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August 17, 2016

Giochi olimpici 2016: nuovi record mondiali nell\’ultima finale di sollevamento pesi

Giochi olimpici 2016: nuovi record mondiali nell’ultima finale di sollevamento pesi

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mercoledì 17 agosto 2016

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17 agosto
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Stanotte si è conclusa al Riocentro l’ultima finale di sollevamento pesi di questi Giochi olipmici, quella della categoria oltre 150 kg maschile. Una finale da record per il primo medagliato con l’oro georgiano Lasha Talakhadze e per l’iraniano Behdad Salimi, che hanno rispettivamente segnato il record allo strappo e nel punteggio totale. L’iraniano non arriva però al termine della finale, poiché ha fallito tutti e tre i tentativi di slancio, successivi a quelli di strappo.

Quella di Lasha Talakhadze è anche la prima medaglia d’oro vinta dalla Georgia in questi Giochi.

La finale[]

Lasha Talakhadze supera il precedente record mondiale di 212kg nello strappo, detenuto proprio da Salimi, sollevando in successione 205, 210 e infine 215 kg. All’ultimo tentativo di strappo, Behdad Salimi si riappropria del record di strappo sollevando progressivamente 216 kg (206 e 211 nei tentativi precedenti).

Arriva il momento degli slanci, e qui l’iraniano fallisce tutti e tre i tentativi di slancio cercando di sollevare 245 kg, che sommati a quelli dello slancio avrebbero potuto farlo salire sul primo gradino del podio; egli esce quindi dalla classifica. Al contrario Talakhadze compie correttamente tre slanci, da 242, 247, infine 258 kg; la sommatoria dei due sollevamenti migliori lo porta a superare il precedente record mondiale, appartenuto sempre a Salimi, di 472 kg sollevati, arrivando a 473 kg totali.

L’iraniano rimane comunque detentore del record mondiale di sollevati 263,5 kg nello slancio.

Medaglia d’argento per l’armeno Gor Minasyan che ha totalizzato 451 kg (190 più 227 kg), e medaglia di bronzo per un altro georgiano, Irakli Turmanidze, che totalizza 448 kg (207 più 241 kg).

I due georgiani sono tra l’altro gli unici che non sono incorsi in fallimenti di tentativo.

La rabbia degli iraniani[]

Salimi ed il suo allenatore Sajjad Anoushrivani ritengono che ci sia stato un complotto contro l’iraniano, questionando in particolare sul fatto che il primo slancio era stato invalidato dopo il cambio di decisione di due giudici. Gli animi si sono scaldati fino a dover chiedere l’intervento della polizia per ripristinare l’ordine al banco della giuria. Un’altra considerazione che urta gli iraniani è il fatto che Talakhadze in passato subì una squalifica di due anni per essersi dopato (pratica assai comune nel sollevamento pesi).

I tifosi iraniani hanno mostrato del dissenso durante la premiazione.

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August 2, 2009

Russia: ritorna la tensione con la Georgia

Russia: ritorna la tensione con la Georgia

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domenica 2 agosto 2009
La Russia accusa la Georgia di aver sparato colpi di mortaio e granate nel territorio dell’Ossezia del Sud e avverte che difenderà il territorio separatista con “tutte i mezzi e le forze disponibili”. Il tutto succede a pochi giorni dall’anniversario della guerra dello scorso anno.

La Georgia ha replicato alle accuse della Russia definendole “infondate e fuorvianti”, aggiungendo che “il suo obiettivo è quello di destabilizzare la situazione e causare l’apertura di un pericoloso scenario”.

Richiamando le parti all’autocontrollo, le missioni dell’Unione Europea che tengono d’occhio la regione affermano che “non ci sono prove per confermare che qualcuno abbia sparato vicino Tskhinvali”, la capitale dell’Ossezia del Sud.

Il duro scambio di parole arriva a meno di una settimana dall’anniversario dello scoppio della guerra del 2008 tra la Russia e la Georgia. Come quello scontro sia iniziato è un argomento ancora dibattuto, ma nelle settimane precedenti all’inizio del conflitto le due nazioni hanno ingaggiato uno scambio di accuse simile a quello attuale.

In un comunicato, le missioni dell’Unione Europea hanno espresso “seria preoccupazione riguardo allo scambio di accuse” in “questo particolare momento”. Le forze europee inoltre svolgono servizio di controllo senza armi e non possono entrare nell’Ossezia del Sud, e quindi avrebbero bisogno di accesso a quelle aree “dove gli incidenti pare si siano svolti” per “fare una valutazione migliore della situazione sul territorio”.

Il ministro della difesa russo afferma in un comunicato che la Georgia ha ripetutamente attaccato Tskhinvali e i suoi sobborghi sin da mercoledì, concentrando l’attacco su un avamposto di osservazione di soldati dell’Ossezia in un tentativo di “far salire la tensione”.

“Gli eventi si stanno sviluppando similmente allo scenario dell’agosto 2008 e portano ad un’aggressione militare contro l’Ossezia del Sud e contro le forze di pace russe”, ha continuato il ministro.

Il ministro degli esteri georgiano afferma che il comunicato russo è una “minaccia non velata” al quale serve una forte risposta dal mondo. Ha incolpato inoltre la Russia per “un numero sempre maggiore di incidenti provocatori” nella regione.

Le autorità dell’Ossezia del Sud affermano che due colpi di mortaio sono stati diretti verso degli edifici di Tskhinvali dal villaggio georgiano di Zemo Nikozi. Di contro, il governo georgiano ha detto che le forze osseziane hanno preso di mira i mortai vicino al villaggio.


Fonti[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Russia.

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June 6, 2009

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Georgia

Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Georgia

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lunedì 6 giugno 2009

La ONLUS Cooperazione Internazionale Solidarietà Sanitaria (C.I.S.S.) ha effettuato una missione umanitaria che li ha portati da Canelli (AT) a Tbilisi, capitale della Georgia. Lo scopo era di portare aiuti umanitari, ovvero coperte, stufette elettriche e materiale sanitario, ai campi profughi dell’Ossezia del Sud attualmente stanziatisi in Georgia dopo la guerra dell’agosto scorso con la Russia, che da allora occupa militarmente la regione.

Per evitare di correre rischi alle dogane, la missione ha deciso di attraversare Slovenia, Ungheria, Romania (attraversando il Danubio su traghetto, poiché non vi erano ponti), quindi Bulgaria, Turchia, per giungere finalmente in Georgia dopo tre giorni, il 5 aprile. L’entrata in territorio georgiano è avvenuto dalla parte del mar Nero a Batumi, a circa 450 km da Tbilisi. Qui la missione è stata accolta dalla Caritas, diretta dall’intraprendente padre polacco Widolt, che svolge un ruolo importante nella regione, con dipendenti preparati e umanamente dediti alla popolazione georgiana in difficoltà.

La Georgia vive un momento politico estremamente delicato. I dipendenti della Caritas Italiana avvertono che di lì a due giorni si sarebbe svolta una grande manifestazione di protesta per fare deporre l’attuale presidente, avviso ripetuto poi dall’ambasciata italiana, che avverte di non muoversi dalla Caritas perché normalmente queste dimostrazioni sono la spia di una rivoluzione nascente, con conseguenti tumulti.

Nonostante il divieto, alcuni membri della missione hanno deciso di recarsi ugualmente presso il parlamento: tutta la città era come paralizzata da tantissima gente, polizia ed esercito ovunque, con i manifestanti decisi a presidiare i ministeri.

Il giorno successivo è avvenuta la prima visita ai campi profughi, dove sono presenti oltre 120 000 persone. Sono tutti ospitati in casette prefabbricate di cemento, umide, con il bagno all’esterno: esse sono state costruite a ottobre per l’emergenza. Gori, città natale di Stalin, non mostra più alcun segno del passato bombardamento durante il conflitto.

L’Ossezia del sud è, invece, off-limits, essendo attualmente la zona è controllata dai soldati russi. Le grosse città hanno numerosi quartieri costruiti dal precedente regime ed in evidente sfascio, tantissime persone anziane vendono ogni cosa nel loro piccolo tavolino persino le maglie di lana che con pazienza riescono ancora a fare a mano. Il costo della vita è paragonabile a quello dei Paesi occidentali (i prezzi di frutta e verdura sono simili a quelli italiani), tuttavia lo stipendio di un operaio è 150 euro, mentre la pensione di circa 70.

Nonostante le difficoltà, la popolazione è molto fiera di essere georgiana, che, come dicono i locali, significa essere ben diversi dai russi (anche l’alfabeto non è cirillico, bensì georgiano). Purtroppo come in tanti Paesi del blocco sovietico o nordici anche qui la piaga è l’alcoolismo; numerose sono le fabbriche dismesse e fa un certo effetto vedere chilometri di fabbriche completamente abbandonate con i vetri rotti ed i materiali arrugginiti. Forte, tuttavia, è la nostalgia dell’Unione Sovietica: gli anziani affermano che all’epoca avevano assicurati il lavoro, la scuola, la casa, la salute ed anche le ferie al mare, quindici giorni pagati dallo Stato. Oggi, invece, anche dopo l’ultima crisi finanziaria, la qualità di vita è precipitata in un abisso da cui i georgiani non sanno come uscirne.


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August 26, 2008

Il Cremlino riconosce ufficialmente le due repubbliche secessioniste

Il Cremlino riconosce ufficialmente le due repubbliche secessioniste

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martedì 26 agosto 2008

Guerra nell’Ossezia del sud

Dopo la scontata e quasi esclusivamente pro forma approvazione da parte del Senato, il Presidente della Federazione Russa, Dmitry Medvedev ha firmato oggi il decreto di riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia, le due regioni della Georgia che da anni mirano a separarsi dal governo di Tbilisi.

In mattinata, riferendo alle Commissioni Esteri del Parlamento italiano, il Ministro degli Esteri Franco Frattini si era detto «non ottimista, cioè pessimista» sugli sviluppi della vicenda. E proprio poche ore dopo il suo intervento, Medvedev ha dato seguito alla volontà della Duma.

Appena firmato il decreto, mentre si susseguivano le dichiarazioni dei principali leader mondiali, Medvedev ha ulteriormente accentuato i termini dello scontro: «In conformità con il decreto che ho firmato, il mio Paese, naturalmente, contribuirà a garantire la sicurezza di questi due Stati», «In caso di un attacco su di loro, daremo un sostegno adeguato», «la Russia è lo Stato che ha l’obbligo di garantire i loro interessi». Una evidente minaccia rivolta al governo di Mikheil Saakašvili, il quale ha denunciato la completa «mancanza di basi legali» della decisione del Cremlino e ha accusato la Russia di star unilateralmente riscrivendo la carta d’Europa. Tornano anche i riferimenti alle dittature totalitarie del secolo scorso. Quello di Medvedev, ha ammonito il leader georgiano, è «il primo tentativo in Europa, dalla Germania nazista e da Stalin da parte di un grande paese di annettere parte del territorio di un altro paese».

Durissimi anche i commenti di Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell’UE, che «condanna fermamente questa decisione» e «sollecita una soluzione politica per il conflitto».

Esponenti politici italiani, tra cui il ministro Frattini, hanno duramente criticato la nascita di stati «su basi etniche». Per il PD, Piero Fassino invita a contribuire alla positiva soluzione della vicenda non tramite «un rapporto opaco» tra il Presidente del Consiglio e l’omologo russo Vladimir Putin, ma bensì preferendo «un concorso convinto all’azione europea». Azione europea che, invece, Pier Ferdinando Casini giudica assente.

Un vertice dell’UE è stato convocato il 1° settembre a Bruxelles. La Russia, nel frattempo, raccoglie prove per accusare Tbilisi di pulizia etnica e studia un’alleanza con le due neo-repubbliche. Secondo fonti del governo dell’Ossezia, inoltre, Mosca sarebbe pronta ad accogliere l’ulteriore richiesta dei separatisti di inviare un proprio contingente militare.


Fonti

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August 25, 2008

Georgia: oscurata emittente in lingua russa

Georgia: oscurata emittente in lingua russa

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lunedì 25 agosto 2008

Il governo georgiano avrebbe oscurato RTVi, l’unica emittente televisiva in lingua russa a cui era ancora permesso trasmettere nella repubblica caucasica. Le altre emittenti diffuse dalla Russia erano già state oscurate con la dichiarazione della legge marziale da parte del presidente georgiano Mikheil Saakašvili, l’8 agosto scorso. La notizia è stata riportata dall’emittente radiofonica russa “Echo Moskvy” (Eco di Mosca) e ripresa soprattutto da altri media russi, mentre vi è uno scarso riscontro fra i media occidentali.

Le fonti concordano nel riportare la causa dell’oscuramento dell’emittente da parte delle autorità georgiane: RTVi avrebbe proposto un’intervista al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, realizzata dall’Eco di Mosca, nella quale lo stesso ministro criticava duramente il governo georgiano. L’associazione georgiana delle emittenti via cavo avrebbe di conseguenza oscurato, lunedì scorso, l’emittente russofona: la motivazione riguarda il fatto che RTVi sarebbe contravvenuta alla legge marziale.

Il caporedattore dell’Eco di Mosca, Alexei Venediktov, ha riferito all’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” che «solo leader autoritari e totalitari si spaventano davanti ad un media di massa indipendente e professionale» e che la decisione abbia il fine di «oscurare la verità ai cittadini georgiani».

Un articolo pubblicato online il 13 agosto da “The Jewish Week”, un settimanale ebraico newyorkese, occupandosi della posizione di rimprovero alla reazione russa nel conflitto nell’Ossezia meridionale da parte della comunità ebraica russofona, ha citato RTVi, la quale sarebbe proprietà di Vladimir Gusinski, milionario residente in Israele e, secondo la rivista, dichiaratamente anti-Putin. La stessa RTVi avrebbe trasmesso un sondaggio televisivo in cui veniva reso noto che il 75% dei telespettatori all’estero dichiarava di supportare la Georgia e solo il restante 25% la Russia, sempre secondo “The Jewish Week”.


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Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Georgia.

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Crisi nel Caucaso, il Senato Russo approva l’Indipendenza di Ossezia del Sud ed Abkhazia

lunedì 25 agosto 2008

Il Senato della Repubblica Federale Russa ha approvato all’unanimità un provvedimento emanato dal Presidente russo Dmitrij Medvedev che riconosce l’indipendenza delle due regioni separatiste georgiane che hanno portato al conflitto nella regione del Caucaso.

Sulla questione sono intervenuti anche gli amministratori delle regioni separatiste che sostengono il proprio diritto nel rivendicare l’indipendenza dalla Georgia ed accusano che i propri popoli hanno maggiori ragioni rispetto al Popolo del Kosovo, la cui indipendenza è stata riconosciuta dagli Stati Uniti d’America e dalla maggioranza degli stati europei, che è riuscito nel proprio intento.

Fonti

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Crisi nel Caucaso, il Senato Russo approva l\’Indipendenza di Ossezia del Sud ed Abkhazia

Crisi nel Caucaso, il Senato Russo approva l’Indipendenza di Ossezia del Sud ed Abkhazia

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lunedì 25 agosto 2008

Il Senato della Repubblica Federale Russa ha approvato all’unanimità un provvedimento emanato dal Presidente russo Dmitrij Medvedev che riconosce l’indipendenza delle due regioni separatiste georgiane che hanno portato al conflitto nella regione del Caucaso.

Sulla questione sono intervenuti anche gli amministratori delle regioni separatiste che sostengono il proprio diritto nel rivendicare l’indipendenza dalla Georgia ed accusano che i propri popoli hanno maggiori ragioni rispetto al Popolo del Kosovo, la cui indipendenza è stata riconosciuta dagli Stati Uniti d’America e dalla maggioranza degli stati europei, che è riuscito nel proprio intento.


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August 11, 2008

L’Armata Russa entra in Georgia

lunedì 11 agosto 2008

Al quarto giorno di conflitto la crisi tra la Russia e la repubblica ex-sovietica della Georgia sembra fuggire pericolosamente di mano ai suoi stessi protagonisti.

Mentre le diplomazie di tutto il mondo, ultimi i sette ministri degli esteri del G7, si affannano alla ricerca della pace, il premier russo Putin lancia durissime accuse: paragona il presidente Saakashvili a Saddam Hussein, con l’evidente intento di mettere in difficoltà la diplomazia USA, accusa gli stessi Stati Uniti di creare ostacoli all’Armata Russa e dichiara che la Russia non tratterà con il criminale di guerra Saakashvili.

Il presidente russo, Medvedev, in un incontro con i leader politici russi alla Duma, ha dichiarato che le operazioni continueranno «sino alla logica fine» e ha invitato l’OSCE a compiere una missione umanitaria in territorio osseto.

Tbilisi ha oggi respinto l’ultimatum russo che imponeva il ritiro delle proprie truppe oltre una zona di sicurezza al confine dell’Abkhazia e fonti militari russe hanno annunciato all’agenzia Interfax il dispiegamento di altri 9.000 uomini in risposta.

Mosca ha accusato il governo di Tbilisi di aver condotto un bombardamento dell’Ossezia, circostanza confermata da un reporter della Reuters presente nella regione, ma smentita dal governo georgiano.

La Russia, oltre a mantenere il blocco navale al largo di Poti, ha anche interrotto i collegamenti postali da e verso la Georgia.

La presunta occupazione russa

Come già nei giorni precedenti, oltre al conflitto militare si svolge tra le due nazioni, parallela e complementare, una guerra di disinformacija che rende lento e difficile l’accertamento della reale situazione sul campo.

Poco prima delle 17.00, l’agenzia ANSA ha battuto un comunicato secondo cui Mosca starebbe avanzando in territorio georgiano. Mosca ha giustificato l’incursione con la necessità di impedire ulteriori attacchi in Ossezia. Nondimeno, è la prima volta dalla fine dell’Unione Sovietica che truppe del Cremlino invadono il territorio di uno stato internazionalmente riconosciuto, e la notizia ha subito creato apprensione e confusione nella comunità internazionale.

Saakashvili ha accusato il Cremlino di voler occupare il paese e rovesciare il suo Governo, ha fatto appello agli alleati occidentali perché difendano la Georgia e ha chiesto una nuova riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dopo i quattro insuccessi dei giorni scorsi.

La RAI ha reso noto in serata che le truppe russe sarebbero a 60km dalla cità di Gori e in avanzata. Fonti di Tbilisi hanno dato la città natale di Stalin come già occupata dall’Armata Russa. Nondimeno, giornalisti e testimoni presenti hanno negato la specifica circostanza.

La circostanza di una rapida avanzata russa ha, tuttavia, ripreso consistenza in serata quando è stata ripresa e confermata dall’ambasciata di Georgia a Roma. La sede diplomatica di Tbilisi ha parlato di un esercito russo a soli 15km dalla capitale Tbilisi e ha auspicato pressioni del governo italiano su Putin. Fonti vicine al Governo georgiano hanno dichiarato di aver ordinato una ritirata dell’esercito per difendere la capitale. E non sembrano a questo punto eccessive le dichiarazioni delle autorità russe che parlano di un Saakashvili «nel panico».

Le reazioni in Italia

In mattinata, si sono concluse le operazioni di rientro dei nostri connazionali da Tbilisi. Molti, intervistati dal TG1, hanno denunciato la sistematica mistificazione operata da Mosca, che a loro dire avrebbe fornito informazioni artefatte ai media europei, e hanno chiesto un intervento dell’Occidente per salvare la Georgia.

In serata è stato reso noto che il Governo potrebbe riferire al Parlamento già mercoledì, e che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha nuovamente parlato con il suo omologo russo Putin, suo amico personale, cercando di esercitare una moral suasion per giungere ad una tregua. L’opposizione chiede un’azione più incisiva alla Farnesina e denuncia l’insufficienza dell’operato dell’Esecutivo per bocca dell’ex segretario DS Piero Fassino.

Il Ministro della Difesa, La Russa, ha dichiarato che l’Italia farebbe la sua parte in una eventuale missione internazionale di pace. Pace che, per ora, appare difficile e lontana.

Fonti

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L\’Armata Russa entra in Georgia

L’Armata Russa entra in Georgia – Wikinotizie

L’Armata Russa entra in Georgia

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lunedì 11 agosto 2008

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Al quarto giorno di conflitto la crisi tra la Russia e la repubblica ex-sovietica della Georgia sembra fuggire pericolosamente di mano ai suoi stessi protagonisti.

Mentre le diplomazie di tutto il mondo, ultimi i sette ministri degli esteri del G7, si affannano alla ricerca della pace, il premier russo Putin lancia durissime accuse: paragona il presidente Saakashvili a Saddam Hussein, con l’evidente intento di mettere in difficoltà la diplomazia USA, accusa gli stessi Stati Uniti di creare ostacoli all’Armata Russa e dichiara che la Russia non tratterà con il criminale di guerra Saakashvili.

Il presidente russo, Medvedev, in un incontro con i leader politici russi alla Duma, ha dichiarato che le operazioni continueranno «sino alla logica fine» e ha invitato l’OSCE a compiere una missione umanitaria in territorio osseto.

Tbilisi ha oggi respinto l’ultimatum russo che imponeva il ritiro delle proprie truppe oltre una zona di sicurezza al confine dell’Abkhazia e fonti militari russe hanno annunciato all’agenzia Interfax il dispiegamento di altri 9.000 uomini in risposta.

Mosca ha accusato il governo di Tbilisi di aver condotto un bombardamento dell’Ossezia, circostanza confermata da un reporter della Reuters presente nella regione, ma smentita dal governo georgiano.

La Russia, oltre a mantenere il blocco navale al largo di Poti, ha anche interrotto i collegamenti postali da e verso la Georgia.

La presunta occupazione russa

Come già nei giorni precedenti, oltre al conflitto militare si svolge tra le due nazioni, parallela e complementare, una guerra di disinformacija che rende lento e difficile l’accertamento della reale situazione sul campo.

Poco prima delle 17.00, l’agenzia ANSA ha battuto un comunicato secondo cui Mosca starebbe avanzando in territorio georgiano. Mosca ha giustificato l’incursione con la necessità di impedire ulteriori attacchi in Ossezia. Nondimeno, è la prima volta dalla fine dell’Unione Sovietica che truppe del Cremlino invadono il territorio di uno stato internazionalmente riconosciuto, e la notizia ha subito creato apprensione e confusione nella comunità internazionale.

Saakashvili ha accusato il Cremlino di voler occupare il paese e rovesciare il suo Governo, ha fatto appello agli alleati occidentali perché difendano la Georgia e ha chiesto una nuova riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dopo i quattro insuccessi dei giorni scorsi.

La RAI ha reso noto in serata che le truppe russe sarebbero a 60km dalla cità di Gori e in avanzata. Fonti di Tbilisi hanno dato la città natale di Stalin come già occupata dall’Armata Russa. Nondimeno, giornalisti e testimoni presenti hanno negato la specifica circostanza.

La circostanza di una rapida avanzata russa ha, tuttavia, ripreso consistenza in serata quando è stata ripresa e confermata dall’ambasciata di Georgia a Roma. La sede diplomatica di Tbilisi ha parlato di un esercito russo a soli 15km dalla capitale Tbilisi e ha auspicato pressioni del governo italiano su Putin. Fonti vicine al Governo georgiano hanno dichiarato di aver ordinato una ritirata dell’esercito per difendere la capitale. E non sembrano a questo punto eccessive le dichiarazioni delle autorità russe che parlano di un Saakashvili «nel panico».

Le reazioni in Italia

In mattinata, si sono concluse le operazioni di rientro dei nostri connazionali da Tbilisi. Molti, intervistati dal TG1, hanno denunciato la sistematica mistificazione operata da Mosca, che a loro dire avrebbe fornito informazioni artefatte ai media europei, e hanno chiesto un intervento dell’Occidente per salvare la Georgia.

In serata è stato reso noto che il Governo potrebbe riferire al Parlamento già mercoledì, e che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha nuovamente parlato con il suo omologo russo Putin, suo amico personale, cercando di esercitare una moral suasion per giungere ad una tregua. L’opposizione chiede un’azione più incisiva alla Farnesina e denuncia l’insufficienza dell’operato dell’Esecutivo per bocca dell’ex segretario DS Piero Fassino.

Il Ministro della Difesa, La Russa, ha dichiarato che l’Italia farebbe la sua parte in una eventuale missione internazionale di pace. Pace che, per ora, appare difficile e lontana.


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August 10, 2008

Terzo giorno di guerra in Georgia

Terzo giorno di guerra in Georgia – Wikinotizie

Terzo giorno di guerra in Georgia

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domenica 10 agosto 2008

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Terzo nulla di fatto in tre giorni per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno del Consiglio, ha spiegato che il conflitto si sta estendendo dall’Ossezia all’Abkhazia e che in questa situazione «fluida» è impossibile trovare un punto d’intesa tra i contendenti. Per bocca del Segretario Generale Ban Ki-Moon, è stata avanzata un’ulteriore richiesta di cessate il fuoco, che la Russia ha subordinato al ritiro completo dei georgiani dall’Ossezia e dalla stipula di un trattato che vieti qualsiasi azione di forza nella regione per il futuro.

Alle prime luci dell’alba, è giunta da Tbilisi la notizia del bombardamento dell’aeroporto internazionale, presto rettificata dalle autorità che spiegano che ad essere stata bombardata è un’infrastruttura militare nei pressi dell’aeroporto. L’infrastruttura, spiegano fonti del governo, serve alla produzione di aerei militari. Le autorità rassicurano: «né morti né gravi danni».

Stamattina, il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, ha visitato il villaggio di Ergneti situato a poca distanza da Tskhinvali sul confine tra Georgia e Ossezia e ha ordinato alle truppe il ritiro dall’Ossezia.

Nel pomeriggio, Saakashvili ha dichiarato il cessate il fuoco unilaterale, dopo aver raggiunto accordi con Mosca per un corridoio umanitario.

In parallelo con la quarta riunione del Consiglio di Sicurezza sul caso Ossezia, però, la CNN ha parlato di nuovi bombardamenti russi su Tbilisi, lasciando intendere che la Russia non ha intenzione di chiudere il conflitto aperto venerdì 8 agosto dalla Georgia prima di aver ottenuto una vittoria completa su tutti i fronti.

Il ritiro georgiano

Per tutto il giorno sulla notizia dell’abbandono da parte dell’esercito di Tbilisi dall’Ossezia si sono succedute voci tra conferme e smentite.

Un reporter della Reuters presente sul campo ha affermato di aver visto «un convoglio militare georgiano che trasportava uomini e mezzi di artiglieria ritirarsi dall’Ossezia».

Il canale televisivo Russia Today ha sollevato però pesanti dubbi sull’effettivo ritiro, e ha annunciato una massiccia mobilitazione delle truppe georgiane nell’Abkhazia.

L’agenzia russa Interfax ha rilanciato la smentita di Russia Today asserendo che «Le postazioni dei peacekeepers rilevano la presenza di forze, artiglieria e armi georgiane. La Georgia non si è ritirata».

Fonti vicine ai separatisti osseti hanno fatto sapere che, dopo una notte di bombardamenti, la situazione a Tskhinvali è relativamente calma, dando indirettamente credito alle dichiarazioni del governo di Georgia.

Venti di guerra anche in Abkhazia

Fonti georgiane e AFP, riprese dalla RAI, parlano di 10.000 soldati russi presenti tra Georgia e Abkhazia e pronti a sferrare un attacco contro la Georgia.

Il segretario del consiglio di sicurezza georgiano, Alexandre Lomaïa, ha inoltre annunciato che navi militari russe sono arrivate a Otchamtchyra, un porto in Abkhazia.

La Russia ha confermato il blocco navale, giustificandolo con l’esigenza di impedire l’arrivo di armi in Georgia, secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters su fonte Rai Novosti e Interfax. Smentite invece, dal governo di Mosca, le voci di un attacco congiunto in Abkhazia secondo quanto riportato poco dopo mezzogiorno dal canale filo-governativo Russia Today.

Gli sviluppi diplomatici

Israele ha fatto sapere di aver congelato la vendita di armi alla Georgia, per timore che la Russia venda anch’essa armi all’Iran a scopo di ritorsione. Già da un anno alla Georgia erano vendute solo armi difensive e non offensive. Ora, il governo di Tel Aviv ha bloccato l’approvazione di tutta una serie di contratti, pur non annullando quelli già operativi.

Gli Stati Uniti d’America continuano a fare pressioni su Mosca per un cessate il fuoco e per il rispetto dell’integrità territoriale della Georgia, ma Vladimir Putin non sembra intenzionato a cedere e lancia l’ipotesi di un tribunale internazionale per giudicare il presunto genocidio perpetrato dalle truppe georgiane contro il popolo osseto.


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