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August 26, 2009

USA: Obama riconferma Bernanke a capo della Federal Reserve

USA: Obama riconferma Bernanke a capo della Federal Reserve

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mercoledì 26 agosto 2009

Barack Obama e Ben Bernanke alla Casa Bianca lo scorso aprile

Il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha annunciato martedì la sua intenzione di nominare Ben Bernanke per un secondo mandato quale presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Lo ha reso noto lo stesso presidente Obama, parlando dalla località turistica di Martha’s Vineyard in Massachusetts, dove sta trascorrendo le sue vacanze.

«L’uomo al mio fianco, Ben Bernanke, – ha affermato Obama – ha guidato la Fed attraverso una delle peggiori crisi finanziarie che questa nazione e il mondo intero abbiano mai affrontato. Sebbene esperto delle cause della Grande Depressione, sono sicuro che Ben non avrebbe mai immaginato di essere parte della squadra che avrebbe dovuto prevenirne un’altra. Ma grazie al suo background, al suo temperamento, al suo coraggio e alla sua creatività, è stato esattamente ciò che ha contribuito a fare. E per questo ho deciso di proporlo per un secondo mandato quale presidente della Federal Reserve».

«Ben è intervenuto su un sistema finanziario verso il collasso con calma e saggezza; con le sue azioni coraggiose e il suo pensiero fuori dagli schemi ha permesso di frenare la caduta libera della nostra economia» ha aggiunto il presidente.

US-FederalReserveSystem-Seal.svg

«Siamo stati audaci o cauti così come le circostanze lo richiedevano – ha detto a sua volta Bernanke, accettando la riconferma – ma il nostro obiettivo rimane lo stesso: ricostruire un ambiente economico e finanziario stabile, in cui le opportunità possano ancora fiorire e nel quale il duro lavoro e la creatività degli americani possano ricevere le giuste ricompense.

Ben Bernanke, che successe ad Alan Greenspan il 1° febbraio 2006, dovrà ora affrontare l’audizione di conferma presso il Senato degli Stati Uniti.

«Ci sarà un’approfondita audizione di conferma», ha detto il senatore Christopher Dodd, presidente della Commissione del Senato per le attività bancarie. «Mi aspetto che molte domande serie verranno poste riguardo il ruolo della Federal Reserve nel prossimo futuro e quali poteri essa debba o non debba avere».

«Sono estremamente compiaciuto di venire a conoscenza del fatto che Ben Bernanke sia stato nominato per un secondo mandato come presidente della Federal Reserve», ha affermato in un comunicato Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea. «Abbiamo avuto con lui un eccellente e ravvicinato rapporto nel corso delle ultime eccezionali sfide per l’economia mondiale. La Federal Reserve e la Banca Centrale Europea, insieme con le altre banche centrali, hanno dato inizio ad un livello di cooperazione senza precedenti, che è stata la chiave per affrontare la situazione attuale».

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Obama renominates Bernanke as US central banker, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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December 31, 2008

Economia: l’annus horribilis di Piazza Affari dimezza la capitalizzazione

mercoledì 31 dicembre 2008

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31 dicembre
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L’ultima seduta dell’anno a Piazza Affari, il mercato nazionale italiano, si è chiusa con un buon rialzo dei principali indici: Mibtel +1,33%, S&PMib +1,53% e AllStars +1,59%.

I rialzi di ieri, comunque, non sono certamente serviti ad archiviare quello che, per la borsa di Milano e del mondo in genere, è stato un annus horribilis, paragonabile per dimensioni della crisi economica solamente alla crisi del 1929.

Proprio Piazza Affari ha perso quasi la metà (-49,5%) della capitalizzazione rispetto alla prima seduta dell’anno che va a concludersi: se il 2 gennaio 2008, infatti, l’S&PMib valeva 38.544 punti, ieri ha chiuso a 19.460. E non solo: l’intera “ricchezza” scambiata a Milano è attualmente di 378,8 mld di euro, contro i 731 di fine 2007.

In tutta Europa, sono andati in fumo circa 4.000 miliardi di euro, una somma che fa impallidire, se paragonata all’intero Prodotto interno lordo del Bel Paese, stimato in 1.267 miliardi; l’indice di riferimento Dj Stoxx 600 ha ceduto durante tutto l’anno il 46%. Gli indici Morgan Stanley che rappresentano sia il panorama economico globale sia quello Asia-Pacifico hanno registrato un calo del 43%, mentre lo S&P 500 (borsa di New York City) ha perso il 40%, ben poco comunque rispetto al -86,2% registrato durante la grande crisi, dal 1929 al 1932.

Fonti

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Economia: l’annus horribilis di Piazza Affari dimezza la capitalizzazione

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L’ultima seduta dell’anno a Piazza Affari, il mercato nazionale italiano, si è chiusa con un buon rialzo dei principali indici: Mibtel +1,33%, S&PMib +1,53% e AllStars +1,59%.

I rialzi di ieri, comunque, non sono certamente serviti ad archiviare quello che, per la borsa di Milano e del mondo in genere, è stato un annus horribilis, paragonabile per dimensioni della crisi economica solamente alla crisi del 1929.

Proprio Piazza Affari ha perso quasi la metà (-49,5%) della capitalizzazione rispetto alla prima seduta dell’anno che va a concludersi: se il 2 gennaio 2008, infatti, l’S&PMib valeva 38.544 punti, ieri ha chiuso a 19.460. E non solo: l’intera “ricchezza” scambiata a Milano è attualmente di 378,8 mld di euro, contro i 731 di fine 2007.

In tutta Europa, sono andati in fumo circa 4.000 miliardi di euro, una somma che fa impallidire, se paragonata all’intero Prodotto interno lordo del Bel Paese, stimato in 1.267 miliardi; l’indice di riferimento Dj Stoxx 600 ha ceduto durante tutto l’anno il 46%. Gli indici Morgan Stanley che rappresentano sia il panorama economico globale sia quello Asia-Pacifico hanno registrato un calo del 43%, mentre lo S&P 500 (borsa di New York City) ha perso il 40%, ben poco comunque rispetto al -86,2% registrato durante la grande crisi, dal 1929 al 1932.

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mercoledì 31 dicembre 2008

L’ultima seduta dell’anno a Piazza Affari, il mercato nazionale italiano, si è chiusa con un buon rialzo dei principali indici: Mibtel +1,33%, S&PMib +1,53% e AllStars +1,59%.

I rialzi di ieri, comunque, non sono certamente serviti ad archiviare quello che, per la borsa di Milano e del mondo in genere, è stato un annus horribilis, paragonabile per dimensioni della crisi economica solamente alla Grande depressione del 1929.

Proprio Piazza Affari ha perso quasi la metà (-49,5%) della capitalizzazione rispetto alla prima seduta dell’anno che va a concludersi: se il 2 gennaio 2008, infatti, l’S&PMib valeva 38.544 punti, ieri ha chiuso a 19.460. E non solo: l’intera “ricchezza” scambiata a Milano è attualmente di 378,8 mld di euro, contro i 731 di fine 2007.

In tutta Europa, sono andati in fumo circa 4.000 miliardi di euro, una somma che fa impallidire, se paragonata all’intero Prodotto interno lordo del Bel Paese, stimato in 1.267 miliardi; l’indice di riferimento Dj Stoxx 600 ha ceduto durante tutto l’anno il 46%. Gli indici Morgan Stanley che rappresentano sia il panorama economico globale sia quello Asia-Pacifico hanno registrato un calo del 43%, mentre lo S&P 500 (borsa di New York City) ha perso il 40%, ben poco comunque rispetto al -86,2% registrato durante la grande crisi, dal 1929 al 1932.


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October 10, 2008

Economia: crollano le borse asiatiche, Tokyo perde quasi il 10%

venerdì 10 ottobre 2008

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10 ottobre
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Tutti i dati costantemente aggiornati sugli indici azionari possono essere consultati anche qui

Ennesima giornata al cardiopalma sui mercati asiatici, per quella che ormai si delinea come la peggiore crisi finanziaria dal 1929. I principali indici azionari del continente hanno fatto registrare cali estremamente pesanti, a cominciare dal Nikkei, il principale indice azionario del Giappone, che non ha beneficiato dell’intervento della Banca centrale del Giappone con l’immissione totale di 41 miliardi di euro nel sistema finanziario, chiudendo in calo del 9,6%.

Nel dettaglio che segue, tutte le variazioni registrate delle piazze asiatiche:


Indici azionari dell’Asia – 10 ottobre 2008
Indice Variazione %
Nikkei -9,6%
S&P/ASX 200 -8,34%
Manila -8,3%
Bombay -7,9%
Hong Kong -7,6%

Contrariamente alle altre nazioni, l’Indonesia ha chiuso i propri indici azionari «a tempo indeterminato per evitare il panico», dopo che le contrattazioni erano state sospese mercoledì, in previsione di una riapertura odierna, ma che è stata posticipata.

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June 20, 2008

Crisi subprime: retate negli USA

Crisi subprime: retate negli USA – Wikinotizie

Crisi subprime: retate negli USA

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venerdì 20 giugno 2008

Dopo un anno di crisi finanziaria e perdite devastanti per il sistema finanziario globale, la paternità della bolla subprime comincia ad avere nomi e cognomi. L’FBI ha arrestato, da marzo ad oggi, centinaia di persone. La cosa è passata sotto silenzio per mesi, ma dopo l’ultima retata sono stati diffusi i dati di un’attività che oramai ha comportato risultati impressionanti.

Infatti gli investigatori sono arrivati direttamente ai vertici della Bear Stearns, portando via in manette Ralph Cioffi e Matthew Tannin, ex-manager della banca. Sono solo gli ultimi di 406 persone incriminate (su 1.400 indagate), 287 delle quali arrestate e ben 173 già condannate. Ben 60 arresti sono stati eseguiti solo negli ultimi giorni. Operatori di mercato, agenti immobiliari, avvocati e altro ancora sono finiti in manette con accuse che negli USA sono pesantissime: rischiano anche oltre 20 anni di carcere per le frodi perpetrate.

Le accuse a Tannin e Cioffi in particolare sono quelle d’aver innescato la crisi dei subprime con il fallimento dei fondi speculativi che gestivano. I due erano, stando alle accuse, perfettamente a conoscenza dello stato molto precario dei fondi, ma assicuravano il contrario. Invece sono falliti con un costo di 1,6 miliardi di dollari per i malcapitati investitori. Questo ha innescato una crisi che ancora non è pienamente sotto controllo e che ha causato perdite per circa 1000 miliardi di dollari.

Il vice procuratore federale Mark Filip ha tenuto una conferenza stampa a Washington e ha detto tra l’altro: “Il dipartimento della Giustizia è determinato a portare alla luce e punire le frodi sui mutui, per contribuire a riportare la stabilità e la fiducia nel nostro mercato immobiliare e in quello del credito” “gli arresti degli ex manager di Bear Stearns forniscono la magnitudine e la grossolanità della loro cattiva condotta. Hanno gravemente violato la fiducia pubblica”.

La crisi dei subprime ha avuto delle ripercussioni devastanti, come si è accennato. Centinaia di migliaia di americani si sono visti pignorare la casa comprata con i mutui subprime, le banche hanno avuto crisi di liquidità e il sistema finanziario mondiale è diventato instabile per mesi. Ma sopratutto, uno degli effetti collaterali è che la speculazione ha cominciato a dirigersi verso la borsa di Chicago dove vengono quotati i prezzi dei principali prodotti alimentari, che nell’ultimo anno sono letteralmente esplosi con il raddoppio del prezzo del grano. Questo ha inesorabilmente messo in crisi molti Paesi del Terzo mondo e recentemente la FAO ha dichiarato che 100 milioni di persone stanno o staranno a breve in condizione di sotto-nutrizione.


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March 19, 2008

FOMC: «Peggiorate le prospettive dell\’economia Usa»

FOMC: «Peggiorate le prospettive dell’economia Usa»

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mercoledì 19 marzo 2008

Il FOMC (Federal Open Market Committee), l’ente della Fed incaricato di vigilare sulla politica monetaria ha nuovamente deciso di tagliare i tassi d’interesse Usa portandoli al 2,25% dal 3% precedente. Anche il tasso di sconto è stato toccato, scendendo dal 3,25% al 2,50%.

La decisione di queste modifiche, molto discussa anche in seno allo stesso consiglio, si motiva con il seguente comunicato: «Le prospettive dell’economia Usa sono peggiorate ulteriormente, la crescita dei consumi ha rallentato e il mercato del lavoro si è indebolito. I mercati finanziari rimangono in uno stato di grande stress e le crisi del credito e del mercato immobiliare minacciano di pesare sulla crescita economica per alcuni trimestri»

Le misure prese tenderebbero a ridare fiato ai mercati, permettendo un rilancio dell’economia con una crescita nel lungo periodo, sebbene ormai anche il segretario al Tesoro Henry Paulson sia scettico, ammettendo che l’economia Usa è in «forte declino».

Paese Tassi ufficiali (%) Ultima modifica
Stati Uniti
  • 2,25
  • tasso di sconto 2,50
18/3/2008
Eurozona
  • 4,00
6/6/2007
Gran Bretagna
  • 5,25
7/2/2008
Giappone
  • 0,50
21/2/2007

Marzo 2008: il mese decisivo?[]

La situazione economica è in effetti molto grave. La sembra senza fine immediata, con un danno economico difficilmente calcolabile ma certamente enorme e rivisto al rialzo da mesi. Per capire la gravità della situazione basti ricordare come appena l’11 marzo scorso una operazione congiunta di USA, Europa e Svizzera ha cercato di risolvere la crisi di liquidità dei mercati: ben 200 miliardi di dollari saranno immessi dalla FED, BCE e Banca centrale svizzera. Si tratta di un’operazione su accordo TAF (Term Auction Facility), che mira a «ridurre le forti tensioni nei mercati del finanziamento a breve termine». Prestiti a 28 giorni, con garanzia coperta anche da mutui come quelli della Fannie Mae e Freddie Mac (società semipubbliche americane). In sostanza, vengono emessi soldi in cambio di mutui dal valore quantomai dubbio e difficile se non impossibile da quantificare, ‘lavando’ via molte delle ‘mine’ interne alle casse delle banche. Questo annuncio (perché di annuncio si tratta, l’operazione vera e propria è prevista per la fine del mese) ha inizialmente galvanizzato Wall Street che ha guadagnato il 3% abbondante, il dollaro ha interrotto provvisoriamente la sua caduta e il petrolio la sua crescita, nonostante il rialzo fino a 109.72 dollari-barile. Come si è visto nei giorni scorsi, questo effetto è stato piuttosto effimero, e il petrolio ha raggiunto quasi i 112 dollari al barile prima di ripiegare.

Come paradosso tutto economico, notare che il petrolio ha continuamente aumentato di prezzo nonostante la minore prevedibile richiesta di una economia in affanno, ma dopo l’annuncio della gigantesca operazione finanziaria internazionale, è sceso leggermente di quotazione: eppure, questa tenderebbe a rilanciare l’economia, e dunque inesorabilmente anche i consumi.

Da notare che sempre l’11 marzo la AIE (Agenzia Internazionale Energia) ha dichiarato che l’esigenza di petrolio è scesa, secondo le previsioni per il 2008, di 80.000 barili/giorno. Ma è poca cosa su una media di 87.5 milioni. E sopratutto non vi sono speranze pratiche per vedere un abbassamento del costo del petrolio, sopratutto perché non si tratta solo di ‘speculazione’. Al riguardo è interessante dire che lo sganciamento dal petrolio delle economie ha visto la Gran Bretagna ritornare al carbone in un nuovo impianto nel Kent, mentre negli USA sono in costruzione giganteschi impianti eolici e solari, uno dei quali è previsto capace di fornire circa 4.5 GW, realizzato dalla Edison California nella ‘Valle del vento’ con una estensione di 50 miglia quadrate.

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November 20, 2007

Economia: l\’euro tocca quota 1,48 sul dollaro

Economia: l’euro tocca quota 1,48 sul dollaro

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martedì 20 novembre 2007

Ancora una volta, l’euro ha toccato un nuovo record al cambio con il dollaro. La divisa statunitense, sempre più debole al cambio con le valute estere e particolarmente con la moneta unica europea, ha visto oggi il cambio a un massimo di 1,4832.

Ciò significa che, per acquistare un dollaro, sono sufficienti appena 0,6743 €. Appena due mesi fa il cambio era a 1,4232, ciò significa che ha subito un incremento di 6 centesimi in questo arco di tempo.

L’economia statunitense, ma più in generale quella mondiale, risente in questi tempi della crisi dei mutui subprime che da alcuni mesi sta segnando un periodo nero nelle contrattazioni; l’economia europea, che apparentemente sembra favorita da un euro forte, è invece danneggiata in quanto il volume dell’export con gli Stati Uniti d’America, che ai secondi risulta meno conveniente proprio per il cambio, si riduce, diminuendo così i guadagni delle aziende del vecchio continente.

Nel frattempo, sono in rialzo le quotazioni del petrolio, giunte sui 98,10 dollari/barile e le borse sono in generale rialzo, dopo le forti perdite di ieri.

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November 19, 2007

Borse europee in forte perdita: bruciati 187 miliardi

Borse europee in forte perdita: bruciati 187 miliardi

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lunedì 19 novembre 2007
La settimana delle borse europee è iniziata male, con perdite nette pari a 187 miliardi di euro. Le cause sono da ricercare nella crisi dei mutui subprime, che dopo gli Stati Uniti investe anche l’Europa secondo i dati di Swiss Reinsurance. Tra le piazze europee è proprio il quella di Milano a subire le maggiori perdite, quantificabili con un 2,46% (pari a 29.005 punti, minimo annuale, raggiunto solo nel periodo della crisi dei mutui statunitensi). Nella notte anche la borsa di Tokyo aveva subito un calo dello 0,74%, mentre sia il Dow Jones che il Nasdaq hanno perso oltre un punto percentuale (precisamente l’1,66%). I valori delle altre borse sono tutti in perdita:

  • Londra: -2,71%
  • Parigi: -1,65%
  • Francoforte: -1,32%
  • Madrid: -1,46%
  • Amsterdam: -1,80%
  • Stoccolma: -2,82%
  • Zurigo: -2,45%

Anche i titoli principali registrano forti cali. Di seguito i valori odierni di alcuni dei titoli principali:

  • Unicredit: -3,38%
  • Intesa Sanpaolo: -1,26%
  • Mediobanca: -3,28%
  • Banco Popolare: -3,5%
  • Bpm: -5,68%
  • Monte Paschi: -3,38%
  • Generali: -1,68%
  • FonSai: -3,56%
  • Unipol: -4,16%
  • Fiat: -5,23%
  • Impregilo: -8,17%

Tra i maggiori titoli si salvano solo Telecom e Alitalia, che, anche se in percentuale minima, guadagnano. La Telecom fa registrare un + 0,41%, mentre l’Alitalia è sostanzialmente invariata (+ 0,01%).

Oltre alle perdite in borsa la giornata odierna fa registrare un nuovo aumento del prezzo del gasolio, che sfiora 1,3 euro al litro. Da domani infatti dovrebbero esserci degli aumenti nei distributori Api ed Ip di 0,9 centesimi di euro. Rincari anche per il gasolio Total, con il prezzo che domani si attesterà a 1,287 euro al litro.

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October 10, 2007

Insufficienti garanzie alla base della crisi della Northern Rock

Insufficienti garanzie alla base della crisi della Northern Rock

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mercoledì 10 ottobre 2007

Prima dell’esplodere della crisi della Northern Rock, la banca aveva chiesto alla Banca d’Inghilterra dei liquidi per fronteggiare le difficoltà e scongiurare la crisi. Tuttavia l’istituto guidato da Mervyn King aveva negato il prestito, per poi fare marcia indietro a crisi iniziata. Ieri sera il governatore King è intervenuto per spiegare le ragioni di tale decisione, e scaricando il problema sulla carenza di legislazione in Gran Bretagna. Secondo King, il panico si è diffuso nel Regno Unito e non negli Stati Uniti d’America perché oltreoceano delle garanzie assicurative hanno scongiurato il panico e la corsa al ritiro dei risparmi, cosa che invece non è avvenuta in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti, infatti, una crisi simile ha colpito la californiana Countrywyde, che però è stata “salvata” proprio dalla copertura assicurativa.

Secondo il governatore, dalla crisi della Northern Rock vanno tratte tre importanti lezioni: la prima è che l’elemento centrale della regolamentazione bancaria non deve essere soltanto la solidità patrimoniale, ma anche la liquidità; la seconda è la mancanza di un meccanismo che separi il libro depositi (oggetto di garanzia), dal resto del bilancio dell’istituto; in ultimo, occorre rafforzare il sistema dei prestiti di ultima istanza senza tuttavia colpire altre banche.

Attualmente il governo britannico sta progettando una riforma delle assicurazioni bancarie per portare la copertura assicurativa fino a 100 000 sterline di depositi, a fronte delle 3 000 attuali, mentre la copertura parziale al 90% arriva a 34 000. Addirittura, al momento, oltre il limite di 34 000, non esiste alcuna copertura.

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