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February 4, 2008

Crisi di governo: Marini rimette il mandato al Quirinale, verso elezioni

Crisi di governo: Marini rimette il mandato al Quirinale, verso elezioni

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lunedì 4 febbraio 2008

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Franco Marini è salito al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per rimettere il mandato esplorativo affidatogli martedì scorso. Oggi si sono infatti concluse le consultazioni avviate il 31 gennaio, con le delegazioni di Alleanza Nazionale, Forza Italia e PD, nonché con gli ex-presidenti della Repubblica.

Il Presidente del Senato ha motivato la sua scelta così: «Ho rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica l’incarico affidatomi, rammaricato per l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo necessario per il paese di una modifica della legge elettorale».

Qualora il presidente della repubblica sciogliesse le camere, le elezioni avverrebbero non oltre la data del 13 aprile.

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January 30, 2008

Crisi di governo: Marini convocato in Quirinale

Crisi di governo: Marini convocato in Quirinale

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martedì 30 gennaio 2008

Il Presidente del Senato Franco Marini

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Ieri sera il Presidente Giorgio Napolitano ha terminato le consultazioni con i leader di partito e i presidenti emeriti della Repubblica, facendo sapere che avrebbe preso una decisione dopo una pausa di riflessione. Oggi ha convocato il Presidente del Senato Marini in Quirinale per le ore 17.

La convocazione del Presidente del Senato anticipa un possibile incarico che Napolitano potrebbe affidare a Marini per formare un “Governo esplorativo”.

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Crisi di governo: Napolitano affida a Franco Marini un mandato esplorativo

mercoledì 30 gennaio 2008

Franco Marini

Franco Marini

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver ricevuto al Quirinale il Presidente del Senato Marini, lo ha incarico di verificare se ci siano le condizioni per formare un governo finalizzato alla riforma della legge elettorale. Questa scelta arriva dopo le consultazioni concluse nella giornata di ieri, quando erano saliti al Colle il PD, Forza Italia e gli ex-presidenti della Repubblica Cossiga, Scalfaro e Ciampi. «La crisi della maggioranza di governo è avvenuta dopo che in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo per una riforma elettorale e per importanti riforme istituzionali. La modifica della legge elettorale è stata sollecitata anche da una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale. Per questo ho fatto appello al presidente del Senato di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma e di un governo che sia funzionale all’approvazione di tale progetto e all’assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi»: spiega così Giorgio Napolitano la sua decisione. [1]

Marini ha accettato l’incarico e ringraziato «vivamente il presidente della Repubblica». Continua poi: «So bene che si tratta di un impegno gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c’è un’attenzione forte alla modifica della legge elettorale. I tempi sono stretti, cercherò di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze. Impegnerò in questo compito tutta la mia determinazione».

Commenti

Il capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi

Il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi

Compatto e unito il centrodestra, che per bocca di Silvio Berlusconi, capo di FI, e di Pier Ferdinando Casini, leader dell’UDC, invocano nuove elezioni al più presto. Casini preme che la prossima legislatura sia costituente. «Restiamo del nostro convincimento: quando un governo e un presidente del Consiglio non hanno più la maggioranza – parla Berlusconi – si deve tornare dagli elettori. Un convincimento rafforzato dal fatto che nella presente legge elettorale c’è l’obbligo di indicare il capo della coalizione che diviene poi naturalmente il presidente del Consiglio. Quindi, non riteniamo che ci possa essere altro, quando questo presidente del Consiglio ha perso la maggioranza e la fiducia del Parlamento, che ritornare dagli elettori anche a tutela degli stessi cittadini che hanno votato il precedente presidente del Consiglio, cioè Romano Prodi». «Non ci pare possibile arrivare ad un’altra persona scelta senza che ci sia stata un’indicazione nel voto. Ci sembra poi che il Paese abbia bisogno di tutto meno che di perdere tempo: ci sono problemi urgenti da risolvere e c’è bisogno di un governo efficiente ed immediatamente operativo, con la pienezza dei poteri e con un’ampia maggioranza parlamentare».

Poi il cavaliere ha criticato le possibili trattative ad personam: «Questo è ciò che si deve fare per il bene dell’Italia e credo che sia quello che chiedono i cittadini che non mi sembra discutano di legge elettorale visto che è un argomento da tecnici, ma pensano sia il momento di voltare pagina visto che c’è stata una gioia generale che ha percorso il Paese alla notizia della caduta di questo governo e non vedo come si possano avere esitazioni nell’indire le elezioni». «Mi meraviglierei – prosegue il leader della CDL – se cominciassero delle trattative ad personam nei confronti di singoli senatori, con offerte più o meno aperte di ministeri o presidenze di commissioni». Ha poi ribadito l’inutilità di una modifica della legge elettorale adesso.

L’UDC commenta per bocca del suo capo, Casini: «Nessun italiano serio può pensare che io possa sostenere un governo con Rifondazione comunista, con Bertinotti e Pecoraro Scanio. Marini? La sua missione è certamente difficile, ma di impossibile in assoluto non c’è nulla. Però i margini si sono assottigliati». Anche Lorenzo Cesa, segretario del medesimo partito, fa una battuta: «Marini è un amico, noi ascolteremo quello che ci dice e poi valuteremo». Critico anche il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi: «Qui stanno comunque cercando di far passare il tempo e adesso è il momento di dire basta ai giochi di prestigio». Per questa ragione Calderoli ha annunciato il partito del nord non parteciperà alle consultazioni inizianti domani.

Tornando da Parigi parla anche il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, chiedendo a Napolitano lo scioglimento delle camere, convincendosi del fallimento di Franco Marini: «Le motivazioni addotte dal presidente Napolitano sono comprensibili, perché sciogliere le Camere è sempre traumatico. Ma è largamente prevedibile che Marini non riuscirà a trovare ampio consenso su una nuova legge elettorale. E allora calerà il sipario».

Walter Weltroni, segretario del Partito Democratico

Walter Weltroni, segretario del Partito Democratico

Risponde al capo dell’opposizione, Walter Veltroni, intervistato dal TG1: «Se si andasse al voto ora si voterebbe con una legge su cui loro stessi hanno raccolto le firme per abrogarla: si andrebbe con coalizioni che non assicurano stabilità; c’è un referendum che incombe e che comunque verrebbe celebrato dopo un anno. In due o tre cose si potrebbero risolvere queste cose». «C’è la data in cui andare al voto e nessuno potrebbe menare il can per l’aia». Alla domanda su come possa Berlusconi tornare ai suoi passi, egli risponde «con la ragione». E sull’incarico al Presidente del Senato riconosce l’importanza di esso: «Penso ce la debba fare nell’interesse del Paese».

Soddisfatta della scelta del Colle l’Unione, seppur ci siano voci discordanti. Il PD, tramite il capogruppo del Senato Anna Finocchiaro: «Il Capo dello Stato ha colto la necessità di perseguire fino in fondo ogni tentativo per giungere all’adozione di una riforma elettorale condivisa». Secondo il leader di Rifondazione Comunista Franco Giordano «il mandato conferito a Marini è esattamente quello che noi abbiamo prospettato e voluto e cioè che in tempi rapidi si arrivi a riformare la legge elettorale in modo condiviso, e secondo noi sulla base della bozza Bianco». D’accordo non completamente Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani: «Il partito è indisponibile a governi che cambino la maggioranza uscita dalle urne. Se sarà il vecchio centrosinistra, noi siamo disponibili, ma rispetto a qualunque intesa pasticciata meglio votare». Non completamente d’accordo anche il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando: «Piuttosto che logorare ancora credibilità e tenuta democratica è meglio andare subito al voto». L’UDEUR dice di non sapere ancora con chi si alleerà per eventuali elezioni, chiarendo che «non è stata fatta alcuna scelta in merito alla nostra collocazione futura». Dannoso per Marco Pannella il voto anticipato chiesto dalla CDL: «Urlando “al voto al voto” si minchiona l’Italia».

Luca Cordero di Montezemolo ritiene buona la scelta di Napolitano, definendo Marini «una persona capace, con senso del bene comune e del lavorare insieme». «Mai come in questo momento riteniamo, come cittadini, di mettere il bene comune al centro, di cercare responsabilità comuni, obiettivi comuni – aggiunge il presidente della Confindustria – perché il Paese ha bisogno di scelte che non sono né di destra né di sinistra, ma sono scelte fondamentali per il futuro». Dello stesso parere il segretario della CISL Raffaele Bonanni: «Franco Marini è la seconda carica istituzionale e questo fatto è già una garanzia importante. È poi un politico di grandi capacità oltre che un profondo conoscitore della realtà sociale ed economica del nostro Paese».

Fonti

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April 29, 2006

Marini è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica

Marini è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica

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29 aprile 2006

Bandiera italiana

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Al terzo scrutinio, Franco Marini è stato eletto Presidente del Senato della Repubblica. I voti a favore di Marini sono stati 165 e il quorum richiesto in questa votazione era di 162 voti. Nell’elezione inoltre Giulio Andreotti ha ottenuto 156 voti e vi è stata una scheda bianca.

Nel suo discorso di insediamento, il neo Presidente ha detto: “Sarò il presidente di tutto il Senato. In un dialogo fermo e mai abbandonato sarò presidente di tutti voi, con attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e dell’opposizione, come deve essere in una vera democrazia bipolare”.

Chi è Franco Marini

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Franco Marini.

Nato a San Pio delle Camere (AQ) nel 1933, Franco Marini si laurea in giurisprudenza ed inizia la sua carriera politica nella Democrazia cristiana, sotto il cui simbolo è eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1992, dopo aver ricoperto per sette anni la carica di segretario generale della CISL.

Protagonista della formazione del Partito popolare italiano, ne resse la segreteria dal 1997 al 1999, per poi assumerne la presidenza e favorire l’entrata del partito nella Margherita.

Fonte

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April 28, 2006

Seconda votazione per il presidente del Senato della Repubblica

Seconda votazione per il presidente del Senato della Repubblica

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Roma, 28 aprile 2006

Alle 18:50 circa è terminata la seconda votazione per l’elezione del Presidente del Senato della Repubblica, concludendosi con una fumata nera. Il candidato dell’Unione, Franco Marini, ha ricevuto 162 voti, uno in meno del quorum richiesto, mentre Giulio Andreotti, proposto dalla CdL, ha ottenuto 155 voti. Il candidato della Lega Nord, Roberto Calderoli, ha invece ottenuto un voto. Le schede nulle o bianche sono state 3.

La sala, durante il primo conteggio dei voti da parte del presidente provvisorio, Oscar Luigi Scalfaro, aveva assistito all’applauso da parte dei senatori dell’Unione, che avevano creduto nell’elezione di Marini, tuttavia il successivo riconteggio delle schede ha vanificato il risultato.

A causa di una disputa riguardante le schede riportanti il voto “Francesco Marini”, giudicato errato dai segretari del centrodestra, si provvederà ad una nuova votazione alle 21:30, votazione che però verrò conteggiata come seconda, in quanto il voto precedente è stato annullato.

Fonti[]

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