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October 23, 2010

Wikileaks pubblica nuovi documenti sulla guerra in Iraq

Wikileaks pubblica nuovi documenti sulla guerra in Iraq

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sabato 23 ottobre 2010

Il 22 ottobre Wikileaks ha pubblicato circa 400 000 rapporti di soldati americani riguardanti gli eventi della Guerra d’Iraq tra il 2004 e il 2009.

Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (marzo 2010) Photo credit: Espen Moe.

La quantità di documenti pubblicati rende la vicenda la più grande fuga di notizie dell’esercito americano. I documenti riportano più di 109 000 morti durante il periodo 2004-2009, tra cui 66 000 civili, a comporre il quadro di quello che Julian Assange, fondatore di Wikileaks, con parole dure, non esita a definire «un bagno di sangue».

Le annotazioni descrivono scene di tortura e di abuso, che pare siano state commesse dai soldati iracheni.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Wikileaks releases Iraq War logs, pubblicato su Wikinews in inglese.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

  • [EN] – «The War Logs»The New York Times, 22 ottobre 2010
Wikivoyage

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August 21, 2008

Il Segretario di Stato statunitense Rice: «Accordo per il ritiro dei militari USA dall\’Iraq»

Il Segretario di Stato statunitense Rice: «Accordo per il ritiro dei militari USA dall’Iraq»

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giovedì 21 agosto 2008

Il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, in visita nella capitale irachena, ha affermato che l’Iraq e gli Stati Uniti d’America sono molto vicini nel trovare un accordo per il ritiro delle truppe di Washington. «Siamo molto, molto vicini a un accordo sullo status delle forze americane» ha detto sul futuro delle operazioni militari nel paese mediorientale.

Infatti, sarebbe il 30 giugno la data del ritiro delle truppe USA, secondo il viceministro degli Esteri dell’Iraq, ma una fonte militare degli Stati Uniti ha precisato alla CNN che quella data è solo un obiettivo variabile secondo le condizioni militari irachene.


Fonti[]

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March 13, 2008

Iraq: soldati statunitensi uccidono «per errore» una bambina

Iraq: soldati statunitensi uccidono «per errore» una bambina

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giovedì 13 marzo 2008

La provincia di Diyala

Ennesima tragica morte nel martoriato Iraq: nella provincia di Diyala dei militari statunitensi hanno ucciso erroneamente una bambina, secondo quanto riferisce un comunicato delle truppe americane dispiegate in Medio Oriente.

Nella relazione si legge inoltre che i militari si trovavano in una zona dove erano esplose di recente delle bombe situate lungo la strada. In questa provincia, oltre ad altre 3, le truppe USA e irachene hanno lanciato operazioni militari. I militari hanno visto «una donna sospetta che sembrava fare segni a qualcuno», prima di aver sparato un colpo di avvertimento contro un muro di sabbia.

In seguito dall’altro lato del muro hanno trovato una bambina ferita, ma nonostante le cure è deceduta. Il comunicato conclude dicendo che sarà aperta un’inchiesta: «Le forze della coalizione considerano la perdita di qualsiasi civile innocente con grande serietà e sarà aperta un’inchiesta approfondita sul fatto».

Fonti[]

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January 12, 2008

Iraq: ottimista Bush, «torna la speranza»

Iraq: ottimista Bush, «torna la speranza»

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sabato 12 gennaio 2008

George W. Bush in Kuwait, lo scorso venerdì

Nonostante le pesanti critiche rivolte agli Stati Uniti d’America a causa della guerra in Iraq, il Presidente degli USA George W. Bush si è rivelato ottimista sulla situazione nel paese medio-orientale: ha dichiarato l’uomo politico americano in seguito ad un incontro col generale David Petraeus: «In Iraq sta tornando la speranza. La situazione è adesso molto diversa di quella che era un anno fa. Si tratta adesso di consolidare i progressi raggiunti e fare tutto il possibile perché il 2008 porti ulteriori progressi».

Ha inoltre affermato che ottenere la vittoria in Iraq è necessario per la stabilizzazione del medio-oriente e che Al Qaeda è stata «duramente colpita», ma è necessario «evitare di abbassare la guardia per non perdere i successi conquistati sul campo».

Il leader della Casa Bianca ha poi accusato Siria ed Iran di sostenere i terroristi: la Siria deve «ridurre ancora la sua flotta di terroristi» e l’Iran «cessare il suo sostegno alle milizie» di Al Qaeda.

Fonti

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January 6, 2008

Iraq: vari attentati contro chiese e conventi. Il vescovo parla di attacchi programmati

Iraq: vari attentati contro chiese e conventi. Il vescovo parla di attacchi programmati

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domenica 6 gennaio 2008

Iraq map.png

In Iraq tre chiese, due conventi e un orfanotrofio hanno subito danni a causa di un attentato terroristico, attraverso un’autobomba. Non ci sono stati morti, ma un ferito e vari danni materiali. Per Louis Sako, arcivescovo caldeo della città di Kirkuk, gli attacchi terroristi rappresentano un messaggio preciso e probabilmente rientrano in un piano coordinato. Ad annunciare questo fatto è stata l’agenzia Asia News, l’agenzia del Pontificio istituto Missioni estere.

Ad essere attaccate sono state la chiesa caldea di San Giorgio nel quartiere Ghadir, nella capitale Baghdad, una chiesa greco-melchita e un convento delle suore caldee a Zaafraniya. Nella chiesa greco-malchita, l’impeto è avvenuto subito dopo che il patriarca cardinal Emmanuel III Delly aveva celebrato la messa.

Nella città di Mosul sono state prese di mira la chiesa caldea di San Paolo, ad Alnoor l’orfanotrofio delle suore caldee e ad Aljadida il convento delle suore domenicane.

L’arcivescovo Sako ha dato la conferma che c’è stato solo un ferito e vari danni materiali, ma nessun decesso. Secondo Asia News questi attentati possono gettare in un clima di nuova sfiducia tra i cristiani iracheni, a seguito di un miglioramento della situazione dovuto al ritorno in questo stato dei pellegrini scappati in Siria.

Fonti[]

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October 17, 2007

Turchia: il premier Erdogan propone incursioni in Iraq

Turchia: il premier Erdogan propone incursioni in Iraq

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mercoledì 17 ottobre 2007
Ankara vuole rompere con gli Stati Uniti. Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha presentato al parlamento turco la proposta di autorizzare le incursioni nel Kurdistan iracheno al fine di colpire le basi del partito indipendentista curdo PKK presenti in quella zona. Il premier ha detto che questa mozione si è resa necessaria a causa degli attacchi che la Turchia e i suoi militari subirebbero, ma non è pensabile slegare il rapporto con il raffreddamento dei rapporti diplomatici con gli USA che si è avuto la scorsa settimana. Dopo che la commissione Esteri del Congresso americano aveva deciso che lo sterminio degli Armeni era un genocidio a tutti gli effetti, la Turchia aveva ritirato il proprio ambasciatore negli States.

Il primo ministro turco Tayyip Erdogan.

La mozione, ha spiegato Erdogan, autorizzerà in un futuro non necessariamente immediato, attacchi contro circa 3 500 “ribelli” curdi stanziati nell’Iraq del nord. Un’azione che potrebbe portare alla destabilizzazione della regione e per questo il vicepresidente iracheno, Tareq al-Hashemi, chiede che la soluzione diplomatica venga preferita a quella militare.

Una paura condivisa anche dagli Stati Uniti d’America, che temono l’estensione dei problemi ben oltre il nord del Paese, ma in tutta la regione, e per questo l’amministrazione Bush frena. Il portavoce Tom Casey ha chiesto cooperazione alla Turchia, perché l’azione militare non porterebbe ad alcun risultato, bensì: «di permettere al PKK di continuare a colpire».

Sull’onda di questo nuovo annuncio, intanto, il prezzo del petrolio è salito fino agli 88 dollari al barile.

Fonti[]

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October 7, 2007

Il generale USA David Petreus accusa l\’Iran di fomentare la guerra in Iraq

Il generale USA David Petreus accusa l’Iran di fomentare la guerra in Iraq

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domenica 7 ottobre 2007

Il generale Petraeus parla al Pentagono nel 2007.

Sabato il generale David Petraeus, il comandante in capo delle truppe statunitensi in Iraq ha affermato che l’Iran continua a fornire armi alle milizie irachene. Petraeus ha anche accusato l’ambasciatore iraniano Hassan Kazemi-Qomi di essere un membro delle forze Quds, una élite della guardia repubblicana iraniana che gli USA ritengono aiuti i movimenti islamici rivoluzionari all’estero.

Parlando ai giornalisti in una base militare vicino al confine Iraq-Iran, Petreus ha detto che “Non ci dovrebbero essere dubbi riguardo le maligne, letali attività delle forze Quds in questo Paese.” Egli ha aggiunto che Iran era “responsabile di fornire armi, addestramento, fondi e in alcuni casi anche la direzione delle operazioni che hanno ucciso soldati americani”.

A proposito degli armamenti specifici, Petreus ha affermato che “non ci sono assolutamente dubbi che l’Iran sta fornendo degli avanzati RPG [rocket-propelled grenades, lanciagranate propulse [a reazione] anticarro].” “Esso ha fornito alcuni missili da spalla per la difesa aerea. Ha fornito munizioni e ha fornito razzi da 244 mm, oltre a mortai, proiettili da mortaio e altre munizioni di piccolo calibro.”

Il generale Petraeus ha anche detto che l’ambasciatore iraniano Hassan Kazemi-Qomi era un “membro delle forze Quds”. Le forze Quds sono una unità di élite della guardia repubblicana che gli USA credono aiuti i movimenti islamici rivoluzionari, compresi i gruppi come Hamas e Hezbollah. L’Iran riconosce l’esistenza delle forze Quds, ma no ha fornito dettagli circa le loro attività. “[Qomi] ha l’immunità diplomatica e perciò egli è ovviamente non soggetto [a perquisizioni],” ha aggiungo Petraeus.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di U.S. General David Petraeus accuses Iran of fueling war in Iraq, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Un portavoce del ministero degli esteri iraniano Mohammad-Ali Hosseini ha respinto le accuse domenica. Parafrasando i commenti di Hosseini, l’agenzia di stampa della Repubblica islamica ha detto che le accuse “non sono niente di nuovo e esse sono accuse senza fondamento che vengono rivolte in continuazione alla repubblica islamica dell’Iran.”

Secondo la BBC, “alcuni analisti ritengono che gli USA stanno deliberatamente utilizzando la retorica contro le autorità iraniane per preparare l’opinione pubblica ad attacchi militari contro le basi della guardia rivoluzionaria all’interno dell’Iran.”

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October 2, 2007

Il Regno Unito ritira mille soldati dall\’Iraq

Il Regno Unito ritira mille soldati dall’Iraq

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martedì 2 ottobre 2007

Il primo ministro del Regno Unito, Gordon Brown, ha annunciato durante il suo viaggio a Baghdad, in Iraq, che il suo governo ritirerà almeno mille soldati dall’Iraq entro la fine del 2007. Brown pianifica di lasciare gradualmente il controllo di Bassora alle forze di sicurezza irachene nell’ambito del ritiro delle truppe.

«Quel che noi proponiamo di fare nei prossimi mesi è di modificare la nostra posizione da un ruolo di combattimento verso un ruolo di controllo. Speriamo che le nostre truppe torneranno a casa entro Natale», ha detto Brown.

Ci sono circa 5 500 soldati inglesi in Iraq, dei quali molti si trovano a Bassora.

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di UK withdrawing thousand troops from Iraq, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

L’accordo di riduzione è stato raggiunto tra Brown, il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, il vice primo ministro Barham Saleh e il generale David Petraeus dell’esercito statunitense in Iraq, e prevede che il ritiro delle truppe comincerà da Bassora.

Brown dovrebbe raggiungere Bassora questa sera. Le truppe inglesi si sono ritirate di recente dalla città verso la base, lasciando la sicurezza nelle mani delle forze irachene.

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July 8, 2007

Il New York Times dice stop alla guerra in Iraq

Il New York Times dice stop alla guerra in Iraq

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domenica 8 luglio 2007

George Bush e Dick Cheney

Oggi è stato pubblicato sul noto quotidiano statunitense New York Times un editoriale dal titolo “The Road Home” (La strada del ritorno), un duro attacco alla Guerra in Iraq organizzata dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

L’articolo inizia con la frase «It is time for the United States to leave Iraq» («È ora per gli Stati Uniti di lasciare l’Iraq») e continua con «Like many Americans, we have put off that conclusion, waiting for a sign that President Bush was seriously trying to dig the United States out of the disaster he created by invading Iraq without sufficient cause, in the face of global opposition, and without a plan to stabilize the country afterward.» («Come molti americani, abbiamo rinviato questa conclusione, attendendo un segnale che il presidente Bush stesse seriamente cercando di sottrarre gli Stati Uniti al disastro che lui ha creato invadendo l’Iraq senza ragioni sufficienti, in contrasto con l’opposizione globale, e senza successivo un piano per stabilizzare la nazione»).

Il NYT accusa inoltre Bush di mantenere la rotta attuale per scaricare la situazione sul suo successore alla Casa Bianca e ricorda le vite dei soldati americani morti in Iraq e auspica un ritiro immediato delle truppe.

Secondo il giornale la guerra organizzata dall’attuale presidente toglie solamente risorse che il Pentagono dovrebbe destinare all’Afghanistan e considera persa la causa di Bush accusandolo, insieme a Dick Cheney, di demagogia.


Fonti

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March 5, 2007

Al-Qaida minaccia di rapire il principe Harry

Al-Qaida minaccia di rapire il principe Harry

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lunedì 5 marzo 2007

Secondo il quotidiano inglese Sun, il movimento fondamentalista islamico Al-Qaida avrebbe intenzione di rapire o uccidere il principe Harry del Galles, secondogenito di Carlo e Diana.

Le minacce sono comparse su alcuni siti internet riconducibili al movimento paramilitare guidato da Osama bin Laden. «Il principino Harry sarà inviato in Iraq, dove troverà la morte per mano dei musulmani» e «Possa Allah dargli ciò che mertita, alla pari dei suoi confratelli crociati»: queste alcune delle frasi comparse in questi giorni.

Il 22enne nipote della regina Elisabetta II si recherà, infatti, tra due mesi nel sud dell’Iraq quale ufficiale del reggimento Blues and Royals.

L’esperto britannico di siti internet di stampo terroristico, Neil Doyle, ha dichiarato: «Harry sarebbe il colpo grosso per qualsiasi gruppo dei ribelli», aggiungendo che «una sua possibile uccisione o cattura varrebbe oro per quanto pesa ai fini della propaganda terroristica».

Fonte

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