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May 21, 2012

Tomislav Nikolić è il nuovo Presidente della Serbia

Tomislav Nikolić è il nuovo Presidente della Serbia

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lunedì 21 maggio 2012

Tomislav Nikolić

Il leader del Partito Progressista Serbo Tomislav Nikolić è il nuovo Presidente della Serbia. Nikolić ha ottenuto la vittoria al ballottaggio di ieri contro il presidente uscente Boris Tadić, in carica dal 2004, dopo che il primo turno di elezioni, svoltosi il 6 maggio, aveva registrato un sostanziale pareggio tra i due leader (25,31% per Tadić, 25,05% per Nikolić).

Nel giorno della vittoria Nikolić ha annunciato di voler continuare la politica europeista portata avanti dall’ex presidente, e di puntare soprattutto alla risoluzione dei problemi economici del paese, primi fra tutti un tasso di disoccupazione vicino al 25% e un debito estero di 24 miliardi di euro. Nikolić, già cofondatore della Partito Radicale Serbo, formazione ultra-nazionalista, nel 1999 era stato vice primo ministro sotto la presidenza di Slobodan Milošević.

Tadić, riformatore ed europeista, ha ammesso la sconfitta, congratulandosi con l’avversario. Il leader del Partito Democratico governava ininterrottamente dal 2004 e nelle precedenti elezioni, quelle del 2008, aveva battuto lo stesso Nikolić proprio al ballottaggio.


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March 2, 2012

UE: la Serbia ottiene lo status di paese candidato

UE: la Serbia ottiene lo status di paese candidato

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venerdì 2 marzo 2012

Il Presidente della Serbia Boris Tadić

Nella giornata di ieri il raggiungimento dell’unanimità da parte dei 27 leader dell’Unione Europea ha permesso la concessione alla Serbia dello status di paese candidato all’adesione alla UE. Le ultime divergenze, sorte tra la Romania e la Serbia, si erano appianate nel pomeriggio in seguito alla dichiarazione del governo di Belgrado di tutelare la minoranza dei valacchi. La popolazione dei valacchi risiede da secoli nel territorio dell’odierna Serbia ed è stata testimone (soprattutto durante le Guerre jugoslave) di soprusi da parte dell’esercito della repubblica federale di Jugoslavia. Attualmente i valacchi sono lo 0,53% degli abitanti della Serbia.

L’iter d’adesione della Serbia alla UE era iniziato il 22 dicembre 2009, quando il presidente serbo Boris Tadić aveva presentato la domanda ufficiale.[1] Precedentemente lo stato balcanico era divenuto membro del Consiglio d’Europa nel 2003 e aveva firmato il 29 aprile 2008 l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione.


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Note[]

  1. Euronews – La Serbia presenta domanda di adesione UE, fonte cit.

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October 3, 2011

Annullato il gay pride serbo dopo critiche da estrema destra e dalla Chiesa ortodossa

Annullato il gay pride serbo dopo critiche da estrema destra e dalla Chiesa ortodossa

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lunedì 3 ottobre 2011

L’immagine riprende gli scontri tra polizia e manifestanti nell’edizione del 2010 del Pride serbo

Immagine tratta dalla scorda edizione del pride

È stato anullato il secondo gay pride che doveva scendere per le strade di Belgrado domani, a causa delle proteste da parte di formazioni di estrema destra e della Chiesa ortodossa. L’evento era in proramma da mesi. Goran Miletic, uno degli organizzatori, ha detto all’Agence France Press che tale divieto rappresenta la “capitolazione del governo” di fronte alle richieste degli estremisti. «L’anno scorso hanno mostrato più forza. Quest’anno non c’è stata la volontà politica di consentirci di esprimere la nostra identità pubblicamente».

Il patriarca di Belgrado Irinej ha definito la manifestazione come “una sfilata di vergogna” che rischia di diffondere la “pestilenza” dell’omosessualità nella società serba mentre una rivolta e non un semplice impedimento al corteo sarebbe quello che organizzazioni di estrema destra vicine agli ultras tifoserie di squadre calcistiche, secondo quanto ricevuto in ministero. In programma c’erano “auto bruciate e assalti alle sedi dei partiti politici e delle ambasciate straniere”. Scontri che non possono accadere quando mancano soldi. Infatti il governo sta trattando con il Fondo monetario internazionale per un prestito di un miliardo di dollari per stabilizzare l’economia.

Il ministro dell’interno Ivica Dacic ha affermato che tale decisione è stata presa per evitare che avvengano “guai peggiori”, ad esempio come quelli successi l’anno scorso, quando il Pride è stato preso d’assalto da estremisti di destra ed hooligan (decine furono i feriti) o come durante il primo Pride, nel 2001.

Fino al 1994 l’omosessualità (maschile) in Serbia era un reato penale.


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August 27, 2008

Calcio, Champions League: la Juve pareggia e va avanti. Passano anche Barça e Panathinaikos

Calcio, Champions League: la Juve pareggia e va avanti. Passano anche Barça e Panathinaikos

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mercoledì 27 agosto 2008

Samuel Eto’o con la divisa del Barcellona

La Juventus ha pareggiato 1-1 ieri sera in casa dell’Artmedia Bratislava e, grazie al 4-0 dell’andata, accede alla fase a gironi della Champions League 2008/09. A farle compagnia, ci sono Barcellona e Panathinaikos, che si sono qualificate a discapito rispettivamente di Wisła Cracovia e Sparta Praga.

A Bratislava, la squadra di casa parte subito forte e passa in vantaggio al 12′ con la bellissima mezza rovesciata di Fodrek. Amauri pareggia i conti al 25′ su un cross dalla sinistra di Nedvěd. La partita scorre poi via liscia, senza pericoli per i due portieri Kamenár e Buffon, a parte un’occasione fallita da Nedvěd e varie scorribande offensive di Obžera. In virtù del 4-0 dell’andata, la Juve si qualifica alla fase a gironi.

Il Barcellona perde in casa del Wisła Cracovia per 1-0, grazie alla rete al 52′ di Cléber sull’angolo battuto da Jirsák. Al 58′ il Barça ha una ghiotta occasione per pareggiare con Samuel Eto’o (foto), il cui tiro, arrivato dopo un dribbling sul capitano polacco Baszczyński, viene deviato sopra la traversa proprio dal capitano del Wisła. La squadra di casa sfrutta le azioni di rimessa per creare grattacapi alla difesa e al portiere avversario, come al 68′ col pallonetto di Łobodziński, che termina a fil di traversa. Nei minuti finali il Barcellona continua la ricerca del goal del pareggio e all’86’ Abidal non sfrutta l’uscita maldestra del portiere polacco Pawełek sul calcio di punizione battuto da Daniel Alves. Dopo un minuto, Bojan Krkić spreca malamente una splendida sponda aerea di Thierry Henry, sparando alto a pochi passi da Pawełek. La partita termina 1-0 per il Wisła Cracovia, ma in virtù del 4-0 della partita d’andata, a passare è il Barcellona.

Nelle altre partite della giornata, il Panathinaikos batte 1-0 lo Sparta Praga e accede alla fase a gironi della Champions League, mentre in Coppa UEFA passano i serbi del Borac Čačak e i danesi del Nordsjælland. Il Borac ha pareggiato 1-1 contro il Lokomotiv Sofia, dopo aver vinto 2-1 all’andata; invece, il Nordsjælland ha battuto gli scozzesi del Queen of the South per 2-1, stesso risultato dell’andata.


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July 22, 2008

Radovan Karadžić è stato arrestato

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Radovan Karadžić è stato arrestato

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Radovan Karadžić

martedì 22 luglio 2008
Radovan Karadžić, medico serbo-bosniaco ricercato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, è stato arrestato venerdì 18 luglio nelle vicinanze di Belgrado. Secondo alcune fonti, l’arresto è stato effettuato nel sobborgo di Batajnica, distante 13 chilometri dalla capitale serba.

L’annuncio è stato fatto dalla Presidenza della Serbia ed è stato confermato da Serge Brammertz, procuratore del Tribunale Penale Internazionale. «Vorrei congratularmi con le autorità serbe e in particolare con il Consiglio di sicurezza nazionale per aver raggiunto questo importante risultato nella collaborazione con il Tpi» ha dichiarato Brammertz.

Ratko Mladić

Latitante da 13 anni, Karadžić aveva assunto negli ultimi tempi una falsa identità (l’esperto in medicina alternativa Dragan Dabić) e si era fatto volontariamente crescere capelli e barba in maniera disordinata. Lavorava come medico in un ambulatorio privato alla periferia di Belgrado, dove nessuno aveva sospettato la sua reale identità, né che la sua specializzazione fosse fasulla.

Appena catturato, è stato immediatamente tradotto in carcere, consegnato alle autorità del TPI e sottoposto ad un primo interrogatorio. L’avvocato di Karadžić, Svetozar Vujakić, ha dichiarato che il suo assistito ha definito l’interrogatorio una «farsa» e che si sarebbe rifiutato di rispondere ad alcune domande. È stato già preannunciato ricorso contro la decisione di affidare Karadžić alle autorità del TPI.

Bosniaco di origini serbe, Radovan Karadžić fu presidente dal 1992 al 1995 della Repubblica Serba di Bosnia, territorio bosniaco a maggioranza serba autoproclamatosi indipendente da Sarajevo poco dopo la dichiarazione di indipendenza della Bosnia-Erzegovina. Assunse anche il ruolo di comandante in capo dell’esercito irregolare serbo-bosniaco, guidato dal generale Ratko Mladić.

La sepoltura di 465 civili bosniaci identificati

Diventò presto il ricercato numero uno del Tribunale dell’Aja, in quanto responsabile e mandante di numerose operazioni di pulizia etnica condotte contro bosniaci e croati durante la Guerra in Bosnia-Erzegovina. Il più grave di questi atti è il massacro di Srebrenica, una serie di esecuzioni di massa in cui morirono circa 8.000 civili bosniaci di fede musulmana.

Venne condannato in contumacia nel 1996 dal TPI e a suo carico venne emesso un mandato di cattura internazionale. Gli Stati Uniti avevano addirittura posto una taglia di 5 milioni di dollari sulla sua testa, così come su quella di Mladić (ricercato numero due, tuttora latitante, per le stesse motivazioni di Karadžić). A lungo hanno pesato sulla sua latitanza sospetti di connivenza delle autorità serbe, che sembrano però essere stati fugati dal decisivo apporto delle forze di sicurezza di Belgrado nella cattura.

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June 7, 2008

Ana Ivanovic si aggiudica il Roland Garros 2008

Filed under: Articoli archiviati,Francia,Pubblicati,Serbia,Sport,Tennis — admin @ 5:00 am

Ana Ivanovic si aggiudica il Roland Garros 2008

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sabato 7 giugno 2008

Ana Ivanović

La tennista serba Ana Ivanović si è aggiudicata il suo primo torneo del Grande Slam, l’Open di Francia del 2008.

La Ivanović, n. 2 del tabellone, ha sconfitto la russa Dinara Safina, testa di serie n. 13, con il punteggio di 6-4 6-3. Già grazie alla sconfitta negli ottavi di Maria Sharapova e all’accesso alla finale, ottenuto giovedì sconfiggendo in semifinale la connazionale Jelena Jankovic, l’atleta serba era comunque sicura di salire alla prima posizione della classifica WTA dalla prossima settimana.

In precedenza, la Ivanović era stata per due volte finalista nei tornei dello Slam, sempre al Roland Garros nel 2007 (sconfitta dall’ex n. 1 Justine Henin), e agli Australian Open 2008, sconfitta da Maria Sharapova. Per Dinara Safina, sorella del più famoso Marat, si trattava invece della prima finale in uno Slam.

Alla vincitrice andrà un assegno da un milione di euro.


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April 15, 2008

In Serbia giovane tifoso rimane ucciso

Filed under: Calcio,Cronaca,Europa,Pubblicati,Serbia,Sport — admin @ 5:00 am

In Serbia giovane tifoso rimane ucciso – Wikinotizie

In Serbia giovane tifoso rimane ucciso

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martedì 15 aprile 2008

L’agenzia di stampa Tanjug, attingendo da fonti degli organi inquirenti chiamati a indagare sulla vicenda avvenuta in Serbia, riferisce che durante la partita tra Vojvodina e Partizan si sono verificati degli scontri tra gli ultras delle due squadre, e durante i tafferugli è rimasto ucciso un tifoso dei Vojvodina di Novi Sad.

Gli scontri tra i tifosi, armati di mazze da baseball, coltelli e pistole, erano iniziati ieri, in tarda serata, nella stazione ferroviaria di Futog, un sobborgo di Novi Sad, e sono continuati fino a che non sono intervenute le unità della polizia in assetto anti-sommossa.

Oltre al morto, si registrano numerosi feriti, di cui uno grave. Secondo gli inquirenti si è trattato di una specie di rivincita pattuita fra le due fazioni rivali.


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February 17, 2008

Il Kosovo proclama la propria indipendenza, proteste dalla Serbia e dalla Russia

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Il Kosovo proclama la propria indipendenza, proteste dalla Serbia e dalla Russia

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domenica 17 febbraio 2008

La nuova bandiera del Kosovo

Mappa del Kosovo

Il Kosovo è uno stato indipendente. La dichiarazione unilaterale con la quale la regione si è staccata dalla Serbia è stata ratificata questo pomeriggio verso le 15:50 dal Parlamento kosovaro riunito in seduta straordinaria, alla presenza delle alte cariche dello stato. Insieme all’indipendenza, è stato mostrato anche il nuovo vessillo nazionale, ovvero la geografia dello stato in giallo, su sfondo blu, sormontato da sei stelle, chiaro richiamo alla bandiera dell’Unione Europea. Si conclude così il cammino tortuoso dell’indipendenza di questa regione, che il 24 maggio 1992 muoveva i primi timidi passi con un referendum autogestito per l’indipendenza (mai riconosciuto internazionalmente, sebbene fossero presenti osservatori internazionali), che aveva visto un tasso di partecipazione del 80% ed un prorompente 98% di pareri favorevoli.

Il Parlamento, composto dai deputati kosovari e dalla minoranza filo-serba, ha approvato a larghissima maggioranza il documento dell’indipendenza, letto dal premier Hashim Thaçi e votato per alzata di mano; i serbi si sarebbero astenuti dal voto. Dopo la votazione, la firma di tutti i parlamentari. In aula, oltre a Thaçi, era presente il presidente Fatmir Sejdiu, eletto nel 2006 e il presidente dell’assemblea Jakup Krasniqi, che hanno controfirmato il documento.

I festeggiamenti

Palazzo del governo del Kosovo

Lungo le strade di Pristina, in particolare nella via Nena Tereze, si sono riversati migliaia di manifestanti per festeggiare l’avvenimento. Nella parallela di questa, accessibile alle auto, queste strombettavano facendo sventolare bandiere albanesi, americane, europee (in minor numero), salutando così la nascita del nuovo Stato. Tutto è avvenuto senza particolari incidenti, ed il premier Thaci è convinto che ciò sia dovuto non tanto al freddo polare di queste ore, quanto piuttosto ai numerosi ed accorati appelli da parte dell’amministrazione, che ha invitato i partecipanti ad esultare sì, ma con moderazione, in quanto alcune frasi avrebbero potuto essere interpretate come un tentativo di provocazione. E così è stato.

Molti kosovari, intervistati, hanno affermato che attendevano un momento così da una vita; alcuni universitari, alquanto goliardicamente, avevano delle magliette con su scritto «L’indipendenza è meglio del sesso» oppure «L’indipendenza è meglio di un visto Schengen». Durante i festeggiamenti, il premier ha scoperto una enorme scritta gialla commemorativa: ‘new born’, riferita appunto al nuovo stato, mentre migliaia di palloncini gialli si libravano in aria e veniva diffusa una musica di sottofondo degli U2.

Le reazioni

La crisi potrebbe passare per Mitrovica, città del Kosovo; questo ponte divide l’etnia Serba da quella Albanese. In particolare si teme che parte della città, specie i 40.000 serbi che vi risiedono, possano fare una contro-secessione dal Kosovo. Sebbene vi siano già state delle manifestazioni in tal senso, queste non sono fortunatamente sfociate nei rischi paventati.

Il fronte del no

Subito dopo l’ufficializzazione dell’indipendenza, sono giunte le numerose reazioni internazionali: in testa, come già prima dell’atto, quelle della Serbia, che si vede privata di una buona parte del territorio della sua nazione; tramite il presidente, Boris Tadic, ha fatto sapere di «non accettare l’indipendenza» e che «reagirà con tutti i mezzi pacifici, diplomatici e legali per annullare quanto messo in atto», cercando di ostacolare l’ingresso del Kosovo nell’ONU e nelle maggiori associazioni internazionali; durissimo il primo ministro, Vojislav Kostunica, che afferma che si tratterebbe di uno «stato fantoccio» in mano alla NATO, continuando in maniera ancora più forte: «Il Presidente degli Stati Uniti, che è il responsabile di questa violazione, sarà scritto nel libro nero della storia serba, insieme ai suoi partner europei. […] gli USA hanno costretto l’Europa ad abbassare la testa, ma la Serbia ha rifiutato di umiliarsi. Se non riusciremo noi a correggere l’ingiustizia, lo farà una nuova e migliore generazione.». Insomma per la classe dirigente serba, il kosovo è stato, è e sarà sempre Serbia e loro non lo riconosceranno mai come entità a se stante. Sulla stessa lunghezza d’onda la Russia: il ministro degli esteri, Sergej Lavrov, ha lapidamente annunciato di «sostenere in pieno la reazione di Belgrado». Reazioni non entusiastiche anche dalla Cina, Vietnam, Azerbaijan, Georgia, e da alcuni paesi dell’unione europea.

I timori espressi fuori dalla Serbia si concentrano soprattutto sul fatto che l’avvenimento potrebbe costituire un pericoloso precedente per tutte quelle enclavi minoritarie di etnie diverse sparse in paesi di tutto il mondo; solo per fare un esempio la Transilvania in Romania o per la questione di Cipro. Gli antagonisti della secessione del Kosovo, affermano appunto che esistono circa 200 situazioni simili in tutto il mondo che potrebbero esplodere.

In Bosnia i leader della Republika Srpska (una sorta di enclave serba in Bosnia) guardano con preoccupazione l’avvenimento e lo condannano, in quanto fuori dall’adeguata cornice di legalità internazionale; teoricamente tale condanna suonerebbe un po’ strana da parte loro, se non fosse per il fatto che sono serbi e quindi vicini alla posizione della loro madrepatria.

Reazioni USA e UE

Reazione fredda, ma giustificata dalle polemiche serbe, quella degli Stati Uniti d’America, che hanno fatto sapere di prendere atto della decisione kosovara. La NATO ha assicurato il proseguimento dell’operazione militare di pace, mentre gli USA e il Vaticano hanno auspicato che i due stati «esercitino la massima moderazione e evitino qualsiasi provocazione».

Nella giornata di domani si riuniranno i 27 ministri degli esteri UE, per comunicare la posizione europea, che tuttavia sembrano d’accordo solo su un punto, ovverosia la situazione particolare ed alquanto ‘sui generis’ del Kosovo (e che quindi non dovrebbe essere presa ad esempio da altri movimenti indipendentisti mondiali):

  • Circa 19 paesi dovrebbero riconoscere il nuovo stato nel giro di un mese, tra cui:
    • Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna (conosciute meglio come ‘gruppo di contatto’) sarebbero propense a riconoscere subito il nuovo stato
    • Slovenia, Danimarca, Finlandia ed Austria lo dovrebbero riconoscere nel giro di alcune settimane. In particolare in Slovenia è scoppiato un caso internazionale, dopo la pubblicazione, su alcuni giornali di Ljubjana e di Belgrado, di ‘consigli’ di Washington (che suonerebbero come diktat) rivolti alla Slovenia e a tutta l’Unione Europea che riguarderebbero i tempi ed i modi del riconoscimento del Kosovo (e non solo).
    • Paesi Bassi ed altre nazioni più legaliste, si riservano di decidere se riconoscere o meno lo stato del Kosovo solo dopo averne letto attentamente la costituzione
  • Slovacchia, Grecia, Spagna, Portogallo e Bulgaria sono più orientate verso il rifiuto del riconoscimento
  • Romania, Cipro e pochi altri hanno detto subito di non volere riconoscere mai questo stato, in quanto è una violazione del diritto internazionale ed un atto illegale.

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  • «Il Kosovo si prepara all’indipendenza» – Wikinotizie, 17 febbraio 2008

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Il Kosovo si prepara all\’indipendenza

Il Kosovo si prepara all’indipendenza – Wikinotizie

Il Kosovo si prepara all’indipendenza

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domenica 17 febbraio 2008

Il premier kosovaro Hashim Thaçi ha annunciato ieri l’imminente indipendenza del Kosovo, che dovrebbe diventare effettiva al più tardi questa sera. Infatti il primo ministro ha convocato il parlamento alle 15 per una seduta straordinaria e ha avviato pertanto la procedura della dichiarazione d’indipendenza. «Tutto è pronto, stiamo per avere la nostra indipendenza: la cartina del mondo sta cambiando» ha annunciato ai microfoni della BBC, mentre nella capitale Pristina, cori, sirene, bandiere kosovare, albanesi, americane e (a dir vero alquanto poche) europee travolgevano gli abitanti in una generale euforia. Thaçi ha inoltre affermato: «La popolazione è informata, sa quando succederà; la Costituzione è pronta, i simboli nazionali sono pronti, tutto dice che il Kosovo è pronto per dichiarare l’indipendenza». Il clima nella regione resta alquanto teso, anche perché la minoranza serba del Kosovo potrebbe minacciare una contro-secessione per riallinearsi a Belgrado.

Pronta la risposta di Boris Tadić, che dalla capitale della Serbia Belgrado afferma che ogni tentativo di secessione unilaterale del Kosovo è da considerarsi nullo ed illegale, in quanto rappresenterebbe una violazione grossolana della Carta dell’Onu, dell’Atto finale di Helsinki e della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, anche perché attuata senza accordi preventivi a riguardo.

Durissime le reazioni di Putin, secondo cui l’Europa non dovrebbe applicare due pesi e due misure in questioni tanto delicate come appunto la secessione, riferendosi in particolare al diverso atteggiamento mostrato da questa con la repubblica di Cipro; questi paventa anche possibili ripercussioni su alcuni territori russi che vorrebbero l’indipendenza, lasciando intendere che la secessione del Kosovo potrebbe apparire un pericoloso precedente senza la presenza di regole globali e di un quadro legislativo apposito. Di tutt’altro avviso le dichiarazioni di Bush, che lo trovano completamente favorevole alla secessione pacifica.

L’Europa guarda la situazione in modo ambiguo. Se da un lato infatti si mostra positiva all’indipendenza, con un particolare gruppo di paesi che spingono in questa direzione (Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania), dall’altro teme nuove tensioni e proprio per questo motivo ha già in cantiere una missione totalmente europea, chiamata EURLEX, che dovrebbe rimpiazzare l’attuale missione delle Nazioni Unite, per garantire pace e stabilità nella regione durante questo periodo di transizione.

Olli Rehn, commissario europeo per l’allargamento, smentisce categoricamente la voce corsa in queste ore secondo la quale ci sarebbe in atto un vero accordo per cui la Serbia baratterebbe il Kosovo con un ingresso tramite una corsia preferenziale nell’Unione Europea; in particolare il commissario dice che non c’è un legame preciso fra le due cose.


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February 3, 2008

Tadić vince le elezioni presidenziali serbe

Tadić vince le elezioni presidenziali serbe

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domenica 3 febbraio 2008

Il presidente serbo Boris Tadić

La commissione elettorale ha di fatto confermato il dato emerso dalle proiezioni demoscopiche: il Presidente uscente Boris Tadić si aggiudica le elezioni presidenziali serbe 2008, vedendosi confermato il mandato dagli elettori.

I risultati delle urne

Nonostante gli inviti alla cautela posti in essere dalle stesse agenzie che hanno effettuato gli exit pool, già nella serata i sostenitori di Tadić si sono riversati nelle strade per festeggiare il risultato elettorale con bandiere serbe e dell’Unione Europea.

Solo nella nottata il risultato definitivo: il presidente uscente è stato confermato al secondo turno, dopo una campagna elettorale sul filo del rasoio con il nazionalista Tomislav Nikolić che era risultato vincitore della prima tornata. I dati della Commissione elettorale confermano di fatto quelli battuti dalle agenzie alla chiusura delle urne: Tadić è risultato in vantaggio di circa tre punti percentuali (50,5% contro il 47,8% del rivale), equivalenti a circa 100 000 voti. Altro risultato significativo è quello concernente l’affluenza al voto complessiva che, con il 63,8%, è la più elevata nella breve storia democratica del paese balcanico.

L’imminente indipendenza kosovara

La comunità internazionale si interroga ora su come il nuovo presidente affronterà la scottante questione del Kosovo. Il premier kosovaro Hashim Thaçi ha infatti dichiarato nei giorni precedenti al voto che l’indipendenza della regione sarebbe imminente, dando credito a chi in passato ipotizzava che questa avrebbe coinciso con l’esito delle elezioni presidenziali.

Le possibili ripercussioni in Europa

La secessione della regione non è solo una mera questione interna ai Balcani ma una potenziale miccia in grado di destabilizzare aree dello scacchiere continentale eterogenee e molto distanti fra loro. A riprova di tale asserzione è da sottolineare l’acuirsi negli ultimi mesi dello scontro diplomatico tra Nato e Russia. Quest’ultima infatti, oltre a dichiarare che non avrebbe riconosciuto il Kosovo come entità statale indipendente, ha reso edotta la comunità internazionale che, qualora la regione a maggioranza albanese dichiarasse la secessione da Belgrado, il governo russo non si esimerebbe dall’appoggiare apertamente i moti indipendentisti nelle regioni confinanti alla Federazione. Jurij Baluevskik, capo del personale militare russo, già nel dicembre dello scorso anno aveva infatti dichiarato: «Se il Rubicone sarà attraversato e nel prossimo futuro il Kosovo acquistasse lo status di indipendenza, mi aspetto che tale indipendenza trovi eco anche in altre regioni, comprese quelle vicine ai confini russi. Capite perfettamente cosa voglio dire – mi riferisco all’Abkhazia, all’Ossezia del Sud e alla Transnistria».

Carta geografica del Kosovo

Le prime due regioni fanno oggi formalmente parte della Georgia che, tuttavia, non ne controlla il territorio. L’Ossezia del Sud dopo una guerra civile lunga e sanguinosa contro Tbilisi, conclusasi con l’intervento delle forze armate russe intervenute alla stregua di pacificatrici, ha sancito in passato tramite referendum la propria volontà di separarsi dalla Georgia, senza tuttavia vedersi riconosciuto quale Stato indipendente dalla comunità internazionale. Il primo ministro osseto, Jurij Morozov, ha a tal proposito dichiarato nei giorni scorsi: «Io credo che gli abitanti dell’Ossezia del Sud abbiano più ragioni per dichiarare la propria indipendenza rispetto agli albanesi kosovari, pur nel rispetto che nutro per quest’ultimi».

Discorso analogo può essere posto in essere per la Transnistria, formalmente parte della Moldavia ma che dispone in realtà di un proprio esercito, un proprio sistema parlamentare e una presenza massiccia di truppe russe sul proprio territorio. Un’eventuale, ma sempre più probabile, indipendenza kosovara sembra quindi destinata a creare un effetto domino di cui, oggi, si fatica a intravedere le possibili conseguenze. Tale considerazione vale a maggior ragione per quelle aree site in regioni profondamente a rischio di destabilizzazione come sono il Caucaso e i confini orientali della Comunità Europea.

Le tensioni interne

La vittoria di Tadić, moderato e filo-europeista, sembra scongiurare il pericolo di una deriva militare nel contenzioso kosovaro, anche se all’interno del paese si registrano numerosi movimenti di protesta alla secessione di Pristina.

Si è costituita infatti una milizia paramilitare, denominata “Guardie di Lazar”, che, negli intenti di Andrej Milić, teologo e fondatore della stessa, avrà il compito di proclamare il 26 febbraio, festa di San Simeone, l’indipendenza del Kosovo serbo. Tale associazione, di fatto, con l’acquiescenza delle autorità statali, è presente nella vita istituzionale del paese grazie al Fronte popolare serbo unito, suo braccio politico. L’organizzazione, che prende il nome dal condottiero e santo ortodosso Stefan Lazar Hrebeljanović, rappresenta senza dubbio un elemento destabilizzante nel panorama serbo in quanto, secondo gli analisti, potrebbe trovare un significativo appoggio in tutti quei reduci serbi delle guerre balcaniche colpiti dal dramma della disoccupazione o che sopravvivono con lavori precari e sottostipendiati.

Queste premesse, unite alla circostanza che l’opinione pubblica serba è per la stragrande maggioranza ostile o riluttante a qualsivoglia ipotesi di secessione albanese, rendono possibili scenari di sollevazioni popolari e scontri militari al momento della dichiarazione d’indipendenza del Kosovo. Il capo della delegazione russa giunta a Belgrado per monitorare l’esito del voto, Konstantin Zatulin, è stato lapidario nel sottolineare che la Russia non tollererà alcuna ingerenza degli stati occidentali volta a soffocare un’eventuale insurrezione pur lavorando attivamente perché non si verifichi alcun disordine.


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