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March 5, 2014

Papa Francesco e Vladimir Putin candidati al premio Nobel per la pace

Papa Francesco e Vladimir Putin candidati al premio Nobel per la pace

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5 marzo 2014
Geir Lundestad il direttore dell’istituto Nobel di Oslo ha oggi reso nota la lista dei 278 nomi di vari personaggi candidati al premio Nobel per la pace. Tra questi compare il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin che è stato promosso da alcuni connazionali russi che hanno voluto rimarcare il suo ruolo molto rilevante durante la crisi in Siria per evitare l’attcco a Damasco e l’aver convinto il Presidente Siriano Bashar al-Assad di smantellare le armi chimiche fabbricate durante il suo regime.

Oltre al leader russo ci sono anche Papa Francesco che oggi compie un anno di pontificato, Edward Snoweden l’ex-agente della CIA che rivelò i controlli e successive violazioni della privacy fatte dal governo americano e Malala Yousafzai giovane ragazza pakistana ferita con un colpo di proiettile alla testa dai talebani per la sua lotta a favore dell’istruzione femminile.

Nobel prize medal.svg


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February 27, 2014

Filorussi occupano il governo della Crimea

Filorussi occupano il governo della Crimea

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giovedì 27 febbraio 2014

Crimea in dettaglio.

Nella giornata odierna, in seguito alla fuga del presidente ucraino Viktor Janukovyč a Rostov, dove la Russia gli fornirà protezione, un gruppo di una cinquantina di uomini armati filo-russi, in tuta mimetica, ha fatto irruzione nel parlamento e nel palazzo di governo di Simferopoli, capoluogo della Crimea, e li ha occupati, costringendo i deputati ucraini a dimettersi e issando le bandiere russe al posto di quelle ucraine. Inoltre i deputati sono stati costretti ad indire un referendum ai cittadini, in maggioranza russi, che il 25 maggio voteranno per dare alla Crimea più autonomia, nello stesso giorno in cui ci saranno le elezioni presidenziali ucraine.

L’azione è stata condannata dal governo di Kiev, che prepara le forze dell’ordine e quelle speciali «per fronteggiare lo sviluppo di azioni estremiste». Continuano le esercitazioni delle truppe russe al confine con l’Ucraina, per le quali la NATO e gli USA temono una invasione russa dell’Ucraina nei prossimi giorni.

Nel frattempo i caccia russi pattugliano la zona aerea dell’Ucraina occidentale, dopo lo stato d’allerta deciso dal presidente Vladimir Putin, a capo anche dell’esercito.


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June 9, 2012

Russia: Putin firma legge che aumenta le multe alle proteste illegali

Russia: Putin firma legge che aumenta le multe alle proteste illegali

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sabato 9 giugno 2012

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato ieri, 8 giugno, una nuova legge, che aumenta le multe contro coloro che sono coinvolti in proteste illegali, ignorando le preoccupazioni del suo consigliere per i diritti umani e il Consiglio d’Europa.

Putin si trova ad affrontare le proteste per il suo terzo mandato da presidente

Il provvedimento è stato proposto dal partito dominante in Russia, Russia Unita, in seguito alle proteste del 7 maggio, coincidenti con la terza elezione di Putin, che hanno visto scontri tra manifestanti e polizia, con 400 arresti. La legge è passata con 241 favorevoli e 147 contrari; ed entrerà in vigore dell’inizio della prossima settimana, in vista del Russia Day dove sarà prevista una protesta a Mosca per i 12 anni di governo di Putin.

La nuova legge aumenta le sanzioni massime per le persone coinvolte in proteste illegali da 100 rubli (equivalente a 2,45 euro) a 10.000 rubli (equivalente a 245 euro), ma coloro che violano “le regole stabilite dalla condotta” la multa aumenta a 20.000 rubli (490 euro), quando il minimo precedente era 1.000 (24 euro). Ai funzionari catturati invece durante le proteste la multa è aumentata da 50.000 rubli (1225 euro) a 600.000 rubli (14.700 euro).

Gli organizzatori di proteste che provocano lesioni o danni possono essere multati fino a 300.000 rubli (7350 euro). Le violazione delle legge può anche essere penalizzata con la carcerazione per un massimo di 15 giorni, o come alternativa 200 ore di servizio alla comunità. I manifestanti non possono avere i volti coperti e nessuno con una fedina penale sporca può organizzare una protesta.

I sostenitori di questa legge dicono che è necessaria per la sicurezza pubblica. Putin ha spiegato che le proteste «devono essere organizzate in modo tale che possano causare alcun danno agli altri cittadini, che non ne prendono parte» e ha insistito che le autorità «dovrebbero applicare la nuova legge in modo tale che non limiti il diritto dei cittadini di espressione su qualsiasi questione di politica interna o esterna, comprese le marce per strada, gli eventi e le manifestazioni».

Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha detto che la legge sarà pubblicata nell’edizione del sabato della Rossiyskaya Gazeta; ha aggiunto inoltre che la legge ha trovato legislazioni simili in altri stati europei. Irina Yarovaya, che guida la sicurezza della Duma di Stato e del comitato anti-corruzione, ha convenuto che la salute e la sicurezza è priorità assoluta della legge.

Yarovaya ha sottolineato il fatto della “giovinezza” della costituzione russa, dicendo che «Stiamo solo iniziando ad avere l’esperienza che gli altri stati hanno accumulato in decenni e secoli», aggiungendo anche che la “missione politica” di Putin è tutela della sicurezza pubblica e gli interessi nazionali del paese.

Manifestanti in un raduno di quest’anno, con striscioni esprimenti supporto per i partiti comunisti incluso Yabloko

Putin ha detto di aver studiato le leggi dei membri dell’Unione Europea, «non c’è nulla nella nostra legge che sarebbe stata più dura di una legislazione simile nei paesi che ho nominato», che includono Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Putin si è in particolar riferito ai raduni di massa, auto incendiate e negozi derubati capitati l’anno scorso in quest’ultimo paese.

La legge ha ricevuto critiche negative sia nazionalmente che internazionalmente. Mikhail Fedotov, presidente dei diritti umani del consiglio russo, ha consgliato a Putin di porre il veto a questa legge, sperando che sia applicata in modo moderato. Il Consiglio sostiene che violerebbe la legislazione esistente compresa la costituzione.

Igor Lebedev, un importante liberal-democratico, ha dichiarato che la firma di Putin è stata assolutamente prevista. I democratici liberali sono contrari a questa legge; Sergei Mitrokhin, leader della Yalboko, ha chiamato la legge come «un divieto di raduni e azioni politiche. Ora chiunque può essere punito con lavori forzati, o con una multa pazza. Non posso raccogliere persone per una manifestazione sapendo che potrebbero essere inviate direttamente in galera da lì».

Mikhail Gorbačëv, ex presidente dell’Unione Sovietica, ha descritto la firma di questa legge come un errore che avrà le sue necessarie revisioni. Putin però ha ammesso la possibilità di una revisione: «Se i deputati avranno qualcosa in contrario, chiederemo loro di apportare alcune correzioni».

L’opposizione della Russia deriva dal fatto che, secondo i protestanti, la vera motivazione di Putin è di fornire una risposta alla manifestazione prevista per il 12 giugno ai suoi danni, che deriva dalle diffuse irregolarità nelle elezioni presidenziali di quest’anno. Ilya Yashin, uno dei leader del movimento, ha definito la legge «assolutamente politicamente irresponsabile» che non scoraggerà i manifestanti. «Le autorità stanno lottando contro le proteste, invece di lottare contro l’ingiustizia che le sta causando», ha aggiunto Yashin.

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha anche criticato la legge. Putin, però, ha avvertito che «Una società che permette di raduni e marce deve proteggersi dal radicalismo».


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Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Putin signs law inceasing fines for illegal protestors, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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August 2, 2008

La crisi dei mari e dei loro abitanti

La crisi dei mari e dei loro abitanti – Wikinotizie

La crisi dei mari e dei loro abitanti

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sabato 2 agosto 2008
Che lo stato dei mari sia critico è una cosa sempre più chiara. La riduzione del pescato, degli ‘stock’ dei grandi pesci, l’inquinamento proveniente dalla terra oppure, con i vari disastri delle petroliere, dal mare. Due storie trasmesse in programmi di divulgazione scientifica, ad un giorno di distanza l’una dall’altra hanno fornito un quadro a tinte fosche, anche spostandosi di latitudine.

Artico. Un continente di ghiaccio e acqua, un posto unico al mondo che può essere considerato sia una sorta di ‘continente’ oppure un vero e proprio mare. Molto dipende dalla calotta polare, dal pack, dalla banchisa. Se c’è è un ‘luogo’, se non c’è diventa semplicemente un mare stretto tra l’Asia e il Nord America. Il ghiaccio non è solo uno stato fisico dell’acqua. Al di sopra e tra di esso è anche l’habitat delle poche forme di vita che sono in grado di vivere sopra il livello del mare. La settimana scorsa (il 24 luglio) Superquark ha proposto tra i tanti servizi un documentario della BBC che ha parlato della vita degli Orsi bianchi.

La telecamera riusciva a riprendere la vita e i movimenti di una famiglia di orsi. La madre era, come al solito, rimasta con i due cuccioli nati nell’ultima stagione, mentre il padre si era allontanato per i suoi affari; l’allevamento della prole spetta solo alla femmina, ma un cucciolo su due non supera l’anno di vita. Se è in alcune riserve inuit, può anche capitare che siano cacciati, in particolare nello stato sovrano canadese di Nunavut.

Una famiglia di orsi bianchi, come quelli mostrati dalla BBC

Qui, nel periodo giugno 2006-2007, oltre 500 orsi sono stati qui abbattuti, molti dei quali per la caccia di tipo ‘sportivo’ da parte di ricchi americani (pagando fino a 30 mila dollari), favorendo le misere finanze locali e suscitando al contempo accese polemiche. Oppure c’è il problema dell’inquinamento: le foche mangiano pesce ‘inquinato’, e gli orsi al vertice della catena alimentare mangiano le foche, concentrando in sé dosi pericolose di sostanze patogene.

Il ghiaccio si assottiglia e l’orso maschio se ne accorge a sue spese. Le distese di ghiaccio sono il suo regno. Un regno che adesso sparisce a vista d’occhio e lo tradisce. Ovunque poggia le zampe e il ghiaccio cede di colpo. L’animale, quasi incredulo, si rassegna a distribuire il peso del corpo strisciando come una slitta. Ma nemmeno questo basta. Come il regno di Fantàsia della Storia Infinita, all’aumentare della temperatura il ghiaccio sparisce e di una pianura sterminata restano tanti piccoli pezzetti sottili. L’orso ci si muove attorno nuotando con grazia, cercando un iceberg che ne possa sostenere il peso. Non lo trova. Inquadratura dopo inquadratura, si ritrova a nuotare, con suo grande sconforto, in un mare del tutto libero dai ghiacci.

La perdita di habitat impone all’orso bianco un cambiamento di habitat

Anche se la sua costituzione è tale che può sopravvivere in un’acqua capace di uccidere una persona in qualche minuto, nemmeno l’orso polare può durare a lungo in questa condizione: deve trovare terra o rischia, prima o poi, di affogare. Di quando in quando il candido plantigrado s’immerge sott’acqua, quasi a cercare un rifugio da un mondo che non capisce più. E sperando di non imbattersi in qualche orca. Un tempo era cosa estremamente rara, ma ora è perfino successo che orsi polari siano stati avvistati in mare aperto, a sessanta miglia (110 chilometri) dalla costa.

Cambia la scena. L’orso è riuscito ad approdare a terra. È un’isola, o comunque una costa, isolata e priva di risorse. Non è ancora al sicuro. Il suo peso, in buona parte di grasso, è calato nel corso dell’estate a circa la metà dell’originale. Deve mangiare, ma cosa? Senza il pack, non ha il suo habitat e non può avvicinarsi non visto alle foche. Non che ce ne siano in giro. Piuttosto, vi è una colonia di placidi trichechi.

Colonia di trichechi, specie che supera attualmente i 250 mila esemplari, 10 volte l’orso polare

Stanno tutti insieme, ammucchiati, a prendere il pallido sole. Le loro movenze sono tranquille, ma le loro zanne, per quanto dall’aspetto buffo, sembrano una falange a difesa di aggressori esterni. L’orso lo sa, forse li ha già incontrati. Ma ha fame. Si porta all’attacco. Cerca con tutte le forze di avventarsi su di un cucciolo, pur se già molto grosso; ma la madre gli si pone davanti e gli fa da scudo. L’orso attacca anche lei. La ‘mandria’ di trichechi, vicini alla costa, si muove lentamente verso il mare. Qualcuno cerca di contrattaccare l’orso, poi se ne va. Il plantigrado ha forza e determinazione estreme, artigli fortissimi, zanne micidiali. Il tricheco è al confronto una specie di sacco di grasso, una preda facile. Ma è solo apparenza.

Dopo l’estinzione dei mammuth e dei mastodonti, è rimasto il più diretto equivalente del parimenti zannuto elefante nell’ambiente artico. Mesi fa, nelle ‘sfide’ tra animali ricostruite in documentari con tanto di modelli in acciaio di morsi e zanne, La7 ci propose la sfida tra un tricheco e un orso polare. La simulazione al computer, fatta dopo una serie di test, faceva vedere come il tricheco fosse in grado di resistere e muoversi in acqua, dove se l’orso lo seguiva, aveva la vittoria in pugno e poteva diventare letale con le sue zanne. Uno dei segreti del tricheco è la sua pelle, spessa fino a 7 cm. L’orso non lo sapeva, o semplicemente non si poteva permettere tale valutazione. Aveva fame e doveva mangiare. Ma nemmeno la sua presa con gli artigli e le zanne piantati nella pelle del tricheco, con la forza dei suoi 400 kg, è riuscita a fermare la tonnellata della sua preda, che una volta guadagnata l’acqua bassa è riuscita a ripartire con una forte codata, lasciando l’orso perplesso e a bocca vuota.

Come poi la troupe di documentaristi sia riuscita a controllare la situazione con un orso bianco affamato a pochi metri è davvero misterioso. La mattina dopo c’era la nebbia e almeno qui la ‘tenuta mimetica’ dell’orso non era uno svantaggio. Si lancia all’attacco di un altro tricheco, mentre il branco si allarma e si butta in acqua. Ma fallisce ancora. E quel che è peggio, ne subisce un danno permanente. La simulazione al computer naturalmente ha semplificato l’esito nella forma, ma non necessariamente nella sostanza. Le zanne del tricheco hanno ferito l’orso ad una zampa, che può malamente muovere toccando terra con dolori lancinanti. La vita solitaria degli orsi è priva di conforti parentali e di assistenza. L’estate è il momento peggiore, la fame si fa sentire e anche attaccare i trichechi sembra un’idea utile, anche se di ripiego.

L’orso è finito, ha perso la scommessa. Affamato e privo della capacità di muoversi con tutta la sua forza, senza speranza, scava una specie di buca per accomodarsi il suo corpo acciambellato. Nel mentre emette lamenti forti e cupi, una lamentazione per la sua condizione così misera. Poi abbassa il capo e chiude gli occhi, ma non con l’espressione di qualcuno soddisfatto della giornata trascorsa, ma con un dolore e una disperazione come chi si corica a stomaco vuoto, e senza speranza di mangiare anche all’indomani. Questa è la sua mesta fine. I trichechi, fortezze invulnerabili al suo attacco, sono ancora lì a pochi metri. Prendono il sole e ignorano, consapevoli e compiaciuti della fine della minaccia, quella massa di pelo bianco che giace inerte accanto a loro. Sanno che è ferito e che non li attaccherà più. Un esempio della Mors tua vita mea. Per pagare la sopravvivenza dell’orso, la comunità di trichechi avrebbe dovuto farsi sbranare qualcuno dei suoi cuccioli.

Quel che non sanno né loro né l’orso, è che il riscaldamento globale ogni anno provoca il disgelo anticipato e riduce drasticamente il pack. Lasciando gli orsi polari senza habitat. Le foche, nel frattempo, non se la passano necessariamente bene: centinaia di migliaia vengono uccise in Canada ogni anno da esseri umani, con quote di caccia consentite, e nonostante le proteste delle associazioni ambientaliste. Loro sono definite ‘concorrenti’ della pesca umana e vanno ‘tenute sotto controllo’.

Del resto è la stessa giustificazione posta da chi vuole riaprire la caccia alle balene, nonostante che queste siano ormai concentrate nei mari meridionali, mentre quelli settentrionali, in larga parte ‘liberati’ dalla loro presenza, sono drasticamente svuotati anche delle altre forme di vita animali, specie per le reti a strascico e per l’inquinamento, che nelle ‘zone morte’ come quella nel Golfo del Messico causa la distruzione della vita per anossia. Le alghe cioè crescono in quantità e poi muoiono, e la decomposizione batterica ‘succhia’ l’ossigeno dei mari.

Sott’acqua, nel frattempo, succedono altre cose. Una fauna unica si è sviluppata tra i ghiacci. Raramente ci si è chiesti che esseri vi siano là sotto. Immagini riprese nelle poche spedizioni scientifiche realizzate hanno mostrato grandi crostacei privi di chele, stelle di mare e tante altre forme di vita. La loro protezione erano i ghiacci marini. Ora che questi spariscono inesorabilmente, nel mare entrano dei predatori esterni sconosciuti da millenni, essenzialmente cetacei, e questa fauna subartica è destinata a sparire nelle loro fauci.

Questo, come anche la scomparsa –un dramma per i paleontologi e i biologi del settore- delle numerose mummie di animali preistorici ancora imprigionate nel permafrost, non importa molto nelle discussioni sul Riscaldamento globale. Di fatto i governi stanno vedendo la cosa come ‘opportunità’. Terre liberate dai ghiacci a Nord significano tante cose. Per esempio, una rotta di navigazione a Nord del Canada che faccia saltare l’esigenza di passare per Panama. Oppure, significa maggiore libertà e comodità nell’usare le risorse della regione artica. Bush sta provando da anni a riaprire le estrazioni petrolifere in Alaska. Putin dal canto suo si è detto a suo tempo contento per la sua fredda Russia se la temperatura dovesse aumentare.

Il giorno dopo, a Missione Natura (La7), Vincenzo Venuto presentava le Otarie dalla pelliccia del Capo. Si era in tutt’altro luogo, le coste della Namibia, a Whale Bay. Oltre 7.000 km a Sud del Polo Nord. Le otarie sono animali meno specializzati delle foche nella vita acquatica. Hanno zampe posteriori più articolate per arrampicarsi anche negli scogli; hanno una pelliccia, sopratutto nei cuccioli. Hanno le orecchie da cui il nome. Sono socievoli, intelligenti e curiose come le loro cugine senza orecchie esterne. Ma hanno anche loro dei problemi. Non con gli orsi bianchi, di cui sarebbero certo ghiotte prede se ne condividessero l’habitat.

Le Otarie vicono in africa meridionale in colonie numerose.

Ma con gli uomini, stavolta in maniera piuttosto diretta. Succede che il governo namibiano ha autorizzato cacce di massa delle povere otarie. In quella che si potrebbe definire «la strage degli innocenti», vengono attaccati i branchi da parte di gruppi di cacciatori. Isolate dal mare, vengono poi divise. Le madri vengono separate dai cuccioli e a loro, direttamente, non viene fatto altro male. I cuccioli, invece, vengono ammazzati a bastonate. Anche i grossi maschi vengono uccisi, ma con fucili da caccia di precisione. Forse perché pesano anche 300 kg contro i 90 delle femmine e non sarebbero troppo entusiasti di essere ammazzati a bastonate. Sta di fatto che il governo della Namibia ha autorizzato l’anno scorso l’uccisione di 85.000 cuccioli e 7.000 maschi adulti. Non viene buttato nulla. Dopo la mattanza delle bestie le loro varie parti vengono usate da varie industrie. Le carni e il grasso vengono esportati in Sudafrica, e usati come mangime per animali. La pelle va in Europa, anche in Italia, per usi d’abbigliamento. I testicoli dei maschi vanno invece in Cina, perché la medicina cinese, già autrice di ricette che stanno portando alla scomparsa di rinoceronti (corno) e tigri (ossa) li usa come ingredienti per afrodisiaci.

Ma forse non è nemmeno questo il problema maggiore, per le otarie. Persino così, con i massacri a cui sono direttamente sottoposte, i loro problemi sono anche altri: la fame. Migliaia di otarie muoiono letteralmente di fame, nonostante la sfoltita numerica che subiscono in maniera diretta. Perché? Non per l’inquinamento, in Africa (specie poi in Namibia) poco significativo; ma per la pesca che ha sfruttato troppo le risorse locali, impoverendo gli stock di pesce. E non è tanto una pesca ‘locale’.

È una pesca d’alta tecnologia: navi-fattoria che vengono dall’Europa o dall’Asia, già largamente sfruttate ed esaurite, e che fanno strage della fauna locale. Anche i pescatori africani se ne sono accorti e il loro misero pescato, specie nella parte settentrionale dell’Africa, si è ridotto a tal punto da causare carestia e fame. Questo con un continente che aveva 200 milioni di abitanti nel 1950, ne ha un miliardo oggi e ne avrà il doppio tra qualche decennio. E così nasce una crisi ecologica che mette in ginocchio uomini e bestie, la cui soluzione non pare alla portata di nessuna previsione. Le otarie naturalmente vengono viste come ‘concorrenti’, come le loro cugine vittime dei più celebri massacri canadesi. Stesse accuse che hanno portato in passato alla caccia fin quasi all’estinzione di animali come il Gaviale o come i delfini d’acqua dolce dell’Asia.


Fonti[]

  • Servizio Superquark 24 luglio 2008
  • Puntata Missione Natura 25 luglio 2008

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April 15, 2008

Sardegna: primo incontro tra Berlusconi e Putin dopo le elezioni

Sardegna: primo incontro tra Berlusconi e Putin dopo le elezioni

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martedì 15 aprile 2008

Il Cremlino ha confermato l’incontro tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, in Sardegna, il 17 ed il 18 aprile, a tre giorni dalle elezioni. Questo sarà il primo incontro per il premier con un leader straniero ed uno degli ultimi per il presidente russo, poiché a breve passerà l’incarico a Dmitri Medvedev per poi diventare primo ministro.

Nell’incontro che avverrà fra pochi giorni Putin ed il Cavaliere discuteranno della «cooperazione italo-russa e delle potenzialità per svilupparla».

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December 2, 2007

Putin vince le elezioni parlamentari ma vengono denunciati brogli

Putin vince le elezioni parlamentari ma vengono denunciati brogli

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domenica 2 dicembre 2007

Manifesto elettorale a San Pietroburgo

Secondo gli exit poll, il partito del presidente russo Vladimir Putin, Russia Unita, avrebbe ottenuto il 61% dei voti alle elezioni che si sono tenute oggi per scegliere i 450 deputati alla Duma di Stato (Gosudarstvennaja Duma), la camera bassa dell’Assemblea Federale della Federazione Russa (il Parlamento). I dati degli exit poll rivelano che il secondo partito sarebbe stato il partito comunista con l’11,5% dei voti, seguito dai liberal-democratici (8,8%) e da Russia Giusta con (8,4%), partito di centro sinistra vicino al Cremlino.

A seguito di queste elezioni, caratterizzate da un’affluenza di oltre il 60% degli aventi diritto, il presidente Putin avrà nel parlamento 300 seggi che gli permetteranno di modificare la costituzione. Nella nuova camera è stato eletto anche Andrei Lugovoy, l’agente segreto ritenuto da Scotland Yard l’assassino di Aleksandr Litvinenko. Lugovoy è il numero due nella lista del Partito Liberal-Democratico di Russia.

I dati, però sono stati fortemente contestati e da diverse parti sono stati denunciati brogli. Ghennadi Ziuganov, capo del partito comunista, ha fatto sapere che non riconoscerà il valore delle elezioni dicendo che queste sono state le votazioni più complicate da quando è scomparso il partito unico in Russia. Anche gli Stati Uniti si sono occupati della questione, chiedendo al governo russo, tramite il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca, Gordon Johndroe, di far luce su questi presunti brogli.

Pochi giorni fa, il campione di scacchi Kasparov era stato arrestato nel corso di una manifestazione per denunciare l’alta illegalità che avrebbe caratterizzato le consultazioni che si sono svolte oggi. Kasparov ha potuto presentarsi al seggio elettorale e sulla sua scheda ha scritto un’altra Russia, invalidandola in segno di protesta.

Fonti

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Elezioni parlamentari russe del 2007.

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October 18, 2007

Russia: Putin annuncia nuove armi atomiche

Filed under: Europa,Politica e conflitti,Pubblicati,Russia,Vladimir Putin — admin @ 5:00 am

Russia: Putin annuncia nuove armi atomiche

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giovedì 18 ottobre 2007

Il presidente russo Vladimir Putin annuncia che la Russia ha intenzione di progettare armi nucleari di ultima generazione. L’inquilino del Cremlino, durante l’annuale incontro virtuale con i russi, ha infatti affermato che la Russia ha “piani grandiosi, ma realizzabili”. I progetti di Putin arrivano fino al 2015, data in cui la Russia dovrà ammodernare gli armamenti, e prevede la costruzione di caccia di quinta generazione.

La Russia di Putin non sarà come l’Iraq: il presidente russo, ormai in scadenza di mandato, ha affermato che la Russia non farà la fine dell’Iraq, e non concederà ad altri di controllare le sue risorse. E proprio sull’Iraq Putin ha avvertito gli Stati Uniti, chiedendo che venga fissata una data per il ritiro delle truppe dal Paese, poiché la Russia ritiene inammissibile una presenza perpetua.

Putin ha parlato anche delle minacce di morte che gli sono giunte da parte dei terroristi prima del suo viaggio in Iran, affermando che si è trattato di un tentativo di far fallire la missione, sottolineando che i colloqui faccia a faccia con i capi di stato sono più efficaci di sanzioni o dell’uso della forza.

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October 16, 2007

Storica visita di Putin in Iran

Storica visita di Putin in Iran – Wikinotizie

Storica visita di Putin in Iran

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martedì 16 ottobre 2007
Incomincia oggi la storica visita di Vladimir Putin a Teheran, la prima del Cremlino dopo quella di Stalin nel 1943, nonostante le ombre di un possibile attentato contro il premier russo. Alcuni funzionari del Cremlino, infatti, avevano suggerito di annullare il viaggio in Iran in seguito ad alcune segnalazioni secondo le quali tre squadre di attentatori stanno progettando l’assassinio o il rapimento di Putin.

Il governo di Teheran denuncia questi allarmi come il tentativo di annullare la storica visita. La Russia è infatti una dei pochi Paesi ad avere buoni rapporti con l’Iran, e questi allarmi sarebbero un tentativo per incrinare i rapporti tra le due nazioni. La Russia è anche impegnata, tra l’altro, nella costruzione a Bushehr del primo reattore nucleare iraniano, il cui completamento è stato ritardato a causa di alcune dispute sul pagamento.

Putin si trova a Teheran per una conferenza delle nazioni che si affacciano sul Mar Caspio: scopo dell’incontro è il raggiungimento di un accordo per l’utilizzo delle risorse energetiche presenti nel più grande lago della Terra, ma il premier russo incontrerà Mahmoud Ahmadinejad anche in incontri privati nei quali i due leader parleranno presumibilmente delle ambizioni nucleari dell’Iran.

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February 11, 2007

Putin critica la politica estera degli Stati Uniti

Putin critica la politica estera degli Stati Uniti

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domenica  11 febbraio 2007

Vladimir Putin

Il presidente russo Vladimir Putin ha pesantemente criticato gli Stati Uniti in un discorso pronunciato sabato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Putin ha definito esagerato l’uso della forza nel dirimere le questioni nel mondo.

Putin ha anche criticato i piani USA per un sistema missilistico di difesa e l’espansione della NATO.

Putin ha detto «[le nazioni] sono testimoni di un uso esagerato della forza nelle relazioni internazionali» e ha ribadito che solo l’ONU, e non l’Unione Europea o la NATO, può legittimare l’uso della forza. «Uno stato, gli Stati Uniti, ha superato i proprio confini nazionali, espandendosi in ogni luogo».

Putin ha constatato che l’«eccessivo uso della forza» ha mostrato una incapacità di giungere a soluzioni più complesse, ma più pacifiche.

«Tutto questo è molto pericoloso. Nessuno si sente sicuro perché nessuno può ripararsi dietro al diritto internazionale», ha continuato, parlando attraverso un traduttore. «Tutto questo sta alimentando la corsa agli armamenti, insieme al desiderio di molti Paesi che vogliono dotarsi di armi nucleari», ha detto ai 250 convenuti, fra cui più di 40 ministri della difesa e degli esteri.

Parlando del sistema missilistico americano, che verrà probabilmente dispiegato in Polonia e Repubblica Ceca, Putin ha contestato che le ragioni di Washington non sono accettabili. Anche per problemi come quelli della Corea del Nord, non possono spiegare una simile arma di difesa, perché la Corea del Nord avrà bisogno ancora di molti anni prima di diventare una minaccia concreta per la sicurezza degli Stati Uniti.

Putin critica la politica estera degli Stati Uniti
Uno stato, gli Stati Uniti, ha superato i proprio confini nazionali, espandendosi in ogni luogo.
Putin critica la politica estera degli Stati Uniti

—Il presidente russo Vladimir Putin

Vladimir Putin ha anche confermato i suoi dubbi circa la reale volontà degli Stati Uniti riguardo il disarmo. Egli ha detto che la Russia aderirà rigorosamente al programma di smantellamento di migliaia di armi nucleari entro la fine del 2012. Putin ha anche detto che spera che gli USA si adopereranno nella stessa trasparente maniera a non tenere delle armi di riserva per i «tempi peggiori».

La Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, fondata nel 1962, è un forum internazionale composto da più di 250 fra politici, diplomatici, funzionari militari, membri del mondo degli affari, accademici e figure di rilievo pubblico da più di 40 Paesi. Esso è diventato l’opportunità per i leader mondiali per parlare delle più pressanti questioni dei giorni nostri.

Fonti

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Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Putin blasts US foreign policy, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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October 23, 2006

Putin attacca: Italia, culla della mafia, spagnoli corrotti

Putin attacca: Italia, culla della mafia, spagnoli corrotti

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lunedì 23 ottobre 2006

Il presidente russo Vladimir Putin, rispondendo alle accuse sul mancato rispetto dei diritti umani in Russia durante il summit europeo in Finlandia, ha reagito in malo modo accusando l’Italia di essere, a discapito della Russia, la culla della mafia e la Spagna di avere moltissimi sindaci in prigione per corruzione.

Le accuse di Putin sono nate in risposta alle parole del presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell, che aveva tacciato la Russia di non rispettare valori civili ormai consolidati in Europa, e innescate dal minuto di silenzio in memoria di Anna Politkovskaya, giornalista uccisa e legata alle rivelazione di torture in Cecenia, uno dei temi caldi dell’agenda di Putin.

Dal premier italiano Romano Prodi e dal suo omologo José Luis Rodríguez Zapatero non sono giunte dichiarazioni, anche se fonti del summit riferiscono che i due leader siano rimasti senza parole.

Fonti

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