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September 5, 2012

Berlusconi interrogato per tre ore dal pm Messineo su Dell\’Utri

Berlusconi interrogato per tre ore dal pm Messineo su Dell’Utri

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mercoledì 5 settembre 2012

Silvio Berlusconi

Reduce dall’infortunio del 31 agosto, occorsogli durante lo jogging giornaliero a Villa Certosa, e rientrato da pochissimi giorni dalle sue vacanze in Sardegna, Silvio Berlusconi è stato oggi sottoposto a interrogatorio da parte del procuratore capo di Palermo, dott. Francesco Messineo, e del procuratore aggiunto, dott. Antonio Ingroia, e del pubblico ministero Lia Sava.

Il colloquio è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta che la Procura siciliana sta conducendo da tempo sulla presunta estorsione che l’uomo politico Marcello Dell’Utri, avrebbe intentato ai danni di Silvio Berlusconi, amico personale di lunga data e suo compagno di cordata all’epoca della discesa in campo. L’incontro si è svolto a Roma, nella caserma della Guardia di Finanza di via dell’Olmata, dove Berlusconi è entrato alle 15:30 per uscirne alle 19. Al colloquio con i due pm Berlusconi ha partecipato in veste di parte lesa e testimone, dal momento che, nell’indagine che coinvolge Dell’Utri, il Cavaliere non riveste la figura di indagato.

Pur non indagato, l’ex Presidente del Consiglio si è avvalso dell’assistenza di entrambi i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. Al termine dell’incontro Silvio Berlusconi è tornato a Palazzo Grazioli, per una riunione del suo partito, incentrata su vari argomenti tra cui il nodo politico del rinnovo della legge elettorale.


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August 24, 2012

Niccolò Ghedini smentisce Sabina Began: «Non è incinta di Silvio Berlusconi»

Niccolò Ghedini smentisce Sabina Began: «Non è incinta di Silvio Berlusconi»

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venerdì 24 agosto 2012

Silvio Berlusconi, nel 2010

Un barlume di luce sembrava essersi acceso nel grigiore della prima estate italiana senza Silvio Berlusconi, e non si trattava certo del chiarore in fondo al tunnel che giurano di intravvedere Mario Monti e Corrado Passera. Defilatosi, infatti, il Cavaliere dalle scene politiche e mediatiche, è rimasto stavolta coinvolto in un caso di gossip sul piano personale.

L’annuncio della Began[]

L’avvenente e ambiziosa bosniaca Sabina Began, soprannominata l’Ape regina, colei era arrivata a rivendicare una sorta di diritto d’autore sull’invenzione del Bunga bunga e che, per amore di Berlusconi si vantava di aver rinunciato nientemeno che ai favori sentimentali del sex symbol mondiale George Clooney, ha lasciato intravvedere che è possibile una reviviscenza di quel magico intreccio tra potere e sesso che aveva scandito le fasi politiche più appassionanti della Seconda Repubblica per poi eclissarsi con l’avvento del Governo Monti.

L’annuncio è di quelli che farebbero ben sperare: «Sì, sono in stato interessante e sono andata solo con lui», aveva detto, sbandierando, così, ai quattro venti, il suo intimo status ginecologico, seppure espresso in quella bizzarra forma implicita di sillogismo mutilo, la cui la conclusione è affidata ai lettori, come in un gioco enigmistico estivo. Ma il tenore della conclusione, a rigor di logica, rimane inequivocabile, senza lasciare spazio a dubbi.

La notizia, subito rimbalzata su Dagospia e sul Fatto Quotidiano, ha poi trovato proprio su quelle testate autorevoli conferme da parte dell’interessata, arricchendosi di inediti dettagli. La donna, contattata dai redattori del Fatto Quotidiano, ha fornito ai lettori notizie poco rassicuranti sullo stato psicologico dell’ex-premier, da lei dipinto come un uomo ferito e “spiritualmente superiore”, e forse proprio per questo condannato a uno stato di profonda sofferenza, di depressione e delusione, arrovellato dal disgusto interiore per il comportamento di Nicole Minetti e della folta schiera di “olgettine”.

La doccia fredda di Ghedini[]

La voce ha raggiunto presto i piani alti del Palazzo. A spegnere subito la speranza è stata la doccia fredda contenuta nelle parole di Niccolò Ghedini, costretto, per una volta, ad abbandonare codicilli e leggi ad personam, per dedicarsi ad argomenti andrologici: il solerte avvocato si è affrettato subito a smentire la responsabilità del suo assistito nel determinare lo stato interessante dell’attrice germanico-bosniaca.

L’intera faccenda delle rivelazioni dell’attrice viene derubricata da Ghedini a boutade agostana, una serie di note di colore giornalistiche, ironiche e totalmente irreali, insomma, quello che suole chiamarsi una bufala data in pasto al gossip del pubblico estivo.

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  • Dramma umano in casa Began: “Ho perso il figlio che aspettavo da Silvio Berlusconi”, 26 agosto 2012


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July 7, 2008

Intercettazioni Berlusconi-Saccà, inchiesta spostata a Roma

Intercettazioni Berlusconi-Saccà, inchiesta spostata a Roma

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lunedì 7 luglio 2008

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Il Giudice per le indagini preliminari di Napoli Luigi Giordano ha trasferito l’inchiesta riguardante le telefonate tra il premier Silvio Berlusconi e il direttore generale di Rai fiction Agostino Saccà nella capitale. Le intercettazioni consistevano in alcune raccomandazioni del Cavaliere a Saccà di alcune attrici.

Giordano ha affermato che era in atto una «incompetenza territoriale» degli organi giudiziari napoletani, approvando la richiesta dei legali di Berlusconi Nicolò Ghedini e Michele Cerabona. Sarà compito del giudice di Roma decidere se richiedere alle camere il permesso di usare i testi delle telefonate, sulle quali Vincenzo Piscitelli ha fissato l’accusa di corruzione al Presidente del Consiglio in concorso al dg di Rai fiction.

Esprime «soddisfazione» l’avvocato e deputato del PdL Ghedini per la decisione. «Abbiamo portato prove documentarie e testimoniali inoppugnabili in base alle quali è stato correttamente deciso di trasferire il procedimento a Roma, – conclude – dove si sono svolte le telefonate intercettate».


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June 16, 2008

Proteste dei giornalisti contro il decreto sulle intercettazioni

Proteste dei giornalisti contro il decreto sulle intercettazioni

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lunedì 16 giugno 2008

Numerosi giornalisti hanno risposto all’articolo di Marco Travaglio uscito ieri su l’Unità, che ha paventato l’avvento di un regime che porti ad imbavagliare la libertà di stampa oltre che d’indagine da parte dei giudici.

Travaglio ha ricordato in apertura dell’articolo le parole di Giovanni Sartori: «Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno».

Poi ha elencato i danni che per la libertà d’espressione e di cronaca farà quello che chiama il ‘ddl Berlusconi-Niccolò Ghedini-Angelino Alfano sulle intercettazioni’, come l’arresto da 1 a 3 anni, non in alternativa ma in unione ad un’ammenda fino a 1.032 euro per articolo pubblicato. Inoltre i giornalisti, una volta che vengono messi sotto accusa, sono sospesi per tre mesi dalla professione tramite avviso della Procura all’Ordine dei giornalisti, indipendentemente dagli esiti del procedimento penale. Insomma, dice Travaglio che ‘chi scrive 4 articoli non lavora per un anno’. Inoltre la società editoriale rischia ammende fino a 400.000 euro e questo ‘disincentiva’ la pubblicazione di materiale, che secondo Travaglio potrebbe essere autorizzato solo per danneggiare i concorrenti oppure mantenuto come ricatto verso i protagonisti. In ogni caso Travaglio ha annunciato che farà disobbedienza civile, pubblicando tutto il materiale che ha e se finirà in prigione si appellerà alla Consulta e alla Corte Europea. Augurandosi che non resterà un caso isolato tra gli altri giornalisti e cronisti italiani.

Nello stesso giorno sono arrivate dichiarazioni importanti da parte di Articolo 21 e dalla Federazione Giornalisti Europea. Quest’ultima, riunita a Berlino, ha votato all’unanimità un documento di condanna verso la stretta sulle intercettazioni voluta dal governo italiano. Nel testo compare l’affermazione: «L’assemblea annuale della Federazione europea dei giornalisti condanna il progetto di legge del governo italiano che, con la scusa della privacy, vuole stabile sanzioni penali … Questa è un’iniziativa – prosegue il documento – che mette il bavaglio ai giornalisti e impedisce ai cittadini di essere informati su temi d’interesse pubblico compresi nelle inchieste giudiziaria». Denuncia inoltre che questo modo di procedere ‘è contrario ai principi universali dei diritti dei media’.

L’Articolo 21, tramite l’avv. Domenico D’Amati parla invece di ‘Guantanamo’ italiana: «Non è difficile prevedere che se il disegno di legge sulle intercettazioni sarà approvato dalle Camere e se la legge approvata sarà promulgata dal Presidente della Repubblica, Berlusconi avrà il suo caso Guantanamo davanti alla Corte Costituzionale» parlando dell’obbligatorietà dell’azione penale per i magistrati perché: «un’altra ragione che potrà portare la legge sulle intercettazioni davanti alla Corte Costituzionale è che essa si presenta come attentato all’autonomia della magistratura. Per l’art. 112 della Costituzione, il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. Questa norma sarebbe svuotata del suo contenuto, se il Pubblico Ministero fosse privato della possibilità di ricorrere, in caso di necessità, allo strumento delle intercettazioni».

Giuseppe Giulietti invece afferma che: «La proposta presentata, dal ministro Alfano in materia di intercettazioni, per quanto riguarda il diritto di cronaca è letteralmente irricevibile»

Numerosi giornalisti hanno esposto la loro opinione al riguardo: Peter Gomez, Gianni Barbaceto, Enrico Fierro, Oliviero Beha. Gomez parla di ‘disobbedienza civile’, come già ha fatto Travaglio, come unica risposta possibile alla situazione che si verrebbe a creare con il ddl; Barbaceto, di Annozero, parla di legge-bavaglio ed obiezione di coscienza; Beha parla invece di ‘golpe bianco’ a cui opporsi. Furio Colombo si chiede anche quale sia la ragione della blanda risposta del Pd alle azioni del governo Berlusconi, che in buona sostanza sono a suo avviso urgenti e irrinunciabili. Ha poi ricordato altre parole di Sartori: «La Carta della prima Repubblica non è stata abolita perché non c´è più bisogno di rifarla. La si può svuotare dall´interno. Basta paralizzare la magistratura. Alla fine il potere politico comanda da solo», la pesante accusa di Stefano Rodotà: «Siamo di fronte a un fenomeno che l´Italia ha conosciuto in altri decenni: le leggi speciali». Alla sua constatazione sull’inattività del Pd: Speriamo che il Partito Democratico si renda conto che questa è la sua battaglia, pena la caduta in un vuoto senza storia, fanno compagnia le parole di Eugenio Scalfari: «Attenti al risveglio. Può essere durissimo. Può essere il risveglio di un Paese senza democrazia».


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