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March 22, 2013

Eletto il Consiglio e l\’Ufficio di presidenza della XVII Legislatura

Eletto il Consiglio e l’Ufficio di presidenza della XVII Legislatura

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venerdì 22 marzo 2013

segui lo Speciale Elezioni 2013

A seguito delle elezioni dei presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso al Senato e Laura Boldrini alla Camera, ieri sono stati eletti il Consiglio e l’Ufficio di presidenza. Per ciascuna Camera si è tenuta una votazione a scrutinio segreto, nella quale ogni parlamentare ha espresso due preferenze per l’elezione dei vicepresidenti, due per i questori e quattro per i segretari.

I quattro incarichi da vicepresidente del Senato sono stati assegnati a Valeria Fedeli (PD) che ha ricevuto 134 voti, Linda Lanzillotta (SC) che ne ha ricevuti 126, Roberto Calderoli (LN) 119 e Maurizio Gasparri (PDL) 96.

I tre nuovi questori sono Antonio De Poli (SC) eletto con 144 voti, Laura Bottici (M5S) con 120 e Lucio Malan (PDL) con 113. Questa carica è particolarmente importante in quanto il Collegio dei questori delibera il bilancio, sovraintende alla gestione dei fondi, dell’ordine e della sicurezza.

Per gli otto segretari sono stati scelti Silvana Amati (PD) con 137 voti, Rosa Maria Di Giorgi (PD) con 136, Angelica Saggese (PD) 136, Luciano Pizzetti (PD) 134, Giacomo Stucchi (LN) 104, Alessandra Mussolini (PDL) 102, Antonio Gentile (PDL) 96 e Maria Elisabetta Alberti Casellati (PDL) 85.

La prossima seduta del Senato si terrà lunedì 25 marzo, giorno in cui si riunirà il primo Consiglio di presidenza.

Per quanto riguarda la Camera i nuovi vicepresidenti sono Marina Sereni (PD) eletta con 311 voti, Roberto Giachetti (PD) con 253, Luigi Di Maio (M5S) 173 e Maurizio Lupi (PDL) 145.

Le cariche di questore sono state assegnate a Stefano Dambruoso (SC) con 342 voti, Paolo Fontanelli (PD) con 309 e Gregorio Fontana (PDL) con 174.

I nuovi segretari sono Anna Rossomando (PD), Anna Margherita Miotto (PD), Gianpiero Bocci (PD), Ferdinando Adornato (SC), Caterina Pes (PD), Valeria Valente (PD), Riccardo Fraccaro (M5S) e Claudia Mannino (M5S).

A causa della mancata rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari all’interno dell’Ufficio di presidenza, martedì 26 verranno eletti tre segretari aggiuntivi (SEL, LN, misto).


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March 16, 2013

Laura Boldrini eletta Presidente della Camera dei Deputati

Laura Boldrini eletta Presidente della Camera dei Deputati

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sabato 16 marzo 2013

La Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini

Laura Boldrini è la nuova Presidente della Camera dei deputati, ex portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), è stata eletta alla Camera dei Deputati tra le file di Sinistra Ecologia Libertà come capolista nelle circoscrizioni Sicilia I e II e nelle Marche ma ha optato per il seggio in Sicilia II.

La sua candidatura alla Presidenza è stato decisa questa notte dalla coalizione Italia. Bene Comune dopo che nelle prime tre votazioni non si era trovata la convergenza con il MoVimento 5 Stelle.

La sua elezione è quindi avvenuta alla quarta votazione, dove l’On. Boldrini ha ottenuto 327 voti, mentre Roberto Fico (M5S) ha ottenuto 108 preferenze, 155 le schede bianche, 18 voti ad altri candidati, 10 le schede nulle e 12 gli assenti.

La Presidente Boldrini ha tenuto un discorso di insediamento incentrato sulla difesa degli ultimi, sulla lotta alla povertà, contro l’omofobia, contro la mafia, il fascismo, la disoccupazione e il rilancio della buona politica per far ripartire il paese.

L’On. Boldrini è la terza donna ad essere investita della terza carica dello Stato Italiano nella storia della Repubblica Italiana; la prima è stata Nilde Iotti presidente dal 1979 al 1992, la seconda Irene Pivetti presidente dal 1994 al 1996.


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November 18, 2008

Camera dei Deputati: al via l\’«operazione trasparenza»

Camera dei Deputati: al via l’«operazione trasparenza»

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martedì 18 novembre 2008

Aula di Montecitorio

Alla Camera dei Deputati è iniziata l’«operazione trasparenza». Sono infatti disponibili on-line tutti i dati riguardo le partecipazioni e le votazioni aggiornate a tutta la legislatura fino all’ultima votazione.

I dati, che d’ora in poi saranno raccolti mensilmente in modo automatico dal sistema elettronico di votazione, sono attualmente visibili dalla sezione «Deputati/Come hanno votato».

Si segnala che finora la più assidua votante in aula è stata Rosy Bindi (PD), ma, escluse le missioni, è Gaetano Nastri (PdL) quello che materialmente ha votato di più. La maglia nera del più assente spetta invece a Mirko Tremaglia (PdL) che ha votato solo 17 volte, con una media del 98,91% di assenze.


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Camera dei Deputati: al via l’«operazione trasparenza»

martedì 18 novembre 2008

Aula di Montecitorio

Alla Camera dei Deputati è iniziata l’«operazione trasparenza». Sono infatti disponibili on-line tutti i dati riguardo le partecipazioni e le votazioni aggiornate a tutta la legislatura fino all’ultima votazione.

I dati, che d’ora in poi saranno raccolti mensilmente in modo automatico dal sistema elettronico di votazione, sono attualmente visibili dalla sezione «Deputati/Come hanno votato».

Si segnala che finora la più assidua votante in aula è stata Rosy Bindi (PD), ma, escluse le missioni, è Gaetano Nastri (PdL) quello che materialmente ha votato di più. La maglia nera del più assente spetta invece a Mirko Tremaglia (PdL) che ha votato solo 17 volte, con una media del 98,91% di assenze.

Fonti

Collegamenti esterni

  • Dataset della Camera dei Deputati
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July 30, 2008

Tensione tra Berlusconi e deputati PDL, Bocchino: «Parole premier inconcepibili»

Tensione tra Berlusconi e deputati PDL, Bocchino: «Parole premier inconcepibili»

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mercoledì 30 luglio 2008

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Clima teso tra i banchi della maggioranza e quelli del governo. Il Presidente del Consiglio ha accusato indirettamente i deputati del suo partito di essere dei fannulloni. Infatti 67 deputati del Popolo della Libertà erano assenti durante la votazione sulle “milleproroghe”, che ha fatto andare sotto di 4 voti il governo.

«I senatori della Pdl sono superiori, questa è una verità indiscussa e indiscutibile», accusa il premier e capo del primo partito in Italia per elettori. A replicare in difesa dei parlamentari di Montecitorio, il vicecapogruppo del PDL alla camera Italo Bocchino, che apostrofa le parole del Cavaliere come «infelici, irrispettose e irricevibili». Bocchino, inoltre, sferra una seconda accusa, rivolta anche al governo: «Le parole di Berlusconi provocano, inoltre, un ulteriore disagio ai deputati, già costretti a convertire decreti blindati del governo».


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July 29, 2008

Il Governo battuto alla Camera dei Deputati su un emendamento del PD

Il Governo battuto alla Camera dei Deputati su un emendamento del PD

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martedì 29 luglio 2008

Ancora una battuta d’arresto per il Governo Berlusconi IV, che è stato sconfitto quest’oggi alla Camera dei Deputati dopo il voto di un emendamento presentato dal Partito Democratico.

Con 250 voti favorevoli e 246 contrari, è passato dunque l’emendamento del partito di Walter Veltroni sulle limitazioni alla spesa pubblica, il Milleproroghe. A pesare sulla sconfitta della maggioranza, le astensioni dei deputati Claudio D’Amico, Gianpaolo Dozzo e Giovanni Fava, tutti della Lega Nord, ed il voto a favore di Paolo Russo, esponente del Popolo della Libertà, che ha però ammesso di aver commesso un errore al momento della digitazione.

Duro l’attacco di Antonello Soro del PD, che dice: «È evidente che tutte le volte che questa maggioranza affronta il Parlamento, non riparandosi dietro il voto di fiducia, non regge la sfida», che ha aggiunto come non siano le opposizioni a fare ostruzionismo, ma che la «maggioranza che è debole di suo».

La “postilla” che ha causato il voto sfavorevole alla maggioranza era una modifica dell’art. 3 della Manovra, nel comma riguardante la quota di carburanti “bio” destinati annualmente al commercio; secondo l’emendamento, inoltre, la parte destinata alla vendita dei carburanti non inquinanti potrà anche essere costituita da «combustibili sintetici, purché siano esclusivamente ricavati dalle biomasse», e non più solo da bioetanolo, biogas ed idrogeno.

A seguito di questo voto, si renderà nuovamente necessaria l’approvazione finale del decreto da parte del Senato della Repubblica, entro e non oltre il 3 agosto, data di scadenza della legge economica.


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April 30, 2008

Gianfranco Fini (PdL) è il nuovo Presidente della Camera dei Deputati italiana

Gianfranco Fini (PdL) è il nuovo Presidente della Camera dei Deputati italiana

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mercoledì 30 aprile 2008

Gianfranco Fini

Con 335 voti, Gianfranco Fini (PdL) è stato eletto Presidente della Camera dei Deputati italiana. Alla quarta chiama, Fini ha superato il quorum fissato in 306 voti.

Dallo scrutinio sono risultate anche 259 schede bianche, 7 schede nulle, 3 voti dispersi e 7 preferenze a favore di Daniele Marantelli (Pd).

Nome Voti
Gianfranco Fini 335
Marco Marantelli 7
Schede bianche 259
Voti dispersi 3
Schede nulle 7

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October 6, 2007

Italia: riforma costituzionale delle Camere, riduzione dei parlamentari e istituzione del Senato federale

Italia: riforma costituzionale delle Camere, riduzione dei parlamentari e istituzione del Senato federale

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sabato 6 ottobre 2007
La commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati italiana ha approvato il testo base per la riforma della Costituzione in rapporto al Parlamento. Il testo consta di 15 articoli che modificano in più parti gli articoli della parte II della Costituzione italiana, oltre che apportare piccole modifiche “di adeguamento” in altri punti della costituzione. Vediamo in dettaglio gli articoli più significativi:

Esame del testo base[]

Articoli 1 e 2[]

All’articolo 1 c’è un primo assaggio della fine del bicameralismo perfetto che ha caratterizzato l’Italia sin dai tempi dell’Assemblea Costituente: il testo prevede la sostituzione all’articolo 48 della Costituzione, mutando le parole al terzo comma “delle Camere” con la dicitura “della Camera dei Deputati”. Il secondo articolo cambia il nome del Senato da “Senato della Repubblica” a “Senato federale della Repubblica”.

Articolo 3[]

Questo articolo riduce il numero dei deputati eletti in Italia dagli attuali 618 a 500, cui vanno aggiunti i deputati eletti nella circoscrizione estero in numero di dodici. Aumenta quindi la percentuale di eletti nella circoscrizione estero. Cambiano anche i termini dell’elettorato passivo: per essere eletti alla Camera bisognerà avere diciotto anni e non più venticinque.

Articoli 4, 5 e 6[]

All’articolo 4 avviene la sostituzione di un intero articolo della Costituzione, il 57. Oltre al cambiamento di nome, è da notare la riduzione del numero di senatori fino a 250. Subito dopo si passa alla ripartizione di tali seggi in ogni regione. Il numero minimo di senatori per ogni regione passerà da sette a cinque per regione, tuttavia il Trentino-Alto Adige/Südtirol ne avrà tre per ogni provincia autonoma, mentre la Valle d’Aosta e il Molise ne avranno rispettivamente due e uno.

Il numero dei senatori per Regione verrà stabilito, come già ora, con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti, in base alla popolazione di ogni Regione. I senatori saranno strettamente legati ai Consigli Regionali, che sono chiamati a eleggerli entro trenta giorni dall’insediamento, e se il Consiglio Regionale viene sciolto, decadono anche i senatori, rischiando di vanificare il divieto di mandato imperativo per i parlamentari. Nelle regioni che avranno più di quattro seggi nel nuovo senato federale (ovvero tutte le regioni tranne Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Molise), due saranno scelti dal Consiglio Regionale, mentre altri due verranno scelti dalle autonomie locali; buona parte dei senatori saranno quindi eletti non dalla popolazione ma indirettamente. I rimanenti saranno eletti a suffragio universale e diretto con metodo proporzionale, violando, di fatto, la decisione popolare del referendum elettorale del 1993 che portò a una svolta verso il sistema maggioritario. Differente la situazione per il Trentino, dove tutti i senatori verranno eletti con suffragio universale e diretto. Le elezioni si svolgeranno, comunque, contestualmente a quelle del Consiglio Regionale.

All’articolo 5 l’intero articolo viene sostituito, ma in questo caso la differenza, seppure rilevante, è più lieve. Scompare il riferimento al suffragio universale e diretto, poiché il tema è contemplato dall’articolo precedente, mentre cambia anche l’età per esercitare l’elettorato passivo al Senato: per diventare senatori non si dovrà più avere un’età minima di quarant’anni, bensì di diciotto. Di fatto tutte le facoltà vengono acquisite al compimento dei 18 anni.

All’articolo 6, in conseguenza dei mutamenti avvenuti sull’articolo 57 della Costituzione, si precisa che la sola Camera dei Deputati è eletta per cinque anni: il Senato, infatti, non avrà più una scadenza precisa, in quanto i senatori saranno legati al consiglio regionale di cui sono espressione.

Articolo 7[]

Questo è l’articolo che segna la fine del bicameralismo perfetto: le materie in cui la Camera e il Senato eserciteranno collettivamente la loro funzione saranno:

  • revisione della Costituzione e altri disegni di legge costituzionale;
  • materia elettorale;
  • organi di governo e di funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;
  • esercizio delle funzioni dello Stato indicate negli articoli 116, terzo comma; 117, commi quinto e nono; 118, commi secondo e terzo, 119, commi terzo e quinto; 122, primo comma; 132, secondo comma, e 133, primo comma;
  • informazione ed emittenza radiotelevisiva;
  • autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali;
  • amnistia e indulto.

La rimanente parte dell’attività legislativa viene svolta dalla sola Camera dei Deputati. Il Senato potrà solo proporre modifiche dopo l’approvazione, che verranno vagliate e votate dalla Camera, cui spetterà la decisione definitiva.

Articoli 8 e 9[]

L’articolo 8 stabilisce che il governo può chiedere che un determinato disegno di legge venga iscritto con priorità all’ordine del giorno e che venga esaminato entro una certa data, fermo restando il tempo necessario per la Camera o il Senato per esaminarlo.

L’articolo 9 prevede che i decreti legislativi debbano subire il vaglio della commissione di pertinenza, anche se non specifica se tale parere sia vincolante.

Articolo 10[]

Notevole anche il cambiamento che l’articolo 11 porta all’articolo 77 della Costituzione. Il testo ribadisce che il Governo possa, in casi straordinari di necessità e urgenza, emanare decreti con forza di legge, specificando, però, i campi in cui il Governo può farlo. Un’altra novità è quella relativa al rinnovo dei decreti non convertiti in legge, che viene espressamente vietato. L’articolo riprende quando già deciso dalla sentenza 360 dell’ottobre 1996 della Corte Costituzionale che dichiarava illegittima la reiterazione di decreti legge. Venne presentato all’attenzione della corte un decreto che escludeva la punibilità in una materia (lo smaltimento dei rifiuti) sulla quale vi era una prolifica previsione di reati penali. Ma tale prassi, che prevedeva che alla scadenza di un decreto, il governo ne emettesse un altro di uguale contenuto, era abbastanza frequente: il caso limite fu quello del decreto “mille proroghe” (che stabiliva la proroga di vari termini di legge), il quale, emanato per la prima volta nel gennaio 1992 e reiterato per 29 volte, fu convertito in legge solo dopo la sentenza della Corte Costituzionale, nel dicembre 1996.

Con questo articolo il Parlamento si riappropria pienamente della funzione legislativa che gli spetta, evitando che il Governo possa sostituirsi ad esso con l’arma della decretazione d’urgenza, ora più specificamente regolamentata.

Articoli 11, 12 e 15[]

Mentre gli articoli 12 e 15 si limitano a sostituire il nome del Senato con il nuovo “Senato della Repubblica”, l’articolo 11 prevede espressamente che il Senato federale (e solo quello) può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

Articolo 13[]

L’articolo 13 è un altro segno del passaggio al bicameralismo imperfetto. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri non più in base alla semplice consuetudine delle consultazioni in base ai risultati conseguiti in entrambe le Camere, ma solo in base ai risultati della Camera dei Deputati. Importante innovazione anche sulla revoca dei ministri: ora l’articolo 92, nel testo base della commissione, prevede espressamente che il Presidente della Repubblica possa revocare uno o più ministri su proposta del Premier. Sino ad ora questo era previsto solo implicitamente.

Articolo 14[]

Infine l’articolo 14 è un altro segno della fine del bicameralismo perfetto: il nuovo articolo 94 prevederà che il Presidente del Consiglio dovrà avere la fiducia della sola Camera dei Deputati. Un altro cambiamento è fondamentale: si rafforza la posizione del Presidente del Consiglio, visto che è lui a ricevere la fiducia della Camera, e si limita a presentare il Governo. Il Senato non può più proporre la sfiducia al Premier, prerogativa che spetterebbe solo alla Camera, e deve essere approvata a maggioranza assoluta.

Conclusioni[]

Il testo base, che dovrà ottenere l’approvazione della Camera dei Deputati e quindi del Senato (per ben due volte in ogni camera sullo stesso testo), e che comunque potrebbe essere modificato durante i passaggi, prevede dunque la fine del bicameralismo perfetto, portando la Camera dei Deputati in una posizione di netta preminenza, che dovrebbe portare ad una velocizzazione dell’attività legislativa. Si rafforza però la previsione dell’articolo 57 della Costituzione verso un Senato effettivamente regionale, mutandone anche la denominazione, ovvero “Senato federale della Repubblica”. La Camera dei Deputati, tuttavia, si riprende definitivamente la funzione legislativa che per lungo tempo il Governo si era parzialmente preso attraverso l’emanazione di decreti legge e la loro reiterazione. Infine si rafforza il ruolo del Premier, che sarà colui che riceverà la fiducia della Camera dei Deputati in nome del Governo che rappresenta e che può nominare e revocare.


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July 31, 2007

Accettate le dimissioni di Previti dalla Camera

Accettate le dimissioni di Previti dalla Camera

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martedì 31 luglio 2007
Cesare Previti non è più un deputato. Le sue dimissioni, comunicate alla Camera che ha votato tramite scrutinio segreto, sono state accettate. I sì sono stati 462, i no 66 e gli astenuti 4. Al suo posto andrà Angelo Santori.

Durante la riunione per la votazione sulla decadenza dalla carica di parlamentare, in seguito alla condanna a sei anni nel processo Imi-Sir, è stata letta una lettera inviata al Presidente Fausto Bertinotti, nella quale l’avvocato Previti ha scritto di essersi dimesso da innocente:

« il breve termine intercorso tra la fissazione dell’ordine del giorno e la seduta odierna e lo stato attuale di detenzione domiciliare nel quale mi trovo rendono praticamente impossibile la mia presenza in aula e mi privano della possibilità di partecipare al dibattito sulla mia decadenza da deputato.

Sono innocente, e da innocente sconto una condanna ingiusta, e lo faccio nel pieno rispetto della legge, ottemperando a tutte le regole del mio stato con discrezione e convinta operosità.

Se dichiaraste la decadenza, compireste un atto di pura sottomissione del Parlamento al potere, non sovrano ma sovrastante, dell’autorità giudiziaria. La creazione di un simile precedente costituirebbe un vulnus gravissimo e irrecuperabile.

Il grande rispetto che ho per il Parlamento mi impone di fare tutto il possibile per evitare che questo avvenga. Rassegno, quindi, le mie irrevocabili dimissioni da deputato, chiedendo di voler procedere immediatamente alla relativa votazione. »

In una seconda lettera, inviata ad Elio Vito, capogruppo di Forza Italia, partito di cui Previti è uno dei fondatori, prega «di richiedere il voto palese», che però non viene concesso, dato che serve un accordo unanime.

Pareri discordanti sul decaduto mandato giungono da entrambi gli schieramenti, con Forza Italia che, attraverso il suo capogruppo, parla di Previti come «un obiettivo politico» e di una votazione che non è stata serena, mentre l’Italia dei Valori plaude: «meglio tardi che mai».

Notizie correlate

  • «Previti è ancora in carcere: attende gli arresti domiciliari» – Wikinotizie, 8 maggio 2006
  • «Previti ammesso a Rebibbia» – Wikinotizie, 5 maggio 2006
  • «Imi-Sir: Cassazione, 6 anni a Previti» – Wikinotizie, 4 maggio 2006

Fonti

Risorse

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July 28, 2007

Riforma della giustizia: via libera definitivo dalla Camera

Riforma della giustizia: via libera definitivo dalla Camera

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sabato 28 luglio 2007

Clemente Mastella, estensore della riforma dell’ordinamento giudiziario approvata dal Parlamento

Nella notte, al termine di una lunghissima seduta, la Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo alla riforma dell’ordinamento giudiziario, che abroga la riforma Castelli.

281 sono stati i deputati favorevoli, 25 i contrari. Ha votato compatta tutta la maggioranza, salvo la Rosa nel Pugno che si è astenuta e Ramon Mantovani, di Rifondazione Comunista, che ha votato contro.

Nell’opposizione, solo l’UDC ha partecipato al voto, esprimendo contrarietà, mentre Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia hanno lasciato l’aula.

A conti fatti, insieme alle astensioni della Rosa nel Pugno e ai voti contrari sparsi nella maggioranza, una opposizione compatta avrebbe potuto non far approvare il testo in esame.

L’intera seduta, iniziata in mattinata e ripresa alle 23.30 per le battute finali, ha visto oltre 200 votazioni in un solo giorno, e si è conclusa poco dopo le 2 della notte, con la votazione finale.

Nelle numerose votazioni, è stato determinante il voto del premier e di una nutrita schiera di ministri presenti in aula come sostegno, poiché la Rosa nel Pugno ha votato per otto volte insieme alla Cdl, rischiando così di compromettere l’esito della votazione.

Le reazioni

Il presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, è stato presente in aula fino al voto finale ed ha evitato di rispondere alle numerose richieste di chiarimento avanzate dai banchi dell’opposizione. Uscendo da Montecitorio, dopo il voto, ha commentato che il governo procede di passo in passo, in risposta a chi, come chiesto dai giornalisti, dice che il governo stia per cadere.

Il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, si è prima rammaricato per «un’altra delle nostre riforme che cancellano» ma ha aggiunto che «quando torneremo governo e maggioranza, ci occuperemo di nuovo della giustizia».

La “Riforma Mastella”

Questi, in sintesi, i contenuti della riforma della giustizia votata questa notte dalla Camera:

  • l’ingresso in Magistratura sarà subordinato al superamento di un pubblico concorso, bandito di norma con cadenza annuale; al concorso potranno partecipare – per non più di tre volte – laureati in legge che abbiano ottenuto la specializzazione in materie forensi oppure che abbiano già svolto l’attività di giudice di pace, avvocato o dirigente pubblico. I vincitori del concorso svolgeranno un tirocinio di diciotto mesi, sei dei quali presso la Scuola superiore della Magistratura;
  • abrogato l’obbligo (introdotto dalla “Riforma Castelli”) di indicare sin dall’inizio della propria carriera la funzione prescelta, tra quella inquirente e quella giudicante, i magistrati che decideranno di passare da una funzione ad un’altra dovranno cambiare distretto. Questi cambiamenti di funzione non potranno essere più di quattro durante tutta la carriera;
  • i magistrati saranno oggetto di sette valutazioni di professionalità, una ogni quattro anni, fatte dai Consigli giudiziari e trasmesse al Consiglio Superiore della Magistratura. A seguito il primo giudizio negativo, il magistrato perde il diritto agli aumenti di stipendio; dopo la seconda, invece, è messo fuori servizio;
  • i magistrati possono essere ammessi a funzioni direttive per un periodo massimo di quattro anni, rinnovabili una sola volta;
  • è istituita la Scuola Superiore della Magistratura, con il compito di provvedere alla formazione permanente dei magistrati; questi dovranno frequentare almeno un corso ogni quattro anni. Il comitato direttivo della Scuola è formato da sette magistrati, tre docenti universitari e due avvocati, nominati dal Csm e dal Ministro della Giustizia;
  • in seno ai Consigli giudiziari viene meno la presenza di diritto del Presidente dell’Ordine regionale degli avvocati; i legali potranno essere eletti nei Consigli, assieme ai rappresentanti dei docenti universitari, ma senza poteri reali nella valutazione dei magistrati.

Fonti

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