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September 19, 2018

Formigoni condannato in appello

Formigoni condannato in appello – Wikinotizie

Formigoni condannato in appello

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mercoledì 19 settembre 2018

Formigoni nel 2012

Condanna massima per corruzione, come voluto dalla procura generale: l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato a 7 anni e 6 mesi per il Caso San Raffele-Maugeri.

Formigoni avrebbe favorito i due enti con delibere di giunta per circa 200 milioni di rimborsi pubblici, ricevendo in cambio l’uso di yacht, oltre a vacanze e cene. Non solo: in caso di conferma della condanna in Cassazione, sarà interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Cade invece l’accusa di associazione a delinquere.

Condannati insieme all’ex presidente anche l’ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (7 anni e 7 mesi) e Carlo Farina, imprenditore (3 anni e 4 mesi).

Reazioni[]

L’avvocato Mario Brusa, uno dei legali di Formigoni, ha commentato solamente: “Sono rimasto senza parole, non ho parole”.

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February 2, 2015

Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

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2 febbraio 2015

Per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, dopo cinque anni di carcere, arriva infine l’assoluzione con sentenza definitiva dall’accusa di aver assassinato il compagno di viaggio Francesco Montis.

Il 4 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana aveva giudicato ammissibile il ricorso contro la condanna all’ergastolo, fissando l’esame del merito per il 3 settembre 2013.[1] Vari rinvii hanno fatto slittare la sentenza definitiva allo scorso 20 gennaio.

Il primo febbraio sono entrambi rientrati in Italia.

Articoli correlati

Fonti

Note

  1. La Stampa, 4 febbraio 2013, fonte cit.

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March 3, 2014

Attivisti No TAV condannati per violazione dei sigilli

Attivisti No TAV condannati per violazione dei sigilli

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lunedì 3 marzo 2014

Simbolo utilizzato dal movimento NO TAV.

Il tribunale di Torino ha condannato 11 attivisti No TAV per la violazione del sigillo, «già portato via dal vento», apposto alla baita Clarea a Chiomonte. Giorgio Rossetto è stato condannato a nove mesi di reclusione, il consigliere comunale di Villar Focchiardo Pietro Fissore a sette mesi e dieci giorni, Stefano Milanesi a sei mesi e dieci giorni, Francesco Richetto a cinque mesi e dieci giorni, Nicoletta Dosio a quattro mesi, come Alberto Perino e Beppe Grillo, per i quali i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino avevano chiesto 9 mesi di reclusione, mentre avevano chiesto condanne fino a un anno e sei mesi per gli altri. Secondo Perino «una condanna così pesante, per un reato del genere, è un caso unico in Italia. Esemplifica bene il clima di caccia alle streghe che si è creato». Sono stati invece 10 gli assolti.

Il reato risale al 5 dicembre 2010, quando gli imputati violarono i sigilli apposti dall’autorità giudiziaria entrando nella baita da loro costruita sul terreno di proprietà di uno degli attivisti. La baita, di 50 metri quadri, era stata sequestrata per abuso edilizio, nonostante la sovrintendenza ai beni ambientali non avesse riscontrato vincoli paesaggistici ritenendola compatibile, in quanto costruita in legno e pietra. Oggi si trova inglobata nel cantiere di 70 000 metri quadrati di LTF. Grillo afferma che la baita fu costruita «per impedire una speculazione inutile da 28 miliardi di euro di denaro pubblico», cioè la linea TAV Torino-Lione, e la violazione dei sigilli è diventata «un grave reato per il quale vengono chieste pene dai sei ai diciotto mesi di carcere».

Perino, assieme al sindaco di San Didero Loredana Bellone e al vicesindaco Giorgio Vair, era appena stato condannato il 15 gennaio al pagamento di 200 000 euro più le spese processuali a LTF, come risarcimento danni per l’affitto dell’autoporto di Susa, costato 165 000 euro per 7 giorni, una cifra ritenuta spropositata dall’Unione Europea che non ha proceduto quindi al rimborso.


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December 23, 2013

Il cantante Ian Watkins condannato per pedofilia

Il cantante Ian Watkins condannato per pedofilia

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lunedì 23 dicembre 2013

Ian Watkins nel 2007

Il 18 dicembre 2013, Ian Watkins, cantante del gruppo alternative metal gallese Lostprophets, è stato condannato a 35 anni di carcere, sei dei quali da scontare in libertà vigilata, con l’accusa di pedofilia.

La condanna è arrivata pochi giorni dopo la notizia che Watkins si era dichiarato colpevole delle accuse a lui mosse, confessando l’abuso di minorenni, di cui uno di soli 16 mesi, e la produzione e lo spaccio di materiale pedopornografico.

Oltre a Watkins, sono state condannate anche due delle madri dei bambini che hanno subito abusi da Watkins. Le donne sono state condannate rispettivamente a 14 e 16 anni per aver favorito gli abusi di Watkins sui loro figli.


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August 1, 2013

Confermata in via definitiva la condanna a 4 anni di reclusione per Silvio Berlusconi

Confermata in via definitiva la condanna a 4 anni di reclusione per Silvio Berlusconi

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giovedì 1 agosto 2013

Alle 19:40 odierne, la Corte suprema di cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset.

Dopo circa 7 ore di camera di consiglio, il fondatore di Mediaset è stato riconosciuto dalla Corte suprema colpevole di frode fiscale, per aver sottratto indebitamente all’erario italiano 7,3 milioni di euro negli anni 2002 e 2003. È stato invece accolto il ricorso dell’imputato per quanto riguarda i 5 anni d’interdizione dai pubblici uffici, pena accessoria sulla quale deciderà nuovamente la Corte d’appello.

Dei 4 anni di reclusione, 3 sono estinti per effetto dell’indulto del 2006 e l’unico anno rimanente sarà scontato ai domiciliari oppure in affidamento ai servizi sociali, per effetto della legge ex Cirielli del 2005.

L’inchiesta, nata nel giugno 2001 da un filone del processo All Iberian, il 22 aprile 2005 era sfociata nella richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi per falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, dato che, secondo l’accusa, l’allora premier aveva accumulato 280 milioni di dollari in fondi neri detenuti in conti bancari esteri, sui quali non aveva pagato le tasse per oltre 21 milioni di euro e truffando gli altri azionisti di Mediaset, ai quali non vennero corrisposti gli utili dovuti. Infatti, sempre secondo i pubblici ministeri, fin dal 1995 era attiva una catena di società off-shore riconducibili a Berlusconi, che avevano acquistato dalle major USA i diritti di trasmissione televisiva per migliaia di film, per poi rivenderli a Mediaset a prezzo maggiorato, truffando così sia il fisco italiano che gli azionisti.

Durante l’iter giudiziario il falso in bilancio è stato depenalizzato nel 2005, mentre il reato di appropriazione indebita è caduto in prescrizione come il reato di frode fiscale fino al 2001, che riguarda oltre 14 milioni di euro, lasciando giudicabili solo gli ultimi due anni della frode.

Il 26 ottobre 2012 il Tribunale di Milano aveva condannato Berlusconi a 4 anni di reclusione, 5 anni d’interdizione dai pubblici uffici e 3 anni di interdizione dagli uffici direttivi delle imprese, specificando nella motivazione che «per la rilevante gravità della vicenda criminosa, caratterizzata dalla rilevantissima entità degli importi sottratti al fisco e dal perseguimento dei fini in modo pervicace per un periodo di 20 anni, a Berlusconi viene attribuita una naturale capacità a delinquere mostrata nella persecuzione del disegno criminoso. Nemmeno si può ignorare la produzione di un’immensa disponibilità economica all’estero ai danni dello Stato, che ha consentito la concorrenza sleale ai danni di altre società del settore.»

L’8 maggio 2013 era stata la volta della Corte d’appello di Milano che aveva confermato in pieno la condanna e oggi la Cassazione ha decretato definitivamente la pena, a meno di un anno dalla prescrizione totale dei reati commessi.


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February 13, 2013

L\’ex ministro Raffaele Fitto condannato

L’ex ministro Raffaele Fitto condannato – Wikinotizie

L’ex ministro Raffaele Fitto condannato

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mercoledì 13 febbraio 2013

L’ex Ministro degli Affari regionali del Governo Berlusconi IV ed ex Governatore della Regione Puglia, l’On. Raffaele Fitto, è stato condannato a 4 anni di reclusione (di cui 3 condonati per indulto) per corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti; la sentenza, emessa dalla seconda sezione penale del Tribunale di Bari, è giunta questa notte dopo diverse ore di camera di consiglio.

L’On. Fitto è stato ritenuto responsabile penalmente per corruzione in merito ad un appalto pubblico nella sanità pugliese dove avrebbe favorito un suo finanziatore della campagna elettorale del 2005, inoltre responsabile per abuso d’ufficio in merito ad uno stanziamento di fondi pubblici.

Il politico pugliese, che è candidato come capolista del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Puglia, è stato invece assolto dall’accusa di peculato e da un’altra contestazione di abuso d’ufficio ma interdetto dai pubblici uffici per cinque anni.

Nella conferenza stampa tenuta oggi, Fitto ribadisce la propria innocenza e accusa la magistratura barese di ingerenza nella campagna elettorale: «Da oggi si è aperta in maniera ufficiale un’azione da parte della magistratura barese che è entrata a piedi uniti in questa campagna elettorale».


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November 28, 2011

Caso Francesco Montis

Caso Francesco Montis – Wikinotizie

Caso Francesco Montis

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28 novembre 2011

Il caso Francesco Montis riguarda la morte di quest’ultimo avvenuta a Varanasi, in India, il 4 febbraio 2010, coinvolge Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni. Questi ultimi due sono stati accusati di omicidio dalle autorità locali, anche se proclamatisi innocenti, quindi sono stati subito arrestati e condannati in primo grado all’ergastolo; stanno scontando la condanna nel carcere di Varanasi. Tuttavia, i due ragazzi si sono sempre proclamati innocenti, inoltre non ci sono prove per la condanna, il processo è circondato da una serie di stranezze giudiziarie. Solo nell’estate del 2011 il caso è andato nelle cronache nazionali, dopo che il 23 luglio sono stati condannati all’ergastolo.

La vicenda

I tre ragazzi erano amici, ma tra Francesco, detto Checco, ed Elisabetta c’era una relazione amorosa da tempo. All’epoca Montis aveva 30 anni, Tomaso 27 ed Elisabetta 36. Da qualche giorno in vacanza in India con degli amici, condividevano la stessa stanza di albergo[1]. Il giorno precedente, durante un giro in città, Checco ed Elisabetta sono stati avvicinati da un signore che gli ha venduto dell’hashish e dell’eroina. Poco dopo, tornati in albergo, hanno fatto uso di tali sostanze, quindi cenato regolarmente in camera, senza più uscire la sera. Si coricano nel letto, si addormentano in successione prima Checco, poi Elisabetta e quindi Tomaso. La mattina seguente, verso le 8:00 Elisabetta si sveglia e prova a chiamare anche il fidanzato, che però non risponde, dopo qualche prova, la ragazza spaventata decide di svegliare Tomaso, che rendendosi conto del malessere prova a prestare un primo soccorso, tuttavia senza successo. Viene immediatamente chiamata la reception dell’hotel per chiedere aiuto. In pochi minuti arrivano i soccorsi da parte dei camerieri ed il ragazzo viene trasportato d’urgenza in ospedale con gli amici a bordo di un taxi. Qui il dottore, dopo una breve visita, attesta la morte di Checco.

Il caso richiama i giornalisti, che arrivano immediatamente, ed i ragazzi si ribellano perché il corpo del loro amico, appena mancato, è scoperto. Dopo un quarto d’ora il corpo viene rinchiuso in uno sgabuzzino, dove rimane per diverso tempo. Ai ragazzi viene detto di tornare verso le 14:00; quando questi arrivano è presente la polizia che chiede ai due di ritirare i passaporti per il tempo necessario a capire le cause della morte di Francesco, senza pensare alla possibilità di poter essere accusati di omicidio. A questo punto i due chiamano la famiglia di Francesco e l’ambasciata. Tornati in albergo scoprono che è già presente un piantone a sorvegliarli. Da lì a poco i due vengono accusati di omicidio e trasportati nel carcere di Varanasi.[2].

Il giorno 7 febbraio 2010, in presenza dell’Avvocato Mr. Vibhu Shankar dello Studio Titus di Delhi (nominato su indicazione dell’Ambasciata), Tomaso ed Elisabetta venivano tratti in arresto con l’accusa di aver strangolato Francesco Montis sulla base di un esame postmortem (esame autoptico) che relazionava che la morte era avvenuta per asfissia da strangolamento. Lo Studio Legale Titus, avvalendosi anche della consulenza dello Studio Tulsi sempre di New Delhi, faceva eseguire una controperizia dalla quale si evince che la morte è avvenuta per asfissia, ma non da strangolamento bensì per altre cause.

Il processo parte a rilento, l’opinione pubblica è concorde con il fatto che i due saranno scarcerati al più presto, soprattutto per mancanza di prove. Tuttavia il 14 maggio i giudici negano la scarcerazione dei due italiani, senza tuttavia comunicare le motivazioni di tale decisione.[3].

Il processo

Il 21 maggio parte il processo, dove in pochi minuti vengono formalizzate l’accusa, cioè di omicidio, e la difesa. In questa occasione appare per la prima volta l’ambasciatore italiano in India[4]. L’udienza successiva viene rimandata più e più volte, per ferie del giudice, per sciopero del pm, per motivi religiosi. Nella seduta del 7 luglio viene dichiarato dai dipendenti dell’hotel: Francesco Montis stava già male quando era tornato in hotel, era evidente. Quindi ancora dopo alcuni rinvii, oltre che alle negazione della scarcerazione sotto cauzione. Nell’udienza successiva, uno dei test dell’accusa, il manager dell’albergo si contraddice più volte[5], arrivando a ritrattare quanto dichiarato in precedenza, che gli era stato riferito dalla polizia, mentre lui personalmente non aveva nemmeno visto Montis [6]. Dopo vari rinvii interviene la Corte Suprema[7]. che pur negando la libertà su cauzione, obbliga:

  1. Di concludere il processo entro tempi ragionevoli poiché entrambi gli imputati sono stranieri;
  1. Di condurre il processo giorno per giorno così da poterlo concludere entro tre mesi a partire dalla data odierna, il 29 settembre 2010;
  1. Di non permettere alcun aggiornamento delle udienze se non per motivi eccezionali.

Su questa spinta, in poco tempo vengono fatte varie udienze, dove si denota una contraddizione tra quanto dichiarato nella fase istruttoria e quanto invece dichiarato in aula dai test dell’accusa. Sotto la stessa linea precedente si ha l’interrogatorio del tassista, quindi di alcuni poliziotti, i quali non sempre confermano quello dichiarato in precedenza. Dopo alcuni rinvii il 13 luglio si ha l’interrogatorio chiave, quello del medico che ha fatto l’autopsia[8], che conferma quanto dichiarato in precedenza: la morte è avvenuta per strangolamento. Il medico verrà interrogato più volte, dopo viene chiamato a testimoniare il commissario che ha accusato i due ragazzi, ma dopo molti rinvii o assenza ingiustificata del commissario (che viene anche sanzionato per questo). Solo il 7 maggio 2011 si ha la fine degli interrogatori dell’accusa. Quindi il processo passa alla requisitoria dell’accusa e della difesa. La situazione sembra finire per il meglio, difatti la difesa ha messo in luce i punti deboli dell’accusa, inoltre sia il medico che il poliziotto che altri, sono caduti più volte in contraddizione, l’avvocato dei due giovani chiede la scarcerazione immediata. Il 23 luglio arriva la sentenza: ergastolo per i due italiani. [9]. A questo punto il PM sentendo la sentenza di colpevolezza dei due chiede la pena di morte, che però il giudice nega.

I due, che si continuano a dichiarare innocenti, decidono di ricorrere in appello, l’approvazione viene data il 29 agosto[10]. La richiesta per la scarcerazione su cauzione doveva essere approvata per settembre, ma vengono fatti ancora molti rinvii.[11]

Le anomalie

La sentenza

Il passaggio chiave, dove il giudice cade palesemente in contraddizione, nella sentenza di condanna è a pagina 73 dove appare scritto:

« Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove. Tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita[12]»

La malattia

Come testimoniato in aula dai camerieri, il giorno del loro rientro in albergo, era evidente che Montis non stava bene. La famiglia di Francesco Montis afferma che il figlio soffriva di salute da tempo, una tosse persistente. La madre del giovane è intervenuta più volte in difesa degli amici del figlio dichiarando che non ha mai pensato, né creduto possibile, la morte per omicidio.[13]

Il medico

Il medico che ha fatto l’autopsia è un medico oculista. Analizzando la relazione dell’autopsia, si evince immediatamente che sul cadavere sono state trovati dei morsi di animale. Nella relazione appare scritto che è stata trovato un ematoma nel cervello, esattamente un ematoma subaracnoideo, che da solo potrebbe essere stata la causa della morte. Il Prof. Riccardo Zoia, ordinario di medicina legale all’università di Milano, interpellato per avere un parere afferma che questo certificato non basta per dare la cause della morte, sicuramente non sufficiente per poter dichiarare morte per strangolamento, pone anche dei dubbi sul fatto che l’autopsia sia stata fatta da un medico oculista; legalmente, questa analisi che è la prova cardine per capire le cause della morte, da sola non è sufficiente per dire che si tratta di strangolamento, sempre secondo il parere dell’esperto.[12]

Compagni di viaggio

Nel viaggio in India assieme ai tre ragazzi erano presenti alcuni amici, che hanno dichiarato come tra Tomaso ed Elisabetta non ci sia mai stato nessun rapporto sentimentale, nemmeno attrazione fisica, ritenendo assurdo il movente passionale proposto dall’accusa per giustificare la morte di Montis.

I ritardi

Gli innumerevoli rinvii delle udienze, che hanno fatto ritardare di quasi un anno la sentenza che la Alta Corte aveva obbligato avvenisse entro Novembre 2010, pone dei buoni dubbi sull’effettivo buon operato da parte del tribunale.

Articoli correlati

  • «Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni» – Wikinotizie, 2 febbraio 2015

Fonti

Note

  1. L’Unione Sarda, fonte cit.
  2. La Stampa, 1º aprile 2010, fonte cit.
  3. IVG.it, 14 maggio 2010, fonte cit.
  4. IVG.it, 21 maggio 2010, fonte cit.
  5. IVG.it, 28 luglio 2010, fonte cit.
  6. IVG.it, 4 settembre 2010, fonte cit.
  7. IVG.it, 2 novembre 2010, fonte cit.
  8. IVG.it, 13 dicembre 2010, fonte cit.
  9. Corriere della Sera, fonte cit.
  10. IVG.it, 29 agosto 2011, fonte cit.
  11. La Stampa, 21 novembre 2011, fonte cit.
  12. 12,0 12,1 Le Iene, fonte cit.
  13. IVG.it, 2 aprile 2010, fonte cit.

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January 9, 2011

Accusata di essersi messa alla guida in stato di ebrezza con i suoi due bambini: non va in carcere perché madre

Accusata di essersi messa alla guida in stato di ebrezza con i suoi due bambini: non va in carcere perché madre

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Hartlepool, sabato 9 gennaio 2011

«Se fosse stata un uomo l’avrei mandata in carcere, ma nel suo caso se la spedisco in detenzione i suoi bambini sarebbero allontanati da lei». Così si è espresso un giudice nel condannare una donna colpevole di essersi messa alla guida di un’auto con i suoi due figli piccoli in condizioni di ubriachezza e di aver prodotto un incidente. La 25enne era quasi tre volte oltre il limite previsto dalla legge quando le è stato fatto l’alcool-test dalla polizia di Hartlepool, e non era provvista della patente.

La donna, che non può essere nominata per motivi legali, è stata condannata a 12 mesi di detenzione, ma la pena è stata sospesa. In sostituzione, il magistrato ha imposto un periodo di supervisione di due anni. L’amica che era con lei in auto, proprietaria del veicolo, è stata invece condannata ad un periodo di supervisione di un anno per abbandono di minore: aveva infatti lasciato a casa la figlia quando ha deciso di andarsi ad ubriacare con la 25enne a casa di un altro amico.


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September 17, 2010

L\’ex senatore Di Girolamo patteggia: in arrivo una pena di cinque anni

L’ex senatore Di Girolamo patteggia: in arrivo una pena di cinque anni

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Roma, venerdì 17 settembre 2010
Nicola Di Girolamo, l’ex senatore del Popolo della Libertà in carcere dal 3 marzo con diverse accuse a suo carico, tra cui quella di riciclaggio, ha patteggiato oggi una pena di cinque anni di reclusione; dovrà inoltre restituire quasi cinque milioni di euro, i proventi stimati dall’attività di riciclaggio.

Secondo gli inquirenti, Di Girolamo sarebbe stato uno dei componenti dell’associazione criminale che tra il 2003 e il 2007 avrebbe riciclato ben due miliardi di euro, nonché violato la legge elettorale tramite scambio aggravato dal metodo mafioso: l’elezione al collegio Europa – una delle quattro ripartizioni della “circoscrizione estero” – che alle politiche del 2008 lo portò sui banchi del Senato sarebbe infatti arrivata grazie ai brogli di una famiglia di ‘ndranghetisti di Isola Capo Rizzuto, gli Arena.

In accordo con Carlo Taormina e Pierpaolo Dell’Anno, difensori dell’ex parlamentare, la Procura della Repubblica di Roma ha presentato al giudice un’istanza di patteggiamento concordato: cinque anni di reclusione, nonché la restituzione di quattro milioni e 700 mila euro attraverso fondi in Italia ed all’estero e tramite beni immobili. È atteso il pronunciamento.

Nel pomeriggio il gip Maria Luisa Paolicelli ha intanto concesso gli arresti domiciliari, dopo aver preso atto del parere favorevole del pool di magistrati a cui fa capo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Di Girolamo ha già lasciato il carcere di Rebibbia.


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June 29, 2010

Mafia: condanna di sette anni per il senatore Marcello Dell\’Utri

Mafia: condanna di sette anni per il senatore Marcello Dell’Utri

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Palermo, martedì 29 giugno 2010

Marcello Dell’Utri è senatore della Repubblica dal 2001

Questa mattina la seconda sezione della Corte d’appello di Palermo ha condannato a sette anni di reclusione il senatore del Popolo della Libertà Marcello Dell’Utri, colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, e ha così modificato la sentenza del giudizio di primo grado, nove anni di pena.

Il collegio della Corte d’appello è rimasto in camera di consiglio per sei giorni, proclamando oggi la nuova condanna. Sono stati contestati i fatti relativi al periodo precedente al 1992, ovvero gli stretti rapporti intrattenuti con le organizzazioni mafiose di Stefano Bontade, Totò Riina e Bernardo Provenzano sino alla stagione delle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Dell’Utri è stato invece assolto per quanto riguarda le condotte subito successive al 1992, ovvero quelle legate al presunto “patto” tra lo Stato e la mafia e alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, perché «il fatto non sussiste». La corte ha inoltre dichiarato di non aver proceduto nei confronti dell’altro imputato del 2004, Gaetano Cinà, considerato l’intermediario fra Dell’Utri e l’organizzazione mafiosa, essendo questi deceduto nel 2006.

La sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Palermo l’11 dicembre 2004 dopo ben tredici giorni di seduta e riformata oggi dopo quasi sei anni, aveva stabilito una pena di nove anni di reclusione per il senatore, unitamente a due anni di libertà vigilata, interdizione perpetua dai pubblici uffici e risarcimento danni alle parti civili.

Dell’Utri non era presente alla lettura della nuova condanna; rimasto a Milano per una conferenza stampa, ha commentato: «È una sentenza pilatesca, hanno dato un contentino alla procura palermitana e una grossa soddisfazione all’imputato, perché hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi». Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha invece commentato: «Mi sorprende il fatto che Dell’Utri esprima soddisfazione per una condanna a 7 anni per un reato gravissimo, mi preoccupa che si parli di una realtà rovesciata».

Articoli correlati

  • «Confermata condanna a Dell’Utri e Vincenzo Virga per tentata estorsione» – Wikinotizie, 15 maggio 2007


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