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March 24, 2015

Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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martedì 24 marzo 2015

Genova imbarco ambulanza

Partenza[]

Il giorno 8 febbraio 2015 siamo a Genova all’aeroporto; Lucio, primario cardiochirurgo al Gaslini, Piero ed io dobbiamo andare a Gibuti a sdoganare l’ambulanza donataci dalla Croce Verde di Nizza M.to su cui ho caricato un ecocardiografo, due defibrillatori, diverso materiale monouso per sala operatoria, un centinaio di scarpe nuove per il centro dei bambini di strada dei salesiani di Addis Abeba e le solite bottiglie di vino da omaggiare a tutti quelli che ci hanno aiutato. Guideremo il mezzo da Gibuti all’ospedale di Debrè Birhan in Etiopia come da accordi con le autorità etiopi.

Gibuti[]

Gibuti Città.

Gibuti è una città affascinate dall’aspetto coloniale francese con begli edifici decadenti di fine ottocento, troviamo molti militari europei, l’impronta africana si mescola a quella occidentale, qui anche gli alcoolici nei locali pubblici sono permessi, le ragazze indossano jeans attillati e le donne con il velo sono una rarità.

Prima amara sorpresa: al porto ci dicono che il mezzo non ci verrà consegnato perché le pratiche per ottenere l’esenzione dal dazio iniziate mesi fa non sono ancora ultimate, dovremmo raggiungere Addis Abeba e Khartoum con mezzi propri. Ultimate le pratiche doganali il mezzo verrà portato all’ospedale da personale dello stesso nosocomio. Dobbiamo coprire oltre 2500 km e ci attiviamo a trovare i mezzi pubblici.

Buona permanenza a Gibuti dal vescovo italiano monsignor Bertin che ci ospita in una dependance vicino la cattedrale. Poco fuori città visitiamo l’ex ospedale italiano Balbala gestito da nostri connazionali, è molto funzionale, del chirurgo dr. Carlo che vi lavora da alcuni anni con la moglie psicologa ci hanno detto all’aeroporto che per loro è un mito! Il console onorario dr. Rizzo ci ragguaglia sulle tante difficoltà burocratiche doganali etiopi mentre quelle di Gibuti si risolvono in genere in pochi giorni; ci sembra che l’Etiopia non incoraggi per nulla la donazione di materiale sanitario!

Verso sera partiamo con un mini bus per la frontiera con l’Etiopia ma stranamente, anziché fare la comoda strada asfaltata che tutti gli autocarri percorrono, il pulmino si dirige prima verso la Somalia per poi deviare su una stradina tortuosa che ci porta vicino alla frontiera etiope, raggiunta in piena notte, e da cui in territorio etiope partirà poi una pista di circa 205 km! Stranezze africane.

Etiopia[]

Si dorme all’addiaccio ed alle 5 partenza per la frontiera con entrata in Etiopia. Pensiamo d’ora in poi di viaggiare bene ma il peggio dovrà ancora venire. Se prima il conducente era un ragazzo che masticava continuamente ciat pianta euforizzante e raramente guardava la strada ora l’autista è più tranquillo, ma l’asfalto si trasforma in una infernale pista ciottolosa con saliscendi continui che termina alle cinque della sera nella cittadina di Dire Dawa dopo avere mangiato chili di polvere ed aver goduto uno spettacolo molto interessante e vario con famiglie di scimpanzé lungo la strada.

Il giorno successivo ci rilassiamo, si fa per dire, andando a visitare una bella antica cittadina vicino la Somalia, Harer. In effetti il luogo merita una deviazione perché è suggestivo. In questa città dicono che ci sia il miglior caffè d’Etiopia che gustiamo a casa di una famiglia. Per prepararci il caffè anzi i tre caffè di rito bisogna attendere circa 45 minuti perché la preparazione è molto laboriosa ed è interamente fatta a mano come anche la tostatura, i chicchi vengono lentamente pestati.

Il mattino seguente prima dell’alba nuovo bus per Addis Abeba, questa volta il mezzo è un normale pullman, si attraversa una delle zone più affascinati dell’Etiopia tra cui la stupenda Rift Valley, si incontrano fiumi, montagne sempre oltre 2000 m, laghi, pianure, gole e paesaggi fiabeschi; è stato da poco raccolto il grano e si vedono ancora le piante di mais più piccole delle nostre e con meno file di chicchi che ormai secche sono raccolte in covoni. Le piante di banane si alternano a rari baobab ed eucalipti. Sembra che la gente svolga il lavoro con serenità e pazienza due caratteristiche che incontreremo sempre in questo viaggio.

Verso sera finalmente arriviamo ad Addis Abeba dopo aver percorso per oltre 57 km anche un tratto di nuovissima autostrada a tre corsie. La capitale è come ogni città africana caotica, il pullman si ferma al capolinea a due passi dalla quasi ultimata linea della metropolitana costruita con criteri ultramoderni dai soliti cinesi che anche qui hanno l’appalto di gran parte della rete stradale. A dir la verità la città non mi entusiasma molto, è troppo recente ed è un gigantesco cantiere in costruzione. La parte più bella della città è senz’altro quella collinare sede di numerosi ministeri ed ambasciate.

Nella bellissima Villa Italia in un vasto parco ha sede la nostra ambasciata. Il dr. Melloni capo della Cooperazione italiana avvisato dall’ambasciatore dr. Mistretta, purtroppo fuori sede, ci aggiorna sull’iter burocratico di sdoganamento del mezzo. Rimaniamo ospiti per tre giorni dei salesiani di cui visitiamo le innumerevoli opere sociali come scuole professionali e non, centri per orfani, per bambini di strada, per prostitute e ragazze madri, per adozioni a distanza ecc. Simpatica la visita alla missione di don Mario sul lago Zway e Langano quest’ultimo completamente rosa per la presenza di alghe. Altra visita a Nazret all’ospedale oftalmico St.Francis gestito con maestria dal CUAMM di Padova, è attrezzato bene, pulito, l’igiene regna sovrana, caratteristica tipica delle suore anche qui presenti.

Etiopia: Lago Tana.

La sera il collegamento con radio Veronica di Torino ci permette di sentire un po’ di aria natia. Dobbiamo ripartire con direzione Sudan non prima di aver visitato il suggestivo lago Tana con i suoi bellissimi monasteri ortodossi dei secoli XIII e XIV ricchi di antichi manoscritti custoditi gelosamente e scampati per miracolo alle distruzioni durante il periodo di Menghistu.

Etiopia Gonder un castello

La perla dell’Etiopia cioè Gonder “la Camelot africana” così chiamata per i suoi quattro castelli costruiti nel secolo XVII e che dominano la città dall’alto è indubbiamente una città ricca di fascino per il suo glorioso passato per essere stata anche capitale della nazione. La sera Piero e Lucio insistono per andare a cenare in un bel ristorante frequentato da europei; in effetti si gustano ottimi piatti locali peccato che abusino troppo di incenso, più che in un ristorante mi sembra di essere in una chiesa.

Sudan[]

Sudan: sito di Meroe

Il giorno successivo dobbiamo trovarci alla frontiera col Sudan al mattino presto, partiamo di notte con altro minibus dopo averlo aspettato per quasi un’ora con il dubbio che l’autista non venisse, la sera prima aveva già intascato metà dei soldi pattuiti, invece devo ricredermi, arriva e riempie completamente il mezzo, non c’è più posto per nessuno. Come promesso arriviamo alle 8 alla frontiera con il Sudan dove incontriamo puntualissimo Mortada, ottimo autista dell’agenzia viaggi Levi che abbiamo contattato per evitare problemi nell’attraversamento di questa zona di confine.

Khartoum è come sempre una città interessante, la nostra ambasciata e l’ufficio della Cooperazione italiana ci supportano non poco invitandoci anche a pranzo. Visita di rito all’efficiente centro di cardiochirurgia Salaam di Emergency di Gino Strada dove Lucio ritrova un vecchio amico.

Abbiamo anche l’opportunità di visitare il sito archeologico di Meroe che sembra sbucare fra le dune dopo un’ora di assolata pista. È meraviglioso e suggestivo con le sue piramidi nere risalenti a circa 500 anni prima di Cristo. È una zona archeologica molto ampia e che andrebbe meglio valorizzata.

Incidente[]

La sera della diretta con la radio di Torino nel tratto di strada che ci riporta in hotel il tuc tuc su cui viaggiamo a causa di una grossa buca dell’asfalto sta per ribaltarsi, il ragazzo che lo guida cerca di sterzare ma finisce sulla carreggiata opposta mentre sta per sopraggiungere un’auto a velocità sostenuta, è un attimo, ci buttiamo subito fuori dell’abitacolo e l’ape finisce la sua folle corsa sul marciapiede, siamo incolumi, più tardi in camera stentiamo ad addormentarci.

Sull’aereo che ci riporta a casa ripenso alle esperienze vissute, alla fatica che ho visto fare per tirare su l’acqua da un pozzo, e dire che a noi basta un piccolo gesto della mano per avere subito acqua pulita pronta da bere, invece sovente beviamo quella in bottiglia.

Ringrazio Lucio e Piero con cui ho condiviso le esperienze del viaggio; entro Marzo arriveranno in Italia due bambini di 12 anni per operarsi al cuore Elisabeth dal Senegal e Gueoue bambino dalla Costa d’Avorio; hanno in comune oltre all’età la malattia congenita e la povertà. Questi interventi come gli altri sono pagati interamente dalle onlus Ana Moise di Aosta e CIS di Canelli. Verranno operati al Gaslini di Genova dal dr. Santoro dell’equipe del prof. Lucio Zannini che ha fatto il viaggio con noi. Ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno ancora perché hanno capito che noi siamo più fortunati nascendo anche in un posto bellissimo.


Galleria fotografica[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Etiopia.

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Sudan.

Fonti[]

Resoconto di Pier Luigi Bertola, presidente onlus CIS (Cooperazione italiana solidarietà).

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December 23, 2014

Il Napoli vince la Supercoppa 2014

Il Napoli vince la Supercoppa 2014 – Wikinotizie

Il Napoli vince la Supercoppa 2014

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martedì 23 dicembre 2014

Il Napoli vince la sua seconda Supercoppa battendo la Juventus, campione d’Italia, allo stadio Jassim Bin Hamad di Doha, in Quatar. Questo successo, che bissa a 24 anni di distanza quello ottenuto dal Napoli di Diego Armando Maradona sempre contro la Juventus, è maturato ai calci di rigore (7-8), dopo che i tempi supplementari si erano chiusi sul 2-2 (doppiette di Carlos Tevez per la Juventus e di Gonzalo Higuaín per il Napoli). Decisiva ai rigori è stata la parata del portiere del Napoli Rafael Cabral su tiro dello juventino Padoin.

Il trofeo vinto il 23 dicembre 2014 è il terzo della gestione da presidente di Aurelio De Laurentiis, ed il secondo di Rafael Benitez sulla panchina del Napoli. Il Napoli diventa così la squadra che ha vinto il maggior numero di trofei nazionali per la stagione calcistica 2013-2014, essendosi aggiudicato in maggio la Coppa Italia. La Supercoppa ha un significato particolare anche per Rafael Benitez, essendo la decima coppa vinta da allenatore, oltre a due titoli di campione nazionale.

Tra i molteplici motivi che si incrociavano alla vigilia dell’incontro, importante era per la Juventus consolidare con una vittoria il primo posto nel campionato 2014-2015 attualmente detenuto; mentre per il Napoli la partita era l’occasione per rilanciare una stagione nata sotto una cattiva stella con l’eliminazione dai preliminari di Champions League ad opera dell’Atletico Bilbao in agosto. Ulteriori motivi di interesse della vigilia provenivano dalla precedente sfida di Supercoppa disputatasi a Pechino nel 2012, e che aveva visto prevalere la Juventus dopo un andamento rocambolesco e grandi contestazioni sull’arbitraggio.

Formazioni[]

Juventus[]

Buffon; Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra; Pirlo, Marchisio, Pogba; Vidal, Tevez, Llorente.

A disposizione:

Allenatore:

Allegri.

Napoli[]

Rafael; Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Gargano, David Lopez; De Guzman, Hamsik, Callejon; Higuaín

A disposizione

Andujar, Contini, Mesto, Henrique, Britos, Inler, Jorginho, Radosevic, Mertens, Zapata

Allenatore:

Rafael Benitez

La partita[]

Al segnale d’inizio le due squadre si presentano schierate in campo in maniera differente, con modulo 4-3-1-2 la Juventus; e 4-2-3-1 il Napoli. Battuto il calcio d’inizio, le squadre non hanno neanche il tempo di esaurire la consueta fase di studio, e la Juventus passa subito in vantaggio. Al 5′ David Lopez effettua un maldestro colpo di testa all’indietro verso la propria area. Albiol e Koulibaly intervengono entrambi sul pallone di testa, ottenendo di ostacolarsi reciprocamente. Dell’imperfetta fase di difesa dei napoletani approfitta prontamente Tevez, il quale riesce ad involarsi palla al piede, e mette alle spalle di un incolpevole Rafael.

Colpita a freddo dall’ennesima disattenzione difensiva della stagione, la squadra di Benitez non si scompone, e comincia a macinare gioco, mentre la Juventus rimane in posizione d’attesa per sfruttare eventuali opportunità in contropiede. Il possesso palla si traduce in un palo esterno colto dal capitano del Napoli Hamsik su azione personale. Mentre il Napoli cerca di portarsi in avanti, Tevez prova due volte a portare la Juventus al raddoppio, fallendo il colpo in una prima occasione, e venendo fermato da un intervento del portiere napoletano in una seconda. Probabilmente scosso dal doppio pericolo, il Napoli comincia a macinare gioco a centrocampo, grazie soprattutto all’opera del capitano Marek Hamsik, che nelle prime partite di campionato aveva espresso una consistente involuzione del proprio gioco. Lo stesso Hamsik si rende protagonista di un tiro da fuori area che manca il bersaglio non di molto. Da parte sua, Higuaín prova ad insidiare la porta difesa da Buffon con una conclusione, ma anche in questo caso il tiro risulta fuori bersaglio.

Prima dell’intervallo c’è tempo per un tiro di Lichsteiner che mette in ambasce Rafael, e per un contestato fuorigioco fischiato a Callejon, lanciato verso la porta avversaria. Al fischio dell’arbitro Valeri si conclude il primo tempo, e le squadre vanno negli spogliatoi sull’1-0.

La ripresa si apre con una nuova fase di studio, interrotta da un calcio di punizione dal limite di Pirlo, deviato fuori dalla difesa napoletana. I minuti successivi vedono una clamorosa occasione mancata da Callejon, lanciato in corsa verso la porta juventina, il quale da posizione favorevole calcia nuovamente a lato. È quindi la volta di Higuaín di far tremare la porta juventina, quando un suo tiro fa la barba al palo, a portiere completamente fuori causa.

Nei minuti successivi, Allegri decide di sostituire Pirlo, fino a quel momento fulcro della manovra juventina, con Pereyra, suscitando la perplessità del giocatore. Apparentemente, la mossa sbilancia la partita, ed all’ennesimo affondo il Napoli passa. Jonathan De Guzman si impegna in una ficcante discesa sull’ala sinistra, che lo porta a saltare in dribbling tre difensori juventini, prima di servire al centro. Higuaín riesce ad inarcarsi e ad anticipare sia il proprio marcatore, che Buffon in uscita, insaccando vicino al palo sinistro della porta juventina.

Terminati i tempi regolamentari sull’1-1, le squadre vanno ai supplementari, il primo dei quali si conclude senza alcuna segnatura. Al 1′ del secondo tempo supplementare, tuttavia, la Juventus passa su iniziativa di Pogba e numero di Tevez, che drbbla Koulibaly e insacca imparabilmente alla destra di Rafael. I giochi sembrano oramai fatti, nonostante che in altre due occasioni Buffon debba intervenire a sventare altrettante minacce. A tre minuti dal termine, tuttavia, le sorti della partita cambiano nuovamente quando Higuaín, raccolto un pallone in mischia, lo spedisce alle spalle di Buffon da pochissima distanza.

Allo scadere del secondo tempo supplementare, l’arbitro decreta la fine delle ostilità, ed ordina di passare ai calci di rigore. Per il Napoli segnano Ghoulam, Albiol, Inler ed Higuaín, mentre Jorginho fallisce il proprio tiro. Per la Juventus segnano Vidal, Pogba, Marchisio e Morata, mentre Tevez sbaglia il proprio. Esaurito il primo gruppo di tiratori, si va ad oltranza, con Gargano che realizza per il Napoli, e Bonucci per la Juventus. I rigori di Mertens, Chiellini e Callejon vengono parati dai portieri avversari, mentre lo juventino Pereyra calcia alto il proprio. A questo punto, il difensore del Napoli Koulibaly segna il proprio rigore, che diventa decisivo quando il portiere Rafael para con la mano di richiamo il rigore dello juventino Padoin.

La Coppa viene consegnata al capitano del Napoli Marek Hamsik, che quindi può alzare al cielo il secondo trofeo in pochi mesi, mentre in città cominciano i festeggiamenti che si protraggono per parte della notte.

Il tabellino[]


Doha (Qatar)
22 dicembre 2014, ore 18:30 CEST
Juventus Nero e Bianco (Strisce).png 2 (7) – 2 (8) Azzurro con N cerchiata.png Napoli
Arbitro Flag of Italy.svg Valeri


Fonti[]


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May 14, 2014

UEFA Europa League, il regista tv: \”Sarà una sfida adrenalinica\”

UEFA Europa League, il regista tv: “Sarà una sfida adrenalinica”

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mercoledì 14 maggio 2014

TORINO, Juventus Stadium – C’è ancora un po’ di Italia nella finale di UEFA Europa League. Oltre alla splendida cornice offerta dallo Juventus Stadium di Torino, il più moderno e tecnologicamente avanzato degli stadi italiani, in cabina di regia c’è Riccardo Poma, il più giovane “football match director” chiamato a dirigere una finale europea, coordinerà una produzione Mediaset senza confronti: 37 camere ad alta tecnologia, oltre 200 persone al lavoro, 65 mezzi regia (tra broadcast italiani e stranieri), 200 paesi collegati per una audience che si stima oltre il miliardo di persone. Per Poma è la prima finale europea. Lo raggiungiamo al telefono, mentre supervisiona la realizzazione dei contributi per le tv di tutto il mondo.

La diretta tv è una sfida nella sfida: sei pronto?

Non vediamo l’ora di cominciare. Sarà una sfida “adrenalinica” per noi: circa 60 persone che si preparano da mesi per raccontare il meglio possibile un evento di portata mondiale.

Non c’è una squadra italiana, in finale. La Juventus avrebbe potuto giocare in casa…

Sarebbe stato ancora più appassionante, ma è rappresentata comunque da un magnifico stadio.

Mediaset ha messo a disposizione mezzi straordinari. Viene da chiedersi come fai a vedere contemporaneamente tutte quelle camere.

C’è un metodo, naturalmente, chi fa le dirette televisive è abituato. E c’è anche la formazione: ogni tipo di camera ha una funzione e offre prestazioni differenti: la qualità del gioco in diretta, i replay, gli ipermotion e gli slow motion… io parlo con ogni singolo operatore, perché voglio ottenere il massimo dai mezzi e dalle persone, per raccontare nel miglior modo possibile non solo l’andamento della partita, la tattica, i protagonisti, ma anche proprio la bellezza del gioco del calcio.

C’è un’estetica, nella diretta di una partita?

Certo, e la tecnologia aiuta a esaltarla. C’è soprattutto l’emozione. Quando andavo allo stadio da ragazzino e stavo dietro la porta… magari non vedevo cosa succedeva dall’altra parte, ma era bellissimo quando vedevo l’azione arrivare. Ora con la regia io posso essere in ogni parte del campo, e condividere questa emozione con il pubblico.

Sai già come racconterai la partita?

Prima, i fondamentali: vedere sempre la palla in movimento, mai interrompere il gioco. Il replay deve servire per chiarire e spiegare. Poi, c’è la possibilità di arricchire il racconto, con le espressioni, le coreografie del pubblico, il colpo di tacco.

Puoi farci un esempio di scelta “stilistica”?

Quando l’attaccante segna un gol, spesso vediamo la palla in rete, ma ci perdiamo parte di quello che succede dopo. Noi ci teniamo pronti a riprendere non solo il tiro e la palla, ma anche il giocatore che corre via, la sua esultanza, la delusione del portiere, il pubblico… L’emozione ha tanti volti e da regista – da “primo spettatore” – non voglio perdermene nemmeno uno.


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April 11, 2014

Milano: calca, pericolo, disorganizzazione, lavori in corso e mezzi pubblici insufficienti al Fuorisalone 2014

Milano: calca, pericolo, disorganizzazione, lavori in corso e mezzi pubblici insufficienti al Fuorisalone 2014

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Milano, venerdì 11 aprile 2014

Prosegue il Fuori Salone 2014 a Milano, in concomitanza con il Salone Internazionale del Mobile, ma la disorganizzazione crea gravi problemi.

Disagi pedonali[]

Venerdì 11 aprile 2014, in alcuni luoghi di maggior richiamo di persone (molte delle quali semplici curiosi attratti dalla movida che il Fuori Salone aumenta) e anche a causa di collocazioni di non facile accesso (come nella zona di via Tortona, vicino a Porta Genova, sbarrata a est da una linea ferroviaria, a sud da un naviglio[1] superabili solo in alcuni punti) si è creata calca, che ha generato situazioni di disordini e di pericolo.

Ad esempio lo stretto ponte pedonale tra pedonale tra Piazzale Stazione Genova (dove si trova la stazione della metropolitana Porta Genova) e via Tortona era strapieno di persone, e la mancanza di una divisione tra i flussi nei due sensi di marcia ha creato una situazione di vero e proprio ingorgo pedonale. Ad aggravare la situazione, non solo persone che trasportavano passeggini, biciclette o altri oggetti, persone che avendo perso altre del proprio gruppo si fermavano per aspettarle ostruendo così il passaggio ma anche gruppi di ragazzi che per scherzo si muovevano volutamente dove vi era maggior flusso nel verso opposto urtando altre persone, facendo anche schiamazzi. La ripidità e la scivolosità delle scale in metallo hanno ulteriormente reso pericolosa la situazione.

Altri problemi causati da schiamazzi, vetri di bicchieri e di bottiglie per terra, persone che urinavano contro i muri (tra le proteste dei residenti), auto che transitavano nelle vie chiuse al traffico (presumibilmente dirette o provenienti da un luogo all’interno dell’area chiusa al traffico).

Poca presenza delle forze dell’ordine[]

Due persone della Polizia locale presenti all’incrocio poco dopo mezzanotte tra via Savona, via Tortona e via Orseolo hanno sostenuto che era impossibile regolare il traffico a causa dei pedoni. E hanno riferito che era impossibile per loro far fronte a tutte le problematiche della zona poiché erano solo in due, e che il loro comando era a conoscenza di tali problematiche e della scarsità di personale sul posto e che la Prefettura era a conoscenza che questa manifestazione crea problemi ogni anno. Alcune persone presenti sul luogo hanno dichiarato di non aver visto altre forze dell’ordine in tutta la zona, tranne un minibus della Polizia locale parcheggiato in Piazzale Stazione Genova, con due agenti seduti sui sedili posteriori.

Carenza di trasporti[]

Inoltre, i lavori in corso e la scarsità di mezzi di trasporto pubblico hanno creato ulteriori disagi e problemi.

Piazza XXIV maggio e vie limitrofe sono interessati a lavoro di riqualificazione che comportano anche decisioni e limitazioni di linee di trasporto pubblico, il che ha reso più complicato giungere in zona, spingendo più persone a utilizzare mezzi privati o la linea 2 della metropolitana. ATM ha consigliato di utilizzare anche la fermata di Sant’Agostino della linea 2 oltre a quella di Porta Genova. Però, poiché non è stato posticipato l’orario di termine servizio della metropolitane (previsto solo per la notte di sabato 12) chi ha seguito tale consiglio per il ritorno dopo mezzanotte è stato impossibilitato a salire sugli autobus sostitutivi della metropolitana in direzione del centro città, provenienti dalla precedente fermata di Porta Genova già pieni.

Durante tutti questi disagi, si sentivano varie persone commentare negativamente queste vicende e come fosse stata male organizzata la progettazione e la gestione, esprimendo anche dubbi e preoccupazioni per cosa avverrà durante Expo 2015


Note[]

  1. http://www.openstreetmap.org/?mlat=45.45382&mlon=9.16881#map=19/45.45382/9.16881 – Mappa del luogo

Fonti[]


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March 20, 2014

Giallo a Roma: muore un uomo investito da un treno

Giallo a Roma: muore un uomo investito da un treno

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giovedì 20 marzo 2014

Gli agenti di Polizia e, a poca distanza, il corpo riverso sui binari

È giallo a Roma circa la morte di un uomo, avvenuta questa mattina intorno alle 11.

L’uomo, identificato come un cittadino del Kosovo di circa 35 anni, stava camminando tra i binari della linea FL2 Roma – Tivoli – Pescara, nei pressi della stazione Palmiro Togliatti, quando, al passaggio di un convoglio ferroviario, il macchinista si accorge della presenza della persona sui binari, avvertendolo con dei segnali sonori, ignorati dall’uomo, che viene poi travolto dal treno.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer e le autorità giudiziarie, bloccando la linea ferroviaria per alcune ore.

Ora si tratta di stabilire se si è trattato di un suicidio o di un tragico incidente.

Commons

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March 9, 2014

Motodays 2014

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Motodays 2014

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domenica 9 marzo 2014

Uno dei padiglioni del Motodays

Show di stuntman

Si conclude oggi, presso la Nuova Fiera di Roma, la sesta edizione del Motodays, il maggiore Salone motociclistico del Centro Italia.

Tra gli ospiti d’onore di questa edizione erano presenti alcuni campioni della Superbike tra cui Carlos Checa, Toni Elias, Michel Fabrizio e Marco Melandri.

Negli spazi intorno ai padiglioni si sono svolte alcune dimostrazioni di Enduro, show di stuntman e di freestyle.

Commons

Commons contiene immagini e file multimediali su Motodays 2014.


Fonti[]


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March 4, 2014

Viaggio umanitario del CIS in Costa d\’Avorio

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Viaggio umanitario del CIS in Costa d’Avorio

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4 marzo 2014

Resoconto del viaggio riportato da Pier Luigi B., presidente onlus CIS.[1]

Strada per Nouakchott, Mauritania

La Partenza

Il 23 gennaio in una fredda giornata invernale dopo la sosta di rito alla Medicina dell’ospedale di Nizza m.to per i saluti ed un breve caffè il CIS (Cooperazione Italiana Solidarietà) riparte da Canelli con imbarco dell’ambulanza sul traghetto a Genova per Tangeri. Siamo in quattro: Bruno, Piergabriele e Luciano più il sottoscritto. Due giorni di ottima navigazione con arrivo nel primo pomeriggio al porto nuovo di Tangeri circa 40 km ad est della città.

Marocco

Appena arrivati in dogana comincia subito l’incubo che durerà per tutto il viaggio: ci faranno passare? Negli anni precedenti non abbiamo incontrato alcun problema pagando le solite cauzioni ma ora ci fermano ed i doganieri dicono che l’ambulanza non può entrare in Marocco anche se solo per transito, oltre ai mille documenti fatti fra cui quello del Ministero della sanità della Costa d’Avorio che dichiara di accettare il mezzo con i materiali, le autorità marocchine pretendono un certificato redatto dall’Ambasciata della Costa d’Avorio in Marocco a (Rabat) che dice di accettare il dono. È sabato e gli uffici sono chiusi, non c’è problema dicono perché con un transiteur lunedì mattina in un attimo ripartiremo; è una pura formalità burocratica. Decidiamo di andare in città ma con autobus perché il mezzo è sequestrato in dogana. La Medina di Tangeri è molto suggestiva come anche il mercato del pesce; lunedì mattina alle 8 come concordato siamo in dogana, il transiteur questa volta dice invece che ci sono problemi e ci affida al capo dogana, arcigno signore sulla cinquantina dallo sguardo glaciale che ci dice senza mezzi termini di tornare indietro perché l’ambasciata a Rabat dovrà ricevere il nulla osta dal Ministero della Costa d’Avorio! Cerco con ogni mezzo di risolvere il problema ma lui è irremovibile. Cerco e trovo una persona già incontrata in precedenza che per un congruo contributo si presta ad aiutarci nelle tante pratiche. La sera dopo un estenuante via vai agli uffici doganali Ciano ed io siamo stanchi, abbiamo il morale a terra, non abbiamo mangiato, fa freddo, piove, insieme raggiungiamo gli amici e comunichiamo loro che possiamo partire il giorno dopo.

Mauritania.strada fra Nouakchott ed Aleg

Altra notte a Tangeri. Martedì mattina partenza con arrivo a Tiznit la sera via Casablanca ed Agadir ; un buon pesce con patatine fritte servitoci alle ore 23 ci rincuora un po’. Due giorni dopo nella famigerata terra di nessuno ci insabbiamo e la spinta per tirarci fuori ci costa € 40.

Mauritania

Siamo in Mauritania dove in dogana si ripete la stessa musica del Marocco, ci dicono che dobbiamo accettare una scorta pagata profumatamente ma che partirà fra qualche giorno, alle mie rimostranze verbali, avevo portato lì e donato ambulanza 3 anni fa accettano di farci passare. La sera siamo a Nouadhibou da padre Jerome già noto per altre 2 visite. Per qualche ora ci rilassiamo in compagnia. Un sacerdote francese a cena ci tranquillizza sulla strada che avevamo scelto per arrivare in Malì e che dalle notizie fornite ci era stata indicata come molto pericolosa per sequestri; visito un bambino di 2 anni affetto da grave malformazione encefalica, purtroppo il caso è inoperabile e spiego la cosa alla povera mamma con il dovuto tatto. Scarichiamo materiale per l’ospedale e per la missione, sono molto poveri! Siamo in ritardo sulla tabella di marcia e decidiamo di tentare la strada più corta evitando quella più sicura del Senegal. Per oltre 450 km non troviamo rifornimento di benzina, in pieno deserto l’ambulanza vola letteralmente sulla strada costellata da paurose buche e plana su una di queste. Risultato 2 cerchioni rotti con gomme afflosciate. Piero alla guida aiutato da Luciano navigatore ma intento a filmare se la prende con chi doveva aggiustare la strada responsabile secondo lui dell’incidente! Abbiamo una sola ruota di scorta, come si fa? Fermiamo due camionisti che si prodigano all’inverosimile per aiutarci, decidiamo di fare aggiustare la ruota di scorta da un meccanico molto più in là. La caotica capitale Nouakchott non suscita particolare interesse e proseguiamo in direzione di Aleg. È l’una, il sole picchia implacabile, da ore non si vede un posto riparato per pranzare, vedo un po’ d’ombra sotto un’acacia cui è legata una capra ma Luciano, l’aristocratico del gruppo, si rifiuta di mangiare in compagnia di quell’animale selvatico! Dopo un po’ appare una tenda di tuareg, chiedo ai proprietari di poter mangiare all’ombra sotto la tenda, i 3 pastori gentilmente accettano e ci scambiamo del cibo, è un’atmosfera simpatica e curiosa, prima di ripartire Bruno regala una confezione di dolci che ci viene prestamente restituita perché scaduta!

Malì, strada Nioro Sikasso

Che figura! Verso sera il paesaggio è molto suggestivo perché le dune illuminate dal sole calante assumono un colore rossiccio a volte roseo, spuntano rari alberi di acacie alternati a più frequenti fichi d’India che dominano il paesaggio. È sera cala lentamente il buio, la prudenza ci consiglia di fare sosta a Boutilimit ridente paese nel cuore della Mauritania ma i cui distributori di benzina riforniscono solamente gasolio cosa che avevamo già in parte capito appena entrati in Mauritania. Poco più in là una coppia di turisti francesi nel 2009 erano stati vittima di un grave attentato. La mattina successiva all’alba si riparte, strada costellata di buche che presto cede il posto ad una pista di oltre 100 km, la cosa strana è che di fianco alla pista corre la nuova strada in via di asfalto ma il traffico per circa 100 km è deviato sulla vecchia pista molto malconcia col risultato che a causa del transito di camion il fondo stradale è sconnesso e la polvere sollevata da questi automezzi ci ricopre di una sabbia rossiccia che arriva anche in bocca, si infila persino negli zaini ed inceppa alcune macchine fotografiche. Stiamo attraversando una delle zone più belle ma più pericolose del paese, verso le nove di sera la gendarmeria stupita della nostra presenza ci ferma affidandoci ad una scorta armata che ci conduce ad una cittadina di confine Ayoùn el Atroùs circa 210 km dopo Kiffa. La polizia ci avverte che da lì in poi la strada sarà molto pericolosa per noi occidentali e la responsabilità di quanto ci potrà accadere sarà solamente nostra!

Mali

Il mattino dopo siamo in Malì ed a Nioro la gendarmeria dice che anche qui non possiamo procedere oltre per gravi motivi di sicurezza e ci porta nella loro sede squallido campo senza bagno dove restiamo fermi per oltre 26 ore insieme ad altri 3 equipaggi di europei ignari della data di partenza. Non possiamo assolutamente uscire da soli se non scortati. Dobbiamo rinunciare a mangiare in città perché la scorta se n’è andata senza avvertirci! Alle nostre rimostranze i militari ci urlano di rimanere in ambulanza. Pazienza ceniamo e dormiamo in ambulanza preparata per l’occorrenza dal solerte ed ingegnoso Bruno. Dopo un giorno di forzato riposo finalmente ripartiamo per raggiungere la frontiera della Costa d’Avorio con sosta per la notte in un hotel della capitale Bamakò grande metropoli di stampo occidentale.

Periferia di Bamakò, Malì

Dobbiamo scaricare materiale sanitario per l’ospedale, come facciamo con quei gendarmi alle calcagna? Chiamo Yacouba l’amico maliano sindaco di Kassarò comune distante circa 100 km, lo aspetto per tutta la notte ma lo incontro solamente alle 7 di mattina fuori dell’albergo; chiediamo ai militari se ci lasciano scaricare il materiale per l’ospedale ma invano ci salutiamo poco dopo, non mi do per vinto rifaccio la stessa domanda con più vigore e questa volta il soldato accetta, tiro un respiro di sollievo e dopo aver scaricato il materiale medico ripartiamo.

Centro di Bamakò, capitale del Malì.

Il Malì contrariamente alla Mauriania è un paesaggio ricco di acqua e quindi di verde,piante dal fusto alto.Forse il tenore di vita sembra migliore a giudicare dal numero impressionante di moto e di venditori di ogni cosa! Breve sosta a Sikasso per pranzare in uno squallido ristorantino dove la nostra USL non oserebbe neppure entrare, riprendiamo il viaggio verso le ore 15; forse se non perdiamo altro tempo possiamo ancora farcela, gli amici sono stanchi, la strada è pessima, decidono senza consultarmi di fare il viaggio con la coppia di belgi che si fermano prima per la perdita di acqua dal radiatore e poi per una foratura con grave danneggiamento del cerchione. Li aiutiamo per la foratura ed aspettiamo pazientemente che il meccanico aggiusti la ruota di scorta. Per esperienza so che in questi casi le persone dopo un viaggio stancante cercano ogni scusa per fermarsi, è comprensibile! Il tempo passa si avvicina la sera, insisto per andare subito in dogana perché penso che chiudano alle 18, gli amici mi dicono invece che è aperta tutta la notte, so che non è vero!

Costa d’Avorio

Arriviamo in dogana alle 20, come prevedevo è chiusa e dobbiamo pernottare lì. Il programma va cambiato, non possiamo più portare il mezzo all’ospedale prescelto ma tirare diritto per la capitale per chiedere il visto all’ambasciata della Guinea. Il capo dogana assente perché ammalato di malaria viene ugualmente a salutarci per ringraziarci per il dono dell’ambulanza attrezzata! In meno di tre ore le pratiche doganali sono concluse; un pignolo impiegato sanitario pretenderebbe anche il certificato contro la meningite che non abbiamo fatto perché non obbligatorio. Alle 11 ripartiamo per Nielle, gli “amici belgi” non ci hanno aspettato, ma Bruno, Ciano e Piero sperano invano di essere da loro contattati per una visita della città come promesso! Avverto suor Rosanna di venirci incontro. Nella nuova capitale Yamoussoukro, di fronte ad una mastodontica chiesa copia di San Pietro a Roma con il colonnato perfettamente identico all’originale del Bernini avviene il tanto desiderato incontro con suor Rosanna della missione delle suore salesiane di Duekouè. Doniamo anche alla suora il gagliardetto della sezione alpini di Asti che ci ha sempre aiutato nei nostri viaggi. Sono emozionato, abbiamo terminato il viaggio umanitario e consegnato l’ambulanza, mi viene un nodo alla gola. Ci siamo persi purtroppo la cerimonia di consegna del mezzo con tanto di festa in mezzo ai bambini e la diretta radiofonica. Pazienza non si può sempre avere tutto! In serata suor Rosanna ci accompagna dai salesiani ad Abidjan, mangiamo in tarda serata stanchi ma contenti. Utilizziamo le ottime razioni di cibo che Bruno ha pazientemente ed intelligentemente portato dall’Italia e che ci sono servite per colazione e pranzo a volte anche per cena durante tutto il viaggio, brindiamo con l’ottima barbera dell’amico Domenico recentemente scomparso. Qui almeno possiamo bere il vino in tranquillità perché non ci vede nessuno! Mattino dopo giovedì in ambasciata per il visto rilasciatoci in 24 ore dopo una mia telefonata in Guinea per contattare un dirigente del Ministero senza il cui aiuto non avremmo di certo ottenuto il visto in così poco tempo perché, tanto per cambiare l’impiegato ci aveva escluso di darci il visto prima dei soliti tre giorni. Alla missione salesiana di Abidjan in Costa d’Avorio efficiente struttura di allegri giovani sacerdoti ho visitato un prete con grave restringimento delle arterie coronariche, diabete, obesità,colesterolo, pressione ed acidi urici alle stelle e che non mostrava alcun sintomo. Ho insistito con i suoi superiori per ulteriori esami, gli ho fatto io stesso un ECG risultato molto alterato! Al rientro mi hanno poi detto che attualmente il sacerdote si trova in Spagna per esami. Sono in contatto via e-mail con questo caso che seguirò personalmente. Abidjan è come ogni città africana caotica e colorita, ha una bella laguna con un lungomare ricco di costruzioni francesi dei primi del secolo e con palmeti a ridosso della spiaggia. Anche qui persone gentili e non invadenti. Ottima cena (con pastasciutta) e serata dalle intraprendenti e simpatiche suore salesiane che danno l’opportunità a Bruno ed a Luciano di parlare finalmente delle proprie impressioni di viaggio.

Yamoussoukro, Costa d’Avorio. Incontro dei partecipanti con suor Rosanna

A parte le visite mediche di rito la cosa che mi ha più colpito è stata la visita al campo salesiano di recupero dei bambini di strada; bambini dai 6-7 ai 12 anni che letteralmente vivono di espedienti sulla strada immaginatevi le bambine !Qui dopo 3 mesi di accoglienza vengono dati in carico ad un altro centro gestito dalle suore che insegnano loro a leggere e scrivere cercando di rintracciare qualche familiare che li possa poi seguire. Il giorno successivo siamo all’aeroporto per andare da Riccardo in Guinea, ma le sorprese non sono finite; il volo è stato cancellato, dobbiamo ripartire il giorno successivo. Al momento della partenza in dogana a Piero e Luciano vengono sequestrate le 2 bottiglie di vino che dovevamo portare a Riccardo. Insisto con un’impiegata, le bottiglie ci vengono restituite! Luciano contento le rispedisce impacchettate in stiva.Viaggio tranquillo con l’ottima compagnia Air Cote d’Ivoire .

Guinea

A Sobanè (Bofanet)vicino Boffa Riccardo e Daniela ci accolgono con la solita simpatia nella loro Maison des enfants eccezionale villaggio da loro creato in mezzo alla foresta ed in riva all’oceano atlantico! Siamo rimasti colpiti da quanto riesce a fare per i 450 bambini orfani questa coppia di bresciani che di certo non è più nel fiore degli anni e comincia ad avere qualche problema di salute. La cosa per loro più importante è dare amore ai piccoli, forse quell’amore che a Lui Riccardo bambino orfano è mancato. La bellissima spiaggia bianca tropicale, le rocce eruttive vulcaniche, il sole caldo ma mitigato dal vento, la moltitudine di festosi bambini mi ripagano da tante fatiche e tensioni, mi mescolo volentieri fra loro, mi vogliono tutti toccare, abbracciare, salutare. Qui visito anche un bambino di 7 anni con grave malformazione cardiaca. Per un eventuale intervento ho chiesto esami di approfondimento. Sarà il prossimo caso dopo la piccola Aminata del Senegal che verrà operata al Gaslini a metà Marzo; sarò presente in sala operatoria;il CIS si è fatto carico di metà della spesa per l’intervento. Purtroppo la diretta prevista con radio Veronica di Torino(che ci segue ormai da anni!) per cui mio fratello Gian Carlo si era attivato non può essere fatta per problemi di connessione, nella foresta non ci sono ripetitori e rimane quella fatta ad Abidjan.

Yamoussoukro,Basilica Nostra Signora della Pace Costa d’Avorio

Il giorno successivo ritorniamo a Conakry, in attesa del volo notturno chiamo il dott. Abbass del Ministero della Salute che ci aveva aiutato lo scorso anno ed anche in questo viaggio. Un’ultima serata in ristorante in terra d’Africa in sua compagnia ci fa chiudere questo viaggio ricco di avventure, imprevisti, sensazioni ed emozioni così diverse ma che credo ci hanno lasciato dentro qualche cosa che ci rimarrà per sempre. Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato al viaggio da Bruno a Piero ed a Luciano che ha portato a termine il suo compito in modo impareggiabile, non potevo scegliere persona migliore, ha deciso con la moglie di adottare a distanza un bambino del villaggio. Mi hanno sopportato per tutti questi 20 giorni, ed io ho sopportato loro! Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato con materiale e con denaro, a mia moglie Ivana che ho stressato per mesi per la preparazione, a suor Rosanna che ci ha accompagnati per 2 giorni ad Abidjan, ai salesiani che ci hanno accolto, a padre Jerome, a Riccardo e Daniela, a mio fratello Gian Carlo, a Silvana di Castino, ai giornalisti che ci hanno seguito con i loro articoli.

I bambini di strada dai salesiani ad Abidjan.Costa d’Avorio


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November 30, 2013

Neve nell\’Oltrepò Pavese

Neve nell’Oltrepò Pavese – Wikinotizie

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Neve nell’Oltrepò Pavese

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sabato 30 novembre 2013
Hanno accolto (volentieri e non) una bella sorpresa gli abitanti del basso Oltrepò, in provincia di Pavia, questa mattina. Difatti verso le 10 circa ha cominciato a nevicare abbondantemente, tanto che nel giro di poche ore il paesaggio ha cambiato aspetto. La situazione è rientrata nel giro di poco, tanto che alle 15:00 il cielo era sereno.


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November 15, 2013

Si fa sempre più dura la battaglia legale per la protezione del patrimonio di Varanasi

Si fa sempre più dura la battaglia legale per la protezione del patrimonio di Varanasi

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Varanasi, 15 novembre 2013

Nell’udienza dell’8 novembre 2013, la Corte d’appello di Allahabad[1], India, ha preso in esame le due denunce penali presentate dal Distretto di Varanasi contro la Kautilya Society[1] e contro Vrinda Dar, i due firmatari del PIL[1] (Petizione di interesse pubblico) per la protezione del patrimonio architettonico nella città di Varanasi. (numero del PIL:31229 of 2005)

Il Tribunale di Allahabad, U.P., India

Commons

Commons contiene immagini e file multimediali su Vrinda Dar.

La discussione delle due denunce (FIR[1]) ha comportato la modifica dell’ordine del giorno dell’udienza dell’8 Novembre, convocata per dare la possibilitá al VDA (Autority per lo sviluppo di Varanasi) di rispondere ai richiami formulati nei suoi confronti dalla Corte, nell’ordinanza del 9 ottobre 2013. Il VDA deve rispondere sulle motivazioni per le quali ha concesso di sanare amministrativamente la nuova costruzione realizzata nell’ala posteriore del Darbhanga Palace a Munshi Ghat[1], sulla riva del Gange, nonostante la legge dello Stato dell’Uttar Pradesh vieti nuove costruzioni nell’arco di 200 metri dalla riva del fiume Gange.

Foto del lato posteriore del Darbhanga palace a Varanasi- prima della demolizione (2 piani), durante la costruzione (anni 2004-2012) e a costruzione quasi ultimata (4 piani)

In occasione dell’udienza dell’8 novembre scorso, Vrinda Dar – nel suo doppio ruolo di Segretario di Kautilya Society e di relatrice della petizione, ha presentato una dichiarazione giurata in cui afferma che le Autoritá di Varanasi stanno creando un clima di intimidazione nei confronti suoi e dell’attivitá svolta da Kautilya Society. Nella sua denuncia alla Corte fa notare che i procedimenti legali avviati contro di lei contengono falsità che hanno l’obiettivo di disinformare il pubblico e deviare l’attenzione della Corte di Allahabad.

Nell’udienza dell’8 novembre scorso, Vrinda Dar ha quindi chiesto alla Corte di ordinare un’indagine indipendente in modo da essere protetta da quelle che, secondo lei, sono vere e proprie intimidazioni da parte di organi istituzionali.

I giudici Ashok Bhushan e Arun Tandon hanno aggiornato l’udienza al prossimo 18 dicembre, dando ai due contendenti tre settimane di tempo per rispondere per iscritto alle rispettive accuse.

In attesa dell’udienza, Vrinda Dar ha pubblicato un’intervista video su You Tube, in cui spiega l’evoluzione della petizione e i motivi per i quali, secondo lei, le autorità di Varanasi, che all’inizio avevano supportato la sua attività per la salvaguardia del patrimonio architettonico della città, cercano ora di intimidirla. Ha anche pubblicato due posts sul blog “Banaras Biradari”[1] in cui risponde alle accuse e spiega quali siano, a suo parere, i motivi per cui viene diffamata e perseguitata.

La stampa indiana per molto tempo ha dato ampio sostegno agli sforzi della Kautilya Society di opporsi alla negligenza dell’Amministrazione di Varanasi e di far rispettare la legislazione a protezione del patrimonio architettonico della città. Ora la stampa ha dato ampia risonanza alle denunce presentate contro di lei, mettendo in dubbio che Vrinda Dar sia davvero quell’eroica avvocata dei diritti civili che molti avevano creduto. C’è quindi attesa a Varanasi sul pronunciamento della Corte di Allahabad. Ma considerando la diffidenza della gente nelle Istituzioni, c’è il rischio che le voci di piazza siano più ascoltate di quelle dei Giudici togati e dell’impegno per la verità di molti giornalisti.

A Varanasi, comunque, c’è un consenso generale sul fatto che, da quando la Kautilya Society si è rivolta al Tribunale di Allahabad per denunciare le illegalità compiute nel centro storico, l’abusivismo edilizio è diminuito drasticamente. I cittadini di Varanasi si stanno mobilitando per esigere che siano consultati su come proteggere il patrimonio architettonico del centro storico. Come lamentava il proprietario di una piccola pensione, “O si cambia la legge per tutti , o la legge sia applicata per tutti allo stesso modo! Quello che sta accadendo, invece, è che le grandi imprese vogliono mantenere le attuali restrizioni per la maggioranza dei cittadini; mentre loro corrompono i funzionari pubblici per raggirarle. Le leggi ora sono valide solo per chi non paga sottobanco i controllori! E questo crea un circolo vizioso di corruzione e concorrenza sleale “.

Vrinda Dar, in quanto cittadina italiana, ha inoltre scritto al Consolato italiano di New Delhi per denunciare il fatto che lei, e gli altri due italiani che sono membri della direzione di Kautilya Society, sono oggetto di vessazioni da parte di istituzioni indiane, chiedendo aiuto e protezione. Il Consolato ha detto che in questa fase non può intervenire, ma ha raccomandato di essere informato sull’evoluzione delle indagini e dei processi.

Fonti[]

Se non indicato diversamente, la fonte è in lingua inglese.

Fonti indipendenti[]

Vrinda Dar : contrasting illegality, promoting participation

Kautilya Community Blog[]

Canale Youtube  « The Vrinda Project »[]

Documenti[]


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Altri progetti[]

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Collegamenti esterni[]

Flag of Italy.svgFilm-Camera.pngFai la cosa giusta – Difendere il patrimonio di Benares – India
Flag of Italy.svgFilm-Camera.pngSpeciale TG1 – Ultima Pagina

Altre testimonianze[]

In una intervista precedente Pietro Cocco, uno dei soci fondatori della Kautilya Society, spiegava perché è stata scelta Varanasi come sede della Kautilya Society che si occupa di dialogo interculturale.

Pietro Cocco – Gli MDGs riguardano tutti e ciascuno di noi [2] Flag of Italy.svg

Pietro Cocco – Dialogo tra religioni – (istituzionale e non) progresso in corso [2] Flag of Italy.svg

Pietro Cocco – Perché cercare il dialogo a Benares [2] Flag of Italy.svg

Commons

Commons contiene immagini e file multimediali su Varanasi.

Wikivoyage

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Note[]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 Su Wikipedia in lingua inglese.
  2. 2,0 2,1 2,2 Dal canale YouTube « The Vrinda Project »

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August 26, 2013

Viaggio umanitario del CIS in Guinea

Viaggio umanitario del CIS in Guinea – Wikinotizie

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Viaggio umanitario del CIS in Guinea

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lunedì 26 agosto 2013

Resoconto del 3 febbraio 2013 a cura di Pier Luigi B. Presidente del CIS.

Mauritania Deserto

Il CIS (Cooperazione Italiana Solidarietà) riparte. Acquistata l’ambulanza e caricata di materiale sanitario insieme a Bruno, Piero e Marzio ci imbarchiamo al porto di Genova e dopo due giorni di ottima navigazione con tempo splendido anche se freddo (siamo partiti il 12 gennaio!) si arriva a Tangeri, ridente città marocchina sullo stretto di Gibilterra con un nuovissimo e funzionale porto che ci accoglie la sera con una temperatura mite. Stranamente in meno di un’ora sbrighiamo le pratiche doganali ed iniziamo il viaggio via terra che ci porterà attraverso il Marocco, l’ex Sahara Occidentale diventato ora una regione del Marocco, la Mauritania, il Senegal fino in Guinea.

Mauritania strada per Nouakchott

Dopo esserci alternati alla guida per quasi l’intera notte in prima mattinata ci godiamo un buon tè alla menta alla periferia di Agadir al termine dell’autostrada. Pranzo al sacco con le ottime provviste di Bruno incaricato del vettovagliamento, mangiamo anche le sue piccole ma saporite mele del Monferrato, purtroppo il vino che ho portato non lo beviamo per la promessa fatta alla partenza di aprirlo solamente al termine del viaggio, eccetto Marzio che su questo punto si rimangia subito la promessa. Pernottamento e cena in un piccolo albergo a Tarfaya ed all’alba si riparte con arrivo in tarda mattinata alla frontiera con la Mauritania. Breve insabbiamento nella critica terra di nessuno ed in serata arriviamo alla missione di padre Jerome a Nouadhibou.

Il mattino successivo Marzio decide di fermarsi per completare le pratiche per un eventuale intervento di neurochirurgia ad una bimba che abbiamo incontrato nella missione e che soffre di una grave malformazione congenita al cervello. Piero cerca di ammutinarsi dicendo che vuole fermarsi ancora lì, ma dopo la mia ferma decisione di ripartire, a malincuore ci segue ed in serata siamo a Nouakchott, capitale della Mauritania, dopo esserci goduti strada facendo uno stupendo tramonto sul deserto con riflessi dorati a sfumature rosee sulle dune.

Il giorno successivo arriviamo a Rosso, caotica città di confine con il Senegal sul fiume omonimo. Traghettiamo dopo 7-8 ore di attesa ma ormai ci siamo abituati a questi tempi africani. Qualche ora dopo arriviamo a Saint Louis, antica capitale del Senegal di chiaro stampo francese, che conserva un fascino ottocentesco con il ponte in ferro costruito dall’ingegner Eiffel, lo stesso della torre. Ci fermiamo in un albergo dell’epoca coloniale prospiciente il ponte. Ogni oggetto è ricco di storia che ci riporta indietro di 150 anni. Ai muri sono appesi antichi trofei di caccia grossa accanto a quadri che incorniciano ingialliti documenti d’epoca.

Termitaio in Guinea arrivando dal Senegal

Il mattino successivo un buon cappuccino ci rimette subito in sesto per riprendere il viaggio fino a Dakar dove una allegra festa alla missione don Bosco ci rilassa scambiando quattro chiacchiere a tavola con ospiti locali. Non abbiamo neppure il tempo di salutare i numerosi amici senegalesi perché la mattina successiva dobbiamo arrivare alla missione di padre Feliciano a Tambacounda, nell’est del Senegal, pare una delle città più calde del Paese!

Formicai vicino Koundara.Guinea

All’alba del giorno successivo ripartiamo per la Guinea che raggiungiamo nel primo pomeriggio. L’ambulanza viene fermata alla dogana di Koundara in attesa di informazioni dal Ministero. Il mattino successivo ripartiamo con un doganiere a bordo. La strada asfaltata termina dopo pochi chilometri e si entra quindi nella foresta con strada sterrata di color rossiccio. Ci separano circa 1000 km dalla capitale Conakry dove dobbiamo arrivare per consegnare l’ambulanza ed il materiale all’ospedale pubblico. Durante il tragitto incontriamo rarissimi autocarri e dobbiamo aiutare l’autista di un furgone in panne caricandoci le numerose taniche di benzina ed altro materiale. Con quel caldo opprimente nell’ambulanza si avverte solo odore di benzina! Nella notte si arriva a Boké completamente ricoperti da terra rossa, ma contenti per aver potuto tenere un collegamento con una radio di Torino che ci segue nel viaggio grazie all’interessamento di mio fratello Gian Carlo. Nel piccolo albergo l’acqua della doccia scende con il contagocce ma almeno con un po’ di pazienza possiamo toglierci tutta la polvere.

Alla Maison des enfants a Sobanè in Guinea

Il mattino seguente dopo aver attraversato numerosi villaggi, alcuni di mattoni, altri di paglia arriviamo nella capitale Conakry, che ci sommerge con il suo caos e smog. Lasciamo l’ambulanza in dogana, iniziamo le pratiche per lo sdoganamento ed incontriamo un angelo custode ad un ufficio ministeriale che ci prende in consegna e non ci molla per due giorni fino al termine della lunga procedura burocratica che sembra non finire mai.

Rientrati in possesso dell’ambulanza ed opportunamente lavata la consegnamo al principale ospedale della città. Siamo quindi ricevuti dalla moglie del presidente della Repubblica, che ci ringrazia meravigliata per l’ottimo mezzo. Ci dice che è la prima ambulanza che ricevono.

Il giorno dopo andiamo a vedere un sogno realizzato. Nel cuore della foresta in riva al mare, l’oceano Atlantico, sorge un villaggio di 450 orfani che ricevono un pasto caldo, un’educazione con scuole professionali sia per bambini che bambine e soprattutto tanto amore ed affetto. Riccardo ex orfano e sua moglie Daniela da dieci anni si sono trasferiti da Brescia fino qui a Boffa per realizzare il sogno di Riccardo: restituire quanto ricevuto! Siamo stati due giorni a contatto con questa eccezionale coppia ed è impossibile non venirne contagiati. Ho visitato oltre 140 bambini in ottime condizioni di salute. Abbiamo dato loro quanto ci rimaneva del nostro denaro con la promessa, ritornati a casa di concretizzare un aiuto per questi bambini. Il villaggio completamente fatto da volontari italiani ha un ordine ed una pulizia esemplari: utilizza pannelli solari ed è autonomo in tutto, possiede una barca da pesca, un campo di riso (che però non è sufficiente a sfamare tutti questi voraci bambini!) ed acqua corrente. Al mattino c’è persino l’alzabandiera con tanto di inno.

Al ritorno a Dakar visito la bambina che avevo fatto operare al cuore mesi prima. La piccola che ora ha sei anni mi corre incontro felice, non finisce più di parlare, adesso è serena così come i suoi genitori. Visito un’altra bambina con malformazione al cuore e mi impegno a farla operare in Italia. Breve visita in ambasciata per consegnare un ricordo dell’Associazione Nazionale Alpini di Asti e per predisporre le pratiche per l’intervento della piccola. Il segretario ci rimprovera bonariamente perché ci aveva sconsigliato il viaggio via terra per le criticità dell’attraversamento dell’ex Sahara Occidentale, della Mauritania e per l’entrata in Guinea, perché pare che nei pressi della frontiera qualche mese prima turisti italiani siano stati depredati di quanto avevano! Qualche buona bottiglia di moscato di Canelli migliora il clima della conversazione. Questo non è il solito turismo e ti lascia sempre qualche cosa dentro!

Tramonto sul deserto in Mauritania

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