Wiki Actu it

June 27, 2016

I giornalisti Rai oggi hanno rinunciato a firmare i servizi

I giornalisti Rai oggi hanno rinunciato a firmare i servizi

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 27 giugno 2016

La sede centrale Rai di Viale Mazzini

Per oggi e domani, i giornalisti della Rai hanno rinunciato a firmare tutti i loro servizi per protestare contro l’intento di riduzione degli spazi dedicati all’informazione e per via dell’assunzione di giornalisti “esterni” eseguita senza alcun concorso pubblico, non tenendo conto del nuovo concorso indetto.

Il sindacato Usigrai vuole un pubblico nuovo, «ma invece la Rai non è cambiata e rimane sempre l’influenza di agenzie di produzione private ed agenti». La Rai ha risposto dicendo che non c’è nessuna intenzione di ridurre lo spazio dedicato all’informazione e che già 36 giornalisti sono stati assunti tramite il concorso pubblico.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

June 1, 2015

Lo stato della divulgazione della chimica in Italia. Intervista a Valentina Domenici e Gianni Fochi

Lo stato della divulgazione della chimica in Italia. Intervista a Valentina Domenici e Gianni Fochi

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca
logo Wiki@Home

Wikimedia Italia in cerca di segnali dal mondo
intervista a cura di Alexmar983

logo

lunedì 1 giugno 2015

Valentina Domenici.

Gianni Fochi.

Pisa, maggio 2015

Qual è lo stato attuale della divulgazione scientifica in Italia? Poniamo in merito alcune domande a due divulgatori scientifici, entrambi chimici, ma anche abbastanza diversi come profilo.

Valentina Domenici : giovane (1977) e donna, vincitrice nel 2010 del Premio “L’Oreal Italia per le donne e la scienza” e ricercatrice in chimica-fisica nel campo della soft matter e delle tecniche analitiche presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa. Ricopre il ruolo istituzionale di assessore all’ambiente al comune di Rosignano e si occupa di comunicazione scientifica, con particolare attenzione al settore della divulgazione museale, fin da quando nel 2006 ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza presso la Sissa di Trieste.[1][2]

Gianni Fochi : uomo e più maturo (1950), autore di libri, giornalista e ricercatore in pensione presso la Scuola Normale Superiore. Dopo una prima attività di ricerca nell’ambito della chimica inorganica, si è dedicato dagli anni Ottanta alla divulgazione della chimica sulla carta stampata e si è caratterizzato per essere una delle voci più critiche e apprezzate nel settore. Fra i suoi argomenti principali l’ambientalismo e l’uso improprio dell’italiano scientifico.

[]

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgFate entrambi divulgazione, siete chimici, vivete nella stessa città, eppure avete raramente collaborato. In questo si deve vedere un segnale della varietà o della frammentazione del mondo della divulgazione scientifica in Italia?

Valentina Domenici : Io mi sono avvicinata alla divulgazione scientifica molto più di recente; credo che il fatto di non aver collaborato con Gianni Fochi, che per me è un esempio di divulgazione critica e intelligente come raramente si incontra, è piuttosto casuale. Per la verità, ci siamo incontrati in diverse occasioni per parlare di Chimica al grande pubblico, e ci ripromettiamo di farlo in altre occasioni. La divulgazione in Italia è certamente molto varia, perché sono molte le forme di comunicazione, dalla televisione alla saggistica, dai Musei alla radio. Del resto anche il pubblico al quale ci si rivolge non è omogeneo e ognuno tende a privilegiare un tipo di target. Io ad esempio, mi rivolgo molto spesso ai bambini e ai ragazzi, e quindi privilegio la divulgazione e la comunicazione della Chimica nelle scuole. In generale, credo che la grande varietà di forme di comunicazione sia una ricchezza e non un elemento di frammentazione.

Gianni Fochi : Innanzitutto la divulgazione tramite testi scritti è molto personale nello stile linguistico, nel taglio e addirittura negli obiettivi. Nel giornalismo prevale la ricerca dello spettacolare, che comporta una narrazione dove spesso i concetti non sono neppure sfiorati. Una mia collaborazione in tal senso è impensabile, visto che quando scrivo lo faccio per lo più proprio per mettere concetti alla portata dell’uomo della strada. Il caso di Valentina Domenici è ovviamente diverso da quelli di tanti altri divulgatori, ed è molto simile al mio; però rimane il fatto che di volta in volta possono differire i nostri interessi occasionali, o i momenti in cui lei e io possiamo dedicarci alla scrittura perché liberi da altri impegni. Chissà! Magari in avvenire potrà capitare che noi due facciamo qualcosa insieme. Per esempio, sarebbe bello collaborare alla realizzazione d’un video per qualche ente pubblico o azienda. Sono tanti anni che noi Fochi in famiglia produciamo filmati su temi scientifici e tecnologici. Opere del genere richiedono appunto collaborazioni anche multiple.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgUn uomo, una donna: la divulgazione scientifica in Italia sta superando il divario di genere? Basterà una generazione prima che la maggioranza dei nomi associati al grande pubblico non siano più uomini?

Valentina Domenici : Questo è un limite della nostra Società e purtroppo riflette una situazione generale, che è molto più grave in Italia che all’estero. Il numero di donne, Chimiche, che hanno ruoli di professore ordinario nell’Università o di manager in aziende pubbliche o private, è ancora troppo basso. Ci sono ancora troppi pregiudizi, che sono veri e propri ostacoli culturali, e credo che ci sia ancora molto da lavorare. Penso che si debba partire dall’educazione nelle scuole e in famiglia. Spesso, inconsapevolmente, sono proprio le donne a trasmettere ai loro figli valori sbagliati, che poi negli anni si trasformano in un ostacolo per il raggiungimento della parità di diritti e di opportunità. Nel mio piccolo, cerco, di impegnarmi ogni giorno, ma mi rendo conto che anche nell’ambiente lavorativo siamo ancora lontani da questo obiettivo.

Gianni Fochi : Oh! Come socio dell’U.G.I.S. (Unione dei Giornalisti Italiani Scientifici) ho un sacco di consocie donne. Anche in televisione vedo da anni donne in primo piano nelle trasmissioni scientifiche.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgAltra cosa che balza all’occhio: le vostre età sono diverse. La divulgazione scientifica in Italia gode di una buona varietà “anagrafica”?

Valentina Domenici : Penso proprio di sì. Con la bellissima esperienza del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA, ho avuto modo di conoscere tantissime persone, giovani e meno giovani, che si occupano di comunicazione della scienza con grande professionalità. Su questo sono molto positiva!

Gianni Fochi : Sì, di sicuro. Il problema è che ci sono molti giovani con una formazione scientifica universitaria, i quali vorrebbero dedicarsi al giornalismo, ma nelle redazioni i posti scarseggiano. Ed è un peccato, perché spesso a occuparsi di problemi connessi con la scienza sono invece persone che di scienza non sanno nulla.

[]

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgDove, secondo voi, la linea fra didattica e divulgazione si fa sfumata?

Valentina Domenici : Aggiungerei anche la parola “comunicazione”. Spesso si fa confusione tra “comunicazione della scienza”, “divulgazione” e “didattica”. Le prime due sono in parte sovrapposte per alcuni ambiti, anche se la “comunicazione” è molto più ampia e comprende quella formale e informale, e può rivolgersi a tutti i tipi di pubblico. La didattica è invece cosa diversa sia dalla comunicazione che dalla divulgazione. La didattica è infatti legata all’insegnamento e all’apprendimento e segue quindi metodi e tecniche che sono specifici. Del resto anche gli obiettivi della didattica sono diversi da quelli della divulgazione. Personalmente, quindi non credo che ci siano sovrapposizioni tra “didattica della Chimica” e “divulgazione della Chimica”.

Gianni Fochi : In senso letterale anche l’insegnamento è divulgazione, perché dissemina conoscenze. Inoltre sarebbe un gran bene che molti docenti avessero una qualche esperienza di divulgazione nei media: saprebbero farsi capire meglio anche a livello universitario o scolastico, e interesserebbero di più i loro studenti.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgLa formazione universitaria nell’ambito della divulgazione o anche dell’allestimento museale, seppur non ancora al livello dei corsi di didattica, sta secondo voi recuperando rispetto agli altri paesi?

Valentina Domenici : Ci sono in Italia scuole di eccellenza nella formazione in ambito museale e in generale della comunicazione della scienza, soprattutto a livello di post-laurea (master e scuole di dottorato). Penso però che alcuni elementi di comunicazione scientifica dovrebbero essere introdotti nei corsi di laurea delle discipline scientifiche. Oggi un ricercatore, ad esempio, deve saper comunicare quello che fa e non può improvvisarsi comunicatore. La comunicazione non si improvvisa!

Gianni Fochi : Le università organizzano master in comunicazione della scienza. Ho fatto lezioni in alcuni di questi e ho visto che pochi iscritti avevano una laurea scientifica. Stando così le cose, mi pare che una formazione di quel tipo non risolva il vero problema. Quei master dovrebbero insegnare un pochino di giornalismo agli scienziati, mentre spesso contribuiscono ad allevare nuovi giornalisti scientifici che non sanno di scienza.

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgIn generale, se doveste individuare una priorità di intervento, quale aspetto della divulgazione scientifica in Italia secondo voi è particolarmente carente rispetto all’estero?

Valentina Domenici : Pensando alla Chimica, credo che ci siano almeno due aspetti critici. Uno è legato alla non oggettività con cui spesso si riportano le notizie e in generale le informazioni. Questo riflette la non “buona” immagine della Chimica nella nostra società, ma anche una tendenza tutta italiana di esprimere giudizi e opinioni quando si riporta una notizia o anche semplicemente un fatto di cronaca. L’altro elemento di criticità è legato alla stessa scienza Chimica. Rispetto ad altre discipline, la Chimica ha un proprio linguaggio, che richiede un certo rigore e attenzione. Purtroppo, invece, nel tentativo di semplificare, vengono fanno molti errori, oppure non si riportano le diciture corrette. Queste “storture” contribuiscono a diffondere l’immagine di una scienza ostica, difficile, lontana.

Gianni Fochi : Forse la mancanza più grave, da noi, è quella di veri incentivi utili a far partecipare attivamente il mondo accademico alla divulgazione. Per fare un esempio, quando in Italia una rete televisiva vuole la presenza d’uno scienziato, l’ospita in studio dandogli se va bene il rimborso delle spese di trasferta. A una squinzia del Grande Fratello, che viene per mostrar le gambe, va invece un bel cachet. Ma qui la colpa è proprio degli scienziati: se, invece d’andare in televisione solo per vanagloria, cominciassero a pretendere compensi dignitosi, le cose forse cambierebbero. Le tante persone che danno vita agli show vengono pagate, com’è giusto. Ma perché conduttori, autori, microfonisti, cameraman, trovarobe sì e uno scienziato no?

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgSecondo voi negli ultimi anni la chimica è stata svantaggiata o avvantaggiata rispetto a altre discipline nell’ambito della divulgazione scientifica? Aree come l’astronomia, la medicina, o la biologia evolutiva ad esempio, non godono comunque di più attenzione?

Valentina Domenici : Indubbiamente, la Chimica non gode di una buona immagine, anche se negli ultimi anni mi sembra che gradualmente le cose stiano migliorando. Nel grande pubblico, ci sono alcune discipline, come appunto l’astronomia e la medicina, che suscitano un grande interesse e anche un certo fascino, e non è casuale che negli inserti dei giornali, ad esempio, siano queste discipline a fare da padroni. D’altra parte, anche i giornali seguono le logiche del mercato! La Chimica purtroppo paga il prezzo di una storia recente macchiata da episodi estremamente negativi, da un lato, e un poco impegno da parte dei Chimici stessi nel campo della didattica e della comunicazione, dall’altro.

Gianni Fochi : Mi pare evidente: la chimica ha poco spazio nei media, e di solito ce l’ha quando c’è da parlarne male. In parte se lo merita, perché di rado affronta con l’uomo della strada un esame pacato e approfondito sulle sue colpe passate. Come si può convincere la gente che oggi la situazione generale è molto migliorata, se si sfugge a un confronto serio su certe pagine nere della storia industriale chimica? Fra l’altro, da un confronto equilibrato, che richiederebbe appunto le conoscenze dei chimici, verrebbe fuori che comunque anche in passato la chimica, nell’insieme, è stata l’anima del progresso materiale. È ciò che ho scritto nel mio ultimo libro (“La chimica fa bene”, Giunti), aggiungendo che in tal senso l’anno internazionale della chimica (2011), se s’eccettuano le Fabbriche Aperte e altre iniziative interessanti ma limitate, è stata una grande occasione sprecata: parate, autocelebrazioni e poco più, fra gli eventi che hanno avuto molta risonanza. Sull’altro versante delle responsabilità c’è invece il fatto che l’editoria è dominata da persone che non hanno una formazione scientifica, ma per lo più umanistica. Se costoro sentono un minimo d’attrazione per la scienza, i loro interessi vengono filtrati attraverso una mentalità di tipo filosofico. Quindi è assai più facile che, fra le scienze, diano valore a quelle che in qualche modo possono aver sapore appunto filosofico: la fisica coinvolge l’origine dell’universo, la biologia l’origine della vita. La chimica invece sfugge a inquadramenti così semplicistici, e ciò in questo quadro la svantaggia.

[]

W@H waves left.svgW@HW@H waves right.svgCosa direste all’altro dopo una lettura delle sue risposte?

Valentina Domenici : Mi piace molto l’idea di progettare un video insieme sull’importanza della Chimica oggi, rivolto soprattutto alle nuove generazioni. Chissà che qualcuno leggendo questa intervista non voglia contribuire alla realizzazione!

Gianni Fochi : Direi a Valentina Domenici che purtroppo di chimici e chimiche come lei, che riescono a cogliere spunti per avvicinare la gente alla nostra scienza, sapendo crearsi gli spazi adeguati per poterlo fare, non ce ne sono quanti ce ne vorrebbero.


Note[]

  1. Franco Rosso. Intervista a Valentina Domenici: dalla chimica nei musei ai Musei di Chimica. http://www.divulgazionechimica.it/, 10 novembre 2012. URL consultato il 25-05-2014.
  2. Valentina Domenici. http://www.scienzainrete.it/. URL consultato il 25-05-2014.
Wikinotizie
Questa intervista esclusiva riporta notizie di prima mano da parte di uno dei membri di Wikinotizie. Vedi la pagina di discussione per avere maggiori dettagli.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

April 26, 2014

Roma: Istituto Cervantes non presenterà più il libro sulla mafia che cita Berlusconi

Roma: Istituto Cervantes non presenterà più il libro sulla mafia che cita Berlusconi

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

Roma, sabato 26 aprile 2014

L’ex presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Silvio Berlusconi

Il libro “Crónicas de la mafia” scritto dal giornalista spagnolo Íñigo Domínguez non sarà più presentato a Roma presso l’Istituto Cervantes, l’istituto culturale dipendente dal Ministero degli affari esteri spagnolo che ha come finalità la promozione e l’insegnamento della lingua spagnola e la diffusione della cultura spagnola e Hispanidad.

L’annullamento della presentazione[]

Il saggio storico in questione, di oltre 500 pagine, racconta la storia della mafia dall’ottocento fino ad oggi e tratta anche alcune pericolose relazioni di Silvio Berlusconi con l’ambiente malavitoso. Pubblicato a gennaio da “Editorial Libros” e oggi alla terza edizione, con 5 000 copie vendute in Spagna, fu presentato un mese fa a Sergio Rodriguez, il direttore del Istituto della sede romana, che decide di organizzare la presentazione per la piccola comunità di spagnoli presenti a Roma. Dopo qualche settimana, invece, la presentazione viene annullata per “motivi tecnici”.

Non ci fu alcun intralcio per quanto riguarda le presentazioni del libro presso gli Istituti di Madrid, Barcellona, Bilbao e Santander.

L’ambasciata spagnola in Italia

Le reazioni[]

Dell’autore[]

Íñigo Domínguez, che lavora in Italia come giornalista del quotidiano spagnolo El Correo dal 2001, con un misto di rabbia e stupore ha detto che non sa spiegare il rifiuto alla presentazione ma da giornalista lo considera un fatto gravissimo. Ammette che c’è un capitolo finale lungo e approfondito su Berlusconi, sulla sua carriera imprenditoriale, sui rapporti con Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra ma, aggiunge, che non c’è nulla in più che non si sappia già e nulla che denigri l’Italia. Ricorda, anche, che Berlusconi è stato condannato dai tribunali italiani e che Dell’Utri è agli arresti a Beirut. La cancellazione della presentazione del volume gli è stata recapitata via mail e secondo le fonti del giornalista, che egli stesso dichiara essere affidabili, il caso era finito all’ambasciata spagnola di Roma e che il libro potrebbe essere scomodo a qualcuno. La censura sembrerebbe arrivare direttamente dall’ambasciatore spagnolo in Italia Javier Elorza, secondo il giornalista. Secondo lui, alla base della censura ci sarebbe solo ignoranza e timore poiché poco più di due settimane fa Teodoro Obiang, il presidente della Guinea Equatoriale che ha dei buoni rapporti con le autorità spagnole nel campo petrolifero e che è criticato dalle organizzazioni internazionali per corruzione, abuso di potere e la violazione dei diritti umani, ha tenuto una conferenza all’Istituto Cervantes di Bruxelles senza alcun problema.

Dell’Istituto e dell’ambasciata spagnola di Roma[]

L’Istituto Cervantes di Roma dichiara che la presentazione è solo una questione d’agenda. Mentre Agustín Galán, il portavoce dell’ambasciata spagnola, ha dato la seguente dichiarazione alla stampa iberica:

« L’Istituto Cervantes deve fare promozione culturale. Un libro sulla mafia è controverso, scomodo e il Cervantes non deve entrare in certi argomenti. È come se l’Alliance Française presentasse a Madrid un libro sull’ETA scritto in francese da un giornalista francese »

Già nel maggio del 2012 l’ambasciatore spagnolo a Roma Javier Elorza ha cercato di impedire al Cervantes una presentazione d’un libro che tratta dell’ultimo decennio della dittatura franchista, intitolato “In memoria dell’alba”.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 31, 2012

Suscita polemiche, in Francia, l\’\”Elogio letterario di Anders Breivik\” di Richard Millet

Suscita polemiche, in Francia, l'”Elogio letterario di Anders Breivik” di Richard Millet

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

venerdì 31 agosto 2012

Richard Millet al Centre Pompidou nel 2010

Richard Millet è un intellettuale francese, molto apprezzato per il ruolo che ricopre quale raffinato curatore editoriale per la prestigiosa casa editrice Gallimard. Millet è anche un affermato saggista e scrittore. Ha suscitato pertanto scalpore un suo recente saggio, pubblicato per Pierre-Guillaume de Roux, il cui titolo, Éloge littéraire d’Anders Breivik, contiene un provocatorio riferimento al terrorista norvegese, autore degli efferati attentati del 22 luglio 2011 a Oslo e Utøya, da poco condannato a 21 anni di carcere, il massimo della pena prevista dal sistema penale norvegese.

La tesi del saggio[]

Il saggio offre un’analisi personale dei mutamenti sociali e culturali intervenuti in epoca recente nel mondo occidentale sotto le sfide della globalizzazione. Millet prende di mira il dominante multiculturalismo e l’indebolimento del sistema di valori di riferimento della civiltà occidentale. Si tratta di un’evoluzione culturale associata a una complessiva perdita di senso, che accompagna il processo di decadenza dell’intera cultura occidentale, un ripiegamento rispetto al sistema dei suoi valori fondanti. In questa analisi, Anders Breivik viene elevato da Millet a simbolo della perdita d’identità del mondo occidentale, un processo consumatosi nello spazio di pochi decenni, nella negligenza della politica indolente e di una cultura remissiva. Breivik, nell’analisi di Millet, emergerebbe come frutto patologico di questa decadenza culturale. In conclusione, Breivik è quello che si merita un paese come la Norvegia, tra i protagonisti di questa decadenza.

Le accuse e la replica dell’autore[]

Oslo: gli effetti del primo degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia

Il saggio du Millet è stato accusato di avallare una vero e proprio elogio di uno spietato e sanguinario terrorista pluriomicida. Questo uscita letteraria così controversa pone anche, per molti, un serio problema di compatibilità con il ruolo di spicco da lui ricoperto nell’organigramma della casa editrice francese. Lo scrittore, dal canto suo, si dichiara stupito della polemica e si difende dalle critiche mettendo in rilievo l’ironia sottesa dalla scelta del titolo. Ammette comunque, Millet, una certa dose di personale ingenuità nell’aver sottovalutato gli effetti di una scelta così provocatoria.

Breivik, spiega Millet replicando alle accuse, è sicuramente un personaggio negativo, da condannare moralmente senza esitazioni, ma il suo exploit criminale, premeditato, pianificato e portato a termine con lucidità, possiederebbe in sé la “perfezione formale” del gesto, paragonabile, in questo, alla nitida criminosità dispiegata dai terroristi responsabili degli attentati dell’11 settembre 2001 che causarono, tra l’altro, l’abbattimento delle Torri gemelle l’11 settembre 2001. Si profila anche, secondo Millet, la “dimensione letteraria” di un tema antico, quello della fascinazione dell’uomo per il male e per il suo manifestarsi, dotato di una consolidata dignità letteraria, che ha trovato una delle più alte espressioni in Delitto e castigo di Dos.

Intanto, per Millet, vi è chi tenta un ardito accostamento a Louis-Ferdinand Céline, l’autore del celebre Viaggio al termine della note. La casa editrice Gallimard, dal canto suo, si trincera dietro una cortina di riserbo, astenendosi da ogni commento e ogni decisione, attendendo il ritorno della proprietà dalle ferie estive.


Articoli correlati[]

Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 15, 2012

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 15 agosto 2012

La sede della regione Emilia-Romagna, a Bologna.

Lo scandalo ha fatto irruzione a ferragosto 2012, nel pieno di un’estate calda, non solo per ragioni climatiche, quando è emerso che, nella regione Emilia-Romagna, politici locali di vari orientamenti coltivano l’usanza di fare a gara per “retribuire” i giornalisti che li intervistano: i politici, con tanto di stipula contrattuale, sogliono tenere a libro paga le loro controparti, quelli che, secondo la visione anglosassone del ruolo dell’informazione, dovrebbero essere i “cani da guardia” dell’agire politico.

È successo a Bologna, in seno al consiglio regionale, dove si è scoperto che, in cambio della promessa di un'”attenzione” mediatica, alcuni giornalistici passano alla cassa della politica e si fanno pagare in base al numero di interviste garantite al personaggio politico. Questa devianza nel ruolo della classe professionale dei giornalistici non sarebbe un caso isolato, ma un fenomeno piuttosto diffuso, che coinvolge vari schieramenti politici (anche se non tutti), compresi quelli che, come il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, coinvolto con la persona del consigliere Giovanni Favia, fondano la loro forza politica e la loro capacità di attrazione del consenso, sulla proposizione di se stessi come movimento di denuncia anti-casta e sulla rinuncia ostentata alla ricerca di una martellante esposizione mediatica che accomunerebbe, invece, i partiti tradizionali.

La percezione di questa stortura sarebbe tuttavia piuttosto affievolita: alcuni dei politici scoperti hanno infatti dichiarato trattarsi di una prassi diffusa e, a loro dire, del tutto legale. A riprova di questo, fanno notare come le “prestazioni giornalistiche” siano addebitate tramite regolare fatturazione IVA. È stato Galeazzo Bignami, esponente del Popolo delle Libertà, che candidamente esibito una fattura di addebito delle prestazioni giornalistiche, per un ammontare di 1500 euro a fronte di cinque interviste concesse a una rete televisiva. Si tratta della syndication 7 Gold, ma si avanzano voci sul coinvolgimento di altre testate televisive, come è TV, che fa riferimento alla Curia vescovile dell’Arcidiocesi di Bologna. Si tratta, a quanto sembra, di un corrispettivo in linea con quello che potrebbe essere definito come una sorta di “tariffario” ufficioso, in cui ciascuna intervista o comparsa televisiva viene ricompensata dai politici con una somma dai 200 ai 500 euro.

La variabilità del prezzo da pagare dipenderebbe anche dalla quantità, vista la previsione di veri e propri sconti nel caso di acquisto di pacchetti più nutriti di interventi video. Gianguido Naldi, di Sel, ad esempio, si sarebbe proposto a èTV per comparire in una rubrica politica sul lavoro, con la presenza di un moderatore e di un esponente del PdL: in questo caso, la tariffa richiesta dalla televisione della Curia diocesana bolognese era di 2400 per 4 uscite in video (600 euro a puntata), con la previsione di uno sconto considerevole per 8 puntate, per cui la tariffa era di 3600 euro (450 euro a puntata).

C’è anche chi, una volta scoperto, ricorre a un’abusata tecnica di neutralizzazione, tipica della devianza dai compiti istituzionali, quella del “così fan tutti“, già ripetutamente invocata, come un mantra, ai tempi di Tangentopoli: è questo il caso di Silvia Noé, dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, secondo cui quella delle interviste a pagamento non sarebbe un’eccezione, ma un costume diffuso e consolidato.

Tra gli schieramenti politici coinvolti nello scandalo, oltre ai già citati PdL e UDC, vi sono la Lega Nord di Roberto Maroni, con il consigliere Manes Bernardini, Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola, con Gian Guido Naldi, e la Federazione della Sinistra, con Roberto Sconciaforni.

Tra i pochi che non avrebbero aderito a questo costume, vi sarebbe il Partito Democratico, che, anzi, si dichiara esplicitamente estraneo alla vicenda e invoca l’intervento dell’Ordine nazionale dei giornalisti al fine di fare chiarezza su episodi che appaiono trasgressivi degli obblighi codificati dal Codice deontologico dei giornalisti. A tale proposito, la Federazione Nazionale Stampa Italiana dell’Emilia-Romagna starebbe per aprire un’inchiesta e lo stesso si accingerebbe a fare l’Ordine professionale dei giornalisti.

Alla gravità della situazione si aggiungerebbe poi il fatto che, per alimentare questi rapporti anomali tra sottobosco politico e professionisti dell’informazione stampata e televisiva, i politici sarebbero ricorso a denaro pubblico, un uso disinvolto anche del finanziamento ai partiti da cui non sarebbe esente chi, come il grillino Giovanni Favia, appartiene a un movimento politico che fa della denuncia anti-spreco e anti-casta una cifra distintiva, utilizzata come arma quotidiana di dialettica e battaglia politica.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

July 13, 2012

Si è spento il giornalista Alfredo Provenzali, \”Tutto il calcio minuto per minuto\” perde una delle sue voci storiche

Si è spento il giornalista Alfredo Provenzali, “Tutto il calcio minuto per minuto” perde una delle sue voci storiche

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

Genova, venerdì 13 luglio 2012
Si è spento nella notte dopo una lunga malattia il popolare radiocronista sportivo Alfredo Provenzali, storica “voce” della trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto. Provenzali è morto proprio nel giorno del suo 78º compleanno: era infatti nato a Genova venerdì 13 luglio 1934.

Provenzali, che era entrato in Rai nel 1966, era una voce familiare di molti appassionati di calcio, prima come radiocronista dai campi di gioco e poi – dal 1992 – come coordinatore dei collegamenti con gli stadi della trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto” ed era una voce familiare per molti appassionati di calcio.

Tra le sue radiocronache più celebri, vi è quella che raccontò in diretta il record mondiale stabilito nel 1973 dalla nuotatrice italiana Novella Calligaris.

Solo qualche settimane fa, Provenzali era stato insignito del prestigioso Premio Agnes, premio che però per motivi di salute non aveva potuto ritirare.

Il direttore di Radio Uno Rai, Preziosi, ha così commentato la scomparsa del popolare giornalista: «Senza la sua voce ci sentiremo un po’ più soli».


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

June 4, 2012

DdL intercettazioni, il comma ammazza-blog pende nuovamente sul web

DdL intercettazioni, il comma ammazza-blog pende nuovamente sul web

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca


Wikimedia-logo.svg Questo articolo cita la Wikimedia Foundation o uno dei suoi progetti o persone ad essi legati. Vi informiamo che Wikinotizie è un progetto della Wikimedia Foundation.

lunedì 4 giugno 2012

La Camera dei deputati ha posto nuovamente in calendario, tra martedì 19 e venerdì 22[1], la discussione e votazione del Disegno di legge recante «Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche»[2], talvolta citato come “Decreto intercettazioni” e anche denominato “Legge bavaglio” dagli oppositori più critici.

La decisione è stata presa in Conferenza dei capigruppo su richiesta del PdL, dopo che il presidente della Camera Fini aveva posto la necessità di operare una scelta tra i provvedimenti in attesa di calendarizzazione.[3][4]

L’iter[2] del DdL era iniziato alla Camera il 24 luglio 2008, giungendovi ad approvazione l’11 giugno 2009. Tra il 16 giugno 2009 e il 10 giugno 2010 era stato trattato al Senato, dove veniva approvato con modificazioni. Rientrato alla Camera il 17 giugno 2010 nella nuova versione del Senato, dopo aver subito ulteriori modifiche in sede di commissione, vi era rimasto fermo dallo scorso 5 ottobre, quando aveva portato alle dimissioni dal ruolo di relatore dell’on. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, e alla sua sostituzione con l’on. Enrico Costa.[5] La storia del provvedimento è costellata da diverse manifestazioni di contestazione, principalmente mirate ai limiti posti all’attività giornalistica e alla disponibilità dello strumento intercettazione per gli inquirenti.[6]

Ad aprile di quest’anno era circolato un nuovo testo[7], attribuito al ministro Severino.[8] È di questi giorni, invece, un botta e risposta a mezzo stampa tra il presidente della FNSI Roberto Natale e il Ministro. Natale ha accusato il Ministro e le forze politiche di adoperare il «diritto-dovere di cronaca» come «merce di scambio politico»[9]. Severino risponde: «Non ho mai considerato il tema del diritto-dovere del giornalista di informare possibile merce di scambio con altri provvedimenti, sia pure importanti, in materia di giustizia»[10].

Il comma 29[]

Uno specifico elemento del provvedimento ha coinvolto anche l’edizione in italiano di Wikipedia, i cui contributori l’ottobre scorso avevano deciso l’oscuramento del sito, a causa dell’obbligo di rettifica nelle 48 ore, disposto indiscriminatamente per tutti i «siti informatici» dal comma 29 del DdL, che si è guadagnato l’appellativo di “comma ammazza-blog”[11].

Le pagine dell’enciclopedia, tra le 19:53 del 4 ottobre 2011 e le 14:00 del 6 furono sostituite da un comunicato[12] che esponeva la preoccupazione di vedere intaccate affidabilità e imparzialità dei contenuti delle voci dell’enciclopedia, nonché la possibilità di contribuire serenamente alle voci potenzialmente problematiche mentre, allo stesso tempo, ribadiva il rispetto delle «tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno» … «dall’articolo 595[13] del codice penale, che punisce il reato di diffamazione».

Questo comma del disegno di legge va a modificare l’articolo 8 della legge n.47 dell’8 febbraio 1948 (Disposizioni sulla stampa) che, nella formulazione vigente[14], impone alle sole testate giornalistiche registrate l’obbligo di pubblicare le rettifiche ricevute. Al netto dei vari emendamenti proposti, il testo approvato in Commissione Giustizia[15] estende tale obbligo anche a tutti i «siti informatici».

In particolare, si segnala l’emendamento[16] presentato in aula il 6 ottobre scorso a firma dei deputati Cassinelli, Palmieri, Scandroglio e Barbareschi, con il quale la maggioranza di allora si era dichiarata intenzionata a emendare l’impatto dell’obbligo di rettifica sui siti web non giornalistici.[5] Non è chiaro se quelle intenzioni siano ancora in essere nell’attuale ripresa dell’iter del provvedimento; a questo proposito, c’è da dire che la bozza attribuita al ministro Severino riporta al comma 25 lo stesso testo del comma 29 uscito dalla Commissione, quindi, su questo punto, non integra né l’emendamento Cassinelli né altri. L’emendamento, peraltro, pur mitigando l’impatto della norma verso i blog amatoriali e altri siti web, e in generale verso gli utenti/produttori, non incide sulle problematiche di gestione del contenuto sollevate dai contributori di Wikipedia.

L’articolo 8 della Legge 47-1948[]

Qui di seguito, come risulterebbe il testo dell’articolo con le modifiche derivanti dal comma 29, sia nella versione corrente non emendata sia nella versione risultante dall’emendamento Cassinelli[16]. Sono depennate le parti che ne vengono espunte ed evidenziate in grassetto quelle aggiunte, i commi sono numerati per comodità di riferimento.[17]

Testo risultante dal 1415-C[]

(versione al netto degli eventuali emendamenti al DdL[15])

Art. 8. – (Risposte e rettifiche).

  1. Il direttore o, comunque, il responsabile e’ tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignita’ o contrari a verita’, purche’ le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.
  2. Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui e’ avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.
  3. Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui e’ pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce.
  4. Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.
  5. Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate, senza commento, nella loro interezza, purche’ contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate.
  6. Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.
  7. Qualora, trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, puo’ chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.
  8. Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta.
  9. La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo e’ punita con la multa da tre milioni a cinque milioni di lire.
  10. La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata.

Come modificato dall’emendamento Cassinelli[]

(variazioni date dall’emendamento[16] rispetto alla versione precedente)

Art. 8. – (Risposte e rettifiche).

  1. [identico]
  2. [identico]
  3. [identico]
  4. Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica che recano giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. Per i siti informatici diversi da quelli previsti nel periodo precedente, il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, il quale agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, che non è valida se inoltrata con mezzi per cui non sia possibile verificarne l’effettiva ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica quei contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un terzo contenuto principale. Qualora ragioni tecniche ostino alla pubblicazione di una nota in calce al contenuto oggetto della richiesta di rettifica, colui che lo ha pubblicato indica all’autore della richiesta il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi, oppure pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui fa riferimento.
  5. [identico]
  6. [identico]
  7. Qualora, trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma contenuti diffusi sulla rete internet, e sesto comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma i contenuti diffusi sulla rete internet, quinto e sesto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, puo’ chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.
  8. Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica o il soggetto che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta.
  9. La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo e’ punita con la multa da tre milioni a cinque milioni di lire. La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500. Per i contenuti diffusi sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell’articolo 5 e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500. La sanzione va da euro 100 a euro 500 quando, se non si tratta di sito internet gestito dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell’articolo 5, è indicato un valido indirizzo di posta elettronica certificata a cui trasmettere comunicazioni e richieste di rettifica.
  10. [identico]

Fonti[]

Giornalistiche[]

Documentali[]

Note[]

  1. 1,0 1,1
    « […]

    Martedì 19 (antimeridiana/pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna), mercoledì 20 e giovedì 21 giugno (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna e nella giornata di venerdì 22 giugno) (con votazioni). Seguito dell’esame dei progetti di legge:

    […]

    disegno di legge n. 1415-B – Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato).

    […] »

    Per vedere il calendario, bisogna cliccare la tab CALENDARIO sotto AGENDA DEI LAVORI ed eventualmente selezionare più sotto Comunicazioni - 31 maggio 2012 (da cui l’estratto) oppure Calendario n. 45 - giugno 2012.

  2. 2,0 2,1 Scheda Atto Camera 1415-B, op. cit.
  3. TMnews, «Intercettazioni/ Il ddl a Giugno …», fonte cit.
  4. il Fatto Quotidiano, «Intercettazioni: torna il disegno di legge, …», fonte cit.
  5. 5,0 5,1 Corriere della Sera, «Ddl intercettazioni, la Bongiorno lascia», fonte cit.
  6. [manifestazioni ddl intercettazioni (24-7-2008 – 4-6-2012)] in Google Search. URL consultato il 4 giugno 2012.
  7. Bozza Severino, op. cit.
  8. LeggiOggi, «Intercettazioni, la bozza della riforma», op. cit.
  9. Roberto Natale, Articolo 21, fonte cit.
  10. ASCA, «Intercettazioni: Severino a Fnsi, …», fonte cit.
  11. [“comma ammazza-blog”] in Google Search. URL consultato il 4 giugno 2012.
  12. Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011, op. cit.
  13. Art.595 c.p. su Wikisource. Si veda anche il 594.
  14. Art.8, L.47-1948 (Disposizioni sulla stampa), op. cit.
  15. 15,0 15,1 Sinottico Atto Camera 1415-C, op. cit.
  16. 16,0 16,1 16,2 Emendamento Cassinelli, op. cit.
  17. I testi pubblicati risultano dalla semplice applicazione delle indicazioni dei provvedimenti citati al testo vigente dell’articolo e non sono stati oggetto di verifica, chiunque dovesse riscontrare errori od omissioni è pregato di correggerli o di segnalarli nella pagina di discussione dell’articolo. Così come per ogni altra imprecisione od omissione.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

February 22, 2012

Caso Annozero-MiTo: «informazione non veritiera e denigratoria», la RAI dovrà risarcire Fiat Group Automobiles

Caso Annozero-MiTo: «informazione non veritiera e denigratoria», la RAI dovrà risarcire Fiat Group Automobiles

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 22 febbraio 2012

L’Alfa Romeo MiTo, la vettura al centro della querelle giudiziaria tra Fiat Group Automobiles e la RAI

Nella giornata di lunedì il Tribunale Civile di Torino ha emesso una sentenza che condanna la RAI ed il giornalista Corrado Formigli al pagamento di un cospicuo risarcimento danni, patrimoniale e non, verso Fiat Group Automobiles, in relazione ad un servizio giornalistico andato in onda nel dicembre 2010 all’interno della trasmissione di Rai 2 Annozero. La RAI, con un comunicato,[1] ha annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento.

La sentenza

Il servizio in questione, curato da Formigli ed avente come oggetto una prova comparativa tra tre diverse vetture (un’Alfa Romeo MiTo, una Mini ed una Citroën DS3), è stato giudicato dal Tribunale «incompleto e parziale», in quanto contenente un’analisi «non veritiera e denigratoria» verso la vettura italiana. La sentenza è basata su una perizia redatta da consulenti tecnici d’ufficio del tribunale torinese (tra cui l’allora rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo, oggi ministro dell’Istruzione), che ha quantificato un danno d’immagine per il Lingotto «manifestato in un cambiamento nella percezione dei clienti».

Assieme a Formigli è stata condannata anche l’azienda televisiva pubblica, poiché ritenuta corresponsabile «per il solo fatto di avere messo a disposizione i suoi mezzi di organizzazione e diffusione»; questa particolare sentenza si basa su un principio utilizzato molto raramente, consistente nel fatto che una persona giuridica (in questo caso la RAI) è comunque responsabile dell’ipotetico danno morale perpetrato da un suo dipendente. Michele Santoro, conduttore della trasmissione ed anch’esso citato in giudizio, è invece stato ritenuto «estraneo alla organizzazione della gara» ed assolto, perché la Fiat «non ha fornito la piena prova di un [suo] illecito a carattere diffamatorio», e non ha mosso «alcun serio e specifico addebito» contro di lui.

Il tribunale ha calcolato il riconoscimento del danno patrimoniale in 1 milione 750 mila euro, mentre quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila; ulteriori 2 milioni dovranno venire immediatamente riconosciuti alla Fiat attraverso la pubblicazione (a spese dei condannati) della sentenza, entro 15 giorni sui quotidiani La Stampa, la Repubblica e Corriere della Sera, ed entro 45 giorni sulla rivista Quattroruote. Sempre il tribunale ha stabilito la cancellazione del servizio giornalistico in questione dal sito web della trasmissione.

La prova contestata

La querelle tra il gruppo torinese e l’azienda di Stato ha avuto inizio il 2 dicembre 2010, quando all’interno di una puntata di Annozero dedicata al Gruppo Fiat venne mostrato un servizio, realizzato da Corrado Formigli, circa una prova comparativa tra una MiTo e due sue dirette concorrenti, una Mini ed una DS3: nel test (curato con l’aiuto della rivista TopGear) la vettura italiana era risultata la peggiore nel tempo sul giro (unica prova comparativa realizzata), e questo fatto era stato utilizzato per definire la MiTo come la peggiore del lotto, suffragando poi questa tesi in studio con dei rilevamenti aggiuntivi della testata Quattroruote.

Immediatamente dopo la visione del filmato, l’allora ministero dei Trasporti Roberto Castelli, ospite in studio, fu il primo a sollevare alcune perplessità sulla valenza tecnica della prova mostrata. Nei giorni seguenti, diverse riviste specializzate del settore posero obiezioni circa la correttezza della prova, evidenziando gravi lacune nella sua realizzazione, una su tutte quella di aver “mescolato” i dati del test di TopGear (ottenuti durante un’autunnale giornata di pioggia) con quelli di Quattroruote (rilevati invece mesi prima nel corso di una serena giornata primaverile); venne posta l’attenzione anche su altre “dimenticanze” del servizio di Annozero, come la mancanza di informazioni tecniche circa i modelli utilizzati nel test, la scelta di sorvolare su altri parametri di valutazione (come affidabilità, comfort, sicurezza e consumi), e l’aver taciuto il fatto che nella prova di Quattroruote la MiTo era invece risultata complessivamente migliore delle due rivali, giudicando quindi il servizio di Formigli come «sommario» ed «inaffidabile».

Il Gruppo Fiat annunciò immediatamente una azione legale contro il programma per ottenere risarcimento danni per le affermazioni che ritenne «denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società».[2]

Reazioni

Dopo la pubblicazione della sentenza, l’avvocato del Lingotto ha esternato la sua soddisfazione per le decisioni del tribunale, in particolare per il fatto che il giudice abbia riconosciuto l’estensione del danno a tutto il gruppo industriale, e non esclusivamente all’Alfa Romeo. Attraverso una nota, l’azienda di Viale Mazzini ha invece annunciato l’immediata intenzione di procedere con l’impugnazione della sentenza. Da parte sua, Corrado Formigli, il giornalista autore del servizio incriminato, ha parlato di «sentenza scioccante» e di un pericolo per il diritto di cronaca.

Tale preoccupazione è stata espressa anche da Roberto Natale, presidente della FNSI, il quale ha rivendicato il diritto di critica del giornalismo verso prodotti commerciali, ed ha paventato il rischio che questa sentenza «intimidatoria» possa diventare «un altro grave bavaglio all’informazione», confidando comunque nelle future decisioni del giudizio d’appello. Giorgio Ariaudo, segretario generale della FIOM, ha anch’egli parlato di «un brutto segnale per la libertà di informazione», parlando di una sentenza «assolutamente sproporzionata» che «fa venire il sospetto che ci sia la volontà di intimidire il sistema dell’informazione». Milena Gabanelli, chiamata ad esperimersi in merito, ha contestato l’imparzialità degli esperti chiamati a redigere la perizia del Tribunale, e la quantificazione del danno rispetto a procedimenti giudiziari analoghi, commentando che la sentenza «costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica […] e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre».


Fonti

Fonti delle parti in causa

Fonti giornalistiche

Note

  1. Comunicato stampa RAI – 21 febbraio 2012, fonte cit.
  2. Comunicato stampa Fiat Group Automobiles – 7 dicembre 2010, fonte cit.

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

January 13, 2011

Querelle tra Il Giornale e Vittorio Feltri

Querelle tra Il Giornale e Vittorio Feltri

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 13 gennaio 2011

Il 5 gennaio 2011 Vittorio Feltri intervistato da Marino Bartoletti ad un incontro pubblico a Cortina critica il premier Silvio Berlusconi augurandosi di non volerlo vedere mai nelle vesti di Presidente della Repubblica a causa soprattutto dei suoi scandali con delle escort o di candidato premier alle prossime elezioni.

Nella sua lunga intervista Feltri afferma inoltre di votare Berlusconi a causa dalla mancanza di una alternativa politica confessando che i rapporti personali tra lui e il premier non sono mai stati amorevoli non risparmiando inoltre stoccate contro l’ex direttore di Studio Aperto e suo predecessore alla guida de Il Giornale Mario Giordano che lo aveva accusato di mancanza di stile per una battuta dello stesso Feltri su di lui e contro l’attuale direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti definendo alcuni suoi aspetti caratteriali poco “digeribili”.Infine elogia la figura e l’operato del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti definito “uno dei migliori ministri” ritenendo legittime le sue eventuali aspirazioni ad una premiership del centrodestra in caso di elezioni, aspirazioni contestate dallo stesso Sallusti nei giorni precedenti.

Il 7 gennaio il titolo de Il Giornale è lapidario: “Napolitano e (Feltri) cambiano bandiera” e nel suo editoriale il direttore Alessandro Sallusti accusa Feltri per le parole di fuoco contro il premier paragonandolo ad un alleato di Fini, Bocchino e Di Pietro per le sue critiche “antiberlusconiane”. Vittorio Feltri risponde di sentirsi ancora “berlusconiano” ma rivendica di poter criticare il premier affermando che il livore di Sallusti è determinato dalla perdita di copie de Il Giornale dopo il ritorno di Feltri a Libero.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

January 3, 2011

Il TG5: Wikipedia è pericolosa e piena di errori

Il TG5: Wikipedia è pericolosa e piena di errori

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 3 gennaio 2011

Wikimedia-logo.svg Questo articolo cita la Wikimedia Foundation o uno dei suoi progetti o persone ad essi legati. Vi informiamo che Wikinotizie è un progetto della Wikimedia Foundation.

Il logo di Wikipedia

Wikipedia sarebbe «piena di errori, di piccole e grandi sciatterie, condite però da giudizi critici sommari, che ne rivelano la natura di enciclopedia ideologizzata». È questo il duro giudizio che il TG5 ha riservato all’enciclopedia libera online, in un servizio andato in onda il 2 gennaio nell’edizione serale del giornale.

L’autore del servizio ha dapprima puntato il dito contro la troppa libertà di modifica e rielaborazione dei testi da parte degli utenti, per poi definire l’enciclopedia fintamente libera in quanto non permetterebbe la modifica di «giudizi, commenti e dati storici».

«Docenti e bibliotecari di mezzo mondo» avrebbero già bandito l’accesso a Wikipedia, invitando i ragazzi a diffidare dei contenuti in essa inseriti. Il servizio si conclude dichiarando che «alla fine è sempre meglio la vecchia cara enciclopedia».


Fonti[]

  • Video «Tg5 delle 20»Tg5 – Mediaset, 2 gennaio 2011 – ultimo servizio, al minuto 32’13”

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.
Older Posts »

Powered by WordPress