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March 20, 2007

Impiccato in Iraq un altro gerarca di Saddam

Impiccato in Iraq un altro gerarca di Saddam

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martedì 20 marzo 2007
Stamattina prima dell’alba Taha Yassin Ramadan, vicepresidente durande il regime di Saddam, è stato giustiziato. È il quarto gerarca deposto ad essere impiccato. In principio era stato condannato all’ergastolo per la strage di Dujail (con il risultato di 148 sciiti assassinati), ma poi fu trasformata in pena capitale. La notizia dell’esecuzione è stata annunciata da un responsabile del governo dell’Iraq. Il figlio ha affermato che l’esecuzione è un assassinio politico, e che suo padre sarà sepolto a Tikrit, vicino alla tomba di Saddam Hussein. La data dell’esecuzione è stata fissata facendola coincidere con il 4° anniversario dell’invasione USA in Iraq.

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December 30, 2006

Saddam Hussein: le tappe della vicenda giudiziaria

Saddam Hussein: le tappe della vicenda giudiziaria

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sabato  30 dicembre 2006

Riportiamo le tappe principali della vicenda giudiziaria di Saddam Hussein, giustiziato questa mattina in Iraq.

14 dicembre 2003: l’ex dittatore è catturato dalle forze speciali statunitensi, che lo scovano in un nascondiglio nei pressi della sua città natale, Tikrit.

19 ottobre 2005: prima udienza del processo. Saddam e sette gerarchi del suo deposto regime compaiono in aula, accusati del massacro di 148 sciiti nel villaggio di Dujail nel 1982. La corte è presieduta dal giudice Rizgar Amin. La notizia su Wikinotizie

23 gennaio 2006: il giudice Raouf Abdul Rahman sostituisce il giudice Rizgar Amin, dimessosi in seguito alle critiche per la sua “morbidezza” nei confronti degli imputati.

21 giugno 2006: uno degli avvocati che compongono il collegio difensivo di Hussein è ucciso a Baghdad. L’ex rais inizia uno sciopero della fame.

26 luglio 2006: Hussein ricompare in aula. Chiede, in caso di condanna a morte, di essere fucilato e non impiccato, come prevede il diritto iracheno.

21 agosto 2006: inizia un secondo processo a carico dell’ex dittatore e di altri sei coimputati: l’accusa è di aver ucciso, tra il 1987 e il 1988, 180mila curdi nella campagna militare denominata “Anfal”.

5 novembre 2006: Hussein è condannato a morte per impiccagione in quanto giudicato colpevole di crimini contro l’umanità per il massacro di Dujail. La notizia su Wikinotizie

26 dicembre 2006: la Corte d’appello irachena conferma la condanna a morte. La notizia su Wikinotizie

28 dicembre 2006: l’Alta corte penale pubblica l’ordine di esecuzione della condanna a morte dell’ex rais.

30 dicembre 2006: la sentenza è eseguita. Saddam Hussein è giustiziato mediante impiccagione. La notizia su Wikinotizie

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Saddam Hussein: le reazioni internazionali

Saddam Hussein: le reazioni internazionali

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sabato  30 dicembre 2006

Si rincorrono le reazioni alla notizia dell’avvenuta esecuzione dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein.

Italia

Secondo il Presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, «L’esecuzione di Saddam Hussein, un dittatore che ha identificato il proprio percorso politico con la pratica della distruzione e della violenza, in nulla sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte: un istituto che si pone in contraddizione radicale ed insanabile con il rispetto che si deve ad ogni vita umana; un fattore di evidente distorsione della convivenza civile, che nella garanzia della dignità e dell’integrità della persona umana trova il proprio principio costitutivo e la sua ragione ultima».

«L’uccisione di Saddam Hussein non porterà certo alla soluzione dei problemi dell’Iraq. Ribadisco la mia piena contrarietà alla condanna a morte per l’ex rais iracheno», ha dichiarato il Ministro della Giustizia e segretario dell’Udeur, Clemente Mastella.

«Un tragico errore»: così, parlando a Radio Radicale, Marco Pannella ha definito l’esecuzione di Hussein, errore di cui «il Senato, il Congresso, il popolo americano gliene chiederanno presto conto». Pannella ha comunicato che non interromperà lo sciopero della fame e della sete, che ha cominciato cinque giorni fa: «Ci sono tanti altri condannati a morte, tanti processi da proseguire», ha detto.

Unione Europea

Il Commissario allo sviluppo e agli aiuti umanitari dell’Unione Europea, il belga Louis Michel, ha definito l’impiccagione dell’ex rais un «atto barbaro», pur riconoscendo gli «orribili crimini» commessi: «La pena di morte – ha commentato il Commissario – non è compatibile con la democrazia ed è contro i valori dell’Unione europea. Inoltre la morte di Saddam Hussein rischia purtroppo di trasformarlo in martire». Analogo il giudiziodell’Alto Rappresentante dell’Ue per la Politica estera e di Sicurezza, Javier Solana: «L’Ue – ha commentato la sua portavoce, Cristina Gallach – condanna i crimini commessi da Saddam, ma anche la pena di morte».

Germania

La Germania, per bocca del Ministro degli Esteri, ha condannato senza condizioni l’esecuzione di Saddam Hussein, ribadendo la contrarietà del proprio Paese, e quella dell’Unione europea tutta, verso ogni forma di pena capitale

Gran Bretagna

Pur dichiarandosi contrario alla pena di morte, il governo britannico si è detto convinto che Saddam Hussein abbia pagato per i crimini commessi contro il suo popolo: «Accolgo con favore il fatto che Saddam Hussein sia stato processato da un tribunale iracheno almeno per alcuni dei suoi orrendi crimini commessi contro il popolo iracheno. Ora ha pagato il suo debito», ha dichiarato il Ministro degli Esteri, Margaret Beckett, a nome dell’intero governo, pur auspicando l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo «indipendentemente dalle persone implicate o dal crimine commesso».

Santa Sede

Secondo padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, «un’esecuzione capitale è sempre una notizia tragica, motivo di tristezza anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte, è stata più volte ribadita. L’uccisione del colpevole non è la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società, vi è anzi il rischio che al contrario si alimenti lo spirito di vendetta e si semini nuova violenza». Parlando a Radio Vaticana, il gesuita ha proseguito: «In questo tempo oscuro della vita del popolo iracheno non si può che auspicare che tutti i responsabili facciano veramente ogni sforzo perché in una situazione drammatica si aprano infine spiragli di riconciliazione e di pace».

Stati Uniti d’America

«Oggi Saddam Hussein è stato giustiziato dopo esser stato sottoposto a un processo equo, ossia quel tipo di giustizia negata alle vittime del suo brutale regime. L’esecuzione di Saddam Hussein segna la fine di un anno difficile per il popolo iracheno e le nostre truppe», ha dichiarato il presidente statunitense George W. Bush, parlando dal suo ranch di Crawford, nel Texas. «Si tratta – ha proseguito Bush – di una tappa importante per un Iraq avviato verso una democrazia che possa governarsi, essere autosufficiente e difendersi, ed essere un alleato nella guerra al terrorismo».

Altri Stati

Più distaccati si sono rivelati i commenti di Kuwait e Iran, che parlano di vittoria del popolo iracheno, nonostante entrambi i Paesi hanno affrontato con l’Iraq di Saddam duri conflitti.

Russia, India e Malesia, unendosi al commento di gran parte dei Paesi dell’Unione Europea hanno dimostrato perplessità rispetto alla pena di morte, ma auspicano una ricostruzione dell’Iraq.

La Libia, di corrente opposta, ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale. Siria e Hamas parlano di «un omicidio politico, ovvero un regalo di Natale per Bush».

Fonti

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Saddam Hussein è stato giustiziato

Saddam Hussein è stato giustiziato – Wikinotizie

Saddam Hussein è stato giustiziato

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sabato 30 dicembre 2006

Saddam Hussein a processo, nel luglio 2004.

L’ex presidente dell’Iraq Saddam Hussein è stato giustiziato. Ne hanno dato l’annuncio agenzie di stampa arabe e americane.

L’esecuzione, così come era stato stabilito dal Tribunale speciale di Baghdad il 5 novembre scorso, e poi confermata alcuni giorni fa al termine del processo di appello, è avvenuta intorno alle ore 4:05 ora italiana (le 6:05 in Iraq) fuori dalla zona verde di Baghdad.

L’esecuzione è avvenuta tramite impiccagione e non tramite fucilazione, come aveva chiesto l’ex raìs, che voleva “evitare di essere ucciso come un bandito, preferendo la morte come si addice ad un soldato”. Gli ultimi istanti di vita di Saddam sono stati filmati: broadcast americani e arabi hanno confermato l’avvenuta registrazione specificando l’esistenza di foto e video dell’esecuzione.

Saddam, vestito con una camicia bianca, una giacca blu, pantaloni e scarpe nere, e con il Corano tra le mani, ha rifiutato di essere bendato. L’ex raìs era ammanettato. Sarebbe salito su un patibolo alto cinque metri, dove un imam lo avrebbe aiutato a “pacificarsi con Allah”. Quindi il boia (scelto fra un gruppo di volontari, in base al Codice Penale del 1969, quando Hussein era vicepresidente dell’Iraq) gli ha stretto il cappio al collo, fatto con la stessa corda che il regime di Hussein aveva usato per sbarazzarsi dei propri oppositori, alla presenza di un giudice, un magistrato della procura, un funzionario del ministero degli Interni e un medico. In totale, sette persone hanno assistito all’esecuzione.

Smentite le indiscrezioni secondo le quali con il raìs sono stati giustiziati anche il fratellastro Barzan Ibrahim e Awad Hamed al-Bandar, ex giudice capo della Corte Rivoluzionaria.

Il corpo è rimasto appeso al cappio per circa 10 minuti, prima che il medico ne accertasse il decesso e provvedesse alla copertura del corpo con un lenzuolo bianco.

Nel pomeriggio del 29 dicembre si erano rincorse voci circa un possibile trasferimento del prigioniero dalla custodia delle truppe statunitensi a quella irachena.

L’unica cosa certa era che il premier Nouri al-Maliki aveva firmato la sentenza di morte, che dunque diventava esecutiva e eseguibile in qualsiasi momento. Tuttavia, sempre nel pomeriggio del 29 dicembre, il ministero della Giustizia iracheno aveva affermato che l’esecuzione non sarebbe avvenuta prima del 26 gennaio, mentre la Casa Bianca aveva smentito il trasferimento del prigioniero. Secondo le ultime notizie, il condannato è stato consegnato alle autorità irachene solo davanti al patibolo. Prima della consegna ai familiari, la salma sarà posta in un luogo segreto.

Scene di giubilo soprattutto nella comunità sciita, ma attentati vendicativi (con numerosi morti) si sono avuti a Baghdad (3 autobombe), Kufa, Falluja e Ramadi.

A Tikrit, città natale dell’ex dittatore, è stato imposto il coprifuoco.

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December 29, 2006

Voci discordanti sulla data di esecuzione di Saddam Hussein

Voci discordanti sulla data di esecuzione di Saddam Hussein

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venerdì  29 dicembre 2006

Il Ministro degli esteri iracheno, Hoshyar Zebari, ha smentito le voci secondo le quali l’ex dittatore del Paese, Saddam Hussein, sarebbe già stato consegnato dalle forze americane alle autorità locali, preludio dell’esecuzione: «Non è stato consegnato alle autorità irachene», ha detto, precisando che «non c’è alcuna data definita per l’esecuzione», dovendo «essere completate alcune procedure legali prima che sia consegnato». La notizia della consegna di Saddam alle autorità irachene era stata diffusa, nel corso del pomeriggio, dall’emittente televisiva statunitense Cnn.

La tesi di Zebari è stata confermata dal Dipartimento di Stato americano che ha dichiarato che Hussein si trova ancora sotto la custodia delle forze statunitensi: «Non ci sono cambiamenti nel suo status», ha dichiarato il portavoce Tom Casey.

Fonti governative irachene hanno comunicato che data e ora dell’esecuzione saranno comunicate al condannato attraverso la notifica di un “cartellino rosso”, creato proprio sotto il regime di Hussein.

Secondo il Presidente della Corte d’Appello penale, Arif Abdulrazzak Shaheen, «la condanna a morte di Saddam è stata approvata, ma non credo che l’esecuzione possa essere eseguita prima della fine delle celebrazioni per la Festa del Sacrificio». A seconda delle interpretazioni, tale festa è celebrata nel mondo islamico a partire da sabato o da domenica. Per legge, lo stesso giudice dovrà essere presente all’esecuzione del reo, ma al momento Shaheen si trova a Suleymania, nel Kurdistan, e questo particolare fa pensare ad un possibile slittamento dell’impiccagione di Hussein.

Di parere diverso Giovanni Di Stefano, legale italiano dell’ex dittatore, ed il giudice Munir Haddad. Il primo ha dichiarato alla Cnn che l’impiccagione sarà eseguita «a breve, entro le prossime due ore», pur confermando che Hussein «è ancora sotto custodia degli americani». Il giudice della Corte d’Appello Haddad ha invece affermato che «sono stati presi tutti i provvedimenti e non ci sono ragioni per un rinvio». Analogo, inoltre, il parere di uno degli avvocati iracheni di Saddam, secondo il quale l’esecuzione avverrà all’alba di domani.

Secondo la televisione irachena, a Baghdad sarebbero state allestite due forche mentre il giudice, il medico ed il religioso che dovrebbero assistere all’esecuzione sarebbero già stati allertati.

Vige, in ogni caso, lo stato di massima allerta in tutto il Paese, in vista delle possibili violenze che potrebbero seguire l’impiccagione di Hussein.

Saddam Hussein è stato condannato alla pena capitale in quanto ritenuto colpevole di crimini contro l’umanità per la strage di 148 sciiti, compiuta a Dujail nel 1982.

Una fine affrettata per motivi politici?[]

Ahmet Essadik, uno degli avvocati di Saddam, aveva dichiarato ieri durante un’intervista che, a suo parere, l’esecuzione sarebbe dovuta avvenire entro il 2 gennaio 2007, perché il giorno successivo i democratici avrebbero assunto il controllo del Congresso, rendendo più difficile la consegna effettiva del prigioniero agli iracheni, tentati di sottrarre, in tal modo, all’amministrazione Bush, l’occasione di esibire un raro successo d’immagine a fini di politica interna nel quadro dei numerosi fallimenti collezionati durante l’avventura irachena.per l’amministrazione Bush dall’inizio dell’avventura irachena. A spingere verso una soluzione immediata anche il fatto che praticamente tutti i governi europei si erano dichiarati contrari all’esecuzione e in questo contesto diveniva cruciale per l’Amministrazione USA dare l’impressione che il governo Iracheno fosse effettivamente in grado di agire in modo indipendente e speditamente, nonostante le opposizioni internazionali all’esecuzione, giunte anche dall’India.

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December 26, 2006

Confermata la condanna a morte per Saddam Hussein

Confermata la condanna a morte per Saddam Hussein

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martedì  26 dicembre 2006

Nessuno sconto di pena per Saddam Hussein. L’ex dittatore iracheno ha visto confermata la condanna a morte per crimini contro l’umanità da parte della corte che doveva revisionare la regolarità del processo a suo carico. L’annuncio è stato dato dal portavoce del tribunale, Raed Jouhi, che ha aggiunto che non vi sono possibilità per il rais di ricevere una grazia, dato che non è contemplata dalla giustizia irachena.

Dopo un mese e mezzo di lavori, dunque, il processo sembra essere giunto a compimento: secondo la legge irachena, Hussein dovrà essere giustiziato entro trenta giorni a partire da oggi, per impiccagione.

Se non ci saranno contrattempi, dunque, la condanna verrà eseguita prima del 28 aprile prossimo, data in cui l’ex rais compirà 70 anni, età limite per legge entro la quale è possibile giustiziare un uomo.

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November 5, 2006

Saddam Hussein condannato a morte

Saddam Hussein condannato a morte – Wikinotizie

Saddam Hussein condannato a morte

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domenica  5 novembre 2006

L’ex rais iracheno Saddam Hussein è stato condannato a morte per crimini contro l’umanità: il tribunale di Baghdad l’ha giudicato colpevole della strage di 148 sciiti avvenuta a Dujail nel 1982. La sentenza è stata emessa quest’oggi, a poco meno di tre anni dalla cattura dell’ex dittatore e a poco meno di un anno dall’inizio del dibattimento. La sentenza dovrà essere eseguita mediante impiccagione. È stata, dunque, respinta la richiesta dell’imputato, che aveva domandato di essere giustiziato come un soldato (dunque tramite fucilazione) e non come un criminale comune.

La pena di morte è stata comminata ad altri due dei setti coimputati: il fratellastro di Hussein, Barzan al-Tikriti (già capo dei servizi segreti iracheni) e Awad Bandar (già presidente della Corte rivoluzionaria). La pena dell’ergastolo è stata inflitta a Taha Yassin Ramadan (già vice presidente dell’Iraq), mentre a 15 anni di reclusione sono stati condannati tre ufficiali del partito Baath, mentre un quarto ufficiale è stato assolto.

«Allah è grande, lunga vita al popolo iracheno»: con queste parole l’ex rais ha accolto la lettura del verdetto dei giudici del Tribunale speciale iracheno. «Non accettate la volontà degli occupanti. Siete fantocci, servi del colonialismo Allah è grande, non sono io lo sconfitto», ha proseguito.

La legge irachena prevede una procedura d’appello automatica in caso di condanna a morte: i nove giudici dell’Alta corte dovranno ora valutare la regolarità del processo e, in caso di conferma della sentenza, questa dovrà essere eseguita entro trenta giorni.

Gli avvocati di Saddam Hussein hanno gridato immediatamente la irregolarità, sostenendo che il verdetto sia stato emesso per pure ragioni politiche e per soddisfare un desiderio degli americani. Da registrare l’espulsione dall’aula, durante la lettura della sentenza, dell’ex ministro della giustizia Usa, Ramsey Clark, che faceva parte del gruppo internazionale di difesa degli imputati.

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July 27, 2006

Saddam Hussein conoscerà il proprio destino ad ottobre

Saddam Hussein conoscerà il proprio destino ad ottobre

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27 luglio 2006

File:TrialSaddam.jpg
Saddam Hussein durante la sua prima apparizione al Tribunale Speciale dell’Iraq

Il processo di Saddam Hussein è stato aggiornato 16 ottobre, quando il Tibunale Speciale dell’Iraq dovrebbe pronunciare la sentenza.

Hussein e altri sette coimputati sono sotto processo per crimini contro l’umanità per l’accusa di avere ordinato alle forze armate al comando dell’ex dittatore iracheno di uccidere 148 persone del villaggio di Dujail a seguito di un attentato contro Saddam Hussein nel 1982.

I pubblici ministeri hanno chiesto la pena di morte per Hussein e altri due imputati. Durante l’udienza di ieri, Hussein ha detto che se fosse stato trovato colpevole e condannato a morte, preferirebbe essere fucilato come un soldato piuttosto che impiccato come un criminale comune. Egli ha anche detto di essere stato portato in aula contro la sua volontà.

L’ex dittatore non è apparso in aula per l’udienza finale del processo oggi, ma dovrà comunque sostenere l’udienza del 21 agosto per la meno celebre campagna di Anfal, in cui dei gruppi di curdi iracheni furono assassinati negli anni ’80.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Saddam Hussein to learn his fate in October, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Quando la squadra di avvocati che difende Hussein ha boicottato il processo, chiedendo una maggiore sicurezza dopo che tre di loro erano stati uccisi, la corte ha selezionato degli avvocati in sostituzione. l’ex vice presidente dell’Iraq, Taha Yassin Ramadan, oggi ha rifiutato di permettere riconoscere l’avvocato indicato come sostituto: “Non so chi sia quest’avvocato, nè quale sia il suo nome”, ha detto. L’altro difensore era Awad Hamad al-Bandar, l’ex primo giudice della corte.

Come ieri, il giudice Raouf Abdel Rahman ha ancora ammonito la difesa di Hussein per oltraggio alla corte. “Costoro stanno facendo come se questo fosse un processo politico, denunciando presunte illegalità alle tv. Questo comportamento vi fa poco onore, avvocati difensori. Questo è un processo criminale, non uno politico” li ha ammoniti il giudice Rahman. La maggior parte degli avvocati di Hussein proviene da Amman, la capitale della Giordania.

Il processo contro Saddam Hussein è iniziato a Baghdad il 19 ottobre del 2005.

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July 23, 2006

Saddam Hussein ricoverato in ospedale

Saddam Hussein ricoverato in ospedale – Wikinotizie

Saddam Hussein ricoverato in ospedale

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23 luglio 2006

File:TrialSaddam.jpg
Saddam Hussein durante il processo

Dopo 17 giorni di sciopero della fame, l’ex dittatore dell’Iraq è stato ricoverato questa mattina in ospedale. I legali di Saddam Hussein, a seguito della notizia, hanno chiesto all’ONU e alla comunità internazionale, di verificare i motivi per i quali è stato effettuato il ricovero, e a cosa è dovuto il peggioramento delle condizioni di salute. Secondo Ziyad Najdawi, legale dell’ex dittatore, la responsabilità dev’essere addossata alle truppe americane e a cause sconosciute che sono sorte negli ultimi tre giorni, poiché Hussein, sempre secondo la testimonianza di Najdawi, era apparso in ottima salute durante l’incontro con gli avvocati avvenuto il giorno prima. Domani Hussein avrebbe dovuto presenziare alla nuova udienza che lo vede responsabile delle esecuzioni di 148 sciiti nel 1982: adesso la sua presenza è in forte dubbio, anche se le autorità americane hanno tenuto a precisare che Hussein sarà presente alle prossime udienze e che, comunque, durante lo sciopero della fame, ha ricevuto tutte le cure necessarie.

Intanto il processo contro Saddam Hussein e gli altri capi dell’abbattuto regime va avanti, così come la protesta degli avvocati dell’ex dittatore, che boicotteranno l’udienza di domani e quelle successive: ritengono, infatti, non sia stato loro concesso di condurre un equo processo.

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October 19, 2005

Iraq processo a Saddam prima udienza 2005

Iraq processo a Saddam prima udienza 2005

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Baghdad, 19 ottobre 2005

Iniziato il processo contro Saddam Hussein

Oggi è iniziato il processo contro Saddam Hussein e di altre sette imputati per il massacro compiuto nel 1982, quando furono uccise 143 persone, dopo che Saddam era sfuggito ad un attentato nella cittadina di Dujail.
La prima udienza, tenutasi a Baghdad, è durata 3 ore. La seconda udienza è stata rimandata al 28 novembre, su richiesta della difesa.

Oltre a Saddam, gli altri imputati sono:

  • Taha Yassin Ramada, vicepresidente
  • Awad Hamed al Bandar, ex-giudice della Corte Rivoluzionaria
  • Barzan Ibrahim al Tikriti, capo dei servizi segreti e fratellastro di Saddam
  • Abdullah Kazim, funzionario del Baath
  • Mizhar Abdullah Ruwayyid, funzionario del Baath
  • Ali Dayim Ali, funzionario del Baath
  • Mohammed Azawi, funzionario del Baath

Presidente della corte è Rizgar Amin, un curdo, l’unico dei 5 magistrati che si sia fatto inquadrare dalle telecamere che hanno seguito il processo in differita.

All’uscita, il difensore di Saddam, Khalil Al Dulaimi dice: «Il presidente è forte. Sa di essere innocente. E l’ha dimostrato al mondo».

Il processo è iniziato alle 12,24 locali. Di seguito il resoconto stenografico del dialogo tra Saddam e il giudice Amin.
Hussein: «Chi combatte per la causa di Dio sarà vittorioso. Io sono alla mercé della volontà di Dio, il più potente …».
Amin: «Signor Saddam, la prego di comunicare la sua identità, il suo nome, il suo rango e la sua professione. Lei ha abbastanza tempo, lei avrà abbastanza tempo per affermare quello che desidera e per esprimere la sua opinione. Ma questa corte ha una procedura e noi siamo tenuti a seguirla».
Hussein: «Chi sei tu? Voglio sapere qual’è il tuo ruolo».
Amin: «Noi siamo la Corte penale irachena. Dunque, per cortesia, risponda: queste formalità non hanno nulla a che fare con lei».
Hussein: «Mi hanno fatto attendere per ore e non mi è stato concesso di portare carta e penna, perché perfino le penne fanno paura ora. Non nutro nessun risentimento per nessuno di voi. Ma mi rifaccio ai miei diritti e al rispetto che devo agli iracheni che mi hanno eletto. Non rispondo a questa cosiddetta corte, con tutto il rispetto per chi ne fa parte. E mi riservo i diritti costituzionali di presidente della Repubblica dell’Iraq, non seguirò … Non riconosco né l’entità che via mandato e autorizzato né l’occupazione perché tutto quello che è basato sulla falsità è falsità… Hai mai fatto il giudice prima d’ora?».
Amin: «Non c’è spazio per simili argomenti in questa corte».
Hussein: «Sono in questa corte militare dalle 2 e mezza di stanotte e dalle 9 del mattino sono qui che vi aspetto con il mio vestito migliore. Tu sai chi sono, sento dal tuo accento che sei iracheno e dunque sai molto bene chi sono io, sai che non mi stanco e che non mi arrendo».
Amin: «Sono qui per chiederle formalmente della sua identità. Un giudice non può contare sulle proprie conoscenze personali».
Hussein: «Ho risposto a questa domanda per iscritto e te l’ho fatta avere».
Saddam continua a rifutarsi di dare le proprie generalità.
Amin: «Voi siete Saddam Hussein Al Majid, ex presidente dell’Iraq».
Hussein, alzandosi in piedi: «Io ho detto che sono il presidente dell’Iraq. Non ho detto di essere stato deposto, non potete farmi dire ciò che non dico. Per rispetto al glorioso popolo iracheno, rifiuto di rispondere perché questo tribunale è illegale».
Il giudice parla quindi a Al Bandar e poi a Ramadam.
Successivamente rivolge a tutti le accuse.
Amin: «Siete accusati di torture, attività criminali come gruppo di individui in associazione, uccisioni deliberate e premeditate».
Poi torna a parlare con Saddam.
Amin: «Signor Saddam, vada avanti. Lei si dichiara colpevole o innocente?».
Hussein: «Ho detto quello che ho detto. Non sono colpevole. Sono innoncente».
Alla stessa domanda rispondono gli altri imputati del processo, dichiarandosi innocenti:
Mohammed Ali: «Sono innocente, a Dio piacendo».
Barzan: «Sono innocente, signor giudice».
Quindi il giudice aggiorna l’udienza al 28 novembre.

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