Ancora agguati mortali in Calabria. Un fornaio ucciso a pallettoni a Seminara

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sabato 1 settembre 2012

Il borgo di Seminara

Tornano a far parlare di sé la Calabria e la Piana di Gioia Tauro, e ancora una volta per eventi che si guadagnano spazio tra le pagine della cronaca nera nazionale, ad appena due giorni dall’efferato triplice omicidio che, martedì 28 agosto, ha insanguinato Rizziconi, paesone agricolo nella Piana di Gioia Tauro.

L’agguato nella piazza principale[]

La piazza che è stata teatro dell’omicidio, illuminata per la sera

Teatro del crimine è, stavolta, Seminara, piccolo borgo agricolo della provincia di Reggio di meno di tremila abitanti, nel Circondario di Palmi, vicinissimo e confinante con il comune di Rizziconi, finito sotto i riflettori per la strage di martedì scorso.

A cadere sotto i colpi omicidi di un’arma da fuoco è un uomo di 65 anni, Aldo Giuseppe Ciappina, chiamato da tutti “Pino”, di professione panettiere, incensurato. Ad attendere il fornaio, venerdì sera, vi era uno o più killer armati di un grosso fucile. Ciappina è stato freddato nella piazza principale del paese, poco dopo le 20.00, mentre camminava tra la gente, forse per tornare alla propria abitazione, che si trovava vicinissima al luogo del crimine.

Fatali gli sono stati i tre colpi caricati a pallettoni, con cui l’assassino lo ha falciato senza lasciar scampo. Immediato è stato anche l’intervento dei carabinieri, che si trovavano casualmente nei pressi della piazza per un pattugliamento mobile e hanno così potuto udire distintamente i tre colpi. Quando, però, le forze dell’ordine sono giunte sul posto, hanno trovato solo l’uomo riverso per terra, mentre l’omicida aveva già fatto in tempo a dileguarsi. Immediato è stato anche l’intervento del magistrato di turno, chiamato sul posto dalla procura di Palmi.

Indagini[]

Le indagini, iniziate subito, non privilegiano alcuna pista, dalla Ndrangheta alle vicende personali, tenuto conto anche del fatto che la vittima ha un profilo incensurato. Allo studio le circostanze dell’agguato e la dinamica dell’omicidio, un lavoro che ha trovato subito un ostacolo nel consueto clima di omertà che avvolge i rapporti sociali e che si fa più fitto proprio in occasione di eventi criminosi, rendendo arduo ottenere testimonianze oculari perfino quando l’evento, come in questo caso, è avvenuto in luogo centralissimo e frequentato e in ora non tarda: gli inquirenti, infatti, hanno sùbito iniziato a interrogare un buon numero di persone, nella speranza di ricavarne informazioni utili, ma finora senza nessun risultato. Nessuna delle persone sentite è stata in grado di riferire alcunché.

Le speranze si appuntano allora sugli elementi oggettivi che potrebbero emergere dai rilievi compiuti della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri, al lavoro nella piazza. Dovrà essere chiarito, ad esempio, se ad agire sia stata una sola persona, o più d’una. Altri elementi, si spera, potrebbero emergere dall’escussione degli stessi familiari della vittima, se questi saranno in grado di vincere l’omertà convincendosi a fornire informazioni sui rapporti intrattenuti dal Ciappina, e sull’esistenza di eventuali contrasti o di altri elementi che in grado di rivelarsi significativi per il progresso delle indagini.


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Fonti[]