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July 5, 2016

La sonda Juno raggiunge Giove

La sonda Juno raggiunge Giove – Wikinotizie

La sonda Juno raggiunge Giove

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martedì 5 luglio 2016

Stamattina, alle ore 05:53 (Ora Italiana), la sonda Juno è arrivata su Giove.

La sonda ha raggiunto il suo obbiettivo dopo un viaggio durato cinque anni.

Alimentata da pannelli solari, la sonda porta con sè 11 apparecchi scientifici, realizzati da diverse agenzie spaziali.

Due di questi sono stati realizzati da aziende Italiane.

Lo scopo della missione è quello di provare l’esistenza di un nucleo solido di Giove, che è una gigantesca palla di gas, grande circa 300 volte la Terra.

Le esplorazioni scientifiche dureranno 20 mesi; a partire dall’arrivo nell’atmosfera del gigante rosso, Juno compirà 37 orbite attorno al pianeta, per lasciare definitivamente il corpo celeste nel febbraio 2018.

Modelli in scala della sonda Juno (in primo piano) e di Giove (sullo sfondo)

L’ultima sonda ad esplorare Giove è stata la New Horizons, sempre della NASA.

Google ha anche dedicato un doodle alla Sonda, per celebrare il suo arrivo su Giove.

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Juno (sonda spaziale).


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May 24, 2011

Paolo Nespoli rientra sulla Terra: conclusa la missione MagISStra

Paolo Nespoli rientra sulla Terra: conclusa la missione MagISStra

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martedì 24 maggio 2011

Paolo Nespoli poco dopo l’atterraggio.

Questa mattina alle ore 04h26 CEST (02H26 GMT), con l’atterraggio della navicella Sojuz TMA-20 nella steppa kazaka, si è conclusa la missione spaziale che ha coinvolto Paolo Nespoli (ESA), Dimitry Kondratyev (Roscosmos) e Catherine Coleman (NASA).

La missione, decollata il 15 dicembre 2010 dal cosmodromo di Bajkonur, è durata 159 giorni, durante i quali sono stati portati a termine esperimenti medici e fisici. Durante la permanenza nello spazio l’astronauta italiano ha effettuato molti collegamenti tra la ISS e la Terra illustrando, attraverso le sue bellissime foto[1], la vita e le attività a bordo della stazione.

La scorsa settimana, dopo vari rinvii, lo Shuttle Endeavour si era agganciato con successo alla stazione e per la prima volta due astronauti italiani si sono trovati insieme sulla ISS.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

  1. Album di magisstra. URL consultato il 25-06-2011. – Account flickr con le foto realizzate durante la missione MagISStra da Paolo Nespoli.

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March 30, 2011

Tutti a bordo! L\’astronauta Umberto Guidoni svela ai bambini i segreti della Stazione Spaziale Internazionale

Tutti a bordo! L’astronauta Umberto Guidoni svela ai bambini i segreti della Stazione Spaziale Internazionale

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mercoledì 30 marzo 2011

Lo spazio a portata di bambino. L’Agenzia Spaziale Europea apre le porte ai più piccoli, alla scoperta delle ultime frontiere della ricerca spaziale europea con la sapiente guida di Umberto Guidoni: l’astronauta che nel 2001 ha vissuto a bordo della ISS.

Umberto Guidoni risponde alle domande dei ragazzi delle scuole primarie.

La sala dell’auditorium Magellan del Building 1 dell’ESRIN di Frascati è gremita, satura dell’allegro vociare dei bambini, quando le luci si abbassano ed inizia il viaggio a bordo della ISS. Grazie all’ausilio della tecnologia 3D infatti, oramai ampiamente usata anche nel mondo del cinema e alle animazioni realizzate per mezzo degli elaboratori elettronici di ultima generazione, sembra di essere veramente nello spazio. Umberto Guidoni, uno dei circa 500 astronauti che fino ad oggi hanno “staccato l’ombra dalla Terra” e che hanno potuto osservare il nostro pianeta da lassù, oltre le nuvole, spiega: «la ISS è grande come un campo di calcio e orbita intorno alla Terra ad una altezza di 400 Km, viaggiando ad una velocità elevatissima. Per compiere un giro completo ci vogliono 90 minuti, il tempo di una partita, 45′ di giorno e 45′ di notte.»

Il progetto della Stazione Spaziale Internazionale ha mosso i primi passi nel lontano 1984, quando Europa, Giappone e Canada hanno risposto all’idea di un programma spaziale unificato su proposta degli USA. Nel 1993 anche la Russia si è unita al progetto. Attualmente i paesi europei che sostengono il programma sono 10: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, e Svizzera.

La costruzione della ISS è iniziata nel 1998 con il lancio del modulo russo “Zarya”. Da allora varie missioni si sono succedute nel corso degli anni, utilizzando i velivoli Space Shuttle, Soyuz, Progress e Ariane. La stazione può ospitare 6 persone contemporaneamente. Attualmente a bordo della stazione si trova anche un astronauta italiano: Paolo Nespoli. L’Europa ha dato, e continua a dare, un grande contributo al progetto, fornendo materiali, mezzi e personale qualificato. Tra le varie infrastrutture realizzate possiamo ricordare l’European Robotic Arm (ERA), la cupola di osservazione (Cupola Observation Module), il modulo di rifornimento automatico ATV e il Columbus Laboratory: il laboratorio utilizzato per le ricerche nelle scienze della vita, della materia e della fisica dei fluidi.

Umberto Guidoni

«All’interno della ISS si galleggia nello spazio in assenza di gravità – spiega Guidoni – e gli spostamenti sono difficoltosi. Per agevolare gli spostamenti ci sono delle strisce contrassegnate con il colore blu che hanno degli appigli speciali che possono essere usati dagli astronauti. Gli astronauti devono indossare la tuta spaziale in fase di volo e quando escono nello spazio esterno. La tuta pesa 100 Kg circa è ignifuga e a tenuta stagna. Sulla Terra le esercitazioni vanno effettuate nell’interno di una piscina, proprio a causa del peso elevato e la procedura di vestizione è molto complicata.»

La stazione ha varie finestre da dove è possibile osservare l’esterno, ma il più suggestivo è certamente l’oblò della cupola realizzata in Europa, con la sua ampia vetrata, dove gli astronauti, oltre a controllare il braccio meccanico ERA, possono godere di una magnifica vista sul nostro pianeta.

Dopo la visita “virtuale” Guidoni ha risposto alle domande degli alunni, relative alle attività svolte a bordo della stazione. Molte di queste hanno riguardato i vari aspetti della vita quotidiana, semplici sulla Terra, ma non altrettanto nello spazio, come confermato dall’astronauta.

Successivamente sono stati illustrati dal sig. M. Castelli vari aspetti del funzionamento e degli aspetti costruttivi dei vettori europei con particolare riferimento al lanciatore VEGA.

La giornata si è conclusa con la spiegazione del sig. Francesco Sarti sulle principali attività e applicazioni svolte dall’ESRIN nel campo dell’osservazione della Terra dallo spazio.


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December 31, 2010

Auguri dallo spazio

Auguri dallo spazio – Wikinotizie

Auguri dallo spazio

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Roma, venerdì 31 dicembre 2010

Paolo Nespoli e “Cady” Coleman augurano buone feste dalla ISS.

Di fronte ad un pubblico attento e meravigliato, i membri del volo astronautico Sojuz TMA-20 hanno effettuato il loro primo collegamento A/V in diretta dalla ISS: la Stazione Spaziale Internazionale in orbita attorno al nostro pianeta a 350 km di altezza. La ISS operativa dal 2000 può ospitare un equipaggio di sei persone in contemporanea e la Expedition 26 che è attualmente in corso, è composta dai tre membri: il russo Dmitry Kondratyev, l’americana Catherine Coleman e l’italiano Paolo Nespoli.

I tre astronauti, che rappresentano rispettivamente le agenzie Roscosmos, NASA ed ESA, rimarrano in orbita fino al 16 maggio 2011, periodo nel quale condurranno diversi esperimenti scientifici per conto dell’ESA e di altre agenzie spaziali.

La missione dell’astronauta italiano è stata denominata MagISStra, nome che combina la parola latina “magistra”(maestra) e l’acronimo anglosassone ISS (International Space Station). Durante questa missione il nostro connazionale Paolo Nespoli svolgerà un intenso programma di esperimenti che riguarderanno il monitoraggio delle radiazioni ed una serie di studi sulle percezioni visive.

Oltre alla numerosa lista dei compiti che dovranno svolgere i tre astronauti, in questa missione è stata data molta importanza alle comunicazioni con la Terra e in special modo attraverso le nuove piattaforme di Social Networking tra cui Twitter e il canale multimediale YouTube. Ed è proprio in questo contesto che è stato inserito il collegamento con il Planetario di Roma. Durante la diretta Nespoli ha infatti affermato ” È affascinante poter parlare e dialogare con tutti anche in questo modo. Ora stiamo cercando di espanderci dal punto di vista tecnologico per riuscire a portare il pubblico qui, con noi, nella nostra realtà di tutti i giorni.” Successivamente insieme all’americana “Cady” Coleman, Nespoli ha indossato un simpatico cappellino natalizio e ha inviato i suoi auguri a tutti gli abitanti della Terra.

Dopo il collegamento, Simonetta Di Pippo (direttore Human Space Flight, Esa), Vincenzo Vomero (direttore del Planetario e Museo Astronomico di Roma) e Massimo Sabbatini (Capo del Centro Erasmus) hanno risposto alle domande del pubblico e dei giornalisti presenti all’evento, illustrando con l’ausilio dei mezzi messi a disposizione dal Planetario di Roma i vari aspetti della missione spaziale.


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June 25, 2010

Spazio: rientrata dall\’asteroide Itokawa la sonda Hayabusa

Spazio: rientrata dall’asteroide Itokawa la sonda Hayabusa

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venerdì 25 giugno 2010

immagine radar dell’asteroide

A quasi cinque anni dalla partenza dall’asteroide 25143 Itokawa, la sonda Hayabusa (“falco pellegrino” in giapponese) è rientrata a terra e, alle 16:11 di domenica 13, ha fatto rientrare in atmosfera la capsula che dovrebbe contenere campioni del suolo dell’asteroide. La capsula è atterrata ed è stata recuperata presso il Woomera Test Range, nel sud dell’Australia.

La sonda aveva decollato da Kagoshima, in Giappone, il 9 maggio del 2003 e nel 2005 aveva raggiunto l’asteroide. Per circa tre mesi, dall’orbita, aveva cartografato il piccolo corpo celeste in varie bande di frequenza. Quindi il 25 novembre 2005 era atterrata sulla superficie per prendere dei campioni del suolo, questi rivestono particolare interesse sia in quanto test della procedura di raccolta sia per i risultati che potranno derivare dalla loro analisi.

Si è trattato, nel complesso, di una missione sperimentale, con lo scopo di testare, in particolare, i motori ionici e le procedure di esplorazione degli asteroidi e di rientro a terra. Il viaggio di Hayabusa è stato funestato da diversi malfunzionamenti: uno solo dei quattro motori ionici ha funzionato regolarmente e uno solo anche dei tre giroscopi; lo stesso atterraggio su Itokawa era andato incontro ad un primo fallimento, per poi riuscire al secondo tentativo. Nonostante questi problemi, la missione si è conclusa positivamente e, se avrà anche riportato a terra dei campioni dell’asteroide, la loro analisi impegnerà i ricercatori per almeno un anno.


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June 13, 2010

Spazio: rientrata dall’asteroide Itokawa la sonda Hayabusa

domenica 13 giugno 2010

immagine radar dell’asteroide

A quasi cinque anni dalla partenza dall’asteroide 25143 Itokawa, la sonda Hayabusa (“falco pellegrino” in giapponese) è rientrata a terra alle 16:11 di domenica 20 giugno presso il Woomera Test Range, nel sud dell’Australia.

La sonda aveva decollato da Kagoshima, in Giappone, il 9 maggio del 2003 e nel 2005 aveva raggiunto l’asteroide. Per circa tre mesi, dall’orbita, aveva cartografato il piccolo corpo celeste in varie bande di frequenza. Quindi il 25 novembre 2005 era atterrata sulla superficie per prendere dei campioni del suolo, questi rivestono particolare interesse sia in quanto test della procedura di raccolta sia per i risultati che potranno derivare dalla loro analisi.

Si è trattato, nel complesso, di una missione sperimentale, con lo scopo di testare, in particolare, i motori ionici e le procedure di esplorazione degli asteroidi e di rientro a terra. Il viaggio di Hayabusa è stato funestato da diversi malfunzionamenti: uno solo dei quattro motori ionici ha funzionato regolarmente e uno solo anche dei tre giroscopi; lo stesso atterraggio su Itokawa era andato incontro ad un primo fallimento, per poi riuscire al secondo tentativo. Nonostante questi problemi, la missione si è conclusa positivamente e, se avrà anche riportato a terra dei campioni dell’asteroide, la loro analisi impegnerà i ricercatori per almeno un anno.


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February 27, 2009

Tra fantascienza e realtà: via ai lavori della base lunare

Tra fantascienza e realtà: via ai lavori della base lunare

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venerdì 27 febbraio 2009

La Luna.

Un progetto presentato a Washington nel corso di una conferenza della NASA dedicata ai Lunar Surface Systems mira alla costruzione di tutti i servizi necessari per ospitare una base permanente sulla Luna.

Nello specifico, quindi, si prevede di utilizzare uno scavatore lunare in grado di realizzare le piste dei futuri atterraggi delle astronavi, che secondo la NASA dovrebbero divenire effettivi nel 2020, quando è prevista una nuova missione per lo sbarco degli astronauti.

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March 12, 2008

STS-123: partito lo Shuttle Endeavour, arriverà all\’ISS stanotte

STS-123: partito lo Shuttle Endeavour, arriverà all’ISS stanotte

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mercoledì 12 marzo 2008

Il simbolo della missione

Lo Shuttle Endeavour è partito senza problemi alle 2:28 EDT (6:28 UTC) dalla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center con a bordo l’equipaggio della missione STS-123: Dominic Gorie, capitano; Gregory H. Johnson, Pilota; Richard Linnehan, Robert Behnken, Michael Foreman e Takao Doi, Specialisti di Missione.

Dato che il lancio è avvenuto di notte, è stato introdotto un sistema di illuminazione per la camera digitale che riprende le immagini del serbatoio esterno, chiamato Digital Umbelical Camera Flash Module. Sono state rilevate alcune anomalie, anche se non hanno destato preoccupazione e il lancio è avvenuto secondo quanto previsto.

Il lancio dell’Endeavour

Nel primo giorno in orbita intorno alla Terra il comandante Gorie, il pilota Johnson e lo specialista Doi hanno ispezionato lo scudo termico della navicella attraverso l’OBSS – il braccio robotico dello Shuttle. Gli specialisti di missione Behnken, Linnehan e Reisman hanno controllato le tute spaziali.

Le attività extraveicolari – altresì dette “passeggiate spaziali” – previste per questa missione di 16 giorni sono cinque, della durata di circa sei ore l’una. Tre di queste serviranno per l’assemblamento di Dextre, il braccio robotico sviluppato dall’agenzia spaziale canadese, oltre all’installazione sulla ISS del modulo di fattura giapponese Kibo. Altre attività extraveicolari comprendono l’installazione di parti secondarie e di materiale che verrà utilizzato per gli esperimenti a bordo del laboratorio giapponese, oltre ad una prova di sostituzione delle piastrelle dello scudo termico della navicella.

L’arrivo dello Shuttle alla stazione spaziale è previsto per le 23.25 EDT di oggi (3.25 UTC).

Fonti[]

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su STS-123.

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February 21, 2008

Test missilistico USA distrugge satellite in avaria

Test missilistico USA distrugge satellite in avaria

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giovedì 21 febbraio 2008
Non appena lo Shuttle è atterrato è stato dato il conto alla rovescia. Erano le 4.30 in Italia quando un razzo è partito da un incrociatore americano e ha scagliato nello spazio extra-atmosferico un minuscolo oggetto che poi si è rapidamente avvicinato ad un oggetto ben più grande, in orbita bassa. L’impatto è avvenuto in un istante e il grande oggetto cilindrico si è disintegrato in una miriade di schegge infuocate. Il budget è di 60 milioni di dollari.

Un ‘Ticonderoga’

Ma non è il copione di un nuovo grande film d’azione americano. Si è trattato di un abbattimento reale, a scapito di un vecchio satellite spia americano, oramai fuori orbita e in procinto di cadere sulla Terra, in una località difficilmente prevedibile su cui i rottami di questo grande oggetto spaziale, delle dimensioni di un autocarro, avrebbe potuto causare danni. Il satellite USA193 venne lanciato nel dicembre 2006, ed era di proprietà della National Reconnissance Office, pesava 2300 kg più 500 kg di idrazina, una sostanza estremamente tossica e infiammabile, nondimeno prodotta in sedicimila tonnellate annue essendo estremamente importante per l’industria aerospaziale USA (basti dire che aziona il generatore d’emergenza degli F-16, oltre che essere fondamentale per il vettoramento dei razzi). Ma quasi da subito ha dimostrato problemi ed è finito definitivamente fuori controllo dopo alcuni mesi. La sua missione era ‘classified’: non vi sono quindi dettagli di cosa facesse nello spazio. Ma proprio il fatto di avere subito presto un’avaria lo ha lasciato ancora pieno di idrazina nel suo serbatoio. In una finestra di lancio di pochi secondi è stata utilizzata un’altra delle armi pensate per la guerra spaziale da parte americana. Il missile è stato sparato dall’incrociatore USS Lake Eire, ovvero uno dei Ticonderoga, le prime navi AEGIS dell’US Navy. L’impatto è avvenuto sopra l’Oceano Pacifico, con una velocità da parte del satellite di 27.200 kmh.

Lo ZEUS, primo missile anti-ICBM, testato anche come antisatellite

Il missile SM-3 è l’estrema evoluzione del RIM-2 Terrier, un’arma che originariamente apparve negli anni ’50: originariamente era un ordigno rozzo, da 18.5 km di gittata, con guida radar su fascio, ma ebbe uno sviluppo costante ed efficace attraverso numerose versioni che incrementarono la gittata a 74 km, poi venne rimpiazzato dall’SM-1ER e infine dall’SM-2ER. Nel frattempo il Terrier, senza booster d’accelerazione, diede origine al Tartar da 13 km di gittata per l’impiego dalle navi più piccole come cacciatorpediniere e fregate. Venne migliorato con raggio portato a 32 km, poi rimpiazzato dall’SM-1MR e dall’SM-2MR, entrambi in buona sostanza la versione senza booster degli Standar ER, dove ER sta per ‘Extended Range’ anziché Medium Range. Curiosamente, il missile Tartar venne posto in servizio, malgrado la maggiore semplicità, solo nel ’62, anni dopo il Terrier.

Con gli incrociatori AEGIS molte di queste differenze sono progressivamente venute meno: inizialmente avevano solo gli SM-2MR, praticamente costruiti per questo tipo di navi. Questi missili non avevano la stessa gittata degli SM-2ER che erano riservati, ironicamente, agli incrociatori più vecchi.

Un missile SM-3 parte dai lanciatori verticali Mk 41VLS

Ma non è durato molto: negli anni ’90 un motore a razzo del primo stadio di nuova generazione ha infatti reso possibile stivare nei lanciatori verticali Mk 41VLS (che sostituirono le rampe di lancio meccaniche) i più recenti missili SM-2, che ora sono chiamati solo come SM-2 Block II/III/IIIA/IIIB a seconda delle sotto versioni. Infine, lo sviluppo più estremo: l’SM-2 Block IV antimissile balistico. Ma un’altra arma è stata realizzata, di nuova generazione: l’SM-3 che ha capacità antimissile basate su tecnologie ancora più avanzate.

La sua testata, tra l’altro non è più di tipo esplosivo (e dire che uno dei modelli di Terrier era addirittura dotato di una testata nucleare) ma con un mini veicolo ad impatto, con un sensore all’infrarosso e precisione sufficiente per riuscire, nonostante le incredibili velocità relative (in pratica è possibile lanciare solo contro bersagli in avvicinamento, la velocità degli oggetti spaziali li rende praticamente irraggiungibili da missili SAM da altre direzioni), ad ottenere un impatto diretto.

La testata del RIM-161 SM-3. Il sensore è un telescopio IR

L’unico dubbio sulla riuscita del test è se il serbatoio da 450 kg di idrazina, altamente tossica, sia stato distrutto nell’impatto. I frammenti del missile cadranno sulla Terra in 24-48 ore, ridotti in dimensioni paragonabili ad una palla da rugby. Non è la prima volta prima che un satellite viene abbattuto: qualche mese fa i cinesi ottennero lo stesso risultato con un missile lanciato da terra. Altri satelliti vennero abbattuti da americani e forse anche da sovietici (che svilupparono diverse armi antisatellite). Nel 1989 un missile ASAT lanciato in cabrata da un F-15 distrusse un satellite in orbita bassa: in quel caso si trattava di un missile speciale, basato sul motore di un missile balistico AGM-69 SRAM, che portava pure in quel caso una testata manovrante con sensore IR e impatto diretto. Ma nemmeno questo è stato il primo esperimento del genere: nel ’62 un Nike Zeus, missile SAM da 18 t pensato per abbattere le testate ICBM, distrusse un satellite americano in orbita bassa. All’epoca, però, si impiegavano testate H per ottenere questo risultato e ciò comportava la distruzione di satelliti a centinaia di km per via delle EMP prodotte.

L’impatto contro il satellite è stato spettacolare, immortalato nelle telecamere dell’esperimento e trasmesso dalle televisioni di tutto il mondo. La missione è stata compiuta con successo. Ma quale missione? Russia e Cina hanno puntualizzato che questo, più che un atto di difesa del Pianeta da una minaccia cosmica, sia piuttosto un test in cui si siano affinate le armi antisatellite. Bush ha ripreso i programmi di “guerre stellari” con l’intento dichiarato di controllare lo spazio e negarne l’uso da parte di potenziali nemici. Questi test contro satelliti “pericolosi” sono sempre stati accuratamente sfruttati per questi fini, e proprio recentemente l’Iran ha iniziato programmi spaziali che dovrebbero includere anche satelliti artificiali. Il commento dell’ex-segretario del consiglio di sicurezza russo Andrej Kakishin ha commentato: «Una nuova fase della militarizzazione dello spazio», ha commentato l’ex segretario del consiglio di sicurezza russo Andrej Kakoshin. Il Quotidiano del Popolo di Pechino ha invece accusato in un suo editoriale gli americani di essere ipocriti: compiendo test come questo mentre al contempo criticano altri che abbiano la pretesa di fare altrettanto. L’anno scorso un test missilistico cinese destò infatti una notevole polemica, in quanto un missile lanciato da terra distrusse un vecchio satellite, e subito la stampa americana ne stigmatizzò il fine ‘provocatorio’.

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February 13, 2008

STS-122: installato Columbus e NTA

STS-122: installato Columbus e NTA – Wikinotizie

STS-122: installato Columbus e NTA

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mercoledì 13 febbraio 2008

STS-122 patch.png

Segui lo Speciale Missione NASA STS-122 su Wikinotizie.

Lunedì è stata effettuata dagli astronauti della missione NASA STS-122 la prima attività extraveicolare prevista per la missione. Hanno installato, in 6 ore di lavoro, il laboratorio Columbus, di fattura ESA.

Oggi Rex Walheim e Hans Schlegel, durante la seconda “passeggiata spaziale” (iniziata alle 9.27 EST e attualmente ancora in corso), hanno lavorato per rendere operativo il modulo. Inoltre, si sono adoperati per sostituire una vecchia tanica di azoto (Nitrogen Tank Assembly, NTA), parte del sistema di raffreddamento della stazione spaziale orbitante.

Con l’aiuto del braccio robotico della stazione, gli astronauti hanno trasferito in nuovo NTA presente nell’Atlantis. La precedente tanica verrà riportata a terra al termine della missione.

Si prepara intanto la terza passeggiata spaziale, che inizierà alle 8.35 EST (14.35 ora italiana), a cura di Stanley Love e Rex Walheim.

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