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July 7, 2014

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l\’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

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lunedì 7 luglio 2014

Il Santuario Maria SS. delle Grazie nella frazione Tresilico di Oppido Mamertina

Le forti parole e la chiara scomunica agli , pronunciate da Papa Francesco a Cassano all’Ionio sono rimaste inascoltate. È accaduto mercoledì 2 luglio a Tresilico, una frazione di Oppido Mamertina, millenaria città episcopale sede della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in provincia di Reggio Calabria.

Durante la processione della statua di Maria Santissima delle Grazie, la stessa è stata fatta sostare in prossimità dell’abitazione di colui che viene ritenuto essere il capo di una nota famiglia di ‘ndrangheta, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, e ritenuto uno dei principali protagonisti della cruenta faida tra le cosche della ‘ndrangheta di Oppido Mamertina verificatasi negli anni ’90, che ha sterminato persino donne e bambini e che ha lasciato sul selciato quasi un centinaio di morti ammazzati. Uno di questi morti venne dato vivo in pasto ai maiali.

Il maresciallo dei carabinieri, comandante della locale stazione, resosi immediatamente conto della gravità di quanto stava avvenendo, ha lasciato la processione in segno di protesta. Le autorità civili e religiose presenti hanno continuato a seguire la processione.


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October 9, 2012

\’Ndrangheta: sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria

‘Ndrangheta: sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria

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martedì 9 ottobre 2012

Palazzo San Giorgio sede del Comune di Reggio Calabria

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto per contiguità con organizzazioni mafiose (ex art. 143 d.lgs. 267/2000 Legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali), il provvedimento è stato adottato questo pomeriggio dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che a sua volta ha basato la decisione sulla relazione del Prefetto di Reggio Calabria redatta al termine dell’indagine amministrativa svolta da una apposita Commissione prefettizia d’accesso presso il comune reggino. La Commissione d’accesso ha ricostruito le contiguità con la ‘ndrangheta, individuate soprattutto nelle società partecipate quali la Multiservizi e la Leonia.

Decisione importante quella adottata dal Governo considerando che è la prima volta che viene adottata tale misura per un Capoluogo di Provincia.

L’ente locale era retto da circa dieci anni dal centrodestra infatti dal 2002 al 2010 Sindaco della città è stato l’attuale Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti poi un anno di reggenza da parte del vice Giuseppe Raffa e ora Demetrio Arena, fedelissimo del Governatore Scopelliti, eletto nel maggio 2011 con oltre il 54% dei voti.

Da domani saranno all’opera i tre Commissari prefettizî che svolgeranno, per un periodo di 18 mesi prorogabili fino a 24, contemporaneamente l’attività di Sindaco, Giunta e Consiglio comunale; I commissari dovranno bonificare un ente che secondo quanto trapelato a seguito delle indagini della magistratura e delle autorità amministrative era fortemente influenzato dalla ‘ndrangheta da tantissimi anni.


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August 29, 2012

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

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mercoledì 29 agosto 2012

Panorama della Piana di Gioia Tauro

Una scena da far west si è materializzata la notte scorsa a Rizziconi, agglomerato agricolo del Circondario di Palmi, nella provincia di Reggio Calabria, cresciuto in maniera caotica e disorganica per l’assenza di ogni pianificazione urbanistica, già tristemente noto alle cronache, al pari di altri abitati della Piana di Gioia Tauro, per le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali.

Nella piazzetta prospiciente la scuola elementare, accasciati nel sangue, stavano i corpi di tre uomini, un padre e i suoi due figli: Reno Borgese, di 48 anni, e Antonio e Francesco Borgese, di 27 e 21 anni, ammazzati da sei colpi di una calibro 9.

Ignoto il movente della carneficina. A indagare sul caso è la squadra mobile di Reggio e il commissariato di Gioia Tauro. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche se, in questo caso, il profilo delle vittime, a lor dire, non sembra far propendere per la pista, apparentemente privilegiata, di una faida interna alla ‘ndrangheta, la cui rete criminale tiene in scacco l’intera zona.

Le vittime della sparatoria erano tutte incensurate e, almeno apparentemente, dedite a un’attività onesta: sembra, infatti, che si guadagnassero da vivere con la conduzione di una piccola autofficina nel paese. Potrebbe trattarsi quindi di un regolamento di conti per lo strascico di qualche faccenda privata, motivi di denaro o di interessi, o del tragico epilogo di qualche vicenda passionale.

Rimane anche da chiarire la dinamica del triplice omicidio, se questo, ad esempio, sia avvenuto in maniera premeditata o sia deflagrato al culmine di una lite. Un compito non facile per gli investigatori, che si troveranno di fronte il consueto ostacolo costituito dalla rete di rapporti omertosi.


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May 21, 2012

\’Ndrangheta e politica, arresti in Calabria

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lunedì 21 maggio 2012

Wikinotizie di oggi
21 maggio
  • ‘Ndrangheta e politica,arresti in Calabria
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Importanti arresti a Siderno in provincia di Reggio Calabria, la DDA del capoluogo reggino ha portato a termine un’operazione con l’ausilio della Polizia di Stato colpendo la ‘ndrina dei Commisso (famiglia mafiosa egemone a Siderno) e i suoi collegamenti con il mondo politico, secondo i magistrati la cosca ha infiltrato le istituzioni tramite alcuni consiglieri espressione diretta della ‘Ndrangheta, uomini politici che venivano candidati ed eletti dalla ‘ndrina e che dovevano chiedere il permesso anche per cambiare compagine politica.

Tra gli arrestati figura Cosimo Cherubino ex Consigliere regionale della Calabria tra le fila dello SDI (centrosinistra) che ha sostenuto nella precedente legislatura il governo regionale di Agazio Loiero, secondo il PM Nicola Gratteri: «c’è chi fa le estorsioni per conto della ‘Ndrangheta e chi, come in questo caso, si candidava alle elezioni: il compito di Cherubino era quello di candidarsi», Cherubino alle ultime elezioni regionali si era candidato nel PDL sostenendo il presidente Giuseppe Scopelliti ma senza risultare eletto. Sempre secondo gli investigatori Cherubino sarebbe stato affiliato al clan Commisso con il grado di Vangelo. Nell’inchiesta bellu lavuru del 2008 il nome di Cherubino era stato indicato da uno degli indagati (in seguito condannato), Sebastiano Altomonte, come membro della massoneria calabrese.

Altri politici calabresi tratti in arresto sono l’ex consigliere provinciale di Reggio Calabria Rocco Agrippo del psi-mpa e candidato alle ultime elezioni provinciali reggine a sostegno del candidato presidente di centrosinistra Morabito, alcuni amministratori comunali di Siderno come Domenico Commisso consigliere comunale nipote di Giuseppe Commisso boss dell’omonima famiglia di ‘Ndrangheta.


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March 28, 2012

\’Ndrangheta: arrestato il giudice Giancarlo Giusti

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mercoledi 28 marzo 2012

L’ex GIP del tribunale di Palmi (RC) Giancarlo Giusti è stato arrestato stamattina su richiesta della DDA di Milano (guidata da Ilda Boccassini). L’accusa è di corruzione con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa (clan Lampada). Il giudice Giusti era stato già indagato a novembre 2011 nell’ambito di un’inchiesta anti-‘ndrangheta della procura milanese, secondo gli inquirenti il magistrato aveva a disposizione viaggi e soggiorni a Milano gratis in cambio di favori.


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March 24, 2012

Sciolti per mafia sette comuni d\’Italia

Sciolti per mafia sette comuni d’Italia – Wikinotizie

Sciolti per mafia sette comuni d’Italia

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venerdì 24 marzo 2012

Il Consiglio dei Ministri italiano ha deliberato[1] ieri secondo quanto disposto dall’art. 143 del D.Lgs. 267/2000 lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di sette comuni italiani. Si tratta di due comuni siciliani Salemi (amministrato da Vittorio Sgarbi) e Racalmuto, di due comuni campani Pagani e Gragnano, di due comuni calabresi Bova Marina e Platì e di un comune piemontese Leinì (che si va ad aggiungere agli altri tre comuni sciolti nel nord Italia).

La decisione è stata presa sulla base delle relazioni dei vari prefetti competenti che hanno riscontrato la presenza delle organizzazioni criminali all’interno delle pubbliche amministrazioni, con influenze che andavano dal settore appalti pubblici alle concessioni e autorizzazioni amministrative). Ora verranno nominate, con decreto del Presidente della Repubblica italiana, le varie commissioni straordinarie che guideranno gli enti per i prossimi 18 mesi prorogabili fino ad un massimo di 24 mesi.

Sempre di ieri la notizia che il governo intende estendere il criterio di scioglimento anche ai comuni e alle province che non si adoperino adeguatamente contro la corruzione. Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, annuncia che il provvedimento sarà presentato alla Camera entro la fine di marzo.[2]

Approfondimenti in Wikipedia[]

  • Legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali
  • Consiglio comunale – Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose
  • Commissario prefettizio – Scioglimento per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi
  • Commissario straordinario – Il commissario straordinario per la gestione di enti locali sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata di tipo mafioso


Fonti[]

Note[]

  1. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, fonte cit.
  2. il Fatto Quotidiano – La corruzione come l’infiltrazione mafiosa …, fonte cit.

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February 15, 2012

Sciolti i comuni di Careri e Sant\’Ilario dello Jonio

Filed under: 'Ndrangheta,Calabria,Europa,Giustizia e criminalità,Italia — admin @ 5:00 am

Sciolti i comuni di Careri e Sant’Ilario dello Jonio

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domenica 15 febbraio 2012

I consigli comunali di Careri e Sant’Ilario dello Ionio, entrambi nella provincia di Reggio Calabria, sono stati sciolti per l’infiltrazione della ‘Ndrangheta al loro interno. La decisione è stata adottata ieri dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno, secondo quanto disposto dall’articolo 143 del testo unico sugli enti locali. Nei prossimi giorni il Presidente della Repubblica firmerà il decreto di scioglimenti.

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October 16, 2008

In manette il boss Antonio Pelle

In manette il boss Antonio Pelle – Wikinotizie

In manette il boss Antonio Pelle

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giovedì 16 ottobre 2008

È stato arrestato questa mattina presto il latitante italiano Antonio Pelle, boss mafioso della ‘ndrangheta calabrese. Si nascondeva in un bunker nella campagna di Ardore, piccolo paese in provincia di Reggio Calabria.

Alle 5:15 i poliziotti della sezione criminalità organizzata, diretta da Renato Panvino, hanno fatto irruzione in un capannone metallico ed hanno notato alcune stranezze, come la differenza tra due sezioni del pavimento. Allora, con dei martelli pneumatici, hanno iniziato a lavorare per scardinare un tratto di solaio, ma, dopo meno di mezz’ora, Pelle ha sollevato il pavimento con un congegno meccanico e si è consegnato alla polizia con queste parole: «Mi chiamo Antonio Pelle. Non sparate, non sono armato»; poi si è complimentato con i poliziotti. Il bunker, che si estendeva per circa 50 m², disponeva di stanza da letto, bagno e cucina e persino di un settore dove il boss coltivava canapa indiana.

Antonio Pelle, conosciuto anche come “la mamma” e “u Vanchelli”, era ricercato dal 2007, poiché era sfuggito agli arresti dell’operazione “Fehida”, all’indomani della strage di Duisburg del 15 agosto di quell’anno, nella quale morirono 6 persone. Pelle era infatti il boss della cosca Pelle-Vottari-Romeo, da anni in guerra con gli Strangio-Nirta, dei quali fa parte anche Giovanni Strangio, il sicario di Duisburg. Marco Marmo, una delle vittime della strage, in una conversazione telefonica intercettata, è preoccupato perché deve partire per la Germania per reperire delle armi per il gruppo e dice: «Io vorrei partire subito, ora però devo vedere cosa mi dice la mia mamma…hai capito?».


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August 8, 2008

Arrestato a Toronto il latitante Giuseppe Coluccio

Arrestato a Toronto il latitante Giuseppe Coluccio

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venerdì 8 agosto 2008

Arrestato ieri a Toronto, Canada, il noto boss della ‘ndrangheta Giuseppe Coluccio. L’arresto è avvenuto nel corso di un’operazione congiunta della polizia canadese e dei Carabinieri del ROS.

L’uomo, inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, viveva in un appartamento di un prestigioso grattacielo con vista sul lago Ontario. Nel corso della successiva perquisizione gli agenti hanno rivenuto un milione di dollari in traveller’s cheques.

Coluccio è nato nell’aprile 1966 a Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria. Viene arrestato per la prima volta nel 1991 per traffico e spaccio di stupefacenti e, dopo lunghe indagini, è accertato il suo ruolo di raccordo tra i fornitori sudamericani e le cosche calabresi. Nel 1998 un’altra indagine del ROS accerta il suo coinvolgimento in un traffico di cocaina. Il criminale aveva dei contatti anche con la criminalità turca, da cui si riforniva di eroina che veniva portata in Italia con dei pescherecci controllati dalla cosca di cui faceva parte Coluccio. Questi era coinvolto anche in attività estorsive. Il 2 aprile 2004 i Carabinieri assicurano alla giustizia il fratello Salvatore, ricercato dal 2000 per associazione mafiosa ed associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Giuseppe Coluccio è ricercato dal 2005 per associazione di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti e altri reati.

Dal Canada continuava a dirigere il traffico di droga tra l’America meridionale e l’Italia assieme a Giuseppe Cuntrera, detto “Big Joe”, figlio di un boss arrestato nel 1998 a Málaga (Spagna) sempre dal ROS.


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March 23, 2008

Crotone, ucciso 37enne figlio di un boss

Crotone, ucciso 37enne figlio di un boss

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domenica 23 marzo 2008

Ieri sera davanti al garage di casa è stato ucciso, a Crotone, Luca Megna, 37enne figlio del boss della ‘ndrangheta Domenico Megna, attualmente detenuto. Il giovane, a bordo di una Fiat Panda all’interno della quale viaggiavano anche la moglie e la figlia di 5 anni, è stato bloccato da ignoti che hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco. Colpito dai proiettili, Megna è morto prima dell’intervento dei sanitari. Nell’agguato è rimasta gravemente ferita la figlia della vittima, affidata alle cure dei medici dell’ospedale di Catanzaro. Non destano preoccupazione, invece, le condizioni della moglie di Megna.

La circostanza che per l’omicidio siano state utilizzate tre pistole di diverso calibro consente agli investigatori di ipotizzare che l’atto sia da ricondurre a contrasti sorti nell’ambito della criminalità organizzata calabrese.

Nessun riscontro è stato ottenuto dai controlli e dalle perquisizioni che, subito dopo l’agguato, gli uomini della Squadra mobile di Crotone hanno avviato nei confronti di pregiudicati della zona.


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