Wiki Actu it

September 21, 2011

Gheddafi ritorna: «La rivoluzione è una farsa»

Gheddafi ritorna: «La rivoluzione è una farsa»

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 21 settembre 2011

Ribelli su una torre

L’emittente televisiva Arrai TV ha diffuso un messaggio audio del colonnello.

Gheddafi, oltre a rivendicare il consenso popolare — «È difficile rovesciare questo regime perché rappresenta milioni di libici» e «il solo potere legittimo è quello che deriva dal popolo e dai comitati popolari: tutti gli altri sono nulli e illegittimi» —, ha anche affermato che la guerra civile in corso è tutta una «farsa», invitando i suoi cittadini a «non credere» a un cambiamento: «Ciò che sta accadendo in Libia è una farsa che regge soltanto grazie ai bombardamenti aerei che non dureranno in eterno».

Secondo Gheddafi, se dovessero far cadere il suo regime ne verrebbe «imposto un altro con l’aiuto dei raid aerei e marittimi». Intanto Obama ha ricordato che la missione Nato «andrà avanti finché la popolazione corre pericoli».


Fonti[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Libia.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 25, 2011

Libia: liberati i quattro italiani. A Tripoli ancora spari contro i giornalisti

Libia: liberati i quattro italiani. A Tripoli ancora spari contro i giornalisti

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

giovedì 25 agosto 2011

File:Bāb al ‘Azīzīyah, Tripoli, Tsarrbuus, LY..jpg
Manifesti con il volto di Gheddafi nel 2007 a Bāb al ‘Azīzīyah

Sono stati liberati i quattro giornalisti italiani rapiti nella giornata di ieri in Libia. Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina, Domenico Quirico e Claudio Monici sono ora al sicuro nell’Hotel Corinthia a Tripoli.

Sono gli stessi ex ostaggi a raccontare ora la dinamica del loro rapimento. Dal loro racconto emerge che gli uomini armati che hanno assalito il pick up su cui viaggiavano i giornalisti e che hanno ucciso l’autista volessero uccidere anche i quattro italiani. A salvarli sarebbe stata proprio una divisione interna fra i rapitori, alcuni dei quali hanno portato via i prigionieri e li hanno trasferiti in un appartamento, dove due civili li hanno tenuti nascosti. Sempre secondo il racconto dei quattro, sarebbe stato sempre un gruppo di “dissidenti” tra i sequestratori ad effettuare la loro liberazione.

Non è finita qui, tuttavia, l’avventura dei giornalisti. Infatti, l’hotel Corinthia, dove si trovavano insieme ad altri giornalisti (fra i quali anche i trenta liberati ieri dall’hotel Rixos), è stato teatro di scontri a fuoco tra i ribelli, che presidiavano la zona, e le truppe ancora fedeli a Mu’ammar Gheddafi, forse cecchini nascosti nei pressi dell’hotel. Su un edificio a circa trecento metri dall’albergo è stata issata una bandiera di Gheddafi.

Gli scontri sono durati circa quaranta minuti prima che, verso le 14:30 locali, i ribelli eliminassero la minaccia riprendendo il controllo della zona.


Articoli correlati

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 24, 2011

Libia: quattro giornalisti italiani sequestrati nei pressi di Tripoli

Libia: quattro giornalisti italiani sequestrati nei pressi di Tripoli

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 24 agosto 2011

Ribelli libici a Brega

Nella drammatica escalation di questi giorni di scontri a Tripoli la situazione è diventata più che mai rischiosa anche per i giornalisti. Nella giornata di oggi quattro giornalisti italiani sono stati aggrediti e sequestrati nei pressi della capitale libica. Si tratta di Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, entrambi inviati del Corriere della Sera, di Domenico Quirico della Stampa e di Claudio Monici di Avvenire.

Monici ha potuto comunicare telefonicamente con la sua redazione e Quirico ha contattato la propria famiglia. In queste telefonate i giornalisti hanno riferito di stare bene. I quattro si trovavano a bordo di un’auto diretta verso Tripoli quando sono stati aggrediti da una banda armata. Gli aggressori hanno ucciso l’autista e picchiato gli italiani, prima di consegnarli ai “lealisti”, le truppe fedeli a Gheddafi. I giornalisti sono stati poi trasferiti in un appartamento a Tripoli, in una zona ancora saldamente controllata dai lealisti, e a Monici è stato dato un telefono col quale ha potuto comunicare con la propria redazione e dare così notizia del sequestro. Non sono note per il momento le intenzioni dei sequestratori.

Il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, riferisce di essersi messo in contatto con i giornalisti, e che i quattro «stanno bene». L’unità di crisi della Farnesina si è attivata, mentre il ministro degli esteri Franco Frattini, la presidenza del consiglio e il presidente della repubblica Giorgio Napolitano seguono la vicenda.

L’Unione Europea ha lanciato un appello alla liberazione dei giornalisti italiani, tramite il portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e la Sicurezza Catherine Ashton, che ha posto l’accento sull’importanza del fatto che i giornalisti possano svolgere la loro funzione informativa in Libia in condizioni di sicurezza. Condanna anche da parte di Amnesty International, che definisce il sequestro «l’ennesimo crimine internazionale» del regime di Gheddafi.

Si è trattato comunque di una giornata nera per il giornalismo di tutto il mondo. Nel pomeriggio una trentina di reporter di varie nazionalità si sono trovati intrappolati all’interno dell’Hotel Rixos, a Tripoli, assaltato dai lealisti. I giornalisti si sono dovuti rifugiare ai piani superiori dell’albergo per sfuggire ai colpi d’arma da fuoco, esponendo lenzuoli bianchi da finestre e balconi nel tentativo di farsi riconoscere come cronisti. Sono stati trattenuti per diverse ore prima di essere finalmente consegnati alla Croce Rossa Internazionale.

È invece andata peggio a due giornalisti francesi, Bruno Girodon, cameraman per France 2, e Alvaro Canovas, fotografo di Paris Match. Sono infatti entrambi rimasti feriti nelle concitate fasi dell’ingresso dei ribelli a Tripoli. Il primo è stato colpito da un proiettile nelle vicinanze di Bab al-Aziziya, il secondo è stato ferito alla coscia da un colpo sparato da un kalašnikov mentre i ribelli assaltavano il Bunker di Gheddafi. Entrambi sono stati rimpatriati e non sono in pericolo di vita.


Articoli correlati

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 22, 2011

Tripoli conquistata dai ribelli. Catturati i figli di Gheddafi

Tripoli conquistata dai ribelli. Catturati i figli di Gheddafi

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 22 agosto 2011
Tripoli è stata conquistata ed ora è in mano ai ribelli libici. Queste sono le ultime notizie giunte dalla capitale libica, dopo che i ribelli ieri sono riusciti ad entrare nella città da est dopo aver preso l’aeroporto di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura. Sono entrati poi anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, via mare da Misurata. A sera inoltrata giunge la voce che i ribelli sono riusciti ad arrivare nella Piazza Verde, ovvero la piazza simbolo della rivoluzione attuata da Gheddafi. Tuttavia alcuni scontri armati sono ancora in corso nella piazza.

I pretoriani, ovvero la guardia del raìs, si sono arresi. La notizia è stata prima diffusa da vari blogger e poi confermata dal governo provvisorio degli insorti a Bengasi. Di lì a poco la notizia dell’arresto di tre figli del colonnello. Confermate le voci su Muhammad e Saif al Islam, sostenitore della dittatura durante le rivolte. Su lui e sul padre pende un mandato di cattura internazionale da parte della Corte penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Su Saadi, famoso per aver giocato in Serie A, non ci sono ancora conferme. Del loro padre nessuna traccia. Si ipotizza che sia rintanato nel bunker di Bab el-Azizia.

Inizia così la festa per le strade della capitale e le trattative da parte del portavoce di Gheddafi con il governo degli insorti: «Siamo pronti a negoziare direttamente con il CNT», avrebbe affermato Mussa Ibrahim in una conferenza stampa, chiedendo anche la sospensione delle operazioni militari su Tripoli. La risposta da parte del CNT fu immediata: il cessate il fuoco ci sarà se Gheddafi annuncerà la sua partenza. In più, il portavoce del raìs ha parlato di 1 300 morti e 5 000 solo a Tripoli in meno di mezza giornata.

È di questo pomeriggio un messaggio audio del Colonnello: «Ho paura che Tripoli brucerà».


Articoli correlati

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 20, 2011

I ribelli libici marciano su Tripoli: preso l\’aeroporto

I ribelli libici marciano su Tripoli: preso l’aeroporto

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

sabato 20 agosto 2011

Carri armati delle Forze armate tunisine per assistere ai profughi della Guerra civile libica

Secondo il sito libico Tripoli Post, che cita la radio ribelle Libya Hurra, gli insorti libici starebbero entrando in diecimila nella capitale libica, Tripoli, e rivendicano la conquista dell’aeroporto internazionale. Ora invece i ribelli si starebbero dirigendo verso la sede della radiotelevisione governativa. Secondo l’emittente araba Al Arabiya, il nome dell’operazione sarebbe Alba della sposa del mare dove sposa del mare è un soprannome attribuito alla città di Tripoli.

Gli insorti sono stati protagonisti ultimamente di una grande avanzata che li ha portati a conquistare, con l’aiuto dei bombardamenti NATO, la città prossima alla capitale di Zliten dove, tra l’altro, è stato catturato uno dei fedelissimi di Gheddafi, Ali Saleem. Al Jazeera riporta intanto che l’ex numero due del rais, Abedassalam Jalloud, sarebbe passato dalla parte degli insorti.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

March 25, 2011

Il comando delle operazioni in Libia passa alla NATO

Il comando delle operazioni in Libia passa alla NATO

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

venerdì 25 marzo 2011

Si è concluso quest’oggi a Bruxelles, la capitale belga, il vertice dei capi di stato e di governo dei ventisette paesi dell’Unione Europea. A rappresentare l’Italia c’era il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Durante il vertice si è discusso sopratutto delle operazioni militari in Libia e alla fine si è deciso che il comando di tutte le operazioni militari verrà assegnato alla NATO. Entro domenica la NATO riceverà il comando delle operazioni dall’Africa Command americano (US Africom). Silvio Berlusconi in un’intervista rilasciata questa mattina ai giornalisti italiani, si è detto assolutamente soddisfatto dei risultati raggiunti in questo vertice.


Articoli correlati[]

  • «È iniziata la guerra in Libia» – Wikinotizie, 20 marzo 2011

Fonti[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Libia.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

March 20, 2011

È iniziata la guerra in Libia

È iniziata la guerra in Libia – Wikinotizie

È iniziata la guerra in Libia

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 20 marzo 2011

Un missile Tomahawk lanciato dalla USS Barry a supporto dalla Operazione Odyssey Dawn

Ieri alle 17:45 sono iniziati i primi bombardamenti della Libia da parte dell’esercito francese, americano e inglese, nell’ambito dell’operazione militare Odyssey Dawn. Secondo le prime stime i morti tra i civili ammontano a 64, 26 solo a Tripoli, e i feriti a 150, ma si tratta solo di un bilancio provvisorio. Sono state bombardate le città di Tripoli, Sirte, Bengasi, Misurata e Zuwarah.

È stata la Francia ad iniziare i bombardamenti con i caccia Rafale intorno a Bengasi. Poi gli USA su Tripoli hanno sganciato circa 40 bombe dai caccia B-2 Stealth e, assieme al Regno Unito, hanno lanciato sul paese 112 missili Cruise da navi e sottomarini. Missili SCALP sono stati lanciati dai caccia Tornado GR4 del Regno Unito.

Le navi americane avevano iniziato a muoversi verso la Libia a fine febbraio, pochi giorni dopo l’inizio degli scontri tra ribelli e autorità libiche. Il 17 marzo la Francia ha chiesto all’ONU di imporre una zona di interdizione aerea, richiesta che è stata approvata nella risoluzione 1973, votata da USA, Francia, Regno Unito, Bosnia-Erzegovina, Colombia, Gabon, Libano, Nigeria, Portogallo e Sudafrica, mente si sono astenuti Brasile, Russia, India, Cina e Germania. Il 18 marzo Mu’ammar Gheddafi ha ordinato il cessate il fuoco e la chiusura totale dello spazio aereo, ma i bombardamenti da parte della coalizione sono iniziati comunque il giorno dopo.

I rapporti politici ed economici tra l’Italia e la Libia sono numerosi: l’ENI ha il circa il 14% della propria produzione di idrocarburi in Libia ed è il principale azionista del gasdotto Greenstream; inoltre sono stati stipulati vari trattati, l’ultimo nel 2008 dal Governo Berlusconi, per la cooperazione economica e militare. Nonostante ciò l’Italia ha messo a disposizione della coalizione le proprie basi di Amendola, Aviano, Decimomannu, Sigonella, Trapani, Gioia del Colle e Pantelleria, dopo la votazione in Parlamento alla quale era assente la Lega Nord e si è astenuta l’Italia dei Valori.

Intanto l’Unione Africana ha chiesto il blocco immediato a tutte le ostilità contro la Libia. Cina, Russia e India hanno espresso il loro rammarico per gli attacchi della coalizione. La Lega Araba ha criticato i bombardamenti, che sono andati oltre l’obiettivo di imporre una zona di interdizione aerea. Il presidente del Venezuela Hugo Chávez ha criticato il premio nobel per la pace Barack Obama perché sta portando avanti un’altra guerra, come in Iraq e Afghanistan, solo per prendere il petrolio.

A Lampedusa intanto si affollano gli immigrati-rifugiati, quasi 4000, ben oltre gli 850 posti disponibili per l’accoglienza e la popolazione locale (che è di circa 6000 persone) è insorta a causa della grave situazione di affollamento e nel tentativo di bloccare la costruzione di una tendopoli da parte del governo. A Trapani è stata imposta la chiusura dello spazio aereo civile entro la fine della giornata. Nel porto di Tripoli un rimorchiatore napoletano con a bordo 8 italiani è rimasto bloccato da uomini armati. Oggi alle 15:15 dalla base di Sigonella si sono alzati in volo sei caccia F-16 della Danimarca con destinazione Misurata.


Fonti[]

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Sommosse popolari in Libia del 2011.

  • Laura De Santi «Vento di guerra»Città della Spezia, 19 marzo 2011
Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Libia.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

October 23, 2010

Wikileaks pubblica nuovi documenti sulla guerra in Iraq

Wikileaks pubblica nuovi documenti sulla guerra in Iraq

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

sabato 23 ottobre 2010

Il 22 ottobre Wikileaks ha pubblicato circa 400 000 rapporti di soldati americani riguardanti gli eventi della Guerra d’Iraq tra il 2004 e il 2009.

Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (marzo 2010) Photo credit: Espen Moe.

La quantità di documenti pubblicati rende la vicenda la più grande fuga di notizie dell’esercito americano. I documenti riportano più di 109 000 morti durante il periodo 2004-2009, tra cui 66 000 civili, a comporre il quadro di quello che Julian Assange, fondatore di Wikileaks, con parole dure, non esita a definire «un bagno di sangue».

Le annotazioni descrivono scene di tortura e di abuso, che pare siano state commesse dai soldati iracheni.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Wikileaks releases Iraq War logs, pubblicato su Wikinews in inglese.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

  • [EN] – «The War Logs»The New York Times, 22 ottobre 2010
Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Iraq.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

September 10, 2010

Afghanistan, soldati americani uccidevano per divertimento

Afghanistan, soldati americani uccidevano per divertimento

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

venerdì 10 settembre 2010

Un soldato americano impegnato in Afghanistan

Cinque soldati americani sono stati condotti a giudizio perché uccidevano civili afghani per diletto personale e conservavano le dita delle vittime come “trofei di caccia”. Ne da notizia il Guardian, che riprende un articolo del notiziario dell’esercito USA Army Times. Il sergente Calvin Gibbs, 25 anni e altri quattro commilitoni, Jeremy Morlock, Michael Wagon, Adam Winfield e Andrew Holmes, ora rischiano la pena di morte per aver ucciso tre uomini afghani durante quest’anno senza alcun motivo.

Gul Mudin, la prima vittima, sarebbe stato ferito con una granata e poi finito a colpi di fucile vicino a La Mohammed Kalay. Marach Agha è stato ucciso invece a febbraio mentre ad aprile venne assassinato Mullah Adahdad.

Altri sette soldati avrebbero coperto gli omicidi e percosso una recluta che era intenzionato a denunciare tutto. I quattro soldati negano ogni accusa.


Fonti[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Afghanistan.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

May 31, 2010

Gaza: Israele assalta una nave del convoglio umanitario, almeno 19 le vittime

Gaza: Israele assalta una nave del convoglio umanitario, almeno 19 le vittime

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 31 maggio 2010

Gaza: alle 3:30 di notte, ora italiana, un commando della marina israeliana ha abbordato ill convoglio Freedom Flotilla che tentava di forzare il blocco per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese della striscia di Gaza, causando 9 morti (date le ultime fonti, le prime stime davano un totale di almeno 19) e parecchi feriti su una nave turca, la Mavi Marmara, dove i passeggeri hanno opposto una durissima resistenza. Sembra che alcuni passeggeri abbiano attaccato i soldati israeliani, spogliandoli delle loro armi e delle loro divise, con l’intenzione di prenderli come ostaggi. In seguito a ciò, i militari della 19ª flottiglia, che indossavano soprattutto fucili a vernice, hanno aperto il fuoco.

L’attacco ha scatenato durissime reazioni in tutto il mondo. La Turchia ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele e molti altri stati, ad esempio Danimarca, Grecia e Belgio, hanno convocato gli ambasciatori israeliani per avere spiegazioni.

Ad accentuare notevolmente la gravità dell’atto sarebbe la notizia, confermata dal Ministro dei trasporti turco Hasan Naiboglu, secondo cui il raid sia stato effettuato a 70 miglia nautiche (circa 130 chilometri) dalla costa, quindi in piene acque internazionali, in apparente violazione delle leggi internazionali sulla navigazione.


Fonti[]

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Israele.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.
Older Posts »

Powered by WordPress