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March 24, 2015

Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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Viaggio umanitario del CIS in Etiopia-Sudan

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martedì 24 marzo 2015

Genova imbarco ambulanza

Partenza[]

Il giorno 8 febbraio 2015 siamo a Genova all’aeroporto; Lucio, primario cardiochirurgo al Gaslini, Piero ed io dobbiamo andare a Gibuti a sdoganare l’ambulanza donataci dalla Croce Verde di Nizza M.to su cui ho caricato un ecocardiografo, due defibrillatori, diverso materiale monouso per sala operatoria, un centinaio di scarpe nuove per il centro dei bambini di strada dei salesiani di Addis Abeba e le solite bottiglie di vino da omaggiare a tutti quelli che ci hanno aiutato. Guideremo il mezzo da Gibuti all’ospedale di Debrè Birhan in Etiopia come da accordi con le autorità etiopi.

Gibuti[]

Gibuti Città.

Gibuti è una città affascinate dall’aspetto coloniale francese con begli edifici decadenti di fine ottocento, troviamo molti militari europei, l’impronta africana si mescola a quella occidentale, qui anche gli alcoolici nei locali pubblici sono permessi, le ragazze indossano jeans attillati e le donne con il velo sono una rarità.

Prima amara sorpresa: al porto ci dicono che il mezzo non ci verrà consegnato perché le pratiche per ottenere l’esenzione dal dazio iniziate mesi fa non sono ancora ultimate, dovremmo raggiungere Addis Abeba e Khartoum con mezzi propri. Ultimate le pratiche doganali il mezzo verrà portato all’ospedale da personale dello stesso nosocomio. Dobbiamo coprire oltre 2500 km e ci attiviamo a trovare i mezzi pubblici.

Buona permanenza a Gibuti dal vescovo italiano monsignor Bertin che ci ospita in una dependance vicino la cattedrale. Poco fuori città visitiamo l’ex ospedale italiano Balbala gestito da nostri connazionali, è molto funzionale, del chirurgo dr. Carlo che vi lavora da alcuni anni con la moglie psicologa ci hanno detto all’aeroporto che per loro è un mito! Il console onorario dr. Rizzo ci ragguaglia sulle tante difficoltà burocratiche doganali etiopi mentre quelle di Gibuti si risolvono in genere in pochi giorni; ci sembra che l’Etiopia non incoraggi per nulla la donazione di materiale sanitario!

Verso sera partiamo con un mini bus per la frontiera con l’Etiopia ma stranamente, anziché fare la comoda strada asfaltata che tutti gli autocarri percorrono, il pulmino si dirige prima verso la Somalia per poi deviare su una stradina tortuosa che ci porta vicino alla frontiera etiope, raggiunta in piena notte, e da cui in territorio etiope partirà poi una pista di circa 205 km! Stranezze africane.

Etiopia[]

Si dorme all’addiaccio ed alle 5 partenza per la frontiera con entrata in Etiopia. Pensiamo d’ora in poi di viaggiare bene ma il peggio dovrà ancora venire. Se prima il conducente era un ragazzo che masticava continuamente ciat pianta euforizzante e raramente guardava la strada ora l’autista è più tranquillo, ma l’asfalto si trasforma in una infernale pista ciottolosa con saliscendi continui che termina alle cinque della sera nella cittadina di Dire Dawa dopo avere mangiato chili di polvere ed aver goduto uno spettacolo molto interessante e vario con famiglie di scimpanzé lungo la strada.

Il giorno successivo ci rilassiamo, si fa per dire, andando a visitare una bella antica cittadina vicino la Somalia, Harer. In effetti il luogo merita una deviazione perché è suggestivo. In questa città dicono che ci sia il miglior caffè d’Etiopia che gustiamo a casa di una famiglia. Per prepararci il caffè anzi i tre caffè di rito bisogna attendere circa 45 minuti perché la preparazione è molto laboriosa ed è interamente fatta a mano come anche la tostatura, i chicchi vengono lentamente pestati.

Il mattino seguente prima dell’alba nuovo bus per Addis Abeba, questa volta il mezzo è un normale pullman, si attraversa una delle zone più affascinati dell’Etiopia tra cui la stupenda Rift Valley, si incontrano fiumi, montagne sempre oltre 2000 m, laghi, pianure, gole e paesaggi fiabeschi; è stato da poco raccolto il grano e si vedono ancora le piante di mais più piccole delle nostre e con meno file di chicchi che ormai secche sono raccolte in covoni. Le piante di banane si alternano a rari baobab ed eucalipti. Sembra che la gente svolga il lavoro con serenità e pazienza due caratteristiche che incontreremo sempre in questo viaggio.

Verso sera finalmente arriviamo ad Addis Abeba dopo aver percorso per oltre 57 km anche un tratto di nuovissima autostrada a tre corsie. La capitale è come ogni città africana caotica, il pullman si ferma al capolinea a due passi dalla quasi ultimata linea della metropolitana costruita con criteri ultramoderni dai soliti cinesi che anche qui hanno l’appalto di gran parte della rete stradale. A dir la verità la città non mi entusiasma molto, è troppo recente ed è un gigantesco cantiere in costruzione. La parte più bella della città è senz’altro quella collinare sede di numerosi ministeri ed ambasciate.

Nella bellissima Villa Italia in un vasto parco ha sede la nostra ambasciata. Il dr. Melloni capo della Cooperazione italiana avvisato dall’ambasciatore dr. Mistretta, purtroppo fuori sede, ci aggiorna sull’iter burocratico di sdoganamento del mezzo. Rimaniamo ospiti per tre giorni dei salesiani di cui visitiamo le innumerevoli opere sociali come scuole professionali e non, centri per orfani, per bambini di strada, per prostitute e ragazze madri, per adozioni a distanza ecc. Simpatica la visita alla missione di don Mario sul lago Zway e Langano quest’ultimo completamente rosa per la presenza di alghe. Altra visita a Nazret all’ospedale oftalmico St.Francis gestito con maestria dal CUAMM di Padova, è attrezzato bene, pulito, l’igiene regna sovrana, caratteristica tipica delle suore anche qui presenti.

Etiopia: Lago Tana.

La sera il collegamento con radio Veronica di Torino ci permette di sentire un po’ di aria natia. Dobbiamo ripartire con direzione Sudan non prima di aver visitato il suggestivo lago Tana con i suoi bellissimi monasteri ortodossi dei secoli XIII e XIV ricchi di antichi manoscritti custoditi gelosamente e scampati per miracolo alle distruzioni durante il periodo di Menghistu.

Etiopia Gonder un castello

La perla dell’Etiopia cioè Gonder “la Camelot africana” così chiamata per i suoi quattro castelli costruiti nel secolo XVII e che dominano la città dall’alto è indubbiamente una città ricca di fascino per il suo glorioso passato per essere stata anche capitale della nazione. La sera Piero e Lucio insistono per andare a cenare in un bel ristorante frequentato da europei; in effetti si gustano ottimi piatti locali peccato che abusino troppo di incenso, più che in un ristorante mi sembra di essere in una chiesa.

Sudan[]

Sudan: sito di Meroe

Il giorno successivo dobbiamo trovarci alla frontiera col Sudan al mattino presto, partiamo di notte con altro minibus dopo averlo aspettato per quasi un’ora con il dubbio che l’autista non venisse, la sera prima aveva già intascato metà dei soldi pattuiti, invece devo ricredermi, arriva e riempie completamente il mezzo, non c’è più posto per nessuno. Come promesso arriviamo alle 8 alla frontiera con il Sudan dove incontriamo puntualissimo Mortada, ottimo autista dell’agenzia viaggi Levi che abbiamo contattato per evitare problemi nell’attraversamento di questa zona di confine.

Khartoum è come sempre una città interessante, la nostra ambasciata e l’ufficio della Cooperazione italiana ci supportano non poco invitandoci anche a pranzo. Visita di rito all’efficiente centro di cardiochirurgia Salaam di Emergency di Gino Strada dove Lucio ritrova un vecchio amico.

Abbiamo anche l’opportunità di visitare il sito archeologico di Meroe che sembra sbucare fra le dune dopo un’ora di assolata pista. È meraviglioso e suggestivo con le sue piramidi nere risalenti a circa 500 anni prima di Cristo. È una zona archeologica molto ampia e che andrebbe meglio valorizzata.

Incidente[]

La sera della diretta con la radio di Torino nel tratto di strada che ci riporta in hotel il tuc tuc su cui viaggiamo a causa di una grossa buca dell’asfalto sta per ribaltarsi, il ragazzo che lo guida cerca di sterzare ma finisce sulla carreggiata opposta mentre sta per sopraggiungere un’auto a velocità sostenuta, è un attimo, ci buttiamo subito fuori dell’abitacolo e l’ape finisce la sua folle corsa sul marciapiede, siamo incolumi, più tardi in camera stentiamo ad addormentarci.

Sull’aereo che ci riporta a casa ripenso alle esperienze vissute, alla fatica che ho visto fare per tirare su l’acqua da un pozzo, e dire che a noi basta un piccolo gesto della mano per avere subito acqua pulita pronta da bere, invece sovente beviamo quella in bottiglia.

Ringrazio Lucio e Piero con cui ho condiviso le esperienze del viaggio; entro Marzo arriveranno in Italia due bambini di 12 anni per operarsi al cuore Elisabeth dal Senegal e Gueoue bambino dalla Costa d’Avorio; hanno in comune oltre all’età la malattia congenita e la povertà. Questi interventi come gli altri sono pagati interamente dalle onlus Ana Moise di Aosta e CIS di Canelli. Verranno operati al Gaslini di Genova dal dr. Santoro dell’equipe del prof. Lucio Zannini che ha fatto il viaggio con noi. Ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno ancora perché hanno capito che noi siamo più fortunati nascendo anche in un posto bellissimo.


Galleria fotografica[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Etiopia.

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Sudan.

Fonti[]

Resoconto di Pier Luigi Bertola, presidente onlus CIS (Cooperazione italiana solidarietà).

Notizia originale
Questo articolo contiene notizie di prima mano comunicate da parte di uno o più contribuenti della comunità di Wikinotizie.

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February 17, 2014

Copilota dirotta volo Ethiopian Airlines

Copilota dirotta volo Ethiopian Airlines

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17 febbraio 2014

Il Boeing 767-300ER di Ethiopian Airlines dirottato

Il volo Ethiopian Airlines 702 era partito dall’Aeroporto di Addis Abeba-Bole, in Etiopia, con arrivo previsto all’Aeroporto di Roma-Fiumicino e successivamente all’Aeroporto di Milano-Malpensa, in Italia, il 17 febbraio 2014. Il volo è stato dirottato dal copilota disarmato, chiudendo fuori dalla cabina il pilota mentre si trovava nei cieli del Sudan sulla rotta tra Addis Abeba e Roma.

Incidente[]

Il volo Ethiopian Airlines 702 programmato con partenza dall’Aeroporto di Addis Abeba-Bole alle ore 00:30 (UTC+3) il 17 febbraio 2014.[1] L’aereo ha iniziato a mettere il primo transponder code 7500 (che significa dirottamento aereo) mentre sorvolava i cieli a nord del Sudan.[2] Mentre il pilota era fuori dalla cabina di pilotaggio per recarsi alla toilette, il copilota ha chiuso e bloccato la cabina di pilotaggio continuando a pilotare l’aereo.[3] Il volo sarebbe dovuto atterrare all’Aeroporto di Roma-Fiumicino alle ore 04:40 (UTC+1), da dove sarebbe dovuto poi ripartire alla volta dell’Aeroporto di Milano-Malpensa, ma il volo è proseguito senza sosta con l’intenzione di raggiungere l’Aeroporto di Ginevra-Cointrin.[4] Scortato dall’ingresso nello spazio aereo italiano dall’Aeronautica Militare, è stato poi preso in consegna dall’Armée de l’air con l’ingresso nello spazio aereo francese. Il copilota ha comunicato alla torre di controllo dell’Aeroporto di Ginevra-Cointrin l’intenzione di avanzare richiesta di asilo politico in Svizzera. Durante la conversazione, l’aereo effettua diverse volte su Ginevra.[5]

Alle 06:02 (UTC+1) l’aereo atterrà presso l’Aeroporto di Ginevra-Cointrin con circa 10 minuti residui di carburate e un motore spento. Il copilota esce dall’aereo calandosi lungo una corda gettata dal finestrino in cabina di pilotaggio, mentre gli altri passeggeri e membri dell’equipaggio sono stati fatti scendere dalla polizia svizzera dall’aereo con le mani dietro la testa per motivi di sicurezza. Durante l’operazione, l’Aeroporto di Ginevra è stato chiuso.[6]

Tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio sono rimasti illesi.[6]

L’attentatore[]

Il copilota dirottatore è un cittadino etiope di 30 anni. Ha chiesto asilo politico in Svizzera dichiarando di non trovarsi bene in Etiopia; le autorità svizzere lo hanno arrestato.[7]


Note[]

  1. «Ethiopian Airlines flight ET-702 of 17 febbraio 2014», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  2. «Hijacked Ethiopian plane probably flown to Switzerland for asylum», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  3. «Ethiopian Airlines hijacker was co-pilot», 17 febbraio 2014. URL consultato in data 17 febbraio 2014.
  4. Ethiopian Airlines hijack: Co-pilot took control of plane. 17 febbraio 2014, ultimo aggiornamento alle 08:42 UTC. URL consultato il 17 febbraio 2014.
  5. Hijacker arrested after Ethiopian Airlines flight forced to land in Geneva. URL consultato il 17 febbraio 2014.
  6. 6,0 6,1 BREAKING: Hijacked Ethiopian Airlines Flight 702 From Addis Ababa To Rome Lands In Geneva; Airport Shuts Down, Passengers And Crew Safe, Airline Claims
  7. Swiss confirm Ethiopian plane hijack, BBC News, 17 febbraio 2014, ultimo aggiornamento alle 01:44 ET.
CC-BY-SA icon.svg Articolo pubblicato con licenza CC BY-SA,
in quanto importato da Wikipedia.
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January 13, 2009

Somalia: le truppe etiopiche si ritirano

Somalia: le truppe etiopiche si ritirano

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martedì 13 gennaio 2009

Somalia

Stamattina, dopo un ennesimo scontro con i miliziani islamici Al-Shabaab, le truppe etiopiche hanno iniziato il ritiro dalla Somalia, ponendo fine all’incursione dei 3000 soldati di Addis Abeba che era iniziata alla fine del 2006 come una guerra-lampo contro le Corti islamiche.

La guerra si è protratta però per oltre 23 mesi, con 16.000 morti e oltre un milione di persone in fuga. I miliziani islamici, l’ala radicale delle Corti islamiche dominata al Shabaab, combattono per uno stato che applichi la sharia; nei territori sotto il loro controllo hanno già abolito le tv, chiuso i cinema e imposto il velo alle donne.

Senza le truppe etiopiche, rimangono in Somalia solo i 3500 soldati ugandesi e burundesi inviati dall’Unione africana, questi però, per mancanza di fondi, potrebbero partire tra un mese.

Fonti[]

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October 29, 2008

Laptop OLPC distribuiti in Val Camonica

Laptop OLPC distribuiti in Val Camonica – Wikinotizie

Laptop OLPC distribuiti in Val Camonica

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mercoledì 29 ottobre 2008

Un laptop XO-1

Si chiamano laptop XO-1, ma sono più famosi per essere definiti i pc da 100$. Questi computer portatili fanno parte del progetto One Laptop per Child di Nicholas Negroponte, finalizzato a fornire ad ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l’accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative.

La provincia di Brescia ha iniziato in questi giorni la distribuzione dei 640 laptop acquistati all’interno dell’azione “Give One Get One”, con la quale si prefigge di distribuire metà dei computer sul territorio di sua competenza, e donarne l’altra metà ad alcuni villaggi etiopi.

Lunedì 27 è avvenuta la distribuzione di alcuni di questi XO-1 laptop a due classi quarte dell’istituto comprensivo di Darfo, alla presenza dell’assessore all’Innovazione, Corrado Ghirardelli che ha affermato: «si apre ora la terza fase di questa collaborazione, con il lancio di un sito Internet apposito all’interno del nuovo portale della Provincia. Il mio Assessorato si è assunto l’impegno con Negroponte di continuare a diffondere l’iniziativa non solo sul territorio bresciano, ma anche di portare la filosofia di questo progetto in tutte le sedi di cui la Provincia è partner, per raccogliere nuove adesioni al piano stesso. Ma non solo: sul sito si potrà anche aderire al progetto e la Provincia si farà garante della raccolta degli ordinativi dei privati, siano essi scuole, enti, aziende, singoli cittadini o altre pubbliche amministrazioni, in modo da aggregare gli acquisti e accrescere la diffusione dell’iniziativa. In un certo senso la Provincia si candida a diventare “ambasciatore OLPC” per il territorio bresciano, promuovendo l’iniziativa e raccogliendo gli ordini e le richieste provenienti da privati ed enti»

Altre consegne sono in programma agli istituti di Desenzano, Chiari, Brescia, Orzinuovi e Agnosine


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

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March 1, 2007

Etiopia: rapiti turisti francesi

Filed under: Africa,Articoli archiviati,Cronaca,Etiopia,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Etiopia: rapiti turisti francesi – Wikinotizie

Etiopia: rapiti turisti francesi

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giovedì 1 marzo 2007
Sono stati rapiti 10 turisti francesi nel nord Etiopia. Lo ha riferito un imprenditore che lavora in zona. I turisti sono stati sequestrati in un convoglio formato da quattro veicoli a Dalol, 800 km dalla capitale etiope Addis Abeba.

Uno dei turisti è riuscito a scappare, raggiungendo un secondo gruppo di turisti; l’uomo avrebbe quindi effettuato una telefonata con un cellulare satellitare e ha riferito il rapimento alle autorità. Il sequestro è avvenuto alle 13.00 UTC, le 16 ora locale e le 14 ora italiana. I dieci francesi si trovavano nella zona delle miniere di sale nella provincia di Afar, per compiere dei rilievi.

La zona è infestata da banditi e da ribelli e per questo le autorità raccomandano a tutte le spedizioni nella regione di viaggiare con almeno due mezzi e di assoldare delle guardie armate.

Fonte

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February 24, 2007

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva la missione di pace dell\’Unione Africana in Somalia

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva la missione di pace dell’Unione Africana in Somalia

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sabato 24 febbraio 2007

La Somalia

Mappa della Somalia.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato l’impiego di una forza di pace dell’Unione Africana per un periodo di sei mesi.

I quindici membri del consiglio si sono riuniti martedì 20 febbraio e hanno approvato all’unanimità la risoluzione 1744, che permette ai membri dell’Unione Africana di portare avanti una missione in Somalia «…per supportare il dialogo e la riconciliazione in Somalia per la messa in sicurezza della regione e la protezione» di coloro che fanno parte del congresso per la riconciliazione nazionale, compreso il governo federale di transizione guidato da Ali Mohammed Ghedi.

Fra gli obiettivi della missione ci sono la creazione di «tutte le misure di sicurezza per l’arrivo di una missione umanitaria» e la mezza in sicurezza delle infrastrutture chiave. La missione è stata chiamata AMISOM, un acronimo che sta per “African Mission in Somalia.”

L’iniziativa per la costituzione del congresso per la riconciliazione nazionale era stata annunciata dal presidente somalo Abdullahi Yusuf Ahmed durante un recente summit dell’Unione Africana. Nel testo della risoluzione, il Consiglio che il congresso ha bisogno di una base ampia, che rappresenti tutte le diversità della popolazione somala.

Mentre l’esatto numero dei soldati è ancora sconosciuto, fonti diplomatiche hanno parlato di circa 8 000 truppe che potrebbero essere inviate nella regione, metà della quali provenienti da Burundi, Ghana, Nigeria e Uganda. L’Uganda dovrebbe essere la prima a dispiegare le proprie truppe, per un totale di circa 1 500.

L’Etiopia non prenderà parte dell’AMISOM. L’intervento del Paese in Somalia lo scorso dicembre, a favore delle forze leali a Ghedi, aveva ricevuto molte critiche.

Il primo ministro etiope, Meles Zenawi, che aveva recentemente annunciato il ritiro dell’esercito in Somalia, aveva ammesso che il Paese non vuole più prendere parte alla questione somala, e che la guerra è servita solo a proteggere l’Etiopia dall’Unione delle Corti Islamiche, che nello scorso dicembre controllavano gran parte del Paese, compresa la capitale Mogadisho.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di UN Security Council approves African Union peace keepers for Somalia, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Per permettere la missione, il Consiglio ha alleggerito l’embargo militare attivo dal 1992, che avrebbe contribuito negli ultimi anni alla pace e alla sicurezza della Somalia. Gli Stati che forniscono armi e altri mezzi militari devono ancora informare il comitato per le sanzioni, ma il Consiglio intende considerare urgentemente i modi per rafforzare l’efficacia dell’embargo.

Insieme alla risoluzione, il Consiglio di Sicurezza ha chiesto al Segretario Generale Ban Ki-Moon «di inviare una missione di assistenza tecnica al quartier generale dell’Unione Africana e in Somalia il più presto possibile per una ricognizione sulla situazione politica e sulla sicurezza e per verificare la possibilità di una forza di peacekeeping che segua il dispiegamento delle forze dell’Unione Africana».

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December 25, 2006

Aerei etiopici bombardano l\’aeroporto di Mogadiscio

Filed under: Africa,Cronaca,Etiopia,Politica e conflitti,Pubblicati,Somalia — admin @ 5:00 am

Aerei etiopici bombardano l’aeroporto di Mogadiscio

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lunedì  25 dicembre 2006

Somalia&land map.png

Fonti ufficiali dello scalo di Mogadiscio hanno riferito che oggi aerei militari etiopici hanno bombardato l’aeroporto. Abdirahim Adan, direttore dell’aerostazione, ha dichiarato: «Stiamo ancora cercando di valutare i danni, ma ci risulta che una persona sia stata ferita».

Mancano ancora informazioni più precise, ma l’attacco denota l’intenzione del governo di Addis Abeba di proseguire una guerra diretta in territorio somalo. Diversa la vesione dell’Etiopia: secondo il primo ministro Meles Zenawi, infatti, l’operazione è una «autodifesa» contro la minaccia costituita da «terroristi» islamici.

Fonti[]

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July 22, 2006

Le Corti Islamiche verso la guerra santa con l\’Etiopia

Le Corti Islamiche verso la guerra santa con l’Etiopia

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22 luglio 2006

Una strada di Mogadiscio

Le truppe etiope sono rientrate in Somalia, questa volta passando per la città di Wajid. Questa è la seconda volta che l’Etiopia sconfina in territorio somalo, e il capo delle truppe delle Corti islamiche ha deciso di passare al contrattacco. Mentre aspetta a Dusa Mareb, capoluogo del Mudug, trattando con le varie faioni del movimento riguardo l’impostazione da dare alla nuova Somalia, in un intervista il colonnello-sceicco Hassan Daher Aweis ha incitato i somali alla guerra santa contro l’Etiopia.

L’effetto delle dichiarazioni di Aweis sono state influenti: dopo la preghiera del venerdì, molte persone sono scese in strada per manifestare pieno sostegno alle Corti islamiche, che nei giorni scorsi hanno occupato la capitale della Somalia scacciando i signori della guerra sostenuti dagli Stati Uniti d’America.

E proprio secondo gli Stati Uniti, Aweis sarebbe il braccio di Al Qaida in Somalia: nel settembre 2001 lo sceicco guidava una manifestazione a sostegno degli attentati dell’11 settembre 2001, organizzati proprio dall’organizzazione terroristica di Osama bin Laden.

Tuttavia, le fazioni interne alle corti islamiche sono assai variegate: il primo ministro dell’esecutivo Sheck Sharif Sheck Ahmed non ha parlato di guerra santa, ma ha semplicemente chiesto all’Etiopia di rientrare nei propri confini. Tuttavia, il finanziatore e leader degli islamici integralisti, Abukar Omar Addane, spinge verso la guerra, forte del denaro che arriva da Al Qaida.

La divisione all’interno delle corti è stata evidente anche ieri: due capi-corte ieri hanno attaccato (a insaputa dei leader e del primo ministro) la città di Bur Hakaba, provocando un rafforzamento delle truppe etiopi al confine che hanno sempre sostenuto il governo di transizione che si oppone alle corti islamiche.

Intanto da Washington invitano alla cautela: le corti islamiche sono molto forti e lo hanno dimostrato in primavera, sconfiggendo una decina di signori della guerra e vanificando i piani della Casa Bianca nell’area. Per questo si richiede una preparazione meticolosa prima di attaccare frontalmente le corti islamiche.

Si muovono verso il confine anche le truppe del Kenya, che temono l’espansionismo dei fondamentalisti somali, che hanno intenzione di riunire sotto un unico califfato tutte le genti somale, comprese quelle che abitano nel nord del Kenya.

Fonti

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July 20, 2006

Crisi in Somalia: l\’Etiopia entra a Baidoa

Crisi in Somalia: l’Etiopia entra a Baidoa

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20 luglio 2006
Oggi alcuni reparti delle truppe etiopi (200 soldati e 23 veicoli armati) sono entrati nella città somala di Baidoa, sede del governo e del parlamento della Somalia. L’esercito etiope non si è trattenuto molto: ha compiuto operazioni di sabotaggio, bloccando i ripetitori delle centraline telefoniche. Lo scopo è rendere più difficili i collegamenti fra le Corti islamiche e il governo di transizione. Ora le truppe etiopi si sono spostate nelle aree limitrofe.

L’Etiopia aveva in precedenza affermato che avrebbe protetto in ogni modo il governo di transizione, in caso le Corti islamiche avessero deciso di attaccarlo a Baidoa: l’operazione di oggi è servita ad impedire che gli infiltrati a Baidoa potessero comunicare con i capi delle corti.

La mossa dell’Etiopia rischia di rendere più difficili i rapporti fra i due protagonisti della guerra civile, il vecchio governo dei signori della guerra, e le corti islamiche. Questa rottura dei rapporti potrebbe far sì che prevalgano all’interno delle fazioni le parti più radicali e restie al confronto, provocando una nuova fiammata di guerra civile.

Fonti

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