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August 13, 2016

Giochi olimpici 2016: il CIO contesta la mancata stretta di mano di El Shehaby dopo incontro di Judo

Giochi olimpici 2016: il CIO contesta la mancata stretta di mano di El Shehaby dopo incontro di Judo

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sabato 13 agosto 2016

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13 agosto
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In barba al clima pacifico che dovrebbe regnare ai Giochi olimpici, ieri al primo turno di incontri di judo della categoria dei pesi massimi si è verificato un fatto oltraggioso: sul tatami l’alteta egiziano Islam El Shehaby si è rifiutato di stringere la mano all’avversario israeliano Or Sasson dopo essere stato sconfitto con un ippon, generando gran disappunto tra il pubblico.

Gli incontri di judo sono terminati ieri, ma la polemica prosegue: il w:Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha fermamente contestato l’atto, avviando una commissione disciplinare.

La mano era stata tesa da Or Sasson (arrivato in seguito al bronzo olimpico) come generalmente accade tra atleti, ma l’egiziano s’è irremovibilmente rifiutato di contraccambiare, motivandosi in seguito così: «Non ho alcun problema con gli ebrei o con persone di altra religione o di altri credo, ma per ragioni personali non mi si può chiedere di stringere la mano a chiunque venga da quello Stato, soprattutto di fronte al mondo intero.».

Parrebbe quindi che la religione non c’entri, ma si tratti di un problema politico non personalmente diretto ad Or Sasson, anche se i dubbi rimangono, in quanto l’egiziano ha dichiarato anche: «Stringere la mano al tuo rivale non è un obbligo scritto nelle regole del judo. Avviene tra amici e lui non è mio amico.». Stringere una mano non è un obbligo, è vero, ma non è neanche vietato, infatti è una scelta di buon senso rapportata al contesto.

Questo è il caso più palese di mancanza di rispetto dei tre avvenuti verso israeliani in questi Giochi.

Va precisato che l’Egitto è stato il primo paese arabo a firmare un accordo di pace con Israele (nel 1979), tuttavia molti egiziani ignorano tale status.

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February 6, 2013

Storica visita di Ahmadinejad in Egitto

Storica visita di Ahmadinejad in Egitto – Wikinotizie

Storica visita di Ahmadinejad in Egitto

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mercoledì 6 febbraio 2013

Il presidente egiziano Mohamed Morsi.

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è arrivato ieri al Cairo, in Egitto, per una visita ufficiale nel paese e per partecipare al dodicesimo summit dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, previsto oggi e domani. Si tratta del primo viaggio nel paese dal 1979, anno della rottura delle relazioni con l’Egitto in seguito alla rivoluzione iraniana (l’Egitto accolse lo shah di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, in fuga) e alla pace con Israele. Il summit ha intenzione di discutere la crisi siriana, argomento su cui le due nazioni non trovano ancora un accordo.

Nella giornata di ieri Ahmadinejad ha incontrato Ahmed el Tayyeb, imam dell’Università al-Azhar e massima autorità dell’islam sunnita. Nonostante la diversa fede del presidente iraniano – di tradizione sciita – entrambi sono convinti della possibilità di una ripresa delle relazioni diplomatiche bilaterali. Un primo segnale era giunto nell’agosto scorso quando all’incontro a Teheran del Movimento dei paesi non allineati i due presidenti si erano incontrati: l’Egitto ha trasmesso la presidenza del movimento al presidente iraniano.


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June 4, 2012

Egitto: Mubarak condannato all\’ergastolo per crimini di guerra

Egitto: Mubarak condannato all’ergastolo per crimini di guerra

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lunedì 4 giugno 2012

Hosni Mubarak è stato presidente dell’Egitto per circa trent’anni

L’ex presidente dell’Egitto Hosni Mubarak è stato condannato all’ergastolo da un tribunale egiziano per la sua responsabilità negli omicidi dei manifestanti durante la rivoluzione egiziana dello scorso anno.

Mubarak si dimise dal suo incarico presidenziale nel febbraio 2011 a seguito delle proteste che si diffusero in Egitto. All’inizio del suo processo Mubarak a causa di cattiva salute è stato ricoverato all’International Medical Center del Cairo; ma l’ex rais egiziano, una volta appresa la condanna, ha avuto una crisi cardiaca ed è stato approvato il trasferimento dal carcere all’ospedale di Tora.

Stessa pena, con stessa colpa, ha ricevuto Ḥabīb al-‘Adli, ministro dell’Interno durante la presidenza di Mubarak, nonostante la Procura chiedesse la pena di morte. Quattro dirigenti importanti della polizia — tra cui l’ex vice ministro dell’Interno Abd El Rahman —, anche loro accusati della repressione della manifestazione, sono stati assolti insieme a due direttori regionali di sicurezza.

Ma a suscitare l’ira della popolazione è stato il proscioglimento dei due figli dell’ex presidente, Alaa e Gamal, colpevoli di corruzione ma assolti. Sono quasi 10.000 le persone che hanno protestato in Piazza Tahrir, principale piazza del Cairo, spinti dai Fratelli musulmani; e diverse quelle nei vari quartieri, come Suez e Mansoura.


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Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Mubarak sentenced to life in prison over protester deaths, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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February 2, 2011

Mubarak parla all\’Egitto: «Non mi ricandido»

Mubarak parla all’Egitto: «Non mi ricandido»

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mercoledì 2 febbraio 2011

Il presidente egiziano Hosni Mubarak

Durante l’atteso discorso alla nazione, il presidente egiziano Hosni Mubarak annuncia l’intenzione di non riproporsi per il prossimo governo del paese. Nonostante la richiesta di dimissioni da parte dei manifestanti, il politico si dice intenzionato a restare fino a settembre, e si propone anzi come mediatore per un pacifico passaggio di consegne.

Il gesto del leader non soddisfa. Il capo dell’opposizione Muhammad al-Barade’i aveva chiesto che Mubarak lasciasse entro venerdì, e lo stesso Barack Obama è intervenuto sulla questione esprimendo il desiderio che la transizione inizi fin da subito. La popolazione intanto resta in piazza e grida “Vattene! Vattene!”.

Secondo una nota dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, gli scontri della scorsa settimana potrebbero aver causato più di 300 vittime e circa 3000 feriti. Nel frattempo la voglia di cambiamento si estende ad altre nazioni: previste in Yemen e Siria manifestazioni analoghe a quelle egiziane, mentre il re Abd Allah II di Giordania, dopo tre settimane di proteste, ha ceduto alla richieste del popolo e ha nominato un nuovo esecutivo per attuare “vere riforme” per il paese.


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January 29, 2011

Egitto, il governo blocca cellulari e internet

Egitto, il governo blocca cellulari e internet

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sabato 29 gennaio 2011

I manifestanti per le strade di Giza

Proseguono in Egitto le manifestazioni di protesta contro il presidente Hosni Mubarak. Di fronte al dissenso della popolazione e agli scontri nelle piazze, l’esecutivo ha risposto rendendo inaccessibili le chiamate via cellulare e impedendo la connessione ad internet.

Da venerdì 28 gennaio i quattro maggiori provider del paese, Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt e Etisalat Misr, hanno interrotto le loro funzioni in base agli ordini del governo, bloccando prima l’accesso a Twitter, Facebook e Google, e poi a tutti i siti web. La stessa sorte è infine toccata alle comunicazioni telefoniche e al servizio sms.

Nei mesi scorsi la rete ha assistito al blocco di WikiLeaks e al controllo governativo cinese di molti domini, ma questa è la prima volta che una nazione arriva a bloccare interamente il web, lo stesso luogo virtuale su cui viaggiavano le proteste della popolazione.


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September 23, 2008

Egitto: ostaggi ancora nelle mani dei banditi

Egitto: ostaggi ancora nelle mani dei banditi

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martedì 23 settembre 2008

A partire dal tardo pomeriggio di ieri erano circolate voci su un presunto rilascio degli ostaggi rapiti in Egitto, tra cui vi sono 5 italiani. In serata invece sono giunte smentite dal governo egiziano. Il numero degli ostaggi sembra non più essere di 15 persone, ma addirittura di 19. Nelle ultime ore è anche stato riconfermato che il rapimento è avvenuto venerdì scorso e non ieri come si credeva.

Secondo fonti non ufficiali egiziane, i sequestrati sono tutti in buone condizioni di salute, però i rapitori hanno minacciato di ucciderli se saranno utilizzati aerei per liberarli. Il governo tedesco si sta adoperando per la definizione del prezzo del riscatto. Dopo la proposta egiziana di un raid militare per liberare gli ostaggi, sia l’Italia che la Germania hanno scelto la strada delle trattative.


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September 22, 2008

Egitto: rapiti undici turisti, cinque sono italiani

Filed under: Africa,Cronaca,Egitto,Giustizia e criminalità,Pubblicati,Sudan — admin @ 5:00 am

Egitto: rapiti undici turisti, cinque sono italiani

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lunedì 22 settembre 2008

Il Ministero degli Affari Esteri ha reso noto che in Egitto è stato rapito un gruppo di stranieri, composto da cinque cittadini italiani, altrettanti tedeschi e un rumeno. Insieme agli undici europei, vi erano anche quattro egiziani. I 5 italiani sono tre donne e due uomini, tutti di Torino e provincia. Non è ancora noto il loro stato di salute. Per il riscatto dei rapiti sembra siano stati chiesti 15 milioni di dollari. I rapitori erano 5, mascherati, parlavano inglese e probabilmente provenivano dal Ciad.

Il rapimento sembra sia avvenuto venerdì, nei pressi di Assuan. Sono attualmente in corso contatti con le autorità egiziane. La televisione araba Al-Jazeera ha annunciato: «In un primo momento avevamo saputo che i turisti erano stati rapiti in una zona desertica chiamata Jild al-Kabir vicino al confine con la Libia» – «Sembra strano che sia potuto avvenire un sequestro in zone turistiche come Assuan o Luxor, perché da alcuni anni sono stati rafforzati i controlli e la sicurezza è elevata. Molto più facile, invece, è rapire stranieri in zone desertiche».

La stessa Farnesina chiede ai media di non divulgare notizie non veritiere in merito all’accaduto, mentre il capo del dicastero, Franco Frattini, che sta viaggiando verso gli Stati Uniti d’America, viene costantemente informato dell’evoluzione della vicenda attraverso l’Unità di crisi costituita ad hoc.

In Egitto è in corso un vertice d’emergenza per decidere il dafarsi al fine di arrivare alla liberazione degli ostaggi. Al vertice partecipano il premier Ahmad Nathif, il ministro della Difesa Muhammad Hussein Tantawi e il ministro degli Interni Habib al-Adali, oltre al direttore dei servizi segreti Omar Suleiman.

Inoltre sono stati diffusi i nomi degli italiani rapiti, essi sono: Giovanna Quaglia, 52 anni, Lorella Paganelli, 49 anni, Mirella De Giuli, 70 anni, Michele Parrera, 71 anni e Walter Barotto, 68 anni.

Un ufficiale dei servizi di sicurezza egiziani ha anche riferito a France Presse che a dare l’allarme è stato un italiano, che ha avvisato la moglie dell’accaduto tramite un telefono satellitare.


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September 13, 2008

Incidente in Egitto, 3 italiani morti

Incidente in Egitto, 3 italiani morti – Wikinotizie

Incidente in Egitto, 3 italiani morti

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sabato 13 settembre 2008

Tre italiani sono morti in un fatale incidente d’auto in Egitto. L’incidente è avvenuto a Dahab, Sinai. I turisti stavano viaggiando in Jeep, quando il mezzo, mancante delle adeguate cinture di sicurezza e lanciato a velocità troppo alte, si è schiantato con violenza contro una parete.

A un anno dalla morte, il 2 novembre 2007, di sei italiani originari di Senigallia, quindi, altri turisti in Egitto perdono la vita per un incidente stradale.


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July 27, 2008

È morto Yusuf Shahin

È morto Yusuf Shahin – Wikinotizie

È morto Yusuf Shahin

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domenica 27 luglio 2008

Yousuf Shanin

Il regista cinematografico egiziano Yusuf Shahin è morto nelle prime ore di questa mattina di emorragia cerebrale. Aveva 82 anni.

Nato nel 1926, Shahin è stato lanciato nel mondo degli attori da Omar Sharif. Egli è stato attivo nell’industria cinematografica egiziana per più di 50 anni, dirigendo oltre 25 film, in tutta la sua carriera.

Il suo film Il destino vinse nel 1997 il Premio del 50º Anniversario al Festival di Cannes.

Ricoverato da giugno 2008 per un’emorragia cerebrale, ed in stato di coma, era stato trasportato a Parigi, per poi ritornare nella propria casa, al Cairo, dove è morto.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Youssef Chahine, Egyptian film director dies at 82, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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May 9, 2008

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Sudan

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Sudan

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mercoledì 9 maggio 2008

Bambini sudanesi

Da Alessandria d’Egitto, storica città nota anche per la sua antica biblioteca riedificata in stile ultramoderno, è iniziato il viaggio via terra della ONLUS C.I.S.S. (Cooperazione internazionale solidarietà sanitaria) con il compito di portare materiale sanitario ad un ospedale del Sudan dove la situazione sanitaria è molto carente è la mortalità infantile elevata. Il gruppo era formato da Pier Luigi Bertola, suo fratello Gian Carlo e da Piero Sburlati di Monastero Bormida. L’arrivo non è stato facile: alla dogana egiziana sono state richieste ingenti tasse per il carico arrivato da Genova. Per raggiungere Assuan, distante 1 250 km, è stato necessario ingaggiare a pagamento anche un funzionario doganale.

In Egitto la vita si svolge prevalentemente lungo il Nilo, dove si vedono carretti trainati da sparuti asinelli che trasportano patate, cipolle od insalata. La suggestione è notevole perché dopo le piramidi di Giza il paesaggio è arricchito da case di fango che si alternano a palme lungo il greto del fiume che regala sovente orti ben coltivati, fiori e prati verdi. Poco più in là comincia il deserto che, seppur attraversato da belle strade asfaltate sovente illuminate, rappresenta un’incognita.

Poco dopo Quena il viaggio diviene quasi impossibile con numerosissimi posti di blocco controllati da militari pignoli all’inverosimile e molto esigenti. Il funzionario cerca di fare il possibile per ridurre i numerosi pedaggi. La compagnia arriva quindi a Luxor, che riesce sempre ad abbagliare i visitatori con l’imponenza dei suoi templi, in particolare quelli della valle dei Re ed il tempio di Karnak, che domina la pianura con le sue possenti colonne ingentilite da palme ed incisioni.

Si giunge quindi ad Assuan con la grandiosa diga sul Nilo che ha creato il lago Nasser lungo oltre 300 km, la cui propaggine meridionale entra in Sudan. I maestosi templi di Abu Simbel sono stati spostati di oltre 5 km per evitare che fossero sommersi dal fiume. La frontiera di terra fra Egitto e Sudan è inesistente, l’unico modo di entrare in Sudan via terra è utilizzare il traghetto che parte ogni lunedì sera da Assuan e che dopo 19 ore circa arriva in Sudan: i veicoli devono essere imbarcarli sopra una chiatta che arriva il giorno dopo. Il viaggio sul traghetto è stato allucinante, e probabilmente il viaggiatore prova la stessa sensazione che provano i clandestini, stipati su gommoni verso Lampedusa. Sul traghetto sono presenti anche dei turchi, due tedeschi e una ragazza giapponese.

Recuperato il furgone si entra a Wadi Halfa dove c’è pure una vecchia stazione ferroviaria ancora attiva se pur in modo discontinuo che fa ricordare quelle sperdute nel Far West. Gli abitanti si prodigano a rendere gradevole il soggiorno e si nota subito una cortesia particolare con mite gentilezza. Anche qui tutte le donne portano il velo mentre gli uomini indossano il caffettano. Da qui in poi diventa molto difficile filmare e fotografare. Il cibo in Sudan è simile a quello egiziano ed anche qui è proibito l’alcool come anche la semplice birra. Il gruppo del C.I.S.S. aveva anche 30 litri di vino da regalare con sé: i doganieri, tuttavia, una volta trovato e sequestrato il vino, hanno accettato di scambiarlo con farmaci, ma no prima di averlo assaggiato.

Piste del deserto

Comincia qui quella che diverrà la parte più dura del viaggio. Fatto il pieno di gasolio e riempitene altre tre taniche, comprate le provviste di acqua e viveri, inizia la traversata del deserto insieme ad alcuni compagni di viaggio turchi che con la loro auto stracarica pretendono di fare la traversata con il rischio di insabbiarsi sovente, anche perché per il treno bisogna aspettare alcuni giorni e non si è neppure sicuri di arrivare a destinazione nel tempo stabilito; qui il tempo si allunga a dismisura e la gente accetta ogni ritardo, anche se notevole, con rassegnazione e con un bel sorriso.

I compagni turchi dicono di conoscere bene la strada, ma il ragazzo e la ragazza tedeschi conosciuti sul traghetto preferiscono coprire con le loro moto pochi chilometri al giorno e visitare meglio il posto ricchissimo di piramidi e tombe di faraoni; i due sono partiti da Stoccarda ed intendono arrivare in moto fino a Città del Capo. La ragazza giapponese non ha problemi di tempo perché è già da alcuni mesi che sta facendo il giro del mondo e se la prende comoda.

I primi 400 km di piste si rilevano subito un percorso infernale, non solamente per la temperatura oltre 57 gradi, ma soprattutto per le condizioni della pista: la carovana si è insabbiata più volte, e di notte con il vento sferzante e la temperatura scesa a 15 gradi è molto difficile disincagliare un furgone con i suoi 35 quintali. Avendo perso la direzione, viene decisa una sosta fino all’alba per andare alla ricerca della giusta via. L’ansia aumenta, non si vede nessuno per diverse ore, non c’è alcun punto di riferimento, e qualcuno mostra di non apprezzare l’uso del GPS in dotazione al C.I.S.S., confidando invece nella sola esperienza.

Ritrovato finalmente l’asfalto, la situazione migliora: nonostante l’avviso che sulla strada erano sparsi numerosi posti di blocco, la carovana ne incrocia pochi, e non viene mai fermata. I militari si dimostrano molto gentili ed affabili, e non chiedono nulla. Dopo oltre 32 ore di viaggio arriviamo a Khartum, capitale del Sudan, dove la carovana viene accolti dai salesiani, che offrono un buon pasto ai volontari. Finalmente è possibile anche fare un buon bagno per togliere la polvere rossa che sembra entrare persino nelle ossa.

Cammelli

Il giorno successivo, scaricato il materiale oggetto della missione e visitata l’ambasciata italiana, il gruppo viene invitato per la cena dal nunzio apostolico. Intanto prosegue la missione umanitaria, con visite a scuole e campi profughi. Dopo pochi giorni è tempo di programmare il ritorno: dopo avere portato il furgone a Port Sudan sul mar Rosso per l’imbarco, è tempo di ripartire. Il viaggio verso il mar Rosso dura 27 ore e 1 200 km, attraverso una delle zone più suggestive per la bellezza dei luoghi (vicini all’Eritrea ed all’Etiopia), la gentilezza delle popolazioni, la tipologia delle abitazioni che cambiano stile continuamente, e specie per il sorriso dei bambini che gettano terra sulle numerose buche della strada in cambio di un po’ di cibo. I cammelli non si contano e sovente formano una lunga fila.

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