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July 29, 2016

RCS: la cordata di Bonomi ricorre al Tar

RCS: la cordata di Bonomi ricorre al Tar

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venerdì 29 luglio 2016

Qualche settimana fa gli azionisti di RCS avevano preferito l’OPAS di Cairo rispetto all’OPA della cordata capitanata da Bonomi; il primo aveva infatti raggiunto il 48,8% di azioni mentre il secondo solo il 37,7% (pur partendo in posizione di vantaggio con il 24,7%, e essendo in testa fino all’ultimo giorno) di azioni RCS. La cordata sconfitta aveva presentato un esposto alla Consob, che però aveva archiviato la questione, senza sospendere in via cautelare l’OPAS. Della Valle ha dunque annunciato di aver portato la questione davanti al Tar del Lazio e alla Procura di Milano.

Nella giornata di ieri inoltre scadeva il termine, per chi aveva partecipato all’offerta risultata perdente, per portare le proprie azioni all’offerta vincente. A fine giornata è risultato che sono state apportate alla offerta di Cairo un ulteriore 10,89% di capitale, facendolo arrivare al 59,69% del capitale di RCS.


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  • «RCS: OPAS di Cairo supera l’OPA di Bonomi» – Wikinotizie, 17 luglio 2016

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July 17, 2016

RCS: OPAS di Cairo supera l\’OPA di Bonomi

RCS: OPAS di Cairo supera l’OPA di Bonomi

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domenica 17 luglio 2016

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17 luglio
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Venerdì 15 luglio è scaduto il termine per aderire ad una delle due offerte per il controllo di RCS (gruppo che controlla tra l’altro il Corriere della Sera) presentate una da Urbano Cairo e l’altra dalla cordata di Alessandro Bonomi (con partecipanti Diego della Valle, Pirelli, Mediobanca e Unipol, cioè i soci storici di RCS con l’esclusione della famiglia Agnelli).

L’offerta di Cairo era un’OPAS, in cui per ogni azione RCS data si otteneva in cambio una percentuale di azione di Cairo Communications (18%) e 0,25 € in contanti. L’offerta di Bonomi invece era un’OPA: per ogni azione RCS data si otteneva in cambio 1,00 € in contanti. Entrambi i concorrenti hanno dovuto aumentare la loro offerta iniziale, su suggerimento di potenziali investitori. Cairo non aveva previsto la parte in contanti mentre Bonomi aveva proposto solo 0,80 € per azione.

I dati provvisori, saranno confermati lunedì 28 luglio, danno a Cairo il 48,82%, mentre a Bonomi il 37,7% del capitale RCS.


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December 29, 2013

Montepaschi di Siena: slitta l\’aumento di capitale

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Montepaschi di Siena: slitta l’aumento di capitale

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domenica 29 dicembre 2013

Ieri, l’assemblea degli azionisti del Montepaschi di Siena ha bocciato la proposta sostenuta dal Consiglio d’Amministrazione presieduto da Alessandro Profumo e dall’ad Fabrizio Viola di varare a gennaio l’aumento di capitale da 3 miliardi di euro che avrebbe permesso, dopo indicazione della Commissione europea, la restituzione dei cosiddetti “Monti bond” allo Stato. La decisione è stata già largamente preventivata prima dell’inizio del cda in quanto gran parte del capitale si era espressa a favore del rinvio a maggio 2014 sostenuto dal presidente della Fondazione Antonella Mansi, che detiene il 33,5% del capitale Mps. Alla riunione era presente il 49,3% del capitale e ciò ha assicurato alla Fondazione il pieno controllo della riunione. Ha votato, dunque, contro la proposta Profumo-Viola il 69,06% del capitale presente; al contrario è passata la proposta avanzata dalla stessa Mansi di procedere all’aumento capitale nel secondo trimestre del 2014 (maggio-giugno). A sostegno hanno votato l’82,04% del capitale presente, astenuti o contrari circa il 2%, mentre assente il 15% del capitale. “Questo non vuole essere un atto di sfiducia ai vertici della Banca (Profumo e Viola,ndr).Esiste purtroppo un’indiscutibile necessità dell’ente di badare alla propria sopravvivenza, è una nostra precisa responsabilità”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Mansi, precisando che c’è stato un aperto confronto durante la riunione. Il presidente del Mps Profumo ha invece ribadito che non intende dimettersi ma valuterà il da farsi nel Cda di gennaio. Prima della riunione tra gli azionisti Profumo aveva lanciato un appello: “Rinviare l’aumento significa entrare nella totale incertezza”. Al termine del Cda l’Ad Viola si è detto insoddisfatto della redditività della banca negli ultimi anni, ma ha anche aggiunto che nonostante il rinvio, “il percorso va comunque diritto al risanamento della Banca”.


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September 6, 2011

Economia: le borse di nuovo in calo, solo Londra guadagna

Filed under: Economia e finanza,Finanza,Mondo,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Economia: le borse di nuovo in calo, solo Londra guadagna

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martedì 6 settembre 2011
Ennesima giornata di contrattazioni difficili per i mercati europei, americani ed asiatici. Rispetto alla seduta di ieri, quella di oggi ha però riportato perdite minori.

Le borse europee hanno chiuso tutte in negativo, salvo Londra che guadagna l’1%. Il FTSE MIB di Milano chiude la giornata a -1,98%, il FTSE It All-Share chiude a -1,84%; il DAX 30 di Francoforte lascia il -1,00%, il CAC 40 di Parigi chiude a -1,13% e l’IBEX 35 di Madrid chiude a -1,61%.

Giornata negativa anche per il mercato statunitense: il Dow Jones Industrial Average di New York chiude la seduta a -1,86%, lo S&P 500 a -1,86% e il NASDAQ a -1,00%.

Scenario uguale anche sui mercati asiatici: il Nikkei della borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni a -2,21%, la borsa di Shangai ha chiuso a -0,33%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha ciuso a la seduta a +0,48%

Sul fronte dei titoli di stato, si assesta intorno ai 325 punti base lo “spread” tra BTP italiani e Bund tedeschi, mentre torna ad abbassarsi anche lo “spread” tra Bund tedeschi e Bonors spagnoli

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April 7, 2011

Cesare Geronzi si è dimesso dalla presidenza delle Generali

Cesare Geronzi si è dimesso dalla presidenza delle Generali

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giovedì 7 aprile 2011
Ieri Cesare Geronzi si è dimesso dalla carica di presidente delle Assicurazioni Generali, a meno di un anno dalla sua elezione. Le dimissioni arrivano dopo che in mattinata era stata avanzata l’ipotesi di una mozione di sfiducia da parte di 10 consiglieri di amministrazione, tra cui quelli di Mediobanca, principale azionista della compagnia triestina.

Dopo le dimissioni di Leonardo Del Vecchio (Luxottica) il 22 febbraio e di Ana Botin (Santander) il 4 aprile, i consiglieri sono rimasti in 17, proprio due giorni prima della riunione straordinaria del consiglio di amministrazione, convocata su richiesta di 8 dei suoi membri: Cesare Calari, Carlo Carraro e Paola Sapienza (Assogestioni), Diego Della Valle (Tod’s), Angelo Miglietta (Fondazione CRT), Lorenzo Pellicioli (De Agostini), Reinfried Pohl (DVAG), Petr Kellner (PPF). A loro si sono poi aggiunti Alberto Nagel e Francesco Saverio Vinci (Mediobanca) nel supportare la mozione di sfiducia. Contrari invece Vincent Bolloré (Bolloré), Francesco Gaetano Caltagirone (Caltagirone), Alessandro Pedersoli (Pedersoli e associati) e Paolo Scaroni (ENI). Il presidente ad interim è ora Caltagirone.

Il mercato ha accolto positivamente la notizia ed il titolo ha guadagnato il 5,37% portandosi a 16,30 euro, con un volume di scambi di quasi 9 milioni di pezzi, dopo esser stato sospeso per eccesso di rialzo, per poi terminare la seduta a 15,93 euro (+2,97%), con un volume di oltre 22 milioni, cioè quasi due volte e mezzo la media dei volumi degli ultimi 3 mesi.

I contrasti all’interno del management si erano resi manifesti a febbraio, quando Della Valle aveva chiesto la cessione della partecipazione in RCS, gruppo in cui Geronzi è presente sia nel patto di sindacato che nel consiglio di amministrazione del Corriere della Sera. A fine mese il cda di Generali aveva deciso di assegnare le deleghe in materia all’amministratore delegato Giovanni Perissinotto, stabilendo che nessuna partecipazione poteva considerarsi strategica. Nel frattempo Geronzi aveva rilasciato un’intervista al Financial Times in cui ipotizzava investimenti della società nel Ponte sullo Stretto di Messina, in banche italiane e l’espansione in Sud America, indicazioni del tutto differenti da quelle fornite da Perissinotto all’investor day di novembre. Proprio a seguito di quell’intervista erano arrivate le dimissioni di Del Vecchio così motivate: «sono convinto che il mio contributo non possa incidere sugli indirizzi strategici di questa compagnia». A marzo invece era stato Bolloré ad astenersi al voto sul bilancio 2010, criticando la joint venture con la PPF voluta da Perissinotto e lasciandosi andare ad indiscrezioni che non sarebbero dovute trapelare.

È la più grande sconfitta subita dal banchiere romano in tanti anni di carriera, che è stata sorretta da amicizie politiche importanti come Giulio Andreotti negli anni ’80, Antonio Fazio negli anni ’90, resistendo allo scandalo che portò quest’ultimo alle dimissioni, e Silvio Berlusconi fino ai giorni nostri. Durante quegli anni, come direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma, acquista dall’IRI il Banco di Santo Spirito che si trovava in difficoltà economiche, cambia denominazione in Banca di Roma diventandone presidente e successivamente finanzia la TAV e favorisce l’ingresso dei soci libici nel capitale della banca. Nel 2002 con la fusione con Bipop Carire il gruppo assume il nome di Capitalia, ma nel 2006 Geronzi viene interdetto temporaneamente dagli incarichi direttivi nell’ambito delle indagini sul crac Parmalat. Sospeso nuovamente dalle sue cariche per il crac Italacase-Bagaglino ritorna in scena nel 2007 ed entra in contrasto con l’allora amministratore delegato Matteo Arpe chiedendone le dimissioni. Alla notizia il mercato reagisce negativamente e i dipendenti della banca manifestano in favore di Arpe, al quale il patto di sindacato conferma poi la fiducia. Rimangono quindi entrambi in carica fino alla fusione con Unicredito Italiano, che porta Arpe alle dimissioni e Geronzi alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, nella quale ripristina il sistema di governance tradizionale al posto di quello duale. Infine la nomina alla presidenza delle Generali il 24 aprile 2010, spodestando Antoine Bernheim dopo anni di presidenza, nella quale ha favorito la concessione di un’opzione di vendita a prezzo maggiorato della partecipazione in CityLife detenuta da Fondiaria Sai, opzione che verrà esercitata dall’azienda come comunicato a marzo.

Secondo Luca Trogni dell’agenzia Reuters, con la decisione di oggi è venuta meno «la forza delle relazioni messa davanti al primato della redditività» in quanto «la ripetuta volontà di Geronzi di pesare al di là delle sue effettive deleghe non ha trovato, come in passato, molti alleati».


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Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Cesare Geronzi.

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March 15, 2011

Possibile \”spezzatino\” in casa Pfizer. Il colosso farmaceutico potrebbe dismettere attività ritenute non strategiche.

Possibile “spezzatino” in casa Pfizer. Il colosso farmaceutico potrebbe dismettere attività ritenute non strategiche.

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martedì 15 marzo 2011

Pfizer logo.svg

L’analista finanziario della banca Sanford C. Bernstein & Co. Tim Anderson, a seguito di una intervista con Ian Read, nuovo AD di Pfizer, prospetta la possibilità che la multinazionale farmaceutica, nota al grande pubblico come produttrice del Viagra, possa cedere ad altri le attività non ritenute più strategiche. La Pfizer è oggi al primo posto nel ranking delle aziende farmaceutiche mondiali con circa 67 miliardi di dollari di fatturato consolidato nel 2010.

Questo tipo di operazione finanziaria nel passato è già stata seguita da aziende farmaceutiche del calibro di: AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb ed Eli Lilly, allo scopo di concentrarsi sul proprio core business aziendale, evitando le complicazioni e le difficoltà gestionali derivanti da dimensioni aziendali ritenute eccessive.

Una delle prime aziende, di proprietà Pfizer, che potrebbe essere dismessa e venduta è la Capsugel, società che si occupa di materiali utili per la produzione di farmaci. Si fanno altre ipotesi che coinvolgerebbero altre divisioni di Pfizer quali: la divisione veterinaria, la divisione nutritional e la divisione consumer health; ed inoltre potrebbe essere coinvolta anche la divisione dei prodotti maturi che ha un ricco portfolio di numerosi farmaci generici.

Dopo questa ventilata operazione di “spezzatino”, la Pfizer resterebbe una società con fatturati annui di 30-40 miliardi di dollari. Essa resterebbe, quindi, una società sufficientemente grande, certamente più facile da gestire e soprattutto concentrata sulla ricerca di nuovi farmaci per la salute umana.

La nuova visione strategica è in netta contrapposizione con quanto fin qui fatto dalla stessa Pfizer negli anni scorsi. Questa ha, infatti, acquistato colossi farmaceutici del calibro di Warner-Lambert, Pharmacia, Wyeth ed altri alla ricerca di molecole che potessero darle un vantaggio strategico sui competitori. Quest’ultima strategia negli ultimi anni ha purtroppo comportato, come effetto collaterale, quello di “bruciare” risorse umane per diverse decine di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Ciò a fronte di risultati finanziari deludenti ancor che devastanti per i lavoratori coinvolti.

Il nuovo AD Ian Read con la decisione “in fieri” sembra aver deciso un’inversione di rotta radicalmente opposta rispetto i due precedessori: Jeff Kindler e Henry McKinnell che hanno rispettivamente suggerito l’acquisto di Wyeth per 68 miliardi di dollari nel 2009 e di Pharmacia per 60 miliardi di dollari nel 2003.


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February 16, 2011

Importante merger farmaceutico: Sanofi Aventis acquisisce Genzyme

Importante merger farmaceutico: Sanofi Aventis acquisisce Genzyme

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La sede della Genzyme a Cambridge, Massachusetts

mercoledì 16 febbraio 2011

In data 16 febbraio 2011, viene dato l’annuncio dell’acquisto di Genzyme da parte di Sanofi Aventis.

La Genzyme è un colosso farmaceutico statunitense delle biotecnologie, che possiede nel suo portfolio prodotti il farmaco alemtuzumab. Questo farmaco è estremamente promettente in una nuova indicazione in sperimentazione: la sclerosi multipla; ed è stato questo il motivo principe della decisione di spendere 20,1 miliardi di dollari da parte di Sanofi Aventis.

La Sanofi Aventis pagherà 74 dollari per ogni azione della Genzyme, più una ulteriore somma, parametrata ai futuri incassi che l’alemtuzumab potrà generare, secondo una clausola chiamata contingent value right (CVR). Il prezzo pagato da Sanofi Aventis, secondo il giornale finanziario Bloomberg, è stato un affare.

I dati di due importanti studi in corso sul trattamento della sclerosi multipla con l’alemtuzumab dovrebbero essere disponibili entro la fine del 2011, i dati preliminari attualmente disponibili sono positivi.


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August 7, 2009

Borse: chiusura positiva grazie ai dati sulla disoccupazione USA

Borse: chiusura positiva grazie ai dati sulla disoccupazione USA

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venerdì 7 agosto 2009

Chiusura di ottava positiva per le borse europee, grazie ai dati sulla disoccupazione USA rilasciati alle 14:30 di oggi e risultati migliori delle attese. Piazza Affari, dopo aver passato una mattinata in territorio negativo e toccando, per quanto riguarda l’indice FTSE MIB, un minimo alle 12 a 20734,89 (-1,86% rispetto alla chiusura di ieri), è stata protagonista di un balzo fino a 21453,82 punti (+1,54%) alle 17, ripiegando infine nell’ultima mezz’ora di contrattazioni a 21402,19 punti (+1,29%).

Positive anche le altre borse europee: Londra guadagna lo 0,72%, Parigi l’1,25%, Zurigo lo 0,94% mentre il DAX di Francoforte, migliore fra le principali borse europee, chiude con un guadagno di 1,66 punti percentuali.

Prosegue invece la marcia positiva delle borse statunitensi: lo S&P 500 guadagna l’1,65% a 1013,53 punti, il Dow Jones l’1,55%, il Nasdaq l’1,58%.


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Questo articolo contiene notizie di prima mano comunicate da parte di uno o più contribuenti della comunità di Wikinotizie.

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October 17, 2008

Economia: le borse europee chiudono la settimana in forte rialzo

Filed under: Economia e finanza,Europa,Finanza,Italia,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Economia: le borse europee chiudono la settimana in forte rialzo

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venerdì 17 ottobre 2008
Le borse europee chiudono tutte in forte rialzo nella giornata di oggi, venerdì 17. Il Mibtel ha guadagnato il 4,1%, anche grazie ai rialzi del settore energetico, in seguito all’aumento del costo del petrolio. Il WTI al NYMEX sale del 4,35% a quota 72,89$.

A Milano, l’Eni guadagna il 14,5%, Terna il 9,9% e Tenaris il 7,3%. Il settore bancario subisce anch’esso numerose variazioni: bene Unicredit, che guadagna il 7,7%, grazie all’aumento della quota detenuta dalla Banca Centrale della Libia al 4,2%; segno più anche per Banca Intesa e Unipol, che guadagnano rispettivamente il 5,2% e il 3,7%.

Nel settore delle telecomunicazioni, Telecom Italia invece segna un progresso del 5,8%.


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October 2, 2008

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha selezionato 22 zone franche urbane

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha selezionato 22 zone franche urbane

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giovedì 2 ottobre 2008

Le 22 zone franche urbane

Il Gruppo Tecnico del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico italiano ha selezionato 22 zone franche urbane situtate all’interno di città di 11 regioni italiane (3 del Centro e Nord Italia e 8 del Meridione).

Le zone franche urbane sono territori delimitati all’interno di comuni e con un numero di abitanti compreso fra 7 500 e 30 000, nelle quali saranno attuati programmi di defiscalizzazione per la costituzione di piccole e piccolissime imprese. Sono state istituite al fine di contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale.[1]

In tali zone, le nuove attività economiche create entro il 2009 fruiranno di vari incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali, quali, ad esempio:[2]

  • Esenzione dalle imposte sui redditi per 5 anni;
  • Esenzione dall’IRAP;
  • Esenzione dall’ICI;
  • Esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente per 5 anni.

Queste – principalmente piccole e micro imprese – avranno diritto a un apposito fondo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, che provvederà al finanziamento dei programmi di intervento;[1] escluse le fabbriche di auto e di navi, di fibre tessili, le imprese siderurgiche e quelle del trasporto su strada. Il regime agevolativo, in maniera minore e con modalità che saranno regolate con decreto del Ministero dell’Economia, sarà applicabile anche a imprese già operanti nelle zone.

«Con l’avvio delle zone franche urbane – ha dichiarato il Ministro Claudio Scajola – diamo una significativa risposta al disagio socio-economico delle aree a maggior tasso di disoccupazione. Gli incentivi e le agevolazioni previsti per le zone franche, già sperimentate con successo in Francia e autorizzate dall’Unione europea, sosterranno la creazione di nuova imprenditorialità e fanno parte dei nuovi strumenti normativi per rilanciare l’intervento nel Mezzogiorno e nelle altre aree deboli del Paese. Stiamo già lavorando per estendere questa misura anche oltre il 2009».

Le 22 zone franche urbane, selezionate fra le 64 proposte pervenute dalle Regioni sulla base di parametri socio-economici (quali, ad esempio, tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione), sono situate nelle seguenti città:

  • Catania, Gela, Erice in Sicilia;
  • Crotone, Rossano e Lamezia Terme in Calabria;
  • Matera in Basilicata;
  • Taranto, Lecce e Andria in Puglia;
  • Napoli, Torre Annunziata e Mondragone in Campania;
  • Campobasso in Molise;
  • Cagliari, Quartu Sant’Elena e Iglesias in Sardegna;
  • Velletri e Sora in Lazio;
  • Pescara in Abruzzo;
  • Massa Carrara in Toscana;
  • Ventimiglia in Liguria.

La proposta di individuazione delle zone franche del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo sarà valutata in ultima analisi dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, e notificata successivamente alla Commissione europea. Il Ministero prevede di erogare i contributi entro la prossima primavera.


Note[]

  1. 1,0 1,1 Art. 561, legge 24 dicembre 2007, n.244, (Legge finanziaria 2008).
  2. Art. 562, legge 24 dicembre 2007, n.244, (Legge finanziaria 2008).

Fonti[]


Ricerca originale
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