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July 17, 2016

Pakistan: la webstar Qandeel Baloch uccisa dal fratello

Pakistan: la webstar Qandeel Baloch uccisa dal fratello

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domenica 17 luglio 2016

Wikipedia

Wikipedia in lingua inglese ha una voce su Qandeel Baloch.

La ventiseienne modella e webstar pakistana Fouzia Azeem, meglio nota come Qandeel Baloch, è stata trovata morta nella casa dei propri genitori. Per l’omicidio è stato fermato il fratello, che ha affermato di averla uccisa perché «aveva disonorato il nome della famiglia».

Il fratello della ragazza, Waseem Azeem, di venticinque anni, ha dichiarato alla polizia di aver drogato la ragazza prima di ucciderla e che la vittima non si sarebbe accorta che il fratello la stesse strangolando. Dopo l’omicidio, l’uomo è fuggito verso Dera Ghazi Khan, nella regione del Punjab pakistano, dove, questa notte, è stato arrestato dalle forze dell’ordine.

Scavando nella vita della ragazza e sui suoi profili social, gli agenti hanno scoperto che il fratello l’aveva già minacciata più volte per il suo comportamento, in quanto la ragazza si dichiarava apertamente contro i dettami imposti alle donne dell’Islam e al patriarcato ancora vigente nel paese.


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August 24, 2011

K2: Gerlinde Kaltenbrunner in vetta. È la prima donna a scalare i 14 ottomila senza ossigeno

Filed under: Asia,Cina,Pakistan,Pubblicati,Sport — admin @ 5:00 am

K2: Gerlinde Kaltenbrunner in vetta. È la prima donna a scalare i 14 ottomila senza ossigeno

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mercoledì 24 agosto 2011

Il K2 visto da nord

Gerlinde Kaltenbrunner è in vetta al K2. Erano tre anni, dal terribile disastro del 2008, che la vetta della seconda montagna della terra restava inviolata. Insieme a lei i compagni Darek Zalusski, Maxhut Zhumayev e Vassily Pivtsov.

L’alpinista austriaca diventa così la prima donna ad aver raggiunto tutte le cime che superano gli ottomila metri senza far uso di ossigeno. Oh Eun Sun ed Edurne Pasaban, le uniche due donne ad aver calcato tutte le 14 cime prima di lei, avevano infatti fatto uso del prezioso gas, che facilita non di poco la permanenza alle altissime quote.

La vetta è stata raggiunta dalla Kaltenbrunner ieri alle 18.18 (ora del Pakistan), e pochi minuti dopo dagli altri tre componenti della spedizione. Anche Zhumayev e Pivtsov hanno così completato la corsa ai 14 ottomila senza utilizzare ossigeno. La notizia è stata data da Ralf Dujmovits, marito di Gerlinde, che si trovava al campo base in contatto radio con gli alpinisti.

La conquista della vetta è avvenuta per la difficile parete nordovest del massiccio, ed ha richiesto oltre due mesi e mezzo per l’acclimatamento e la preparazione della via e otto giorni per la scalata finale. I quattro alpinisti avevano terminato l’altro ieri di attrezzare il difficile passaggio che collega la parete nordovest alla cosiddetta “via dei giapponesi” e sono partiti ieri mattina all’una e mezza per l’assalto finale, ma le condizioni meteorologiche e le temperature estremamente rigide li hanno costretti in un primo momento a rientrare nelle tende. Soltanto alle 7.30 sono potuti ripartire.

In seguito le informazioni giunte al campo base sono state estremamente rare. Una comunicazione radio delle ore undici riferiva che gli alpinisti si trovavano a quota 8400 metri, a poco più di duecento metri di dislivello dalla vetta. In una successiva chiamata, alle 16.30, la Kaltenbrunner riferiva di aver terminato insieme a Pivtsov il “Couloir Giapponese” e che Zalusski e Zhumayev li seguivano a poca distanza. Restava quindi solo da affrontare l’ultimo tratto della salita. Infine nel tardo pomeriggio l’annuncio della vittoria, prontamente ritrasmesso dal campo base attraverso il sito personale della Kaltenbrunner (http://www.gerlinde-kaltenbrunner.at).

La prestazione ha ricevuto i complimenti dal mondo dell’alpinismo, fra i tanti a congratularsi con la Kaltenbrunner, Gnaro Mondinelli, Mario Merelli e il “re degli ottomila” Reinhold Messner. Ora i quattro alpinisti sono in fase di discesa, e si attende il loro rientro per oggi al campo base.


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May 2, 2011

Pakistan: ucciso Osama bin Laden

Pakistan: ucciso Osama bin Laden – Wikinotizie

Pakistan: ucciso Osama bin Laden

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lunedì 2 maggio 2011

Osama bin Laden

Il presidente Obama annuncia l’uccisione di Bin Landen. [EN] (9’27”)

A quasi 10 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, il leader di Al-Qaeda Osama bin Laden è stato ucciso dalle forze militari statunitensi nella città pakistana di Abbottabad, 75 km a nord della capitale Islamabad, con un colpo alla testa. L’annuncio è stato dato nella notte fra il 1º maggio e il 2 maggio secondo il fuso orario statunitense, dal presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama in diretta televisiva.

L’azione militare è stata condotta da truppe di terra statunitensi; la partecipazione di soldati pakistani, di cui si era inizialmente parlato, è stata poi smentita sia da fonti statunitensi che pakistane. Nell’azione sarebbero morti altri membri della sua famiglia. Il cadavere del terrorista più ricercato al mondo sarebbe poi stato seppellito in mare, andando contro ai precetti dell’Islam che prevedono che il cadavere di un defunto debba essere seppellito sotto terra con la testa rivolta verso La Mecca.

In seguito all’annuncio del presidente Obama, numerose folle si sono riversate per le strade negli Stati Uniti intonando cori, cantando l’inno americano e sventolando la bandiera nazionale.

Piuttosto unanimi le reazioni di giubilo dei vari governi nazionali, mentre il Vaticano, per mano del suo direttore della sala stampa padre Federico Lombardi, sottolinea come di fronte alla morte di un uomo un cristiano non possa mai rallegrarsi, “ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace”.


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August 27, 2010

Il Pakistan in ginocchio per le alluvioni, almeno sette milioni gli sfollati

Il Pakistan in ginocchio per le alluvioni, almeno sette milioni gli sfollati

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venerdì 27 agosto 2010

Un’immagine ripresa da un elicottero dell’esercito statunitense mostra gli effetti delle alluvioni su un ponte in Pakistan (Courtesy of United States Army)

Il Pakistan, duramente colpito dalle alluvioni delle settimane scorse, si trova a fronteggiare una situazione che, già dai numeri forniti dalle numerose agenzie di stampa, appare catastrofica. Milleseicento morti, venti milioni di persone colpite e più di sette milioni di sfollati, questi i dati inquietanti che riassumono gli effetti di inondazioni che ancora continuano ad affliggere il paese.

Il portavoce italiano dell’Organizzazione per le Nazioni Unite, Maurizio Giuliano, ha dichiarato che «la situazione nel Sindh sta volgendo di male in peggio. L’Onu sta consegnando gli aiuti il più velocemente possibile, ma i danni provocati dalle alluvioni superano la nostra capacità di risposta».

Le città più colpite, tra le quali figurano Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro, nonché Thatta e Faqir Jogoth, sono state in gran parte evacuate su precisi ordini del governo di Islamabad, il quale ritiene fondamentale mettere al sicuro le centinaia di migliaia di persone che vivono in zone alluvionate o vicine ad argini la cui stabilità è messa a dura prova dalle incessanti precipitazioni.

Nel frattempo, gli Stati Uniti d’America hanno criticato il comportamento dell’esercito pakistano, tacciato di distribuire aiuti umanitari in sovramisura al fine di ottenere altro materiale dalla comunità internazionale, e di ostacolare il lavoro delle numerose ONG presenti sul territorio.


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September 18, 2009

Pakistan: bomba esplode nel mercato

Pakistan: bomba esplode nel mercato – Wikinotizie

Pakistan: bomba esplode nel mercato

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venerdì 18 settembre 2009

Islamabad

Islamabad – Una bomba esplode nelle vicinanze del mercato di Kacha Paka, sull’Hangu Road a Kohat. A causa dell’esplosione numerosi edifici circostanti che ospitavano negozi sono crollati ed i soccorritori stanno cercando con grande affanno di trovare e salvare eventuali superstiti intrappolati tra le macerie. Crollato anche un Hotel nelle vicinanze.

Attualmente il bilancio confermato è di 22 morti e 60 feriti. L’alto numero di vittime sarebbe dovuto alla vicinanza di un terminal degli autobus che servono per collegare varie regioni del Pakistan.


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Wikivoyage

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August 2, 2009

Pakistan: otto cristiani uccisi, Benedetto XVI chiede rispetto per i perseguitati

Pakistan: otto cristiani uccisi, Benedetto XVI chiede rispetto per i perseguitati

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domenica 2 agosto 2009

Flag of Pakistan.svg

A seguito degli attacchi religiosi nei quali otto cristiani hanno perso la vita a Gorja, nel Pakistan, Papa Benedetto XVI ha invitato, come ha riferito Radio Vaticana, «a pregare per i cristiani che sono discriminati e perseguitati a causa del nome di Cristo, poiché vengano riconosciuti i diritti umani, l’uguaglianza e la libertà religiosa e affinché possano vivere e professare liberamente la propria fede».

La situazione, secondo quanto ha riferito Padre Bernardo Cervellera, che dirige l’agenzia di informazione cattolica AsiaNews, è gravissima: «Almeno 3 mila musulmani a Gorja hanno messo a ferro e fuoco la parte cristiana del villaggio», e «alcuni cristiani sono rimasti intrappolati dentro le case e sono bruciati vivi». Al centro della vicenda, l’accusa, rivolta a tre cristiani, di aver dissacrato il Corano nel corso di una cerimonia nuziale.

Anche il numero dei morti è incerto: ufficialmente sono stati diramati i nomi di sette vittime, ma in realtà potrebbero essere nove o anche di più, sempre secondo Cervellera, che ha aggiunto: «Tutto il villaggio è andato distrutto, almeno 50 case di cristiani sono state distrutte. Altri sono fuggiti e sono rimasti nella foresta e sulle montagne vicine, finché i loro parenti sono arrivati nella notte e li hanno raccolti con le loro macchine»


Fonti[]

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March 8, 2009

Afghanistan: Obama apre al dialogo con i talebani moderati

Afghanistan: Obama apre al dialogo con i talebani moderati

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domenica 8 marzo 2009

L’Afghanistan

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, intervistato dal New York Times, ha parlato per la prima volta in maniera esplicita del cambiamento di strategia in Afghanistan e della necessità di aprire fronti di dialogo con i talebani più moderati.

Facendo un parallelo con la strategia che ha consentito di avviare la smobilitazione in Iraq, Obama ha infatti affermato che: «se parlate al Generale Petraeus, penso affermerà che parte del successo In Iraq è consistito nel raggiungere persone che noi considereremmo fondamentalisti islamici, ma che erano disposte a lavorare con noi perché completamente in disaccordo con le tattiche di Al-Qaida in Iraq»[1], ricordando comunque che la situazione in Afghanistan è molto più complessa: «è una regione poco governata, con una storia di fiera indipendenza tribale. Queste tribù sono tante e talvolta operano con obiettivi sovrapposti, quindi capire la situazione sarà una impresa ardua»[2].

Obama non è comunque sceso in ulteriori dettagli, salvo auspicare una maggiore collaborazione con il Pakistan nella lotta ai talebani, poiché la definizione della strategia statunitense per l’Afghanistan ed il Pakistan è tutt’ora in via di definizione.

La replica di Karzai[]

Il presidente afghano Hamid Karzai, durante una cerimonia per la festa della donna a Kabul, ha accolto positivamente le parole di Obama affermando che è la strada che intende percorrere il governo afghano. Questa estate, oltre ad alcune aperture al dialogo da parte del governo afghano, erano circolate indiscrezioni circa incontri tra talebani ed esponenti del governo afghano in Arabia Saudita.

La dottrina Petraeus in Iraq[]

La cosiddetta dottrina Petraeus per l’Iraq, che si intenderebbe applicare anche in Afghanistan, è consistita in un’apertura di canali di dialogo con la popolazione e le autorità locali, per ottenere la collaborazione dei sunniti moderati e togliere ad Al Qaida l’appoggio della popolazione e dei poteri locali. Questa strategia è stata combinata con un aumento sensibile delle truppe (del 40%, noto come “surge“) al fine di garantire la massima copertura del territorio e di poter contestualmente condurre vaste operazioni militari intensive contro la resistenza[3], nonché con un aumento delle attività di ricostruzione volte soprattutto a ricreare una realtà politica in grado di governare il paese e gestire autonomamente il conflitto.

La situazione afghana è comunque molto differente, sia sotto il profilo geografico e urbano, sia sotto quello sociale e pertanto una strategia specifica è da tempo sotto esame da parte del Pentagono..

Parte della nuova dottrina sembra però già avviata, con l’aumento delle truppe statunitensi previsto per primavera (17 mila soldati in arrivo, a fronte degli attuali 24.900) che dovrebbe, per l’estate, raggiungere i 30 mila soldati in più.

La situazione politica in Afghanistan[]

Un soldato afghano e soldati statunitensi durante un conflitto a fuoco con i talebani nel distretto di Sangin, provincia di Helmand.

Mentre il governo afghano soffre, per ammissione dello stesso Karzai, di debolezza e corruzione, il parlamento afghano è sempre più ostile alla presenza di truppe occidentali nel paese. Le sempre più numerose vittime civili causano il malcontento di una popolazione che in determinate aree è costantemente in stato di guerra dal 2001.

Le future elezioni politiche, confermate definitivamente per il 20 agosto, vedono in ballo numerosi candidati, tra cui l’uscente Karzai, malvisto anche da Washington, l’attuale ministro dell’interno, favorevole al ritiro delle truppe straniere, e vari candidati favorevoli a Washington (6, di cui 3 sono anche cittadini statunitensi).

La situazione in Pakistan[]

Il Pakistan verrà coinvolto nella strategia statunitense per l’Afghanistan, in quanto i talebani impiegano le regioni del Pakistan come retrovia e base d’appoggio. Il governo pakistano, più volte sollecitato dalla amministrazione Bush, è stato impegnato in violenti scontri tra esercito e talebani nella valle dello Swat e nel Waziristan, area in cui sovente aerei teleguidati statunitensi hanno effettuato attacchi mirati[4].

Recentemente i talebani in Pakistan hanno strappato un clamoroso successo, quando il governo ha accettato l’imposizione della shari’a in un’ampia area del Pakistan.


Note[]

  1. «If you talk to General Petraeus, I think he would argue that part of the success in Iraq involved reaching out to people that we would consider to be Islamic fundamentalists, but who were willing to work with us because they had been completely alienated by the tactics of Al Qaeda in Iraq» dall’articolo del New York Times
  2. dall’articolo del New York Times
  3. per approfondire vedere la voce Iraq War troop surge of 2007 su en.wikipedia; vedi anche Federico Bernacca, «La dottrina Petraeus», Rivista Militare, n.4 luglio-agosto 08
  4. vedi ad esempio l’articolo di Wikinotizie «Colpi ad elicotteri USA tra Afghanistan e Pakistan» del 15 settembre 2008

Fonti[]

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December 28, 2008

Asia: attentati in Pakistan, Sri Lanka, Afghanistan e Iraq

Asia: attentati in Pakistan, Sri Lanka, Afghanistan e Iraq

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domenica 28 dicembre 2008

Asia

Numerosi attentati hanno insanguinato i paesi asiatici di Pakistan, Sri Lanka, Afghanistan e Iraq.

In Pakistan, a Peshawar, un’autobomba ha provocato 20 morti e 14 feriti in un attacco contro un edificio dove si stavano effettuando operazioni di voto per rinnovare un’assemblea provinciale. Un poliziotto: «L’esplosione è stata così possente da distruggere completamente la scuola e danneggiare molte case».

In Sri Lanka un attentatore suicida ha ucciso 5 agenti in un assalto ad un posto di polizia nel quartiere periferico di Wattala presso la capitale Colombo. Un ufficiale: «Il kamikaze è riuscito a superare il primo posto di controllo e a farsi esplodere nel mezzo di un distaccamento delle Forze di difesa civili».

In Afghanistan un attentatore suicida ha ucciso sedici persone, tra cui 14 bambini, e ferite altre 58 in un attacco nella provincia di Khowst, nel sudest del paese. Gli altri due soggetti deceduti facevano parte delle forze di sicurezza locali, mentre gli agenti statunitensi, che pure si trovavano nell’area, non hanno subito alcuna perdita. L’attacco ha anche danneggiato degli edifici.

In Iraq un ennesimo attacco suicida avvenuto a Mosul ha provocato un morto e 16 feriti. L’attentatore, a bordo di a una bicicletta, si è fatto esplodere in mezzo a un corteo di protesta contro l’offensiva israeliana a Gaza.


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October 29, 2008

Pakistan: terremoto di magnitudo 6,4 nell\’est, dozzine di vittime

Filed under: Asia,Disastri e incidenti,Pakistan,Pubblicati,Terremoti — admin @ 5:00 am

Pakistan: terremoto di magnitudo 6,4 nell’est, dozzine di vittime

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mercoledì 29 ottobre 2008

Sisma dell’est del Pakistan
2008 Quetta Pakistan earthquake.jpg
Mappa delle oscillazioni sismiche (USGS)
Magnitudo 6,4 ML
Nazione Pakistan
Profondità 15 km
Epicentro 60 km da Quetta
Data e ora 29 ottobre 2008, 23:09:58 UTC
Città più vicina Quetta
Feriti  ?
Morti 160+

La fortissima scossa di terremoto che ha scosso questa notte l’est del Pakistan ha provocato la morte di almeno 160 persone, seppure il bilancio sia tutt’altro che definitivo. La località più colpita sarebbe Ziarat, una piccola municipalità incastonata tra le montagne a circa 50 km da Quetta, dove la gente è rimasta intrappolata nel crollo delle abitazioni.

L’evento sismico, che lo United States Geological Survey classifica 6.4, ha come epicentro una zona a 60 km a nord della città di Quetta e a 640 km dalla capitale Islamabad. Il terremoto è avvenuto alle 23:09:58 UTC (quando in Italia era da poco passata la mezzanotte), mentre in Pakistan era ancora notte.

Le persone che sono scampate al sisma si sono riversate in massa in strada. I danni maggiori, secondo fonti della polizia, si sarebbero registrati nelle zone periferiche di Quetta, mentre nella città sarebbero minori.

Il Pakistan è stato teatro di terremoti ben più gravi in passato. L’8 ottobre del 2005, la zona del Kashmir, al confine con l’India, fu devastata da una scossa di magnitudo 7.8 che provocò la morte di 80.000 persone.


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September 21, 2008

Pakistan: attentato al Marriott Hotel di Islamabad, almeno 60 morti

Pakistan: attentato al Marriott Hotel di Islamabad, almeno 60 morti

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domenica 21 settembre 2008

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Ieri pomeriggio l’hotel Marriott di Islamabad, capitale del Pakistan, è stato centrato da una camionetta imbottita di esplosivo. L’edificio è andato quasi completamente distrutto, mentre il bilancio delle vittime parla di almeno sessanta morti e diverse centinaia di feriti.

L’esplosione si è verificata alle 15:35 CEST, le 19:35 PST, proprio mentre nell’albergo, situato nel centro città, in una zona di ambasciate e alta presenza occidentale, si stava svolgendo un ricevimento per il presidente Asif Ali Zardari dopo il suo primo discorso davanti alle Camere, da neoeletto capo di stato.

La ricostruzione della polizia e dei testimoni ha permesso di capire presto la dinamica dei fatti: un camioncino stipato con almeno mille chili di esplosivo e proiettili vari e guidato da un autista suicida, si è lanciato a tutta velocità verso la hall dell’edificio. L’autovettura è esplosa a varie decine di metri dall’ingresso, creando un cratere largo e profondo 10 m. Tuttavia la fuga di gas provocata dalla deflagrazione ha dato vita ad un incendio che si è propagato per le numerose camere (157 su 290 erano occupate) del 5 stelle della catena alberghiera statunitense.

Almeno 200 persone si sono trovate in trappola, mentre il referto sul numero di vittime ha cominciato a salire, per raggiungere la sessantina al termine della giornata. I media locali parlano però di almeno 100 morti e più di 250 feriti, compresi diversi occidentali e mediorientali. Gli ospedali della zona si stanno occupando delle centinaia di feriti, mentre le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nel paese.

Alcune voci affermano però che gli attentatori sarebbero stati due, il guidatore dell’autobomba e un secondo kamikaze fattosi saltare in aria nella stessa hall dell’albergo. Comunque stiano i fatti, una televisione indiana ha affermato che il gruppo terroristico Tahreek-e-Taliban, affiliato ad Al-Qaeda, avrebbe rivendicato subito l’attacco.

La Farnesina ha affermato che non ci sono italiani fra le vittime, senza però escludere che italiani all’esterno dell’albergo possano essere rimasti coinvolti nell’attentato.


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