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August 11, 2009

Birmania: condanna Aung San Suu Kyi, dure reazioni da tutto il mondo

Filed under: Asia,Myanmar,Politica,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Birmania: condanna Aung San Suu Kyi, dure reazioni da tutto il mondo

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martedì 11 agosto 2009

File:Burma 3 150.jpg
La leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi, la donna a capo dell’opposizione in Birmania, è stata condannata a 18 mesi agli arresti domiciliari, sentenza ridotta rispetto a quella originale del tribunale speciale birmano, che era di 3 anni di prigione e lavori forzati. L’ennesima condanna della Suu Kyi (la donna era ancora agli arresti domiciliari quando è scattata la nuova accusa) è arrivata dopo che la stessa era stata accusata di violazione degli arresti domiciliari per aver ospitato, senza alcuna autorizzazione, un cittadino americano, John William Yettaw, che aveva, attraversando un corso d’acqua, raggiunto la casa del premio Nobel per la pace. L’iniziativa dell’uomo è ancora avvolta dal mistero. Entro i prossimi 60 giorni, gli avvocati della Suu Kyi potranno fare ricorso contro la sentenza.

La Suu Kyi, che ha trascorso 14 degli ultimi 20 anni agli arresti domiciliari, non potrà quindi partecipare alle prossime elezioni, fissate per il 2010.

Il cittadino americano ha invece ricevuto una condanna a 7 anni di lavori forzati per l’intrusione nella casa della Suu Kyi. L’uomo, affetto da diabete, ha subito diversi ricoveri in ospedale a causa di convulsioni di natura epilettica.

Le reazioni alla condanna da parte delle istituzioni mondiali non si sono fatte attendere: l’ONU riunirà il Consiglio di Sicurezza per discutere l’accaduto, ed il segretario Ban Ki Moon, ha affermato di essere “deluso” e di condannare “con fermezza” la sentenza, “deplorandola fortemente”. “Se lei e gli altri prigionieri politici nel Myanmar non verranno rilasciati e non potranno partecipare ad elezioni libere ed eque, la credibilità del processo politico rimarrà in dubbio”, ha continuato il segretario generale.

Poco prima, anche l’Unione Europea, attraverso un comunicato della presidenza, aveva condannato la sentenza, affermando che “risponderà con sanzioni supplementari verso i responsabili della condanna”. Successivamente, il portavoce dell’amministrazione USA, Robert Gibbs, ha affermato che “non si tratta di qualcuno da mettere sotto processo, certamente non di qualcuno che avrebbe dovuto essere condannato”.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rilasciato delle dichiarazioni, nelle quali richiede la immediata liberazione della Suu Kyi. “Violati i principi universali dei diritti umani”. Obama ha continuato dicendosi preoccupato per le condizioni di Yettaw, condannato ad una pena “sproporzionata”, oltre a richiedere la liberazione di tutti gli altri prigionieri politici reclusi in Birmania.

Anche l’Italia, tramite la Farnesina “condanna fermamente” la sentenza contro la Suu Kyi, sentenza nata dopo un processo “ampiamente ritenuto ingiusto”. Il ministero degli Esteri ricorda anche che l’Italia ha sostenuto la volontà di una risposta comune da parte dell’Unione Europea, risposta che, tra le altre cose, prevederà il rafforzamento delle sanzioni contro il regime birmano. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha affermato: “se ad Aung San Suu Kyi fosse impedita la partecipazione al voto del 2010, ciò costituirebbe una lesione ai principi della democrazia”. Anche i leader dei partiti politici italiani si sono uniti in coro contro la sentenza.

Il primo ministro britannico Gordon Brown si è detto “rattristato” oltre che “furente” per una sentenza così “mostruosa”. Brown continua affermando che questa è “un’ulteriore prova del fatto che il regime militare in Birmania è determinato ad agire nel totale disprezzo degli standard dello stato di diritto comunemente accettati, e in sfida all’opinione pubblica internazionale”. Gli fa eco il presidente francese Nicolas Sarkozy, che sollecita l’UE a “rispondere rapidamente adottando nuove sanzioni a carico del regime” del Myanmar, e in particolar modo, le sanzioni “debbono prendere di mira le risorse dalle quali tale regime trae profitto diretto, come il settore dei legnami pregiati e quello dei rubini”. Sarkozy conclude definendo la sentenza “brutale e ingiusta”.


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August 10, 2009

Terremoti nell’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

lunedì 10 agosto 2009

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Una scossa di terremoto di magnitudo Richter 7,6 si è verificata oggi nell’oceano Indiano. L’epicentro è stato localizzato 260 km a nord di Port Blair, capoluogo delle isole Andamane, mentre l’ipocentro dovrebbe trovarsi a 33 km di profondità. Il centro di allerta del Pacifico ha emesso un allarme tsunami per India, Birmania, Indonesia, Thailandia e Bangladesh.

Sempre oggi, alle 22.07 CEST (le 5.07 di martedì, ora locale), un altro sisma, questa volta di magnitudo Richter 6,6, ha fatto scattare l’allarme tsunami anche in Giappone. L’epicentro di questo terremoto si trova nell’oceano Pacifico settentrionale, al largo della prefettura di Shizuoka, a sud-est di Tokyo, e l’ipocentro è posizionato a 20 km di profondità. Alcuni edifici hanno ondeggiato, un’autostrada è stata chiusa e due unità della centrale nucleare di Hamaoka sono state bloccate per sicurezza. Nel porto di Yaizu il livello del mare si è abbassato di circa 60 centimetri, il che può essere un segnale della formazione di onde anomale.

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Terremoti nell\’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

Terremoti nell’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

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lunedì 10 agosto 2009
Una scossa di terremoto di magnitudo Richter 7,6 si è verificata oggi nell’Oceano Indiano. L’epicentro è stato localizzato 260 km a nord di Port Blair, capoluogo delle Isole Andamane, mentre l’ipocentro dovrebbe trovarsi a 33 km di profondità. Il centro di allerta del Pacifico ha emesso un allarme tsunami per India, Birmania, Indonesia, Thailandia e Bangladesh.

Sempre oggi, alle 22.07 CEST (le 5.07 di martedì, ora locale), dodici minuti dopo quello dell’oceano Indiano, un altro sisma, questa volta di magnitudo Richter 6,6, ha fatto scattare l’allarme tsunami anche in Giappone. L’epicentro di questo terremoto si trova nell’Oceano Pacifico settentrionale, al largo della Prefettura di Shizuoka, a sud-est di Tokyo, e l’ipocentro è posizionato a 20 km di profondità. Alcuni edifici hanno ondeggiato, un’autostrada è stata chiusa e due unità della Centrale Nucleare di Hamaoka sono state bloccate per sicurezza. Nel porto di Yaizu il livello del mare si è abbassato di circa 60 centimetri, il che può essere un segnale della formazione di onde anomale.


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May 17, 2008

Birmania: aggiornato a 78.000 morti il conteggio delle vittime di Nargis

Birmania: aggiornato a 78.000 morti il conteggio delle vittime di Nargis

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sabato 17 maggio 2008

Alberi abbattuti dalla furia del ciclone Nargis

A quindici giorni esatti dal passaggio del Ciclone Nargis, che ha completamente devastato lo stato sud-asiatico del Myanmar, l’ennesimo aggiornamento, al rialzo, del bilancio dei morti, offre la visione di una vera e propria ecatombe. I morti accertati sono 77.738 morti, i dispersi sono 55.917, per un totale di 133.655 persone. Il bilancio, in linea con quello fatto dalle varie ONG, è stato fornito dalla giunta militare birmana.

Una catastrofe di questo genere è paragonabile, per dimensioni, allo tsunami che il 26 dicembre del 2004 uccise oltre 300.000 persone in tutto il bacino dell’Oceano Indiano.

Purtroppo però, le condizioni di vita dei sopravvissuti sono estremamente precarie, a cominciare dai residenti nel delta dell’Irrawaddy, una delle zone maggiormente disastrate, ancora afflitte da piogge torrenziali. I pochi sopravvissuti, infatti, iniziano a morire, sia per il freddo ma soprattutto per le epidemie, che in condizioni simili sono di facilissima diffusione.

Gordon Brown accusa la giunta di essere colpevole di «azioni inumane»

Intanto, proseguono le polemiche sulle decisioni che la giunta, al potere da venti anni, sta prendendo in favore della popolazione. Pur mantenendo l’assoluto divieto di ingresso ai giornalisti, i comandanti hanno permesso ad un ristretto gruppo di diplomatici stranieri di sorvolare in elicottero le zone più disastrate. Negato invece l’accesso al commissario dell’Unione Europea allo sviluppo e aiuti umanitari, Louis Michel, che ha annunciato l’ingresso, nella giornata di oggi, di cento medici che potranno così offrire aiuto sanitario a tutti coloro che sono scampati alla tragedia.

Sulle restrizioni della giunta, si è espresso con particolare durezza Bernard Kouchner, ministro degli esteri francese, che ha parlato di un «inaccettabile crimine contro l’umanità». Gordon Brown, primo ministro del Regno Unito, ha definito Nargis una «catastrofe provocata dagli uomini», accusando la giunta di «essere colpevole di azioni inumane» e di «negligenza».

Infine, la Croce Rossa Internazionale, congiuntamente con l’Organizzazione delle Nazioni Unite, è tornata a chiedere aiuti economici per poter acquistare i beni di prima necessità. La richiesta, al momento, è di quasi 33 milioni di euro.


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May 8, 2008

Birmania: le ONG parlano di oltre 100mila morti dopo il passaggio di Nargis

Birmania: le ONG parlano di oltre 100mila morti dopo il passaggio di Nargis

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giovedì 8 maggio 2008

Nargis sulla Birmania, il 1° maggio scorso

Il passaggio del ciclone Nargis ha letteralmente messo in ginocchio l’ex-Birmania, provocando un bilancio che difficilmente potrà essere considerato definitivo. Secondo i responsabili militari, infatti, nel solo distretto del delta del fiume Irrawaddy, «il bilancio nei villaggi è di circa 80 mila morti», ai quali andrebbero dunque aggiunti i dispersi, e tutte le vittime nelle altre zone della nazione.

Dall’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Myanmar fanno sapere: «Le informazioni che abbiamo indicano che le vittime potrebbero essere più di 100mila», mentre Andrew Kirkwood, che dirige l’associazione umanitaria Save the Children in Birmania, dice: «Molte aree sono ancora completamente sommerse dalle acque salate e sono migliaia quelli che non hanno accesso ad acqua potabile e cibo. Se gli aiuti non raggiungeranno immediatamente queste zone, il numero dei decessi salirà drammaticamente. È una lotta contro il tempo. La nostra priorità è cercare di raggiungere i bambini e le loro famiglie rimaste senza assistenza. È una situazione molto simile a quella dello tsunami del 2004».

Intanto, si fanno sempre più dure le critiche al regime militare che comanda il paese da quasi venti anni. Alcuni turisti italiani che erano nel paese asiatico al momento del disastro hanno riferito che, seppure sia naturale che il ciclone non potesse essere evitato, il bilancio sarebbe potuto essere ben meno drammatico; Silvano Scrimali, un turista rientrato da poco e intervistato all’Aeroporto di Roma-Fiumicino ha detto: «Le autorità birmane si sono fatte cogliere impreparate dal ciclone. Eppure, come ci siamo resi conto noi stessi consultando le previsioni via Internet, si è trattato di un disastro annunciato con estrema precisione. Con un minimo di organizzazione, forse si sarebbero potute salvare molte vite umane».

La Croce Rossa Internazionale, intanto, lancia un appello economico, chiedendo 4 milioni di dollari, con i quali si potrebbero acquistare i mezzi di soccorso necessari per aiutare la popolazione più colpita. Comunque, «Si tratta – dicono dalla CRI – di un appello preliminare poiché l’ammontare sollecitato e tutta l’operazione senza dubbio andranno rivisti sulla base delle nuove informazioni che ci giungeranno».

A chiedere aiuto per i birmani è anche Papa Benedetto XVI, che nel scorso dell’udienza generale di ieri ha detto che bisogna «Aprire il cuore alla generosità per alleviare sofferenze di quanti hanno perso i loro cari, i beni e i mezzi di sussistenza in Myanmar».

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May 5, 2008

Birmania: si aggrava il bilancio del passaggio di \”Nadris\”: 4 mila morti, 3 mila dispersi

lunedì 5 maggio 2008

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5 maggio
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Nagris in una fotografia satellitare della NASA

Nagris in una fotografia satellitare della NASA

Con il passare delle ore, assume via via proporzioni catastrofiche il bilancio del passaggio del ciclone Nadris, che ha spazzato il Myanmar, ex Birmania, nei giorni scorsi. Il bilancio, stimato infatti intorno alle 400 vittime, è stato corretto a rialzo. La nuova conta delle vittime, i cui dati vengono diffusi dalla televisione nazionale birmana, parlano di 3.969 morti.

I feriti sono 41, mente i dispersi poco meno di 3.000, e precisamente 2.879. Le condizioni in cui versa il paese sono gravissime: l’acqua potabile scarseggia e centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza casa. Nella zona più disastrata, presso il delta del fiume Irrawaddy, molti monaci si sono messi al lavoro per aiutare i sopravvissuti al passaggio del ciclone, che, all’apice della potenza, ha prodotto venti di poco inferiori ai 200 km/h.

I soccorsi poi, oltre che alla difficoltà dei collegamenti, sono ostacolati dalle rigide norme che il regime militare al comando nel paese da 19 anni impone di rispettare alle organizzazioni umanitarie internazionali. Un responsabile della Croce Rossa Internazionale, Michael Annear, fa sapere che sono stati distribuiti migliaia di litri di acqua potabile, kit per la potabilizzazione dell’acqua, e tutto il necessario per permettere ai sopravvissuti delle condizioni di vita migliori, almeno nell’immediato.

Il ciclone Nadris è l’ultimo di una lunga serie di disastri naturali dai bilanci gravissimi che colpisce il sud-est asiatico. Nel novembre dello scorso anno, infatti, il ciclone Sidr mise in ginocchio il Bangladesh, lasciando dietro di se almeno diecimila morti.

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Birmania: si aggrava il bilancio del passaggio di \”Nadris\”: 4 mila morti, 3 mila dispersi

lunedì 5 maggio 2008

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Nagris in una fotografia satellitare della NASA

Nagris in una fotografia satellitare della NASA

Con il passare delle ore, assume via via proporzioni catastrofiche il bilancio del passaggio del ciclone Nadris, che ha spazzato il Myanmar, ex Birmania, nei giorni scorsi. Il bilancio, stimato infatti intorno alle 400 vittime, è stato corretto a rialzo. La nuova conta delle vittime, i cui dati vengono diffusi dalla televisione nazionale birmana, parlano di 3.969 morti.

I feriti sono 41, mente i dispersi poco meno di 3.000, e precisamente 2.879. Le condizioni in cui versa il paese sono gravissime: l’acqua potabile scarseggia e centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza casa. Nella zona più disastrata, presso il delta del fiume Irrawaddy, molti monaci si sono messi al lavoro per aiutare i sopravvissuti al passaggio del ciclone, che, all’apice della potenza, ha prodotto venti di poco inferiori ai 200 km/h.

I soccorsi poi, oltre che alla difficoltà dei collegamenti, sono ostacolati dalle rigide norme che il regime militare al comando nel paese da 19 anni impone di rispettare alle organizzazioni umanitarie internazionali. Un responsabile della Croce Rossa Internazionale, Michael Annear, fa sapere che sono stati distribuiti migliaia di litri di acqua potabile, kit per la potabilizzazione dell’acqua, e tutto il necessario per permettere ai sopravvissuti delle condizioni di vita migliori, almeno nell’immediato.

Il ciclone Nadris è l’ultimo di una lunga serie di disastri naturali dai bilanci gravissimi che colpisce il sud-est asiatico. Nel novembre dello scorso anno, infatti, il ciclone Sidr mise in ginocchio il Bangladesh, lasciando dietro di se almeno diecimila morti.

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Birmania, si aggrava il bilancio del passaggio di \”Nargis\”: 15 mila morti, 3 mila dispersi

Birmania, si aggrava il bilancio del passaggio di “Nargis”: 15 mila morti, 3 mila dispersi

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lunedì 5 maggio 2008

Nagris in una fotografia satellitare della NASA

Con il passare delle ore, assume via via proporzioni catastrofiche il bilancio del passaggio del ciclone Nargis, che ha spazzato il Myanmar, ex Birmania, nei giorni scorsi. Il bilancio, stimato infatti intorno alle 400 vittime, è stato corretto al rialzo. La nuova conta delle vittime, i cui dati vengono diffusi dalla televisione nazionale birmana, parla di circa 3.969 morti. Un altro bilancio stilato dal governo cinese parla di una stima ancora più catastrofica, 15.000 morti.

I feriti sono 41, mentre i dispersi poco meno di 3.000, e precisamente 2.879. Le condizioni in cui versa il paese sono gravissime: l’acqua potabile scarseggia e centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza casa. Nella zona più disastrata, presso il delta del fiume Irrawaddy, molti monaci si sono messi al lavoro per aiutare i sopravvissuti al passaggio del ciclone, che, all’apice della potenza, ha prodotto venti di poco inferiori ai 200 km/h.

I soccorsi poi, oltre che dalla difficoltà dei collegamenti, sono ostacolati dalle rigide norme che il regime militare al comando nel paese da 19 anni impone di rispettare alle organizzazioni umanitarie internazionali. Un responsabile della Croce Rossa Internazionale, Michael Annear, fa sapere che sono state distribuite migliaia di litri di acqua potabile, kit per la potabilizzazione dell’acqua e tutto il necessario per permettere ai sopravvissuti delle condizioni di vita migliori, almeno nell’immediato.

Il ciclone Nargis è l’ultimo di una lunga serie di disastri naturali dai bilanci gravissimi che colpisce il sud-est asiatico. Nel novembre dello scorso anno, infatti, il ciclone Sidr mise in ginocchio il Bangladesh, lasciando dietro di sé almeno diecimila morti.

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May 4, 2008

Birmania: ciclone Nagris provoca 351 morti

domenica 4 maggio 2008

Il ciclone Nagris visto dal satellite della NASA

Il ciclone Nagris visto dal satellite della NASA

Il ciclone Nagris si sta abbattendo sulla Birmania, dove ha già provocato 351 morti. Il bilancio è stato riferito da un portavoce del governo residente nella capitale del Myanmar, Naypyidaw.

20.000 case sull’isola di Haingyi nel Mare delle Andamane, prima parte colpita, sono state abbattute dalla tempesta, secondo quanto afferma il funzionario. Nell’ex-capitale Yangon le televisioni statali non trasmettono ancora.

Per le stime sono almeno 90.000 i senza tetto.

È stato dichiarato lo stato di calamità in cinque regioni dal governo militare, che governa il paese dal 1989.

Nella città di Yangon l’elettricità e l’acqua corrente sono assenti. Le strade dell’ex-capitale sono coperte dai rami e dai detriti caduti dagli edifici. L’area del delta del fiume Irrawaddy è quella più colpita: i mass media hanno informato che il 70% delle case sono state rase al suolo.


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Birmania: ciclone Nargis provoca 351 morti

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domenica 4 maggio 2008

Il ciclone Nargis visto dal satellite della NASA

Il ciclone Nargis si sta abbattendo sulla Birmania, dove ha già provocato 351 morti. Il bilancio è stato riferito da un portavoce del governo residente nella capitale del Myanmar, Naypyidaw.

20.000 case sull’isola di Haingyi nel Mare delle Andamane, prima parte colpita, sono state abbattute dalla tempesta, secondo quanto afferma il funzionario. Nell’ex-capitale Yangon le televisioni statali non trasmettono ancora.

Per le stime sono almeno 90.000 i senza tetto.

È stato dichiarato lo stato di calamità in cinque regioni dal governo militare, che governa il paese dal 1989.

Nella città di Yangon l’elettricità e l’acqua corrente sono assenti. Le strade dell’ex-capitale sono coperte dai rami e dai detriti caduti dagli edifici. L’area del delta del fiume Irrawaddy è quella più colpita: i mass media hanno informato che il 70% delle case sono state rase al suolo.


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