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March 4, 2008

Ancora violenze in Kenya: almeno 13 morti

Ancora violenze in Kenya: almeno 13 morti

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martedì 4 marzo 2008

Crisi in Kenya 2008
  • Kenya: il paese sull’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti, 2 gennaio 2008
  • Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo, 3 gennaio 2008
  • Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime, 28 gennaio 2008
  • Kenya: Odinga invoca nuove elezioni, 28 gennaio 2008
  • Ancora violenze in Kenya: almeno 13 morti, 4 marzo 2008

Mappa del Kenya

Gli ennesimi scontri in Kenya avrebbero provocato almeno 13 morti. Si tratta dei primi scontri con vittime dopo l’accordo per la divisione del potere siglato dalle parti politiche la settimana scorsa, ma che probabilmente avrebbero come scintilla la divisione del territorio. All Africa riporta notizie raccapriccianti sui metodi di uccisione di queste persone: alcune sarebbero state bruciate vive, altre decapitate ed altre uccise a colpi di pistola. Una persona, presente sulla scena dei delitti, ha detto al quotidiano The Nation: «Mi sono nascosto dietro un enorme masso vicino casa mia, altrimenti sarei già stato ucciso». Fonti della polizia hanno riferito che 6 delle 13 vittime erano bambini, tuttalpiù ragazzi, e che quattro dei morti totali erano parenti di Fredrick Mbuya, un riservista della polizia.

La mattanza è avvenuta presso il Villaggio di Embaski, nella Rift Valley, a oltre 500 chilometri dalla capitale Nairobi, zona già teatro, nei mesi precedenti, di scontri sanguinari.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Violence in Kenya kills at least thirteen, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Kenya.

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January 28, 2008

Kenya: Odinga invoca nuove elezioni

Kenya: Odinga invoca nuove elezioni – Wikinotizie

Kenya: Odinga invoca nuove elezioni

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lunedì 28 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008
  • Kenya: il paese sull’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti, 2 gennaio 2008
  • Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo, 3 gennaio 2008
  • Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime, 28 gennaio 2008
  • Kenya: Odinga invoca nuove elezioni, 28 gennaio 2008
  • Ancora violenze in Kenya: almeno 13 morti, 4 marzo 2008

L’opposizione kenyana ha oggi chiesto al governo di indire nuove elezioni entro la fine di aprile, a seguito della contestazione di brogli.

Ha specificato infatti il segretario dell’Odm, il partito di Raila Odinga: «La rotta da seguire implicherà un accordo di transizione durante il quale potranno essere fatti preparativi seri per una nuova elezione del presidente secondo regole del gioco trasparenti e democratiche. Questo, per quanto riguarda le nostre condizioni, può essere fatto in meno di tre mesi».

Negativa la risposta del del portavoce del governo, Alfred Mutua: «Il governo non cederà mai al ricatto. La gente deve cessare di usare la violenza come forma di ricatto».

Intanto il vescovo Desmond Tutu (vincitore del Nobel per la pace nel 1984) si è fatto ambasciatore delle intenzioni del presidente Mwai Kibaki: questi non avrebbe espresso diniego a riguardo di una grande coalizione allargata fra le due fazioni. Più precisamente ha dichiarato: «Il presidente non è contrario alla formazione di coalizioni, ma chiaramente bisogna accettare che ci sia un’autorità di governo nel Paese» dopo essersi visto sia con Kibaki che con Odinga.

Nonostante ciò nella capitale Nairobi continuano le violenze: stanotte si è consumata l’ennesima sparatoria nella città.

Contro la regolarità del voto (tenutosi il 27 dicembre) si sono espressi numerosi osservatori ed esperti europei, trai quali il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, il quale ha detto: «Si dice che c’è una guerra etnica, sì, ma c’è anche una guerra per la democrazia. Le elezioni sono state truccate o no? Io lo penso, molti lo pensano».

Fonti

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Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime

Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime

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lunedì 28 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Continua a precipitare la situazione in Kenya. Questa volta il teatro degli episodi violenti è stata la città di Nakuro: per il momento si contano 64 morti, ma il numero probabilmente salirà. Si tratta per lo più di civili, alcuni uccisi nei modi più crudi ed efferati (si parla di persone lapidate o arse vive).

A questo si aggiungono le 30 vittime ritrovate nella vicina cittadina di Naivasha. Includendo gli oltre 90 corpi ritrovati in questi giorni, il bilancio sale a circa 900 morti coadiuvati da una cifra superiore a 250.000 sfollati. Numerosi anche i danni a cose od edifici.

Facendo un passo indietro, l’evento scatenante le battaglie è stata la contestata rielezione del presidente uscente Mwai Kibaki ai danni dell’oppositore Raila Odinga. La rivalità fra i sostenitori dell’uno o l’altro uomo politico è accentuata dalla appartenenza etnica dei due: il primo, Kibaki, fa parte dell’etnia Kikuyo, l’altro, Odinga, di quella Lwo, rispettivamente la prima e la seconda per diffusione nello stato africano. La contestazione di brogli ha infiammato gli animi dei Lwo, che hanno organizzato una manifestazione di protesta la quale è stata soffocata dalla Polizia.

Da qui ha preso inizio la terribile guerra civile che sta gettando nel baratro il Kenya.

Fonti

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January 3, 2008

Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo

Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo

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giovedì 3 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Dopo l’escalation di violenza in Kenya, il presidente Mwai Kibaki si è detto pronto al dialogo per far cessare le orrende violenze tra fazioni.

Intanto i leader dell’opposizione hanno optato per rinviare la manifestazione contro la rielezione di Kibaki: il corteo sfilerà comunque tra le strade di Nairobi (capitale keniota) l’8 gennaio 2008. Questo perché, come temuto, si sono susseguiti grossi incidenti durante i preparativi della protesta (non autorizzata dalla polizia, che ha allontanato con getti d’acqua e lacrimogeni chiunque tentasse di associarsi ai “ribelli”), incidenti che comunque non hanno causato altri morti. Questa situazione con alta probabilità sarebbe degenerata al clou della manifestazione, quando Raila Odinga si sarebbe dovuto unire alla folla: se la polizia lo avesse anche solo sfiorato ne sarebbe nata una violenta sparatoria che avrebbe a sua volta causato la perdita di molte vite.

Nonostante ciò la situazione non si può certo dire risolta: la tensione nell’aria è evidente e finora si son raggiunti i 350 morti e 100.000 sfollati: per risarcire a questi ultimi lo Stato dovrebbe spendere una somma equivalente a circa 5 milioni di euro.

Intanto migliaia di persone, per ripararsi dalle violenze, si sono chiuse nelle chiese: per questo si teme che i combattenti prendano di mira questi edifici e di conseguenza anche la discreta quantità di cristiani che vi si reca frequentemente. Questo è infatti accaduto proprio ieri nella cattedrale di Eldoret, costruzione alla quale è stato appiccato un tremendo incendio che ha mietuto 50 vittime comprese donne e bambini. I vescovi e sacerdoti del luogo si con rivolti alla Chiesa per chiedere aiuto.

E intanto resta sempre vivo il terrore che la situazioni si trasformi in quella vissuta negli anni ’90 in Ruanda, dove si è consumata una vera guerra civile tra etnie differenti, condita da spaventosi e cruenti massacri.

Fonti

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January 2, 2008

Kenya: il paese sull\’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti

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mercoledì 2 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Mwai Kibaki con George Bush

Dopo i primi tafferugli tra fazioni politiche la situazione in Kenya si sta velocemente aggravando: ormai il paese africano è sull’orlo della guerra civile. Il motivo della contesa è la rielezione del presidente uscente Mwai Kibaki: l’opposizione, capeggiata da Raila Odinga, contesta brogli elettorali e chiede il riesame dei risultati (richiesta accolta dall’Unione Europea).

Raila Odinga con Gordon Brown

Tuttavia gli scontri si stanno tramutando in una guerra fra due etnie: la prima e più diffusa è quella dei Kikuyo (tribù della quale fa parte il presidente), mentre l’altra è quella dei Luo (alla quale appartiene il leader degli oppositori).

Intanto, mentre per le strade l’ondata di violenza avanza, 50 persone (compresi molti bambini, tutti di etnia Kikuyo) sono morti arsi vivi durante un incendio appiccato in una chiesa di Eldoret, nell’estremo occidente del paese.

Il presidente del Ghana e dell’Unione Africana John Kufuor

Dopo questo episodio Kibaki ha dichiarato, riferendosi prima ad Odinga ed in seguito ai Luo, che «è lui che guida il tentativo di pulizia etnica. Tutti gli attacchi e le stragi sono venute da loro».

Il bilancio delle vittime nel frattempo si aggrava ora dopo ora: oltre 75.000 sfollati e 300 morti. La maggior parte degli sfollati sono individui in fuga dal proprio paese per cercare rifugio in Uganda.

Nonostante per il momento le zone turistiche siano state risparmiate dalle violente proteste, il capo dell’unità di crisi Elisabetta Belloni ha sconsigliato i viaggi turistici verso il tormentato paese africano, in quanto «Per quel che riguarda i turisti, adesso la situazione è tranquilla. Nei prossimi giorni, però, potrebbe aggravarsi». Ha aggiunto poi «In attesa che la situazione si chiarisca abbiamo contattato le associazioni di categoria e i tour operator per far fronte a eventuali rientri repentini».

Intanto il primo ministro della Gran Bretagna Gordon Brown ha chiesto all’Unione Africana di trattare per la riappacificazione tra le parti. La richiesta è stata rinnovata dal Ministro degli Esteri britannico David Miliband e dal Segretario di Stato statunitense, che fanno appello ai keniani di «far prova di spirito di compromesso».

Date queste richieste di mediazione, il presidente di turno dell’Unione Africana John Kufuor (Capo di Stato Ghanese), si sta dirigendo verso la capitale del Kenya per trovare una soluzione diplomatica alla contesa.

Bandiera del Kenya

Si è recentemente pronunciato riguardo la situazione in Kenya un missionario italiano attivo nel luogo, padre Alex Zanotelli. Ha dichiarato «La base degli scontri è soprattutto di carattere economico: la mia esperienza di molti anni di vita in Kenya, a Korogocho, mi fa escludere decisamente che si possa arrivare a scontri interreligiosi; l’intesa tra le differenti religioni, con l’eccezione di piccoli gruppi di integralisti, è stata sempre grande né gli islamici sono affatto coinvolti nelle vicende attuali: i kikuyu, l’etnia del presidente Kibaki, hanno una lunga storia di potere non solo politico, ma anche economico sin dai tempi di Kenyatta, poi continuata durante il regime di Moi; adesso i Luo, l’etnia di Raila Odinga, vogliono recuperare questo potere economico e certo non vorrebbero lasciarsi sfuggire l’elezione del presidente, che ritenevano a portata di mano. Credo che questa sia la ragione della violenza degli scontri, in un sistema paese che peraltro è violento per sua natura. Il problema è tipicamente interno e deve essere risolto internamente. La comunità internazionale potrebbe al massimo chiedere la ripetizione della consultazione elettorale. Questo mio è solo un tentativo di riflessione dall’esterno, sapendo peraltro che Raila Odinga ha sempre giocato la carta del personalismo. Mi auguro solo che questo contesto non sfoci in un clima da guerra civile».

Fonti

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