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July 11, 2016

Roma, mostra: Paolo Salvati e l\’Espressionismo tra colore e sapore

Roma, mostra: Paolo Salvati e l’Espressionismo tra colore e sapore

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lunedì 11 luglio 2016

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“L’Espressionismo tra colore e sapore, Vita e Opera di Paolo Salvati 1939-2014”, la mostra si è tenuta a Roma giovedì 7 luglio, presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, ha ricevuto il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), della Regione Lazio e di Roma Capitale. L’appuntamento è stato dedicato ad un grande artista e cittadino romano, esattamente a due anni dalla morte di Paolo Salvati, attraverso l’esposizione di tre dipinti significativi per la storia dell’arte moderna e contemporanea come la “Pietra Blu” del 1973, “Albero Blu” del 1982 e “Isabò” del 2010.

Le tematiche delle opere esposte sono il peso dell’esistenza per il dipinto “Pietra Blu” e la speranza per il dipinto “Albero Blu”, nel dipinto intitolato “Isabò” una confessione di arte nel volto della donna, quest’ultima opera appartiene ad una collezione dedicata a bottiglie d’autore.

Il percorso artistico di Paolo Salvati è caratterizzato da una straordinaria diversità di moduli espressivi che spaziano dalla pittura espressionista al ritratto, dal restauro alla liuteria. Si è ispirato a Lorrain, Poussin, Turner, Lautrec, Monet e Van Gogh, pur mantenendo la sensibilità di un artista che si sente figlio del proprio tempo, scevro da formalismi accademici.

Wikiquote

Wikiquote ha una voce su Paolo Salvati.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

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July 10, 2015

Un maestro dell\’incisione. Intervista a Pietro Diana

Un maestro dell’incisione. Intervista a Pietro Diana

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Wikimedia Italia in cerca di segnali dal mondo
intervista a cura di Alexmar983

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venerdì 10 luglio 2015

Il 28 dicembre di quest’anno Pietro Diana compirà 84 anni. Anni che ha trascorso un po’ defilato dal grande pubblico sopratutto per scelta personale, ma che lo hanno visto vivere una carriera artistica indubbiamente intensa e sfaccettata. Pietro Diana è stato un maestro nel vero senso del termine, essendosi dedicato con passione anche all’insegnamento per oltre quarant’anni, titolare della prima cattedra di tecniche dell’incisione della Accademia di belle arti di Brera dal 1976 al 1997. È un artista poliedrico, e non solo nelle tematiche affrontate, caratterizzandosi per grande laboriosità e perfezionismo. Approfittiamo della sua esperienza per riflettere sul mondo dell’arte incisoria degli ultimi decenni.

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Pietro Diana.

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W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgLei si è dedicato all’insegnamento con convinzione, prima come assistente e poi come docente. Ritiene che questa esperienza abbia influito in qualche modo sulla sua produzione, ponendola in contatto con il cambiamento o con le novità in un modo diverso da altri suoi colleghi? Ci sono ad esempio sperimentazioni che non avrebbe intrapreso se non avesse insegnato all’Accademia?

Diana : Con gli allievi si stabilisce un dialogo, talvolta un’osmosi. Degli scambi avvengono, ma non è detto che nel campo dell’arte la sperimentazione conduca a risultati concreti apprezzabili, come in un laboratorio di chimica o di biologia. Ci possono essere delle conquiste, condivisibili, che possono suggerire nuove aperture, nuove strade verso cui avviarsi. Non è molto frequente, tuttavia, imbattersi in suggerimenti significativi. Nel mondo dell’arte ricerca e sperimentazione incidono meno che in altri campi.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgCome insegnante ha aiutato i giovani ad esprimere la propria creatività trasferendo loro adeguate competenze tecniche. Secondo lei è possibile che nelle società postindustriali l’impoverimento di queste ultime riduca drasticamente la voglia di sperimentare, a livello pratico, del singolo individuo? Nella ricerca accademica e tecnico-scientifica la sperimentazione è inoltre divenuta difficile senza grandi investimenti, possibili solo con il supporto di grandi complessi industriali o iniziative transnazionali. C’è, anche nel mondo dell’arte, il rischio che l’originalità a livello di tecnica sia sempre meno nelle mani del singolo e che la sperimentazione perda di profondità?

Diana : Dipende molto dal tipo di ricerca, dal campo. In certi settori la ricerca richiede investimenti significativi e gioco di squadra, una sinergia, una collaborazione tra specialisti diversi. L’intuizione però raramente deriva da un lavoro di squadra: costituisce l’aspetto propriamente creativo, presente anche nella ricerca scientifica, e l’intuizione di gruppo non è fenomeno frequente. Anche in campo artistico ci sono stati e ci sono tuttora dei gruppi: i risultati variano, come anche la loro persistenza. Ma non si può escludere d’incappare nel rischio di voler “semplificare” un po’ troppo. Per il resto, ai giovani si forniscono solo degli strumenti, lasciandoli il più possibile liberi nelle loro scelte.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgSempre parlando di sperimentazione tecnica, lungo il suo percorso artistico lei si è dedicato anche alla creazione di automates, congegni meccanici animati, a metà fra la scultura e l’oggetto fantastico. Questo interesse si è protratto per decine di anni, e può essere considerato almeno inizialmente simile a un hobby. Secondo lei queste lunghe sperimentazioni sono oggi alla portata di chi fa arte per vivere e si deve confrontare con un mercato molto dinamico?

Diana : Secondo un noto aforisma, la differenza tra bambini e adulti sta nel prezzo dei loro giocattoli. Gli automates sono per me dei giocattoli di un certo lusso: per me il giuoco consiste appunto nell’idearli e costruirli, e non risponde a logiche economiche. Naturalmente è un discorso personale, non generalizzabile. Anche se per amore di verità devo precisare che quando ne esposi per la prima volta, a Torino, città legata a una tradizione esoterica, magica e misterica, mi capitò di venderne cinque. Avevo incontrato altri cui piacevano gli stessi giocattoli.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svg Pensa che la diffusione dell’arte concettuale nei mezzi di comunicazione di massa abbia contributo a svilire la percezione del pubblico del ruolo che la preparazione (l’abilità tecnica e le competenze storico-artistiche) gioca nella formazione di un artista?

Diana : Se accettiamo, almeno come ipotesi di lavoro, l’asserto di Klee secondo il quale “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, lo sforzo maggiore dell’artista dovrebbe essere teso a tentare di “esprimere l’inesprimibile”. Non è un problema di tecnica, o di sperimentazione. Alle competenze tecniche è stata attribuita un’importanza sempre minore, il più delle volte puntando alla ricerca di soluzioni “nuove”, in realtà sempre più semplici: “Fare con meno”. Ma non sempre le scorciatoie pagano appieno. Si è poi finito per privilegiare l’idea in sé, senza badare alla sua (eventuale) realizzazione. Ma è ancora lo stesso “fare arte”?

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W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgIl copyright è un aspetto interessante che si affronta pochissimo nella scuola dell’obbligo, anche se per chi svolge un lavoro creativo è indubbiamente un aspetto centrale. Nell’arte dell’incisione ci sono voluti ad esempio decenni per produrre una definizione operativa di originalità; un dibattito che ha portato alla “Dichiarazione di Incisione Originale” del 1994 e a cui all’epoca lei ha partecipato, ricordando l’importanza di distinguere fra tecniche di espressione e tecniche di riproduzione. I mezzi offerti dal progresso tecnico, favorendo la riproducibilità, pongono da più di un secolo la tutela della creatività del singolo di fronte a sempre nuove sfide. Com’è possibile a suo avviso portare, se non i cittadini, almeno i giovani artisti a inquadrare correttamente il fenomeno?

Diana : L’argomento è complesso, e piuttosto spinoso. Le incisioni di Pieter Bruegel sono tuttora apprezzate e richieste, ma lui non ha mai toccato una lastra, ha solo eseguito i disegni. Sono opere “da” e non “di” Bruegel. E non è stato certo il solo, in questo. In tempi più recenti artisti famosi si sono affidati a litografi per la realizzazione delle matrici, con o senza supervisione: erano anche lavori ben fatti, ma non “di mano” di chi poi li ha firmati. Senza parlare poi delle falsificazioni vere e proprie. La “Dichiarazione” ha voluto regolamentare la materia, per quel settore specifico. Poi c’è sempre chi non rispetta le regole del giuoco. Il problema della tutela della paternità di un’opera d’arte è però molto più vasto e complicato e non ritengo sia il caso di addentrarsi nel ginepraio, in questa sede. Irrinunciabile è il “diritto morale” dell’autore, ma i casi di plagio non sono rari, anche illustri, nella storia dell’arte. Lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello, in fondo, non è un plagio dal Perugino, pur restando un capolavoro?

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgNello specifico qual è stato, a suo avviso, l’impatto della rete sul mondo dell’arte e del copyright? Con la capillare diffusione delle immagini sulle piattaforme sociali e lo sviluppo di motori di ricerca sofisticati, secondo lei anche la percezione di un artista in merito alla tutela del diritto d’autore potrebbe evolvere?

Diana : Certo, la riproducibilità tecnica e l’avvento della rete hanno ampliato il fenomeno. Ma il limite, a mio parere, consiste nello sfruttamento economico dell’immagine. E non penso a poster realizzati senza autorizzazione, ma all’utilizzo delle immagini a scopo pubblicitario. Anche solo nel campo della fotografia, non può essere consentito che chiunque voglia si serva liberamente dell’immagine di Marilyn Monroe con la gonna alzata per reclamizzare indumenti intimi, di Che Guevara con il sigaro per la pubblicità del tabacco, o di Hemingway con una bottiglia in mano … Ricordo ancora bene la Gioconda leonardesca utilizzata come etichetta, per dei biscotti, una robiola, e altro. Può sembrare scortese da parte mia, ma mi permetto di aggiungere che non mi sembra ottimale neppure che Wikipedia, per pubblicare la riproduzione un’opera d’arte a scopo esemplificativo, a scanso di possibili complicazioni future chieda all’autore l’accettazione preventiva di qualsiasi eventuale abuso in merito (”Dichiaro di essere a conoscenza del fatto che concedo a chiunque il diritto di usare l’opera in un prodotto commerciale e di poterla modificare a seconda delle proprie esigenze”). Mi sembra un punto debole in un’organizzazione per altro ammirevole e più che meritoria, un punto da rivedere.

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W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgLa rete è anche uno dei fattori che ha reso il mondo sempre più globale negli ultimi venti anni. L’altro è stato la nascita di un mercato mondiale progressivamente unificato. In un’intervista del 1994 lei, parlando del mercato, diceva che “quello europeo è una cosa, quello americano un’altra”. In un’epoca successiva alla nascita del WTO e all’esplosione economica dell’Asia una frase del genere ha ancora senso nella stessa misura?

Diana : Certo, il mondo è diventato sempre più globale, e la sfera delle conoscenze è sempre più condivisa. Il mercato dell’arte tuttavia è rimasto disomogeneo, con scale diverse. Gli artisti italiani sono poco presenti, e quotati, sul mercato internazionale, salvo poche note eccezioni, mentre artisti “internazionali” sono stati imposti sul mercato mondiale, e accettati. A monte ci sono state operazioni di marketing che hanno avuto origine strategiche di natura estranea alle logiche dell’arte in sé e del suo commercio. Sul finire degli anni Quaranta la potenza egemone ha voluto acquisire anche quella supremazia, e c’è riuscita: New York ha soppiantato Parigi come principale piazza mondiale del mercato dell’arte e correnti artistiche che in qualche modo potevano essere dichiarate “made in USA”, come l’espressionismo astratto, hanno conquistato mercati e primati. Sono stati fenomeni indotti, ormai ben conosciuti e studiati a fondo: alla Bocconi, almeno, se non a Brera. Ora si profilano scenari nuovi: tutto è in evoluzione, e non mi sento in grado di tentare di fare il profeta.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgIn un mondo “globalizzato” spesso l’immagine mediata dai mass media dell’artista è anche quella di un cittadino del mondo, di un globetrotter in cerca di sperimentazione nelle grandi aree urbane postmoderne. Potrebbe stupire quindi leggendo la sua biografia apprendere che lei abbia insegnato a Brera per molti anni, abbia conosciuto a Milano sua moglie e lavori da una vita sempre nel capoluogo lombardo in uno studio in via Panzini. Ha sicuramente viaggiato come molti, ma come artista i suoi viaggi maggiori rimangono tuttavia quelli della mente. Alla luce del suo percorso, crede che si possa ancora, al giorno d’oggi, restare legati in quanto artisti a una città?

Diana : Che io mi trovi fisicamente in California o sul Fiume Giallo influisce poco sulle mie tematiche: me le porto dentro, dovunque vada. Gli spunti dall’esterno incidono poco anche sul mio linguaggio. Non sono tenuto a seguire le mode locali. Semmai colgo degli spunti, che vengono poi assimilati ed elaborati, riemergendo a distanza di tempo. Per il resto … sì, a Milano mi sento a casa, tuttora.

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W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgLei ha partecipato alla Seconda Biennale d’Arte Sacra nel 1955, mentre al 1975 risalgono le Sei incisioni per la Pace in occasione dell’anno santo. Anche considerando la sua esperienza personale, come pensa che si evolverà il rapporto fra arte e religione, soprattutto in un paese come l’Italia dove è stato profondo (e fecondo) per secoli?

Diana : Il senso del Sacro è una delle tante componenti dell’animo umano, anche se nel tempo si è molto ridimensionato. Il nostro contesto culturale è rimasto quello della tradizione cristiana e cattolica. Ma è difficile possano ripetersi i fasti del passato, che erano stati resi possibili dalla concomitante presenza di geni dell’arte, di esponenti della Chiesa illuminati e competenti, e di disponibilità economiche grandiose. In tempi recenti, Papa Roncalli conosceva personalmente Manzù e gli concesse carta bianca: non è da tutti. Papa Montini aveva come segretario Monsignor Pasquale Macchi, persona notevole per competenza e buon gusto. Oggi il Cardinal Ravasi è un esponente di vastissima cultura e di sicure competenze, ma non credo sia in grado di commissionare grandi opere. Oltre alla preparazione e all’ampiezza di orizzonti (che non è detto coincidano sempre) occorrono anche mezzi finanziari e volontà d’impiegarli per la cultura e l’arte. Temo ci si debba accontentare di lavori minori e di qualità più modesta. C’è molta mediocrità, ovunque, attualmente. E ci si accontenta.


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March 13, 2014

Dal 21 giugno al 20 settembre 2014 la prossima edizione del Ravello Festival

Filed under: Arte,Festival,Italia,Ravello — admin @ 5:00 am

Dal 21 giugno al 20 settembre 2014 la prossima edizione del Ravello Festival

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Ravello, giovedì 13 marzo 2014

Prenderà ufficialmente il via il prossimo 21 giugno 2014 e andrà avanti fino al 20 settembre la prossima edizione del Ravello Festival, una delle manifestazioni italiane dal più alto spessore artistico. È stato ufficializzato un calendario che offre tantissimi appuntamenti, dalla musica sinfonica al pop, passando per mostre, spettacoli di danza e i consueti “incontri di parola”. Quest’anno sarà il “Sud” a fare da tema conduttore. Sarà proprio lo spettacolo inaugurale, in programma il 21 giugno, ad omaggiare l’indimenticato Eduardo De Filippo nel trentennale della morte grazie a Danilo Rea ed Isa Danieli. Tra i concerti più attesi c’è quello di Pino Daniele, per la prima volta a Ravello, che si esibirà in versione acustica. Ecco l’elenco degli artisti italiani ed internazionali che impreziosiranno il Ravello Festival 2014: Dulce Pontes, Chick Corea con Stanley Clarke, Asaf Avidan, Hevia, Burt Bacharach, Mayra Andrade, Chrysta Bell, Michel Camilo, Jean Luc Ponty, Kronos Quartet, Regina Carter. In programma anche un live di Sergio Cammariere in formazione Quintet, un concerto di Fabrizio Bosso diretto da Peppe Vessichio e, tra le artiste italiane emergenti, spiccano la pianista Giulia Mazzoni e le cantautrici Ylenia Lucisano e Parisse. Si esibirà anche il compositore francese di colonne sonore Alexandre Desplat.

Per quanto riguarda la musica classica queste le orchestre ospiti: la London Symphony Orchestra diretta da Daniel Harding; la Orchestre National de France affidata a Daniele Gatti, l’Orchestra Sinfonica di Lucerna con la violinista Viviane Hagner; l’Orchestra cinese di Qingdao e la Filarmonica Nazionale Armena. L’Italia sarà rappresentata dalla dalla Filarmonica del Regio di Torino, sotto la guida di Gianandrea Noseda, dall’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli con Juraj Valcuha, dall’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova e infine dalla OGI di Fiesole. Sarà presente anche l’Orchestra Giovanile dello Stato di Bahia. Tra gli spettacoli teatrali “Con el respiro del Tango” di Luis Bacalov e Michele Placido e “Memorie di una schiava” con Pamela Villoresi e Baba Sissoko. Per la danza saranno presenti due compagnie americane, la Ailey II Dance Company e Les Ballets de Trockadero.

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June 27, 2012

Uffizi, polemiche sul noleggio delle sale

Uffizi, polemiche sul noleggio delle sale

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mercoledì 27 giugno 2012

Il cortile degli Uffizi, visto da Palazzo Vecchio

Madonna, nel tour 2012

Ha suscitato polemiche la decisione della Soprintendenza di Firenze di “noleggiare” temporaneamente la Galleria degli Uffizi alla popstar Madonna, in una pausa del tour 2012. Per la sua insolita visita, la cantante si sarebbe avvalsa di una guida d’eccezione, la stessa soprintendente, in veste di cicerone d’eccezione. Domenica 26 giugno 2012, infatti, dietro pagamento, l’accesso alla celebre galleria fiorentina è stato precluso al pubblico ordinario, e riservato in esclusiva alla popstar, per permetterle un esclusivo tour tra i preziosi capolavori, lontana e al riparo da fan e curiosi.

Non si tratterebbe comunque di un fatto isolato: esso si inscriverebbe, infatti, in una serie più ampia di episodi, con minor visibilità mediatica, in cui la prestigiosa galleria statale fiorentina è venuta meno alla fruibilità pubblica, per essere sede di eventi mondani organizzati da privati. Il giorno successivo alla visita di Madonna, ad esempio, il Corridoio di Ponente degli Uffizi ha ospitato ben due sfilate di moda dello stilista Stefano Ricci: in una di esse, vi sarebbe anche stata, a breve distanza da opere, tra cui il Laocoonte marmoreo di Baccio Bandinelli, l’esibizione circense di una tribù di Masai, catapultata appositamente dall’Africa: muniti di scudi e lance, i guerrieri sarebbero stati impegnati, a beneficio di una selezionatissima platea di prestigiosi ospiti dell’alta società, nella simulazione di una carica guerresca. La manifestazione si sarebbe conclusa con una cena esclusiva, servita dalla prestigiosa Enoteca Pinchiorri, a beneficio degli ospiti, tra cui il sindaco della città, Matteo Renzi.

A rendere più gravi tali episodi vi sarebbe l’irrisorietà dei corrispettivi richiesti dalla Soprintendenza di Firenze: si parlerebbe, infatti, di compensi di alcune decine di migliaia di euro, ben pochi se paragonati ai milioni di euro necessari a Ferragamo per allestire un evento nel Peristilio Denon del Museo del Louvre: ma, nel caso del Louvre, a essere impegnato era solo uno spazio all’aperto, senza contatto con le preziose opere esposte, e senza precludere la fruizione delle sale al pubblico.


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October 24, 2011

Apertura ufficiale di Gallerie d\’Italia – Piazza Scala

Apertura ufficiale di Gallerie d’Italia – Piazza Scala

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lunedì 24 ottobre 2011

Antonio Canova, Danza dei figli di Alcinoo
(Fondazione Cariplo)

Il 3 novembre 2011 sarà inaugurato a Milano “Gallerie d’Italia – Piazza Scala”, il polo museale di Intesa Sanpaolo voluto dallo stesso istituto di credito, nel quale il pubblico potrà ammirare numerose opere d’arte appartenenti a Intesa e la raccolta d’arte ottocentesca di Fondazione Cariplo. Sarà così fruibile al pubblico una raccolta unica di opere d’arte.

Saranno presenti:

  • Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo
  • Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di IntesaSanpaolo
  • Giancarlo Galan, Ministro per i Beni e le Attività Culturali
  • Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
  • Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani

Dalle ore 20.30 il museo, in piazza Scala al numero 6, sarà aperto al pubblico.

Fondazione Cariplo e Wikipedia[]

Da giugno 2011 Fondazione Cariplo collabora con Wikipedia a seguito dell’adesione all’iniziativa Share Your Knowledge promossa da lettera27 all’interno di WikiAfrica. Inoltre da giugno 2011 ha messo a disposizione con licenza CC-BY-SA le immagini (in bassa risoluzione) e le schede di opere ed autori della collezione online di opere d’arte di proprietà della Fondazione stessa, presentate sul proprio sito Artgate.

  • Collaborazione tra Fondazione Cariplo e Wikipedia
  • Collezioni d’arte della Fondazione Cariplo
  • Opere d’arte della Fondazione Cariplo su Wikimedia Commons

Altri progetti[]


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August 21, 2011

Cent\’anni fa il furto della Gioconda

Cent’anni fa il furto della Gioconda – Wikinotizie

Cent’anni fa il furto della Gioconda

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domenica 21 agosto 2011

Lo spazio vuoto dopo il furto della Gioconda da parte di Vincenzo Peruggia

La Gioconda

Era la sera di domenica 20 agosto 1911. Un uomo trascorse la notte chiuso in un ripostiglio del Louvre. Alle 7.20 del mattino, tolse il quadro dalla cornice, lasciando la cornice, la mise sotto il cappotto e si allontanò, dopo aver chiesto ad un idraulico che lavorava di poter uscire, dato che la maniglia del portone era sparita e dopo aver persino sbagliato tram per la fuga, per poi ricorrere ad un taxi. Alle 8.30, il furto era stato compiuto.

Per accorgersi del furto si dovette aspettare le 11 del martedì successivo, 22 agosto, dato che il museo è chiuso ogni lunedì. In più, all’epoca i quadri venivano rimossi dalle pareti per essere fotografati. Quando il copista Louis Beroud notò l’assenza del quadro affermò: «Quando le belle donne non sono con i loro amanti, vuol dire che stanno posando per il loro fotografo».

Subito le polemiche: chi si lamentava della mancanza di sicurezza, chi, come il movimento politico di estrema destra Action Française con la lobby ebraica, sospettava e accusava. Intanto, i visitatori facevano la fila per vedere la cornice senza il capolavoro. Tra questi c’era il celebre scrittore Franz Kafka, che stava scrivendo delle guide low-cost per i turisti.

Il primo arresto: il poeta Apollinaire venne accusato da un amante, Honoré Géry Pieret, di aver acquistato da lui, con un amico artista chiamato Picasso, alcune antiche statuette che sono state rubate dal Louvre. Tale accusa si rivelò poi una ripicca da parte di Pieret ma Picasso utilizzò queste statuette come modello per il celebre quadro Les Demoiselles d’Avignon. Intanto, un ritratto di Raffaello prese il posto della Gioconda.

La svolta. Nel dicembre del 1912 una lettera venne inviata ad Alfredo Geri, un antiquario fiorentino. Diceva che il quadro apparteneva all’Italia dato che Leonardo da Vinci era italiano. Il ladro, che si firma “Leonardo”, affermava di avere con sé il quadro e di volerlo restituire al Louvre dopo aver pagato 500 000 £ per le spese. Più avanti vi fu una trattativa tra Geri e Giovanni Poggi, l’allora direttore degli Uffizi, con il ladro a Firenze, al terzo piano della pensione “Tripoli”, che adesso si chiama “La Gioconda” dopo questa vicenda. Il quadro venne subito consegnato per verificarne l’autenticità. Intanto, il ladro, Vincenzo Peruggia, imbianchino italiano emigrato in Francia, venne arrestato mentre stava passeggiando in attesa che i lavori di verifica finissero.

Durante il processo, avvenuto in Italia nello stesso momento in cui avvenne l’attentato di Sarajevo, Peruggia venne definito «mentalmente minorato» dopo una perizia condotta dal prof. Paolo Amaldi. L’imbianchino, invece, rispose affermando di aver vendicato l’Italia dei furti subiti da Napoleone Bonaparte, suscitando così qualche fremito di nazionalismo, definito addirittura peruggismo. Peruggia venne condannato ad un anno e 15 giorni di prigione, ridotti poi a sette mesi e 15 giorni.


Fonti[]

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June 22, 2011

Vendute tre opere di Picasso per 48 milioni di euro

Vendute tre opere di Picasso per 48 milioni di euro

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mercoledì 22 giugno 2011

Pablo Picasso

Tre dipinti di Pablo Picasso raffiguranti le amanti del pittore sono stati venduti martedì per quasi 48 milioni di euro, da Christie’s a Londra.

Il ritratto di Dora Mar, realizzato poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939 e intitolato Femme assise, robe bleue, è stato venduto per 20,2 milioni di euro superando di gran lunga qualsiasi stima iniziale. Il dipinto, il valore del quale fu stimato tra 4,5 e 9 milioni di euro, non è mai stato esposto al pubblico dopo una mostra in Svizzera nel 1967.

Il quadro Jeune fille endormie, realizzato nel 1935 e raffigurante la 25enne Marie-Therese Walter, è stato venduto per 15,5 milioni partendo da una base di 10 milioni di euro. Picasso incontrò la donna, all’epoca 17enne, all’età di 45 anni a un’uscita della metropolitana parigina. L’opera fu donata all’Università di Sydney da un americano anonimo, a condizione che il ricavato venisse destinato alla ricerca scientifica.

La terza opera, realizzata nel 1946, è un ritratto della pittrice francese Françoise Gilot, intitolato Buste de Francoise, ed è stata venduta per 11,9 milioni di euro. La donna, diventata amante di Picasso, ebbe da lui due figli.


Fonti

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Tri slike Pikasovih ljubavnica za 48 miliona evra, pubblicato su Wikinews in serba.

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January 15, 2011

Walking Art: Hamish Fulton al MAXXI

Walking Art: Hamish Fulton al MAXXI – Wikinotizie

Walking Art: Hamish Fulton al MAXXI

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Roma, sabato 15 gennaio 2011

Hamish Fulton al MAXXI

Oggi Hamish Fulton ha incontrato il pubblico romano. L’artista britannico ospite del MAXXI, nell’ambito della rassegna “Lo SPAZIO delle Parole”, curata da Pippo Ciorra e Gabi Scardi, ha tracciato le ragioni del suo lavoro artistico realizzato nell’arco degli ultimi 40 anni, raccontando la sua storia personale e le sue esperienze. Nato nel 1946 a Londra, Fulton ha completato la sua formazione artistica presso l’Hammersmith Collage of Art, la St. Martin’s School of Art e il Royal Collage of Art di Londra, entrando in contatto vari artisti inglesi tra cui Gilbert e George. Nel corso della vita i suoi interessi lo hanno successivamente avvicinato alla pratica dell’escursionismo e quindi a conoscere e collaborare con esponenti famosi del mondo dell’alpinismo come Reinhold Messner e Doug Scott.

La sua attività artistica comincia a prender forma nell’aprile del 1967 quando l’artista, nel corso di un viaggio in autostop in compagnia di amici, comincia a documentare le sue esperienze. L’intenzione di Fulton non è di realizzare una forma d’arte complessa, rappresentativa, statica, bensì di tipo piu coinvolgente, dinamica. Inizia quindi a intraprendere camminate ed escursioni in vari luoghi nel mondo. Nel 1971 cammina per 74 Km al confine con la Scozia nei pressi del Vallo di Adriano e successivamente completa ventuno camminate “Coast to Coast” attraverso i territori anglosassoni. Fulton ricerca quindi un contatto più diretto con la natura circostante, avvicinandosi sempre più a situazioni in cui la presenza umana diviene più rarefatta, distante. “Quando siamo nella natura non vediamo parole” dice l’artista “e camminando, possiamo decidere a quale velocità andare ed attraversarla, e in tutta semplicità osservare il mondo”. Durante le sue camminate evita di lasciare tracce del suo passaggio e la questione del rispetto della natura diventa molto importante, assumendo una precisa centralità anche nella sua arte.

Le opere di Fulton quindi testimoniano le esperienze che l’artista ha avuto nel corso dei suoi viaggi, come ad esempio quella esposta al MAXXI di Roma “Twenty eight sticks for twenty eight one day walks from and to Kyoto travelling by way of Mount Hiei walking round the hill on a circuit of ancient paths” prodotta in seguito a ventotto camminate effettuate tra il 1991 e il 1998 lungo un percorso dove, secondo una tradizione millenaria, i monaci buddisti, camminando fino allo stremo delle forze, si mettono alla prova per raggiungere l’illuminazione.

Hamish Fulton ha esposto i suoi lavori in molte gallerie e musei d’Europa e degli Stati Uniti.


Fonti[]


Notizia originale
Questo articolo contiene notizie di prima mano comunicate da parte di uno o più contribuenti della comunità di Wikinotizie.

Vedi la pagina di discussione per maggiori informazioni.

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June 6, 2010

Arte: al via a Torino la mostra “Ex indumentis – Reliquie d’artista”

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domenica 6 giugno 2010

La fata turchina disse, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio: “Vorrei sapere da loro signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo!”. A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi; e quand’ebbe tastato bene bene, pronunciò solennemente queste parole: “A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio che è sempre vivo!”. “Mi dispiace” disse la Civetta, “di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me invece il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!”.

Questa metafora continuata di Carlo Collodi, ne Le Avventure di Pinocchio ben esprime la condizione umana in generale e più ancora quella dell’uomo d’ingegno che sopravvive a se stesso nella memoria collettiva, per quanto fatto e prodotto, diventando noto o famoso: scienziati, filosofi, santi, statisti, atleti, condottieri, cantanti, artisti… e guarda la sorte, anche Collodi e Pinocchio sono divenuti per l’universalità una sorta di reliquia degli antenati, e tutti i libri pubblicati di quella grande storia dei veri e propri ex-indumentis della coscienza di esistere e della conquista della coscienza e dell’umano valore.

Il mondo dell’artista estinto come reliquia: è questo l’ambizioso tema che intende affrontare la nuova mostra curata dal C.A.U.S. Centro Arti Umoristiche e Satiriche di Torino. I suoi curatori, Raffaele Palma e Vinicio Perugia, hanno infatti invitato un nutrito gruppo di noti artisti a reinventare per la contemporaneità un rito antico quanto il mondo: l’esposizione di venerabili reliquie. In questo caso si tratta di cimeli neo-moderni, che potrebbero divenire anch’essi antichi, concepiti e realizzati interpretando immagini, rimandi, indizi, feticci, atmosfere, oggetti “smessi” da star dello spettacolo o da altri artisti. Demitizzando, gli iconoclasti hanno fatto il massimo per regalare al visitatore atmosfere magiche e inattese: le scarpe di Jackson Pollock dipinte da Marco Piva, Riccardo Giordano con Helmut Newton, Maria Antonietta Onida con Lucio Fontana, Elisabetta Viarengo Miniotti con Piero Manzoni, solo per citarne alcuni.

Un impegno di gran pregio: saranno, infatti, ben 39 le “stravaganze” esposte negli spazi espositivi della Galleria d’Arte Fogliato di Torino, in Via Giuseppe Mazzini 9. Durante l’inaugurazione, sabato 12 giugno 2010 alle ore 17, il pubblico potrà ammirare in anteprima assoluta le antiche “neo-reliquie”, realizzate con indumenti d’uso quotidiano, ricordi di vestimenti legati ad un passato più o meno lontano, feticci d’autore, lavori personali o icone destrutturate di famose opere d’arte. Le tecniche utilizzate spazieranno dalla pittura alla grafica; dalla scultura, agli assemblati sino alla fotografia.

L’esposizione proseguirà sino al 3 luglio 2010 ad ingresso libero con il seguente orario: tutti i giorni 10 – 12,30 / 16 – 19,30. domenica e lunedì mattina chiuso. Tutte le opere, scaricabili gratuitamente, sono visibili al seguente indirizzo: http://www.caus.it/ex-indumentis.shtml


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June 4, 2010

Torino: abbecedari protagonisti al VI Concorso Internazionale Calligrafico

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venerdì 4 giugno 2010

Abbecedario che Figura

SESTO CONCORSO CALLIGRAFICO INTERNAZONALE 2010

Abbecedario figurato una bella innovazione, che porterà una ventata di novità nella didattica nell’afabetizzazione e nell’ istruzione. Questi nuovi abbecedari sono i protagonisti del tradizionale Concorso Internazionale Calligrafico promosso dal C.A.U.S. Centro Arti Umoristiche e Satiriche di Torino.

La sfida proposta dal designer ed umorista Raffaele Palma, era difficile: impiegare lettere e numeri senza un diretto rapporto con le figure dimostrative. I nuovi abbecedari non ostentano più una lettera, vicino a un oggetto (il cui nome per questa inizia), bensì mostrano animali, persone, cose, paesaggi, che celano in se lettere, numeri e punteggiatura. Una filastrocca, indovinello, frase sollecita inoltre nel fruitore, la curiosità di scoprire le lettere e i numeri celati nel disegno. Tutto ciò favorisce l’allenamento della memoria visiva all’associazione d’immagini e idee, in grandi e piccini.

Le adesioni all’iniziativa sono state molteplici, dall’Italia, all’India, dalla Moldavia all’Iran. Diverse le sezioni del concorso, riservate ad artisti internazionali, nazionali, università, istruzione superiore e scuola dell’obbligo. Ne sono scaturiti interessanti elaborati, fantasiosi o rigorosi, in cui ogni lettera, numero o punteggiatura è l’iniziale dell’immagine di riferimento, ma diviene parte dell’immagine stessa.

Gli artisti hanno dimostrato che le variabili, grafiche ed interpretative, possono diventare infinite. Per esempio il calligramma A, può trasformarsi nell’immaginario dei concorrenti nel becco di un uccello, nell’ala di un insetto o in un cappello da clown. C’è chi ha utilizzato tutte le 26 lettere dell’alfabeto per disegnare un’immagine, chi solamente i 10 numeri, chi ancora ha concepito una figura usando le sole vocali, la punteggiatura e i numeri.

Le medaglie d’oro, sono state per ora consegnata, virtualmente, sul web! La manifestazione avrà, infatti, la propria conclusione ufficiale Martedì 23 novembre 2010. In quella giornata il Salone d’Onore dell’ Accademia Albertina di Belle Arti a Torino, ospiterà il Convegno “L’Arte del disegno negli abbecedari, strumenti didattici per l’alfabetizzazione, con l’alto patrocinio della Città di Torino e della stessa Accademia Albertina.

Negli ultimi duecento anni non vi è stata alcuna innovazione per quanto riguarda la composizione e l’impiego degli abbecedari. Se è ben vero che in questo lungo periodo, grafici ed artisti hanno realizzato splendide opere, trattando l’illustrazione di lettere e numeri, è altrettanto vero che nessuna novità è stata espressa in termini pedagogici, formativi, stilistici e semantici.

L’Expò, con le opere scaricabili gratuitamente, di concorrenti e vincitori è visibile al seguente indirizzo: http://www.caus.it/abbecedario-che-figura-autore.shtml


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