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March 23, 2014

Due terzi della Crimea senza energia elettrica

Filed under: Crimea,Europa,Politica e conflitti,Pubblicati,Ucraina — admin @ 5:00 am

Due terzi della Crimea senza energia elettrica

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domenica 23 marzo 2014

Penisola di Crimea vista dal satellite

L’energia elettrica è venuta a mancare verso le 20:00 ora locale (19:00 ore italiane) ed era impossibile conoscere le cause dell’incidente poiché i telefoni dei servizi di emergenza erano fuori uso.

Più tardi, la società energetica Krymenerho ha comunicato che la mancanza è da attribuirsi ad un grave guasto sulla linea ad alta tensione. Senza energia sono rimasti Kerč, Čornomors’ke, Staryj Krym, Jalta, Alušta, Simeïz e Mischor. Parzialmente colpiti sono Bachčysaraj, Saky, Eupatoria e i distretti di Nyžnohirs’kyj, Saky, Čornomors’ke, Bachčysaraj e quello di Simferopol’. Secondo la compagnia l’incidente ha colpito due terzi della penisola e si promette di ristabilire la situazione entro la mattina del 24 marzo.

Il vice primo ministro della neonata Repubblica di Crimea Rustam Temirgalijev, invece, ha detto che l’episodio è conseguente al taglio dell’Ucraina dell’energia elettrica verso Crimea e riguarda solo un terzo della penisola.


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March 1, 2014

Ucraina, filorussi occupano due aeroporti e invadono la Crimea

Ucraina, filorussi occupano due aeroporti e invadono la Crimea

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sabato 1 marzo 2014

Janukovyč (a sinistra) e Putin (a destra) nel 2006.

Ieri i militari russi hanno preso il controllo dell’aeroporto di Simferopoli, capoluogo della Crimea, e di quello militare di Belbek, presso Sebastopoli, sede della base militare russa sul Mar Nero. Arsen Avakov, ministro dell’Interno dell’Ucraina, ha accusato il governo russo di aver invaso e occupato la Repubblica autonoma. Nella serata di ieri, l’Ucraina ha ufficialmente chiesto alla Russia l’estradizione di Viktor Janukovyč, ormai ex presidente ucraino fuggito a Rostov al quale le banche svizzere hanno bloccato i conti, che invece si ritiene ancora presidente legittimo. Janukovyċ, inoltre, condanna l’attacco alla Crimea da parte degli estremisti e bolla i manifestanti ucraini che l’hanno spodestato come “neofascisti”. Secondo gli USA invece, fuggendo dall’Ucraina è divenuto illegittimo.

Nonostante ciò, il governo russo ha negato ogni responsabilità almeno sull’attacco allo scalo di Belbek, inoltre un uomo che ha aiutato gli estremisti nella conquista dell’aeroporto di Simferepoli ha affermato come gli estremisti siano «milizia popolare della Crimea». Ma l’Ucraina crede poco a questa tesi: Avakov infatti afferma che l’aeroporto del capoluogo della Crimea è occupato dagli estremisti filo-russi e che all’interno ci sono militari e guardie di frontiera ucraini. Per il momento non sono iniziati conflitti a fuoco ma lo scalo, ovviamente, è bloccato. Il governo ucraino ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per esaminare la situazione in Crimea, nonostante tra i membri dell’ONU ci sia anche la Russia.

In serata 2000 soldati russi hanno compiuto un’invasione armata in Crimea. Oleksander Turčinov, presidente ucraino ad interim, ha accusato il governo di Vladimir Putin dell’attacco, ma quest’ultimo ha rigettato le accuse. Secondo Turčinov infatti, il governo russo starebbe cercando di provocare l’Ucraina per far sì che attacchi, permettendo ai russi di aver un valido pretesto per riannettere la Crimea (nel 1954 Nikita Chruščёv la assegnò alla Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina).

L’attacco è condannato da Barack Obama e dall’ONU, dal quale però l’Ucraina non vuole aiuti militari. Secondo un rappresentante di Turčinov in Crimea, Serhij Kunicyn, i russi sarebbero arrivati su tredici velivoli con a bordo 150 soldati ognuno.

Il ministero degli esteri della Gran Bretagna, intanto, consiglia alla popolazione britannica di evitare viaggi in Ucraina e a chi vi trovasse di lasciare il paese.


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February 27, 2014

Filorussi occupano il governo della Crimea

Filorussi occupano il governo della Crimea

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giovedì 27 febbraio 2014

Crimea in dettaglio.

Nella giornata odierna, in seguito alla fuga del presidente ucraino Viktor Janukovyč a Rostov, dove la Russia gli fornirà protezione, un gruppo di una cinquantina di uomini armati filo-russi, in tuta mimetica, ha fatto irruzione nel parlamento e nel palazzo di governo di Simferopoli, capoluogo della Crimea, e li ha occupati, costringendo i deputati ucraini a dimettersi e issando le bandiere russe al posto di quelle ucraine. Inoltre i deputati sono stati costretti ad indire un referendum ai cittadini, in maggioranza russi, che il 25 maggio voteranno per dare alla Crimea più autonomia, nello stesso giorno in cui ci saranno le elezioni presidenziali ucraine.

L’azione è stata condannata dal governo di Kiev, che prepara le forze dell’ordine e quelle speciali «per fronteggiare lo sviluppo di azioni estremiste». Continuano le esercitazioni delle truppe russe al confine con l’Ucraina, per le quali la NATO e gli USA temono una invasione russa dell’Ucraina nei prossimi giorni.

Nel frattempo i caccia russi pattugliano la zona aerea dell’Ucraina occidentale, dopo lo stato d’allerta deciso dal presidente Vladimir Putin, a capo anche dell’esercito.


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September 11, 2008

L\’Ucraina affronta una nuova crisi politica, a rischio la stabilità della nazione

L’Ucraina affronta una nuova crisi politica, a rischio la stabilità della nazione

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giovedì 11 settembre 2008

Flag of Ukraine.svg

L’Ucraina attraversa in questi giorni una profonda crisi politica, i cui due principali attori sono gli ex alleati Julija Tymošenko e Viktor Juščenko, rispettivamente premier e presidente della nazione dell’est europeo, già protagonisti del ricambio politico di qualche anno fa (la cosiddetta Rivoluzione arancione).

Il 9 settembre, all’Eliseo, si è tenuto un vertice tra l’Unione Europea e l’Ucraina, che ha comportato solo un “accordo di associazione”, ma senza impegno diretto, nonostante le parole profuse dal presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha detto: «L’Ucraina è un Paese europeo che condivide con noi valori e storia».

La formula dell’accordo di associazione lascia presagire che in futuro l’Ucraina possa chiedere di entrare nell’Europa a 27, presentando apposita domanda, essendo la procedura prevista nell’art. 29 del Trattato di Nizza.

Si tratta quindi di una forma di equilibrio tra i paesi favorevoli all’annessione, come Regno Unito, Svezia e Polonia e contrari, o «freddi», come Germania, Austria e Paesi Bassi.

Julija Tymošenko assieme a George W. Bush

Per ora l’Ucraina si trova in una condizione simile a quella che ha la Turchia dal 1963, e che ancora non ha portato ad una sua entrata nell’Unione. Principalmente, le ragioni che giustificherebbero il “congelamento” dell’annessione è che si potrebbe verificare un eccesso di migranti in molte nazioni del centro-sud Europa, già piuttosto sature di immigrati recenti (come nel caso di quelli provenienti dalla Romania).

La Caucaso dell’agosto scorso, inoltre, ha ulteriormente inasprito lo scontro politico. L’equilibrio della regione, infatti, si è spostato dopo il conflitto armato tra Russia e Georgia, la prima delle quali ha ribadito la sua ferma volontà di rafforzare la sua influenza in un’aerea assolutamente strategica dell’est Europa-Asia.

L’Ucraina avrebbe potuto aiutare i Georgiani sia politicamente che militarmente, come sarebbe stato nella volontà di Juščenko; ma non è avvenuto. La premier ha, piuttosto, evitato un profilo “alto” che avrebbe potuto sfidare apertamente Mosca. Da qui, già da settimane, l’accusa, mossa dal presidente a suo carico, di «tradimento nei confronti del Paese».

Viktor Juščenko, con i visibili segni del presunto avvelenamento da diossina subito nel 2004

Juščenko ha quindi ritirato i propri ministri dal governo di coalizione accusando anch’esso la premier di tradimento. I tempi della “Rivoluzione arancione”, in cui erano alleati strettissimi, sembrano oggi lontani; anzi, dell’avvelenamento subito da Juščenko, che gli costò un grave deturpamento del suo volto, sia adesso accusata, seppure come complice, la pasionaria premier.

Durante la missione politica in Europa di Juščenko, la Timoshenko ha stabilito una linea del tutto contraria ad uno scontro con Mosca, ad iniziare dallo sfruttamento di Sebastopoli, porto della Crimea, principale base della flotta Russa del Mar Nero. Anche l’entrata nella NATO è destinata ad essere posticipata, in quanto non nelle priorità.

Per accentuare lo scontro tra i poteri repubblicani (o forse per disinnescarlo), visto che il Presidente può usare le truppe del Ministero dell’Interno, al Parlamento si sta prevedendo di cambiare tale possibilità con la ri-denominazione delle suddette truppe in “Guardia Nazionale”, da mettere, come l’Esercito, sotto controllo del Governo.

Non solo, ma nella Rada (il parlamento Ucraino) si cerca di creare una Große Koalition, fatta stavolta con il partito filorusso di Viktor Yanukovich, proprio colui che fu sconfitto dall’omonimo Juščenko, e che ha ancora il controllo del maggior partito ucraino.

La maggioranza che ne risulterebbe potrebbe consentire di modificare la Costituzione, togliendo poteri al presidente e magari avviando la nazione verso nuove elezioni, le quarte in altrettanti anni. Non si placano neanche le voci di un possibile colpo di stato, che potrebbe essere tentato da entrambe le parti in causa. Tuttavia, più probabile, data la debolezza di entrambi i contendenti, sembra la strada di un accordo per le dimissioni del presidente, in uno scenario politico quanto mai fluido e aperto a ogni possibilità.


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November 11, 2007

Mar Nero: affondano 5 navi, tonnellate di petrolio in mare

Mar Nero: affondano 5 navi, tonnellate di petrolio in mare

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domenica 11 novembre 2007
Una petroliera e quattro cargo sono affondati oggi nel Mar Nero. La petroliera russa Volga-Neft è stata spezzata in due mentre era attraccata a Port Kavkaz, riversando in mare non meno di 1.300 tonnellate di petrolio. Le cause dell’affondamento sono dovute alla tempesta abbattutasi oggi nel Mar Nero, con onde che hanno raggiunto i cinque metri e venti che si stima arriveranno a 125 km/h. Le condizioni del tempo hanno ostacolato anche le operazioni di soccorso. I tredici membri dell’equipaggio della petroliera si sono rifugiati sulla poppa della nave e non corrono pericolo. Oltre alla petroliera russa, al largo di Port Kavkaz sono anche affondati il cargo russo Volnogorsk che trasportava 2.400 tonnellate di zolfo e aveva nove membri di equipaggio, tutti salvi dopo essere rimasti in balia del mare in tempesta per alcune ore su un canotto di salvataggio. Un altro cargo russo, il Nakhitchevan, che trasportava anch’esso zolfo è affondato, e degli undici membri dell’equipaggio solo tre sono stati tratti in salvo, gli altri otto risultano dispersi.

Anche una nave che trasportava 5.600 tonnellate di materiali ferrosi è affondata vicino Chersoneso (Crimea). Dei diciassette uomini dell’equipaggio solo due sono stati per ora ritrovati e ricoverati all’ospedale di Sebastopoli. Infine, anche il cargo russo Kovel che trasportava zolfo è affondato nello stretto di Kerch.

Le ripercussioni ambientali sono notevoli. Il vice capo dell’agenzia di stato Rosprirodnadzor ha infatti affermato che «è un disastro ambientale di proporzioni serie, ci vorranno anni per risolverlo».

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