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August 9, 2008

La Georgia ha decretato lo stato di guerra

La Georgia ha decretato lo stato di guerra

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sabato 9 agosto 2008

Bandiera della Georgia

Continua il conflitto scoppiato ieri tra Russia e Georgia per il controllo dell’Ossezia del Sud, e ora è guerra aperta. La Georgia, attraverso il suo presidente Mikhail Saakashvili, ha infatti dichiarato lo stato di guerra e ottenuto dal Parlamento l’approvazione della legge marziale, in vigore da oggi per quindici giorni. Il presidente georgiano ha subito dopo chiesto alla Russia un cessate il fuoco immediato. Il presidente russo Medvedev ha negato ogni ipotesi di tregua fin quando la Georgia non ritirerà le sue truppe dall’Ossezia.

La richiesta di cessate il fuoco è stata nuovamente battuta dalle agenzie dopo le 18, ma prontamente smentita dal Cremlino, che ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla confinante Georgia.

Nella giornata odierna, il Governo e il Parlamento sono stati evacuati da Tbilisi e lo stesso Saakashvili è in viaggio per una località ignota.

Secondo la CNN, Saakashvili sarà raggiunto già in serata da un rappresentate diplomatico statunitense, nonché da rappresentanti della UE e della NATO, nel tentativo di cercare una difficile mediazione.

L’ex presidente attuale primo ministro russo, Vladimir Putin, è giunto poco dopo le 17.00 a Vladikavkaz, nei pressi del confine tra Russia e Georgia. La sua presenza, riportata dall’agenzia ASCA e dal canale televisivo Russia Today su fonte Interfax, sarebbe motivata dalla gestione del flusso di profughi in fuga dal conflitto. Putin ha difeso l’operato del presidente Medvedev, e ha intimato alla Georgia il ritiro e la cessazione di ogni ostilità, presente e futura, contro la regione contesa. Il capo del Governo di Mosca ha inoltre denunciato il «genocidio» perpetrato dalla Georgia in Ossezia del Sud.

Da fonti vicine all’Ambasciata di Georgia a Roma trapela notizia di un ultimatum russo: ritiro completo dall’Ossezia entro dodici ore, o Mosca bombarderà Tbilisi, da cui sarebbe in corso una progressiva e spontanea evacuazione di gran parte della popolazione civile.

La situazione militare e l’emergenza umanitaria

Nella prima mattinata, l’aviazione russa ha bombardato Gori, città georgiana famosa per essere il luogo natio di Stalin, nonché la città di Poti, sede di infrastrutture portuali, che sarebbe quasi completamente distrutta. Fonti georgiane, smentite però sia da testimoni italiani presenti sul luogo sia dal Ministro della Difesa russo, hanno parlato di bombardamenti ripetuti anche contro la capitale Tbilisi. Il governo della Georgia ha parlato di attacchi non riusciti contro l’oleodotto che collega la Georgia alla Turchia, unico nella regione che non si trova sotto il controllo di Mosca, denunciando la volontà russa di colpire non solo la Georgia ma anche gli interessi economici dell’occidente.

Nel pomeriggio si sono diffuse voci di nuovi attacchi aerei della Russia sul territorio georgiano, in particolare su Gori e su Poti, nonché di una nuova offensiva georgiana contro Tskhinvali, che sarebbe stata bombardata dall’artiglieria di Tbilisi in mattinata.

Secondo l’ambasciatore russo a Tskhinvali, citato dall’agenzia di stampa Interfax, il bilancio provvisorio degli scontri è di 2.000 vittime fra i civili e 30.000 rifugiati, che dall’Ossezia del Sud sono fuggiti in Russia nelle ultime ore, per timore di rimanere vittime dei bombardamenti. La situazione dei rifugiati secondo Sergei Sobyanin, vice-primo ministro della più grande nazione del mondo, costituisce una «emergenza umanitaria».

Anna Nelson, portavoce dell’organizzazione umanitaria della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, ha riferito di alcune comunicazioni inviatele, secondo le quali gli ospedali georgiani sarebbero «al collasso» per il gran numero di persone rimaste ferite negli attacchi.

Il comandante delle truppe georgiane di stanza in Iraq ha annunciato il ritiro dell’intero contingente (composto da 2000 uomini è il terzo per numerosità presente nel paese) entro lunedì 11 agosto e il governo di Saakasvhili ha ordinato la mobilitazione totale e richiamato centomila riservisti.

Alle ore 21.00 circa, le agenzie hanno battuto la notizia di un blocco navale russo in atto. Colpi di avvertimento sarebbero stati sparati contro navi commerciali dirette verso il porto di Poti, e attacchi dal mare verso le coste della Georgia sono stati minacciati se non vi sarà un immediato ritiro dall’Ossezia.

Pochi minuti dopo, l’ANSA ha riferito che il ministro degli esteri della Georgia, Eka Tkeshelashvili ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per respingere l’invasione russa in atto, confermando le notizie giunte nel pomeriggio secondo le quali il presidente sarebbe stato pronto a tentare la carta del soccorso della comunità internazionale, critica verso Mosca, per sostenere la lotta contro la più forte e meglio equipaggiata Armata Russa.

Putin, dopo aver accusato la Georgia di genocidio, ha fatto sapere di aver stanziato 10 miliardi di rubli (circa 280 milioni di euro) per la ricostruzione della capitale osseta Tsinkhivali distrutta dai combattimenti. Ha inoltre dichiarato che difficilmente si potrà immaginare un ritorno dell’Ossezia sotto la sovranità di Tbilisi dopo le vicende degli ultimi giorni. La NATO e gli USA, viceversa, ritengono cruciale il rispetto dell’integrità territoriale della Georgia, di cui ritengono facente parte anche l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia.

L’Abkhazia

Nella provincia dell’Abkhazia, la cui situazione è simile a quella dell’Ossezia, sono giunti da ieri esperti militari russi e vi sarebbe un ammassamento di truppe al confine con la Georgia. La televisione pubblica della Georgia ha inoltre riferito di bombardamenti russi nella regione.

Il governo indipendentista della regione ha annunciato nel primo pomeriggio l’inizio di una offensiva congiunta di esercito e aeronautica volta ad espellere i georgiani dalla zona contesa, ma attualmente controllata da Tbilisi, di Kodori. Voci sul campo hanno affermato che le truppe georgiane sarebbero in ritirata dall’Ossezia e in difficoltà nel contenere la nuova offensiva. L’agenzia ASCA ha battuto poco dopo le 17 una dichiarazione di Saakashvili secondo cui, invece, l’esercito della Georgia avrebbe respinto l’attacco dei ribelli intorno a Kodori.

La guerra mediatica

L’agenzia APA ha battuto alle ore 12.30 circa un comunicato in cui riferisce le seguenti dichiarazioni del presidente georgiano: «La Georgia è sotto attacco russo, non solo in Ossezia ma anche in Abkhazia e anche la flotta del Mar Nero è sotto attacco. La Russia ha pianificato questo attacco, non legato alla situazione in Ossezia, da tempo». In una nuova intervista concessa stamattina alla CNN, Saakasvhili ha ripetuto le sue accuse alla Russia di aver aggredito la Georgia, approfittando dell’estate, delle olimpiadi e della prossimo cambio di governo negli Stati Uniti, per attuare una politica del fatto compiuto.

Si infittisce, nel frattempo, il giallo sul numero di aerei abbattuti. La Georgia parla di 10 aerei abbattuti, e di un pilota catturato, ed è di pochi minuti fa la notizia che una TV privata georgiana ha mostrato il cadavere di un pilota russo e la carta d’identità di un altro, mentre il ministro della sicurezza nazionale ha parlato di un pilota russo ricoverato in un ospedale militare a Tbilisi.

La Russia, da parte sua, per bocca del Ministro degli Esteri Sergej Viktorovič Lavrov ammette l’abbattimento di due soli aerei, mentre la Georgia già da ieri ha parlato di ben cinque velivoli abbattuti e di altri quattro oggi nel corso dei bombardamenti su Gori.

Nella tarda serata di ieri, inoltre, la televisione russa Vesti, avrebbe trasmesso un video in cui si mostra un Su-25 georgiano abbattuto. Secondo la stessa fonte, il pilota sarebbe riuscito a lasciare l’aereo prima dell’impatto, ma sarebbe stato ucciso dai ribelli osseti.

L’ANSA ha reso noto che sarebbe allo studio il ritiro della Georgia dalle Olimpiadi, o comunque una qualche forma di protesta da parte degli atleti. Il presidente ha dichiarato che molti atleti hanno espresso il desiderio di arruolarsi e combattere.

Da oggi, sul territorio della Georgia è impossibile ricevere canali televisivi russi secondo l’emittente Russia Today. Il governo di Tbilisi avrebbe inoltre bloccato tutti i collegamenti con l’estero, ad eccezione di Ucraina e Turchia, in risposta alla sospensione dei voli disposta da Mosca.

La stessa Russia Today denuncia i tentativi del governo georgiano di attuare una guerra mediatica al fine di ottenere il sostegno delle potenze occidentali contro la Russia, e alle 19.30 ha trasmesso un documentario sulla dissidenza politica in Georgia.

La CNN ha mostrato in serata immagini del presidente georgiano in visita presso un ospedale militare e ha riportato nuove dichiarazioni di accusa contro la Russia dello stesso Saakashvili.

Le reazioni internazionali

Si è conclusa in nottata con un nulla di fatto anche la seconda riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre la comunità internazionale si mobilita per chiedere la fine dei combattimenti. Sin da ieri, l’Unione Europea, la NATO e gli USA hanno invitato i due contendenti a sospendere le ostilità.

Sono circolate nella giornata di ieri voci sulle intenzioni del Kazakistan di combattere insieme ai russi e oggi la Russia ha accusato l’Ucraina, e tutti i paesi che hanno venduto armi ai georgiani, di avere un ruolo colpevole nella vicenda e nella pulizia etnica, in corso secondo Mosca, in Ossezia.

Il Ministro degli Esteri di Tbilisi ha per parte sua accusato la Russia di aver violato il cessate-il-fuoco di tre ore concesso ieri dalla Georgia per consentire l’evacuazione dei civili e ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per imporre alla Russia il ritiro, posizione assunta già ieri dal Segretario di Stato USA Condoleezza Rice. Anche oggi, il presidente statunitense George W. Bush ha preso posizione in difesa della Georgia, facendo eco alle accuse formulate dal presidente georgiano alla CNN e parlando di «pericolo di escalation» dovuto agli attacchi russi in «regioni della Georgia lontane dalla zona del conflitto in Ossezia del Sud».

Il Ministro degli esteri della Svezia, Carl Bildt, ha accusato la Russia di riproporre argomentazioni degne di Adolf Hitler per giustificare la sua aggressione alla Georgia e ha dichiarato che la Russia risentirà a lungo delle conseguenze del suo operato nella regione. Bildt, inoltre, su pressioni polacche ha annunciato un probabile vertice dei Ministri degli esteri UE per lunedì 11 agosto.

La stessa Polonia, insieme alle repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, ha condannato l’aggressione russa, chiedendo agli organismi internazionali di «agire conseguentemente alla crisi». Il presidente polacco Lech Kaczynski ha descritto l’intervento russo come «un atto d’aggressione» e ha proseguito dichiarando che «L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sono parte della repubblica della Georgia e niente potrà cambiare questo fatto».

La Santa Sede ha fatto sapere che Papa Benedetto XVI segue «con apprensione» l’evolversi del conflitto.

Le reazioni in Italia

Il Ministero degli Affari Esteri ha sconsigliato i cittadini italiani dal recarsi in Georgia, consigliando quantomeno di contattare l’ambasciata d’Italia a Tbilisi prima di mettersi in viaggio. Lo stesso Ministero degli Esteri ha allo studio un piano di rientro degli italiani che, secondo cittadini italiani presenti a Tbilisi intervistati dal TG1, prevederebbe una tappa intermedia in Armenia.

Il senatore Roberto Di Giovan Paolo (Pd) ha criticato il silenzio del Governo italiano sull’azione russa in Ossezia del Sud e ha denunciato una presunta acquiescenza che il premier Silvio Berlusconi dimostrerebbe nei riguardi di Vladimir Putin e della sua politica, tutt’altro che democratica e federale.

Leoluca Orlando (Italia dei Valori) ha chiesto un forte intervento diplomatico del titolare della Farnesina, Franco Frattini per evitare un pericoloso stallo della diplomazia occidentale.


Fonti

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August 8, 2008

Guerra tra Russia e Georgia

Guerra tra Russia e Georgia – Wikinotizie

Guerra tra Russia e Georgia

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venerdì 8 agosto 2008

Mappa della Georgia, l’Ossezia del sud è segnata in grigio

È scoppiato proprio oggi, nel giorno dell’inizio delle Olimpiadi, un conflitto bellico su vasta scala nell’ex URSS. Le motivazioni sono di vecchia data e riguardano l’Ossezia, la cui parte meridionale che si trova in Georgia, per l’appunto l’Ossezia del Sud, è intenzionata a ricongiungersi con la parte settentrionale che si trova in Russia. L’Ossezia del Sud si autoproclamò indipendente dopo un referendum nel 1992, da allora la situazione tra Mosca e Tblisi è rimasta tesa, ma apparentemente sotto controllo. Ieri l’artiglieria Georgiana ha aperto il fuoco contro le postazioni russe della forza di Interposizione Russa. Pare che i morti siano già oltre mille, tra cui 30 soldati georgiani. Attualmente sia le truppe Georgiane, sia quelle Russe, sia le milizie rivoluzionarie asseriscono di avere il controllo della capitale.

Il presidente dell’Ossezia del Sud, Eduard Kokoity, non ha usato mezze misure per descrivere quello che sta accadendo: un genocidio, con centinaia di vittime civili. Migliaia e migliaia i profughi, che sono entrati nell’Ossezia settentrionale in fuga dalla guerra oramai aperta. I cacciabombardieri russi sono entrati in azione e in giro si vedono file di carri armati (entrambe le parti hanno T-72 e i Russi anche i T-80). Nel frattempo i civili stanno esaurendo viveri e acqua, dice l’UNHCR, problema quest’ultimo già in tempo di pace cronico.

Carri T-80 in un foto di alcuni anni fa

Tutto è iniziato, almeno nella fase più ‘calda’ della crisi, nella notte del 7 agosto, con il bombardamento delle postazioni russe da parte dell’artiglieria Georgiana. La città capitale Tskhinvali è praticamente rasa al suolo, stando alle dichiarazioni di varie fonti. Le divisioni russe della 58ima Armata sono ora entrate nella repubblica secessionista. Durante la mattina i cacciabombardieri russi – non è chiaro se si tratti di Su-25 o i Su-24, già protagonisti di altre azioni nei giorni precedenti, hanno bombardato vicino a Tblisi, anche se senza causare vittime. I Georgiani hanno rivendicato almeno un aereo russo abbattuto.

Ora lo scontro minaccia di farsi durissimo: Dmitry Medvedev ha preso l’impegno di proteggere i cittadini russi dell’Ossezia del Sud, e di perseguire i responsabili del massacro. L’UE e gli USA parlano di dialogo e di tregua, mentre il consiglio di sicurezza ONU ha subito tenuto una seduta notturna straordinaria su richiesta dei Russi. Inutilmente, dato che alla dichiarazione di tregua congiunta, nella forma stipulata, USA e GB hanno detto no.

Il problema qui è che la Georgia è alleata con gli USA, nonostante il suo governo sia stato tacciato più volte come non democratico, tanto da avere raffreddato gli entusiasmi della stessa Casa bianca. Il fatto che la NATO si sta espandendo a Est rende la Russia manifestamente ostile nei confronti della situazione che si crea, nella quale percepisce accerchiamento. La Georgia, terra di Stalin e di Shevardnaze, è adesso in attesa per entrare nella NATO.

Bush oggi era a Pechino assieme a Vladimir Putin, attualmente premier della Russia. E lui ha detto a Bush, che subito si era preoccupato di far rispettare l’integrità territoriale Georgiana, che «ci sono numerosi volontari in Russia pronti a combattere in Ossezia del Sud: sarebbe difficile trattenerli». Un conflitto regionale che ha già fatto in passato centinaia di vittime e che minaccia di destabilizzare il fianco Sud della Russia, con risultati per il futuro assolutamente imprevedibili ma, se le esperienze pregresse valgono (Cecenia, Armenia ecc.) il rischio che la situazione sfugga dal controllo per molto tempo è estremamente elevato, mentre è già una tragica certezza la portata del massacro che stanno subendo i civili della zona di guerra.


Fonti

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April 3, 2008

Vertice NATO: riflettori puntati sull\’Afghanistan e l\’allargamento

Vertice NATO: riflettori puntati sull’Afghanistan e l’allargamento

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Bucarest, 3 aprile 2008

La bandiera della NATO

Il vertice della NATO che si tiene dal 2 al 4 aprile nella capitale romena cade in un momento decisivo per l’Alleanza Atlantica, che rischia di spaccarsi su due fronti: la situazione in Afghanistan e l’eventuale allargamento della NATO ad est.

Questa sera è poi previsto l’arrivo di Vladimir Putin, principale oppositore alla politica di allargamento della NATO e leader di una Russia con la quale i rapporti si sono raffreddati molto nell’ultimo anno.

L’allargamento a est[]

L’attuale estensione della NATO
(ingrandire per visualizzare i futuri nuovi membri)

Ieri, 2 aprile, il presidente degli Stati Uniti George Bush ha dovuto incassare la contrarietà di vari paesi europei rispetto ad un allargamento della NATO a est. Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Norvegia hanno espresso parere negativo ad un allargamento dell’Alleanza ad Ucraina e Georgia. Anche la Gran Bretagna ha espresso le sue perplessità, ritenendo inopportuna una azione che avrebbe aperto un grave contrasto con la Russia.

Un eventuale allargamento della NATO ad est avrebbe potuto aprire un duro scontro con la Russia, che già critica per l’allargamento dell’Alleanza a Polonia, Ungheria e Romania, avrebbe visto entrare nella NATO due paesi orbitanti nella propria sfera d’influenza. Inoltre con la Russia i rapporti sono ancora molto freddi per l’ipotesi di scudo missilistico statunitense in Europa dell’est, giudicata una minaccia alla sicurezza da parte russa, nonché per i recenti sviluppi nel Kosovo, culminati nella dichiarazione d’indipendenza.

I due paesi candidati inoltre non sono pronti ad entrare in un apparato militare ad alto livello quale la NATO, né tecnicamente né politicamente: l’Ucraina vive una spaccatura interna proprio tra filorussi e filoatlantici, mentre la Georgia, a ridosso delle aree calde del Caucaso – aree in cui la Russia non tollera interferenze – oltre ad avere contrasti aperti con il governo russo, ha al suo interno ben due province separatiste fuori dal suo controllo, Abkhazia e Ossezia del Sud.

Fonti statunitensi parlano comunque di opzione non chiusa annunciando che la questione dell’entrata di Georgia e Ucraina è solo rimandata, ed anche il segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer conferma che “la porta della NATO rimane aperta” e che “qui a Bucarest abbiamo avuto la conferma che la famiglia della NATO continuerà ad allargarsi”.

Resta da discutere per mancanza di consenso, rinviata a domani sera, l’ipotesi dell’ingresso di Ucraina e Georgia nel Membership Action Plan (MAP), che rappresenta comunque un passo verso l’integrazione.

Il Presidente USA George W. Bush e la moglie Laura Bush ieri, col presidente della Romania Taian Basescu e la moglie Maria Basescu, a sinistra. Infine il segretario generale della Jaap de Hoop Scheffer e la moglie Jeannine de Hoop Scheffer durante il summit a Bucarest, nel Palazzo Cotroceni

Albania, Croazia e Macedonia

Nel quadro dell’allargamento della NATO Albania e Croazia hanno ricevuto l’invito ad entrare nell’Alleanza, mentre la Macedonia (ufficialmente FYROM) riceverà l’invito solo quando si risolverà il contrasto con la Grecia relativo al nome. Oggi infatti la Repubblica di Macedonia è riconosciuta ufficialmente con l’acronimo di Former Yugoslav Republic Of Macedonia, e la volontà del suo governo di cambiare il nome in Macedonia, stesso nome della limitrofa regione della Grecia, è osteggiata dal governo ellenico che teme l’aprirsi di rivendicazioni territoriali.

Albania, Croazia e Macedonia sono tutti membri del MAP.

Scudo spaziale

Altro tema caldo con la Russia è lo scudo spaziale, un sistema missilistico di difesa antimissile che gli Stati Uniti intendono realizzare nell’est Europa e che viene giudicato una minaccia alla sicurezza nazionale da parte dei vertici delle forze armate russe. Nel corso del meeting George Bush, forte sostenitore del progetto, sarebbe riuscito a strappare la conferma della necessità del sistema, nonostante la precedente contrarietà dei paesi dell’Europa occidentale nonché le forti polemiche russe.

L’Afghanistan[]

La cartina dell’Afghanistan

La NATO è da anni impegnata in una lunga guerra contro i talebani in Afghanistan, che oggi appare molto difficile tanto sul piano militare quanto su quello politico: sono molti gli osservatori che ritengono che un fallimento della NATO in Afghanistan potrebbe determinare la fine dell’Alleanza.

Sul tavolo, ieri, vi era la richiesta dell’aumento delle truppe combattenti (da 47mila a 55mila, come richiesto dal generale a comando delle operazioni della NATO in Afghanistan) nonché il caso del Canada, che aveva minacciato di ritirare il proprio contingente (2.500 soldati) impegnato da vari mesi in duri combattimenti, con numerose perdite.

L’aumento di truppe, fortemente richiesto da Bush, avverrà anche se non nei numeri richiesti, in particolare con la conferma di Nicolas Sarkozy per la Francia (800-1.000 uomini in più), Canada (altri 1.000), Gran Bretagna (circa 800), Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Georgia.

Il problema del Canada è rientrato sempre nella giornata di ieri grazie all’approvazione di un piano di riorganizzazione delle truppe, al quale parteciperanno anche Italia e Germania (più volte accusate in quanto non partecipano alle operazioni di combattimento), che prevede una parziale rotazione degli schieramenti e la ricollocazione di alcune truppe nelle aree più calde del sud e dell’est dell’Afghanistan. Questo piano consentirà anche all’Italia di impegnare più truppe nelle aree a rischio senza dover per questo aumentare il numero degli uomini schierati (attualmente 2.350), come ha confermato Romano Prodi.

Il nuovo piano per l’Afghanistan prevede un maggior coordinamento tra le forze in campo e punterà maggiormente sui Operational Mentoring Liaison Team (OMLT), team di addestratori e consiglieri militari che accompagneranno le unità dell’esercito afghano (ANA) e della polizia afghana per assisterli e guidarli nelle varie operazioni di combattimento. Si tratta di una figura finora prevalentemente appannaggio delle forze statunitensi, necessaria per consentire all’esercito afghano una maggiore autonomia ed un maggior ruolo nelle operazioni militari.

Infine è arrivato un segnale di distensione dalla Russia con l’annuncio della disponibilità, da parte di Putin, di sfruttare il corridoio nord (dalla Russia attraverso Kazakistan e Uzbekistan) per la linea di rifornimenti ai contingenti NATO in Afghanistan. Attualmente rifornimenti, a parte quelli per via aerea aerei, partono dal Pakistan passando per zone in cui è forte la presenza talebana e sono stati più volta oggetto di attacchi.

L’aumento delle truppe e la riorganizzazione delle stesse in Afghanistan vanno letti nel quadro dell’offensiva di primavera, attesa a breve in Afghanistan.

Il pomeriggio di oggi (3 aprile) sarà dedicato alle discussioni sull’Afghanistan, ed interverranno il premier afghano Hamid Karzai, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, l’Unione Europea (rappresentata da Javier Solana e Manuel Barroso), i leader degli altri paesi non NATO che contribuiscono alla missione ISAF (International Security Assistance Force) nonché la Banca Mondiale.

Sull’Afghanistan pesano le divergenze, in seno alla NATO, sia per quanto riguarda la partecipazione dei singoli Paesi (Italia, Germania e Spagna non intendono partecipare a missioni di combattimento), sia per quanto riguarda la strategia dell’Alleanza: mentre gli Stati Uniti spingono per una maggiore aggressività contro le forze talebane, l’Europa (in particolare l’asse franco-tedesco, confermato a questo vertice) preme per una maggiore attenzione alla ricostruzione ed al rapporto con i civili, criticando la sovrapposizione di competenze tra le varie truppe in Afghanistan. In quel paese, infatti, oltre all’ISAF a comando NATO operano truppe, prevalentemente statunitensi, a comando USA ed esclusivamente dedicate alle operazioni antiterrorismo, nell’ambito di Enduring Freedom.

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January 13, 2008

Georgia: manifestazione di protesta a Tbilisi contro i presunti brogli elettorali

Georgia: manifestazione di protesta a Tbilisi contro i presunti brogli elettorali

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domenica 13 gennaio 2008
A ormai una settimana dal voto la situazione in Georgia non pare essersi ancora stabilizzata. Decine di migliaia di persone stanno manifestando in queste ore per le strade della capitale, protestando contro i presunti brogli che si sarebbero verificati durante l’ultima tornata elettorale nel paese caucasico.

I manifestanti, secondo alcune fonti 35.000, indossano sciarpe bianche, simbolo del movimento di protesta al governo dopo le elezioni del 5 gennaio. Seppur significativo, il numero stimato è ben lontano dalle aspettative degli organizzatori che avevano annunciato per la giornata odierna la presenza di almeno 100.000 persone. Obiettivo dichiarato di quest’ultimi è costringere il governo, attraverso le pressioni della piazza, a indire nuove elezioni, analogamente a quanto già successo nel novembre scorso.

In risposta alle dichiarazioni dell’OSCE, che ha parlato di una consultazione “in linea con le raccomandazioni e gli standard per elezioni democratiche”, sabato i partiti dell’opposizione hanno realizzato una manifestazione dal titolo il “Museo delle Bugie Americo-Georgiano” dove sono state esibite le prove che dimostrerebbero l’assoluta irregolarità del voto.

Mikheil Saakašvili, dopo che la Commissione Elettorale Centrale ha confermato la sua rielezione al primo turno con il 53% dei consensi, ha frattanto iniziato ad intavolare consultazioni con i leader dell’opposizione, tra cui Levan Gachechiladze, ipotizzando un possibile ruolo istituzionale di quest’ultimo nel nuovo governo che si andrà formando. Nulla tuttavia è stato ancora deciso e le istanze tra le parti in confronto appaiono ad oggi inconciliabili.

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January 6, 2008

Elezioni in Georgia: Saakašvili verso la riconferma

Filed under: Elezioni,Europa,Georgia,Politica e conflitti,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Elezioni in Georgia: Saakašvili verso la riconferma

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domenica 6 gennaio 2008

Mikheil Saakašvili

Mikheil Saakašvili, presidente uscente della Georgia, sarebbe uscito vincitore dalla tornata elettorale tenutasi ieri, 5 gennaio 2008, nel paese caucasico. Lo affermano gli exit pool e il conto parziale delle schede elettorali che assegnano a quest’ultimo, dimissionario dopo gli scontri di piazza dello scorso novembre, una percentuale di consensi che si aggira intorno al 55%, sufficiente per decretarne la vittoria al primo turno.

Sebbene il dato ufficiale non sarà disponibile se non nella giornata di domani, tutto fa presagire la riconferma di Saakašvili che, dopo aver conosciuto i risultati dei sondaggi post elettorali, ha dichiarato alle televisioni georgiane: ”Tutti i risultati degli exit pool resi noti dai mass media confermano la nostra vittoria al primo turno ma, poiché siano un partito democratico, aspetteremo il risultato finale dalla Commissione Elettorale Centrale.”.

Bocciati dall’elettorato i due principali contendenti di Saakašvili: né l’imprenditore vinicolo Levan Gachechiladze né il magnate Badri Patarkatsishvili sono riusciti infatti ad ottenere risultati significativi, attestandosi il primo intorno al 28% mentre il secondo intorno al 6%. Il referendum di adesione alla NATO, contestuale alle elezioni presidenziali, ha invece ottenuto larghi e omogenei consensi dagli elettori di quasi tutte le forze in campo.

I commissari internazionali (oltre mille) che hanno vigilato sulla regolarità di questa tornata elettorale affermano, al pari del partito di Saakašvili, che non vi sono stati brogli. L’OSCE ha infatti parlato di una consultazione “in linea con le raccomandazioni e gli standard per elezioni democratiche”. Anche all’interno della richiamata organizzazione, tuttavia, le posizioni non sono univoche. Il capo della commissione Odihr Dieter Boden, annunciando la prossima redazione di un resoconto analitico su quanto avvenuto, non ha mancato di rilevare le “intimidazioni” poste in essere dai militanti del partito di Saakašvili durante la campagna elettorale e la preoccupante lentezza dello spoglio delle schede. Su tali irregolarità (e su presunti brogli) fanno leva i partiti risultati sconfitti dal voto di oggi: in risposta a quello che i leader dell’opposizione ritengono l’instaurazione di un regime totalitario è stata indetta per questo pomeriggio una manifestazione non autorizzata per strade di Tbilisi ove, secondo quanto riportato dalle agenzie, sono confluiti alcune migliaia di militanti.

Gachechiladze, che si dichiara il vero vincitore delle elezioni e che denuncia la censura nei confronti delle sue dichiarazioni delle tre reti televisive nazionali, pare intenzionato a far leva sulla piazza e sui potenti mezzi di cui dispone per affermarsi alla guida dello Stato. Anche se nella giornata odierna non si sono verificati scontri e i manifestanti sono tornati alla spicciolata presso le proprie abitazioni per festeggiare la vigilia del Natale ortodosso, i leader dell’opposizione hanno già indetto una nuova manifestazione di protesta l’8 gennaio a Tbilisi. La situazione nel paese caucasico appare sempre più vicina al collasso.

Articoli correlati[]

  • «Georgia: vigilia elettorale delle elezioni presidenziali» – Wikinotizie, 4 gennaio 2008

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January 4, 2008

Georgia: vigilia elettorale delle elezioni presidenziali

Georgia: vigilia elettorale delle elezioni presidenziali

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venerdì 4 gennaio 2008

Tbilisi, la capitale georgiana

Vigilia elettorale carica di tensione in Georgia. Domani, 5 gennaio 2008, si svolgeranno infatti le elezioni presidenziali che vedranno contrapposti l’ex premier Mikheil Saakašvili (dimessosi nel novembre dello scorso anno al fine di partecipare alla presente tornata elettorale) e Badri Patarkatsishvili, magnate georgiano, presidente della Dinamo Tbilisi e proprietario della rete televisiva IMEDI.

Nonostante sia stato coinvolto nei giorni scorsi in uno scandalo dopo la diffusione di un filmato nel quale dichiarava la sua intenzione di porre in essere un Colpo di Stato qualora non fosse stato eletto, Patarkatsishvili ha tuttavia deciso di non ritirarsi dalla corsa elettorale. A seguito della diffusione del video la rete IMEDI è stata chiusa dalle autorità governative in quanto sospettata di essere lo strumento attraverso il quale il candidato avrebbe potuto tentare di raggiungere i propri scopi anticostituzionali. La chiusura è stata fortemente contestata dall’opposizione che ritiene ora il governo monopolista del sistema televisivo poiché, secondo la controparte, controllerebbe i rimanenti tre canali televisivi nazionali.

Badri Patarkatsishvili, pur essendo il rivale più quotato di Saakašvili, non è tuttavia il solo. Altri 5 partiti dell’opposizione hanno infatti espresso propri candidati. Tra questi Levan Gachechiladze, imprenditore vinicolo, sostenuto da ben nove partiti. Tale circostanza favorirebbe il premier uscente che, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe attestato di poco sopra il 50%, soglia che gli permetterebbe di vincere le elezioni al primo turno. In particolare l’opposizione non è riuscita a trasformare in voti il senso di malessere presente tra i georgiani. Eletto con il 95 % dei consensi dopo la rivoluzione delle rose, il premier non è infatti riuscito a invertire la tendenza negativa dell’economia georgiana. La disoccupazione tocca oggi infatti il 14% mentre la percentuale di popolazione che vive in condizioni economiche disagiate supera il 50% del totale.

La contrapposizione tra Saakašvili e Patarkatsishvili inerisce anche delicati equilibri regionali. Mentre il primo infatti è sostenuto dagli USA, che durante il suo mandato hanno provveduto a sovvenzionare l’esercito georgiano, il secondo ha posizioni filo-russe e sostiene la riapertura dei negoziati con le province ribelli dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia

Seppur nella giornata precedente alle elezioni sia preclusa per legge ogni attività di propaganda elettorale, l’opposizione denuncia già brogli e intimidazioni. È di pochi giorni fa l notizia del fallito attentato a uno dei suoi esponenti, Giya Tortladze, il quale è sopravvissuto per pura causalità alla deflagrazione di una carica esplosiva posta al di sotto della propria autovettura.

Il portavoce del governo ha invece assicurato che il voto sarà regolare: all’uopo sono presenti nel paese caucasico più di mille osservatori internazionali e, per evitare ogni possibile frode, ad ogni singolo votante sarà macchiato il pollice destro con un colorante.

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January 22, 2006

Esplode un gasdotto in Russia

Esplode un gasdotto in Russia – Wikinotizie

Esplode un gasdotto in Russia

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22 gennaio 2006

Questione del gas russo

Nella notte fra il 21 e il 22 gennaio 2006, alle ore 00:55 in Italia, le autorità russe hanno reso nota l’esplosione del gasdotto che rifornisce la Georgia e l’Armenia, prendendo nelle ore successive la decisione di chiudere il gasdotto per aiutare i tecnici intervenuti sul posto.

Sono ancora sconosciute le cause dell’esplosione: mentre dal Cremlino si suggerisce l’ipotesi di un atto terroristico, da ambienti georgiani si fa sapere che l’esplosione, avvenuta nella zona di Verkhnu Lars, nell’Ossezia del Nord a pochi chilometri dal confine, potrebbe essere stata provocata dalla Russia stessa: la Georgia, infatti, dipende interamente dalla Russia per il proprio fabbisogno energetico, e l’azione potrebbe essere interpretata alla luce del cambio della guardia avvenuta nel Paese, dove è al potere il presidente filo-occidentale Saakashvili.

Come l’Ucraina, anche la Georgia ha subito un aumento del prezzo del gas, passato a 110 dollari ogni 1000 metri cubi dall’inizio di gennaio 2006. In questo momento la Georgia sta subendo le conseguenze di una eccezionale ondata di gelo proveniente dalla Siberia, dunque la situazione è destinata ad aggravarsi.

Fonte

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Georgia attentato distrugge gasdotto

Filed under: Armenia,Energia,Georgia,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Georgia attentato distrugge gasdotto – Wikinotizie

Georgia attentato distrugge gasdotto

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22 gennaio 2006

Esplosione distrugge gasdotto, la Georgia al gelo[]

Gg-map.png

Alle tre di notte, due bombe hanno distrutto il gasdotto che attraversa l’Ossezia del Nord, in Georgia, e che trasporta il gas russo alla Georgia e all’Armenia. Nella mattinata, altre due esplosioni hanno colpito i piloni dell’alta tensione nella Repubblica Karachaevo-Cherkessia.
Georgia e Armenia rimangono al gelo.

Il governo di Tbilisi accusa i russi di condurre una nuova campagna politica “impropria”, al seguito della crisi che portò alla brusca riduzione di gas fornito dalla Russia in tutta l’Europa e che comporto un aumento del prezzo per il paese da 60 a 110 dollari per mille metri cubi di gas. Inoltre la Georgia ha orientato la propria politica verso l’Europa, chiedendo l’entrate nella NATO e collaborando alla creazione di oleodotti e gasdotti che porteranno il gas dell’Asia centrale in Europa saltamdo la Russia. La Georgia ha anche rifiutato alla Gazprom la cessione della gestione della propria rete di gasdotti.
Mosca parla invece di fatalità e rinvia le accuse alla Georgia, che tenta di inscenare una «nuova isterica campagna antirussa».

L’incidente ha provocato una crisi energetica anche in Armenia, il cui gas arriva attraverso la Georgia. Occorre notare che il governo di Erevan è fedelissimo alla Russia e che necessita dell’appoggio russo, per contrastare il governo musulmano dell’Azerbaigian.

Fonti[]

  • Corriere della Sera 22 gennaio 2006

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