Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Eritrea

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domenica 19 settembre 2010

Quest’anno la Onlus Cooperazione Internazionale Solidarietà Sanitaria (C.I.S.S.) ha effettuato un viaggio umanitario in Sudan ed Eritrea per trasportare materiale sanitario proveniente dall’ex ospedale di Asti per un ospedale eritreo.

Personale dell’ospedale Salam

La spedizione africana inizia a Khartoum in Sudan, presso l’ospedale Emergency “Salam” di Gino Strada, struttura decisamente all’avanguardia sul territorio. Pur trovandosi molto distante dal centro, in una zona periferica a sud della capitale, l’ospedale meraviglia per le soluzioni ultramoderne che permettono le attività sanitarie nel rispetto dell’ambiente: dei pannelli solari attivano un sistema di filtraggio e raffreddamento dell’aria polverosa del deserto, e tecnologie simili permettono lo svolgimento di delicate operazioni chirurgiche, ad esempio una sostituzione valvolare con circolazione extracorporea, intervento fra i più difficili, eppure, anche in Africa, dove pure le emergenze mediche sono all’ordine del giorno, si ritrova la medesima professionalità che nei Paesi sviluppati.

Pochi giorni dopo avviene la partenza per l’Eritrea: il viaggio è sconsigliato dalle autorità, specialmente nel tragitto che proprio dal Sudan porta all’Eritrea, via terra, tuttavia le persone come anche i militari si rivelano essere gentili e cordiali fino alla frontiera. L’attraversamento dei confini si rivela difficoltoso sia per il caldo sia per le infinite discussioni con le polizia di frontiera: l’arrivo sul suolo eritreo non è avvenuto che a notte calata, quando le strade sono chiuse, e pertanto è stato necessario fare una sosta nella cittadina di Tesseney, dove, sorprendentemente, è possibile trovare bar in cui si vende birra e che fungono da ritrovo per i giovani.

Sulle strade dell’Eritrea

Al mattino si riparte in direzione di Asmara con un minipullman. Le difficoltà burocratiche, tuttavia, non sono finite: a Barentù la spedizione è fermata ad un posto di blocco per diverse ore, prima di ricevere il visto per dirigersi finalmente ad Asmara. Le infrastrutture come strade, ferrovie e teleferica si rivelano essere quelle italiane, certo vecchie di decenni, ma tuttavia ancora funzionali.

Asmara si trova a circa 2400 metri sul livello del mare, ed è necessario che i pullman salgano la montagna. La scalata rivela una grande ricchezza di villaggi con casette in muratura e tetto in paglia, fiori multicolori ed allevamenti di capre, pecore, qualche cammello ed i consueti asinelli che tirano i carretti guidati da ragazzi, trasportando sacchetti di farina o cipolle rosse. Non mancano animali meno domestici, come i babbuini che sono spesso un ostacolo per le vetture. Anche la flora si rivela affascinante: gli eucalipti si alternano alle palme ed ai cactus giganti. Man mano che si sale, infatti, si perdono le temperature desertiche in favore di altre più primaverili.

L’arrivo ad Asmara avviene al calare della notte, fra bellissimi alberi ricoperti di fiori azzurri. Il mattino successivo la spedizione riesce anche a trovare un po’ di Italia rimasta in Eritrea: nel centro di Asmara c’è un bar chiamato “Impero” dove è possibile fare colazione con cappuccino e brioche. Non mancano neppure italiani, sia pure d’origine: un sarto di nome Giovanni Mazzola si è offerto di aiutare la spedizione a sbrigare le pratiche burocratiche che si riveleranno essere piuttosto gravose: infatti il Ministero della Salute ha bloccato il furgone della Iveco di Asti con gli aiuti al porto di Massawa.

Sono difficili gli spostamenti in Eritrea: non è possibile uscire da Asmara senza un permesso delle autorità, che viene consegnato solitamente dopo dieci giorni per i locali e ventiquattro ore per i turisti. Nonostante la burocrazia, però, è possibile trovare autentici gioielli dello sviluppo, come la scuola professionale di Dekemhare, gestita dai salesiani.

Due giorni dopo è la volta di Massawa, nel tentativo di sbloccare il furgone carico di materiale. La città riserva un’accoglienza fiabesca grazie ad i suoi edifici storici, ma la realtà si rivela essere più complicata: il carico imbarcato a Genova dalla compagnia di navigazione di Ignazio Messina cinquanta giorni prima della partenza non è ancora pronto per essere sbloccato e quindi utilizzato.

Il ritorno ad Asmara è più piacevole: presso la casa degli italiani, che è anche sede ANA, è possibile sia per gli italiani che per i locali godere di un po’ d’Italia. È possibile ad esempio trovare una trattoria dove è possibile mangiare spaghetti al dente, caso unico in Eritrea. L’ospitalità è ricambiata da una sincera ammirazione verso gli italiani, in particolare gli alpini, che si sono spesso contraddistinti per gli aiuti concreti e lo spirito umanitario che li contraddistingue al di là dell’immagine folkloristica ed un po’ guascone che spesso con essi si confonde.

Pochi giorni dopo il carico di strumenti sanitari, che comprende fra l’altro delle lampade per la sala operatoria dell’ex-ospedale di Asti, viene sbloccato ed è possibile completare la missione consegnando il tutto all’ospedale Orotta di Asmara. La spedizione ha anche concluso un gemellaggio fra l’ospedale Massaia di Asti e quello Orotta di Asmara grazie all’accordo con il direttore generale degli ospedali eritrei dottor Weldu.


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