell’opinione pubblica all’eventualità bellica.

Da Gaza un portavoce della Jihad Islamica palestinese ha rivendicato il lancio dei razzi, sostenendo che gli abitanti israeliani non avranno quiete fino a quando resteranno chiusi i valichi.

Ayman Taha, un esponente di Hamas, ha invece affermato: «Noi non resteremo con le braccia incrociate davanti a un’aggressione israeliana. In quanto popolo sotto occupazione abbiamo il diritto di difenderci e di combattere il nemico con tutti i mezzi possibili, incluse le operazioni suicide».

Contemporaneamente scritte di odio verso arabi sono comparsi sulla moschea di Giaffa, a Tel Aviv. Un precedente nel 2005, quando era stata gettata ingiuriosamente la testa di un maiale contro un luogo di culto islamico: il responsabile venne condannato a nove mesi di prigione.

Nel pomeriggio di oggi è stata resa nota una tregua di 24 ore al lancio di razzi; essa è stata richiesta dall’Egitto ad Hamas e gruppi radicali armati palestinesi in cambio di aiuti. Teoricamente in vigore da ieri sera, è già stata violata in mattinata dal lancio di un qassam nel Neghev occidentale.

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