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March 26, 2015

Incalza resta in carcere dopo le dimissioni del ministro Lupi

Incalza resta in carcere dopo le dimissioni del ministro Lupi

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giovedì 26 marzo 2015

Il giudice per le indagini preliminari nega gli arresti domiciliari all’ex capo struttura tecnica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Ercole Incalza, a causa del ritrovamento di due buste contenenti 2110 euro in contanti oltre ad un resoconto manoscritto che conteggia 53000 euro di tangenti ricevute.

Finisce così la lunga carriera statale che ha accompagnato Incalza all’interno del ministero durante gli ultimi sette governi, da Berlusconi a Renzi, passando per Prodi, Monti e Letta. Una carriera iniziata 30 anni fa e interrotta solo temporaneamente quando l’ex ministro Antonio Di Pietro lo allontanò per via del suo coinvolgimento in Tangentopoli. Negli anni successivi tornò al ministero come consulente esterno.

Lunedì il ministro Maurizio Lupi si era dimesso proprio in seguito alle pressioni politiche seguite alle indagini giudiziarie che hanno coinvolto il ministero da lui guidato, a causa delle tangenti pagate dagli imprenditori per corrompere i dirigenti statali responsabili delle grandi opere, cioè MOSE, Expo e TAV.

Un giro d’affari illeciti che, attraverso la maggiorazione del 40% dei costi su appalti per 25 miliardi di euro, ha drenato dalle casse dello Stato oltre 7 miliardi di euro, quasi il doppio della cifra necessaria all’abolizione dell’IMU sulla prima casa e pari a 3/4 dell’IMU su tutte le altre case.

Quando nel luglio 2014 Michele Dell’Orco e Alessandro Di Battista (M5S) avevano chiesto la rimozione di Incalza, il ministro Lupi lo aveva difeso dicendo che nelle inchieste passate «è stato sempre prosciolto». Fino ad oggi.


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August 21, 2012

Spending review alla romana. La regione Lazio allarga i cordoni della borsa

Spending review alla romana. La regione Lazio allarga i cordoni della borsa

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martedì 21 agosto 2012

Renata Polverini, presidente della Regione Lazio dal 2010

Mentre la crisi morde l’Europa, e l’Italia arranca in un faticoso quanto incerto sentiero di austerità economica, fatto di dolorosi tagli e dure riforme, l’onda della spending review sembra non essere abbastanza lunga da lambire le sponde del Tevere.

E così, si scopre che quel prefigurato futuro di ristrettezze, non è un destino ineluttabile per tutti. Mentre per la maggioranza dei cittadini si profilano tempi di magra, una minoranza creativa riesce a sottrarsene, chiamandosi fuori della mischia, nel tentativo di garantirsi un presente e un futuro di vacche grasse. È sufficiente richiamarsi alle tradizioni di creatività, fantasia e genialità del genus italiano, condensato nel sempiterno motto dell’armiamoci e partite!: e così, mentre l’Italia si barcamena tra aumenti di imposte, tasse e tariffe, tra tagli a stipendi, pensioni e sanità, c’è chi, come la Regione Lazio, presieduta da Renata Polverini, ha risolto il problema mostrando doti di generosa munificenza, anche se, inutile dirlo, a spese del pubblico erario. Così, come se non bastassero i già profumati stipendi individuali dei consiglieri, si è avuta l’idea di aggiungervi ulteriori e generose remunerazioni e privilegi.

Opacità delle procedure[]

La faccenda andava avanti già da tempo, tenuta in un rigoroso quanto comprensibile riserbo, una segretezza che ha spinto qualcuno, come il senatore Stefano Pedica, a parlare di vera e propria omertà, comparabile a quella che avrebbe ostentato la Regione Sicilia sulle proprie spese. Lo strano è infatti proprio questo, che tali movimenti di denaro pubblico sono privi della necessaria trasparenza, per una serie di ragioni: innanzitutto, come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere della sera, alcuni consigli regionali non pubblicano nemmeno il loro bilancio; in secondo luogo, si legge sempre sull’articolo di Rizzo, queste deliberazioni di spesa, pur essendo chiamate in gergo “manovre d’aula”, per l’aula consiliare non passano affatto, e non corrono quindi il rischio di incappare nella scomoda pubblicità della verbalizzazione delle sedute. È qui diventa cruciale il ruolo dell’ufficio della Polverini, dal momento che queste onerose elargizioni sono affidate a semplici delibere della presidenza, adottate nel segreto degli uffici. A fare il resto è la consegna del silenzio per i beneficiari.

C’è voluta, infatti, l’autodenuncia di Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, due consiglieri regionali radicali, perché fossero svelati alcuni arcana imperii tenuti rigorosamente riservati: è stata la pubblicazione in chiaro del bilancio del gruppo radicale relativo al 2011 a rompere quel velo di omertà, rivelando come, in aggiunta alle generose prebende corrisposte individualmente ai consiglieri, la munifica Regione Lazio elargisca ai gruppi consiliari un forfait annuo di ben 211.064,12 euro per ciascun componente.

Un esborso da 15 milioni di euro[]

Questo importo, è stato fatto notare, va ad aggiungersi ai compensi e alle diarie individuali, tanto da far impallidire perfino i tanto vituperati emolumenti di deputati e senatori. A titolo di esempio, stando ai calcoli di Sergio Rizzo sul Corriere della sera, le elargizioni ai gruppi consiliari laziali supererebbero di ben 4 volte quelle destinate ai gruppi parlamentari della Camera dei deputati

Se poi si prova a calcolare il totale, si ottiene un esborso notevole: la somma pro capite va infatti moltiplicata per ben 71 beneficiari, tanti sono, infatti, i membri dell’affollato consiglio regionale di via della Pisana, la cui consistenza numerica arriva quasi a insidiare quella dell’intero Senato americano, in grado di espletare le sue funzioni statali con appena 100 eletti.

Fatti due conti, si tratta della bellezza di quasi 15 milioni di euro all’anno, un esborso non proprio trascurabile in tempi di sforbiciate che hanno colpito la sanità, in forte deficit nel Lazio, la sicurezza, e una vasta messe di servizi pubblici.


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August 16, 2012

Politici cinesi nei guai per un\’orgia

Politici cinesi nei guai per un’orgia – Wikinotizie

Politici cinesi nei guai per un’orgia

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giovedì 16 agosto 2012

Un’adunata congressuale del PCC

Wang Minsheng, segretario del partito comunista cinese del Distretto di Luyang, nella provincia di Anhui, è rimasto impigliato nelle maglie del Web in compagnia del suo vice. Tutta colpa di quelle foto di gruppo, un centinaio in tutto, in cui i due politici in carriera, in compagnia di un terzo uomo, posavano nudi, accanto a due discinte quanto sorridenti partner femminili.

Quelle foto, scattate forse da una terza partner, dovevano documentare un’allegra orgia di gruppo appena consumata (o da consumare) e immortalarne il piacevole ricordo. Ma qualcosa deve essere andato storto e quelle immagini, necessariamente riservate alla riservatissima contemplazione di pochi intimi (il sesso di gruppo, in Cina, è severamente punito come reato), hanno seguito un percorso non proprio insolito nel mondo globalizzato, finendo dritte dritte nella più imbarazzante delle agorà virtuali, un frequentatissimo social network locale, una sorta di Twitter in salsa asiatica.

Il tam-tam sulla rete ha poi fatto il resto: la notizia si è diffusa presto in Cina e di lì è dilagata nel mondo intero, suscitando, in Cina, uno scalpore che ha subito diviso il paese tra colpevolisti e innocentisti. Prevedibile e goffa l’autodifesa del politico, che ha immediatamente gridato al complotto, denunciando le foto come contraffazioni. Ma questa linea di difesa deve essere servita a poco con i sussiegosi funzionari del Partito Comunista Cinese se, come annunciato dal Quotidiano del Popolo, al politico e al suo vice è toccata una severissima doppia sanzione: immediata rimozione dalla carica e apertura di un’inchiesta. Un’ingloriosa parabola per i rampanti funzionari di Anhui, precipitati dall’ebbrezza del potere alla polvere dell’ignominia: sic transit gloria mundi!.


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August 15, 2012

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

Scandalo a Bologna. Politici pagano i giornalisti per essere intervistati

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mercoledì 15 agosto 2012

La sede della regione Emilia-Romagna, a Bologna.

Lo scandalo ha fatto irruzione a ferragosto 2012, nel pieno di un’estate calda, non solo per ragioni climatiche, quando è emerso che, nella regione Emilia-Romagna, politici locali di vari orientamenti coltivano l’usanza di fare a gara per “retribuire” i giornalisti che li intervistano: i politici, con tanto di stipula contrattuale, sogliono tenere a libro paga le loro controparti, quelli che, secondo la visione anglosassone del ruolo dell’informazione, dovrebbero essere i “cani da guardia” dell’agire politico.

È successo a Bologna, in seno al consiglio regionale, dove si è scoperto che, in cambio della promessa di un'”attenzione” mediatica, alcuni giornalistici passano alla cassa della politica e si fanno pagare in base al numero di interviste garantite al personaggio politico. Questa devianza nel ruolo della classe professionale dei giornalistici non sarebbe un caso isolato, ma un fenomeno piuttosto diffuso, che coinvolge vari schieramenti politici (anche se non tutti), compresi quelli che, come il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, coinvolto con la persona del consigliere Giovanni Favia, fondano la loro forza politica e la loro capacità di attrazione del consenso, sulla proposizione di se stessi come movimento di denuncia anti-casta e sulla rinuncia ostentata alla ricerca di una martellante esposizione mediatica che accomunerebbe, invece, i partiti tradizionali.

La percezione di questa stortura sarebbe tuttavia piuttosto affievolita: alcuni dei politici scoperti hanno infatti dichiarato trattarsi di una prassi diffusa e, a loro dire, del tutto legale. A riprova di questo, fanno notare come le “prestazioni giornalistiche” siano addebitate tramite regolare fatturazione IVA. È stato Galeazzo Bignami, esponente del Popolo delle Libertà, che candidamente esibito una fattura di addebito delle prestazioni giornalistiche, per un ammontare di 1500 euro a fronte di cinque interviste concesse a una rete televisiva. Si tratta della syndication 7 Gold, ma si avanzano voci sul coinvolgimento di altre testate televisive, come è TV, che fa riferimento alla Curia vescovile dell’Arcidiocesi di Bologna. Si tratta, a quanto sembra, di un corrispettivo in linea con quello che potrebbe essere definito come una sorta di “tariffario” ufficioso, in cui ciascuna intervista o comparsa televisiva viene ricompensata dai politici con una somma dai 200 ai 500 euro.

La variabilità del prezzo da pagare dipenderebbe anche dalla quantità, vista la previsione di veri e propri sconti nel caso di acquisto di pacchetti più nutriti di interventi video. Gianguido Naldi, di Sel, ad esempio, si sarebbe proposto a èTV per comparire in una rubrica politica sul lavoro, con la presenza di un moderatore e di un esponente del PdL: in questo caso, la tariffa richiesta dalla televisione della Curia diocesana bolognese era di 2400 per 4 uscite in video (600 euro a puntata), con la previsione di uno sconto considerevole per 8 puntate, per cui la tariffa era di 3600 euro (450 euro a puntata).

C’è anche chi, una volta scoperto, ricorre a un’abusata tecnica di neutralizzazione, tipica della devianza dai compiti istituzionali, quella del “così fan tutti“, già ripetutamente invocata, come un mantra, ai tempi di Tangentopoli: è questo il caso di Silvia Noé, dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, secondo cui quella delle interviste a pagamento non sarebbe un’eccezione, ma un costume diffuso e consolidato.

Tra gli schieramenti politici coinvolti nello scandalo, oltre ai già citati PdL e UDC, vi sono la Lega Nord di Roberto Maroni, con il consigliere Manes Bernardini, Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola, con Gian Guido Naldi, e la Federazione della Sinistra, con Roberto Sconciaforni.

Tra i pochi che non avrebbero aderito a questo costume, vi sarebbe il Partito Democratico, che, anzi, si dichiara esplicitamente estraneo alla vicenda e invoca l’intervento dell’Ordine nazionale dei giornalisti al fine di fare chiarezza su episodi che appaiono trasgressivi degli obblighi codificati dal Codice deontologico dei giornalisti. A tale proposito, la Federazione Nazionale Stampa Italiana dell’Emilia-Romagna starebbe per aprire un’inchiesta e lo stesso si accingerebbe a fare l’Ordine professionale dei giornalisti.

Alla gravità della situazione si aggiungerebbe poi il fatto che, per alimentare questi rapporti anomali tra sottobosco politico e professionisti dell’informazione stampata e televisiva, i politici sarebbero ricorso a denaro pubblico, un uso disinvolto anche del finanziamento ai partiti da cui non sarebbe esente chi, come il grillino Giovanni Favia, appartiene a un movimento politico che fa della denuncia anti-spreco e anti-casta una cifra distintiva, utilizzata come arma quotidiana di dialettica e battaglia politica.


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April 5, 2012

Umberto Bossi si è dimesso da segretario della Lega Nord

Umberto Bossi si è dimesso da segretario della Lega Nord

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giovedì 5 aprile 2012

Umberto Bossi è stato segretario della Lega Nord per ventitré anni

Il segretario della Lega Nord Umberto Bossi ha presentato oggi le sue dimissioni «irrevocabili» in seguito al recente scandalo che ha coinvolto il suo partito. Sconcerto e sconforto nel popolo leghista. Il Consiglio direttivo lo ha comunque eletto Presidente del partito.

«Mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti. La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia». Sono queste le parole con cui Bossi si è dimesso da leader. Alla direzione del partito sale ora una sorta di “triumvirato” formato dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, dal coordinatore delle segreterie nazionali Roberto Calderoli e dall’ex presidente della Provincia di Vicenza Emanuela Dal Lago.

Intanto prosegue il lavoro delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria: le indagini hanno come figura centrale l’ormai ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, accusato di utilizzo illecito dei rimborsi elettorali.


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October 15, 2010

Paraguay: video shock rivela violento accanimento della polizia su un 13enne

Paraguay: video shock rivela violento accanimento della polizia su un 13enne

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Paraguay, venerdì 15 ottobre 2010
Paraguay. Il video è stato diffuso da pochi giorni ma i fatti di cui esso è testimone si riferiscono a una vicenda di violazione dei diritti umani risalente al periodo maggio-giugno 2010, trapelata solo ora.

Un minorenne di appena tredici anni, fermato per un furto di minimo valore, subisce la violenza selvaggia e gratuita di un poliziotto. Il fatto è accaduto a Bañado Tacumbú, un barrio della capitale Asunción. Nel filmato si assiste a un vero e proprio pestaggio ai danni di un minore inerme e impaurito, in ciabatte, semi-scalzo, le mani ammanettate dietro la schiena.

Il documento, che ha fatto il giro dei mass-media di tutto il mondo, ha generato ovunque scalpore e scandalo

Il ministro del’interno dello stato sudamericano, Rafael Filizzola, ha espresso la ferma condanna del governo, affermando comunque che il responsabile del’episodio sarebbe già stato perseguito e punito, per tortura e lesioni fisiche, prima ancora prima che l’episodio giungesse all’attenzione mediatica.

Dalle parole del locale commissario di polizia, si apprende poi che sono in corso indagini anche sull’autore delle riprese: questi, pur venuto a conoscenza delle violenze perpetrate, sarebbe colpevole per non averle prontamente denunciate alle autorità competenti.


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September 17, 2010

L\’ex senatore Di Girolamo patteggia: in arrivo una pena di cinque anni

L’ex senatore Di Girolamo patteggia: in arrivo una pena di cinque anni

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Roma, venerdì 17 settembre 2010
Nicola Di Girolamo, l’ex senatore del Popolo della Libertà in carcere dal 3 marzo con diverse accuse a suo carico, tra cui quella di riciclaggio, ha patteggiato oggi una pena di cinque anni di reclusione; dovrà inoltre restituire quasi cinque milioni di euro, i proventi stimati dall’attività di riciclaggio.

Secondo gli inquirenti, Di Girolamo sarebbe stato uno dei componenti dell’associazione criminale che tra il 2003 e il 2007 avrebbe riciclato ben due miliardi di euro, nonché violato la legge elettorale tramite scambio aggravato dal metodo mafioso: l’elezione al collegio Europa – una delle quattro ripartizioni della “circoscrizione estero” – che alle politiche del 2008 lo portò sui banchi del Senato sarebbe infatti arrivata grazie ai brogli di una famiglia di ‘ndranghetisti di Isola Capo Rizzuto, gli Arena.

In accordo con Carlo Taormina e Pierpaolo Dell’Anno, difensori dell’ex parlamentare, la Procura della Repubblica di Roma ha presentato al giudice un’istanza di patteggiamento concordato: cinque anni di reclusione, nonché la restituzione di quattro milioni e 700 mila euro attraverso fondi in Italia ed all’estero e tramite beni immobili. È atteso il pronunciamento.

Nel pomeriggio il gip Maria Luisa Paolicelli ha intanto concesso gli arresti domiciliari, dopo aver preso atto del parere favorevole del pool di magistrati a cui fa capo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Di Girolamo ha già lasciato il carcere di Rebibbia.


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September 21, 2008

Israele: Ehud Olmert si è dimesso

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Israele: Ehud Olmert si è dimesso

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domenica 21 settembre 2008

Ehud Olmert

Ehud Olmert ha presentato ufficialmente le dimissioni dalla carica di primo ministro dello stato di Israele. L’annuncio proviene dalla radio militare israeliana.

All’inizio della seduta del Consiglio dei Ministri, nel quale ha annunciato le dimissioni, ha salutato con una stretta di mano Tzipora Melka Livni, già ministro degli Affari Esteri e nuova leader del partito Kadima, che potrebbe succedergli in tempi brevi.

Olmert ha dichiarato: «Non è per me una decisione facile. È stata anzi una decisione difficile, accompagnata da gravi incertezze. Ma in definitiva penso di aver agito in maniera opportuna, così come avevo promesso ai cittadini d’Israele. Auguro alla Livni che riesca a formare un nuovo governo nel tempo più breve possibile».


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March 12, 2008

Il governatore dello stato di New York si dimette dopo lo \”scandalo a luci rosse\”

Il governatore dello stato di New York si dimette dopo lo “scandalo a luci rosse”

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mercoledì 12 marzo 2008

Eliot Spitzer

Eliot Spitzer, governatore dello Stato di New York, coinvolto negli scorsi giorni da uno scandalo sulla presunta frequentazione di una prostituta di lusso, ha annunciato oggi la sua intenzione di dimettersi dalla carica. L’annuncio ufficiale sarà dato dallo stesso governatore alle 11.30 di questa mattina, ora di New York, quando in Italia saranno le 17.30.

Il suo successore alla carica dovrebbe essere David Alexander Paterson, già vice-governatore in carica, che diverrebbe così il 55esimo a ricoprire questo incarico. David Paterson, è il primo afroamericano a diventare governatore dello stato di New York ed il primo governatore non vedente (legally blind) negli Stati Uniti.

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March 7, 2008

Scoop dell\’Espresso sui conti segreti in Liechtenstein: quattro i politici, uno dell\’UDC

Scoop dell’Espresso sui conti segreti in Liechtenstein: quattro i politici, uno dell’UDC

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venerdì 7 marzo 2008

Oggi, il settimanale L’Espresso ha anticipato che tra i 157 indagati per i conti segreti in Liechtenstein vi sarebbero 4 politici, tra i quali un esponente dell’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro.

Il terremoto che ha causato la lista segreta di clienti dei conti non cessa ancora di far sentire i suoi effetti. Il Liechtenstein è una piccola nazione di circa 160 km² con 30 000 abitanti, che basa parte della sua economia sui servizi bancari, con i patrimoni provenienti dall’estero che passano dall’Austria e dalla Svizzera.

Questo non giova alla sicurezza dei conti, specie se si unisce alla moderna tecnologia: copiare un file su di un dischetto e portarlo oltre confine non è difficile né prende molto tempo e spazio. Così la sicurezza delle banche ha cominciato, da qualche anno, ad essere violata. Pagato pare 5 milioni di euro lordi, l’informatore ha passato ai finanzieri tedeschi una lista di nomi che ha portato ad uno scandalo senza precedenti, che si somma ad un altro similare scoppiato in Italia qualche giorno fa. La lista dei 400 conti segreti comprende 157 persone fisiche, di cui 4 politici, ma si tratta di «seconde e terze file» nelle parole del settimanale. Nessun nome è stato ancora rivelato, cosa avvenuta invece per l’ammontare: ben 1 miliardo e 200 milioni di euro.

La politica ha registrato la dura presa di posizione del leader centrista Pier Ferdinando Casini: «Di fronte alle ultime anticipazioni de l’Espresso, ho chiesto formalmente al Vice Ministro dell’Economia Vincenzo Visco di rendere immediatamente pubblici i nomi dei 4 parlamentari che hanno conti in Liechtenstein».

Nel frattempo anche Panorama fa uno scoop importante, parlando dell’esportazione illegale di capitale che in 5 anni è aumentata del 600%, con una partecipazione di un gran numero di soggetti fisici: solo a Malpensa la Guardia di Finanza ha fermato nell’ultimo anno 681 persone che portavano con sé 16 milioni.

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