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June 4, 2012

Egitto: Mubarak condannato all\’ergastolo per crimini di guerra

Egitto: Mubarak condannato all’ergastolo per crimini di guerra

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lunedì 4 giugno 2012

Hosni Mubarak è stato presidente dell’Egitto per circa trent’anni

L’ex presidente dell’Egitto Hosni Mubarak è stato condannato all’ergastolo da un tribunale egiziano per la sua responsabilità negli omicidi dei manifestanti durante la rivoluzione egiziana dello scorso anno.

Mubarak si dimise dal suo incarico presidenziale nel febbraio 2011 a seguito delle proteste che si diffusero in Egitto. All’inizio del suo processo Mubarak a causa di cattiva salute è stato ricoverato all’International Medical Center del Cairo; ma l’ex rais egiziano, una volta appresa la condanna, ha avuto una crisi cardiaca ed è stato approvato il trasferimento dal carcere all’ospedale di Tora.

Stessa pena, con stessa colpa, ha ricevuto Ḥabīb al-‘Adli, ministro dell’Interno durante la presidenza di Mubarak, nonostante la Procura chiedesse la pena di morte. Quattro dirigenti importanti della polizia — tra cui l’ex vice ministro dell’Interno Abd El Rahman —, anche loro accusati della repressione della manifestazione, sono stati assolti insieme a due direttori regionali di sicurezza.

Ma a suscitare l’ira della popolazione è stato il proscioglimento dei due figli dell’ex presidente, Alaa e Gamal, colpevoli di corruzione ma assolti. Sono quasi 10.000 le persone che hanno protestato in Piazza Tahrir, principale piazza del Cairo, spinti dai Fratelli musulmani; e diverse quelle nei vari quartieri, come Suez e Mansoura.


Fonti[]

Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Mubarak sentenced to life in prison over protester deaths, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

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February 2, 2011

Mubarak parla all\’Egitto: «Non mi ricandido»

Mubarak parla all’Egitto: «Non mi ricandido»

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mercoledì 2 febbraio 2011

Il presidente egiziano Hosni Mubarak

Durante l’atteso discorso alla nazione, il presidente egiziano Hosni Mubarak annuncia l’intenzione di non riproporsi per il prossimo governo del paese. Nonostante la richiesta di dimissioni da parte dei manifestanti, il politico si dice intenzionato a restare fino a settembre, e si propone anzi come mediatore per un pacifico passaggio di consegne.

Il gesto del leader non soddisfa. Il capo dell’opposizione Muhammad al-Barade’i aveva chiesto che Mubarak lasciasse entro venerdì, e lo stesso Barack Obama è intervenuto sulla questione esprimendo il desiderio che la transizione inizi fin da subito. La popolazione intanto resta in piazza e grida “Vattene! Vattene!”.

Secondo una nota dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, gli scontri della scorsa settimana potrebbero aver causato più di 300 vittime e circa 3000 feriti. Nel frattempo la voglia di cambiamento si estende ad altre nazioni: previste in Yemen e Siria manifestazioni analoghe a quelle egiziane, mentre il re Abd Allah II di Giordania, dopo tre settimane di proteste, ha ceduto alla richieste del popolo e ha nominato un nuovo esecutivo per attuare “vere riforme” per il paese.


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January 29, 2011

Egitto, il governo blocca cellulari e internet

Egitto, il governo blocca cellulari e internet

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sabato 29 gennaio 2011

I manifestanti per le strade di Giza

Proseguono in Egitto le manifestazioni di protesta contro il presidente Hosni Mubarak. Di fronte al dissenso della popolazione e agli scontri nelle piazze, l’esecutivo ha risposto rendendo inaccessibili le chiamate via cellulare e impedendo la connessione ad internet.

Da venerdì 28 gennaio i quattro maggiori provider del paese, Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt e Etisalat Misr, hanno interrotto le loro funzioni in base agli ordini del governo, bloccando prima l’accesso a Twitter, Facebook e Google, e poi a tutti i siti web. La stessa sorte è infine toccata alle comunicazioni telefoniche e al servizio sms.

Nei mesi scorsi la rete ha assistito al blocco di WikiLeaks e al controllo governativo cinese di molti domini, ma questa è la prima volta che una nazione arriva a bloccare interamente il web, lo stesso luogo virtuale su cui viaggiavano le proteste della popolazione.


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