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April 26, 2014

Roma: Istituto Cervantes non presenterà più il libro sulla mafia che cita Berlusconi

Roma: Istituto Cervantes non presenterà più il libro sulla mafia che cita Berlusconi

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Roma, sabato 26 aprile 2014

L’ex presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Silvio Berlusconi

Il libro “Crónicas de la mafia” scritto dal giornalista spagnolo Íñigo Domínguez non sarà più presentato a Roma presso l’Istituto Cervantes, l’istituto culturale dipendente dal Ministero degli affari esteri spagnolo che ha come finalità la promozione e l’insegnamento della lingua spagnola e la diffusione della cultura spagnola e Hispanidad.

L’annullamento della presentazione[]

Il saggio storico in questione, di oltre 500 pagine, racconta la storia della mafia dall’ottocento fino ad oggi e tratta anche alcune pericolose relazioni di Silvio Berlusconi con l’ambiente malavitoso. Pubblicato a gennaio da “Editorial Libros” e oggi alla terza edizione, con 5 000 copie vendute in Spagna, fu presentato un mese fa a Sergio Rodriguez, il direttore del Istituto della sede romana, che decide di organizzare la presentazione per la piccola comunità di spagnoli presenti a Roma. Dopo qualche settimana, invece, la presentazione viene annullata per “motivi tecnici”.

Non ci fu alcun intralcio per quanto riguarda le presentazioni del libro presso gli Istituti di Madrid, Barcellona, Bilbao e Santander.

L’ambasciata spagnola in Italia

Le reazioni[]

Dell’autore[]

Íñigo Domínguez, che lavora in Italia come giornalista del quotidiano spagnolo El Correo dal 2001, con un misto di rabbia e stupore ha detto che non sa spiegare il rifiuto alla presentazione ma da giornalista lo considera un fatto gravissimo. Ammette che c’è un capitolo finale lungo e approfondito su Berlusconi, sulla sua carriera imprenditoriale, sui rapporti con Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra ma, aggiunge, che non c’è nulla in più che non si sappia già e nulla che denigri l’Italia. Ricorda, anche, che Berlusconi è stato condannato dai tribunali italiani e che Dell’Utri è agli arresti a Beirut. La cancellazione della presentazione del volume gli è stata recapitata via mail e secondo le fonti del giornalista, che egli stesso dichiara essere affidabili, il caso era finito all’ambasciata spagnola di Roma e che il libro potrebbe essere scomodo a qualcuno. La censura sembrerebbe arrivare direttamente dall’ambasciatore spagnolo in Italia Javier Elorza, secondo il giornalista. Secondo lui, alla base della censura ci sarebbe solo ignoranza e timore poiché poco più di due settimane fa Teodoro Obiang, il presidente della Guinea Equatoriale che ha dei buoni rapporti con le autorità spagnole nel campo petrolifero e che è criticato dalle organizzazioni internazionali per corruzione, abuso di potere e la violazione dei diritti umani, ha tenuto una conferenza all’Istituto Cervantes di Bruxelles senza alcun problema.

Dell’Istituto e dell’ambasciata spagnola di Roma[]

L’Istituto Cervantes di Roma dichiara che la presentazione è solo una questione d’agenda. Mentre Agustín Galán, il portavoce dell’ambasciata spagnola, ha dato la seguente dichiarazione alla stampa iberica:

« L’Istituto Cervantes deve fare promozione culturale. Un libro sulla mafia è controverso, scomodo e il Cervantes non deve entrare in certi argomenti. È come se l’Alliance Française presentasse a Madrid un libro sull’ETA scritto in francese da un giornalista francese »

Già nel maggio del 2012 l’ambasciatore spagnolo a Roma Javier Elorza ha cercato di impedire al Cervantes una presentazione d’un libro che tratta dell’ultimo decennio della dittatura franchista, intitolato “In memoria dell’alba”.


Fonti[]

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October 22, 2013

Rosy Bindi presidente della Commissione Antimafia

Filed under: Elezioni,Europa,Italia,Mafia,Politica,Pubblicati,Rosy Bindi — admin @ 5:00 am

Rosy Bindi presidente della Commissione Antimafia

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martedì 22 ottobre 2013

Rosy Bindi, ex Presidente del PD.

Oggi, Rosy Bindi è stata eletta Presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Ma l’elezione è avvenuta al secondo voto, avvenuto con l’astensione di Scelta Civica e l’assenza del PdL, sin dall’inizio contrario. Durante la votazione il Partito Democratico e SEL hanno supportato Bindi; il MoVimento 5 Stelle ha portato avanti la candidatura di un proprio parlamentare; Scelta Civica ha preferito votare l’astensione (che comunque conta come voto favorevole) perché non approvare la nuova maggioranza interna alla Commissione Antimafia; il PdL ha invece lasciato l’aula in segno di protesta.

Renato Brunetta ha intimato la neo-presidente a dimettersi. Addirittura Fabrizio Cicchitto ha minacciato che il PdL non prenderà parte per tutta la Legislatura alla Commissione. Rosy Bindi, difesa dal segretario del PD Guglielmo Epifani, ha detto che cercherà di risanare le fratture ma anche che non ha intenzione di dimettersi.

Intanto da New York, l’ex Procuratore Nazionale Antimafia ed attuale Presidente del Senato Pietro Grasso, ha chiesto che la Commissione entri in servizio nonostante le diatribe interne, poiché in realtà essa doveva cominciare il suo lavoro di lotta alla mafia già da qualche mese.


Fonti[]

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September 10, 2012

Milano, riapre il chiosco vittima del racket

Milano, riapre il chiosco vittima del racket

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Milano, 10 settembre 2012

L’autonegozio di via Celoria e, in primo piano, quello incendiato

Lo striscione di solidarietà degli studenti della “Statale”

Ha riaperto oggi il chiosco dei panini di via Celoria, in piena zona Città Studi, che quasi due mesi fa era stato dato alle fiamme; la carcassa bruciata del vecchio furgone è ancora lì, parcheggiata di fronte al Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, e proprio accanto c’è da oggi il nuovo camioncino, sempre gestito da Loreno Tetti.

Il racket

Era partita nel 2009 l’indagine della Guardia di Finanza sul cosiddetto “racket dei paninari”, indagine che però si era da subito scontrata contro il silenzio delle vittime: nessuno dei gestori costretti a pagare il pizzo aveva voglia di parlare.

Due finanzieri erano stati quindi incaricati di indagare sotto copertura: dopo essere stati istruiti per ben un mese sulle tecniche di preparazione e di cottura dei panini da un abile “paninaro” della capitale, i due militari del GICO (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) erano stati trasferiti a Milano, pronti ad aprire il loro chiosco su un furgone preso a noleggio.

Nel giro di poche ore dall’apertura i finanzieri erano stati raggiunti dall’esattore dei Flachi, Pinone Amato, e da Loreno Tetti, il paninaro di via Celoria. Ai finti paninari era stato infatti spiegato che l’attività dei chioschi era sotto il controllo del clan: agli associati, tra cui Tetti, veniva assicurata una zona di vendita libera da concorrenti, il tutto per “soli” 1 500 euro al mese. Il camioncino dei militari viene quindi fatto allontanare, ma dopo alcuni giorni sono nuovamente in via Celoria: il ritorno del chiosco “irregolare” provoca un nuovo intervento da parte di Amato, che in un bar vicino alla Stazione Centrale spiega dettagliatamente il sistema del pizzo ai due finanzieri sotto copertura.

L’omertà

Il 14 marzo 2011 sono state arrestate 35 persone, tra le quali molti affiliati al clan Flachi, nell’ambito delle indagini sugli affari della ‘ndrangheta, che coinvolgevano numerose altre attività oltre al racket dei chioschi ambulanti; tra gli arrestati anche il boss Giuseppe “Pepé” Flachi e suo figlio, Davide ed Emanuele Flachi.

Loreno Tetti era stato però l’unico a denuciare i propri estorsori fin davanti al giudice Aurelio Barazzetta, che dalle altre vittime si è invece sentito raccontare storie fantasiose e assurde, ben lontane dalla verità. Alcuni gestori, evidentemente timorosi delle rappresglie dei mafiosi, hanno raccontato di non ricordare nulla dell’accaduto, a causa di incidenti stradali o di gravi meningiti che hanno causato loro amnesie; altri invece, pur ricordandosi dei pagamenti a favore dei Flachi, non hanno saputo spiegare il perché di quelle “donazioni”.

L’incendio

Nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 luglio il camioncino di Tetti viene dato alle fiamme: uno dei vetri del furgone è stato rotto ed è stato appiccato un incendio dall’interno del mezzo, in modo da massimizzare i danni.

Immediata la reazione di sdegno del mondo politico milanese e la solidarietà degli studenti dell’università, che hanno avviato una raccolta di firme per richiedere l’installazione di un sistema di video-sorveglianza nella zona.

La solidarietà

La notizia è circolata sui giornali e sui social-network, e davvero tanti erano gli studenti che oggi si sono radunati, all’ora di pranzo, davanti al chiosco di via Celoria. Un lungo striscione con scritto “Bentornato Loreno” è stato appeso sulla cancellata dell’università dagli studenti di fisica, che utilizzano proprio le aule davanti alle quali sosta il camioncino. Insieme a loro anche tanti altri studenti della Statale, soprattutto delle facoltà di scienze e di medicina, e del vicino Politecnico, ma anche le future matricole che proprio oggi, nelle vicine aule del Settore Didattico, hanno sostenuto il test di ammissione per il corso di medicina veterinaria.

Tanti studenti e tanti passanti incuriositi in coda al chiosco, che ha letteralmente esaurito i panini. Tra loro anche giornalisti e rappresentanti delle istituzioni: in prima fila Nando dalla Chiesa e la Polizia Locale di Milano (che garantirà la sicurezza del chiosco tramite i suoi agenti), l’assessore all’ambiente Maran e quello alla sicurezza Granelli e i presidenti delle commissioni consiliari Mazzali e Gentili.


Fonti

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April 30, 2012

Beppe Grillo nella bufera per le sue parole sulla mafia

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Palermo, lunedì 30 aprile 2012

Beppe Grillo nel 2009

Il comico, nonché fondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo torna a far discutere a seguito di alcune sue frasi relative alla mafia.

La dichiarazione

L’attivista genovese, a margine di un comizio a Palermo presso cui si era recato per sostenere la candidatura di Riccardo Nuti alle elezioni amministrative, ha dichiarato che «la mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima», riferendosi — per ciò che riguarda l’ultima frase — al mondo della politica.

Le reazioni e la precisazione di Nuti

Dure le reazioni, non solo da parte degli esponenti politici: un membro della segreteria di Sinistra Ecologia e Libertà, Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe Fava, vittima di Cosa Nostra, non ha girato intorno all’argomento e ha affermato che «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni».

Anche l’associazione Addiopizzo ha commentato negativamente l’uscita di Beppe Grillo. Secondo l’associazione frasi simili non sono giustificabili neppure se dette in chiave provocatoria, alla luce del fatto che la serietà dell’argomento impedisce che esso possa essere strumentalizzato a fini elettorali. Non è mancata neppure la replica della vedova di Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia, Pina Maisano, che ha fatto notare, facendo un evidente riferimento alla vicenda del marito, come la mafia ha anche ucciso coloro che non avevano intenzione di pagare il pizzo.

Dello stesso tenore anche la dichiarazione di Angela Ogliastro, sorella di Serafino Ogliastro, poliziotto italiano anch’egli vittima della mafia. Giovanna Maggiani Chelli, presidentessa dell’Associazione familiari vittime della strage di via dei Georgofili, ha commentato l’affermazione di Grillo rilevando che «la mafia ha strangolato un sacco di persone, penso per esempio al piccolo Giuseppe Di Matteo». Più drastico il comico e showman Fiorello, che ha dichiarato che Grillo «ha detto una cazzata».

A seguito della dichiarazione di Grillo non è tuttavia mancata la precisazione dello stesso Riccardo Nuti, il quale ha lamentato che la frase del suo leader è stata pretestuosamente estrapolata «da un ragionamento più ampio». Nuti ha poi ricordato che le azioni del movimento sono tese a contrastare la mafia, ritenuta dal M5S un cancro.


Fonti

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March 24, 2012

Sciolti per mafia sette comuni d\’Italia

Sciolti per mafia sette comuni d’Italia – Wikinotizie

Sciolti per mafia sette comuni d’Italia

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venerdì 24 marzo 2012

Il Consiglio dei Ministri italiano ha deliberato[1] ieri secondo quanto disposto dall’art. 143 del D.Lgs. 267/2000 lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di sette comuni italiani. Si tratta di due comuni siciliani Salemi (amministrato da Vittorio Sgarbi) e Racalmuto, di due comuni campani Pagani e Gragnano, di due comuni calabresi Bova Marina e Platì e di un comune piemontese Leinì (che si va ad aggiungere agli altri tre comuni sciolti nel nord Italia).

La decisione è stata presa sulla base delle relazioni dei vari prefetti competenti che hanno riscontrato la presenza delle organizzazioni criminali all’interno delle pubbliche amministrazioni, con influenze che andavano dal settore appalti pubblici alle concessioni e autorizzazioni amministrative). Ora verranno nominate, con decreto del Presidente della Repubblica italiana, le varie commissioni straordinarie che guideranno gli enti per i prossimi 18 mesi prorogabili fino ad un massimo di 24 mesi.

Sempre di ieri la notizia che il governo intende estendere il criterio di scioglimento anche ai comuni e alle province che non si adoperino adeguatamente contro la corruzione. Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, annuncia che il provvedimento sarà presentato alla Camera entro la fine di marzo.[2]

Approfondimenti in Wikipedia[]

  • Legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali
  • Consiglio comunale – Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose
  • Commissario prefettizio – Scioglimento per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi
  • Commissario straordinario – Il commissario straordinario per la gestione di enti locali sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata di tipo mafioso


Fonti[]

Note[]

  1. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, fonte cit.
  2. il Fatto Quotidiano – La corruzione come l’infiltrazione mafiosa …, fonte cit.

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June 29, 2010

Mafia: condanna di sette anni per il senatore Marcello Dell\’Utri

Mafia: condanna di sette anni per il senatore Marcello Dell’Utri

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Palermo, martedì 29 giugno 2010

Marcello Dell’Utri è senatore della Repubblica dal 2001

Questa mattina la seconda sezione della Corte d’appello di Palermo ha condannato a sette anni di reclusione il senatore del Popolo della Libertà Marcello Dell’Utri, colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, e ha così modificato la sentenza del giudizio di primo grado, nove anni di pena.

Il collegio della Corte d’appello è rimasto in camera di consiglio per sei giorni, proclamando oggi la nuova condanna. Sono stati contestati i fatti relativi al periodo precedente al 1992, ovvero gli stretti rapporti intrattenuti con le organizzazioni mafiose di Stefano Bontade, Totò Riina e Bernardo Provenzano sino alla stagione delle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Dell’Utri è stato invece assolto per quanto riguarda le condotte subito successive al 1992, ovvero quelle legate al presunto “patto” tra lo Stato e la mafia e alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, perché «il fatto non sussiste». La corte ha inoltre dichiarato di non aver proceduto nei confronti dell’altro imputato del 2004, Gaetano Cinà, considerato l’intermediario fra Dell’Utri e l’organizzazione mafiosa, essendo questi deceduto nel 2006.

La sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Palermo l’11 dicembre 2004 dopo ben tredici giorni di seduta e riformata oggi dopo quasi sei anni, aveva stabilito una pena di nove anni di reclusione per il senatore, unitamente a due anni di libertà vigilata, interdizione perpetua dai pubblici uffici e risarcimento danni alle parti civili.

Dell’Utri non era presente alla lettura della nuova condanna; rimasto a Milano per una conferenza stampa, ha commentato: «È una sentenza pilatesca, hanno dato un contentino alla procura palermitana e una grossa soddisfazione all’imputato, perché hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi». Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha invece commentato: «Mi sorprende il fatto che Dell’Utri esprima soddisfazione per una condanna a 7 anni per un reato gravissimo, mi preoccupa che si parli di una realtà rovesciata».

Articoli correlati

  • «Confermata condanna a Dell’Utri e Vincenzo Virga per tentata estorsione» – Wikinotizie, 15 maggio 2007


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January 28, 2009

Italia: l\’Italia dei Valori manifesta sulla giustizia con l\’Associazione dei familiari vittime della mafia

Italia: l’Italia dei Valori manifesta sulla giustizia con l’Associazione dei familiari vittime della mafia

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mercoledì 28 gennaio 2009

Antonio Di Pietro

L’Associazione dei familiari delle vittime della mafia, insieme all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ha tenuto questa mattina una manifestazione in piazza Farnese a Roma, a sostegno dei magistrati Luigi De Magistris, Clementina Forleo e Luigi Apicella (e più in generale sulla giustizia).

Sul palco, oltre ad Antonio Di Pietro, sono saliti anche il comico Beppe Grillo, i giornalisti Marco Travaglio e Carlo Vulpio (quest’ultimo autore di molte inchieste riguardanti le indagini del pm De Magistris e in seguito allontanato dal giornale presso cui lavorava), oltre ad esponenti della lotta contro la mafia, come Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia nel 1992.

Molti i temi trattati: oltre alla difesa di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, protagonisti di inchieste sui politici e successivamente trasferiti dal Consiglio Superiore della Magistratura, è stato difeso l’operato del procuratore Luigi Apicella, che aveva indagato, su denuncia del pm De Magistris, sui motivi che hanno portato all’allontanamento di quest’ultimo dalle indagini che stava conducendo a Catanzaro, riguardanti presunti rapporti fra la politica, gli affari, la mafia e la massoneria nell’Italia meridionale.

Beppe Grillo durante il V-day

Di Pietro ha anche denunciato la legge Alfano sull’immunità delle quattro più alte cariche dello Stato e ha criticato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per non averla respinta e per non avere preso posizione sul fatto che in Parlamento siedano persone condannate definitivamente; Di Pietro ritiene tale legge incostituzionale ed ha anche raccolto firme per sottoporla a referendum abrogativo. L’ex pm che ebbe un ruolo primario nell’indagine su Tangentopoli ha anche dichiarato che il governo ha presentato (e il Parlamento sta discutendo) un disegno di legge che, a suo giudizio, impedirebbe ai magistrati di fare il proprio lavoro.

Beppe Grillo, oltre ad alzarsi in difesa dei magistrati, ha anche criticato le misure economiche del governo e affermato che l’Italia sarebbe prossima ad una crisi economica catastrofica.

Le reazioni del mondo politico non si sono soffermate sui temi della manifestazione, limitandosi a commentare le critiche che Di Pietro ha rivolto a Napolitano; una nota del Quirinale ha rimproverato a Di Pietro di aver usato espressioni offensive, mentre gli esponenti di tutti gli altri partiti rappresentati in Parlamento, nel corso dei lavori delle Camere, hanno criticato Di Pietro e difeso il Capo dello Stato.

Alle critiche, Antonio Di Pietro ha risposto che la nota del Quirinale «mi mette in bocca ciò che non ho detto».

La manifestazione era stata inizialmente indetta in piazza della Repubblica, ma un recente decreto del Ministero dell’Interno ha vietato le manifestazioni in ogni piazza che ospiti una chiesa, il che ha costretto gli organizzatori a spostarsi nella sede di Piazza Farnese.


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November 5, 2007

Palermo: arrestati Salvatore e Sandro Lo Piccolo

Palermo: arrestati Salvatore e Sandro Lo Piccolo

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lunedì 5 novembre 2007

Salvatore Lo Piccolo al momento dell’arresto

I noti boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati nella mattinata di oggi a Carini, vicino Palermo. Nell’operazione della Polizia di Stato sono finiti in manette anche Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo.

Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano ricercati rispettivamente da 25 e 6 anni per diversi crimini, tra i quali omicidi e spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo la cattura di Bernardo Provenzano (con il quale si erano alleati anni prima), avvenuta l’11 aprile del 2006, si suppone che abbiano assunto una posizione molto importante nelle gerarchie mafiose.

I quattro fermati erano inseriti nella lista dei 30 maggiori ricercati in Italia.

Foto segnaletica di Salvatore Lo Piccolo

Grande soddisfazione per la cattura è stata espressa da Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, che ha detto: «Dall’arresto dei due ci attendiamo la disarticolazione dell’apparato criminale sul territorio. I due grandi latitanti erano punto di riferimento dei capimafia che esercitavano il controllo sull’apparato economico. Adesso ci attendiamo una conseguenza positiva anche sul piano della possibilità della collaborazione dei cittadini».

Un particolare rilevante è stato il fatto che gli uomini, a differenza di quanto fece Provenzano durante la latitanza durata oltre quattro decenni, abitassero in appartamenti facilmente accessibili e non in rifugi o abitazioni di campagna.

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September 2, 2007

La Confindustria siciliana contro la mafia: espulso chi paga il pizzo

La Confindustria siciliana contro la mafia: espulso chi paga il pizzo

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domenica 2 settembre 2007

La Confindustria della Sicilia si difende contro la mafia, e contro una lista di attentati e minacce di morte che troppo spesso colpiscono i suoi membri, e che in questi giorni hanno preso di mira Andrea Vecchio e Marco Venturi, rispettivamente imprenditore del settore edile e presidente della camera di commercio di Catania. Tutti coloro che, pagando il pizzo, “collaboreranno” con la mafia, saranno infatti espulsi dall’associazione degli imprenditori.

Alla riunione della sede siciliana era presente anche il vice-presidente nazionale di Confindustria, su mandato del presidente Luca Cordero di Montezemolo, che ha espresso un certo malcontento per la situazione attuale al ministro degli interni Giuliano Amato. Estremamente soddisfatto invece è il premier Romano Prodi, che ha accolto la notizia, definendola “una decisione seria perché la lotta contro la mafia si vince solo con la reazione della società civile” dalla Giordania, dove è in visita ufficiale. Soddisfazione anche da Pietro Grasso, presidente del dipartimento antimafia, dal ministro della giustizia Clemente Mastella e da quello delle infrastrutture Antonio di Pietro, che ha chiesto che le sanzioni vengano applicate anche a chi paga tangenti.

Sull’invio dell’esercito nelle zone più minacciate dalla criminalità organizzata ci sono invece pareri contrastanti, con il premier titubante e il guardasigilli che ricorda come ci sia una discussione in atto, e la risposta non può ancora essere affermativa.

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August 25, 2007

Catania, arrestato il latitante Sebastiano Cannizzaro

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sabato 25 agosto 2007

Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Catania hanno arrestato il latitante Sebastiano Cannizzaro (53), uno dei boss mafiosi del clan dei Santapaola.

La cattura ha avuto luogo in via Pacinotti, a Mascalucia (CT): Cannizzarro alloggiava all’interno di una villetta nella periferia di Mascalucia, in compagnia della moglie. L’uomo, disarmato, alla vista degli agenti – coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia – non ha opposto resistenza.

Con sentenza passata in giudicato, Cannizzaro era stato condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidio plurimo, occultamento di cadavere e porto abusivo d’armi. Tutti i reati furono compiuti nel 1998, nell’ambito dello scontro tra il clan Mazzei ed il clan Santapaola. L’uomo, nel giugno 2007, si era tuttavia sottratto alla giustizia rendendosi irreperibile approfittando della scarcerazione dalla Casa circondariale dell’Aquila, avvenuta per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

La latitanza di Cannizzaro era stata oggetto di discussione anche in seno alla Commissione parlamentare Antimafia.

Fonti

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