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September 24, 2018

Milano: Forti polemiche sul trasferimento di 11 facoltà da Città Studi all’area ex Expo

Milano: Forti polemiche sul trasferimento di 11 facoltà da Città Studi all’area ex Expo

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lunedì 24 settembre 2018

Il dipartimento di matematica dell’Università di Milano

Forti polemiche a Milano sul paventato trasferimento di 11 facoltà universitarie dalle loro attuali sedi in Città Studi al nuovo Campus nell’area ex-Expo. Il 25 settembre il CdA dell’Università dovrebbe approvare definitivamente il progetto: una società australiana dovrebbe investire somme ingenti mentre perplessità nascono anche sul nuovo utilizzo delle aree demaniali che verrebbero dismesse. Molti studenti e soprattutto gli abitanti del quartiere hanno espresso i loro dubbi e la loro contrarietà al progetto. Le perplessità sono nate anche dal fatto che sono gli ultimi cinque giorni del mandato del rettore Gianluca Vago, mentre il rettore subentrante Elio Franzini sembra che si sia espresso in senso negativo, perchè preoccupato del costo eccessivo dell’operazione.

Da parte di chi sostiene il progetto si evidenzia che i fondi ministeriali sono subordinati all’effettuazione del trasferimento della sede.


Fonti[]

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April 24, 2014

Opinioni a confronto sull\’utilizzo della sperimentazione animale all\’Università dell\’Insubria

Opinioni a confronto sull’utilizzo della sperimentazione animale all’Università dell’Insubria

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giovedì 24 aprile 2014

Martedì 15 aprile si è tenuto a Busto Arsizio l’incontro intitolato “I risultati della ricerca attraverso le diverse forme di sperimentazione scientifica”, organizzato dal comune allo scopo di mettere a confronto favorevoli e contrari alla sperimentazione animale.

Le opinioni[]

L’allevamento di topi che l’Università degli Studi dell’Insubria intende attivare a servizio della sperimentazione nei laboratori ha messo in conflitto chi ritiene la sperimentazione animale superata e chi invece necessaria.

La manifestazione[]

A seguito di una manifestazione contraria all’allevamento, il sindaco di Busto Arsizio ha organizzato un confronto.

L’incontro[]

Alle 20.30, nella sala del Consiglio Comunale, circa 200 partecipanti hanno potuto ascoltare informazioni e pareri sull’utilizzo degli animali nella ricerca. L’ampia partecipazione testimonia l’interesse per l’argomento. Il confronto non ha però mosso le opinioni opposte ed è stato definito a tratti molto acceso. Quattro le relazioni portate, due a favore dell’utilizzo degli animali e due a sfavore. “Gli animali vengono tenuti in condizioni ottimali” è la posizione considerata controversa da chi non appoggia la sperimentazione animale.


Fonti[]

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July 2, 2012

Intervista a Giovanni Guaraldi

Intervista a Giovanni Guaraldi – Wikinotizie

Intervista a Giovanni Guaraldi

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2 luglio 2012

Intervista a Giovanni Guaraldi, Direttore di CUSCOS – Centro Universitario di Servizi per la Cooperazione allo Sviluppo (2009)[]

RUOLO dell’EDUCAZIONE NEL PROMUOVERE SUPPORTO alla COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Università per la Cooperazione Internazionale: ruolo di CUCS e ruolo di CUSCOS; come funziona l’attività di network tra Università; multidisciplinarità; come esprimere la propria professionalità attraverso la Cooperazione Internazionale.

Di che cosa si occupa CUSCOS e di cosa si occupa CUCS?
CUCS, nata nel 2004 ed avente come referente il Politecnico di Milano, è una rete di Atenei italiani che si è posta degli obiettivi, essenzialmente nell’ambito della formazione e della ricerca a favore della Coop. Internazionale. Questa rete fa sì che, di tanto in tanto, le Università italiane si incontrino per promuovere azioni a favore della Coop. Internaz.
Questa rete è nata per interesse da parte del MAE (Ministero degli Affari Esteri) nel coinvolgere le Università, al fine di utilizzarne know how e competenze per la promozione e per la valutazione dei progetti di cooperazione.
Sostanzialmente, però, per poter dare una risposta coerente, io che ero allora il rappresentante dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia, ho ritenuto opportuno cercare di divulgare questi obiettivi all’interno dell’ateneo modenese.
Quindi, ispirandomi ad esperienze storicamente consolidate come quelle di Pavia, di Ferrara o di Parma, ho proposto di creare un Centro di Servizi per la Cooperazione allo Sviluppo. Il quale si è dato uno Statuto e nel dicembre 2008 ha dato vita ad un vero e proprio Organo istituzionale Universitario, denominato CUSCOS.

Quali sono i servizi offerti dal Cuscos?
I servizi sono tutto quello che l’Università può mettere a disposizione a favore della Ricerca, della Formazione e del Partenariato con organismi privati o pubblici che si occupano di Cooperazione. Un servizio è quindi, ad esempio, fornire attività didattica, fornire competenze di consulenza, preparare un progetto di ricerca. Questo sono i servizi che fornisce l’Università.

Chi fa parte di CUSCOS?
Cuscos fa riferimento unicamente all’Università di Modena e di Reggio Emilia, e a Cuscos possono aderire tutte le facoltà dell’Ateneo, inviando ciascuna di esse i loro rappresentanti. La caratteristica fondamentale del Cuscos è che si tratta di un centro multidisciplinare. Fa parte di Cuscos chi si riconosce negli obiettivi di questo centro. Esiste un Cuscos docenti ed esiste un Cuscos studenti. Esiste un Comitato Direttivo a cui partecipano rappresentanti dei docenti e rappresentanti degli studenti.

Come funziona la Rete del Cuscos piuttosto che del Cucs, in quanto Rete?
Innanzitutto è conoscersi. E’ innanzitutto una mailing list, che distribuisce informazioni, esempio bandi di finanziamento oppure iniziative che ciascuno di noi fa. Di tanto in tanto, a mesi alterni, i referenti di questa rete si incontrano, e discutono su temi di interesse comune quali progetti nell’ambito della formazione oppure nuovi temi nell’ambito della ricerca della CE (e allora … chi di noi si occupa di questo argomento? Che contatti abbiamo con i Cittadini del Mondo che si occupano di questo argomento?).
Fare rete è dunque conoscersi e far circolare informazioni.

Nel momento in cui tu hai proposto di fondare la rete del Cuscos, con l’obiettivo quindi di dedicarsi alla Cooperazione Internazionale, qual è stata la reazione dei tuoi colleghi? Quanto è difficile sensibilizzare i docenti universitari a tematiche di questo tipo, avendo già loro un percorso formativo ben definito da seguire?
Il problema è effettivamente quello di riuscire a raggiungere le persone motivate. Questo, nella mia esperienza, passa molto di più con il passaparola che non attraverso gli organi istituzionali. Abbiamo fatto una prima lettera circolare che veniva letta da tutti i Presidi di facoltà, alla quale praticamente non ha risposto nessuno. Attraverso il passaparola, e grazie agli studenti che ci hanno permesso di metterci in contatto tra noi docenti, abbiamo capito chi erano le persone più sensibili alla tematica. Io sono convinto che il vero motore del Cuscos è e debba essere rappresentato dal mondo giovanile. Sono loro le persone che hanno più voglia di conoscere e di interrogarsi su questa Cittadinanza del Mondo.

Quanti sono i docenti che fanno parte del Cuscos?
Ci sono persone che hanno dichiarato la loro disponibilità a partecipare in maniera attiva e ci sono persone che hanno chiesto di partecipare alla mailing list, in modo da aderire .
Le persone che si incontrano regolarmente all’interno del Cuscos sono sei e rappresentano il Comitato di Direzione.
Non penso comunque che il successo o l’insuccesso del Cuscos dipenda dalla partecipazione più o meno numerosa, ma più che altro dalla capacità innanzitutto di offrire agli studenti gli strumenti che permetteranno loro di diventare la nuova generazione di cooperanti. E soprattutto l’idea di diventare comunque una voce autorevole all’interno dell’Università nel proporre attività culturali significative. Non mi preoccupo del fatto che, pur essendoci centinaia di docenti, solo alcune decine di loro si sono formalmente inseriti nella mailing list. Mi preoccupo di essere comunque accogliente, sia all’interno che all’esterno dell’università, rispetto a queste tematiche.
Non è che uno debba spogliarsi della propria attività, di quello che sta facendo. Per esempio uno dei primi gruppi che ha risposto alle attività del Cuscos è stata Ingegneria senza frontiere, neonata a Modena. Prima cosa di cui mi sono preoccupato è che chi era attivo in Ingegneria senza frontiere e voleva conoscere il Cuscos non doveva spogliarsi o abbandonare la propria attività. Ognuno entra nel Cuscos proprio grazie alla propria esperienza e alla propria attività.

Nuovo paradigma della cooperazione internazionale[]

Cito una dichiarazione: “Il Millennio appena avviato ha segnato l’avvio di un nuovo tempo per la cooperazione allo sviluppo, che si fonda su un diverso paradigma da cui guardare il mondo”. Tu cosa pensi di questa affermazione? Qual è il nuovo paradigma di cui si parla?
Questa frase è di Felice Rizzi, che ha la cattedra Unesco all’Università di Bergamo. Il concetto di Cooperazione è cambiato in questi anni. Il primo trentennio di Cooperazione aveva visto una situazione di forte squilibrio tra chi proponeva/eseguiva la Cooperazione e chi la riceveva, quindi situazione di grande disparità, non solo economica ma anche di relazione. Oggi invece si parla di Progettazione per la Cooperazione, logica a cui si associa una scadenza temporale predefinita e una sostenibilità del progetto a lungo termine, in cui il beneficiario del progetto – già fin dalla fase della progettazione – diventa sostanzialmente l’attore principale del rapporto cooperativo.
Purtroppo spesso si ritiene ancora la Cooperazione come un processo unidirezionale, in cui sostanzialmente continuiamo a pensare di avere qualcosa da insegnare a qualcun altro. Il percorso in realtà non è così. Anzi, il più delle volte è proprio l’inverso. Le risposte ai grandi temi del mondo, quelli enunciati dai Paesi in via di sviluppo, verranno dai Paesi in Via di Sviluppo. Non verranno da noi. Noi quindi, quando ci interfacciamo su questi temi, dobbiamo avere la lucidità che le risposte verranno dai luoghi su cui questi temi sono maggiori. Quindi dobbiamo metterci in una situazione tale da facilitare lo sviluppo delle loro soluzioni, e non proporre noi dei nostri modelli culturali che saranno sicuramente fallimentari nel momento in cui verranno esportati.
La cooperazione è un dialogo politico.

Esempio di buona pratica – Progetto “Community based system in HIV treatment – CoBaSys[]

Cuscos è leader di una Rete che ha ottenuto un finanziamento da parte della CE per un Progetto che si occupa del ruolo di partecipazione delle comunità locali nei progetti di accesso alla terapia anti retro virale (cioè terapia per il trattamento dell’Aids) nei Paesi in Via di Sviluppo della fascia equatoriale sub-sahariana.
Il Cuscos di Modena ha creato una rete che coinvolge alcuni Partner europei, ma soprattutto un numero consistente di Paesi africani, coinvolgendo sia gruppi istituzionali, essenzialmente Università africane e ONG africane che si occupano di Coop. Internazionale nell’ambito dell’Aids, per andare a studiare questa situazione un po’ nuova nell’ambito dell’accesso ai farmaci anti – retro virali.
Il presupposto base dei progetti di cooperazione è quello di prevedere la sostenibilità del progetto, anche dal punto di vista economico, ma purtroppo nell’ambito dell’HIV questo presupposto viene a mancare perché l’accesso a questo tipo di farmaci è molto costoso e coinvolge delle fasce così ampie della popolazione, vista anche la progressione in forma epidemica della malattia da HIV in Africa, che solo attraverso i grandi Donours internazionali si può avere accesso ai farmaci anti – retro virali.
Allora ci siamo chiesti se aveva senso parlare di Cooperazione allo Sviluppo in progetti che per definizione non sono sostenibili. Nessun Paese, nessuna ONG riesce oggi a garantire la terapia anti-retro virale se non attraverso dei meccanismi di Donours internazionali.
Esiste dunque un altro livello di sostenibilità di progetto di cooperazione che consideri non tanto la sostenibilità economica quanto piuttosto quella culturale? Intendo parlare del ruolo delle comunità locali nel sostenere l’accesso ai farmaci anti retro virali. Questo è un modello in cui noi riteniamo che si giochi un partenariato politico partendo dai destinatari ultimi, che sono sostanzialmente i pazienti infetti da HIV, con particolare attenzione alle comunità rurali, dove oggi è più difficile avere accesso ai farmaci anti retro virali.
Questa è dunque un’azione concreta che sta facendo il Cuscos nell’ambito della Ricerca nei confronti della lotta all’Aids (uno degli Obiettivi del Millennio).

Percorsi formativi all’interno dell’Università[]

Prima missione dell’Università è la Formazione. Da questo punto di vista oggi penso che qualunque professionista di qualunque branca – sia essa scientifica oppure umanistica – non può fare a meno di avere un minimo di background culturale necessario per capire cos’è la Cooperazione nell’ambito di un processo di globalizzazione, indubbiamente di tipo irreversibile. A riguardo il Cuscos sta cercando di diffondere la possibilità, all’interno dell’Ateneo, di fare sì che ogni studente di ogni facoltà possa accedere a dei crediti formativi in questo ambito della Cooperazione. Ci sono alcune facoltà che per natura sono facilitate nei confronti di questa situazione. Mi riferisco in modo particolare alla mia facoltà, io sono un medico, sono un infettivologo, mi occupo di Aids e ho un’esperienza in passato ma anche nel presente di Cooperazione in ambito sanitario , per quanto riguarda l’Aids in vari Paesi in Via di Sviluppo. Ho ritenuto indispensabile che i miei studenti del corso di Malattie Infettive del 4^ anno di medicina piuttosto che di Odontoiatria piuttosto che di Scienze infermieristiche avessero la possibilità di fare un’esperienza sanitaria prima di laurearsi andando a visitare sul campo centri sanitari che lavorano in situazioni di maggior povertà. Per esempio oggi la Facoltà di Medicina offre a tutti gli studenti la possibilità di acquisire dei crediti formativi con esperienze sul campo, attraverso una rete di Ospedali e di Università in vari Paesi nel mondo, dall’America Latina all’India, in cui fare queste esperienze sanitarie, che vengono poi riconosciute nell’ambito dei curricula degli studenti.

Questo lo possiamo dunque intendere come un esempio di nuovo percorso formativo calato in un centro che studia le malattie infettive trovo che abbia anche facilmente una sua ragionevole collocazione. Ma se ci interfacciamo con le altre facoltà, quali nuovi percorsi formativi possiamo sviluppare a riguardo?
La Cooperazione lavora con uno strumento fondamentale che è la multidisciplinarità. Citavo prima il progetto, nell’ambito della sostenibilità dei progetti per la terapia anti retro virale. Lo strumento d’indagine di questo progetto è rappresentato dallo studio sulla Comunicazione. Rispetto a questo non è certo il medico che ha i migliori strumenti nell’ambito della Comunicazione. Alcune tecniche di utilizzo di questi progetti sono assolutamente mutuate da esperienze nell’ambito delle facoltà umanistiche su come meglio coinvolgere le comunità, partendo da distanze culturali e linguistiche rispetto a queste situazioni. La sostenibilità passa inoltre attraverso tutto quello che non è strettamente necessario ma si colloca nell’ambito della dimensione socio – economica, con attività quali quelle di microcredito o di promozione umana attraverso l’accessibilità all’acqua. Quindi nel nostro progetto, a pari dignità scientifica, lavorano laureati in lettere, laureati in lingue, ingegneri, economisti, …. E sono tutti ruoli centrali rispetto a quello del medico, che in ultima analisi fa la parte più facile, cioè quella di somministrare il farmaco, in questa circostanza. Abbiamo bisogno di tutte queste competenze per riuscire ad interfacciarci con queste comunità locali.

Fate dunque un’azione congiunta di Ricerca, Formazione e Trasferimento di conoscenze?
…. E cooperazione con le ONG e con i Partner istituzionali. Un errore su cui si può cadere è quello di pensare che questi centri, piuttosto che l’università stessa, possano diventare poi un diretto erogatore di prestazioni. Io penso che non sia questo il ruolo dell’università. Esistono centri istituzionali piuttosto che ONG che hanno molta più competenza nell’erogare sul campo le prestazioni. E su questo l’università deve imparare a cooperare.

Percorsi formativi all’esterno dell’Università[]

Se è obiettivo dell’università quello di creare i futuri Cittadini del Mondo, con quali altre figure o enti ci si può interfacciare per portare in campo un’azione sinergica che favorisca tale obiettivo?
L’università può promuovere un messaggio culturale alla cittadinanza, senza per questo essere certo l’unica depositaria di tale messaggio. L’università però non si rivolge solo agli universitari; si rivolge in generale alla comunità nella quale è inserita, sia nel Nord che nel Sud del Mondo. Va quindi al di là della rete locale stessa. Esempio pratico. Sono abbastanza comuni adesso per noi gli incontri anche con studenti delle scuole superiori, che sono già animati dal desiderio di iniziare delle esperienze di cooperazione. Sono energie straordinarie quelle dei giovani che si vogliono affacciare al mondo, e l’università può avere un ruolo nel meglio indirizzare queste future generazioni. Anche se questi ragazzi non sono ancora studenti universitari e non necessariamente diventeranno studenti universitari, possiamo dare loro alcuni strumenti interpretativi per aiutarli in alcune scelte di base piuttosto che non nella vita post universitaria, nell’ambito dell’ambiente imprenditoriale, o in generale nell’ambiente di lavoro. L’università ha delle competenze tecnologiche, scientifiche, culturali, che devono essere messe a disposizione per esempio di ONG o di istituzioni quali il Ministero degli Affari Esteri. È comune oggi che una ONG si rivolga a noi perché ha bisogno, ad esempio, della competenza di un architetto per realizzare il tetto di un ospedale, non disponendo di un architetto come risorsa interna. L’università può fornire consulenza piuttosto che promuovere iniziative culturali, che possano tenere alto il tema della Coop. Internaz. in un dibattito interculturale all’interno della società. L’università però non solo si rivolge al Paese in cui è inserita; può introdursi anche in alcuni Paesi in cui alcune tematiche, quale ad esempio della povertà, sono maggiormente presenti, pensando che gran parte delle risposte verranno proprio da questi Paesi. Quindi non è che noi “trasferiamo competenze”. Noi semplicemente diventiamo facilitatori di competenze che sono presenti nei luoghi in cui lavoriamo.

Leggendo il protocollo del Cuscos, trovo che tra gli impegni assunti c’è quello di “fare dell’Università un interlocutore rappresentativo, riconosciuto e autorevole per la società civile e il mondo istituzionale a livello nazionale e internazionale”. Come si intende realizzare, in concreto, questo dialogo interistituzionale tra Stato, Società civile, Organismi Internazionali, Mondo industriale e Università?
Vedi ad esempio il Convegno di Pavia, che prevedeva come relatori dei rappresentanti dei Ministeri , quindi è lì che l’Università si interfaccia con lo Stato per promuovere le attività di cooperazione. Ricordiamo che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa nell’ambito del sostegno ai progetti di cooperazione, ivi inclusa di conseguenza la diffusione di una cultura a sostegno degli Obiettivi del Millennio. Nelle scuole, per esempio, dove io spesso faccio interventi, mi rendo conto che non sono stati assolutamente recepiti quali sono gli impegni assunti in seno agli Obiettivi del Millennio.
Spesso le ONG si trovano a lottare per sopravvivere rispetto a torte molto scarse nell’ambito delle disponibilità economiche, piuttosto che a cercare di coltivare i propri orticelli, quasi con una certa rivalità. Penso che da questo punto di vista l’Università, che funziona un po’ come Ente super – partes, possa aiutare ad un miglior coordinamento delle attività delle ONG presenti in un determinato territorio.
Quindi, in sintesi, vediamo che l’Università può interfacciarsi sia con grossi organismi istituzionali sia con realtà locali, talora anche molto molto piccole, per facilitare una migliore organizzazione e un miglior utilizzo delle risorse disponibili nell’ambito della cooperazione.

Voi avete anche un rapporto di collaborazione con il Corso per Volontari della Cooperazione Internazionale, un corso promosso dal Comune di Modena e in modo particolare dall’Ufficio di Coop. Internazionale. Qual è il ruolo dell’Università all’interno di corsi di questo tipo?
Posso citare il secondo obiettivo del Cuscos, quello cioè di farsi promotore di un percorso di Master universitari di primo livello, destinati a persone già laureate (sia con laurea breve che con laurea standard) . Il Cuscos è riuscito quest’anno ad omogeneizzare alcune esperienze che erano già presenti nell’ambito dell’Università di Modena come Master isolati (vedi un Master per le Emergenze, Master per gli operatori della disabilità e della programmazione sanitaria nei Paesi in via di Sviluppo), e associarli al Corso di Cooperazione, offerto ora anche a studenti universitari, in modo da beneficiarne pure in termini di crediti formativi. A questo si deve uno sforzo congiunto sia da parte dell’organo docenti che da parte dell’assessore di Modena Fabio Poggi, con cui è nata una nuova voglia di collaborazione.

Ostacoli incontrati dal CUSCOS[]

Punti negativi, limiti, ostacoli incontrati dal Cuscos?
Il Cuscos non vanta una disponibilità economica né organizzativa.

Come si finanzia il Cuscos?
Il Cuscos non è finanziato da nessuno, quindi si deve finanziare. È partito con un bilancio di zero euro. Il Cuscos promuove progetti, e con i progetti potrà investire la propria disponibilità economica, quindi avrà un suo bilancio. È chiaro se ci fossero più energie e più disponibilità la cosa sarebbe più facile. L’aspetto motivazionale è comunque un valore aggiunto che permette a tutti noi che lavoriamo in questo ambito di dedicarci comunque, come se fosse il nostro lavoro istituzionale. Io sono un medico e faccio attività di ricerca nell’ambito dell’HIV, faccio anche assistenza, penso di essere una persona molto fortunata perché nell’ambito della mia attività di lavoro posso comunque esprimere grande amore e passione nei confronti di questi temi. Sia il rettore Pellacani prima che il rettore Tommasi poi hanno intuito che l’Università poteva spendersi in questo ambito e ci hanno sempre supportato per far sì che questo centro possa cominciare a crescere.

Quali sono dunque, soldi a parte, gli ostacoli reali del Cuscos?
Il Cuscos non è ancora conosciuto. Spesso si trova a dover mediare rispetto a piccoli campanilismi, individualità e protagonismo che possono sussistere all’interno di progettazioni singole. Essenzialmente abbiamo bisogno di crescere e di dare visibilità a questa attività, e soprattutto di dare la possibilità, a tutti quelli che aderiscono al Cuscos, di poter esprimere le proprie energie. Cosa che in questo momento, per limitazioni di tempo, di spazio, di attività, non riusciamo a fare.


In che modo gli specialisti della Comunicazione che interagiscono con il Cuscos pensano di poter dare visibilità ad un’iniziativa come questa?

Su questo io ammetto purtroppo un grosso deficit culturale, io faccio il medico …. Intuisco comunque una cosa. Proprio per ovviare a questi meccanismi di paternalismo e di compassioniamo che spesso circondano l’informazione che riguarda la Coop. Internaz. penso che bisognerebbe che le persone toccassero con mano, vedessero quanto è bello fare cooperazione sul posto. Ero di ritorno, un mese fa, dalla Tanzania dove, in un piccolo villaggio, nell’ambito di soli due anni di attività, un piccolo gruppo di medical assistant è riuscito a mettere in terapia 850 persone con infezione da HIV e a gestire oltre 1500 malati di HIV. Si tratta quindi di una struttura paragonabile a quella della struttura universitaria del Policlinico di Modena , quanto a volume di attività, dove però sono presenti 12 medici, 25 infermieri, 10 specializzandi …. In Tanzania invece stiamo parlando di 2 medical assistant, cioè di 2 figure paragonabili a quelle delle infermiere professionali, che riescono a fare queste cose grandiose. Io mi chiedevo: come fare a comunicare questo? Come spiegare che, anche con pochissime risorse si riescono a fare queste cose straordinarie, se non facendosi raccontare queste esperienze bellissime di vita quotidiana? Parlavo con un malato che ha fondato una prima associazione di auto aiuto nell’ambito dell’Aids. L’Aids in Africa è massimamente oggetto di discriminazione. Qualche anno fa io giravo in Africa e mi era stato detto che in ospedale non potevo pronunciare la parola, perché questo avrebbe immediatamente discriminato il malato. Oggi, nel giro di pochi anni, grazie anche all’accesso ai farmaci, esistono associazioni dichiarate di soggetti sieropositivi. Queste persone mi dicono: “L’anno scorso ero così malato che non ero riuscito a coltivare il mio campo di fagioli e per fortuna quest’altro malato mi ha aiutato a coltivarlo per me, perché sennò i miei bambini sarebbero morti. Quest’anno io ho avuto accesso ai farmaci, ho recuperato le forze, riesco a coltivare il mio campo e sento il dovere di aiutare il mio vicino, anche lui malato e che non ha ancora accesso ai farmaci, per aiutarlo come io sono stato aiutato”. Queste sono cosa concrete. Accedere alla terapia anti retro virale vuol dire poter coltivare un campo di fagioli. Vuol dire la testimonianza di persone che ti dimostrano come il problema sanitario va ben oltre il problema sanitario , va sul tema dell’economia, della discriminazione, della riconoscibilità politica. Quindi io penso che forse gli strumenti della comunicazione dovrebbero molto di più raccontare queste esperienze di vita vissuta, per andare a spiegare che la cooperazione è fatta di questi piccoli gesti, che però ci danno anche grandi insegnamenti nella nostra vita di quotidianità qua, pensandoci davvero tutti Cittadini del mondo e responsabili di questa cittadinanza.

Cioè, in due parole, tu come definiresti il Cittadino del Mondo?
È una persona consapevole di fare parte di questa comunità, e che si ritiene responsabile di questa comunità. Quindi consapevolezza e responsabilità.


Fonti[]

Intervista a Giovanni Guaraldi realizzata da Wilma Massucco per Progetto Eugad – EUGAD è l’acronimo di “European Citizens working for the Global Agenda for Development”(Cittadini Europei impegnati nell’Agenda Globale per lo Sviluppo); riceve un supporto finanziario da parte del Programma di Cooperazione Esterna della Commissione Europea; è una delle azioni di implentazione del Programma  “Attori non statali e autorità locali” – Sezione: Consapevolezza ed educazione dei cittadini europei

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October 8, 2010

Scuola: diecimila in corteo a Milano per il «No Gelmini Day»

Scuola: diecimila in corteo a Milano per il «No Gelmini Day»

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Milano, venerdì 8 ottobre 2010
Si sono tenuti quest’oggi in una cinquantina di città italiane dei cortei di protesta contro i tagli alla scuola previsti dalla Riforma Gelmini. A in strada sono scesi gli studenti degli istituti superiori e molti docenti precari: in testa, come già nei cortei del 13 settembre, il caschetto giallo da lavoro per proteggersi «dalle macerie causate da Gelmini e ».

Il corteo meneghino ha preso il via in largo Cairoli alle 9 e 30: destinazione il Provveditorato degli Studi, in via Ripamonti. I diecimila manifestanti – dati della Questura, per i Collettivi studenteschi erano ventimila – hanno quindi percorso pacificamente le strade della città: ad aprire il passo una sagoma del ministro Gelmini con indosso abiti militari, che una volta affissa in Ripamonti è divenuta oggetto del lancio di bottiglie di plastica, uova, petardi e anche qualche sasso.

Chiaro il riferimento ai fatti del 29 settembre in via Bagutta: quel giorno si era infatti tenuto un presidio di fronte alla sede milanese dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, l’associazione che organizzerà i corsi di Allenati per la vita previsti dal progetto Gelmini-La Russa, per protestare contro l’«introduzione dell’educazione militare nelle scuole». Nell’occasione erano sorti tafferugli tra le forze dell’ordine e i giovani dei centri sociali, con alcuni feriti.

Intorno alle 10 e 30 circa tremila persone hanno lasciato il corteo principale per dirigersi all’Università Statale. Qui alcuni rappresentanti dei centri sociali hanno fatto irruzione nella mensa universitaria provocando diversi danni all’interno dell’edificio. Unici scontri di una certa rilevanza in Piazza Velasca, in zona Missori: a fronteggiarsi un gruppo di universitari partiti dalla Statale senza autorizzazione, e gli agenti di polizia che volevano impedire il transito in una zona vietata. Un insegnante precario ha dichiarato che «sono volate manganellate». Si sarebbe registrato solo un ferito lieve, un funzionario della Digos raggiunto agli occhi da spray urticante: l’autore del gesto era parte del gruppetto di manifestanti che a sua volta si era distaccato per raggiungere, invano poiché fermato dagli agenti, l’assessorato all’Istruzione in largo Treves.

Principali anime del corteo di oggi sono stati i collettivi studenteschi del capoluogo e della provincia, coadiuvati da rappresentanti delle Università di Pavia e dell’Insubria e degli insegnanti precari, e da Rete Scuole, assemblea degli istituti scolastici del Milanese. Presenti anche molti esponenti dei centri sociali, tra cui quelli del Fornace con uno striscione per il “no allo sgombero”.

Gli slogan hanno preso di mira soprattutto il provveditore agli studi Giuseppe Colosio e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ma anche la scuola di Adro tappezzata di simboli padani: eloquente il coro «No alle scuole della Lega, no alle scuole in cui si prega».


Fonti[]

Wikivoyage

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July 24, 2009

Università: la classifica 2009 de Il Sole 24 Ore

Università: la classifica 2009 de Il Sole 24 Ore

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venerdì 24 luglio 2009

Map of Italy-it.svg

Anche quest’anno il quotidiano economico Il Sole 24 Ore presenta la sua classifica delle università italiane.

Ai nove criteri utilizzati nella classifica (talenti, attrattività, dispersione, inattività, laurea nei tempi, affollamento, ricerca/personale, ricerca/fondi, ricerca/fondi esterni) si è aggiunto quest’anno il nuovo indicatore sul successo occupazionale dei laureati.

Come per lo scorso anno il primo posto del 2009 spetta al Politecnico di Milano, con 788 punti ottenuti. L’ultimo invece è quello dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, con solo 143.

A fianco dei dati i simboli Equal.svg, Green Arrow Up Darker.svg, Red Arrow Down.svg indicano la differenza di posti rispetto alla classifica 2008

  • Università statali:

1. Politecnico di Milano – 788 Equal.svg
2. Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – 768 Green Arrow Up Darker.svg
3. Università degli Studi di Trieste – 756 Red Arrow Down.svg
4. Politecnico di Torino – 749 Green Arrow Up Darker.svg
5. Università di Pavia – 707 Red Arrow Down.svg
6. Università degli Studi di Ferrara – 705 Green Arrow Up Darker.svg
7. Università degli Studi di Trento – 685 Red Arrow Down.svg
8. Università degli Studi del Piemonte Orientale – 668 Green Arrow Up Darker.svg
9. Università degli Studi di Padova – 661 Green Arrow Up Darker.svg
10. Università Politecnica delle Marche – 656 Green Arrow Up Darker.svg
11. Università degli Studi dell’Aquila – 653 Green Arrow Up Darker.svg
11. Università degli Studi di Parma – 653 Green Arrow Up Darker.svg
13. Università IUAV di Venezia – 651 Green Arrow Up Darker.svg
14. Università degli Studi di Genova – 614 Red Arrow Down.svg
15. Università degli Studi di Firenze – 609 Red Arrow Down.svg
16. Università degli Studi della Tuscia – 597 Green Arrow Up Darker.svg
17. Università degli Studi di Perugia – 593 Red Arrow Down.svg
18. Università degli Studi di Udine – 578 Green Arrow Up Darker.svg
19. Università “Ca’ Foscari” di Venezia – 576 Green Arrow Up Darker.svg
20. Università di Bologna – 575 Green Arrow Up Darker.svg

20. Politecnico di Bari – 575 Green Arrow Up Darker.svg
22. Università per stranieri di Siena – 569 Red Arrow Down.svg
23. Università della Calabria – 558 Green Arrow Up Darker.svg
24. Università degli Studi di Milano-Bicocca – 554 Green Arrow Up Darker.svg
25. Università di Pisa – 551 Red Arrow Down.svg
26. Università degli Studi di Torino – 549 Red Arrow Down.svg
27. Università degli Studi di Napoli Federico II – 544 Green Arrow Up Darker.svg
28. Università degli Studi di Napoli II – 539 Red Arrow Down.svg
29. Università degli Studi dell’Insubria – 534 Red Arrow Down.svg
30. Università degli Studi di Camerino – 531 Red Arrow Down.svg
31. Università degli Studi di Urbino – 524 Red Arrow Down.svg
32. Università degli Studi di Brescia – 522 Green Arrow Up Darker.svg
33. Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – 517 Red Arrow Down.svg
34. Università degli Studi di Milano – 498 Green Arrow Up Darker.svg
35. Università degli Studi di Verona – 483 Green Arrow Up Darker.svg
36. Università degli Studi della Basilicata – 481 Red Arrow Down.svg
37. Università degli Studi del Sannio – 473 Red Arrow Down.svg
38. Università degli Studi di Siena – 442 Red Arrow Down.svg
39. Università di Bergamo – 429 Green Arrow Up Darker.svg
40. Università degli Studi del Molise – 425 Green Arrow Up Darker.svg

41. Sapienza Università di Roma – 414 Green Arrow Up Darker.svg
42. Università degli Studi di Reggio Calabria – 412 Red Arrow Down.svg
43. Università degli Studi di Catania – 407 Green Arrow Up Darker.svg
44. Università degli Studi di Cagliari – 397 Green Arrow Up Darker.svg
45. Università degli Studi di Salerno – 369 Red Arrow Down.svg
46. Università degli Studi di Sassari – 351 Green Arrow Up Darker.svg
47. Università degli Studi di Macerata – 341 Green Arrow Up Darker.svg
48. Università degli Studi Roma Tre – 337 Red Arrow Down.svg
49. Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – 337 Green Arrow Up Darker.svg
50. Università Gabriele D’Annunzio – 334 Green Arrow Up Darker.svg
51. Università degli Studi di Messina – 327 Green Arrow Up Darker.svg
51. Università per stranieri di Perugia – 327 Green Arrow Up Darker.svg
53. Università degli Studi di Cassino – 308 Red Arrow Down.svg
54. Università degli Studi di Bari – 307 Red Arrow Down.svg
55. Università degli Studi di Foggia – 292 Red Arrow Down.svg
56. Università del Salento – 286 Red Arrow Down.svg
57. Università degli Studi di Teramo – 278 Red Arrow Down.svg
58. Università degli Studi di Palermo – 266 Green Arrow Up Darker.svg
59. Università degli Studi di Catanzaro – 229 Red Arrow Down.svg
60. Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – 143 Equal.svg

Tra le università statali non è stata sottoposta a classificazione l’Università degli studi di Roma Foro Italico in quanto il numero di studenti è basso e i corsi di Laurea si rivolgono unicamente alle scienze motorie.

  • Università non statali:

1. Università Commerciale Luigi Bocconi – 800 Equal.svg
2. Università Vita-Salute San Raffaele – 792 Equal.svg
3. Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) – 646 Equal.svg
4. Università Cattolica del Sacro Cuore – 638 Equal.svg
4. Università Carlo Cattaneo (LIUC) – 638 Green Arrow Up Darker.svg
6. Università della Valle d’Aosta – 577 Green Arrow Up Darker.svg
7. Libera Università di Bolzano – 523 Red Arrow Down.svg
8. Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) – 431 Equal.svg
9. Libera Università degli Studi San Pio V – 415 Equal.svg
9. Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM – 415 Green Arrow Up Darker.svg
11. Libera Università Mediterranea – 362 Green Arrow Up Darker.svg
12. Università degli Studi Suor Orsola Benincasa – 300 Red Arrow Down.svg
13. Università Kore di Enna – 238 Red Arrow Down.svg
14. Università Europea di Roma – 223 N.P.

Tra le università non statali riconosciute non sono state sottoposte a classificazione l’Università Campus Bio-Medico, l’Università di Scienze Gastronomiche e l’Università per stranieri di Reggio Calabria “Dante Alighieri” in quanto il numero di studenti è basso e i corsi di Laurea si rivolgono solo a determinati settori scientifico-disciplinari (s.s.d.).


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November 6, 2008

Cosenza, facoltà dell\’UniCal tiene un Consiglio in piazza

Cosenza, facoltà dell’UniCal tiene un Consiglio in piazza

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giovedì 6 novembre 2008

Alle ore 16:00 del 5 novembre 2008 in Piazza XI Settembre a Cosenza inizia il primo Consiglio di Facoltà pubblico della storia dell’Università della Calabria. A indirlo è la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, con unico punto del giorno una discussione sulla Legge 133/2008, approvata in agosto dal governo Berlusconi.

Il preside di Facoltà, prof.Crisci, utilizzando una presentazione, espone i punti salienti della legge che sono messi in discussione dalla recente legge di bilancio approvata dal governo: il taglio dei fondi, il blocco del turnover (il meccanismo di svecchiamento all’interno dell’università), la trasformazione delle università pubbliche in Fondazioni di diritto privato. Nelle ultime diapositive, infine, Crisci ricorda l’esistenza degli apparati legislativi, prodotti dai precedenti governi, utili a ridurre lo sperpero delle risorse universitarie, come ad esempio la proliferazione dei corsi di laurea degli ultimi anni.

Proprio lo spreco delle risorse è uno dei punti fondamentali che emerge dalla discussione, iniziata da un intervento dello stesso Crisci, il quale, auspicando una discussione critica all’interno dell’università stessa, sottolinea l’importanza per l’istituzione accademica di dotarsi di buon organi di autogoverno, di reclutamento del personale di ricerca, di gestione dei fondi, di autovalutazione dei risultati prodotti. La parola viene quindi presa da un rappresentante dei precari della ricerca dell’UNICAL, Amerigo Beneduci, che legge all’assemblea un documento redatto negli ultimi giorni di discussioni interne tra gli stessi. Il documento, sottolineando come imprescindibile il ritiro dei provvedimenti governativi sull’università presenti nella Legge 133/2008, invita la Facoltà a una prendere posizione netta e chiara in merito e chiede alla stessa di farsi portavoce nelle sedi opportune (rettore, Senato Accademico) delle istanze dei precari della ricerca, che ad esempio rivendicano una maggiore rappresentanza all’interno negli organi decisionali accademici (dai quali sono generalmente esclusi o al più accolti come uditori) e la possibilità che l’Università della Calabria possa destinare parte dei fondi esclusivamente per il reclutamento di giovani ricercatori.

Franco Piperno, docente di Fisica della materia.

Negli interventi successivi (tra gli altri hanno parlato i professori Veltri, Russo, Piperno) i professori e i ricercatori della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali sostanzialmente appoggiano le proposte del preside di Facoltà, puntando di volta in volta l’attenzione ora sul reclutamento, ora sull’autovalutazione della ricerca. Riguardo i metodi per realizzare quest’ultimo punto non c’è ancora una metodologia unica, considerando che la fase propositiva è ancora in fase iniziale, ma tutti gli intervenuti sono unanimemente schierati nella difesa della bontà della ricerca scientifica italiana, che pur restando una parte della totalità della ricerca italiana, risulta ai primi posti nel mondo. L’intervento più applaudito è, però, quello del professor Piperno, che sottolinea, come già aveva fatto nella prima lezione in piazza organizzata dagli studenti universitari, la specificità dell’università europea e italiana, prettamente pubblica, e rilancia ancora una volta il ruolo degli studenti al suo interno, sia come rappresentanti attivi all’interno dell’accademia, sia come gli unici possibili valutatori della didattica universitaria. Piperno, comunque, non risparmia l’attuale sistema concorsuale italiano, “una farsa alla francese fatta alla napoletana”, dice, e trova spazio anche per scagliarsi contro i rettori che, a suo dire, hanno negli ultimi anni curato principalmente i loro interessi personali. Sottolinea, infine, l’importanza per i ricercatori italiani di un’esperienza di ricerca esterna alla loro università di origine.

Solo in chiusura, anche grazie agli interventi finali dei professori Bartolino e Tota, la Facoltà prende atto, anche se non ancora formalmente, delle richieste dei precari dell’UNICAL, inserendole a verbale. Il preside Crisci, infine, comunica che il primo Senato Accademico disponibile è stato convocato per il 18 novembre, a causa di un viaggio in India del rettore La Torre, che rientrerà il giorno prima. L’assemblea è chiusa e con essa è anche finita la pioggia che è caduta durante le due ore di discussione del consiglio; restano però ancora piccoli gruppi di persone, uno dei quali continua a parlare con il preside Crisci per avere ben chiara la situazione nei confronti del rettore.


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October 22, 2008

Università: rapporto Stella 2008 sui laureati

Università: rapporto Stella 2008 sui laureati

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martedì 22 ottobre 2008
E’ stato presentato domenica nella sede rettorale dell’Università di Palermo Stella 2008, un rapporto effettuato sui dati dell’anno 2005 relativi all’occupazione a 18 mesi dalla laurea.

All’indagine sono stati sottoposti 10 atenei: 6 del nord (più precisamente della Lombardia) 2 del centro (Pisa, con la Statale e la Sant’Anna) e 2 del sud (Federico II a Napoli e Palermo), prendendo in considerazione una popolazione complessiva di 23.770 laureati.

I risultati sono stati che il 42,2% degli studenti di laurea triennale preferiscono proseguire gli studi, mentre tra chi entra nel mondo del lavoro il 44% viene assunto entro un anno dalla laurea (media tra il circa 60% del nord Italia e il 25% sud).

Gli stipendi dei neolaureati oscillano tra i 1000-1500€, per poco più del 50% degli occupati, mentre il 25% guadagna meno di 1000 €.

Ecco la tabella dei laureati (triennali) occupati a tempo pieno più richiesti:

Facoltà Percentuale di occupazione (%)
Medicina – Infermieristica- Fisioterapia 89
Economia – Statistica 75
Chimica – Farmacia 73
Ingegneria 64
Agraria 63
Scienze sociali 62
Legge 50
Biologia 47
Lettere 46
Educazione fisica 39
Psicologia 25


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July 15, 2008

Università: la classifica 2008 de Il Sole 24 Ore

Università: la classifica 2008 de Il Sole 24 Ore

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martedì 15 luglio 2008
Anche quest’anno il quotidiano economico Il Sole 24 Ore presenta la sua classifica delle università italiane.

La classifica è stata stilata in base a criteri che spaziano dall’impegno nella ricerca agli aspetti più importanti della didattica e dell’organizzazione.

È da segnalare che l’ampliamento dei parametri rispetto alle indagini degli anni scorsi porta all’evidenza che la variabilità degli atenei in testa alla classifica è molto bassa.

Il primo posto del 2008 spetta al Politecnico di Milano, con 721 punti ottenuti. L’ultimo invece è quello dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, con solo 164.

  • Università statali:

1. Politecnico di Milano – 721
2. Università degli Studi di Trieste – 713
3. Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – 708
4. Università di Pavia – 677
5. Università degli Studi di Trento – 666
6. Politecnico di Torino – 657
7. Università degli Studi di Ferrara – 634
8. Università degli Studi di Genova – 601
9. Università degli Studi di Firenze – 600
10. Università degli Studi di Perugia – 595
11. Università per stranieri di Siena – 578
12. Università degli Studi di Padova – 591
13. Università degli Studi di Siena – 578
14. Università degli Studi di Parma – 576
15. Università degli Studi del Piemonte Orientale – 567
16. Università degli Studi di Napoli II – 566
17. Università degli Studi dell’Aquila – 558
18. Università Politecnica delle Marche – 557
19. Università IUAV di Venezia – 553
20. Università di Pisa – 550

21. Università degli Studi di Udine – 546
22. Università degli Studi del Sannio – 532
23. Università degli Studi di Camerino – 521
24. Università degli Studi di Torino – 520
25. Università degli Studi dell’Insubria – 519
26. Politecnico di Bari – 518
27. Università di Bologna – 495
28. Università “Ca’ Foscari” di Venezia – 477
29. Università degli Studi della Tuscia – 476
30. Università degli Studi di Urbino – 470
31. Università degli Studi di Napoli Federico II – 468
32. Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – 462
33. Università degli Studi di Brescia – 460
34. Università degli Studi della Basilicata – 440
35. Università degli Studi di Milano – 428
36. Università degli Studi di Verona – 420
37. Università degli Studi di Reggio Calabria – 403
38. Università della Calabria – 402
39. Università degli Studi di Salerno – 398
40. Università degli Studi di Milano-Bicocca – 397

41. Università di Bergamo – 395
42. Università degli Studi del Molise – 379
43. Università degli Studi Roma Tre – 375
44. Università degli Studi di Foggia – 365
45. Università degli Studi di Cassino – 354
46. Università degli Studi di Catania – 354
47. Università degli Studi di Sassari – 348
48. Università degli Studi di Catanzaro – 340
49. Università degli Studi di Cagliari – 340
50. Sapienza Università di Roma – 337
51. Università degli Studi di Messina – 322
52. Università degli Studi di Bari – 321
53. Università degli Studi di Macerata – 312
54. Università del Salento – 288
55. Università degli Studi di Teramo – 278
56. Università per stranieri di Perugia – 277
57. Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – 277
58. Università Gabriele D’Annunzio – 257
59. Università degli Studi di Palermo – 255
60. Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – 164

  • Università non statali:

1. Università Commerciale Luigi Bocconi – 720
2. Università Vita-Salute San Raffaele – 693
3. Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) – 593
4. Università Cattolica del Sacro Cuore – 527
5. Università Carlo Cattaneo (LIUC) – 527
6. Libera Università di Bolzano – 507
7. Università della Valle d’Aosta – 433
8. Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) – 407
9. Libera Università degli Studi San Pio V – 393
10. Università degli Studi Suor Orsola Benincasa – 367
11. Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM – 300
12. Università Kore di Enna – 300
13. Libera Università Mediterranea – 237


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