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April 3, 2008

Vertice NATO: riflettori puntati sull\’Afghanistan e l\’allargamento

Vertice NATO: riflettori puntati sull’Afghanistan e l’allargamento

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Bucarest, 3 aprile 2008

La bandiera della NATO

Il vertice della NATO che si tiene dal 2 al 4 aprile nella capitale romena cade in un momento decisivo per l’Alleanza Atlantica, che rischia di spaccarsi su due fronti: la situazione in Afghanistan e l’eventuale allargamento della NATO ad est.

Questa sera è poi previsto l’arrivo di Vladimir Putin, principale oppositore alla politica di allargamento della NATO e leader di una Russia con la quale i rapporti si sono raffreddati molto nell’ultimo anno.

L’allargamento a est[]

L’attuale estensione della NATO
(ingrandire per visualizzare i futuri nuovi membri)

Ieri, 2 aprile, il presidente degli Stati Uniti George Bush ha dovuto incassare la contrarietà di vari paesi europei rispetto ad un allargamento della NATO a est. Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Norvegia hanno espresso parere negativo ad un allargamento dell’Alleanza ad Ucraina e Georgia. Anche la Gran Bretagna ha espresso le sue perplessità, ritenendo inopportuna una azione che avrebbe aperto un grave contrasto con la Russia.

Un eventuale allargamento della NATO ad est avrebbe potuto aprire un duro scontro con la Russia, che già critica per l’allargamento dell’Alleanza a Polonia, Ungheria e Romania, avrebbe visto entrare nella NATO due paesi orbitanti nella propria sfera d’influenza. Inoltre con la Russia i rapporti sono ancora molto freddi per l’ipotesi di scudo missilistico statunitense in Europa dell’est, giudicata una minaccia alla sicurezza da parte russa, nonché per i recenti sviluppi nel Kosovo, culminati nella dichiarazione d’indipendenza.

I due paesi candidati inoltre non sono pronti ad entrare in un apparato militare ad alto livello quale la NATO, né tecnicamente né politicamente: l’Ucraina vive una spaccatura interna proprio tra filorussi e filoatlantici, mentre la Georgia, a ridosso delle aree calde del Caucaso – aree in cui la Russia non tollera interferenze – oltre ad avere contrasti aperti con il governo russo, ha al suo interno ben due province separatiste fuori dal suo controllo, Abkhazia e Ossezia del Sud.

Fonti statunitensi parlano comunque di opzione non chiusa annunciando che la questione dell’entrata di Georgia e Ucraina è solo rimandata, ed anche il segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer conferma che “la porta della NATO rimane aperta” e che “qui a Bucarest abbiamo avuto la conferma che la famiglia della NATO continuerà ad allargarsi”.

Resta da discutere per mancanza di consenso, rinviata a domani sera, l’ipotesi dell’ingresso di Ucraina e Georgia nel Membership Action Plan (MAP), che rappresenta comunque un passo verso l’integrazione.

Il Presidente USA George W. Bush e la moglie Laura Bush ieri, col presidente della Romania Taian Basescu e la moglie Maria Basescu, a sinistra. Infine il segretario generale della Jaap de Hoop Scheffer e la moglie Jeannine de Hoop Scheffer durante il summit a Bucarest, nel Palazzo Cotroceni

Albania, Croazia e Macedonia

Nel quadro dell’allargamento della NATO Albania e Croazia hanno ricevuto l’invito ad entrare nell’Alleanza, mentre la Macedonia (ufficialmente FYROM) riceverà l’invito solo quando si risolverà il contrasto con la Grecia relativo al nome. Oggi infatti la Repubblica di Macedonia è riconosciuta ufficialmente con l’acronimo di Former Yugoslav Republic Of Macedonia, e la volontà del suo governo di cambiare il nome in Macedonia, stesso nome della limitrofa regione della Grecia, è osteggiata dal governo ellenico che teme l’aprirsi di rivendicazioni territoriali.

Albania, Croazia e Macedonia sono tutti membri del MAP.

Scudo spaziale

Altro tema caldo con la Russia è lo scudo spaziale, un sistema missilistico di difesa antimissile che gli Stati Uniti intendono realizzare nell’est Europa e che viene giudicato una minaccia alla sicurezza nazionale da parte dei vertici delle forze armate russe. Nel corso del meeting George Bush, forte sostenitore del progetto, sarebbe riuscito a strappare la conferma della necessità del sistema, nonostante la precedente contrarietà dei paesi dell’Europa occidentale nonché le forti polemiche russe.

L’Afghanistan[]

La cartina dell’Afghanistan

La NATO è da anni impegnata in una lunga guerra contro i talebani in Afghanistan, che oggi appare molto difficile tanto sul piano militare quanto su quello politico: sono molti gli osservatori che ritengono che un fallimento della NATO in Afghanistan potrebbe determinare la fine dell’Alleanza.

Sul tavolo, ieri, vi era la richiesta dell’aumento delle truppe combattenti (da 47mila a 55mila, come richiesto dal generale a comando delle operazioni della NATO in Afghanistan) nonché il caso del Canada, che aveva minacciato di ritirare il proprio contingente (2.500 soldati) impegnato da vari mesi in duri combattimenti, con numerose perdite.

L’aumento di truppe, fortemente richiesto da Bush, avverrà anche se non nei numeri richiesti, in particolare con la conferma di Nicolas Sarkozy per la Francia (800-1.000 uomini in più), Canada (altri 1.000), Gran Bretagna (circa 800), Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Georgia.

Il problema del Canada è rientrato sempre nella giornata di ieri grazie all’approvazione di un piano di riorganizzazione delle truppe, al quale parteciperanno anche Italia e Germania (più volte accusate in quanto non partecipano alle operazioni di combattimento), che prevede una parziale rotazione degli schieramenti e la ricollocazione di alcune truppe nelle aree più calde del sud e dell’est dell’Afghanistan. Questo piano consentirà anche all’Italia di impegnare più truppe nelle aree a rischio senza dover per questo aumentare il numero degli uomini schierati (attualmente 2.350), come ha confermato Romano Prodi.

Il nuovo piano per l’Afghanistan prevede un maggior coordinamento tra le forze in campo e punterà maggiormente sui Operational Mentoring Liaison Team (OMLT), team di addestratori e consiglieri militari che accompagneranno le unità dell’esercito afghano (ANA) e della polizia afghana per assisterli e guidarli nelle varie operazioni di combattimento. Si tratta di una figura finora prevalentemente appannaggio delle forze statunitensi, necessaria per consentire all’esercito afghano una maggiore autonomia ed un maggior ruolo nelle operazioni militari.

Infine è arrivato un segnale di distensione dalla Russia con l’annuncio della disponibilità, da parte di Putin, di sfruttare il corridoio nord (dalla Russia attraverso Kazakistan e Uzbekistan) per la linea di rifornimenti ai contingenti NATO in Afghanistan. Attualmente rifornimenti, a parte quelli per via aerea aerei, partono dal Pakistan passando per zone in cui è forte la presenza talebana e sono stati più volta oggetto di attacchi.

L’aumento delle truppe e la riorganizzazione delle stesse in Afghanistan vanno letti nel quadro dell’offensiva di primavera, attesa a breve in Afghanistan.

Il pomeriggio di oggi (3 aprile) sarà dedicato alle discussioni sull’Afghanistan, ed interverranno il premier afghano Hamid Karzai, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, l’Unione Europea (rappresentata da Javier Solana e Manuel Barroso), i leader degli altri paesi non NATO che contribuiscono alla missione ISAF (International Security Assistance Force) nonché la Banca Mondiale.

Sull’Afghanistan pesano le divergenze, in seno alla NATO, sia per quanto riguarda la partecipazione dei singoli Paesi (Italia, Germania e Spagna non intendono partecipare a missioni di combattimento), sia per quanto riguarda la strategia dell’Alleanza: mentre gli Stati Uniti spingono per una maggiore aggressività contro le forze talebane, l’Europa (in particolare l’asse franco-tedesco, confermato a questo vertice) preme per una maggiore attenzione alla ricostruzione ed al rapporto con i civili, criticando la sovrapposizione di competenze tra le varie truppe in Afghanistan. In quel paese, infatti, oltre all’ISAF a comando NATO operano truppe, prevalentemente statunitensi, a comando USA ed esclusivamente dedicate alle operazioni antiterrorismo, nell’ambito di Enduring Freedom.

Fonti[]

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December 13, 2007

Battaglia in Afghanistan, riconquistata una città in mano ai talebani

Battaglia in Afghanistan, riconquistata una città in mano ai talebani

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giovedì 13 dicembre 2007

Le forze afghane, coadiuvate dalle truppe NATO, hanno riconquistato ai talebani una città.

Le operazioni erano cominciate il 7 dicembre, con l’avvicinamento delle truppe dell’ANA (Afghan National Army) e della NATO verso la città di Musa Qala, nella provincia di Helmand. Lunedì 10 dicembre le truppe afghane assistite dalla truppe ISAF (International Security Assistance Force) – l’operazione della NATO in Afghanistan, hanno conquistato la città, assumendo il pieno controllo del centro della città martedì o mercoledì.

I distretti della provincia di Helmand, in verde chiaro Musa Qala
cliccare per ingrandire

L’operazione

L’operazione è un significativo successo, quantomeno politico, da parte delle forze afghane che avevano in precedenza perduto la città.

La resistenza che era attesa è stata debole, ma l’operazione ha richiesto comunque vari giorni a causa del rischio di ordigni esplosivi improvvisati (IED) lungo la strada per la città. Inoltre la NATO riferisce di aver posto prioritaria attenzione nella salvaguardia dei civili.

All’operazione hanno partecipato le forze del 205 Corps dell’Afghan National Army, truppe ISAF britanniche ed estoni, nonché truppe aeroportate statunitensi che sono state introdotte in zona il venerdì tramite elicotteri.

Secondo il ministero della Difesa afghano le forze talebane avrebbero subito pesanti perdite, parlando di centinaia di insorti e decine di combattenti stranieri uccisi, anche se la NATO riporta una scarsa resistenza da parte dei talebani e più fonti confermano che il grosso delle forze talebane avrebbe abbandonato la città prima dell’ingresso delle truppe, evitando lo scontro.

Secondo altre fonti i talebani caduti negli scontri per Musa Qala sono stati 24.

Avrebbero perso la vita anche due soldati dell’ISAF di cui uno britannico, mentre risulterebbero anche due bambini tra i morti degli scontri.

Secondo le testimonianze di Emergency rimbalzate da PeaceReporter in occasione degli scontri e dei bombardamenti vi sarebbero state invece numerose vittime tra i civili (“decine di civili morti sotto le bombe e […] centinaia di feriti”)[1].

La città

La città di Musa Qala era stata conquistata dai talebani lo scorso febbraio, dopo che le forze britanniche dell’ISAF avevano ceduto il controllo alle forze afghane; secondo la NATO gli abitanti hanno accolto le truppe dell’ANA con entusiasmo.

La città si trova in una delle province più colpite dalla guerra, dove le forze talebane sono ben consolidate, la provincia di Helmand. Il controllo di tale provincia è affidato alle truppe britanniche e la zona è ben nota per i violenti scontri. È anche una delle province a maggiore produzione di oppio[2], attività grazie alla quale i talebani che hanno occupato la città hanno trovato finanziamento: la città di Musa Qala ospita infatti numerosi centri di raffinazione dell’oppio (tra i 50 ed i 70), che i talebani hanno potenziato e tassato.

Gli abitanti riferiscono che durante i mesi di governo talebano i guerriglieri hanno imposto una tassazione piuttosto pesante ed una vera struttura di governo, con giudice e capo della polizia. Hanno inoltre ucciso numerosi civili sospettati di collaborare con il governo afghano, ma non hanno posto divieti quali quello di usare radio e televisore o altre simili proibizioni che erano in vigore durante il governo talebano[3].

Gli spostamenti dei talebani

Le forze talebane hanno abbandonato la città che avevano conquistato in centinaia lo scorso febbraio, ripiegando verso i distretti di Baghran, Kajaki e Sangin.

Martedì e mercoledì 12 dicembre, le truppe dell’ANA supportate dall’aviazione della NATO sono state impegnate in combattimenti a difesa della città di Sangin, a nord di Musa Qala; i talebani, dopo aver evacuato Musa Qala, avrebbero infatti tentato l’assalto di Sangin.

Sono riportati 50 morti tra i talebani, inclusi alcuni comandanti ed alcuni combattenti stranieri, mentre non si è parlato di vittime civili. Tuttavia è utile precisare che l’area è priva di una copertura mediatica indipendente.

Note

  1. L’articolo di PeaceReporter
  2. 50% della produzione afghana, che ammonterebbe al 93% della produzione mondiale di eroina
  3. dal 1995 circa, per la zona di Helmand, fino alla fine del 2001

Fonti

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December 6, 2007

Afghanistan: l\’Italia assume la guida della zona di Kabul

Afghanistan: l’Italia assume la guida della zona di Kabul

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giovedì 6 dicembre 2007
Oggi si è svolto il passaggio di consegne tra il comandante uscente del Regional Command Capital (RC-C), il generale di brigata turco Kasim Erdem ed il nuovo comandante, generale di brigata Federico Bonato. Il Regional Command Capital copre l’area di Kabul nell’ambito della missione ISAF (International Security Assistance Force) a guida NATO in Afghanistan.

Il passaggio del comando avviene in una fase delicata della sicurezza nell’area della capitale afghana. Kabul infatti, prima considerata tra le aree più sicure del paese, è stata recentemente oggetto di numerosi attentati suicidi. L’ultimo proprio ieri, ha causato non meno di 12 morti tra truppe afghane e civili.

Il generale italiano

Il generale di brigata Federico Bonato, comandante della Brigata alpina Taurinense, ha già maturato esperienze multinazionali in Kosovo ed ha già comandato in Afghanistan il 3° reggimento alpini a Kabul tra settembre 2002 e gennaio 2003, sempre nell’ambito di ISAF.

Il generale, alla guida delle truppe della provincia di Kabul e della capitale, ricoprirà l’incarico per i prossimi otto mesi.

Il contingente a presidio di Kabul è dato da tre Battle Groups a livello di reggimento per un totale di quasi 3mila soldati, il grosso delle truppe è dato dall’Italia (con il 5° reggimento alpini), Francia e Turchia, con un Battle-Group ciascuno, ma nel totale si contano truppe provenienti da 16 differenti paesi.

La provincia di Kabul

Un settore a rischio

L’Afghanistan è tutt’ora un paese in guerra: le milizie talebane detengono il controllo del territorio in vaste aree del sud dell’Afghanistan, potendo contare anche sul Pakistan come base d’appoggio. Se in passato le aree dei combattimenti erano limitate al sud dell’Afghanistan (province di Helmand e Kandahar, in particolare), negli ultimi tempi si è registrata una infiltrazione di talebani, talvolta in fuga dalle offensive delle truppe occidentali, verso il nord-ovest (in particolare la provincia di Farah, nella regione ovest a comando italiano).

In tempi più recenti sono stati numerosi i casi di attentati dinamitardi, spesso suicidi, nel nord dell’Afghanistan, con particolare attenzione nei confronti della capitale Kabul, che ha visto episodi particolarmente cruenti negli ultimi giorni.

Gli ultimi attentati nella capitale sono numerosi e ravvicinati, prospettando una escalation nell’area.

La presenza italiana in Afghanistan

Il logo della missione ISAF

L’Italia è attualmente presente in Afghanistan in più zone con complessivamente circa 2.160 soldati, nell’ambito dell’operazione ISAF guidata dalla NATO[1].

Nell’area di Kabul (Regional Command Capital) sono attualmente schierati in prevalenza alpini del 5° reggimento Brigata Julia, nonché supporti, genio, carabinieri, trasmissioni, una task force NBC e 3 AB-212 dell’Aeronautica Militare. Con l’occasione dell’assunzione del comando per i prossimi otto mesi verranno integrati da ulteriori 250 alpini della Brigata Taurinense.

L’Italia è anche impegnata nella regione di Herat, dove ha in carico il Regional Command West (RC-W) (comandando un totale di 2.500 uomini, in prevalenza italiani, spagnoli e lituani) e del Provincial Reconstrution Team di Herat. In quell’area l’Italia schiera anche aerei da ricognizione RQ-1 Predator, elicotteri da combattimento A 129 Mangusta, blindati da combattimento VCC-80 Dardo e forze speciali.

L’Italia inoltre partecipa con 25 uomini dei Carabinieri e della Guardia di Finanza all’EUPOL Afghanistan (European Union Police Mission in Afghanistan) per l’addestramento delle forze di polizia e della polizia di frontiera afghane.

Infine l’Italia è Lead Nation nella riforma e ricostruzione del sistema giudiziario in Afghanistan, uno dei cinque pilastri della strategia di pacificazione dell’Afghanistan[2].

Proprio ieri il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha affermato, in una intervista sul Mattino, che è necessario un cambio di strategia sull’Afghanistan, poiché c’è «un certo scollamento tra azione militare e azione politica», rilanciando l’ipotesi di una conferenza sull’Afghanistan.

Note

  1. Per maggiori informazioni sulla presenza italiana in Afghanistan consultare l’archivio zip disponibile sull’apposita sezione del sito della Difesa e tutte le pagine del sito riguardanti le operazioni in atto
  2. vedere in proposito Umberto Rossi, PSO in Afghanistan in Rivista Aeronautica n°1-2007

Fonti

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February 15, 2007

Generale USA a capo delle forze NATO in Afghanistan

Generale USA a capo delle forze NATO in Afghanistan

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giovedì 15 febbraio 2007

Localizzazione dell’Afghanistan

Il generale Dan McNeil, il più alto generale statunitense, guiderà le forze armate NATO in Afghanistan.

Dopo un anno in cui le violenze sono aumentate nel sud dell’Afghanistan, le forze della NATO hanno dato il via ad un attacco al cuore del territorio dei talebani. Il comandante della NATO McNeil attuerà una politica più aggressiva verso i ribelli rispetto al suo predecessore, il generale inglese David Richards. Il generale Richards aveva raggiunto un accordo per la pace nella città di Musa Qala, ma questo accordo è stato vanificato da un attacco di 200 talebani avevano ripreso la città giovedì scorso. McNeil è stato nominato due settimane dopo che il Dipartimento per la Difesa USA aveva esteso il mandato per i 3 200 soldati della decima divisione montana.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di U.S. general to head NATO forces in Afghanistan, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Il colonnello Tom Collins, portavoce della International Security Assistance Force, la missione NATO in Afghanistan, ha detto che l’arrivo di McNeill e l’aumento delle truppe nella zona vuole sottolineare l’impegno statunitense in Afghanistan. Oggi ci sono 26 000 soldati in Afghanistan rispetto ai 9 500 del 2002. Circa 14 000 di essi sono sotto il comando della NATO, mentre gli altri 12 000 sono impegnate nell’addestramento delle forze armate locali. McNeil, che aveva già lavorato in Afghanistan fra il 2002 e il 2003 ha detto: «La nostra missione finirà solo quando il nostro lavoro sarà compiuto o quando qualcuno ci darà il cambio».

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September 1, 2005

Forze NATO in Kosovo al comando di Giuseppe Valotto 2005

Forze NATO in Kosovo al comando di Giuseppe Valotto 2005

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1 settembre 2005

Il generale italiano Giuseppe Valotto ha assunto il comando delle forze NATO “KFOR” in Kosovo.

La cerimonia di insediamento si è svolta alla presenza del Ministro della Difesa Antonio Martino a Pristina.

Saranno presenti alla cerimonia anche Giampaolo Di Paola (capo di Stato Maggiore della Difesa), Michele Alliot-Marie (Ministro della Difesa francese), Sãfâren Jessen-Petersen (Rappresentante Speciale dell’ONU in Kosovo e Capo della missione UNMIK), James L. Jones (Comandante Supremo Alleato in Europa) e Harry G. Ulrich (Comandante del Comando NATO di Napoli).

Valotto sostituisce il francese Yves De Kemarbon.

L’Italia è al comando della KFOR per la terza volta dall’inizio dell’operazione (1999). In precedenza, le funzioni sono state svolte da Carlo Cabigiosu (ottobre 2000-aprile 2001) e da Fabio Mini (ottobre 2002-ottobre 2003).

Fonti

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