Il doppio centenario di Avezzano: terremoto e guerra

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venerdì 20 novembre 2015

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Convegno sul doppio centenario ad Avezzano

Monumento all’ex cimitero dei prigionieri austro-ungarici, romeni e degli imperi centrali

Un convegno sul doppio centenario del 1915, riguardante il terremoto di Avezzano del 13 gennaio e la grande guerra, si è svolto oggi presso la sala conferenze “Antonio Picchi” di villa Torlonia nel cuore della città. Il convegno, oltre ad aver richiamato nel capoluogo della Marsica le scolaresche di tutto il territorio, i rappresentanti istituzionali della città e i membri dell’istituzione del centenario del terremoto, ha visto la partecipazione dell’ambasciatrice della Romania in Italia, Dana Constantinescu e del presidente nazionale della Lega Navale Italiana, l’ammiraglio Romano Sauro, nipote diretto del patriota Nazario Sauro.

L’appuntamento ha messo in luce lo stretto legame che da sempre intercorre tra Italia e Romania. In particolare nel 1915 e per buona parte del 1916, quando circa 3.000 prigionieri romeni, su un totale di 18.000 appartenenti agli schieramenti militari degli imperi centrali, specificatamente degli austro-ungarici, furono imprigionati ad Avezzano nella località denominata “Concentramento” a cominciare dai mesi che seguirono il sisma, che il 15 gennaio del 1915 distrusse completamente la città e buona parte del suo circondario. Il campo di lavoro per i prigionieri fu istituito dal governo centrale per sopperire al vuoto generazionale che si venne a creare a causa della chiamata al fronte per i pochi giovani marsicani superstiti del sisma che furono così sottoposti ad un’ulteriore durissima prova. Lungo l’Isonzo e sul Carso perirono oltre 2.000 fanti originari di Avezzano e della Marsica.

I prigionieri del campo di concentramento di Avezzano si resero protagonisti della faticosa e volenterosa ricostruzione della città distrutta dal sisma con la realizzazione di numerose opere pubbliche: strade, edifici, pineta e rimboschimento del monte Salviano. In mattinata le autorità comunali e le associazioni di volontariato della città hanno inaugurato il restaurato monumento all’ex cimitero militare di via Piana. Nel 2007, a causa dell’espansione edilizia della città, si è proceduto alla riesumazione dei resti e con cerimonia ufficiale e solenne alla restituzione delle spoglie alle autorità estere.

Nel corso del 2015, oltre la memoria, hanno preso il via alcune iniziative culturali di riflessione ed incentrate sulla ricerca e sulla sicurezza. Oltre ad Avezzano sono state coinvolte, in particolar modo, le 37 municipalità della Marsica.

Il 13 gennaio del 1915 una scossa di magnitudo 7.0 della scala Richter e ancora dell’XI grado della scala Mercalli causò oltre 30.000 morti nella Marsica e nelle aree montane del centro Italia, in particolare in Abruzzo e nel Lazio. Epicentro del catastrofico sisma fu la città di Avezzano dove si contarono, su una popolazione di circa 13.000 abitanti, oltre 10.000 vittime per un totale dell’80% dei cittadini residenti. Dell’intera città rimasero in piedi poche abitazioni, l’unica che non fu abbattuta per il rischio crollo fu il villino del cementista bolognese Palazzi ancora esistente e regolarmente abitato.

100 anni dopo l’indicibile tragedia la città di Avezzano e la Marsica attuano nel corso del 2015 una serie d’iniziative volte al suffragio ed alla prevenzione e per celebrare la rinascita sociale e culturale dei propri luoghi. Il 15 gennaio, nella giornata in cui tradizionalmente vengono commemorate le vittime del sisma, in tutto il territorio della Marsica alle ore 07:52 hanno risuonato le campane per dare il via alle celebrazioni commemorative legate al centenario del sisma che si protraggono nel corso di tutto il 2015.

Tra le iniziative commemorative si segnala l’emissione del francobollo speciale del centenario da parte di Poste italiane, mentre l’istituto poligrafico e zecca dello Stato ha coniato la moneta con impressi i simboli della tragedia e della rinascita del territorio. L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha realizzato un documentario, in tre parti, dal titolo “Le radici spezzate: Marsica 1915 – 2015”, in cui è raccontato attraverso immagini e testimonianze il fenomeno della delocalizzazione, ovvero della ricostruzione in altri posti dei borghi montani distrutti dal sisma e che è stato impossibile ricostruire nei luoghi originari come Albe Vecchia, Frattura, Morino Vecchio e Sperone. L’INGV e la protezione civile hanno promosso nel corso dell’anno numerosi convegni scientifici in vari centri del territorio marsicano.

Tra gli eventi più suggestivi “La spirale della Memoria”, un lento cammino, durato 15 giorni, che ha permesso di ripercorrere i luoghi della tragedia e di offrire in un prezioso taccuino lo scambio di memorie attraverso i racconti di nonni e genitori e attraverso le rare e preziose fonti locali giornalistiche e culturali. Numerose anche le iniziative volte a favorire l’importanza della prevenzione. Nel centro di Avezzano sono state effettuate, attraverso l’attività di carotaggio, indagini geologiche al fine di analizzare i mutamenti del terreno e, con l’ausilio del piezometro, di monitorare i movimenti della faglia. Grazie a questi studi è stata realizzata la mappa della microzonizzazione sismica della città, mentre nei principali comuni del territorio sono stati presentati i piani intercomunali di protezione civile.

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Terremoto della Marsica del 1915.


Fonti[]