Wiki Actu it

July 7, 2014

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l\’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

lunedì 7 luglio 2014

Il Santuario Maria SS. delle Grazie nella frazione Tresilico di Oppido Mamertina

Le forti parole e la chiara scomunica agli , pronunciate da Papa Francesco a Cassano all’Ionio sono rimaste inascoltate. È accaduto mercoledì 2 luglio a Tresilico, una frazione di Oppido Mamertina, millenaria città episcopale sede della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in provincia di Reggio Calabria.

Durante la processione della statua di Maria Santissima delle Grazie, la stessa è stata fatta sostare in prossimità dell’abitazione di colui che viene ritenuto essere il capo di una nota famiglia di ‘ndrangheta, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, e ritenuto uno dei principali protagonisti della cruenta faida tra le cosche della ‘ndrangheta di Oppido Mamertina verificatasi negli anni ’90, che ha sterminato persino donne e bambini e che ha lasciato sul selciato quasi un centinaio di morti ammazzati. Uno di questi morti venne dato vivo in pasto ai maiali.

Il maresciallo dei carabinieri, comandante della locale stazione, resosi immediatamente conto della gravità di quanto stava avvenendo, ha lasciato la processione in segno di protesta. Le autorità civili e religiose presenti hanno continuato a seguire la processione.


Fonti[]

Collegamenti esterni[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

September 2, 2012

Mattanza di Rizziconi. Trovato il colpevole, è incensurato

Mattanza di Rizziconi. Trovato il colpevole, è incensurato

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 2 settembre 2012

Uliveto nella Piana di Gioia Tauro

Avrebbe già un nome e cognome l’autore del triplice omicidio che, nella notte tra il 28 e il 29 agosto aveva insanguinato Rizziconi, informe agglomerato agricolo del Circondario di Palmi, nella provincia di Reggio Calabria, causando la morte di Remo Borgese, di 48 anni, e dei suoi figli, Antonio e Francesco, rispettivamente di 27 e 21 anni. Nella strage era rimasto ferito Antonino Borgese, di 29 anni, cugino dei due fratelli.

Nonostante Rizziconi, al pari di altri abitati della Piana di Gioia Tauro, sia ben noto per le infiltrazioni mafiose che ne permeano il tessuto sociale e amministrativo, per una volta la ‘ndrangheta non c’entra nulla. Non un feroce regolamento di conti tra cosche, ma l’epilogo tragico di una violenza privata che scaturisce dall’asprezza de rapporti umani, una disperata ritorsione scatenata da un alterco dovuto a futili motivi.

Presunto autore della strage è Francesco Ascone, 36 anni, costituitosi nel pomeriggio di ieri davanti ai poliziotti che da quattro giorni gli davano la caccia, dopo averlo individuato quale principale sospettato. Alla Polizia, Ascone avrebbe confessato l’esecuzione del triplice omicidio, fornendo, però, una sua particolare versione dei fatti. A quanto si è appreso, quel giorno aveva avuto un banale litigio con Francesco Borgese.

I quattro uomini si erano poi rivisti per quello che doveva essere un chiarimento, al quale, però, Ascone si è presentato armato di una calibro 9×21. A un certo punto, qualcosa deve aver fatto degenerare il chiarimento e fatto scattare la follia omicida del killer, portandolo all’esplosione di una decina di colpi.

Incalzato dagli inquirenti, l’uomo ha cercato di attenuare la sua posizione affermando che il suo gesto omicida sarebbe stato una reazione di difesa dopo essere stato colpito all’addome da un colpo partito dal fucile di uno dei tre parenti. Allo stato attuale, il fucile non è stato trovato, ma gli inquirenti stanno procedendo agli opportuni riscontri, per far luce su eventuali responsabilità di altri, e per verificare la versione fornita da Ascone.


Articoli correlati[]

Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

September 1, 2012

Ancora agguati mortali in Calabria. Un fornaio ucciso a pallettoni a Seminara

Ancora agguati mortali in Calabria. Un fornaio ucciso a pallettoni a Seminara

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

sabato 1 settembre 2012

Il borgo di Seminara

Tornano a far parlare di sé la Calabria e la Piana di Gioia Tauro, e ancora una volta per eventi che si guadagnano spazio tra le pagine della cronaca nera nazionale, ad appena due giorni dall’efferato triplice omicidio che, martedì 28 agosto, ha insanguinato Rizziconi, paesone agricolo nella Piana di Gioia Tauro.

L’agguato nella piazza principale[]

La piazza che è stata teatro dell’omicidio, illuminata per la sera

Teatro del crimine è, stavolta, Seminara, piccolo borgo agricolo della provincia di Reggio di meno di tremila abitanti, nel Circondario di Palmi, vicinissimo e confinante con il comune di Rizziconi, finito sotto i riflettori per la strage di martedì scorso.

A cadere sotto i colpi omicidi di un’arma da fuoco è un uomo di 65 anni, Aldo Giuseppe Ciappina, chiamato da tutti “Pino”, di professione panettiere, incensurato. Ad attendere il fornaio, venerdì sera, vi era uno o più killer armati di un grosso fucile. Ciappina è stato freddato nella piazza principale del paese, poco dopo le 20.00, mentre camminava tra la gente, forse per tornare alla propria abitazione, che si trovava vicinissima al luogo del crimine.

Fatali gli sono stati i tre colpi caricati a pallettoni, con cui l’assassino lo ha falciato senza lasciar scampo. Immediato è stato anche l’intervento dei carabinieri, che si trovavano casualmente nei pressi della piazza per un pattugliamento mobile e hanno così potuto udire distintamente i tre colpi. Quando, però, le forze dell’ordine sono giunte sul posto, hanno trovato solo l’uomo riverso per terra, mentre l’omicida aveva già fatto in tempo a dileguarsi. Immediato è stato anche l’intervento del magistrato di turno, chiamato sul posto dalla procura di Palmi.

Indagini[]

Le indagini, iniziate subito, non privilegiano alcuna pista, dalla Ndrangheta alle vicende personali, tenuto conto anche del fatto che la vittima ha un profilo incensurato. Allo studio le circostanze dell’agguato e la dinamica dell’omicidio, un lavoro che ha trovato subito un ostacolo nel consueto clima di omertà che avvolge i rapporti sociali e che si fa più fitto proprio in occasione di eventi criminosi, rendendo arduo ottenere testimonianze oculari perfino quando l’evento, come in questo caso, è avvenuto in luogo centralissimo e frequentato e in ora non tarda: gli inquirenti, infatti, hanno sùbito iniziato a interrogare un buon numero di persone, nella speranza di ricavarne informazioni utili, ma finora senza nessun risultato. Nessuna delle persone sentite è stata in grado di riferire alcunché.

Le speranze si appuntano allora sugli elementi oggettivi che potrebbero emergere dai rilievi compiuti della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri, al lavoro nella piazza. Dovrà essere chiarito, ad esempio, se ad agire sia stata una sola persona, o più d’una. Altri elementi, si spera, potrebbero emergere dall’escussione degli stessi familiari della vittima, se questi saranno in grado di vincere l’omertà convincendosi a fornire informazioni sui rapporti intrattenuti dal Ciappina, e sull’esistenza di eventuali contrasti o di altri elementi che in grado di rivelarsi significativi per il progresso delle indagini.


Articoli correlati[]

Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

August 29, 2012

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 29 agosto 2012

Panorama della Piana di Gioia Tauro

Una scena da far west si è materializzata la notte scorsa a Rizziconi, agglomerato agricolo del Circondario di Palmi, nella provincia di Reggio Calabria, cresciuto in maniera caotica e disorganica per l’assenza di ogni pianificazione urbanistica, già tristemente noto alle cronache, al pari di altri abitati della Piana di Gioia Tauro, per le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali.

Nella piazzetta prospiciente la scuola elementare, accasciati nel sangue, stavano i corpi di tre uomini, un padre e i suoi due figli: Reno Borgese, di 48 anni, e Antonio e Francesco Borgese, di 27 e 21 anni, ammazzati da sei colpi di una calibro 9.

Ignoto il movente della carneficina. A indagare sul caso è la squadra mobile di Reggio e il commissariato di Gioia Tauro. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche se, in questo caso, il profilo delle vittime, a lor dire, non sembra far propendere per la pista, apparentemente privilegiata, di una faida interna alla ‘ndrangheta, la cui rete criminale tiene in scacco l’intera zona.

Le vittime della sparatoria erano tutte incensurate e, almeno apparentemente, dedite a un’attività onesta: sembra, infatti, che si guadagnassero da vivere con la conduzione di una piccola autofficina nel paese. Potrebbe trattarsi quindi di un regolamento di conti per lo strascico di qualche faccenda privata, motivi di denaro o di interessi, o del tragico epilogo di qualche vicenda passionale.

Rimane anche da chiarire la dinamica del triplice omicidio, se questo, ad esempio, sia avvenuto in maniera premeditata o sia deflagrato al culmine di una lite. Un compito non facile per gli investigatori, che si troveranno di fronte il consueto ostacolo costituito dalla rete di rapporti omertosi.


Articoli correlati[]

Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

January 10, 2009

Calabria: primo processo pubblico ad estorsori di pizzo

Calabria: primo processo pubblico ad estorsori di pizzo

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

sabato 10 gennaio 2009

Calabria

Per la prima volta in Calabria un imprenditore si è opposto pubblicamente al pagamento del pizzo citando in tribunale i suoi estorsori. È successo a Lamezia Terme, Catanzaro, dove Rocco Mangiardi, 53 anni, si era rifiutato di pagare i 1.200 € mensili «da destinare a zio Pasquale».

Alla domanda del pubblico ministero «Chi è zio Pasquale?» la risposta è «Pasquale Giampà» «È presente in quest’aula?» e il testimone indica un uomo, scortato dai suoi avvocati, «Sì, è lui».

La parte offesa racconta la sua storia, di come al suo primo rifiuto gli venne proposto un incontro con il boss: «Un giorno mi convocò nel suo ufficio, mi fece entrare in una stanza dove c’era Pasquale Giampà e disse che dovevamo uscire solo dopo aver trovato l’accordo». Ma all’accordo non si arrivò: «Giampà era arrabbiato perché avevo cercato altre persone, mi disse che quando lo seppe voleva bruciarmi il magazzino, e che se volevo la protezione di altri dovevo trasferirmi nella loro zona. Io replicai che volevo solo attenuare il danno, e proposi 250 euro al mese. Lui rispose che non chiedeva l’elemosina, e che in via del Progresso pagavano tutti, dalla A alla Z».

Rocco Magnardi in un primo tempo, per paura, voleva evitare la denuncia in questura, ma solo dopo esser stato intercettato dalla forze dell’ordine, e non potendo più negare di essere sottoposto ad estorsione, ha deciso di presentare la denuncia in tribunale.

«Io non voglio pagare gente che non lavora per me, e che so che userà i miei soldi per comprare proiettili, bombe e benzina. Preferisco assumere un padre di famiglia, ma subire un’estorsione no»

Il leader delle associazioni antiracket Tano Grasso: «Il nostro auspicio è che altri imprenditori seguano il suo esempio ed escano allo scoperto, com’è successo in Sicilia».


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

June 5, 2008

Guardia di Finanza di Reggio Calabria scopre tre falsi non vedenti con la patente

Guardia di Finanza di Reggio Calabria scopre tre falsi non vedenti con la patente

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

giovedì 5 giugno 2008

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con una serie di pedinamenti e filmati ripresi di nascosto, ha smascherato tre falsi non vedenti. I tre, G.D., T.A. e M.D., che percepivano un’indennità di invalidità totale, sono stati denunciati per truffa ai danni dello Stato; secondo quanto scoperto dagli agenti, nonostante una certificazione di cecità assoluta, circolavano in totale autonomia per le vie della città, anche al volante di autovetture.

In particolare, uno dei tre è stato sorpreso mentre accompagnava, come di consueto e senza alcuna limitazione, i nipoti a scuola; un altro è risultato in possesso della patente di guida, rinnovata regolarmente; il terzo ha precedenti penali per pascolo abusivo.

La truffa è stata scoperta durante accertamenti negli ambiti delle prestazioni sociali e delle erogazioni di indennità di accompagnamento. Immediato il sequestro e il blocco delle erogazioni delle pensioni da parte del GIP del Tribunale di Reggio Calabria.

Denunciato anche un membro della Commissione medica invalidi di Reggio Calabria – che aveva riconosciuto la loro inabilità – raggiunto da un avviso di garanzia. Questi, avrebbe falsificato certificati medici della Divisione Oculistica dell’Ospedale Reggio Calabria e di altri sanitari, all’oscuro di quanto avvenuto, esprimendo poi in commissione falsi giudizi sullo stato visivo dei tre soggetti. Il danno nei confronti dello Stato è stimato intorno ai 200 000 euro.

Sono in corso ulteriori indagini per il recupero delle somme già erogate e l’individuazione di eventuali altri soggetti che avrebbero percepito indennità illegali.


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

June 4, 2008

In manette Carlo Astorino, presidente del Castrovillari Calcio

In manette Carlo Astorino, presidente del Castrovillari Calcio

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

mercoledì 4 giugno 2008

È stato arrestato questa mattina Carlo Astorino, 53 anni, titolare di una fabbrica di latticini a Frascineto e presidente del Castrovillari Calcio, club che milita in Serie D. L’accusa è di estorsione nei confronti di un suo calciatore. Con lui, sono stati tratti in arresto dagli agenti del commissariato di Castrovillari due suoi dipendenti, Daniele Valzano, di 39 anni, e Vincenzo Selvaggi, di 34 anni. I tre ora si trovano agli arresti domiciliari.

L’ordinanza di custodia cautelare è partita dal GIP del Tribunale di Castrovillari Annamaria Grimaldi, su richiesta del pubblico ministero Francesco Pellecchia. Le indagini sono partite su denucia del giocatore taglieggiato. Il 18 maggio scorso, alla fine dell’incontro dei play out Castrovillari – Casertana, finito 1 a 1, il presidente Astorino, furioso, scese negli spogliatoi e si scagliò contro i suoi giocatori, e in particolare con Fabio Simonetti, attaccante, espulso per proteste dall’arbitro durante il match.

Secondo le indagini, Astorino pretese dal giovane la restituzione di parte del suo ingaggio, 7 000 euro circa, come risarcimento per il risultato deludente. Spalleggiato da Valzano e Selvaggi, avrebbe sottratto al giovane con la forza le chiavi della sua BMW, esigendo in cambio dell’automobile la somma richiesta. Il calciatore, recatosi qualche giorno dopo con il padre e con una parte dei soldi nello stabilimento di Astorino, avrebbe riavuto indietro l’auto ritrovandola piuttosto danneggiata; da qui, la denuncia dell’accaduto al commissariato.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

June 1, 2008

Agente carceraria arrestata per detenzione di stupefacenti si suicida in cella

Agente carceraria arrestata per detenzione di stupefacenti si suicida in cella

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 1 giugno 2008

Nella giornata di ieri, Fabrizia Germanese, di 44 anni, agente del Corpo di Polizia Penitenziaria del carcere di Cosenza, si è suicidata nella sua cella del carcere di Castrovillari. Originaria di Malito, la donna era stata arrestata tre giorni fa dalla squadra mobile della Questura di Cosenza per detenzione di droga.

I suoi frequenti spostamenti in auto nella provincia, effettuati anche nottetempo, avevano insospettito gli uomini della Polizia; da alcuni giorni era stata quindi avviata una sorveglianza a distanza. L’arresto è scattato nella notte di giovedì 29 maggio, nei pressi della sua abitazione a Cosenza; fermata la donna per un controllo, mentre era alla guida della sua Audi, un forte odore di benzina ha convinto gli agenti a condurla in Questura per accertamenti. Perquisendo l’auto della Germanese, la Polizia Scientifica ha rinvenuto un secondo vano ricavato all’interno del serbatoio, nel quale sono state rilevate tracce di droga: sarebbe stato utilizzato per il trasporto di sostanze stupefacenti.

Perquisendo quindi la sua abitazione, gli agenti hanno ritrovato in una borsa da viaggio 9 chili circa di eroina, 17 panetti da 500 grammi ciascuno; si tratta del più grande quantitativo di eroina che la Polizia di Stato abbia mai sequestrato a Cosenza. Una volta analizzata, l’eroina è risultata di purezza molto elevata. In lacrime, la donna non ha fornito spiegazioni, ed è stata condotta nel carcere di Castrovillari.

Fabrizia Germanese si è poi impiccatata, eludendo la sorveglianza a vista da parte di due agenti, disposta proprio per scongiurare gesti inconsulti. La Procura della Repubblica di Castrovillari ha già aperto un’inchiesta; sarà il pubblico ministero Baldo Pisani ad accertare eventuali responsabilità nel suicidio della Germanese da parte degli agenti della penitenziaria addetti alla sua sorveglianza. Pisani ha disposto il sequestro degli effetti personali e della cella in cui è stato ritrovato il corpo senza vita della donna, sul quale, nei prossimi giorni, sarà effettuata l’autopsia.

Restano ancora da definire i contatti della donna, il canale di rifornimento e la destinazione finale del traffico di eroina, un mercato esteso probabilmente a Cosenza e alla sua provincia. Gli investigatori escludono, però, che l’agente spacciasse all’interno del carcere di Cosenza o per conto di detenuti.

Dure le reazioni dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, ha dichiarato che il suicidio di Fabrizia Germanese rappresenta «un doppio fallimento dell’amministrazione penitenziaria». «Un tempo i vecchi comandanti si accorgevano se un agente aveva un tenore di vita superiore alle sue possibilità»; l’amministrazione, secondo Beneduci, sarebbe dovuta essere in grado di «prevedere e prevenire» l’eventuale coinvolgimento della Germanese in attività illecite, ed evitare il suicidio «nonostante l’altissima probabilità di atti inconsulti».

Beneduci aggiunge: «Sempre più spesso il personale viene lasciato in balia di se stesso. L’amministrazione è matrigna e se ne infischia. Forse un rapporto diretto con la donna avrebbe potuto evitare che l’uno e l’altro fatto si verificassero. Quanto accaduto ci addolora tantissimo». L’Osapp, inoltre, sottolinea la sua perplessità sul fatto che la donna sia stata condotta dopo l’arresto in un carcere ordinario: «Normalmente gli addetti alle forze di polizia vengono trasferiti in carcere militari proprio per evitare il contatto con la popolazione detenuta».


Fonti[]

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

April 26, 2008

Gioia Tauro: attentato ad un imprenditore calabrese, è in gravi condizioni

Gioia Tauro: attentato ad un imprenditore calabrese, è in gravi condizioni

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

sabato 26 aprile 2008

È in gravi condizioni di salute l’imprenditore di Gioia Tauro Nino Princi, vittima di un attentato ordito ai suoi danni attraverso l’introduzione di una bomba nel meccanismo di accensione della sua autovettura. L’uomo, salito sulla sua automobile, ha inserito la chiave per l’accensione ed il mezzo è esploso.

Nella fortissima deflagrazione, è andata in frantumi anche la vetrina di un vicino esercizio commerciale. Princi è stato ricoverato all’ospedale di Gioia Tauro, ma, a causa dell’aggravamento delle condizioni, ne è stato disposto il trasferimento presso il nosocomio di Reggio Calabria, nel quale si trova tuttora.

L’imprenditore, 45enne, fu proprietario, negli anni scorsi, di una rilevante quota del pacchetto azionario del Catanzaro calcio, quando la squadra giocava nel campionato cadetto.

Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.

March 23, 2008

Crotone, ucciso 37enne figlio di un boss

Crotone, ucciso 37enne figlio di un boss

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Vai a: navigazione, ricerca

domenica 23 marzo 2008

Ieri sera davanti al garage di casa è stato ucciso, a Crotone, Luca Megna, 37enne figlio del boss della ‘ndrangheta Domenico Megna, attualmente detenuto. Il giovane, a bordo di una Fiat Panda all’interno della quale viaggiavano anche la moglie e la figlia di 5 anni, è stato bloccato da ignoti che hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco. Colpito dai proiettili, Megna è morto prima dell’intervento dei sanitari. Nell’agguato è rimasta gravemente ferita la figlia della vittima, affidata alle cure dei medici dell’ospedale di Catanzaro. Non destano preoccupazione, invece, le condizioni della moglie di Megna.

La circostanza che per l’omicidio siano state utilizzate tre pistole di diverso calibro consente agli investigatori di ipotizzare che l’atto sia da ricondurre a contrasti sorti nell’ambito della criminalità organizzata calabrese.

Nessun riscontro è stato ottenuto dai controlli e dalle perquisizioni che, subito dopo l’agguato, gli uomini della Squadra mobile di Crotone hanno avviato nei confronti di pregiudicati della zona.


Fonti

This text comes from Wikinews. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the Creative Commons Attribution 2.5 licence. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikinews.
Older Posts »

Powered by WordPress