Wiki Actu it

July 5, 2016

Arabia Saudita: attacco suicida a Medina

Arabia Saudita: attacco suicida a Medina

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

martedì 5 luglio 2016

Stamattina è avvenuto un attentato terroristico suicida a Medina, città dell’Arabia Saudita nota per essere la seconda città sacra della religione islamica e il luogo di sepoltura di Maometto.

Stando alle prime indicazioni, l’uomo si sarebbe fatto saltare dopo essere stato fermato all’esterno della w:moschea del Profeta. L’esplosione avrebbe ucciso quattro guardie di sicurezza e ferito almeno altre cinque persone.

L’attentato, non rivendicato, anche se i sospetti cadono sull’ISIS, arriva a poche ore dalla conclusione del Ramadan, il mese di digiuno sacro per i musulmani.

Wikipedia

Wikipedia in lingua inglese ha una voce su 2016 Saudi Arabia bombings.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

October 27, 2009

Condannata ingiustamente a 60 frustate, graziata dal re saudita

Filed under: Arabia Saudita,Cronaca,Giornalismo,Medio Oriente,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Condannata ingiustamente a 60 frustate, graziata dal re saudita

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

martedì 27 ottobre 2009

Il sovrano saudita

La pena di 60 frustate comminata da una giuria islamica ad una giornalista di 22 anni, Rozanna Al Yami, è stata sospesa dal re Abdullah che ha trasferito gli atti al Ministero della Cultura, l’autorità competente per ciò che concerne le violazioni della legge saudita sui media.

La giornalista, insieme ad un’altra collega, era stata accusata di aver partecipato direttamente alla produzione e alla messa in onda di un’intervista televisiva nella quale un 32enne, Mazen Abdul Jawad, raccontava delle proprie avventure sessuali prematrimoniali. A seguito di tale evento e dello scandalo suscitato nella società più radicale e conservatrice, il canale tv libanese che ha trasmesso lo sceneggiato a luci rosse (LBC) è stato oscurato nel regno e Jawad arrestato insieme ad altri tre uomini che hanno partecipato all’intervista e al cameraman che l’ha filmata.

Verso gli inizi di ottobre, Mazen Abdul Jawad è stato condannato da un tribunale islamico ad una pena di 5 anni di carcere e a 1000 frustate per comportamento offensivo; meglio è andata ai suoi tre amici, ai quali sono stati comminati 2 anni e 3000 frustate, e al cameraman che ha dovuto scontare solamente 2 mesi.

Nei paesi islamici, le giurie hanno un grande margine di discrezionalità nell’interpretare e applicare la legge del Corano. In questo caso, sebbene il crimine commesso dai cinque arrestati non fosse esplicitamente contemplato nel codice penale saudita, il giudice ha tratto la propria sentenza dai precetti del libro sacro. Non per niente, Amnesty International ha esplicitamente avanzato la richiesta di annullare la sentenza a carico degli accusati.[1]

Il caso ha comunque attirato l’attenzione internazionale solo il 25 ottobre, dopo che lo stesso giudice ha emesso la sentenza nei confronti di Rozanna Al Yami. Sebbene abbia riconosciuto la sua estraneità al fatto specifico, le ha comunque inflitto una condanna di ben 60 frustate, oltre al divieto di espatrio per due anni. Il motivo addotto sarebbe stato quello del “deterrente” oppure, come emerge da altre fonti,[2] quello di aver collaborato con un’emittente non dotata delle necessarie autorizzazioni per trasmettere nel paese; la stessa accusa in effetti è stata rivolta ad un altro giornalista della LBC di nome Omar Felimban, tuttora in carcere in attesa di scontare una condanna a 70 frustate.[3]

Non appena ricevuta la notizia, la giornalista ha dichiarato in un’intervista:

« è una condanna inflitta a tutte le giornaliste »

Completamente prosciolta invece l’altra donna. È stato l’avvocato di Jawad a evidenziare l’ingiustizia e ad attirare l’attenzione dei media, sostenendo peraltro che una sentenza simile avrebbe creato un pericoloso precedente per il giornalismo.

La risposta del re non ha tardato ad arrivare: il giorno successivo, il sovrano ha graziato la Al Yami, che ha accolto con gioia la decisione affermando all’agenzia Reuters di «essere finalmente stata vendicata dal re» precisando tuttavia alla tv araba al-Arabiya di «non essere un’eroina, ma solo un essere umano che ha ricevuto una condanna a morte ancora prima che il giudice emettesse la sentenza», riferendosi chiaramente al suo sesso, tuttora oggetto di gravi pregiudizi nel paese e più in generale in tutta la società islamica.

Il legale della donna ha deciso di presentare ricorso per i danni morali subiti dalla sua cliente, che ha anche ricevuto numerose offerte di supporto da parte di canali televisivi internazionali e organizzazioni di diritti umani, disposte ad occuparsi del suo caso fuori dal regno. Non sono mancate infine centinaia di manifestazioni di solidarietà provenienti da persone che si sono interessate al suo caso.[4]

Questa è la seconda volta in due anni che Abdullah concede una grazia. Già nel 2007 infatti, il monarca aveva perdonato una donna (passata alla cronaca con il nome di “Qatif girl”) colpevole solo di essersi appartata con un uomo senza il consenso del marito, prima di essere violentata.


Note[]

  1. Amnesty International, 26 0ttobre 2009. URL consultato il 27 ottobre 2009
  2. Muhammad Humaidan «Al-Yami’s pardon sparks call to review all media-related cases»Arab News, 28 ottobre 2009
  3. Chris Forrester «Chris Forrester»Rapid TV News, 29 ottobre 2009
  4. Abdul Rahman Shaheen «Journalist in TV sex chat controversy leaves channel»Gulf News, 28 ottobre 2009

Articoli correlati[]

Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

December 21, 2008

Arabia Saudita: rifiutato divorzio a giovane di 8 anni

Arabia Saudita: rifiutato divorzio a giovane di 8 anni

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 21 dicembre 2008

Mappa dell’Arabia Saudita

In Arabia Saudita un tribunale si è rifiutato di concedere il divorzio ad un matrimonio combinato.

Una giovane di 8 anni era stata fatta sposare dal padre con un 58enne che, secondo i famigliari, l’aveva ceduta a seguito del pagamento di una dote pari a 30.000 riyal, circa 7.800 €. La richiesta era stata avanzata dalla madre a seguito della firma del marito dell’atto di matrimonio.

La corte si è rifiutata di avallare la separazione adducendo come motivazione il fatto che la giovane avrebbe dovuto raggiungere la pubertà, prima di effettuare la richiesta di divorzio.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

November 18, 2008

Somalia: i pirati sequestrano la superpetroliera saudita Sirius Star

Somalia: i pirati sequestrano la superpetroliera saudita Sirius Star

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

martedì 18 novembre 2008

La superpetroliera “AbQaiq” avente una capacità maggiore della “Sirius Star”

L’ultima nave sequestrata dai pirati somali è stata una superpetroliera assaltata al largo delle coste kenyane.

La “Sirius Star”, questo è il nome della nave sequestrata lo scorso sabato, armata da una società di navigazione saudita, è la più grande nave sequestrata e dirottata fino ad ora dai corsari somali e inoltre il primo gigante del mare sequestrato nella storia della pirateria: 330 metri di lunghezza, 318 mila tonnellate, circa 2 milioni di barili per 100 milioni di dollari (diretti negli USA), oltre ai 150 milioni del costo della stessa petroliera.

Attualmente la nave, col suo carico di petrolio e i 25 marittimi imbarcati, sta dirigendosi verso il porto somalo di Eyl dove i pirati hanno la loro base.

La “Sirius Star” è stata attaccata a circa 450 miglia nautiche dalla costa (l’arrembaggio è avvenuto a 800 km ad Est di Mombasa, Kenya), cosa che, secondo l’IMB (Ufficio Marittimo Internazionale), porterebbe a supporre un’azione altamente organizzata, che ha evitato i controlli della flotta di circa 20 navi in pattugliamento nella zona. Al momento restano 12 navi nelle mani dei pirati, tra cui quella con i 33 carri armati ucraini sequestrata settimane fa, e ora anche una grossa nave da trasporto con 36.000 di tonnellate di farina di Hong Kong.


Fonti[]

  • TG 3 delle 19.00, del 18 novembre 2008

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

November 3, 2008

Arabia Saudita: giustiziato con decapitazione

Filed under: Arabia Saudita,Asia,Politica e conflitti,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Arabia Saudita: giustiziato con decapitazione

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 3 novembre 2008

Bandiera saudita

La spada, che sulla verde bandiera saudita enfatizza la scritta la ilaha ill Allah Muhammadun rasul Allah (non c’è Dio all’infuori di Dio, e Maometto è il suo messaggero), stavolta è stata utilizzata realmente.

Oggi a Qunfudah, nella regione della Mecca in Arabia Saudita, un cittadino di origine yemenita è stato condannato a morte e decapitato con l’accusa di aver ucciso un saudita.

Nel paese della penisola arabica la pena di morte è prevista in numerosi casi, che vanno dall’omicidio allo stupro, dalla rapina a mano armata al traffico di stupefacenti e persino per apostasia dalla religione islamica.

Questa è l’85a esecuzione dell’anno, contro le 153 registrate nel 2007.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

December 17, 2007

Al Zawahiri attacca Papa Benedetto XVI: «Ha offeso l’Islam»

lunedì 17 dicembre 2007

È un duro attacco quello che Ayman Al Zawahiri, vice-capo dell’organizzazione terroristica islamica Al-Qaeda rivolge a papa Benedetto XVI, nel corso del suo ultimo video-messaggio, realizzato dalla società Al Sahab e che è stato diffuso questa notte dai principali siti legati alle gerarchie della “fabbrica del terrore” che fa capo a Osama Bin Laden.

In una ambientazione con libreria e fucile come sfondo, lo sceicco risponde per oltre un’ora e mezza alle domande poste, in lingua araba (il video è però sottotitolato in lingua inglese) da un presentatore non ripreso dalle telecamere.

Al Zawahiri attacca duramente i dotti dell’Arabia Saudita che condannano la Jihad contro gli americani, ma soprattutto lo storico incontro che si è avuto il 6 novembre scorso tra re Abdallah II e il pontefice; rivolgendosi ai dotti, dice: «Chiedo inoltre a questo Muftì che segue la scuola di Bush se era appropriato il fatto che il governante abbia visitato il Papa che ha offeso l’Islam e i musulmani. In questo modo si propone la dottrina moderata e avviene il confronto con il politeismo dei mufti sauditi?».

L’intervista tocca argomenti di stretta attualità, come il passaggio di consegne tra l’esercito britannico e quello iracheno al comando della città di Bassora: «In questo momento la situazione del Jihad in Iraq è eccellente. Non importa quanto la gigantesca macchina della propaganda in America cerchi di ingannare la gente, in uno dei rapporti che mi sono giunti dall’Iraq si parla di un aumento dei mujahiddin e di un deterioramento della situazione degli americani e per capirlo basta vedere la decisione dei britannici di fuggire», ha aggiunto, riferendosi al ritiro delle truppe britanniche da Bassora.

Lo sceicco prende poi le difese del martoriato popolo iracheno, in relazione ad alcuni attentati compiuti da alcuni terroristi vicini alla sua organizzazione: «Io non posso accusare nessuno perché per farlo dovrei aver ascoltato tutte le parti mentre ho sentito solo le accuse, tuttavia prendo le distanze da chi ha commesso questi crimini. Analizzando quanto accade tra i mujahiddin in Iraq sono arrivato ad una conclusione, che esistono tra loro alcuni ipocriti traditori che commettono questi crimini e i mujahiddin devono individuarli subito e cacciarli»

Infine, Al Zawahiri ha criticato i commentatori della rete Al Jazeera, dopo ogni messa in onda dei video di Bin Laden e il governo dell’Iran che, a detta del terrorista, «avrebbe aiutato gli americani nella guerra in Iraq e in Afghanistan».

Dalle autorità della Città del Vaticano non sono giunti commenti ufficiali relativamente alle accuse formulate al Papa.

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

Al Zawahiri attacca Papa Benedetto XVI: «Ha offeso l\’Islam»

Al Zawahiri attacca Papa Benedetto XVI: «Ha offeso l’Islam»

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 17 dicembre 2007

Papa Benedetto XVI

È un duro attacco quello che Ayman Al Zawahiri, vice-capo dell’organizzazione terroristica islamica Al-Qaeda rivolge a papa Benedetto XVI, nel corso del suo ultimo video-messaggio, realizzato dalla società Al Sahab e che è stato diffuso questa notte dai principali siti legati alle gerarchie della “fabbrica del terrore” che fa capo a Osama Bin Laden.

In una ambientazione con libreria e fucile come sfondo, lo sceicco risponde per oltre un’ora e mezza alle domande poste, in lingua araba (il video è però sottotitolato in lingua inglese) da un presentatore non ripreso dalle telecamere.

Al Zawahiri attacca duramente i dotti dell’Arabia Saudita che condannano la Jihad contro gli americani, ma soprattutto lo storico incontro che si è avuto il 6 novembre scorso tra re Abdallah II e il pontefice; rivolgendosi ai dotti, dice: «Chiedo inoltre a questo Muftì che segue la scuola di Bush se era appropriato il fatto che il governante abbia visitato il Papa che ha offeso l’Islam e i musulmani. In questo modo si propone la dottrina moderata e avviene il confronto con il politeismo dei mufti sauditi?».

L’intervista tocca argomenti di stretta attualità, come il passaggio di consegne tra l’esercito britannico e quello iracheno al comando della città di Bassora: «In questo momento la situazione del Jihad in Iraq è eccellente. Non importa quanto la gigantesca macchina della propaganda in America cerchi di ingannare la gente, in uno dei rapporti che mi sono giunti dall’Iraq si parla di un aumento dei mujahiddin e di un deterioramento della situazione degli americani e per capirlo basta vedere la decisione dei britannici di fuggire», ha aggiunto, riferendosi al ritiro delle truppe britanniche da Bassora.

Lo sceicco prende poi le difese del martoriato popolo iracheno, in relazione ad alcuni attentati compiuti da alcuni terroristi vicini alla sua organizzazione: «Io non posso accusare nessuno perché per farlo dovrei aver ascoltato tutte le parti mentre ho sentito solo le accuse, tuttavia prendo le distanze da chi ha commesso questi crimini. Analizzando quanto accade tra i mujahiddin in Iraq sono arrivato ad una conclusione, che esistono tra loro alcuni ipocriti traditori che commettono questi crimini e i mujahiddin devono individuarli subito e cacciarli»

Infine, Al Zawahiri ha criticato i commentatori della rete Al Jazeera, dopo ogni messa in onda dei video di Bin Laden e il governo dell’Iran che, a detta del terrorista, «avrebbe aiutato gli americani nella guerra in Iraq e in Afghanistan».

Dalle autorità della Città del Vaticano non sono giunti commenti ufficiali relativamente alle accuse formulate al Papa.

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

January 12, 2006

Mecca: tragedia tra i pellegrini, almeno 300 morti nella calca

Mecca: tragedia tra i pellegrini, almeno 300 morti nella calca

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

12 gennaio 2006

Almeno 345 pellegrini sono morti nella calca durante la “lapidazione di Satana” alla Mecca. L’incidente è avvenuto alle 14,00 ora locale (le 12,00 in Italia).

La causa viene addebita alla presenza di bagagli che hanno ingombrato il passaggio dei pellegrini, provocandone la caduta e il conseguente calpestamento di parte di quanti sopraggiungevano.

Il pellegrinaggio ha causato già in tempi passati numerosi morti per incidenti simili. Nel 2004 ci furono 250 vittime, 270 nel 1994. Altri incidenti minori nel 2003, nel 2001 e nel 1998.

Il pellegrinaggio viene compiuto per ricordare il gesto del profeto Abramo che scacciò il diavolo a sassate. Oggi ogni pellegrino è tenuto a lanciare contro ognuno dei tre pilastri che rappresentano il maligno sette sassi, raccolti precedentemente nella piana di Arafat.

Nel luogo convergono centinaia di migliaia di fedeli, che si accalcano attorno al simulacro del maligno.

Il pellegrinaggio alla Mecca (Haji) è uno dei cinque pilastri dell’Islam, gli altri sono: la professione di fede (Shahada), la preghiera (Salah), la carità (Zakat) e il digiuno del Ramadan (Sawm). Si svolge tra l’8° e il 13° giorno del mese lunare di Dhu Al Hija.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 1, 2005

È morto il re saudita Fahd

È morto il re saudita Fahd – Wikinotizie

È morto il re saudita Fahd

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

1 agosto 2005

Fahd bin ʿAbd al-ʿAzīz

Oggi è scomparso, dopo lunga malattia, re Fahd dell’Arabia Saudita. Aveva 83 anni.

Divenne ministro per la prima volta a 30 anni, a 52 erede al trono e reggente e, allo stesso tempo, reggente, dal momento che il re – suo fratello Khalid – era in cattive condizioni di salute e a Khalid infatti sarebbe poi succeduto nel 1982. Decise di rinunciare al titolo di re per sostituirlo con “Custode delle sante Moschee di Mecca e Medina”.

Nel 1990 il re si schierò a fianco degli USA nella Prima Guerra del Golfo: gli Stati Uniti utilizzarono l’Arabia Saudita come base di partenza dell’offensiva aerea contro l’Iraq di Ṣaddām Ḥusayn.

Nel 1995 un ictus costrinse Fahd a lasciare il potere al fratellastro ʿAbd Allāh, che ieri è stato incoronato re.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

Powered by WordPress