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January 28, 2008

Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime

Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime

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lunedì 28 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Continua a precipitare la situazione in Kenya. Questa volta il teatro degli episodi violenti è stata la città di Nakuro: per il momento si contano 64 morti, ma il numero probabilmente salirà. Si tratta per lo più di civili, alcuni uccisi nei modi più crudi ed efferati (si parla di persone lapidate o arse vive).

A questo si aggiungono le 30 vittime ritrovate nella vicina cittadina di Naivasha. Includendo gli oltre 90 corpi ritrovati in questi giorni, il bilancio sale a circa 900 morti coadiuvati da una cifra superiore a 250.000 sfollati. Numerosi anche i danni a cose od edifici.

Facendo un passo indietro, l’evento scatenante le battaglie è stata la contestata rielezione del presidente uscente Mwai Kibaki ai danni dell’oppositore Raila Odinga. La rivalità fra i sostenitori dell’uno o l’altro uomo politico è accentuata dalla appartenenza etnica dei due: il primo, Kibaki, fa parte dell’etnia Kikuyo, l’altro, Odinga, di quella Lwo, rispettivamente la prima e la seconda per diffusione nello stato africano. La contestazione di brogli ha infiammato gli animi dei Lwo, che hanno organizzato una manifestazione di protesta la quale è stata soffocata dalla Polizia.

Da qui ha preso inizio la terribile guerra civile che sta gettando nel baratro il Kenya.

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Kenya: Odinga invoca nuove elezioni

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Kenya: Odinga invoca nuove elezioni

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lunedì 28 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008
  • Kenya: il paese sull’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti, 2 gennaio 2008
  • Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo, 3 gennaio 2008
  • Kenya: continuano le violenze, 64 le vittime, 28 gennaio 2008
  • Kenya: Odinga invoca nuove elezioni, 28 gennaio 2008
  • Ancora violenze in Kenya: almeno 13 morti, 4 marzo 2008

L’opposizione kenyana ha oggi chiesto al governo di indire nuove elezioni entro la fine di aprile, a seguito della contestazione di brogli.

Ha specificato infatti il segretario dell’Odm, il partito di Raila Odinga: «La rotta da seguire implicherà un accordo di transizione durante il quale potranno essere fatti preparativi seri per una nuova elezione del presidente secondo regole del gioco trasparenti e democratiche. Questo, per quanto riguarda le nostre condizioni, può essere fatto in meno di tre mesi».

Negativa la risposta del del portavoce del governo, Alfred Mutua: «Il governo non cederà mai al ricatto. La gente deve cessare di usare la violenza come forma di ricatto».

Intanto il vescovo Desmond Tutu (vincitore del Nobel per la pace nel 1984) si è fatto ambasciatore delle intenzioni del presidente Mwai Kibaki: questi non avrebbe espresso diniego a riguardo di una grande coalizione allargata fra le due fazioni. Più precisamente ha dichiarato: «Il presidente non è contrario alla formazione di coalizioni, ma chiaramente bisogna accettare che ci sia un’autorità di governo nel Paese» dopo essersi visto sia con Kibaki che con Odinga.

Nonostante ciò nella capitale Nairobi continuano le violenze: stanotte si è consumata l’ennesima sparatoria nella città.

Contro la regolarità del voto (tenutosi il 27 dicembre) si sono espressi numerosi osservatori ed esperti europei, trai quali il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, il quale ha detto: «Si dice che c’è una guerra etnica, sì, ma c’è anche una guerra per la democrazia. Le elezioni sono state truccate o no? Io lo penso, molti lo pensano».

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January 3, 2008

Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo

Kenya: si intravedono i primi spiragli di dialogo

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giovedì 3 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Dopo l’escalation di violenza in Kenya, il presidente Mwai Kibaki si è detto pronto al dialogo per far cessare le orrende violenze tra fazioni.

Intanto i leader dell’opposizione hanno optato per rinviare la manifestazione contro la rielezione di Kibaki: il corteo sfilerà comunque tra le strade di Nairobi (capitale keniota) l’8 gennaio 2008. Questo perché, come temuto, si sono susseguiti grossi incidenti durante i preparativi della protesta (non autorizzata dalla polizia, che ha allontanato con getti d’acqua e lacrimogeni chiunque tentasse di associarsi ai “ribelli”), incidenti che comunque non hanno causato altri morti. Questa situazione con alta probabilità sarebbe degenerata al clou della manifestazione, quando Raila Odinga si sarebbe dovuto unire alla folla: se la polizia lo avesse anche solo sfiorato ne sarebbe nata una violenta sparatoria che avrebbe a sua volta causato la perdita di molte vite.

Nonostante ciò la situazione non si può certo dire risolta: la tensione nell’aria è evidente e finora si son raggiunti i 350 morti e 100.000 sfollati: per risarcire a questi ultimi lo Stato dovrebbe spendere una somma equivalente a circa 5 milioni di euro.

Intanto migliaia di persone, per ripararsi dalle violenze, si sono chiuse nelle chiese: per questo si teme che i combattenti prendano di mira questi edifici e di conseguenza anche la discreta quantità di cristiani che vi si reca frequentemente. Questo è infatti accaduto proprio ieri nella cattedrale di Eldoret, costruzione alla quale è stato appiccato un tremendo incendio che ha mietuto 50 vittime comprese donne e bambini. I vescovi e sacerdoti del luogo si con rivolti alla Chiesa per chiedere aiuto.

E intanto resta sempre vivo il terrore che la situazioni si trasformi in quella vissuta negli anni ’90 in Ruanda, dove si è consumata una vera guerra civile tra etnie differenti, condita da spaventosi e cruenti massacri.

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January 2, 2008

Kenya: il paese sull\’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti

Kenya: il paese sull’orlo della guerra civile, oltre 300 i morti

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mercoledì 2 gennaio 2008

Crisi in Kenya 2008

Mwai Kibaki con George Bush

Dopo i primi tafferugli tra fazioni politiche la situazione in Kenya si sta velocemente aggravando: ormai il paese africano è sull’orlo della guerra civile. Il motivo della contesa è la rielezione del presidente uscente Mwai Kibaki: l’opposizione, capeggiata da Raila Odinga, contesta brogli elettorali e chiede il riesame dei risultati (richiesta accolta dall’Unione Europea).

Raila Odinga con Gordon Brown

Tuttavia gli scontri si stanno tramutando in una guerra fra due etnie: la prima e più diffusa è quella dei Kikuyo (tribù della quale fa parte il presidente), mentre l’altra è quella dei Luo (alla quale appartiene il leader degli oppositori).

Intanto, mentre per le strade l’ondata di violenza avanza, 50 persone (compresi molti bambini, tutti di etnia Kikuyo) sono morti arsi vivi durante un incendio appiccato in una chiesa di Eldoret, nell’estremo occidente del paese.

Il presidente del Ghana e dell’Unione Africana John Kufuor

Dopo questo episodio Kibaki ha dichiarato, riferendosi prima ad Odinga ed in seguito ai Luo, che «è lui che guida il tentativo di pulizia etnica. Tutti gli attacchi e le stragi sono venute da loro».

Il bilancio delle vittime nel frattempo si aggrava ora dopo ora: oltre 75.000 sfollati e 300 morti. La maggior parte degli sfollati sono individui in fuga dal proprio paese per cercare rifugio in Uganda.

Nonostante per il momento le zone turistiche siano state risparmiate dalle violente proteste, il capo dell’unità di crisi Elisabetta Belloni ha sconsigliato i viaggi turistici verso il tormentato paese africano, in quanto «Per quel che riguarda i turisti, adesso la situazione è tranquilla. Nei prossimi giorni, però, potrebbe aggravarsi». Ha aggiunto poi «In attesa che la situazione si chiarisca abbiamo contattato le associazioni di categoria e i tour operator per far fronte a eventuali rientri repentini».

Intanto il primo ministro della Gran Bretagna Gordon Brown ha chiesto all’Unione Africana di trattare per la riappacificazione tra le parti. La richiesta è stata rinnovata dal Ministro degli Esteri britannico David Miliband e dal Segretario di Stato statunitense, che fanno appello ai keniani di «far prova di spirito di compromesso».

Date queste richieste di mediazione, il presidente di turno dell’Unione Africana John Kufuor (Capo di Stato Ghanese), si sta dirigendo verso la capitale del Kenya per trovare una soluzione diplomatica alla contesa.

Bandiera del Kenya

Si è recentemente pronunciato riguardo la situazione in Kenya un missionario italiano attivo nel luogo, padre Alex Zanotelli. Ha dichiarato «La base degli scontri è soprattutto di carattere economico: la mia esperienza di molti anni di vita in Kenya, a Korogocho, mi fa escludere decisamente che si possa arrivare a scontri interreligiosi; l’intesa tra le differenti religioni, con l’eccezione di piccoli gruppi di integralisti, è stata sempre grande né gli islamici sono affatto coinvolti nelle vicende attuali: i kikuyu, l’etnia del presidente Kibaki, hanno una lunga storia di potere non solo politico, ma anche economico sin dai tempi di Kenyatta, poi continuata durante il regime di Moi; adesso i Luo, l’etnia di Raila Odinga, vogliono recuperare questo potere economico e certo non vorrebbero lasciarsi sfuggire l’elezione del presidente, che ritenevano a portata di mano. Credo che questa sia la ragione della violenza degli scontri, in un sistema paese che peraltro è violento per sua natura. Il problema è tipicamente interno e deve essere risolto internamente. La comunità internazionale potrebbe al massimo chiedere la ripetizione della consultazione elettorale. Questo mio è solo un tentativo di riflessione dall’esterno, sapendo peraltro che Raila Odinga ha sempre giocato la carta del personalismo. Mi auguro solo che questo contesto non sfoci in un clima da guerra civile».

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December 26, 2007

Kenya: ucciso cittadino italiano nel corso di una rapina

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Kenya: ucciso cittadino italiano nel corso di una rapina

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mercoledì 26 dicembre 2007

Andrea Pace, 30enne italiano impiegato come operatore turistico per conto dell’agenzia Eden Viaggi, è stato ucciso la scorsa notte durante una rapina a Watamu, cittadina del Kenya a poca distanza dalla ben nota Malindi.

Il ragazzo, dopo aver trascorso una sera insieme a dei conoscenti, stava rientrando a tarda notte nella sua abitazione insieme alla fidanzata, anch’essa italiana, quando sono stati sorpresi da un rapinatore, armato di pistola, che ha sparato improvvisamente, colpendo Pace all’inguine. Il proiettile, recidendo l’arteria femorale, ha fatto sopraggiungere la morte in tempi brevi. Tra le ipotesi, si pensa che il ladro non volesse sparare con l’intenzione di uccidere, ma che il colpo sia partito accidentalmente.

L’omicidio è stato confermato dal Ministero degli Esteri italiano.

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July 22, 2006

Le Corti Islamiche verso la guerra santa con l\’Etiopia

Le Corti Islamiche verso la guerra santa con l’Etiopia

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22 luglio 2006

Una strada di Mogadiscio

Le truppe etiope sono rientrate in Somalia, questa volta passando per la città di Wajid. Questa è la seconda volta che l’Etiopia sconfina in territorio somalo, e il capo delle truppe delle Corti islamiche ha deciso di passare al contrattacco. Mentre aspetta a Dusa Mareb, capoluogo del Mudug, trattando con le varie faioni del movimento riguardo l’impostazione da dare alla nuova Somalia, in un intervista il colonnello-sceicco Hassan Daher Aweis ha incitato i somali alla guerra santa contro l’Etiopia.

L’effetto delle dichiarazioni di Aweis sono state influenti: dopo la preghiera del venerdì, molte persone sono scese in strada per manifestare pieno sostegno alle Corti islamiche, che nei giorni scorsi hanno occupato la capitale della Somalia scacciando i signori della guerra sostenuti dagli Stati Uniti d’America.

E proprio secondo gli Stati Uniti, Aweis sarebbe il braccio di Al Qaida in Somalia: nel settembre 2001 lo sceicco guidava una manifestazione a sostegno degli attentati dell’11 settembre 2001, organizzati proprio dall’organizzazione terroristica di Osama bin Laden.

Tuttavia, le fazioni interne alle corti islamiche sono assai variegate: il primo ministro dell’esecutivo Sheck Sharif Sheck Ahmed non ha parlato di guerra santa, ma ha semplicemente chiesto all’Etiopia di rientrare nei propri confini. Tuttavia, il finanziatore e leader degli islamici integralisti, Abukar Omar Addane, spinge verso la guerra, forte del denaro che arriva da Al Qaida.

La divisione all’interno delle corti è stata evidente anche ieri: due capi-corte ieri hanno attaccato (a insaputa dei leader e del primo ministro) la città di Bur Hakaba, provocando un rafforzamento delle truppe etiopi al confine che hanno sempre sostenuto il governo di transizione che si oppone alle corti islamiche.

Intanto da Washington invitano alla cautela: le corti islamiche sono molto forti e lo hanno dimostrato in primavera, sconfiggendo una decina di signori della guerra e vanificando i piani della Casa Bianca nell’area. Per questo si richiede una preparazione meticolosa prima di attaccare frontalmente le corti islamiche.

Si muovono verso il confine anche le truppe del Kenya, che temono l’espansionismo dei fondamentalisti somali, che hanno intenzione di riunire sotto un unico califfato tutte le genti somale, comprese quelle che abitano nel nord del Kenya.

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January 6, 2006

Kenya: donna italiana assassinata per rapina

Kenya: donna italiana assassinata per rapina

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6 gennaio 2006

Kenya

Doveva essere l’ultima vacanza prima di quella più sognata e desiderata: il viaggio di nozze. Ma così non è stato. Anna Pia Mignano, 30 anni di Legnano, era arrivata a Malindi in Kenya il giorno di San Silvestro insieme al suo compagno (i due si dovevano sposare a luglio) e a un’altra coppia di amici per trascorrere un paio di settimane di vacanza.

Il gruppo, che aveva in programma di restare in Kenya fino al 14 gennaio, aveva preso alloggio in una villa, di fronte al Saint Peter Hospital presa in affitto da altri italiani.

Verso la mezzanotte e mezza locale, le 22,30 italiane di ieri, Anna Pia era appena rientrata, a bordo di una vettura presa in affitto, insieme al fidanzato Marco Lombardi, da una cena svoltasi a casa di un amico italiano.

Un gruppo di banditi, dopo aver stordito il guardiano, vanno verso il parcheggio per derubare i turisti italiani. Uno degli amici è scappato verso la casa, facendo scattare l’allarme. La sirena ha spaventato i rapinatori e dalla pistola di uno di essi è partito un colpo che colpito la donna, tranciandogli di netto l’aorta.

L’assassino ha fatto solo a tempo a chinarsi sul cadavere e strappargli il cellulare e 3000 scellini kenioti (l’equivalente di 50 euro) prima di dileguarsi. Il corpo della vittima, viene portato nel più vicino ospedale, quello di St. Peter; lì vedono che c’è ben poco da fare e lo dirottano immediatamente sul più attrezzato “Star”.

Dove però Anna Pia giunge ormai priva di vita. Emorragia interna, probabilmente tranciata l’aorta addominale, morte quasi istantanea: questo il primo referto medico. Le indagini sull’assassinio di Anna Pia sono svolte dalla polizia turistica; mentre domani giungeranno a Malindi il padre della vittima e la sorella del suo fidanzato.

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