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July 7, 2014

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l\’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

Oppido Mamertina: la statua della Madonna fa l’inchino al boss. Solo i carabinieri lasciano la processione

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lunedì 7 luglio 2014

Il Santuario Maria SS. delle Grazie nella frazione Tresilico di Oppido Mamertina

Le forti parole e la chiara scomunica agli , pronunciate da Papa Francesco a Cassano all’Ionio sono rimaste inascoltate. È accaduto mercoledì 2 luglio a Tresilico, una frazione di Oppido Mamertina, millenaria città episcopale sede della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in provincia di Reggio Calabria.

Durante la processione della statua di Maria Santissima delle Grazie, la stessa è stata fatta sostare in prossimità dell’abitazione di colui che viene ritenuto essere il capo di una nota famiglia di ‘ndrangheta, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, e ritenuto uno dei principali protagonisti della cruenta faida tra le cosche della ‘ndrangheta di Oppido Mamertina verificatasi negli anni ’90, che ha sterminato persino donne e bambini e che ha lasciato sul selciato quasi un centinaio di morti ammazzati. Uno di questi morti venne dato vivo in pasto ai maiali.

Il maresciallo dei carabinieri, comandante della locale stazione, resosi immediatamente conto della gravità di quanto stava avvenendo, ha lasciato la processione in segno di protesta. Le autorità civili e religiose presenti hanno continuato a seguire la processione.


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April 9, 2013

Assenteismo al Comune di Reggio Calabria: 17 dipendenti arrestati e altri 78 indagati

Assenteismo al Comune di Reggio Calabria: 17 dipendenti arrestati e altri 78 indagati

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martedì 9 aprile 2013

Palazzo San Giorgio sede del Comune di Reggio Calabria

Reggio Calabria: l’indagine denominata “Torno Subito” condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e coordinata dal Procuratore della Repubblica facente funzioni, Ottavio Sferlazza, e dal sostituto Antonella Crisafulli, ha consentito di scoprire 95 dipendenti infedeli del Comune di Reggio Calabria accusati di assenteismo e truffa ai danni del Comune. In 17 sono finiti agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura. Altri 42 saranno interrogati dal Gip avendo la Procura della Repubblica chiesto la sospensione dai pubblici uffici, mentre i restanti risultano indagati.

L’indagine prende avvio in seguito alla segnalazione, risalente al novembre del 2010, inviata alla Guardia di Finanza dall’allora Sindaco facente funzione Giuseppe Raffa che informava per iscritto il Comandante del Gruppo che “presso il Comune di Reggio Calabria ed in particolare all’interno della sede storica ubicata in Palazzo San Giorgio, si erano verificati alcuni episodi di assenteismo del personale dipendente”.

I finanzieri hanno seguito i dipendenti passo passo per un mese esatto, ossia dal 21 aprile al 21 maggio 2011. E per ognuno di loro, a seconda del numero di episodi e sulla base di un’informativa depositata a marzo scorso, è stato confezionato un capo d’imputazione specifico. Nell’informativa dei militari sono contenute relazioni di servizio sui pedinamenti, fotografie, immagini video con tanto di telecamere piazzate all’ingresso degli uffici e sulle macchinette “marca tesserino”. Ottenendo così la prova del fatto che in realtà i badge venivano “passati” da colleghi degli assenteisti. Un’operazione che avveniva a turno. Così c’era sempre qualcuno che “timbrava” per altri colleghi. A questo si aggiungeva il fatto che molti dopo aver “marcato” il tesserino tornavano a uscire senza problemi. Le telecamere all’esterno del Comune, infatti, hanno ripreso decine di autovetture che si fermavano all’ingresso per brevi soste, giusto il tempo di timbrare e ripartire.


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November 27, 2012

Rossano (Cosenza): rissa fra onoranze funebri per i corpi dei sei braccianti romeni travolti dal treno

Rossano (Cosenza): rissa fra onoranze funebri per i corpi dei sei braccianti romeni travolti dal treno

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martedì 27 novembre 2012
Rossano: a poche ore dal tragico incidente ferroviario nel quale hanno perso la vita sei lavoratori stagionali di nazionalità romena, tre donne e tre uomini, impiegati nella raccolta delle clementine e di rientro a conclusione della giornata lavorativa, una scena di sciacallaggio si è consumata alla presenza delle forze dell’ordine e sotto gli occhi stupefatti di parenti e amici delle vittime.

Protagonisti dello sconcertante episodio i titolari e i dipendenti di alcune agenzie di onoranze funebri dei paesi vicini, accorsi prontamente sul luogo della tragedia. Mentre le forze dell’ordine, vigili del fuoco e il personale medico e paramedico prestavano servizio intorno al luogo del tragico scontro, da una parte si sente urlare davanti alla carcassa dell’auto:

«Quelli sono tutti miei. Sono stato avvisato dall’ospedale, sono arrivato per primo, se qui viene qualcuno che non è di Rossano succede un casino. Questa è roba nostra, non vogliamo gente da Corigliano o da Mirto»

Immediata la replica della ditta concorrente:

«No, facciamo uno a testa»

Seguivano spintoni, ceffoni e la rissa con le barelle utilizzate come strumento per colpire l’avversario, con un unico obiettivo: da una parte tentare di accaparrarsi una “fetta”, dall’altra mettere le mani su tutta la torta, costituita dalle salme dei sei poveri braccianti. Lo scontro continua, con la promessa di rivedersi in momenti più “tranquilli”. Così mentre sui binari i vigili del fuoco si adoperano per estrarre con attenzione e delicatezza i resti dilaniati delle vittime, fuori dal luogo della strage gli operatori delle pompe funebri raccolgono i corpi in fretta, senza alcun rispetto per quei poveri resti senza vita, correndo il più velocemente possibile, quasi fosse una gara a chi arraffa più cadaveri.

Un urlo di indignazione si leva dalla strada: «Sono degli sciacalli» ma chi lo ha lanciato si nasconde quando uno degli operatori cerca con insistenza di capire chi è stato.

Quando lo scontro tra le ditte concorrenti sembra ormai essersi placato, esplode la rabbia di uno dei titolari delle agenzie funebri che evidentemente vede sfumare l’affare. Nella concitazione i portantini perdono l’equilibrio, facendo rovinare a terra dalla barella il corpo che vi era adagiato. Di fronte a una scena tanto raccapriciante si levano le urla di indignazione di parenti e amici delle vittime. Qualcuno grida:

«Vergognatevi, questo è il mio sangue, non sono dei cani questi sono esseri umani»

Quando i mezzi con a bordo i corpi dei sei lavoratori si allontanano dal luogo della tragedia vengono inseguiti dalle urla:

«Sciacalli, sciacalli!»


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October 9, 2012

\’Ndrangheta: sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria

‘Ndrangheta: sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria

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martedì 9 ottobre 2012

Palazzo San Giorgio sede del Comune di Reggio Calabria

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto per contiguità con organizzazioni mafiose (ex art. 143 d.lgs. 267/2000 Legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali), il provvedimento è stato adottato questo pomeriggio dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che a sua volta ha basato la decisione sulla relazione del Prefetto di Reggio Calabria redatta al termine dell’indagine amministrativa svolta da una apposita Commissione prefettizia d’accesso presso il comune reggino. La Commissione d’accesso ha ricostruito le contiguità con la ‘ndrangheta, individuate soprattutto nelle società partecipate quali la Multiservizi e la Leonia.

Decisione importante quella adottata dal Governo considerando che è la prima volta che viene adottata tale misura per un Capoluogo di Provincia.

L’ente locale era retto da circa dieci anni dal centrodestra infatti dal 2002 al 2010 Sindaco della città è stato l’attuale Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti poi un anno di reggenza da parte del vice Giuseppe Raffa e ora Demetrio Arena, fedelissimo del Governatore Scopelliti, eletto nel maggio 2011 con oltre il 54% dei voti.

Da domani saranno all’opera i tre Commissari prefettizî che svolgeranno, per un periodo di 18 mesi prorogabili fino a 24, contemporaneamente l’attività di Sindaco, Giunta e Consiglio comunale; I commissari dovranno bonificare un ente che secondo quanto trapelato a seguito delle indagini della magistratura e delle autorità amministrative era fortemente influenzato dalla ‘ndrangheta da tantissimi anni.


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September 2, 2012

Mattanza di Rizziconi. Trovato il colpevole, è incensurato

Mattanza di Rizziconi. Trovato il colpevole, è incensurato

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domenica 2 settembre 2012

Uliveto nella Piana di Gioia Tauro

Avrebbe già un nome e cognome l’autore del triplice omicidio che, nella notte tra il 28 e il 29 agosto aveva insanguinato Rizziconi, informe agglomerato agricolo del Circondario di Palmi, nella provincia di Reggio Calabria, causando la morte di Remo Borgese, di 48 anni, e dei suoi figli, Antonio e Francesco, rispettivamente di 27 e 21 anni. Nella strage era rimasto ferito Antonino Borgese, di 29 anni, cugino dei due fratelli.

Nonostante Rizziconi, al pari di altri abitati della Piana di Gioia Tauro, sia ben noto per le infiltrazioni mafiose che ne permeano il tessuto sociale e amministrativo, per una volta la ‘ndrangheta non c’entra nulla. Non un feroce regolamento di conti tra cosche, ma l’epilogo tragico di una violenza privata che scaturisce dall’asprezza de rapporti umani, una disperata ritorsione scatenata da un alterco dovuto a futili motivi.

Presunto autore della strage è Francesco Ascone, 36 anni, costituitosi nel pomeriggio di ieri davanti ai poliziotti che da quattro giorni gli davano la caccia, dopo averlo individuato quale principale sospettato. Alla Polizia, Ascone avrebbe confessato l’esecuzione del triplice omicidio, fornendo, però, una sua particolare versione dei fatti. A quanto si è appreso, quel giorno aveva avuto un banale litigio con Francesco Borgese.

I quattro uomini si erano poi rivisti per quello che doveva essere un chiarimento, al quale, però, Ascone si è presentato armato di una calibro 9×21. A un certo punto, qualcosa deve aver fatto degenerare il chiarimento e fatto scattare la follia omicida del killer, portandolo all’esplosione di una decina di colpi.

Incalzato dagli inquirenti, l’uomo ha cercato di attenuare la sua posizione affermando che il suo gesto omicida sarebbe stato una reazione di difesa dopo essere stato colpito all’addome da un colpo partito dal fucile di uno dei tre parenti. Allo stato attuale, il fucile non è stato trovato, ma gli inquirenti stanno procedendo agli opportuni riscontri, per far luce su eventuali responsabilità di altri, e per verificare la versione fornita da Ascone.


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September 1, 2012

Ancora agguati mortali in Calabria. Un fornaio ucciso a pallettoni a Seminara

Ancora agguati mortali in Calabria. Un fornaio ucciso a pallettoni a Seminara

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sabato 1 settembre 2012

Il borgo di Seminara

Tornano a far parlare di sé la Calabria e la Piana di Gioia Tauro, e ancora una volta per eventi che si guadagnano spazio tra le pagine della cronaca nera nazionale, ad appena due giorni dall’efferato triplice omicidio che, martedì 28 agosto, ha insanguinato Rizziconi, paesone agricolo nella Piana di Gioia Tauro.

L’agguato nella piazza principale[]

La piazza che è stata teatro dell’omicidio, illuminata per la sera

Teatro del crimine è, stavolta, Seminara, piccolo borgo agricolo della provincia di Reggio di meno di tremila abitanti, nel Circondario di Palmi, vicinissimo e confinante con il comune di Rizziconi, finito sotto i riflettori per la strage di martedì scorso.

A cadere sotto i colpi omicidi di un’arma da fuoco è un uomo di 65 anni, Aldo Giuseppe Ciappina, chiamato da tutti “Pino”, di professione panettiere, incensurato. Ad attendere il fornaio, venerdì sera, vi era uno o più killer armati di un grosso fucile. Ciappina è stato freddato nella piazza principale del paese, poco dopo le 20.00, mentre camminava tra la gente, forse per tornare alla propria abitazione, che si trovava vicinissima al luogo del crimine.

Fatali gli sono stati i tre colpi caricati a pallettoni, con cui l’assassino lo ha falciato senza lasciar scampo. Immediato è stato anche l’intervento dei carabinieri, che si trovavano casualmente nei pressi della piazza per un pattugliamento mobile e hanno così potuto udire distintamente i tre colpi. Quando, però, le forze dell’ordine sono giunte sul posto, hanno trovato solo l’uomo riverso per terra, mentre l’omicida aveva già fatto in tempo a dileguarsi. Immediato è stato anche l’intervento del magistrato di turno, chiamato sul posto dalla procura di Palmi.

Indagini[]

Le indagini, iniziate subito, non privilegiano alcuna pista, dalla Ndrangheta alle vicende personali, tenuto conto anche del fatto che la vittima ha un profilo incensurato. Allo studio le circostanze dell’agguato e la dinamica dell’omicidio, un lavoro che ha trovato subito un ostacolo nel consueto clima di omertà che avvolge i rapporti sociali e che si fa più fitto proprio in occasione di eventi criminosi, rendendo arduo ottenere testimonianze oculari perfino quando l’evento, come in questo caso, è avvenuto in luogo centralissimo e frequentato e in ora non tarda: gli inquirenti, infatti, hanno sùbito iniziato a interrogare un buon numero di persone, nella speranza di ricavarne informazioni utili, ma finora senza nessun risultato. Nessuna delle persone sentite è stata in grado di riferire alcunché.

Le speranze si appuntano allora sugli elementi oggettivi che potrebbero emergere dai rilievi compiuti della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri, al lavoro nella piazza. Dovrà essere chiarito, ad esempio, se ad agire sia stata una sola persona, o più d’una. Altri elementi, si spera, potrebbero emergere dall’escussione degli stessi familiari della vittima, se questi saranno in grado di vincere l’omertà convincendosi a fornire informazioni sui rapporti intrattenuti dal Ciappina, e sull’esistenza di eventuali contrasti o di altri elementi che in grado di rivelarsi significativi per il progresso delle indagini.


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August 29, 2012

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

Far west Calabria. Triplice omicidio nella piana di Gioia Tauro

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mercoledì 29 agosto 2012

Panorama della Piana di Gioia Tauro

Una scena da far west si è materializzata la notte scorsa a Rizziconi, agglomerato agricolo del Circondario di Palmi, nella provincia di Reggio Calabria, cresciuto in maniera caotica e disorganica per l’assenza di ogni pianificazione urbanistica, già tristemente noto alle cronache, al pari di altri abitati della Piana di Gioia Tauro, per le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali.

Nella piazzetta prospiciente la scuola elementare, accasciati nel sangue, stavano i corpi di tre uomini, un padre e i suoi due figli: Reno Borgese, di 48 anni, e Antonio e Francesco Borgese, di 27 e 21 anni, ammazzati da sei colpi di una calibro 9.

Ignoto il movente della carneficina. A indagare sul caso è la squadra mobile di Reggio e il commissariato di Gioia Tauro. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche se, in questo caso, il profilo delle vittime, a lor dire, non sembra far propendere per la pista, apparentemente privilegiata, di una faida interna alla ‘ndrangheta, la cui rete criminale tiene in scacco l’intera zona.

Le vittime della sparatoria erano tutte incensurate e, almeno apparentemente, dedite a un’attività onesta: sembra, infatti, che si guadagnassero da vivere con la conduzione di una piccola autofficina nel paese. Potrebbe trattarsi quindi di un regolamento di conti per lo strascico di qualche faccenda privata, motivi di denaro o di interessi, o del tragico epilogo di qualche vicenda passionale.

Rimane anche da chiarire la dinamica del triplice omicidio, se questo, ad esempio, sia avvenuto in maniera premeditata o sia deflagrato al culmine di una lite. Un compito non facile per gli investigatori, che si troveranno di fronte il consueto ostacolo costituito dalla rete di rapporti omertosi.


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August 16, 2012

Incendio a Catanzaro Lido

Incendio a Catanzaro Lido – Wikinotizie

Incendio a Catanzaro Lido

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Catanzaro, 16 agosto 2012
Un grande incendio è scoppiato nella mattinata in una pineta nei dintorni di Catanzaro Lido.

Le fiamme hanno distrutto buona parte della vegetazione e messo a rischio alcune imbarcazioni posteggiate nella zona, che sono state prontamente spostate non appena il fuoco ha cominciato a dilagare. Non si esclude la pista dolosa.


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Questo articolo contiene notizie di prima mano comunicate da parte di uno o più contribuenti della comunità di Wikinotizie.

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May 21, 2012

\’Ndrangheta e politica, arresti in Calabria

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lunedì 21 maggio 2012

Wikinotizie di oggi
21 maggio
  • ‘Ndrangheta e politica,arresti in Calabria
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Importanti arresti a Siderno in provincia di Reggio Calabria, la DDA del capoluogo reggino ha portato a termine un’operazione con l’ausilio della Polizia di Stato colpendo la ‘ndrina dei Commisso (famiglia mafiosa egemone a Siderno) e i suoi collegamenti con il mondo politico, secondo i magistrati la cosca ha infiltrato le istituzioni tramite alcuni consiglieri espressione diretta della ‘Ndrangheta, uomini politici che venivano candidati ed eletti dalla ‘ndrina e che dovevano chiedere il permesso anche per cambiare compagine politica.

Tra gli arrestati figura Cosimo Cherubino ex Consigliere regionale della Calabria tra le fila dello SDI (centrosinistra) che ha sostenuto nella precedente legislatura il governo regionale di Agazio Loiero, secondo il PM Nicola Gratteri: «c’è chi fa le estorsioni per conto della ‘Ndrangheta e chi, come in questo caso, si candidava alle elezioni: il compito di Cherubino era quello di candidarsi», Cherubino alle ultime elezioni regionali si era candidato nel PDL sostenendo il presidente Giuseppe Scopelliti ma senza risultare eletto. Sempre secondo gli investigatori Cherubino sarebbe stato affiliato al clan Commisso con il grado di Vangelo. Nell’inchiesta bellu lavuru del 2008 il nome di Cherubino era stato indicato da uno degli indagati (in seguito condannato), Sebastiano Altomonte, come membro della massoneria calabrese.

Altri politici calabresi tratti in arresto sono l’ex consigliere provinciale di Reggio Calabria Rocco Agrippo del psi-mpa e candidato alle ultime elezioni provinciali reggine a sostegno del candidato presidente di centrosinistra Morabito, alcuni amministratori comunali di Siderno come Domenico Commisso consigliere comunale nipote di Giuseppe Commisso boss dell’omonima famiglia di ‘Ndrangheta.


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March 28, 2012

\’Ndrangheta: arrestato il giudice Giancarlo Giusti

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mercoledi 28 marzo 2012

L’ex GIP del tribunale di Palmi (RC) Giancarlo Giusti è stato arrestato stamattina su richiesta della DDA di Milano (guidata da Ilda Boccassini). L’accusa è di corruzione con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa (clan Lampada). Il giudice Giusti era stato già indagato a novembre 2011 nell’ambito di un’inchiesta anti-‘ndrangheta della procura milanese, secondo gli inquirenti il magistrato aveva a disposizione viaggi e soggiorni a Milano gratis in cambio di favori.


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