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October 29, 2010

Berlusconi sulla minorenne Ruby: solo un gesto di buon cuore. Io aiuto i bisognosi

Berlusconi sulla minorenne Ruby: solo un gesto di buon cuore. Io aiuto i bisognosi

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

29 ottobre 2010

A Bruxelles, dove è giunto per impegni istituzionali, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi ostenta sicurezza e si dichiara tranquillo in merito alla vicenda delle presunte pressioni che avrebbe esercitato sulla Questura di Milano, in relazione alla vicenda di Karima Keyek, la minorenne marocchina fermata dalla polizia meneghina. Karima, su cui si appuntava un sospetto di furto, era nota nell’ambiente come Ruby, il nomignolo con cui preferiva farsi conoscere (Ruby Rubacuori nei profili sui social network), lo stesso della groupie dai facili costumi, protagonista della celebre Ruby Tuesday dei Rolling Stones.

La smentita di Berlusconi[]

Emilio Fede nel 2010 all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

Solo una manifestazione di generosità e di buon cuore — nelle parole del premier — un interessamento personale per l’affidamento della ragazza, uno di quei gesti di solidarietà che, a suo dire, egli sarebbe solito riservare a chi versa in stato di bisogno. Da Bruxelles, Berlusconi fa sapere comunque di non aver mai telefonato in Questura né di aver esercitato alcuna pressione indebita tendente a ottenere per il rilascio della ragazza fermata.

Intrattenendosi con i giornalisti a Bruxelles, Berlusconi ha rivendicato anche l’indole gioiosa del suo comportamento e il suo amore per le donne, ingredienti che determinerebbero il suo tenore di vita, e una condotta esistenziale di cui egli si dichiara orgoglioso e dalla quale niente e nessuno al mondo potrebbero mai farlo deflettere.

Le indagini della Procura[]

Ma le cose potrebbero non essere così semplici. Infatti, la Questura di Milano ha invece confermato l’esistenza di quella telefonata, ricevuta nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, mentre proseguono le indagini della magistratura e si ritiene imminente una convocazione dei poliziotti coinvolti nel fermo e nel subitaneo rilascio della ragazza. Da quello che è dato sapere, il premier, nella sua telefonata, avrebbe invocato la ragion di Stato, per sollecitare il rilascio di quella ragazza minorenne, nipote, a suo dire, del capo di stato egiziano Hosni Mubarak.

Da un punto di vista penale, i giornali riportano come, allo stato attuale, nessun rilievo venga fatto sulla condotta del premier: eventuali intercorsi sessuali con la ragazza non avrebbero infatti alcun rilievo penale, dal momento che Ruby ha abbondantemente superato i 14 anni, età minima perché una minorenne possa accondiscendere a rapporti sessuali con adulti.

Coinvolgimento di Emilio Fede e Lele Mora[]

Più complesso è invece il profilo giuridico a carico del giornalista Emilio Fede e dell’agente di spettacolo Lela Mora, quest’ultimo già noto per il suo coinvolgimento nello scandalo Vallettopoli, insieme al fotografo Fabrizio Corona. Per entrambi potrebbero profilarsi il favoreggiamento della prostituzione, per l’eventuale ruolo nell’organizzazione di “festini” a luci rosse nella residenza di Arcore.

Il ruolo avuto da Nicole Minetti[]

Tra i personaggi coinvolti, anche Nicole Minetti, la giovane ex-showgirl di Scorie e Colorado Cafè, divenuta poi igienista dentale di Silvio Berlusconi, che la vide all’Ospedale San Raffaele di Don Verzè, dove il premier era ricoverato per i postumi dell’aggressione subita da Massimo Tartaglia. Da quel fatidico incontro, Nicole Minetti avrebbe poi bruciato le tappe della carriera politica: candidata, per ordine di Berlusconi, nel listino blindato di Roberto Formigoni, la Minetti fu eletta al Consiglio Regionale della Lombardia. Sarebbe toccato a lei, quella notte, secondo quanto dichiarato ai giornali, il compito di andare a prelevare la minorenne: per rendere possibile il rilascio, la Minetti, su suggerimento di Berlusconi, avrebbe anche proposto e ottenuto di accollarsi l’affidamento familiare della ragazza.

Quella stessa notte le strade delle due donne si sarebbero immediatamente divise: infatti, a dispetto degli obblighi connessi all’affido familiare della minore, la Minetti ha dichiarato ai giornali di non averle nemmeno garantita ospitalità in casa.

A complicare ulteriormente le cose, vi è la dichiarazione del giudice minorile di turno quella notte, le cui direttive sarebbero state disattese: interpellato dalla Questura, avrebbe infatti sconsigliato quel tipo di soluzione, indicando come da preferire l’affidamento a una residenza protetta.

I “festini“, il bunga bunga di Arcore e i munifici regali del premier[]

A rendere più complicate le cose sono le dichiarazioni che la ragazza avrebbe rilasciato in questura, ma anche quelle che avrebbe disseminato in giro, vantandosi in passato, tra amiche e conoscenti, di sue frequentazioni altolocate, dei festini di cui sarebbe stata ospite nella villa di Arcore, di performance nel bunga bunga (un non meglio precisato rito, a metà tra l’esibizione coreutica e l’iniziazione sessuale), e di munifici doni ricevuti dal premier (7.000 euro, un’autovettura AUDI e una preziosa collana): queste vanterie, che le amiche avevano bollato come esagerate millanterie, hanno invece trovato una forma di inattesa conferma proprio nelle parole di una delle persone coinvolte nel caso, il direttore del TG4 Emilio Fede, che ha ammesso di averla vista ospite, almeno in un’occasione, nelle feste che si tenevano all’interno di Villa San Martino, la residenza sul Lambro, la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Berlusconi.

Il bunga bunga[]

I partecipanti al Dreadnought Hoax, in regalia abissine: Viriginia Wolf, con la barba, è la prima a sinistra

Si scatena intanto la curiosità sul significato del termine bunga bunga, che si candida a diventare il nuovo tormentone dei prossimi mesi: l’improbabile spiegazione riportata da alcuni giornali, rimanderebbe a un rito orgiastico tribale, usato a scopo punitivo in alcune tribù africane in cui la vittima prescelta sarebbe sottoposta a una sodomizzazione di gruppo per aver trasgredito a qualche regola di coesione tribale.

In realtà, il termine ricorre in alcune barzellette incentrate sui supplizi inflitti da tribù amazzoniche ad alcuni “antropologi del New Jersey”. L’episodio è riportato, ad esempio, da Samuel F. Pickering Jr.[1], il professore americano che fornì ispirazione per la figura protagonista del film L’attimo fuggente.

In altre spiegazioni, il bunga bunga sarebbe invece una forma di punizione di gruppo, sempre in chiave sessuale, il cui uso sarebbe diffuso in qualche caserma.

Si cita infine una delle barzellette per cui Berlusconi è famoso e di cui il premier va fiero: la barzelletta sarebbe incentrata sulla punizione per sodomizzazione di alcuni avversari del presidente del consiglio. Nelle versioni riportate dai giornali, la barzelletta sembra essere ispirata al supplizio rituale amazzonico citato nel libro di Samuel F. Pickering.

Visita ufficiale in Italia di Mubarak, la cui diplomazia ha tenuto a smentire ogni parentela con Ruby

Il termine ricorre anche, in un diverso contesto goliardico, nel cosiddetto Dreadnought Hoax, uno scherzo perpetrato ai danni di alcuni ufficiali della Royal Navy. La burla fu messa in atto da un gruppo di persone, tra le quali anche la scrittrice Virginia Wolf, che, addobbati da membri e dignitari della casa reale etiope, riuscirono a farsi accogliere in visita sulla corazzata HMS Dreadnought, già vanto della marina britannica. «Bunga bunga!» era l’esclamazione con la quale accompagnavano le loro vistose manifestazioni di apprezzamento per tutto ciò che veniva loro mostrato a bordo.

La smentita dell’ambasciata egiziana[]

Nella giornata del 29 ottobre si è conosciuta anche la posizione ufficiale del governo egiziano, il cui più alto vertice istituzionale si è trovato a esser chiamato in causa nelle cronache della vicenda.

L’ambasciatore dell’Egitto in Italia ha ritenuto, infatti, di dover diramare una dichiarazione ufficiale. Nella nota diplomatica si smentisce ogni rapporto di parentela tra la minorenne marocchina e il presidente egiziano Mubarak, una familiarità la cui esistenza sarebbe stata invece ventilata dal premier, per motivare la ragion di Stato, nella presunta telefonata di pressione agli organi di Polizia di Stato.

Note[]

  1. Samuel F. Pickering Jr., May Days, University of Iowa Press, 1995 ISBN 9780877455226 (pp. 92-93)


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Fonti[]

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November 11, 2007

Arezzo: tifoso ucciso da agente di polizia durante rissa

domenica 11 novembre 2007

Omicidio di Gabriele Sandri

Un tifoso laziale è stato ucciso in un’area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo, per mano di un agente della polizia.

Il ragazzo, Gabriele Sandri, 28enne dj romano, era coinvolto in una rissa scoppiata tra tifosi laziali e juventini, e che poi, forse degenerata, ha visto l’intervento degli agenti della Polizia Stradale; da uno di questi, appunto, sarebbe partito un colpo, forse accidentale oppure sparato in aria, che ha colpito al collo il giovane, morto sul colpo.

Il match InterLazio è stato rinviato, mentre tutte le partite sono iniziate con 10 minuti di ritardo.

Il questore di Arezzo ha definito l’episodio come “un tragico errore”: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone che non erano stati individuati come tifosi degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”.

Molte le reazioni politiche e dei vari esponenti del calcio, primo tra tutti il presidente laziale Claudio Lotito, che, intervistato, ha detto di aver chiesto il rinvio della partita subito dopo aver ricevuto la notizia della morte di Sandri; il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, si è detto “preoccupato” per quanto accaduto.

L’avvocato e amico della famiglia del giovane morto ha accusato la polizia di aver effettuato un vero e proprio “tiro a segno” nei confronti di Gabriele: “È un reato perpetrato dalle forze dell’ordine, lo dicono i tifosi, sentite loro. È stato un tiro a segno.”

La salma del giovane è stata trasportata, insieme all’automobile, presso la caserma di Arezzo, nella quale verranno eseguiti i primi accertamenti.

Primi scontri a Bergamo

All’arrivo della notizia della morte del giovane laziale, a Bergamo, dove si sta giocando la partita Atalanta-Milan, sono scoppiati i primi scontri fra gli ultras e le forze dell’ordine. La partita è stata sospesa e, di conseguenza, rinviata a data da destinarsi.

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May 14, 2007

Campobasso, carabinieri e poliziotti arrestati

Campobasso, carabinieri e poliziotti arrestati

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lunedì 14 maggio 2007

Associazione per delinquere, truffa continuata, falsi in atto pubblico, peculato, rivelazione di segreti d’ufficio: con queste accuse sono finiti in carcere, all’alba di oggi, su ordinanza del gip di Campobasso Roberto Veneziano, otto appartenenti alle Forze dell’ordine ed un avvocato. Si tratta del legale Ruggero Romanazzi e di Raffaele Esposito (già maresciallo dei Carabinieri in servizio alla Compagnia di Termoli), Giancarlo Littera, Michele Tenaglia e Orlando Zara (rispettivamente Ispettore capo, Sovrintendente e Assistente della Polizia di Stato in forza al nucleo di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino), Giovanni Antonio Pagano (Luogotenente dei Carabinieri, anch’egli in forza al nucleo di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino), Ugo Sciarretta (Capitano della Polizia municipale di Termoli), Luigi Soccio (Appuntato scelto dei Carabinieri in forza alla Compagnia di Termoli) e Maurizio Coppola (Colonnello Comandante provinciale dei Carabinieri di Campobasso).

Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nell’ambito dell’inchiesta denominata “Black Hole” (“Buco nero”). Secondo gli inquirenti, i nove sarebbero implicati in episodi di intralcio alle inchieste sulla malasanità nella parte meridionale del Molise. Secondo il gip Veneziano, gli arrestati avrebbero costituito «un corpo separato, per giunta armato, costituito all’interno di un organismo di polizia giudiziaria, non alle dipendenze funzionali ma contro la Procura della Repubblica impegnata in indagini e procedimenti di particolarissima rilevanza, autogestito, autoreferenziale, soggetto a un vincolo di solidarietà reciproca strutturato su scala gerarchica».

Presso gli uffici di Polizia giudiziaria del Palazzo di Giustizia di Larino, gli inquirenti hanno sequestrato tre computer e due faldoni contenenti documenti.

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February 2, 2007

Calcio, Serie A: scontri dopo Catania-Palermo, morto un poliziotto

Calcio, Serie A: scontri dopo Catania-Palermo, morto un poliziotto

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venerdì  2 febbraio 2007

Scontri di Catania

Gravissimo episodio di violenza avvenuto al termine del derby siciliano di Serie A tra Catania e Palermo, terminato 1 a 2 a favore degli ospiti, valido come anticipo (per permettere quelli che dovevano essere i festeggiamenti di Sant’Agata, patrona della Città) della 3a giornata di ritorno della stagione 2006-07.

L’ispettore capo della Polizia di Stato, Filippo Raciti

La partita, infatti, è stata sospesa per circa mezz’ora per lancio di fumogeni e oggetti tra le due tifoserie al 13′ del secondo tempo. A sedare gli animi è intervenuta la polizia. Una bomba carta, lanciata dalla curva nord riservata ai supporter del Catania verso l’esterno dello stadio, però, è entrata all’interno di un automezzo della polizia dove viaggiava il 38enne Filippo Raciti, ispettore capo del X reparto della Squadra Mobile della Questura catanese: la bomba gli è scoppiata vicino al volto, causandogli ferite che, insieme alle esalazioni dell’ordigno, sarebbero risultate fatali. Vani sono stati i soccorsi ed il ricovero immediato all’Ospedale “Garibaldi”: l’uomo è morto dopo tre quarti d’ora di agonia, per arresto cardiaco. Lascia moglie e due figli.

Un altro poliziotto sarebbe ricoverato all’ospedale Garibaldi in gravi condizioni, anche se non sarebbe in pericolo di vita.

I tafferugli sono stati provocati dal tardivo arrivo dei tifosi palermitani, che hanno pressato i blocchi cercando di entrare al “Massimino”, incontrando la resistenza della polizia e l’opposizione dei tifosi rossazzurri.

Un centinaio i feriti, alcuni sotto stretta osservazione, divisi tra gli ospedali “Garibaldi”, “Cannizzaro” e “Vittorio Emanuele”: nessuno è in pericolo di vita, secondo fonti mediche.

Circa venti ultras del Catania sono stati portati in Questura per accertamenti: nove di questi sono stati arrestati, quattro di loro sono minorenni.

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January 21, 2007

Rinviati a giudizio i quattro poliziotti coinvolti nel caso Aldrovandi

Rinviati a giudizio i quattro poliziotti coinvolti nel caso Aldrovandi

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domenica  21 gennaio 2007

Sono stati rinviati a giudizio i quattro poliziotti coinvolti nella morte del giovane Federico Aldrovandi. Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri e Monica Segatto sono stati imputati di omicidio colposo per avere ecceduto “i limiti dell’adempimento di un dovere”.

Secondo la tesi della Procura, accolta dal gup, i quattro agenti:

  1. non avrebbero richiesto con la dovuta tempestività le cure che erano necessarie al giovane;
  2. avrebbero ecceduto nel legittimo intervento, in particolare avendo utilizzato dei manganelli (dei quali due sono stati rinvenuti rotti) pur essendo in superiorità numerica, e per aver continuato a percuotere il ragazzo anche dopo l’immobilizzazione;
  3. avrebbero omesso di soccorrere il giovane, che più volte avrebbe invocato aiuto, avendo difficoltà respiratorie;
  4. tra loro in concorso, avrebbero causato la morte dell’Aldrovandi, avvenuto per insufficienza cardiaca, a causa della difficoltà di respirazione correlata alla resistenza del giovane alle percosse e alla posizione in cui gli agenti lo avrebbero sottoposto.

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January 18, 2007

G8 Genova: sparite le bottiglie molotov

G8 Genova: sparite le bottiglie molotov – Wikinotizie

G8 Genova: sparite le bottiglie molotov

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giovedì 18 gennaio 2007
Risultano andate perdute le due bottiglie molotov esibite dalla Polizia come elemento di prova per giustificare l’irruzione alla scuola Diaz, avvenuta la notte del 21 luglio 2001 in occasione delle manifestazioni organizzate a margine del G8 celebratosi a Genova.

Durante l’inchiesta, un funzionario di Polizia aveva affermato di riconoscere i due reperti come “oggetti sequestrati” durante i disordini, ma un video ha mostrato come le due bottiglie fossero state introdotte dopo l’irruzione dall’agente Spartaco Mortola (che poi confessò).

Il Vice-questore Borrè dice di non sapere nulla della sparizione, mentre il responsabile dell’Ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Genova, Sergio Bruschi, sostiene addirittura di non aver mai visto le due bottiglie. La circostanza potrebbe avere serie ripercussioni sul processo, vista la richiesta delle difese di non procedere agli interrogatori in assenza dei reperti.

Fra gli altri indizi a carico dei poliziotti imputati figurano anche martelli, picconi ed altri attrezzi esibiti dopo l’irruzione come oggetti rinvenuti all’interno dell’edificio. Successive indagini hanno poi chiarito come tali oggetti fossero invece stati trafugati da un vicino cantiere.

Agli atti è stato portato anche un giubbotto squarciato di un agente, che sosteneva di essere stato accoltellato da uno dei presenti all’interno della scuola. Anche qui, successive indagini hanno chiarito la manomissione del giubbotto da parte di alcuni agenti per simulare l’aggressione.

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December 8, 2006

Napolitano ha concesso la grazia a Liggi e Piscitello

Napolitano ha concesso la grazia a Liggi e Piscitello

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venerdì 8 dicembre 2006

Il 5 dicembre scorso, il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha concesso la grazia ad Ivan Liggi ed a Salvatore Piscitello.

Ivan Liggi, oggi 34enne, ex agente della Polizia di Stato, era recluso da 780 giorni presso il carcere di Forlì in quanto giudicato colpevole di omicidio volontario. Liggi, infatti, era stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio di Giovanni Pascale, un automobilista che nel 1997, a Rimini, aveva eluso un controllo stradale.

Salvatore Piscitello, 78enne medico in quiescenza, stava invece scontando la condanna inflittagli per l’uccisione del figlio autistico. Dopo averlo assistito per anni, Piscitello aveva cagionato la morte del figlio esasperato dalle difficoltà legate alla gestione della sua assistenza e dai gravi atti di violenza compiuti dal ragazzo a danno dei familiari.

Gli atti di clemenza sono stati controfirmati dal Ministro della giustizia, Clemente Mastella.

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March 1, 2006

I periti confermano la morte per asfissia di Federico Aldrovandi

I periti confermano la morte per asfissia di Federico Aldrovandi

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1 marzo 2006
La perizia redatta da Giorgio Gualandri e Antonio Zanzi, i periti nominati da Fabio Anselmo e Riccardo Venturi, i legali dei familiari della vittima, conferma l’ipotesi di morte per asfissia di Federico Aldrovandi, 18 anni appena compiuti, avvenuta il 25 settembre. Sono passati 5 mesi da quella tragica notte e la procura di Ferrara sta tentando di ricostruire gli ultimi attimi di vita del giovane, nonostante siano presenti versioni discordanti sia sui fatti accaduti che sui referti medici presentati dalla procura e dai familiari.

All’alba del 25 settembre il ragazzo stava rientrando a piedi a casa, che si trovava ormai a poche centinaia di metri, dopo aver passato una notte con gli amici. Alle 5,45 arriva una chiamata al 112 che avverte della presenza di «un giovane che dà calci dappertutto» e subito una volante della polizia si precipita in via Ippodromo a Ferrara. Dai verbali della polizia risulta che è arrivata una seconda volante ed è iniziata una violenta colluttazione tra il ragazzo e i 4 agenti, che, secondo la ricostruzione dell’avvocato Venturi, è stata «seguita dall’immobilizzazione forzata a terra del ragazzo, protrattasi per alcuni minuti, in posizione prona e ammanettato con le mani dietro la schiena, mentre almeno un agente di polizia gravava su di lui, comprimendogli la cassa toracica».

La colluttazione è testimoniata dalle impronte dei manganelli ritrovate sul corpo e dalle ferite al volto e al capo del ragazzo, «anche se gli agenti negano che tali ferite siano riconducibili a percosse da loro inferte» continua Venturi, ma 2 dei loro manganelli sono completamente spezzati. Inoltre alcune persone che hanno assistito all’episodio hanno testimoniato di aver «sentito i rantoli e le richieste di aiuto del giovane». Alle 6.04 da una delle volanti parte una richiesta di soccorso che viene trasmessa al 118 alle 6.08 e alle 6.15 arriva la prima ambulanza, che però trova il ragazzo già morto e i sanitari chiedono agli agenti di «togliere le manette per eseguire il tentativo di rianimazione».

Secondo la perizia della procura, il decesso sarebbe riconducibile a diverse concause, tra le quali l’assunzione di alcool, eroina e ketamina. A questo proposito la perizia presentata dai periti dei familiari afferma che le conclusioni sono «in parte condivisibili, ma incomplete, perché non tengono conto di un fattore, ben documentato dagli atti e perfettamente coerente con i riscontri necroscopici, che ha determinato il decesso e che è rappresentato dalla restrizione fisica del soggetto in posizione prona ammanettato dietro la schiena, condizione che limita la capacità di ventilare i polmoni». «Le sostanze rilevate dall’indagine tossicologica (alcool etilico, ketamina e morfina) non sono idonee a determinare la morte. L’alcoolemia non è significativa (0,4 g/l, cioè inferiore ai limiti fissati dalla legge per guidare). La concentrazione di ketamina è minimale (0,04 mg/ml, cioè 40 ng/ml). Le concentrazioni mortali sono superiori a 7000 ng/ml. La morfina è stata riscontrata alla concentrazione di 0,36 mg/ml». «Non è sufficiente il puro e semplice riscontro della sostanza nel sangue, ma occorre che il decesso sia preceduto da un preciso quadro clinico, che non corrisponderebbe a livello di sintomi allo stato di agitazione manifestato da Federico». «Nel caso in esame ciò consente di escludere che il decesso sia stato prodotto da una intossicazione acuta da oppiacei».

La perizia si conclude affermando che sono «essenzialmente tre i fattori che hanno determinato la morte»: gli sforzi effettuati dal ragazzo nei momenti in cui era ammanettato, le sostanze assunte, che possono essere prese «in considerazione solo in termini di ipotesi», e la «restrizione fisica in posizione prona con le mani ammanettate dietro la schiena, idonea a interferire con la capacità di ventilare adeguatamente i polmoni».

Federico Aldrovandi, 25 settembre 2005

Inoltre, in una lettera del 23 febbraio di Patrizia Moretti, la madre della vittima, sorgono alcuni inquietanti dubbi:

  • «perché mio figlio è morto alle 6 del mattino del 25/9/2005 a poche centinaia di metri dalla sua casa, mentre noi genitori, che lo stavamo cercando in tutti gli ospedali, siamo da Voi stati informati ben 5 ore più tardi?
  • Perché si è fatto in modo che io non lo vedessi quando era ancora sul luogo dove aveva trascorso i suoi ultimi momenti della sua troppo breve vita?
  • Perché quando ripetutamente lo chiamavo sul suo cellulare col mio ed appariva la scritta “mamma” nessuno rispondeva, mentre quando lo chiamò mio marito col proprio ed apparve la scritta “Lino”, un agente rispose?
  • Perché questo agente, che già sapeva perfettamente che stava parlando col padre di un ragazzo appena morto non gli disse nulla, ma anzi chiuse la conversazione in modo quantomeno sgarbato e sbrigativo, costringendoci a tempestare invano la Questura per chiedere informazioni sulla sorte di mio figlio?
  • Perché quella maledetta mattina la Questura fornì ai giornali una versione dei fatti completamente falsata in quanto si sostenne che Federico era morto per un “malore” in circostanze apparentemente non violente, tacendo che nel fatto ben quattro agenti sono ricorsi alle cure mediche all’Ospedale S. Anna?
  • Perché solo in Parlamento è stato ammesso il violento uso di manganelli sul corpo di mio figlio, fino a romperne addirittura due?
  • Perché tanta violenza? Per impedirgli di farsi del male da solo?
  • Perché si è falsamente sostenuto o comunque lasciato intendere che Federico fosse ancora vivo all’arrivo dei sanitari i quali, addirittura si sarebbero opposti alla richiesta di togliergli le manette?
  • Perché si è chiesto l’intervento della DIGOS con la motivazione che il giovane, privo di documenti, indossava abiti che potevano corrispondere alle persone dedite a frequentare i centri sociali, mentre non si è voluto rispondere al telefonino che chiaramente diceva che lo stava chiamando la mamma?»

Del caso si sta occupando anche Amnesty International, dato che le circostanze poco chiare e il fatto che siano coinvolte le forze dell’ordine potrebbero portare il processo ad un nulla di fatto.


Articoli correlati

  • «Rinviati a giudizio i quattro poliziotti coinvolti nel caso Aldrovandi» – Wikinotizie, 21 gennaio 2007
  • «La famiglia di Federico Aldrovandi risarcita dallo Stato» – Wikinotizie, 10 ottobre 2010

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January 25, 2006

Continua il processo per l\’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova

Continua il processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova

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25 gennaio 2006

Continua il processo a Genova per l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8.

Oggi si è svolto l’interrogatori del giornalista inglese Mark Covell, che svolgeva un servizio freelance per la BBC e che si trovava all’interno della scuola. In particolare ha raccontato come sia stato picchiato fino a svenire. Il pestaggio sarebbe avvenuto subito fuori della scuola.

In un articolo, da lui stesso scritto per la BBC, il giornalista aveva già raccontato come si erano svolti alcuni fatti. In particolare aveva riferito che un suo collega era riuscito a riprendere parecchie scene grazie ad una telecamera che aveva fatto in tempo a nascondere.

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June 17, 2005

Niente processo per i responsabili delle violenze alla scuola Diaz durante il G8 a Genova

Niente processo per i responsabili delle violenze alla scuola Diaz durante il G8 a Genova

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17 giugno 2005

Non si celebrerà il processo contro i 62 agenti di polizia del reparto mobile di Roma accusati dei maltrattamenti e lesioni avvenuti all’interno della Scuola Diaz di Genova il 21 giugno 2001 durante un’irruzione all’interno della scuola dove erano presenti 93 manifestanti. Il giudice per le indagini preliminari (GIP) ha infatti deciso, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri, di far decadere l’accusa di lesioni volontarie aggravate, non chiedendo il rinvio a giudizio. Il motivo di questa decisione sta nel fatto che non è possibile individuare i singoli responsabili delle singole azioni di violenza. Prosciolti, per questa accusa, anche 12 funzionari che secondo il GIP fecero ingresso alla Diaz solo dopo che la parte più cruenta dei pestaggi era già terminata.

A quanto riferisce il Corriere della Sera il giudice ha attribuito questa mancanza d’identificazione all’atteggiamento dei poliziotti, colleghi degli accusati, che sono stati chiamati dalla magistratura ad indagare. Sempre secondo quanto riferisce il Corriere della Sera il giudice ha affermato: «Si deve stigmatizzare la scarsa collaborazione prestata ad indagine svolte dall’autorità giudiziaria per fatti assai gravi, che sono stati oggetto dei lavori di una Commissione parlamentare e hanno avuto un’ampia risonanza internazionale».

Rimane invece aperta l’inchiesta per falso e per calunnia nei confronti di alcuni funzionari che falsificarono verbali e prove per tentare di dimostrare che l’irruzione alla Diaz fosse necessaria. Il GIP ha chiesto il rinvio a giudizio per questi reati. In particolare ha chiesto il rinvio a giudizio anche per alcuni funzionari per cui, invece, i pubblici ministeri avevano chiesto il proscioglimento. Inoltre per il vicequestore Pietro Troiani è stato chiesto il rinvio non per calunnia, come richiesto dai PM, ma per falso (reato più grave e quindi con un tempo di prescrizione più lungo). Secondo l’accusa Troiani avrebbe introdotto nella scuola delle false molotov per dimostrare la pericolosità della situazione e di manifestanti. I PM non gli avevano contestato il reato di falso in quanto non ha materialmente firmato il verbale di ritrovamento. Tuttavia il GIP lo ha comunque rinviato a giudizio per falso perché «[…] consegnando i reperti, indicando falsamente il luogo ove erano stati rinvenuti, egli creò le condizioni per la creazione di quei falsi verbali».

Articoli correlati

  • «Continua il processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 di Genova» – Wikinotizie, 25 gennaio 2006
  • «G8 Genova: sparite le bottiglie molotov» – Wikinotizie, 18 gennaio 2007

Fonte

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