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March 24, 2015

Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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martedì 24 marzo 2015

Genova imbarco ambulanza

Partenza[]

Il giorno 8 febbraio 2015 siamo a Genova all’aeroporto; Lucio, primario cardiochirurgo al Gaslini, Piero ed io dobbiamo andare a Gibuti a sdoganare l’ambulanza donataci dalla Croce Verde di Nizza M.to su cui ho caricato un ecocardiografo, due defibrillatori, diverso materiale monouso per sala operatoria, un centinaio di scarpe nuove per il centro dei bambini di strada dei salesiani di Addis Abeba e le solite bottiglie di vino da omaggiare a tutti quelli che ci hanno aiutato. Guideremo il mezzo da Gibuti all’ospedale di Debrè Birhan in Etiopia come da accordi con le autorità etiopi.

Gibuti[]

Gibuti Città.

Gibuti è una città affascinate dall’aspetto coloniale francese con begli edifici decadenti di fine ottocento, troviamo molti militari europei, l’impronta africana si mescola a quella occidentale, qui anche gli alcoolici nei locali pubblici sono permessi, le ragazze indossano jeans attillati e le donne con il velo sono una rarità.

Prima amara sorpresa: al porto ci dicono che il mezzo non ci verrà consegnato perché le pratiche per ottenere l’esenzione dal dazio iniziate mesi fa non sono ancora ultimate, dovremmo raggiungere Addis Abeba e Khartoum con mezzi propri. Ultimate le pratiche doganali il mezzo verrà portato all’ospedale da personale dello stesso nosocomio. Dobbiamo coprire oltre 2500 km e ci attiviamo a trovare i mezzi pubblici.

Buona permanenza a Gibuti dal vescovo italiano monsignor Bertin che ci ospita in una dependance vicino la cattedrale. Poco fuori città visitiamo l’ex ospedale italiano Balbala gestito da nostri connazionali, è molto funzionale, del chirurgo dr. Carlo che vi lavora da alcuni anni con la moglie psicologa ci hanno detto all’aeroporto che per loro è un mito! Il console onorario dr. Rizzo ci ragguaglia sulle tante difficoltà burocratiche doganali etiopi mentre quelle di Gibuti si risolvono in genere in pochi giorni; ci sembra che l’Etiopia non incoraggi per nulla la donazione di materiale sanitario!

Verso sera partiamo con un mini bus per la frontiera con l’Etiopia ma stranamente, anziché fare la comoda strada asfaltata che tutti gli autocarri percorrono, il pulmino si dirige prima verso la Somalia per poi deviare su una stradina tortuosa che ci porta vicino alla frontiera etiope, raggiunta in piena notte, e da cui in territorio etiope partirà poi una pista di circa 205 km! Stranezze africane.

Etiopia[]

Si dorme all’addiaccio ed alle 5 partenza per la frontiera con entrata in Etiopia. Pensiamo d’ora in poi di viaggiare bene ma il peggio dovrà ancora venire. Se prima il conducente era un ragazzo che masticava continuamente ciat pianta euforizzante e raramente guardava la strada ora l’autista è più tranquillo, ma l’asfalto si trasforma in una infernale pista ciottolosa con saliscendi continui che termina alle cinque della sera nella cittadina di Dire Dawa dopo avere mangiato chili di polvere ed aver goduto uno spettacolo molto interessante e vario con famiglie di scimpanzé lungo la strada.

Il giorno successivo ci rilassiamo, si fa per dire, andando a visitare una bella antica cittadina vicino la Somalia, Harer. In effetti il luogo merita una deviazione perché è suggestivo. In questa città dicono che ci sia il miglior caffè d’Etiopia che gustiamo a casa di una famiglia. Per prepararci il caffè anzi i tre caffè di rito bisogna attendere circa 45 minuti perché la preparazione è molto laboriosa ed è interamente fatta a mano come anche la tostatura, i chicchi vengono lentamente pestati.

Il mattino seguente prima dell’alba nuovo bus per Addis Abeba, questa volta il mezzo è un normale pullman, si attraversa una delle zone più affascinati dell’Etiopia tra cui la stupenda Rift Valley, si incontrano fiumi, montagne sempre oltre 2000 m, laghi, pianure, gole e paesaggi fiabeschi; è stato da poco raccolto il grano e si vedono ancora le piante di mais più piccole delle nostre e con meno file di chicchi che ormai secche sono raccolte in covoni. Le piante di banane si alternano a rari baobab ed eucalipti. Sembra che la gente svolga il lavoro con serenità e pazienza due caratteristiche che incontreremo sempre in questo viaggio.

Verso sera finalmente arriviamo ad Addis Abeba dopo aver percorso per oltre 57 km anche un tratto di nuovissima autostrada a tre corsie. La capitale è come ogni città africana caotica, il pullman si ferma al capolinea a due passi dalla quasi ultimata linea della metropolitana costruita con criteri ultramoderni dai soliti cinesi che anche qui hanno l’appalto di gran parte della rete stradale. A dir la verità la città non mi entusiasma molto, è troppo recente ed è un gigantesco cantiere in costruzione. La parte più bella della città è senz’altro quella collinare sede di numerosi ministeri ed ambasciate.

Nella bellissima Villa Italia in un vasto parco ha sede la nostra ambasciata. Il dr. Melloni capo della Cooperazione italiana avvisato dall’ambasciatore dr. Mistretta, purtroppo fuori sede, ci aggiorna sull’iter burocratico di sdoganamento del mezzo. Rimaniamo ospiti per tre giorni dei salesiani di cui visitiamo le innumerevoli opere sociali come scuole professionali e non, centri per orfani, per bambini di strada, per prostitute e ragazze madri, per adozioni a distanza ecc. Simpatica la visita alla missione di don Mario sul lago Zway e Langano quest’ultimo completamente rosa per la presenza di alghe. Altra visita a Nazret all’ospedale oftalmico St.Francis gestito con maestria dal CUAMM di Padova, è attrezzato bene, pulito, l’igiene regna sovrana, caratteristica tipica delle suore anche qui presenti.

Etiopia: Lago Tana.

La sera il collegamento con radio Veronica di Torino ci permette di sentire un po’ di aria natia. Dobbiamo ripartire con direzione Sudan non prima di aver visitato il suggestivo lago Tana con i suoi bellissimi monasteri ortodossi dei secoli XIII e XIV ricchi di antichi manoscritti custoditi gelosamente e scampati per miracolo alle distruzioni durante il periodo di Menghistu.

Etiopia Gonder un castello

La perla dell’Etiopia cioè Gonder “la Camelot africana” così chiamata per i suoi quattro castelli costruiti nel secolo XVII e che dominano la città dall’alto è indubbiamente una città ricca di fascino per il suo glorioso passato per essere stata anche capitale della nazione. La sera Piero e Lucio insistono per andare a cenare in un bel ristorante frequentato da europei; in effetti si gustano ottimi piatti locali peccato che abusino troppo di incenso, più che in un ristorante mi sembra di essere in una chiesa.

Sudan[]

Sudan: sito di Meroe

Il giorno successivo dobbiamo trovarci alla frontiera col Sudan al mattino presto, partiamo di notte con altro minibus dopo averlo aspettato per quasi un’ora con il dubbio che l’autista non venisse, la sera prima aveva già intascato metà dei soldi pattuiti, invece devo ricredermi, arriva e riempie completamente il mezzo, non c’è più posto per nessuno. Come promesso arriviamo alle 8 alla frontiera con il Sudan dove incontriamo puntualissimo Mortada, ottimo autista dell’agenzia viaggi Levi che abbiamo contattato per evitare problemi nell’attraversamento di questa zona di confine.

Khartoum è come sempre una città interessante, la nostra ambasciata e l’ufficio della Cooperazione italiana ci supportano non poco invitandoci anche a pranzo. Visita di rito all’efficiente centro di cardiochirurgia Salaam di Emergency di Gino Strada dove Lucio ritrova un vecchio amico.

Abbiamo anche l’opportunità di visitare il sito archeologico di Meroe che sembra sbucare fra le dune dopo un’ora di assolata pista. È meraviglioso e suggestivo con le sue piramidi nere risalenti a circa 500 anni prima di Cristo. È una zona archeologica molto ampia e che andrebbe meglio valorizzata.

Incidente[]

La sera della diretta con la radio di Torino nel tratto di strada che ci riporta in hotel il tuc tuc su cui viaggiamo a causa di una grossa buca dell’asfalto sta per ribaltarsi, il ragazzo che lo guida cerca di sterzare ma finisce sulla carreggiata opposta mentre sta per sopraggiungere un’auto a velocità sostenuta, è un attimo, ci buttiamo subito fuori dell’abitacolo e l’ape finisce la sua folle corsa sul marciapiede, siamo incolumi, più tardi in camera stentiamo ad addormentarci.

Sull’aereo che ci riporta a casa ripenso alle esperienze vissute, alla fatica che ho visto fare per tirare su l’acqua da un pozzo, e dire che a noi basta un piccolo gesto della mano per avere subito acqua pulita pronta da bere, invece sovente beviamo quella in bottiglia.

Ringrazio Lucio e Piero con cui ho condiviso le esperienze del viaggio; entro Marzo arriveranno in Italia due bambini di 12 anni per operarsi al cuore Elisabeth dal Senegal e Gueoue bambino dalla Costa d’Avorio; hanno in comune oltre all’età la malattia congenita e la povertà. Questi interventi come gli altri sono pagati interamente dalle onlus Ana Moise di Aosta e CIS di Canelli. Verranno operati al Gaslini di Genova dal dr. Santoro dell’equipe del prof. Lucio Zannini che ha fatto il viaggio con noi. Ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno ancora perché hanno capito che noi siamo più fortunati nascendo anche in un posto bellissimo.


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Resoconto di Pier Luigi Bertola, presidente onlus CIS (Cooperazione italiana solidarietà).

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September 19, 2010

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Eritrea

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Eritrea

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domenica 19 settembre 2010

Quest’anno la Onlus Cooperazione Internazionale Solidarietà Sanitaria (C.I.S.S.) ha effettuato un viaggio umanitario in Sudan ed Eritrea per trasportare materiale sanitario proveniente dall’ex ospedale di Asti per un ospedale eritreo.

Personale dell’ospedale Salam

La spedizione africana inizia a Khartoum in Sudan, presso l’ospedale Emergency “Salam” di Gino Strada, struttura decisamente all’avanguardia sul territorio. Pur trovandosi molto distante dal centro, in una zona periferica a sud della capitale, l’ospedale meraviglia per le soluzioni ultramoderne che permettono le attività sanitarie nel rispetto dell’ambiente: dei pannelli solari attivano un sistema di filtraggio e raffreddamento dell’aria polverosa del deserto, e tecnologie simili permettono lo svolgimento di delicate operazioni chirurgiche, ad esempio una sostituzione valvolare con circolazione extracorporea, intervento fra i più difficili, eppure, anche in Africa, dove pure le emergenze mediche sono all’ordine del giorno, si ritrova la medesima professionalità che nei Paesi sviluppati.

Pochi giorni dopo avviene la partenza per l’Eritrea: il viaggio è sconsigliato dalle autorità, specialmente nel tragitto che proprio dal Sudan porta all’Eritrea, via terra, tuttavia le persone come anche i militari si rivelano essere gentili e cordiali fino alla frontiera. L’attraversamento dei confini si rivela difficoltoso sia per il caldo sia per le infinite discussioni con le polizia di frontiera: l’arrivo sul suolo eritreo non è avvenuto che a notte calata, quando le strade sono chiuse, e pertanto è stato necessario fare una sosta nella cittadina di Tesseney, dove, sorprendentemente, è possibile trovare bar in cui si vende birra e che fungono da ritrovo per i giovani.

Sulle strade dell’Eritrea

Al mattino si riparte in direzione di Asmara con un minipullman. Le difficoltà burocratiche, tuttavia, non sono finite: a Barentù la spedizione è fermata ad un posto di blocco per diverse ore, prima di ricevere il visto per dirigersi finalmente ad Asmara. Le infrastrutture come strade, ferrovie e teleferica si rivelano essere quelle italiane, certo vecchie di decenni, ma tuttavia ancora funzionali.

Asmara si trova a circa 2400 metri sul livello del mare, ed è necessario che i pullman salgano la montagna. La scalata rivela una grande ricchezza di villaggi con casette in muratura e tetto in paglia, fiori multicolori ed allevamenti di capre, pecore, qualche cammello ed i consueti asinelli che tirano i carretti guidati da ragazzi, trasportando sacchetti di farina o cipolle rosse. Non mancano animali meno domestici, come i babbuini che sono spesso un ostacolo per le vetture. Anche la flora si rivela affascinante: gli eucalipti si alternano alle palme ed ai cactus giganti. Man mano che si sale, infatti, si perdono le temperature desertiche in favore di altre più primaverili.

L’arrivo ad Asmara avviene al calare della notte, fra bellissimi alberi ricoperti di fiori azzurri. Il mattino successivo la spedizione riesce anche a trovare un po’ di Italia rimasta in Eritrea: nel centro di Asmara c’è un bar chiamato “Impero” dove è possibile fare colazione con cappuccino e brioche. Non mancano neppure italiani, sia pure d’origine: un sarto di nome Giovanni Mazzola si è offerto di aiutare la spedizione a sbrigare le pratiche burocratiche che si riveleranno essere piuttosto gravose: infatti il Ministero della Salute ha bloccato il furgone della Iveco di Asti con gli aiuti al porto di Massawa.

Sono difficili gli spostamenti in Eritrea: non è possibile uscire da Asmara senza un permesso delle autorità, che viene consegnato solitamente dopo dieci giorni per i locali e ventiquattro ore per i turisti. Nonostante la burocrazia, però, è possibile trovare autentici gioielli dello sviluppo, come la scuola professionale di Dekemhare, gestita dai salesiani.

Due giorni dopo è la volta di Massawa, nel tentativo di sbloccare il furgone carico di materiale. La città riserva un’accoglienza fiabesca grazie ad i suoi edifici storici, ma la realtà si rivela essere più complicata: il carico imbarcato a Genova dalla compagnia di navigazione di Ignazio Messina cinquanta giorni prima della partenza non è ancora pronto per essere sbloccato e quindi utilizzato.

Il ritorno ad Asmara è più piacevole: presso la casa degli italiani, che è anche sede ANA, è possibile sia per gli italiani che per i locali godere di un po’ d’Italia. È possibile ad esempio trovare una trattoria dove è possibile mangiare spaghetti al dente, caso unico in Eritrea. L’ospitalità è ricambiata da una sincera ammirazione verso gli italiani, in particolare gli alpini, che si sono spesso contraddistinti per gli aiuti concreti e lo spirito umanitario che li contraddistingue al di là dell’immagine folkloristica ed un po’ guascone che spesso con essi si confonde.

Pochi giorni dopo il carico di strumenti sanitari, che comprende fra l’altro delle lampade per la sala operatoria dell’ex-ospedale di Asti, viene sbloccato ed è possibile completare la missione consegnando il tutto all’ospedale Orotta di Asmara. La spedizione ha anche concluso un gemellaggio fra l’ospedale Massaia di Asti e quello Orotta di Asmara grazie all’accordo con il direttore generale degli ospedali eritrei dottor Weldu.


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March 7, 2009

Sudan: presidente al-Bashir incriminato, espulse 13 ONG

Sudan: presidente al-Bashir incriminato, espulse 13 ONG

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sabato 7 marzo 2009

Omar Hasan Ahmad al-Bashir.

La Corte Penale Internazionale ha emesso il 4 marzo un mandato di cattura contro Omar Hasan Ahmad al-Bashir, presidente del Sudan, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità per i massacri nella regione del Darfur. Non è stata però accolta l’accusa di genocidio.

Per il governo di Khartum questo mandato d’arresto internazionale «è nuovo colonialismo», mentre a livello popolare si segnalano da giorni manifestazioni a favore del presidente.

La Lega Araba e l’Unione Africana chiederanno, sostenute dalla Russia e dalla Cina, la sospensione per un anno del mandato d’arresto al consiglio generale dell’ONU, ma USA e Gran Bretagna hanno già espresso la loro contrarietà alla richiesta.

Nel frattempo 13 ONG sono state espulse dal Sudan, accusate di aver cospirato contro la popolazione. Sulle 76 presenti nel Paese centrafricano, queste 13 forniscono da sole più della metà degli aiuti.

Il segretario generale Ban Ki-moon: «L’espulsione delle 13 organizzazioni non governative dal Darfur danneggerà irreparabilmente le operazioni umanitarie mettendo a rischio la vita di centinaia di migliaia di persone».


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September 23, 2008

Egitto: ostaggi ancora nelle mani dei banditi

Egitto: ostaggi ancora nelle mani dei banditi

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martedì 23 settembre 2008

A partire dal tardo pomeriggio di ieri erano circolate voci su un presunto rilascio degli ostaggi rapiti in Egitto, tra cui vi sono 5 italiani. In serata invece sono giunte smentite dal governo egiziano. Il numero degli ostaggi sembra non più essere di 15 persone, ma addirittura di 19. Nelle ultime ore è anche stato riconfermato che il rapimento è avvenuto venerdì scorso e non ieri come si credeva.

Secondo fonti non ufficiali egiziane, i sequestrati sono tutti in buone condizioni di salute, però i rapitori hanno minacciato di ucciderli se saranno utilizzati aerei per liberarli. Il governo tedesco si sta adoperando per la definizione del prezzo del riscatto. Dopo la proposta egiziana di un raid militare per liberare gli ostaggi, sia l’Italia che la Germania hanno scelto la strada delle trattative.


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September 22, 2008

Egitto: rapiti undici turisti, cinque sono italiani

Filed under: Africa,Cronaca,Egitto,Giustizia e criminalità,Pubblicati,Sudan — admin @ 5:00 am

Egitto: rapiti undici turisti, cinque sono italiani

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lunedì 22 settembre 2008

Il Ministero degli Affari Esteri ha reso noto che in Egitto è stato rapito un gruppo di stranieri, composto da cinque cittadini italiani, altrettanti tedeschi e un rumeno. Insieme agli undici europei, vi erano anche quattro egiziani. I 5 italiani sono tre donne e due uomini, tutti di Torino e provincia. Non è ancora noto il loro stato di salute. Per il riscatto dei rapiti sembra siano stati chiesti 15 milioni di dollari. I rapitori erano 5, mascherati, parlavano inglese e probabilmente provenivano dal Ciad.

Il rapimento sembra sia avvenuto venerdì, nei pressi di Assuan. Sono attualmente in corso contatti con le autorità egiziane. La televisione araba Al-Jazeera ha annunciato: «In un primo momento avevamo saputo che i turisti erano stati rapiti in una zona desertica chiamata Jild al-Kabir vicino al confine con la Libia» – «Sembra strano che sia potuto avvenire un sequestro in zone turistiche come Assuan o Luxor, perché da alcuni anni sono stati rafforzati i controlli e la sicurezza è elevata. Molto più facile, invece, è rapire stranieri in zone desertiche».

La stessa Farnesina chiede ai media di non divulgare notizie non veritiere in merito all’accaduto, mentre il capo del dicastero, Franco Frattini, che sta viaggiando verso gli Stati Uniti d’America, viene costantemente informato dell’evoluzione della vicenda attraverso l’Unità di crisi costituita ad hoc.

In Egitto è in corso un vertice d’emergenza per decidere il dafarsi al fine di arrivare alla liberazione degli ostaggi. Al vertice partecipano il premier Ahmad Nathif, il ministro della Difesa Muhammad Hussein Tantawi e il ministro degli Interni Habib al-Adali, oltre al direttore dei servizi segreti Omar Suleiman.

Inoltre sono stati diffusi i nomi degli italiani rapiti, essi sono: Giovanna Quaglia, 52 anni, Lorella Paganelli, 49 anni, Mirella De Giuli, 70 anni, Michele Parrera, 71 anni e Walter Barotto, 68 anni.

Un ufficiale dei servizi di sicurezza egiziani ha anche riferito a France Presse che a dare l’allarme è stato un italiano, che ha avvisato la moglie dell’accaduto tramite un telefono satellitare.


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July 14, 2008

Il presidente sudanese accusato di genocidio

Il presidente sudanese accusato di genocidio

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lunedì 14 luglio 2008

Alcune donne rifugiate dal Darfur

Il procuratore generale Luis Moreno-Ocampo della Corte Penale Internazionale ha chiesto l’arresto per il presidente sudanese Omar Hasan Ahmad al-Bashir, con l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità in Darfur. Il procedimento dunque viene affidato ai giudici del tribunale internazionale, che forniranno una risposta entro un paio di mesi.

Le prove mostrerebbero il coinvolgimento del presidente africano in un piano volto all’eliminazione delle etnie Fur, Zaghawa e Masalit: negli ultimi cinque anni le milizie arabe Janjaweed avrebbero ucciso 35.000, oltre a diverse migliaia di persone (si stima fra gli 80.000 e i 265.000) uccise conseguentemente.

Ali al-Sadig, portavoce del Ministero degli Esteri sudanese, ha comunicato che il Sudan non riconosce l’autorità della Corte Internazionale e non intende procedere in alcun modo. Già precedentemente il governo aveva rifiutato di processare, come indicato dall’Aia, il Ministro per gli Affari Umanitari Ahmad Harun e il capo della milizia nazionale Ali Kushayb. La nazione infatti non ha aderisce alla Corte Penale Internazionale, come anche gli Stati Uniti d’America e la Cina.

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May 9, 2008

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Sudan

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Sudan

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mercoledì 9 maggio 2008

Bambini sudanesi

Da Alessandria d’Egitto, storica città nota anche per la sua antica biblioteca riedificata in stile ultramoderno, è iniziato il viaggio via terra della ONLUS C.I.S.S. (Cooperazione internazionale solidarietà sanitaria) con il compito di portare materiale sanitario ad un ospedale del Sudan dove la situazione sanitaria è molto carente è la mortalità infantile elevata. Il gruppo era formato da Pier Luigi Bertola, suo fratello Gian Carlo e da Piero Sburlati di Monastero Bormida. L’arrivo non è stato facile: alla dogana egiziana sono state richieste ingenti tasse per il carico arrivato da Genova. Per raggiungere Assuan, distante 1 250 km, è stato necessario ingaggiare a pagamento anche un funzionario doganale.

In Egitto la vita si svolge prevalentemente lungo il Nilo, dove si vedono carretti trainati da sparuti asinelli che trasportano patate, cipolle od insalata. La suggestione è notevole perché dopo le piramidi di Giza il paesaggio è arricchito da case di fango che si alternano a palme lungo il greto del fiume che regala sovente orti ben coltivati, fiori e prati verdi. Poco più in là comincia il deserto che, seppur attraversato da belle strade asfaltate sovente illuminate, rappresenta un’incognita.

Poco dopo Quena il viaggio diviene quasi impossibile con numerosissimi posti di blocco controllati da militari pignoli all’inverosimile e molto esigenti. Il funzionario cerca di fare il possibile per ridurre i numerosi pedaggi. La compagnia arriva quindi a Luxor, che riesce sempre ad abbagliare i visitatori con l’imponenza dei suoi templi, in particolare quelli della valle dei Re ed il tempio di Karnak, che domina la pianura con le sue possenti colonne ingentilite da palme ed incisioni.

Si giunge quindi ad Assuan con la grandiosa diga sul Nilo che ha creato il lago Nasser lungo oltre 300 km, la cui propaggine meridionale entra in Sudan. I maestosi templi di Abu Simbel sono stati spostati di oltre 5 km per evitare che fossero sommersi dal fiume. La frontiera di terra fra Egitto e Sudan è inesistente, l’unico modo di entrare in Sudan via terra è utilizzare il traghetto che parte ogni lunedì sera da Assuan e che dopo 19 ore circa arriva in Sudan: i veicoli devono essere imbarcarli sopra una chiatta che arriva il giorno dopo. Il viaggio sul traghetto è stato allucinante, e probabilmente il viaggiatore prova la stessa sensazione che provano i clandestini, stipati su gommoni verso Lampedusa. Sul traghetto sono presenti anche dei turchi, due tedeschi e una ragazza giapponese.

Recuperato il furgone si entra a Wadi Halfa dove c’è pure una vecchia stazione ferroviaria ancora attiva se pur in modo discontinuo che fa ricordare quelle sperdute nel Far West. Gli abitanti si prodigano a rendere gradevole il soggiorno e si nota subito una cortesia particolare con mite gentilezza. Anche qui tutte le donne portano il velo mentre gli uomini indossano il caffettano. Da qui in poi diventa molto difficile filmare e fotografare. Il cibo in Sudan è simile a quello egiziano ed anche qui è proibito l’alcool come anche la semplice birra. Il gruppo del C.I.S.S. aveva anche 30 litri di vino da regalare con sé: i doganieri, tuttavia, una volta trovato e sequestrato il vino, hanno accettato di scambiarlo con farmaci, ma no prima di averlo assaggiato.

Piste del deserto

Comincia qui quella che diverrà la parte più dura del viaggio. Fatto il pieno di gasolio e riempitene altre tre taniche, comprate le provviste di acqua e viveri, inizia la traversata del deserto insieme ad alcuni compagni di viaggio turchi che con la loro auto stracarica pretendono di fare la traversata con il rischio di insabbiarsi sovente, anche perché per il treno bisogna aspettare alcuni giorni e non si è neppure sicuri di arrivare a destinazione nel tempo stabilito; qui il tempo si allunga a dismisura e la gente accetta ogni ritardo, anche se notevole, con rassegnazione e con un bel sorriso.

I compagni turchi dicono di conoscere bene la strada, ma il ragazzo e la ragazza tedeschi conosciuti sul traghetto preferiscono coprire con le loro moto pochi chilometri al giorno e visitare meglio il posto ricchissimo di piramidi e tombe di faraoni; i due sono partiti da Stoccarda ed intendono arrivare in moto fino a Città del Capo. La ragazza giapponese non ha problemi di tempo perché è già da alcuni mesi che sta facendo il giro del mondo e se la prende comoda.

I primi 400 km di piste si rilevano subito un percorso infernale, non solamente per la temperatura oltre 57 gradi, ma soprattutto per le condizioni della pista: la carovana si è insabbiata più volte, e di notte con il vento sferzante e la temperatura scesa a 15 gradi è molto difficile disincagliare un furgone con i suoi 35 quintali. Avendo perso la direzione, viene decisa una sosta fino all’alba per andare alla ricerca della giusta via. L’ansia aumenta, non si vede nessuno per diverse ore, non c’è alcun punto di riferimento, e qualcuno mostra di non apprezzare l’uso del GPS in dotazione al C.I.S.S., confidando invece nella sola esperienza.

Ritrovato finalmente l’asfalto, la situazione migliora: nonostante l’avviso che sulla strada erano sparsi numerosi posti di blocco, la carovana ne incrocia pochi, e non viene mai fermata. I militari si dimostrano molto gentili ed affabili, e non chiedono nulla. Dopo oltre 32 ore di viaggio arriviamo a Khartum, capitale del Sudan, dove la carovana viene accolti dai salesiani, che offrono un buon pasto ai volontari. Finalmente è possibile anche fare un buon bagno per togliere la polvere rossa che sembra entrare persino nelle ossa.

Cammelli

Il giorno successivo, scaricato il materiale oggetto della missione e visitata l’ambasciata italiana, il gruppo viene invitato per la cena dal nunzio apostolico. Intanto prosegue la missione umanitaria, con visite a scuole e campi profughi. Dopo pochi giorni è tempo di programmare il ritorno: dopo avere portato il furgone a Port Sudan sul mar Rosso per l’imbarco, è tempo di ripartire. Il viaggio verso il mar Rosso dura 27 ore e 1 200 km, attraverso una delle zone più suggestive per la bellezza dei luoghi (vicini all’Eritrea ed all’Etiopia), la gentilezza delle popolazioni, la tipologia delle abitazioni che cambiano stile continuamente, e specie per il sorriso dei bambini che gettano terra sulle numerose buche della strada in cambio di un po’ di cibo. I cammelli non si contano e sovente formano una lunga fila.

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January 2, 2008

Sudan: ucciso un diplomatico degli Stati Uniti

Sudan: ucciso un diplomatico degli Stati Uniti

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mercoledì 2 gennaio 2008

Un diplomatico americano dell’organizzazione per lo Sviluppo internazionale (United States Agency for International Development) è stato colpito a morte in Sudan.

John Granville, 33 anni di Buffallo, nello stato del New York, era di ritorno dai festeggiamenti per il Capodanno, a Khartoum, quando la sua automobile è stata fermata nei pressi di un centro residenziale della città. L’autista, Abdel Rahman Abbas, 40 anni, impiegato presso l’ambasciata statunitense USA è stato costretto a bloccare l’automobile, per poi essere ucciso come Granville.

Un comunicato dell’ambasciata riferisce: Quest’oggi, un diplomatico americano è stato ferito mortalmente, ed è deceduto. Stiamo lavorando insieme alle autorità locali per investigare sull’accaduto.

Mentre l’autista è morto sul colpo, a causa delle ferite riportate, Granville è stato ferito da cinque proiettili: trasportato in ospedale, è morto dopo alcune ore. Non si capisce ancora se l’uccisione del diplomatico sia stato un caso isolato di violenza oppure Grainville fosse un obiettivo già prefissato.

A questo punto non possiamo escludere nulla, ma non sappiamo nulla, ha detto il portavoce dell’ambasciata, Walter Braunohler.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di US diplomat shot and killed in Sudan, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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