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March 10, 2008

Strage della follia a Taranto: uomo uccide moglie, figli e si suicida

Strage della follia a Taranto: uomo uccide moglie, figli e si suicida

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lunedì 10 marzo 2008

Un noto chirurgo vascolare di Taranto, in Puglia, Enrico Brandimarte, ha ucciso la moglie e le due giovani figlie (11 e 14 anni) e poi si è suicidato, recidendosi le arterie femorali. La strage si è consumata questa mattina, quando l’uomo, che da tempo era soggetto a crisi depressive, ha preso un martello e, con diversi colpi inferti mentre dormivano, ha ucciso le ragazzine e la moglie, quest’ultima legata in precedenza.

Commesso il triplice omicidio, Brandimarte ha telefonato all’ospedale Santissima Annunziata (dove lavorava insieme alla moglie), avvertendo un suo collega di aver ucciso i familiari e avvisandolo sull’intenzione di suicidarsi; successivamente, con un coltello si è colpito al femore, recidendone l’arteria. Seppure trasportato d’urgenza in ospedale, la gravità della ferita non ha fatto altro che accelerarne il decesso, avvenuto subito dopo il ricovero.

La coppia, secondo le testimonianze dei vicini di casa, era solita inscenare litigi, con urla che puntualmente richiamavano l’attenzione. Sulla scena del delitto, subito dopo la telefonata dell’omicida-suicida, si è recato il pool degli inquirenti, composto dal pubblico ministero, il procuratore della Repubblica e il medico legale, che ha dichiarato di aver trovato sangue dappertutto.


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May 12, 2007

Castellaneta, sono 23 gli indagati

Castellaneta, sono 23 gli indagati – Wikinotizie

Castellaneta, sono 23 gli indagati

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sabato 12 maggio 2007

Sono 23 gli indagati per la morte sospetta di otto pazienti ricoverati presso l’Ospedale civile di Castellaneta, in provincia di Taranto. Su di loro gli inquirenti indagano con l’ipotesi di omicidio colposo plurimo cagionato dalla cooperazione di più persone.

Si tratta:

  • del primario del reparto di Terapia intensiva coronarica, Antonio Scarcia;
  • del direttore sanitario del nosocomio, Cosimo Turi;
  • degli anestesisti Argentina Saracco, Michele Ferrante, Corrado Pisanelli e Martino Sartoro;
  • dei membri della Commissione regionale di collaudo Primo Stasi, Giuseppe Franza e Matteo Antonicelli;
  • del capo ufficio tecnico della Asl, Giacomo Sebastio;
  • dei dirigenti Asl Paolo Quarato, Francesco Menza (già direttore sanitario dell’ospedale), Mauro Leone (attualmente in pensione) e Francesco Morea (anch’egli in pensione);
  • gli ingegneri Michelangelo Lentini e Vito Miccoli, progettisti dell’ospedale;
  • l’amministratore della “Ossitalia”, Domenico Matera;
  • il rappresentante della ditta “Sapio”, Umberto Manigrasso;
  • il rappresentante legale ed il procuratore speciale della Givas, Silvio Berto e Pietro Moscogiuri.

Ad essi sono da aggiungere altri tre medici cardiologi, destinatari di avvisi di garanzia notificati quest’oggi, i cui nomi non sono ancora stati resi noti. Saranno eseguite nei prossimi giorni, intanto, gli esami autoptici sulle salme di due pazienti morti nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale tarantino: si tratta di Vincenzo Tortorella di Laterza ed Antonio Naselli di Ginosa, entrambi morti il 20 aprile scorso.

Controlli ordinati ma non eseguiti[]

L’installazione dell’impianto di distribuzione dei gas all’interno dell’ospedale è stato terminato e certificato dall’Ossitalia il 31 luglio 2002. All’epoca, tuttavia, non era prevista la realizzazione dell’Unità di terapia intensiva coronarica, istitituita dal nuovo piano sanitario regionale a fine 2003. Il 31 marzo 2005 l’Ossitalia certifica che «L’impianto di distribuzione gas compresse, reparto Utic, è a norma». Il 12 ottobre 2005 l’Ossitalia scrive ancora, indirizzando una nuova lettera al Ministero della Salute e alla Asl, parlando di «modifiche apportate all’impianto» di terapia intensiva posto al primo piano che avrebbero «compromesso il funzionamento» dello stesso.

Ricevuta la seconda lettera, il direttore sanitario di allora si allarma e chiede un controllo della Asl: «Questa direzione medica – scrive Francesco Menza – non è a conoscenza di quanto comunicato nella nota acclusa e per evidenti motivi di opportunità ritiene utile una verifica di prestazione dell’impianto secondo vigente normativa». Questa verifica non si è mai realizzata. Solo il 28 febbraio 2007, un sopralluogo di una commissione regionale ha dato il via libera all’apertura definitiva del reparto, in assenza, però, di alcuna attività di prova o certificazione dell’impianto: la commissione diede il visto di conformità sulla base di autocertificazione prodotte.

Chiuso il blocco parto[]

Nel frattempo, il direttore sanitario del nosocomio, Cosimo Turi, ha disposto la chiusura del blocco parto per tutti i parti cesarei programmati. Potranno essere eseguiti i parti naturali. Il provvedimento nasce dalle sollecitazioni giunte dall’amministrazione regionale e dalla commissione regionale d’inchiesta a verificare con «estremo rigore» le indicazioni riportate nei criteri di accreditamento delle strutture sanitarie. In particolare, nell’impianto di condizionamento della sala parto non sarebbe stato installato il “filtro assoluto” e sarebbe necessario procedere alla muratura di alcune finestre.


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May 5, 2007

Castellaneta, anestetico invece di ossigeno: morti in ospedale

Filed under: Cronaca,Europa,Italia,Pubblicati,Puglia,Taranto — admin @ 5:00 am

Castellaneta, anestetico invece di ossigeno: morti in ospedale

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sabato 5 maggio 2007

L’impianto di distribuzione dell’ossigeno dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dell’Ospedale civile di Castellaneta, nel tarantino, è stato posto sotto sequestro dai carabinieri dopo la morte di un uomo cardiopatico 69enne. Al paziente, sottoposto a ventilazione forzata all’interno del reparto, è stato infatti somministrato un gas anestetico invece che ossigeno. Lo ha confermato il Direttore generale dell’Ausl di Taranto, Marco Urago, in un fax inviato all’Assessore regionale pugliese alla Sanità, Alberto Tedesco: «La presenza di protossido di azoto all’interno dei circuiti gas medicali a servizio del reparto Utic è stata causata da un errato collegamento, in fase di esecuzione dell’impianto, della linea di ossigeno alla linea principale di distribuzione del protossido di azoto, utilizzato da altri reparti».

Proprio il dirigente medico dell’Azienda sanitaria tarantina, appena appresa la notizia dell’ennesima morte nel reparto di Terapia Intensiva di Castellaneta, assieme a personale medico e tecnico dell’Ausl, ha compiuto un sopralluogo all’impianto di erogazione dell’ossigeno, seguendo i tubi che trasportano gas all’Utic. Secondo Urago, «il punto dell’impianto dove si è verificata l’inversione di collegamento tra ossigeno e protossido d’azoto è ubicata in prossimità di un cavedio centrale del primo piano della struttura dove si trovano le montanti di distribuzione di tutti i gas medicali, nell’atrio dell’Utic».

L’impianto era stato collaudato dalla ditta “Ossitalia” il 31 marzo 2005, certificandone il corretto funzionamento.

Sull’episodio sono state aperte due inchieste. Una da parte della Procura della Repubblica di Taranto, che procede contro ignoti per il reato di omicidio colposo. Le indagini sono state affidate al Sostituto procuratore Mario Barruffa. Un’altra inchiesta è stata avviata dalla Regione Puglia.

Le reazioni[]

«Il nostro sistema sanitario – ha dichiarato il Presidente del Consiglio, Romano Prodi – ha delle punte splendide e degli episodi di dedizione straordinari, sia professionali che umani». «Allora è chiaro che noi dobbiamo lavorare – ha concluso il premier – perché fatti come quelli di Taranto non coprano il buono che c’è in un sistema sanitario come quello italiano».

«Apprezzo molto la tempestività e la trasparenza del Governo regionale. Ci auguriamo che la magistratura faccia rapidamente le indagini e sono sicura che rapidamente avremo accertata la verità dei fatti. Faremo la nostra parte», ha commentato il Ministro della Salute, Livia Turco.

Duro il commento del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: «Siamo di fronte ad un fatto sconvolgente la cui gravità non può essere assolutamente minimizzata. La Regione può subito annunciare l’intenzione di presentarsi parte civile nei confronti degli ipotetici responsabili della vicenda».

«Quello che è accaduto all’ospedale di Castellaneta, nell’unità di terapia intensiva, è gravissimo e conferma che il problema è la mancanza di sicurezza», afferma Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanza attiva, che prosegue: «Un conto è un medico che sbaglia ma, nella sanità, non si può sbagliare nelle procedure di sicurezza, nell’attuazione delle norme».

L’ospedale di Castellaneta[]

Il nosocomio di Castellaneta è di recente costruzione. Si tratta di una struttura ampia, eretta per realizzare un punto di riferimento sanitario per la zona ovest della provincia di Taranto.

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